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Mezzogiorno

CAMUSSO “SUD ASSENTE DA POLITICHE GOVERNO”

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“Comunque vogliamo definirla, il Mezzogiorno e` il vero assente dalle politiche. Penso che ognuno di noi senta disagio e anche indignazione per una politica che vuole proporci un Mezzogiorno popolato di persone sdraiate su un divano alla ricerca di un sussidio”. Così il segretario generale uscente della Cgil, Susanna Camusso a Bari durante il suo discorso nel corso della prima giornata dei lavori del XVIII Congresso nazionale della Cgil.

“Ben altra – ha detto – e` la cultura delle nostre regioni meridionali e se chiamano il lavoro “faticare” questo non sottende un rifiuto, semmai la consapevolezza di cosa vuol dire lavorare, la responsabilita` che ne deriva, la liberta` che potrebbe permettere. La manovra – ha sottolineato – non guarda al Mezzogiorno, e neanche il nuovo ‘decretone’. Non vi e` dubbio alcuno che vi sono responsabilita` delle classi dirigenti meridionali, anche recenti – ha sottolineato – ultima in ordine di tempo non aver utilizzato l’opportunita` data dalle scorse elezioni regionali di creare una rete dei Presidenti che – ha concluso – proponesse scelte comuni e condivise e indicasse un progetto”.

“Abbiamo voluto segnare una presenza nel Mezzogiorno perché c’è un tema di equità fiscale, ma c’è anche un tema di contrasto alla illegalità e alle mafie. Se penso a come viene svolto il dibattito pubblico sulla sicurezza sembrerebbe che siamo un Paese che non ha problemi di evasione fiscale, di lavoro nero, che non ha problemi di illegalità. Mentre Invece ne abbiamo molti in tutto il Paese ma sicuramente tanto dilagare della criminalità organizzata è una delle ragioni delle difficoltà del Mezzogiorno” ha concluso Camusso.

BINDI “FORZA MAFIE NEL NOSTRO SILENZIO”

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“Sempre di più credo si debba essere convinti che per combattere le mafie non bisogna essere specialisti dell’antimafia o gli eroi, o quelli che sanno tutti, perché le mafie vanno conosciute, ma le mafie si combattono esercitando appieno il nostro status di cittadini. Conoscendo la stagione dei diritti e dei doveri, come diceva Aldo Moro”.

Così l’onorevole e già presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi a Bari a margine della presentazione del libro “Un morto ogni tanto” del giornalista Paolo Borrometi. “Quindi il lavoro di chi fa giornalismo d’inchiesta, come quello dei magistrati, dei politici in prima linea – ha detto – è sicuramente prezioso, ma deve essere concepito a sostegno di una cittadinanza sempre più attiva, sempre più responsabile, perché la forza delle mafie, spesso è fuori dalle mafie, nel nostro negazionismo e nel nostro silenzio e nella nostra disponibilità ad accettare un po’ di illegalità tutti i giorni e quindi – ha concluso – ad aprire il varco ai poteri criminali”.

CAMPANIA, CALANO REATI E PROCESSI PENDENTI

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Nel corso della tradizionale conferenza stampa in vista della cerimonia di sabato dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, il presidente della Corte di Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis Di Prossedi, ha tracciato un quadro sull’andamento della giustizia e gli indici della criminalità nel Distretto. Nel 2018 è aumentato il numero dei procedimenti, sia penali (11.187) che civili (17.670), arrivati a sentenza. Anche per la Sezione Lavoro i dati risultano confortanti, con una riduzione della pendenza di oltre il 18%. Il Distretto di Napoli si colloca da questo punto di vista al secondo posto, dietro Roma, con circa 15mila procedimenti. E’ diminuita anche la pendenza dei processi di assise (dove si celebrano i processi per gravi reati), da 264 a 243 e, con l’apertura della V Sezione d’Assise, “contiamo di abbattere la pendenza”, dice De Carolis, che evidenzia tuttavia “un organico non sufficientemente adeguato, sia per il personale amministrativo che di magistrati, con 15 unità in meno da quanto previsto dalla pianta organica. Mi sembra poi il caso – prosegue – di rafforzare il Tribunale di Napoli Nord, decisamente sotto organico per la mole di procedimenti da trattare”.

Dai dati della questura di Napoli emerge che i reati sono complessivamente diminuiti, a partire dagli omicidi volontari, passati da 35 a 21, di cui 8 legati alla criminalità organizzata. Diminuite le rapine, gli incendi boschivi (da 53 a 8), le usure, le associazioni a delinquere, la contraffazione di marchi e prodotti industriali. Sono invece aumentati i furti, le violenze sessuali, e soprattutto i delitti informatici, passati da 303 a 521. Anche nelle altre Province della Campania il numero complessivo di reati commessi è diminuito. Per i reati contro la PA (dal 1 luglio 2017 al 30 giugno 2018) sono stati aperti 834 procedimenti, con 98 soggetti sottoposti a misure cautelari, mentre le richieste di misure cautelari reali sono state 386. “Nel complesso – dice il procuratore generale Luigi Riello – sono dati confortanti, tuttavia non abbiamo avuto il tempo di rallegrarci, che sono avvenuti episodi criminali ad Afragola e Napoli. Sono fatti difficilmente leggibili – aggiunge – perchè la camorra sta attraversando una mutazione profonda, che vede la commistione con persone insospettabili: imprenditori, notabili, politici. Sono proprio questi fili invisibili che dobbiamo recidere, anche perchè osserviamo una volontà e una vocazione imprenditrice da parte della camorra”.

“A Napoli ci sono due città apparentemente separate, che poi però s’incontrano nel malaffare (droga, prostituzione, contrabbando, parcheggi abusivi); ma fare affari con la camorra non conviene, perchè prima o poi si viene scoperti: questo dev’essere il messaggio”, afferma Riello, che sottolinea come spesso sono gli imprenditori a bussare alle porte della camorra, che “è diventata credibile, soprattutto in zone di disagio sociale”. Il procuratore generale sottolinea poi il lavoro svolto dal Tribunale dei Minorenni, che in riferimento ai presunti responsabili dell’omicidio del vigilantes a Piscinola, è stato molto rapido nell’emettere la sentenza di primo grado”. Sul fronte del disagio giovanile Riello ritiene che “è necessaria una bonifica sociale vera, altrimenti non andremo da nessuna parte”, aggiungendo che “persiste una carenza di servizi sociali, e questo è molto grave”.

Dai dati, inoltre, emerge che il 32,4% dei reati, si prescrive in Corte d’Appello, per cui ha spiegato De Carolis “abbiamo stabilito una priorità ai vari processi. Il rischio è avere una giustizia lenta nell’attesa e frettolosa nella trattazione. Pensate – dice rivolto ai giornalisti – che c’è un solo commesso che ogni giorno deve smistare i faldoni di tutti i processi della Corte d’Appello di Napoli”. Per velocizzare i processi, afferma Riello, “bisogna modernizzare il sistema delle notifiche, di lettura degli atti processuali, di prevedere sanzioni alternative al carcere”.

PUGLIA, PIÙ SICUREZZA E MIGLIOR SERVIZIO SUI TRENI

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“Uno standard di sicurezza maggiore e un miglior servizio con la consapevolezza e la tranquillità di poter fare affidamento sulle Forze dell’ordine presenti sui mezzi di trasporto pubblico”. Con queste parole l’assessore ai Trasporti della Regione Puglia Giovanni Giannini ha presentato l’accordo da Regione, Trenitalia e Forze dell’ordine siglato a Bari nella sede della Presidenza regionale. L’intesa permetterà agli agenti di Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Guardia di Finanza di comunicare ai capitreno la propria presenza a bordo dei treni regionali attraverso una specifica app per smartphone e tablet, garantendo così ulteriore sicurezza a bordo dei vagoni regionali. “Il contratto con Trenitalia – ha proseguito Giannini – ha durata di 15 anni e viene siglato a tre anni dalla scadenza del precedente accordo”. Il documento firmato garantirà una scontistica del 60% alle forze dell’ordine che ne usufruiranno ma “non si tratta di un privilegio – ha ribadito Giannini – ma di un vero e proprio servizio che le forze dell’ordine si prestano a svolgere qualora dovesse verificarsi una situazione di criticità a bordo dei treni”.

Tramite l’app infatti il capotreno potrà inviare all’agente presente su una richiesta di intervento con un solo click, avvisare lo stesso di situazioni critiche a bordo di una vettura e quindi di avvalersi del supporto delle Forze dell’ordine per contrastare eventuali reati. “Per le Forze dell’ordine i treni sono un riferimento assoluto nel nostro paese. – ha aggiunto il Questore di Bari Carmine Esposito a nome dei rappresentanti di polizia, finanza, polizia penitenziaria e carabinieri – Allora questo protocollo è importante perché sposa l’aspetto del servizio del trasporto pubblico e le esigenze di sicurezza. Oggi l’aspetto di sicurezza è qualcosa di imprescindibile per i cittadini e per noi una straordinaria opportunità per rinsaldare il rapporto con loro. E infine questo protocollo ottimizza il nostro impegno a contrastare i reati. Un agente delle Forze dell’ordine infatti ha il dovere, comunque, di intervenire sempre e dovunque”.

LEZZI “NEL SUD DOPPIO INCENTIVO A CHI ASSUME”

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“Grazie alla somma delle misure inserite nel reddito di cittadinanza e a una mia proposta approvata nella Legge di bilancio 2019, le imprese del Sud che vorranno assumere personale potranno accedere a un doppio incentivo”. Lo scrive il ministro per il Sud Barbara Lezzi in un post su Facebook. “Il reddito di cittadinanza  – spiega Lezzi – prevede che le aziende che offrono un lavoro ai cittadini che ne possono beneficiare, avranno diritto ad un incentivo, che va da un minimo di cinque
fino ad un massimo di 18 mesi dell’assegno inizialmente previsto per quelle persone. Questo avverra’ in tutta Italia, ma al Sud questa misura si potra’ agganciare (raddoppiando) a un’altra, di
mia iniziativa, gia’ approvata nell’ultima finanziaria. Si tratta della decontribuzione al 100% dagli oneri Inps, sul 2019 e il 2020, per quelle imprese che nel Mezzogiorno assumeranno con
contratti stabili under35 o disoccupati da piu’ di 6 mesi. In sostanza, per le imprese che gia’ accedono alla decontribuzione dagli oneri Inps subentrera’ anche il credito di imposta, per la
parte residua di beneficio maturata dal neo assunto intestatario di reddito di cittadinanza. Lavoro e impresa sono un binomio che deve tornare a correre sullo stesso binario ed e’ quello che
stiamo facendo”.

SICILIA, NIENTE SMARTPHONE NEL PARCO GIOCHI

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Nasce in Sicilia il primo parco giochi al mondo vietato ai social. Telefonini banditi, divieto di chattare, social e siti web off limits. L’idea è di un comitato di genitori a cui si deve un progetto che sorgerà a Balestrate, in provincia di Palermo, grazie a una raccolta fondi di enti pubblici e privati e a una iniziativa di crowfunding. 

Il parco sorgerà nell’atrio di una scuola elementare e sarà accessibile a tutti. La prima pietra verrà posta a giorni grazie alla disponibilità dell’amministrazione locale che ha messo a disposizione uno dei cantieri di lavoro finanziati dalla Regione siciliana. L’iniziativa consentirà di portare a termine i primi interventi murari, poi toccherà ai volontari definire il progetto molto più ambizioso il cui costo si aggira sugli 80 mila euro.

Previsti alberi, pavimentazione con erbetta naturale, panchine e gazebo in legno, illuminazione a energia solare, giostre, scivoli e altalene accessibili a tutti e senza barriere architettoniche. All’ingresso un armadietto per depositare telefoni, tablet e strumenti elettronici. Un cronometro conterà i minuti durante i quali il visitatore sarà rimasto libero dalla tecnologia e si sarà riappropriato del proprio tempo. 

È un invito alla socialità – dicono i genitori che stanno curando il progetto – un modo per tornare a stare insieme, a dialogare, a essere presenti l’uno con l’altro. Ormai è normale ritrovarsi alla fermata dell’autobus, in casa, a una festa, e accorgersi che intorno stanno tutti con lo sguardo calato verso un telefono. Vogliamo regalare un mondo nuovo e una nuova prospettiva soprattutto per i più piccoli”. 

Una parte della pavimentazione sarà riservata ai giochi di una volta per avvicinare i bambini agli anziani. Il parco giochi ospiterà anche una raccolta fondi permanente che sarà alimentata dalle donazioni dei visitatori e dalle eventuali “multe” che saranno inflitte a chi non rispetta la regola più importante del parco: vietato chattare, vietato Facebook.

 

GIUSTIZIA, ERMINI “LAVORO PER COLMARE CARENZA BARI”

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“Dobbiamo lavorare perché siano aperti maggiori posti sotto l’aspetto dell’organico, ma ci siano anche magistrati che poi ci vengono”. Così il vice presidente del CSM, David Ermini, parlando con i giornalisti fuori dal tribunale di Bari, a margine dell’incontro avuto in Corte d’Appello con una delegazione consiliare per proseguire le attività di ascolto degli uffici giudiziari che presentano criticità. Rispondendo alle domande sugli organici, Ermini ha risposto: “La cosa strana è questa, che se noi guardiamo gli attuali organici e le varie scoperture verifichiamo che soltanto i giudici del tribunale hanno una scopertura del 20%, gli altri uffici hanno una scopertura di circa il 10%. Quindi – ha spiegato – sarebbero quasi fisiologici. Qual è la realtà? E’ che – ha sottolineato – la struttura degli organici del distretto della Corte d’Appello di Bari è sottostimata”.

“Per cui – ha continuato Ermini – anche se abbiamo a livello generale una percentuale potrei dire non nella media rispetto agli altri, anche se leggermente sopra la media rispetto ad altri uffici è evidente – ha proseguito – che c’è proprio la carenza del numero in pianta organica su cui noi dobbiamo lavorare soprattutto adesso – ha ribadito – visto che con la Finanziaria del 2019 vi è l’incremento di 600 magistrati, anche se in realtà – ha spiegato Ermini – per il merito sono 520, gli altri 80 saranno destinati alla Cassazione. Dobbiamo lavorare – ha sottolineato – perché gli organici siano aumentati proprio come numero di posti, in modo che si possa lavorare per coprirli. C’è anche un altro aspetto: bisogna incentivare i magistrati a fare domanda per venire in alcuni uffici qui del distretto che – ha concluso – non sono particolarmente appetibili”.

“L’aspirazione finale sarà quella di avere un unico palazzo di giustizia, intanto siamo ancora in una fase emergenziale. Questo mi pare fuori discussione” ha aggiunto Ermini commentando con i giornalisti la situazione dell’edilizia giudiziaria nel capoluogo pugliese, resa ancora più critica dopo la dislocazione del penale in varie sedi, a causa delle evidenti criticità del palazzo di via Nazariantz che la ospitava.

“Fisicamente – ha spiegato – non ho visto le sedi provvisorie. Mi hanno spiegato che ci sono certamente dei problemi logistici, come lo spostamento continuo che va risolto. C’è stato il problema delle notifiche – ha continuato – che è stato risolto solo parzialmente. Devono essere rinotificati molti atti – ha aggiunto – probabilmente ci vorranno dei mesi, quindi il tema di dover correre, parlo anche degli avvocati, da un posto a un altro è un tema molto complicato, rende difficile l’amministrazione della giustizia”.

BASILICATA, REVOCATO DIVIETO DIMORA A PITTELLA

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Il Gup del Matera ha revocato la misura del divieto di dimora a Potenza all’ex presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, che era sospeso dal 6 luglio e che si era dimesso il 24 gennaio.
L’ex governatore, che ha manifestato la volontà di candidarsi nuovamente alla guida della Regione Basilicata – in quello che viene definito il “Pittella bis” – potrà ora tornare a Potenza, città dalla quale  mancava dal mese di luglio, quando venne posto ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità del Tribunale di Matera. I legali di Pittella, nella giornata di ieri, avevano nel frattempo chiesto ed ottenuto il rinvio dell’udienza del Riesame al 5 febbraio.
Le dimissioni di Marcello Pittella dalla carica di presidente della Regione Basilicata hanno fatto venire meno, secondo il Gup di Matera, le esigenze cautelari a giustificazione della misura
del divieto di dimora nel capoluogo lucano.