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PAPA “NEL MEDITERRANEO ACCOGLIENZA E DIALOGO”

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“Il Mediterraneo è da sempre luogo di transiti, di scambi, e talvolta anche di conflitti. Questo luogo oggi ci pone una serie di questioni, spesso drammatiche. Esse si possono tradurre in alcune domande che ci siamo posti nell’incontro interreligioso di Abu Dhabi: come custodirci a vicenda nell’unica famiglia umana? Come alimentare una convivenza tollerante e pacifica che si traduca in fraternità autentica? Come far prevalere nelle nostre comunità l’accoglienza dell’altro e di chi è diverso da noi perché appartiene a una tradizione religiosa e culturale diversa dalla nostra? Come le religioni possono essere vie di fratellanza anziché muri di separazione?”. Così Papa Francesco, nel suo discorso al Convegno sul tema: “La teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo”, nella sede della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in via Petrarca. “Queste e altre questioni – conclude il Pontefice – chiedono di essere interpretate a più livelli, e domandano un impegno generoso di ascolto, di studio e di confronto per promuovere processi di liberazione, di pace, di fratellanza e di giustizia”.

“Il Mediterraneo – ha continuato il Pontefice – è matrice storica, geografica e culturale dell’accoglienza kerygmatica praticata con il dialogo e con la misericordia. Nel corso di questo Convegno – spiega – sono state analizzate contraddizioni e difficoltà nello spazio del Mediterraneo, e poi vi siete interrogati sulle soluzioni migliori. A questo proposito, vi chiedete quale teologia sia adeguata al contesto in cui vivete e operate. Direi che la teologia, particolarmente in tale contesto, è chiamata ad essere una teologia dell’accoglienza e a sviluppare un dialogo autentico e sincero con le istituzioni sociali e civili, con i centri universitari e di ricerca, con i leader religiosi e con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per la costruzione nella pace di una società inclusiva e fraterna e per la custodia del creato”. “Il dialogo – spiega il Pontefice – è una forma di accoglienza, anzitutto dell’amore di Dio Padre, rivelato nella Persona di Gesù e donato con lo Spirito Santo”.

EMILIANO “ORGOGLIOSI PER AIUTO OMS SU TARANTO”

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“Abbiamo fatto bene a muoverci come ci stiamo muovendo perché connettere la comunità alle scelte delle istituzioni, in un approccio scientifico condiviso, rappresenta per noi l’unica modalità possibile per uscire dalla disgregazione sociale che la vicenda Ilva sta provocando alla nostra comunità”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto di valutazioni di impatto sanitario a Taranto, che sarà svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si è svolta nella sala stampa della Camera a Roma. “Si tratta di un atto tecnico – ha spiegato – ma inevitabilmente è anche un atto politico, questo della Regione Puglia di assegnare a un ente così autorevole questa valutazione, il che non vuol dire affatto che questa decisione esautori gli organismi previsto dalla legge, Arpa e ASL, dall’effettuare i loro controlli e non escludo che, sulla base delle valutazioni dell’Oms, questi organismi avviino le loro attività, comprese le valutazioni di impatto ambientale”. Lo studio che durerà un anno ed è costato alla Regione Puglia 140mila euro, si affiancherà agli studi già previsti dal Piano di impatto Ambientale.

“Non si tratta di uno spreco – ha proseguito Emiliano -, l’operazione ha un costo assolutamente ragionevole, e credo che la vita di una sola persona valga molto più di un costo per una valutazione. Ringrazio l’Oms, si tratta di un privilegio che ci siamo guadagnati lavorando insieme, questo mi mette addosso una grande tranquillità per quando andrò a leggere, tra qualche mese, le loro valutazioni e mi metterò apposto con la coscienza quando dovrò prendere le mie decisioni. Se prendiamo decisioni sulla base di quello che oggi è conveniente molto probabilmente determineremo una negazione del diritto alla vita domani. Non è facile intervenire in una storia così complessa come questa. Mi auguro che tante persone seguano dal basso questa procedura”.
Il governatore pugliese ha anche ricordato che: “si dicute da tempo sulla storia industriale di questo sito e si deve discutere del suo futuro. Per noi – ha concluso Emiliano – la scelta di tenerla aperta non è compatibile con le tecnologie previste nel dpcm e per sintesi abbiamo proposto un processo di integrale innovazione del ciclo industriale basato sulla decarbonizzazione e abbiamo suggerito delle tecnologie che mirino in futuro ad abbattere il Co2 e le emissioni nocive. Per stabilire se questa proposta sia utile e per l’attuazione del piano ambientale abbiamo deciso di sottoporre il tutto a una valutazione di danno sanitaria preventiva”.

SODDISFAZIONE DEL LAVORO, MALE IL SUD

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Secondo un’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro più di un occupato su due si dichiara altamente soddisfatto del proprio lavoro. Tra gli elementi che fanno apprezzare maggiormente la propria occupazione, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ci sono l’interesse (al 1° posto con il 63,7%), i tempi di percorrenza del tragitto casa-lavoro (al 2° posto con il 62%), il clima lavorativo e le relazioni con i colleghi (al 3° posto con il 57,4%). Poi, la stabilità garantita dal proprio lavoro (52,5%), lo stipendio (32%) e l’opportunità di ottenere avanzamenti di carriera (28%). Meno soddisfatti collaboratori e donne. Infatti, solo il 25,9% delle lavoratrici è altamente soddisfatto delle opportunità di crescita offerte dal proprio impiego (-4 punti percentuali rispetto agli uomini: 29,5%). Ma, al contrario dei loro colleghi, le donne sono più contente di avere un lavoro stabile (54,7% a fronte del 51% degli uomini). Non si registra una grande differenza di gradimento della professione tra lavoratori dipendenti e autonomi. Il 55,5% dei dipendenti si ritiene altamente soddisfatto del proprio lavoro a fronte del 54,8% degli indipendenti.

L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro ha stilato anche una classifica delle 107 province italiane in cui i lavoratori, con un’età superiore ai 15 anni, mostrano un alto livello di gradimento per il loro lavoro. In cima alla classifica troviamo la provincia di Bolzano, dove quasi i tre quarti degli occupati sono altamente soddisfatti (74,8%). In 2^ e 3^ posizione troviamo due province piemontesi: Verbano-Cusio-Ossola, che fa registrare il 71,6% di soddisfazione, e Asti con il 69,2%. Seguono, per il 4° e 5° posto, altre due città del Nord Italia: Bergamo (66,5%) e Rimini (66,1%). La prima provincia del Sud si colloca solo al 7° posto della classifica ed è Sassari con il 65,7% di gradimento. Bisogna, poi, scendere fino alla 19^ posizione per individuare la seconda provincia meridionale: Enna, con il 62,5%, seguita alla 22^ posizione dalla provincia di Crotone, dove il livello di soddisfazione dei lavoratori per il proprio lavoro è pari al 62,3%.
Se si prendono in considerazione, poi, i Comuni con oltre 250 mila abitanti le differenze tra Nord e Sud sono sempre significative. Ad esempio, Verona è prima in classifica con una quota di lavoratori altamente soddisfatti pari al 65,2%. La percentuale rilevata nella città veneta è superiore di oltre 34 punti percentuali rispetto a quella registrata dall’ultima città in classifica, Messina (31%) e di 25 punti percentuali rispetto a Napoli: penultima in classifica perché qui solo poco più di un terzo dei lavoratori esprime un elevato gradimento per la propria professione (39,7%).

CONTE “PROPOSTO A GOVERNO PIANO PER IL SUD”

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“Dopo la campagna elettorale che ha impegnato i miei compagni di viaggio ho detto che dobbiamo rilanciare l’azione di governo. Tra i tavoli delle riforme ho chiesto un tavolo per il piano Sud. Dobbiamo cercare di rilanciare il sud in termini sistematici”.

Così il premier Giuseppe Conte al convegno sul tema “Dal Sud per l’Italia, cultura, economia, innovazione. Quale futuro?”, presso Villa Sanfelice di Monteforte.

“Oltre agli Investimenti presi già per il dissesto idrogeologico e la sicurezza infrastrutturale o le Zes – aggiunge – Serve un piano di investimenti più corposo. Al sud è concentrato il 10% delle famiglie in povertà assoluta. È in una condizione di sofferenza. Il riscatto del Sud è affidato soprattutto ai meridionali”.

“Dal Sud può partire il riscatto. Ha tutte le carte in regola per distribuire la sua ricchezza. Sono uomo del Sud, per me è uno scrigno ancora chiuso per certi versi ma con dentro tanti talenti – ha aggiunto il Premier – Qui c’è una realtà ricca dal punto di vista culturale – spiega – del sentimento sociale e di umanità. Una capacità di guardare con generosità il rispetto dell’altro”.

 

FONTANA NUOVO PRESIDENTE CONFINDUSTRIA BARI-BAT

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Il nuovo presidente di Confindustria Bari e BAT è Sergio Fontana. Nel capoluogo pugliese, la proclamazione da parte dell’assemblea generale delle imprese associate a Confindustria Bari e BAT che ha eletto anche i nuovi vicepresidenti dell’associazione. Fontana prende il posto di Domenico De Bartolomeo alla guida dell’associazione degli industriali dal 2015. “Lascio una Confindustria forte – ha detto De Bartolomeo ai giornalisti – che ha ancora tanti problemi irrisolti e che il nuovo presidente risolverà e porterà avanti. Ho portato avanti una Confindustria – ha continuato – che ha imprese eccellenti che si sono distinte in tutta l’Italia e che fanno da traino per imprese che in questo momento si stanno organizzando per fare quel salto di qualità. Lascio una Confindustria – ha concluso De Bartolomeo che resta alla guida di Confindustria Puglia – che ci prospetta un futuro ottimo”.

Chiari gli obiettivi di Fontana che ai giornalisti ha spiegato: “La mia missione è quella di dare supporto alle nostre imprese. Le uniche – ha continuato – che generano ricchezza, che generano lavoro. Dobbiamo puntare – ha sottolineato – a mettere le imprese del nostro territorio nelle migliori condizioni di crescere. Abbiamo imprese eccezionali in diversi settori, dobbiamo puntare su queste imprese che siano da traino per il nostro territorio”. E alla fine una chiara richiesta alle istituzioni sia nazionali che locali: “Alle istituzioni – ha detto – chiediamo di avere regole certe, chiare e di prendere decisioni che poi vengono mantenute. A livello locale – ha concluso – chiediamo di metterci nelle migliori condizioni di competere, dorsale adriatica, infrastrutture”.

Nei prossimi quattro anni di mandato lo affiancheranno in qualità di vicepresidenti: Marina Lalli, nel ruolo di vicepresidente vicario con delega all’attrazione degli investimenti, competitivita’ territoriale e ospitality, rappresentanza esterna. Francesco Divella, con delega all’internazionalizzazione Beppe Fragasso, con delega alle infrastrutture, territorio e beni
culturali Francesco Frezza, con delega al lavoro e relazioni industriali, welfare e rappresentanza interna Vicepresidenti di diritto sono inoltre: Mario Aprile, presidente
del Gruppo Giovani imprenditori; Teresa Caradonna, presidente del Comitato Piccola Industria; Michele Piazzolla, presidente della Delegazione territoriale BAT.

 

CALABRIA, ECONOMIA A PASSO DI LUMACA

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Per il quarto anno consecutivo si è registra una timida ripresa che sta portando avanti l’economia della Calabria e che negli ultimi mesi del 2018 ha perso slancio. Il progresso non è stato sufficiente, però, a recuperare il tempo perduto causato dalla crisi e a colmare i divari rispetto al resto del Paese”. Lo ha affermato il Direttore della Filiale di Bankitalia di Catanzaro, Sergio Magarelli, in occasione della presentazione del rapporto annuale “L’economia della Calabria”. Il rallentamento ha riguardato sia i consumi, sia soprattutto gli investimenti e, nell’ultima parte dell’anno, si è esteso anche al mercato del lavoro. Le aspettative delle imprese per il 2019 restano comunque moderatamente ottimistiche, anche se l’incertezza continuerebbe a limitare gli investimenti. “Ci sono comunque dei punti di forza rappresentati dall’esportazione, dall’andamento del turismo, dal miglioramento delle imprese e della qualità del credito. Ancora la Calabria paga lo scotto di una inferiore produttività determinata da fattori ambientali e che si ripercuote sui minori livelli di occupazione che penalizzano soprattutto donne e giovani. Una situazione a cui bisogna porre rimedio perché queste risorse non possono non essere valorizzate e usate al meglio. Il nostro Governatore, in tal senso, ha fornito delle indicazioni di politica economica che vertono sugli investimenti nelle infrastrutture e nelle scuole, una ricetta che considero validissima anche per questa regione”.

Riguardo al mondo delle imprese – come si legge nella ricerca curata da Giuseppe Albanese, Antonio Covelli e Iconio Garrì – il valore aggiunto dell’agricoltura è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2017 e si caratterizza ancora per una bassa produttività e per una ridotta spesa per investimenti. La produzione dell’industria regionale ha continuato ad espandersi, ma in misura meno intensa rispetto all’anno precedente. Nelle costruzioni la congiuntura rimane fiacca, frenata da un mercato immobiliare poco vivace e dai bassi livelli di investimento delle amministrazioni pubbliche. Prosegue, in particolare, l’espansione del comparto turistico, grazie al perdurante incremento delle presenze straniere; nel trasporto marittimo, i traffici di container a Gioia Tauro sono ulteriormente calati.
Nonostante la ripresa dei redditi, la Calabria continua però a caratterizzarsi per livelli di povertà e disuguaglianza elevati, che risultano strettamente connessi alla diffusa mancanza di lavoro. Nel 2018 l’occupazione è cresciuta specialmente nei mesi primaverili ed estivi, anche per effetto della stagione turistica favorevole, in prevalenza dalla componente degli autonomi, ma tutti gli indicatori del mercato del lavoro permangono su livelli peggiori della media nazionale.

Riguardo alla finanza pubblica, l’attività degli enti territoriali calabresi rimane condizionata dalla loro difficile situazione economico-finanziaria, derivante da una pesante situazione debitoria e da diffusi disavanzi di bilancio. Tra i Comuni, tali problematiche hanno determinato in parecchi casi l’apertura di procedure di riequilibrio finanziario. Il contenimento della spesa ha riguardato in particolare gli acquisti di beni e servizi e il costo del personale. A causa della bassa capacità di riscossione delle entrate proprie, le amministrazioni potrebbero tornare a ricorrere ad ulteriori incrementi nelle aliquote tributarie, a seguito dello sblocco della leva fiscale locale concesso dal legislatore.

AL SUD È BOOM DI NUOVI RISTORANTI

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Più tempo trascorso dagli italiani fuori casa e grande successo per i programmi sulla cucina in TV. Potrebbero esserci anche questi fra i motivi del “boom” della ristorazione che, da otto anni a questa parte, sta interessando il nostro Paese. Nel periodo analizzato il numero delle aziende di ristorazione iscritte alle Camere di Commercio è cresciuto di quasi il 30% corrispondente a una media annua del 3,4% con punte del 6,3% in Sicilia e del 5% in Campania. L’analisi Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese italiane riguarda il periodo tra il 31 marzo 2011 e il 31 marzo 2019 e le imprese con attività nel settore della “ristorazione con somministrazione”.
Alla fine di marzo di quest’anno, rileva l’istituzione guidata da Carlo Sangalli, le imprese del settore hanno raggiunto le 142.958 unità, ben 30.724 in più rispetto alla stessa data del 2011. I protagonisti di questo universo vanno dal piccolo ristorante a conduzione familiare alla grande impresa di respiro globale, passando per le ormai diffusissime reti di franchising della cucina.
Un’impresa su quattro è guidata da donne, da ‘under 35’ e da stranieri (rispettivamente 11,9 e l’11,5% del totale).
Nel periodo analizzato, la crescita si è concentrata per due terzi nelle regioni del Centro-Sud. Delle oltre 30mila realtà in più rilevate a marzo 2019, il 37% è localizzato nel Mezzogiorno e un altro 28% in quelle del Centro, per un incremento esattamente pari al 66% di quello complessivo. La vivacità maggiore si registra in Sicilia, dove tra 2011 e 2019 si è registrata una crescita del 50% (2.847 imprese in più), Campania (+39,8% corrispondenti a 3.661 realtà in più) e Lazio (+37,3% equivalente a 4.743 operatori in più).
A livello provinciale, leader è Siracusa dove, tra marzo 2011 e marzo 2019, si è registrata una crescita del 72% nel numero degli operatori, pari a un ritmo del 9% in media all’anno. Con l’eccezione di Milano (al terzo posto con un aumento del 64% nel periodo) le prime cinque piazze della graduatoria sono occupate da altre province siciliane: Catania, Palermo e Trapani, tutte oltre la soglia del 50% di crescita negli otto anni. All’estremo opposto, due sole le province (Enna e Aosta) in cui la platea della ristorazione, nell’intervallo 2011-2019, si è ristretta.

IL POLITECNICO DI MILANO PREMIA 4 SCUOLE SICILIANE

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Quattro scuole siciliane sono risultate vincitrici al Politecnico di Milano di Policultura, il concorso di storytelling digitale collaborativo rivolto alle scuole.

Il premio “Miglior qualità dell’impostazione pedagogica” alla scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri di Catania per la narrazione “Saper sognare”; il premio “Miglior qualità e approfondimento dei contenuti” all’Istituto Comprensivo Renato Guttuso di Palermo per la narrazione “Migranti. Flussi di anime in cerca di una vita”; il premio “Migliore narrazione scuola secondaria di I grado” all’Istituto Comprensivo Agatino Malerba di Catania per la narrazione “Sicilia Anche io dico NO alla violenza sulle donne. Racconto di un’esperienza”; il premio “Qualità Comunicativa” all’Istituto Comprensivo Agatino Malerba di Catania per la narrazione “Stem stories: women over the edge”.

Più di 300 studenti e docenti delle 26 scuole finaliste provenienti da tutta Italia hanno affollato le aule del Politecnico di Milano per la premiazione del Progetto Policultura, il concorso attivo dal 2006 ha coinvolto fino ad oggi quasi 45.000 studenti, 3.600 docenti dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore.

Grazie a Policultura studenti e docenti delle scuole di tutta Italia creano narrazioni interattive con audio, video, immagini e testo grazie a uno “strumento-autore” (1001storia) sviluppato dal laboratorio HOC-LAB del Politecnico di Milano e reso disponibile per le scuole.

All’edizione 2019 hanno partecipato 2.400 studenti e 217 insegnanti da 16 regioni italiane che hanno realizzato un totale di 106 narrazioni. Sono stati circa 16.000 i voti della giuria popolare online alle narrazioni, con circa 1.400 visualizzazioni per lo streaming della cerimonia di premiazione.

Dal 2006 sono state prodotte più di 1.788 storie multimediali, per un totale di 580 ore di narrazioni.

Molti i temi “politecnici” tra quelli affrontati dai 26 finalisti e vincitori: l’ambiente, il coding, le ragazze nella scienza fino a Leonardo da Vinci.