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SVIMEZ “NORD CRESCE SE RECUPERA SUD”

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“Per fermare l’eutanasia del Paese, il Nord deve capire che solo recuperando il Sud e il suo mercato interno può recuperare esso stesso”. Lo ha affermato, intervenendo al Meeting di Rimini, alla tavolta rotonda sul tema “I giorni del Sud”, il presidente di Svimez Adriano Giannola.  Giannola ha segnalato “il motivo accuratamente nascosto del fallimento del disegno autonomista, che fa prevedere una più virulenta ripresa, senza mediazioni, dopo l’eventuale vittoria elettorale della Lega”. Di qui, ammonisce Giannola, “l’esigenza di non tacere e lavorare con massimo impegno all’operazione verità il cui avvio ha silurato le pretese iniziali”. Secondo il presidente Svimez, “torneranno alla carica, se vincenti, più aggressivi e più forti, con Salvini ancor più dipendente dai governatori”.

“Perciò – sottolinea Giannola – è fondamentale chiarire le idee al Nord che si deindustrializza e si meridionalizza, tanto più quanto più conta di riavere i suoi soldi come dice Zaia, e tanto più quanto più punta a instaurare un sovranismo regionale in quel che resta dell’Italia a cui corrisponde la prospettiva di una progressiva perdita di ruolo e una più forte subalternità nell’Unione Europea”. Infine Giannola ha osservato: “Chi dice dobbiamo far crescere Milano, sottovaluta che il Nord da solo può ambire al massimo a fare il terzista di lusso alla Germania mentre il made in Italy si produce altrove. Se si va avanti così, il Nord ritornerà sui livelli economici pre-crisi nel 2025. Per fermare l’eutanasia del Paese, il Nord deve capire che, solo recuperando il Sud e il suo mercato interno, può recuperare esso stesso. Il Sud è il Mediterraneo, è la globalizzazione, è la logistica dei porti, è tutto quello che serve perché l’Italia sia un Paese dignitoso. Certo, costa. Ma il Nord deve esserne cosciente e partecipe”.

AZIENDE ARTIGIANE IN CALO NEI PRIMI 6 MESI

Sebbene nel secondo trimestre si sia verificata una leggera ripresa, permane il cattivo stato di salute dell’artigianato in Italia. Nei primi 6 mesi di quest’anno lo stock delle imprese artigiane è diminuito di 6.564 unità. Al 30 giugno scorso, il numero complessivo si è attestato a quota 1.299.549. Ad eccezione del Trentino Alto Adige, in tutte le altre regioni italiane il saldo 1 del primo semestre  è stato negativo. I risultati più preoccupanti si sono registrati in Emilia Romagna (-761), in Sicilia (-700) e in Veneto (-629). A fornire i numeri è l’Ufficio studi della CGIA. “Una moria, quella delle aziende artigiane, che dura ormai da 10 anni – si legge -. Tra il 2009 e il 2018, infatti, il numero complessivo è sceso di  quasi 165.600 unità”.

“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la mancanza di credito e l’impennata degli affitti – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – sono le cause che hanno costretto molti artigiani a cessare l’attività. E per rilanciare questo settore è necessario, oltre ad abbassare le imposte e ad alleggerire il peso della burocrazia, rivalutare il lavoro manuale. Negli ultimi 40 anni c’è stata una svalutazione culturale che è stata spaventosa. L’artigianato è stato dipinto come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto  formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. Oggi, invece, sono percepiti dall’opinione pubblica come scuole di serie b”. 

“Per alcuni, infatti – prosegue Zabeo – rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno quei ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio. Per altri costituiscono l’ultima chance per consentire a quegli alunni che provengono da insuccessi scolastici,  maturati nei licei o nelle scuole tecniche, di conseguire un diploma di scuola media superiore”.

“E nonostante la crisi e i problemi generali che assillano l’artigianato – prosegue il segretario Renato Mason – non sono pochi gli imprenditori di questo settore che segnalano la difficoltà a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo. Soprattutto al Nord, si fatica a reperire nel mercato del lavoro giovani disposti a fare gli autisti di mezzi pesanti, i conduttori di macchine a controllo numerico, i tornitori, i fresatori, i verniciatori e i battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri. Più in generale, comunque, l’artigiano di domani sarà colui che vincerà la sfida della tecnologia per rilanciare anche i ‘vecchi saperi’. Alla base di tutto, comunque, rimarrà il saper fare che è il vero motore della nostra eccellenza manifatturiera”.

Una ulteriore “stangata” al mondo dell’artigianato potrebbe arrivare il prossimo 1 gennaio. Se non si disinnescherà l’aumento dell’Iva, l’innalzamento di 3 punti percentuali sia dell’aliquota ordinaria che di quella ridotta rischia di provocare degli effetti molto  negativi sul fatturato di queste attività che, ricorda la CGIA, vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie. E oltre agli effetti economici e occupazionali, la riduzione del numero delle attività artigiane e in generale dei negozi di vicinato ha provocato delle ricadute sociali altrettanto significative. “Con meno botteghe, stiamo assistendo ad una desertificazione dei centri storici e anche delle periferie urbane sia delle grandi città che dei piccoli paesi”, osserva la Cgia. Questa situazione ha abbassato notevolmente la qualità della vita di questi luoghi: c’è meno sicurezza, più degrado e più abbandono. “Lo ha capito persino la politica che – evidenzia – con il ‘decreto dignità’ ha stabilito che dal 2020 i Comuni con meno di 20 mila abitanti avranno la possibilità di azzerare per i successivi 3 anni le tasse locali a quegli artigiani o piccoli commercianti che amplieranno il proprio negozio o riapriranno l’attività dopo un periodo di chiusura di almeno 6 mesi. Un segnale, seppur insufficiente, che va nella direzione giusta: quella di rivitalizzare le nostre città e piccoli paesi che sono sempre più svuotati di attività e di servizi ai residenti”.

 

L’emorragia delle imprese artigiane dura ormai da un pezzo. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2 per cento), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3 per cento). Una caduta che non ha registrato soluzioni di continuità in tutto l’arco temporale analizzato (2018-2009). Al 31 dicembre scorso, invece, il numero totale delle imprese artigiane attive in Italia si è attestato poco sopra 1.300.000 unità. Di queste, il 37,7 per cento nell’edilizia, il 33,2 per cento nei servizi, il 22,9 per cento opera nel settore produttivo e il 6,2 per cento nei trasporti.

A livello territoriale è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore. Tra il 2009 e il 2018 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive è stata del 18 per cento (-7.664). Seguono l’Abruzzo con una contrazione del 17,2 per cento (-6.220), l’Umbria, che comunque è riconducibile alla ripartizione geografica del Centro, con -15,3 per cento (-3.733), la Basilicata con il 15,1 per cento (-1.808) e la Sicilia, sempre con il -15,1 per cento, che ha perso 12.747 attività. 

Nell’ultimo anno, invece, la regione meno virtuosa d’Italia è stata la Basilicata con una diminuzione dello stock dell’1,9 per cento.

Il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22,2 per cento). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità (- 16,3 per cento) e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16,2 per cento). Sono in forte aumento, invece, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43,2 per cento), attività cinematografiche e produzione software (+24,6 per cento) e magazzinaggio e corrieri (+12,3 per cento). Tra le aziende del settore produttivo quelle più in difficoltà sono state quelle che producono macchinari (-36,1 per cento), computer/elettronica (-33,8 per cento) e i produttori di mezzi di trasporto (-31,8 per cento). 

ARRIVA UNA NUOVA ONDATA DI CALDO AFRICANO

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“Fine settimana tipicamente estivo sull’Italia con sole prevalente grazie all’anticiclone delle Azzorre”. Lo conferma il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara. “Sabato della nuvolosità irregolare potrà a tratti offuscare i cieli soprattutto del Nord Italia, in particolare sulle Alpi, ma con basso rischio di pioggia – aggiunge -. Domenica tanto sole e caldo che inizierà a farsi nuovamente intenso, ma ancora senza particolari eccessi: attese punte di 33-34°C sulle aree interne, qualche grado in meno lungo le coste, mentre nottetempo e al primo mattino si starà ancora bene con minime gradevoli”.
“La prossima settimana, almeno la prima parte, vedrà invece l’ennesima rimonta dell’anticiclone africano, responsabile di una nuova ondata di calore – avverte Ferrara -. Interessato soprattutto il Centrosud con picchi nuovamente di oltre 34-35°C sulle aree interne, qualche grado in meno lungo le coste ma con afa in aumento. Caldo afoso anche al Nord, che tuttavia verrà lambito dalle correnti atlantiche in scorrimento oltralpe”.

PUGLIA, FIRMATO CONTRATTO SVILUPPO ‘CAPITANATA’

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“Devo dare atto al presidente Conte di avere, per quanto riguarda il contratto interistituzionale di sviluppo della Capitanata, fatto quanto possibile per lenire la sofferenza dei migranti di Borgo Mezzanone. Fermo restando che questo Governo ha fatto cose insopportabili con riferimento alle normative sul salvataggio in mare e in generale sulle questioni legate ai flussi migratori con il decreto sicurezza bis che persino il Presidente della Repubblica ha dovuto in qualche maniera correggere nell’interpretazione per renderlo compatibile con la Costituzione e con i trattati internazionali”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Foggia, dove in Prefettura ha sottoscritto il contratto istituzionale di sviluppo per la Capitanata alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del ministro per il Sud Barbara Lezzi e dei Sindaci della provincia.

“L’aspetto positivo del contratto istituzionale per la Capitanata con riferimento alle politiche migratorie riguarda i 3 milioni di euro per tentare di risolvere l’orrore di Borgo Mezzanone, territorio dello Stato nazionale, perché, lo ricordo – ha sottolineato Emiliano -, noi lo sgombero dell’area di proprietà della Regione l’abbiamo realizzato anni fa anche grazie a Stefano Fumarulo”.

“È una giornata positiva – ha proseguito Emiliano – nella quale la fine di questo Governo coincide con l’inizio di un percorso della Capitanata che la Regione Puglia intende coordinare e soprattutto rendere compatibile con tutto ciò che già sta avvenendo. Noi stiamo investendo quasi 200 milioni di euro sui Monti Dauni e sul Gargano contro il dissesto idrogeologico, e gli investimenti sono in corso, più di 80 milioni di euro sulla ristrutturazione delle strade. È chiaro che questo danaro supplementare servirà a riprogettare, ci auguriamo in maniera rapida, tutte le strade statali del Gargano e dei Monti Dauni. Speriamo che questo avvenga, perché si tratta di opere non immediatamente cantierabili e quindi bisognerà farlo con grande pazienza e determinazione”.

“Con questo Governo, come sempre, ho cercato di collaborare in modo leale – ha evidenziato Emiliano -. Su molte questioni non abbiamo avuto la stessa visione, su Ilva e gasdotto Tap soprattutto. In altre vicende come sulla xylella siamo riusciti a capirci e a costruire norme accettabili, anche se, come voi sapete, andavano poi ulteriormente modificate. In generale il mio giudizio sul rapporto con il Presidente del Consiglio Conte, pugliese, e con la ministra Lezzi è tra virgolette positivo, nel senso che abbiamo fatto il nostro dovere, sia pure con punti di vista diversi”.

“Adesso – ha aggiunto Emiliano – si apre un nuovo capitolo: questo nuovo capitolo mi auguro sia più coerente con la Resistenza che ieri è stata ricordata a Sant’Anna di Stazzema, una vicenda davvero drammatica, e che si ritorni a capire che per creare un governo repubblicano degno dei padri costituenti, non si possono fare errori nello scegliere i compagni di strada”.

“Quando al mio arrivo stamattina – ha concluso Emiliano – avvicinandomi alle balaustre, un gruppo di militanti del Movimento 5 stelle ha cominciato a gridare ‘buffone’ perché ‘sono del Pd’, dopo qualche minuto vedendo che io non mollavo, mi hanno guardato negli occhi e hanno capito che il nemico non ero io. E che non lo è nemmeno il Partito democratico, o la storia dei partiti che hanno fatto la Resistenza. Forse hanno capito che il nemico è quello che ti pugnala alle spalle ed è tutto ciò che rappresenta l’eredità dell’autoritarismo di questo Paese. Quando sei una persona seria e hai la coscienza a posto tutto ti scivola addosso, e anzi oggi è stato bello dopo quel primo momento ritrovarci a stringerci la mano con quegli stessi militanti del Movimento 5 Stelle nella consapevolezza dell’importanza di dare a questo Paese un governo civile”.

FERRAGOSTO, IN 20 MILA IN AGRITURISMI CAMPANIA

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Sono circa 450 mila i vacanzieri che hanno scelto di trascorrere il Ferragosto negli agriturismi italiani. Di questi 20 mila sceglieranno di passare la giornata di relax negli agriturismi della Campania. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base delle indicazioni di Campagna Amica, sottolineando in una nota che si registra un sostanziale aumento del 7% rispetto allo scorso anno.

“A far scegliere l’agriturismo rispetto alle altre forme di ristorazione – sottolinea la Coldiretti – l’opportunità di conciliare la buona tavola con la possibilità di stare all’aria aperta avvalendosi anche delle comodità e dei servizi offerti”.

“In Campania l’offerta agrituristica – spiega l’organizzazione di categoria – è sempre più ricca e variegata, con crescita continua di prenotazioni grazie al boom del turismo culturale e del turismo ‘green’. Un successo che va dall’isola d’Ischia a Pompei ed Ercolano, da Napoli a Salerno, dalla penisola sorrentina all’amalfitana, dal Cilento alla Reggia di Caserta, dalle bellezze dell’Appennino tra Sannio e Irpinia al Matese, e tanto altro ancora grazie anche alle migliaia di appuntamenti nei piccoli borghi all’insegna del buon cibo e del buon vivere”.

La rete degli agriturismi cresce insieme ad un modello di agricoltura che è presidio del territorio e custode di un patrimonio di 531 bandiere del gusto (prodotti agroalimentari tradizionali), grazie al quale la Campania è la prima regione d’Italia per biodiversità, evidenzia la Coldiretti.

“In Campania sono presenti e censiti dalla Regione circa 600 agriturismi, con una distribuzione non omogenea nei diversi territori – aggiunge la Coldiretti -. Al primo posto c’è la provincia di Salerno, dove è attivo il 31% delle aziende agricole agrituristiche. Segue la provincia di Benevento con il 24%, poi la provincia di Avellino con il 17%, la provincia di Napoli con il 15% e quella di Caserta con il 13%”.

SICILIA, 45 MILIONI PER GLI AGRITURISMI

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Dalla Regione Siciliana arrivano 45 milioni di euro a favore di circa duecento agriturismi dell’Isola. L’assessorato dell’Agricoltura ha definito la graduatoria della misura 6.4 A del Programma di sviluppo rurale 2014/2020. I contributi andranno a progetti di didattica, ristorazione, purché congiunta a quella di ospitalità; per la realizzazione di punti vendita e trasformazione dei prodotti aziendali e artigianali; per la promozione di attività extra-agricole, sportive, ricreative e culturali.

“Le risorse – evidenzia il governatore Nello Musumeci – serviranno a dare una boccata d’ossigeno al comparto turistico dell’agricoltura nell’Isola, che negli ultimi anni è in costante crescita, coinvolgendo e incoraggiando, sempre di più, i nostri giovani a tornare a lavorare in campagna”.

La dotazione finanziaria iniziale del bando é stata incrementata di venti milioni di euro. Le risorse verranno distribuite tra 23 agriturismi della provincia di Agrigento; 15 di Caltanissetta; 26 di Catania; 24 di Enna; 51 di Messina; 14 di Palermo; 13 di Ragusa; 31 di Siracusa e 7 di Trapani.

“Stiamo emettendo i decreti di finanziamento – sottolinea l’assessore per l’Agricoltura Edy Bandiera – per 204 progetti realizzati su tutto il territorio regionale che rappresentano una delle più ampie offerte di diversificazione dell’attività agricola messe in campo dal Programma di sviluppo rurale 2014/2020. Oggi diamo alle nostre imprese l’opportunità di crescere, modernizzarsi, diversificare la propria attività e di conseguenza essere sempre più competitive”.

 

CAMPANIA, DE LUCA “NUOVO CONCORSO ENTRO INIZIO 2020”

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“Il concorso della Regione Campania è un’iniziativa che ha avuto un risultato straordinario. La più importante assunta in tutta la sua storia dalla Regione Campania per dare lavoro ai giovani. Un’iniziativa tra le più partecipate in Italia. Alla chiusura dei termini per presentare le domande, sono 303mila i giovani che hanno fatto domanda di partecipazione al concorso. Il 50% dalla provincia di Napoli, 20% da Salerno, 18% da Caserta, 8% da Avellino e Benevento”. Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, intervenuto a LiraTv.
“Voglio dare fiducia e speranza per il futuro ai giovani campani perchè stiamo parlando di un grande programma per il lavoro: il più vasto del Paese, più di quello che ha fatto il Governo nazionale per tutta l’Italia. Ai giovani che non avranno sbocco adesso, dico che noi partiremo tra fine 2019 e l’inizio dell’anno prossimo con un secondo concorso con le stesse caratteristiche”, ha poi aggiunto De Luca. “Molti comuni oggi non hanno partecipato – spiega – alcuni sono arrivati in ritardo, altri avevano situazioni di predissesto. La Campania partecipa per 400 posti, ma l’anno prossimo si liberano altri mille posti: 200 per turn over, il resto per Quota 100 e i prepensionamenti e questo vale per tanti altri comuni. Avremo un nuovo blocco”.

XYLELLA, EMILIANO “TRASFORMARE DOLORE IN ENERGIA”

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“Dobbiamo far diventare questa storia, e lo dico con prudenza, un motivo per uscire da una condizione economica drammatica: questo richiede un immediato intervento e procedure snelle. E fare in modo di invertire un sentimento diffuso, quella sensazione di sconfitta che dura da anni: raccogliamo le forze, come si fa dopo ogni catastrofe, e trasformiamo il nostro dolore in energia”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, oggi in Prefettura a Lecce per l’incontro con il ministro Barbara Lezzi per la condivisione del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola pugliese e dei criteri e delle modalità per l’attuazione degli interventi previsti. La dotazione del piano è di 150 milioni di euro per ciascuno dei due anni, 2020 e 2021, mediante l’utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Presenti anche il sottosegretario alle Politiche agricole Alessandra Pesce, il Prefetto di Lecce, il presidente della Provincia e i sindaci della Provincia di Lecce, le associazioni di categoria, Coldiretti, Agrinsieme e Italia Olivicola, i rappresentanti del Periti agrari, degli Agronomi, e degli Agrotecnici, e le rappresentanze sindacali. “Il rapporto che noi pugliesi abbiamo con questo tipo di paesaggio – ha detto Emiliano – fatto di milioni di ulivi, e con questa cultura millenaria, si può comprendere solo se vivi qui. Attraversando queste strade e le campagne non si riesce a pensare ad altro che ai nostri alberi, a quello che erano e offrivano. Oggi abbiamo i mezzi per ricostruire sia il patrimonio produttivo che paesaggistico, lo faremo con testardaggine, fermo restando che dobbiamo limare alcuni aspetti tecnici del Decreto per farlo funzionare. Starà anche al gruppo di lavoro che abbiamo costituito proprio qui in provincia di Lecce, sotto la guida del sub commissario Arif Francesco Ferraro e del direttore del dipartimento Gianluca Nardone, fare in modo che tutte le procedure siano svolte con la massima velocità consentita dalle leggi. La Regione Puglia ha fatto uno sforzo enorme per coprire tutte le mille domande arrivate. Il denaro in arrivo da Roma servirà a completare questo lavoro, che rappresenta la più grande opera di ripristino del paesaggio della storia di Italia”. “Dobbiamo creare una pianificazione agricola e decidere in che modo attutire quello che da sempre è un punto di forza, la monocoltura olivicola, e valutare con le organizzazioni agricole, gli olivicoltori, i cittadini, i sindaci come redigere un grande piano di riforma agraria di tutto il Salento – ha evidenziato Emiliano -. Il prossimo Psr non può essere scritto come avevano fatto con l’esistente, ignorando la xylella pur sapendo che già esisteva. Richiamo quindi tutti a una lotta civile e alla positività, nonostante la situazione drammatica che stiamo vivendo. Questo decreto, scritto dagli uffici della Regione Puglia e concordato col Ministero, ci consente di resistere in modo adeguato. Ringrazio gli esponenti del Governo che ci hanno sostenuto in questa battaglia. Non molliamo”.
“Esprimiamo – ha sottolineato il presidente – la nostra moderata soddisfazione per il metodo con il quale siamo arrivati alla conclusione collegata al decreto. Abbiamo trovato nei ministri Lezzi e Centinaio interlocutori attenti che hanno consentito di scrivere un buon provvedimento, al di là di alcune modifiche che non sono nella responsabilità del Governo ma sono nella potestà legislativa del Parlamento”.
“Una modifica, in particolare, ha creato un problema abbastanza serio sulle zone vincolate che vorremmo tentare di superare, anche in via interpretativa: se c’è un meccanismo automatico di autorizzazione all’espianto potrebbe essere implicito che ci sia l’obbligo al reimpianto. Se ci fosse una correzione in tal senso tutti i dirigenti che devono applicare  le norme sarebbero più contenti – ha concluso Emiliano -. Ho colto con positività anche l’invito del ministro Bonisoli, preoccupato per il rapporto con le sovrintendenze”.
(ITALPRESS).