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Mattarella a Erdogan “Italia vicina al dolore dell’amico popolo turco”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho appreso con profonda tristezza e seguo con attenzione le notizie sul sisma che ha così gravemente colpito la zona sud orientale della Turchia, causando numerosissime vittime e feriti. In questo momento di lutto l’Italia è vicina, con sentimenti di partecipe solidarietà, al dolore dell’amico popolo turco. Il nostro pensiero va alle famiglie di quanti hanno perso la vita, ai feriti – cui auguriamo un pronto ristabilimento – e alle squadre di soccorso. In spirito di vicinanza, La prego di accogliere, signor presidente, le espressioni del più sincero cordoglio della Repubblica Italiana e mio personale”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdogan.

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Palazzo Chigi “L’attacco hacker non è opera di uno Stato ostile”

ROMA (ITALPRESS) – In merito all’attacco hacker verificatosi su scala mondiale, la riunione tenuta stamane a Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario con la delega alla Cybersecurity Alfredo Mantovano, con Roberto Baldoni e Elisabetta Belloni, è servita a verificare che “pur nella gravità dell’accaduto, in Italia nessuna Istituzione o azienda primaria che opera in settori critici per la sicurezza nazionale è stata colpita”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi, che prosegue: “Nel corso delle prime attività ricognitive compiute da ACN-Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, unitamente alla Polizia Postale, non sono emerse evidenze che riconducano ad aggressione da parte di un soggetto statale o assimilabile a uno Stato ostile; è invece probabile l’azione di criminali informatici, che richiedono il pagamento di un ‘riscattò. L’aggressione informatica, emersa già dalla serata del 3 febbraio e culminata ieri in modo così diffuso, era stata individuata da ACN come ipoteticamente possibile fin dal febbraio 2021, e a tal fine l’Agenzia aveva allertato tutti i soggetti sensibili affinchè adottassero le necessarie misure di protezione. Taluni dei destinatari dell’avviso hanno tenuto in debita considerazione l’avvertimento, altri no e purtroppo oggi ne pagano le conseguenze”.
“Per fare una analogia con l’ambito sanitario, è accaduto come se a febbraio 2021 un virus particolarmente aggressivo avesse iniziato a circolare, le autorità sanitarie avessero sollecitato le persone fragili a una opportuna prevenzione, e a distanza di tempo siano emersi i danni alla salute per chi a quella prevenzione non avesse ottemperato. Il lavoro che ACN e Polizia postale stanno svolgendo in queste ore è anche quello di identificare tutti i soggetti potenzialmente vulnerabili, in modo da circoscrivere gli effetti negativi che potrebbero derivare non solo per i loro sistemi informatici, ma pure per la popolazione (si pensi alle ricadute relative al blocco del sistema di una ASL) – conclude Palazzo Chigi -. Si rinnova pertanto la raccomandazione a che tutte le realtà coinvolte intensifichino le misure di prevenzione possibili, ponendosi immediatamente in relazione con ACN, se non vi hanno già provveduto. Il Governo, dando seguito a quanto previsto dal DL n. 82/2021, adotterà tempestivamente un DPCM per raccordare il fondamentale lavoro di prevenzione delle Regioni con ACN. Nel contempo la stessa Agenzia istituzionalizzerà un tavolo di interlocuzione periodica con tutte le strutture pubbliche e private che erogano servizi critici per la Nazione, a cominciare dai Ministeri e dagli istituti di credito e assicurativi”.

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Pnrr, Decaro “Se offriamo solo lavoro a termine non troveremo i tecnici”

ROMA (ITALPRESS) – “Se vogliamo trattenere giovani e professionisti, convincerli che vale la pena lavorare per un Comune in un progetto Pnrr, dobbiamo cambiare la norma e consentire ai sindaci di stabilizzarli dopo il 2026, alla fine del Piano”. Così, in un’intervista a la Repubblica, Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, l’Associazione dei Comuni, preoccupato anche per i colli di bottiglia che stanno frenando il Pnrr: “Se non si sbloccano le autorizzazioni, salteranno tutte le scadenze”, commenta.
I concorsi pubblici stentano, secondo Decaro, “perchè non danno prospettiva, soprattutto quelli che propongono contratti a termine legati al Pnrr. Se dite a un ingegnere, architetto o progettista di venire a lavorare per un Comune solo fino al 2026, cercherà altro. Perchè legarsi a un settore senza futuro? Più in generale, lavorare per lo Stato non è attraente: paghe più basse del privato e per fare carriera bisogna superare i concorsi”.
“L’abbiamo detto sia al governo Draghi che all’esecutivo Meloni. Occorre una clausola, una norma per cui – anche con i soldi dei Comuni – se si liberano posti dopo il 2026, i sindaci siano nelle condizioni di stabilizzare questi professionisti e funzionari già selezionati e con esperienza maturata sul campo. Ma bisogna stabilirlo ora per fermare la fuga dai concorsi o le rinunce”, dichiara Decaro, che ricorda come “ogni anno abbiamo personale che va in pensione. I Comuni hanno un turnover elevatissimo, lo diciamo a sfinimento a ogni cabina di regia con il governo. La risposta è: si può fare. Ma poi nessuno lo fa”. “I ragazzi – aggiunge – ce lo dicono: non vengo a lavorare ora per te perchè tra quattro anni sarò senza impiego. Si guardano attorno e cercano situazioni più stabili, anche pagate meno ma con una prospettiva”.
“Può essere un problema. Ma mi preoccupa di più la burocrazia legata alle autorizzazioni. Le procedure sono molto lunghe e solo parzialmente semplificate. E pensare che i Comuni italiani sono riusciti a presentare progetti per 80 miliardi, il doppio dei finanziamenti Pnrr: in tempo e nonostante le critiche di non avere soldi e progettisti. Il rischio ora è divanificare questo sforzo”, sottolinea Decaro, che in merito al decreto per semplificare che il ministro Fitto sta preparando, spiega: “Ho letto una bozza. Ma l’unica cosa che manca è proprio quella che chiediamo: una procedura unica semplificata di 30 giorni, la stessa messa in campo durante il Covid per l’edilizia scolastica. Un sindaco che presenta un progetto deve avere entro un mese tutte le autorizzazioni necessarie: ambientali, paesaggistiche, delle sovrintendenze, sui vincoli storici”. E sull’ipotesi di dimezzare a 15 giorni il ritardo massimo dei Comuni sulle opere prima di essere commissariati, dice: “Spero non sia vero, nella bozza che ho visto non c’è. Commissariare un Comune, con quello che subisce nella fase autorizzativa, è assurdo. Piuttosto bisogna commissariare i ministeri. E usare le stesse procedure semplificate del Pnrr per tutte le gare e il post gara. Il geometra del Comune che lavora a un progetto Pnrr è lo stesso che lavora su altri bandi: se c’è un ricorso nel secondo caso si blocca tutto, nel primo no”. Il decreto dovrebbe eliminare anche la Via, la Valutazione di impatto ambientale, per le opere strategiche. Ma per Decaro “il tema non è eliminare la Via. Ma semplificare le procedure. Faccio un esempio: i Comuni erano pronti a partire e spendere le risorse Pnrr per l’edilizia scolastica. Ma il ministero non ci autorizzava perchè mancava un documento da firmare, la convenzione. Quando è arrivato, dopo sei mesi, aveva 28 punti: una specie di gioco dell’oca! Come si possono pretendere gare entro giugno, se l’iter è questo? Se non semplifichiamo la burocrazia, il Pnrr rischia di fermarsi”.
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Ronzulli “Se ci dividiamo sulla legalità il Paese diventa fragile”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ una settimana che in Parlamento lo scontro politico si è incendiato, in modo figurato. Intanto gli anarchici stanno incendiando realmente le piazze, fanno attentati, mettono nel mirino le istituzioni, fino ad arrivare al presidente della Repubblica. Direi che è ora di mettere fine a tutto questo, è giusto abbassare i toni. La gente non capisce, mentre vorrebbe vederci lavorare per mantenere gli impegni. Bene, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare sulle cose concrete. Si è perso anche troppo tempo. Questa contrapposizione tra maggioranza e opposizione su questi temi, lo ripeto, è sbagliata, perchè apre una falla, ci rende aggredibili. Un Paese che si divide sulla legalità è un Paese fragile”. Così, in un’intervista a la Repubblica, in merito al caso Cospito, la capogruppo di Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli, che aggiunge: “Non mi sarebbe mai passato per la mente di andarlo a trovare. Anche perchè con quella visita, mentre la magistratura era al lavoro, si è dato troppo risalto a Cospito e al suo sciopero della fame che egli stesso, a leggere la relazione del Gom della Polizia penitenziaria, pubblicata dal vostro giornale, ha definito ‘il più falso della storià. E non avrei neanche espresso dubbi sulla misura del carcere duro nei suoi confronti, come nel Pd qualcuno ha fatto. Io ho una concezione molto diversa delle ispezioni in carcere”. “Purtroppo – sottolinea -, con la contrapposizione fra maggioranza e opposizione è stato acceso un faro su Cospito, del quale quasi nessuno conosceva l’esistenza: ha ottenuto un palco e un teatro. Occorre riportare un pò di equilibrio, perchè il palco e il teatro lo stanno avendo anche i criminali che fuori dalcarcere stanno dando vita a ogni genere di violenza”.
“Essere garantisti significa lottare affinchè nei confronti di tutti siano rispettate le regole del giusto processo – aggiunge Licia Ronzulli -. Significa lottare per impedire l’abuso, non l’uso delle intercettazioni pubblicate illegalmente, che in questi anni ha distrutto vite e carriere. Su questo mi pare siamo tutti d’accordo. Così come siamo d’accordo sul fatto che una volta arrivati alla sentenza, sia giusto che chi ha sbagliato paghi fino in fondo. E per essere chiari, il 41 bis non è e non deve essere messo in discussione. Non ci sono scioperi della fame che tengano”.
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Cospito, Meloni “Si abbassino i toni. Dimissioni? Non ci sono i presupposti”

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“La ragione per la quale non sono intervenuta finora è che ho tentato di non alimentare una polemica che considero, per tutti, controproducente”, “sicuramente i toni si sono alzati troppo, e invito tutti, a partire dagli esponenti di Fratelli d’Italia, a riportarli al livello di un confronto franco ma rispettoso”. Lo dice il premier Giorgia Meloni, al Corriere della
Sera, sul caso Cospito.

“Non ritengo vi siano in alcun modo i presupposti per le dimissioni che qualcuno ha richiesto – aggiunge il presidente del Consiglio -. Peraltro, le notizie contenute nella documentazione oggetto del contendere, che il Ministero della Giustizia ha chiarito non essere oggetto di segreto, sono state addirittura anticipate da taluni media. Ci sono in questo polverone, a mio avviso, aspetti chiaramente strumentali. Trovo singolare che ci si scandalizzi perché in Parlamento si è discusso di documenti non coperti da segreto, mentre da anni conversazioni private – queste sì da non divulgare – divengono spesso di pubblico dominio”.

“Trovo singolare l’indignazione del Pd per un’accusa sicuramente eccessiva, quando però la sinistra in passato ha mosso alla sottoscritta, leader dell’opposizione, le accuse di ‘essere la
mandante morale delle morti in mare’ o di guidare un ‘partito eversivo’, per citarne alcune. Senza dimenticare quando esponenti istituzionali gridavano tra gli applausi che avremmo dovuto ‘sputare sangue'”, ha aggiunto Meloni.

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Autonomia, Carfagna “Citano Garibaldi ma spaccano l’Italia”

ROMA (ITALPRESS) – “Intanto direi che è una riforma da respingere in toto. Mi chiedo due cose. La prima: come fa chi si è opposto vent’anni fa alla riforma del titolo V della Costituzione ad attuare l’autonomia nella sua forma più divisiva ed estremista? E poi come fa la patriota Meloni a sottomettersi alla minoranza della Lega, su un progetto che è inviso alla maggioranza degli italiani: medici, imprenditori, insegnanti, quasi tutti i governatori del Sud?”. Così Mara Carfagna, ex ministra del Sud e presidente di Azione, in una intervista a “La Repubblica” sull’autonomia differenziata appena licenziata dal Consiglio dei Ministri. Quindi aggiunge che “è una norma manifesto, con la quale lo Stato rinuncia a gestire temi cruciali, come la sanità, la scuola, i trasporti, l’energia. E abbiamo già visto quale è stato il prezzo di altre norme manifesto, dal reddito di cittadinanza a quota 100. Un prezzo che ancora paghiamo. Più che il governo Meloni è il governo Salvini-Calderoli: a 100 giorni dall’insediamento l’unico provvedimento che affronta un tema serio, nel modo sbagliato, di questo esecutivo è l’autonomia”.
La Carfagna si dice preoccupata del fatto che è una riforma che “spacca il Paese. Scavalca il Parlamento, che si troverà a ratificare intese con i presidenti di Regione come avviene con i capi di Stato stranieri. Questa maggioranza cita Garibaldi, ma poi torna a uno schema da Italia prerisorgimentale, con tanti staterelli diversi. Soprattutto, penalizza il Meridione. I livelli essenziali delle prestazioni, con questa riforma, vengono affidati a una cabina di regia politica. Non si è capito come saranno finanziati, mentre con il governo Draghi sono riuscita a stanziare 2 miliardi per i Lep che riguardano asili nido, assistenti sociali e trasporto degli studenti disabili”.

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Anarchici, Meloni “Lo Stato è sotto attacco, non dividiamoci”

BERLINO (GERMANIA) (ITALPRESS) – “Noi abbiamo in questo momento un problema che mi pare che molti stiano sottovalutando. C’è lo Stato italiano oggetto di attacchi da parte degli anarchici, in Italia e nelle sue sedi all’estero, con l’obiettivo di abolire uno strumento che noi reputiamo efficace (il 41 bis, ndr). E’ lo stesso obiettivo della mafia. Di fronte a una minaccia crescente penso che tutti dovremmo ragionare su un livello più alto, senza dividerci. Oggi c’è una minaccia reale e vorrei richiamare tutti alla responsabilità”. Lo dice il premier Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa a Berlino dopo l’incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, rispondendo a una domanda sul caso Cospito e le dichiarazioni del sottosegretario Delmastro.
“Oggi ci sono due nuove persone sotto scorta, e questa non è mai una vittoria”, ha aggiunto.

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Cermis, Mattarella “Tragedia che non sarebbe mai dovuta accadere”

ROMA (ITALPRESS) – “La tragedia del Cermis, venticinque anni fa, lasciò sgomenta l’intera comunità nazionale. Venti persone, la maggior parte delle quali turisti in visita nelle nostre montagne, persero la vita precipitando dalla funivia, a causa del comportamento grave e irresponsabile dell’equipaggio di un aereo militare statunitense. La Repubblica rinnova la propria vicinanza ai familiari delle vittime, alla comunità di Cavalese, a quanti negli anni trascorsi si sono impegnati per giungere a una piena ricostruzione degli eventi e ottenere giustizia”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 25esimo anniversario della tragedia del Cermis. “Le conclusioni processuali – ha aggiunto Mattarella – sono state condizionate dai limiti imposti dalle convenzioni internazionali in essere. Nonostante omissioni e ritardi, è stato tuttavia ricomposto un quadro veritiero delle responsabilità e delle circostanze che hanno prodotto la strage. Così come si è imposta una revisione delle regole che presiedono il volo degli aerei militari sui territori abitati”.
“Quanto è accaduto non sarebbe mai dovuto accadere. E’ responsabilità delle istituzioni eliminare anche il minimo rischio che incidenti di simile natura possano avvenire. La sicurezza e l’idea stessa di difesa – ha concluso – cominciano dal rispetto e dalla tutela della vita dei cittadini”.

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