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Autonomia, Zaia “Inizia la rivoluzione, il Sud festeggi”

ROMA (ITALPRESS) – “Immagino ci sarà un passaggio in Conferenza unificata. Ciò detto, questa resta una giornata storica ma non è assolutamente un punto d’arrivo. Piuttosto un punto di partenza verso una rivoluzione”. Lo dice in un’intervista al “Corriere della Sera” il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in merito al via libera dal Consiglio dei ministri al ddl per l’attuazione dell’autonomia differenziata. “Voglio ringraziare il governo nel suo complesso che in cento giorni ha fatto più di altri 5 governi nel recente passato”, sottolinea Zaia, secondo cui “il dibattito in corso è ragionevole. Chi si sente chiamato fuori dalla propria comfort zone fa fatica. Invece non è giustificabile la polemica da chi ha ruoli istituzionali e molto spesso, senza aver letto le carte, dipinge questa scelta come una tragedia. Questa non è la secessione dei ricchi e tanto meno è un’operazione occulta per distruggere parte del Paese. Le Regioni, fra loro, da Nord a Sud, sono gemelli siamesi. Trovo riprovevole e non giustificabile sentir dire che è una forma di secessione per spaccare l’Italia perchè è come accusare il presidente della Repubblica di avallare operazioni secessioniste”.
“Se fossi un governatore del Sud – osserva – sarei in festa perchè, a processo ultimato, passerà un principio: più Stato dove serve e meno Stato dove non serve. L’Autonomia al Sud darà voce alla foresta che cresce e che non ha mai voce, un pezzo di Paese che ha voglia di modernità e crescita”. “I detrattori preferiscono un’equa distribuzione del malessere. Chi è a favore dell’Autonomia è per un’equa divisione del benessere”, conclude Zaia.

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Autonomia, via libera in Cdm. Meloni “Puntiamo a costruire un’Italia più coesa”

ROMA (ITALPRESS) – “Con il disegno di legge quadro sull’autonomia puntiamo a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa. Il Governo avvia un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi. La fissazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, in questi anni mai determinati, è una garanzia di coesione e unità. Un provvedimento che declina il principio di sussidiarietà e dà alle Regioni che lo chiederanno una duplice opportunità: gestire direttamente materie e risorse e dare ai cittadini servizi più efficienti e meno costosi”. Commenta così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Al termine del via libera da Palazzo Chigi, hanno illustrato il provvedimento il ministro per Affari regionali e Autonomie Roberto Calderoli, il ministro per le Riforme istituzionali e Semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il ministro per gli Affari europei, Sud, Politiche di Coesione e PNRR Raffaele Fitto.
“Unitarietà, uguaglianza e diritti civili e sociali devono essere garantiti su tutto il territorio. La mia constatazione è che i cittadini di seria A, B e C ci sono, sono una realtà che viviamo nel nostro paese che vede delle sperequazioni non solo tra Nord e Sud, ma anche tra i residenti di piccoli comuni, zone montane, piccole isole e credo che queste differenze devono essere affrontate, risolti e superare”, ha spiegato Calderoli evidenziando come i attribuisce “all’autonomia la responsabilità della presenza di diversità macroscopiche, ma ciò non può essere riferito all’autonomia differenziata perchè fino ad oggi non c’è stata. E’ frutto di una gestione centralista che c’è stata fino ad oggi e credo che qualche domanda ce la si debba fare”.
Per il ministro l’ok definitivo della legge potrebbe arrivare entro l’anno: “alla fine del 2023 dovremmo avere in porto l’approvazione della legge, l’approvazione dei Lep, dei costi e dei fabbisogni standard. Mi auguro che all’inizio del 2024 inizieremo a considerare l’aspetto delle proposte di richieste, di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia e quindi all’esame preliminare definitivo dell’intesa”. Calderoli, infine, ha commentato le critiche rivolte alla bozza in particolar modo dall’opposizione. “mi spiace ancora una volta, a fronte di un testo che ha visto una scrittura finale nelle ultime ore, vedere già dei toni di rivolta e di risentimento rispetto a un testo che pregherei di leggere prima di scatenare una contrarietà”.
Il ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha parlato di una “giornata speciale” perchè “finalmente diamo attuazione a una parte della Costituzione con una legge che costruisce un modello compatibile con l’unità nazionale. Questo significa uguali servizi in tutte le Regioni, un modello che scongiura il pericolo che la differenziazione possa accrescere i divari tra le regioni e una particolare attenzione alla coesione sociale. Nessuna regione resterà indietro, autonomia significa migliore allocazione delle risorse in modo che tutte le Regioni possano esprimere le loro potenzialità. Ci sarà un arricchimento e non un depauperamento o differenza tra una regione e l’altra. Questa è una giornata importante per l’Italia”, ha assicurato Casellati. “Quello che noi oggi approviamo – ha ricordato Fitto – era parte integrante del programma elettorale che era stato presentato. Penso che sia auspicabile, visto che ci muoviamo dentro i confini della nostra Costituzione, un confronto per migliorare il testo. Ci aspettiamo che dal confronto parlamentare più che delle critiche preconcette vengano delle proposte di merito. Oggi abbiamo un testo pienamente condiviso e approvato all’unanimità dal cdm con grande convinzione e consapevolezza”. Così il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, in conferenza stampa al termine del cdm. “C’è questa critica sul fatto che l’autonomia va contro una parte del Paese e crea delle differenze, ma oggi noi abbiamo un Paese che ha delle oggettive differenze ma senza l’autonomia”, ha concluso.
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Consiglio d’Europa “L’Italia ritiri o modifichi il decreto Ong”

STRASBURGO (ITALPRESS) – In una lettera indirizzata al ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, la commissaria per i Diritti Umani del Consiglio D’Europa Dunja Mijatovic invita il governo “a prendere in considerazione il ritiro o la revisione del decreto legge n. 1/2023. Le disposizioni del Decreto – si legge nella missiva – potrebbero ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso delle ONG e, quindi, essere in contrasto con gli obblighi dell’Italia sui diritti umani e il diritto internazionale”. La commissaria rileva inoltre che “in pratica alle navi delle ONG sono stati assegnati luoghi sicuri lontani per fare sbarcare le persone soccorse in mare, come i porti del Centro e Nord Italia”.
“Il decreto e la pratica di assegnare porti lontani per lo sbarco delle persone soccorse in mare rischiano di privare le persone in difficoltà dell’assistenza salvavita delle Ong sulla rotta migratoria più mortale del Mediterraneo”, scrive il Mijatovic.
Inoltre, la commissaria ribadisce il suo invito alle autorità italiane “a sospendere la cooperazione con il governo libico sulle intercettazioni in mare”.
Infine, la commissaria chiede ulteriori informazioni sui presunti rimpatri di persone dall’Italia alla Grecia su navi private, “dove sarebbero state private della libertà in condizioni preoccupanti”. Basandosi sulla sua Raccomandazione per porre fine ai respingimenti in Europa, Mijatovic ricorda che “lo svolgimento di valutazioni individuali delle esigenze di protezione di ogni persona che arriva alla frontiera rimane una salvaguardia fondamentale contro il respingimento”.

“La tutela della vita e della dignità umana e la salvaguardia dei diritti fondamentali dei rifugiati e dei richiedenti la protezione internazionale sono per il nostro Paese una priorità assoluta. Tuttavia, non può essere elusa la potestà delle autorità governative competenti in materia di ricerca e soccorso in mare, né possono eludersi le norme in tema di controllo delle frontiere e di immigrazione”, scrive il ministero dell’Interno nella risposta alla lettera  della commissaria Mijatovic.
“Al contemperamento di tali esigenze risponde il decreto legge n. 1/2023, in corso di conversione in questi giorni – spiega il Viminale -. Il provvedimento interviene sulle attività svolte da navi private che effettuano attività di recupero di persone in mare, con l’obiettivo di prevenire possibili abusi della normativa di settore, riferita a salvataggi operati occasionalmente e non, invece, ad attività di intercetto e recupero sistematico e non occasionale di migranti in partenza dalle coste africane. In tale prospettiva, le recenti disposizioni declinano le condizioni in presenza delle quali l’attività di recupero operata da navi private può ritenersi conforme alle convenzioni internazionali e alle norme nazionali, escludendo l’adozione di provvedimenti interdettivi o
sanzionatori”.
“A differenza di quanto asserito – sottolinea il ministero dell’Interno -, le nuove disposizioni non impediscono alle ONG di effettuare interventi multipli in mare, né, meno che mai, le obbligano a ignorare eventuali ulteriori richieste di soccorso nell’area, qualora già abbiano preso a bordo delle persone. Tali interventi sono, infatti, legittimi se effettuati in conformità alle regole di condotta enucleate dal legislatore e alle indicazioni del competente centro di coordinamento del soccorso marittimo. Ciò che la nuova norma intende evitare è, piuttosto, la sistematica attività di recupero dei migranti nelle acque antistanti le coste libiche o tunisine, al fine di condurli esclusivamente in Italia, senza alcuna forma di coordinamento.
Tale modus operandi, diffuso tra le ONG, si pone al di fuori delle fattispecie previste dalle Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare; inoltre, ingenerando nei trafficanti di esseri umani l’aspettativa di un sicuro e immediato intervento appena al largo delle aree di partenza, ha finito con il determinare – a prescindere dalle intenzioni delle ONG una modulazione del modello criminale che precede l’impiego di imbarcazioni inadeguate alla navigazione in alto mare che, se per un verso garantiscono maggiori guadagni alle organizzazioni criminali, per altro verso, innalzano sensibilmente l’esposizione a rischio dei migranti”.

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Cospito, Delmastro “Non mi dimetto, la relazione non era riservata”

ROMA (ITALPRESS) – “No”. Così il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro in un’intervista al Corriere della Sera risponde alla domanda se intenda dimettersi, in seguito alle polemiche per le affermazioni in Aula alla Camera del vicepresidente del Copasir Giovanni Donzelli sul caso Cospito e il 41 bis. Le rivelazioni di Donzelli su alcune conversazioni in carcere “erano in una relazione basata sull’osservazione degli agenti penitenziari che fanno bene il loro lavoro, ponendo attenzione ai detenuti in 41 bis”, spiega Delmastro, sottolineando che si tratta di documenti che “non sono classificati, nè secretati e nemmeno riservati”.
“Io ho solo risposto a una domanda. Quella se ci fossero saldature tra anarchici e mafiosi. E ho risposto che abbiamo solo elementi che fanno desumere una battaglia comune contro il 41 bis. Oltre al digiuno di Cospito, che vuole far revocare la misura a tutti i detenuti, ho citato quei colloqui – prosegue il sottosegretario -. Lo avrei fatto in un’interrogazione parlamentare con più precisione. Ne ho il dovere”. Per Delmastro Donzelli non ha sbagliato, “perchè ha usato un’informazione corretta per fare una valutazione politica che si può condividere o meno”. “Fin quando al governo ci siamo noi, 41 bis ed ergastolo ostativo sono inattaccabili. Politicamente si tengono per mano. Sono strumenti della normativa speciale antimafia: insieme staranno o insieme cadranno”, dice ancora il sottosegretario.

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Cospito, Meloni “La sfida non è al Governo ma allo Stato”

ROMA (ITALPRESS) – “La sfida non è al Governo, la sfida è allo Stato. Non è un problema politico, di destra e sinistra. In questi giorni ho visto molti toni che secondo me buttavano in politica una questione che secondo me ci riguarda tutti. Il Governo non ha fatto altro che il suo lavoro, facendo molta attenzione a non alzare i toni su questo. Quando siamo stati interrogati abbiamo risposto su come uno Stato serio dovrebbe affrontare una materia del genere”. Lo ha detto il premier Giorgia Meloni intervenendo telefonicamente sul caso Cospito a “Stasera Italia” su Rete4.
“In che cosa si ritiene che il Governo stia incitando la piazza? Lo Stato deve rimanere fermo di fronte alle minacce mafiose, come di fronte a quelle dei terroristi – ha aggiunto Meloni -. Dobbiamo rimettere le cose nella loro dimensione, capire chi crea il problema e chi non lo crea. Il problema qui non l’ha mica creato il Governo, l’ha creato chi ha deciso deliberatamente di sfidare lo Stato italiano”. “Io consiglio francamente prudenza e
responsabilità”, ha sottolineato.

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Carceri, Nordio “La norma sul 41 bis non cambierà”

ROMA (ITALPRESS) – “Il 41 bis è un elemento normativo non trattabile. La possibilità di mutare, in questo momento, questa normativa è inesistente, soprattutto in relazione ai disordini, agli atti vandalici di questi giorni, che purtroppo sono in progressione, perchè sono delle forme di intimidazioni davanti alle quali lo Stato deve tenere la massima fermezza”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riferendo alla Camera sul caso Cospito.
“Il detenuto Cospito sta attuando uno sciopero della fame, la sua posizione giuridica è estremamente complessa, si trova in questo momento in due posizioni – ha spiegato il Guardasigilli -: da una parte è sotto esclusiva competenze dell’autorità giudiziaria, su questa nè il ministro competente nè il governo può intervenire, la seconda è invece messa all’istanza di revoca dell’articolo del 41 bis che l’avvocato difensore ha fatto pervenire”.
Nordio ha specificato che “il detenuto è stato sottoposto a regime speciale 41 bis, con un decreto ministeriale – ha aggiunto -. Il detenuto ha dimostrato di essere perfettamente in grado di collegarsi con l’esterno anche in circostanza di detenzione, inviando documenti di esortazione alla lotta armata di matrice anarchica”.
Riguardo all’istanza di revoca del regime speciale avanzata dal difensore di Cospito il 13 gennaio, “la situazione è più complessa, quella normativa è stata più volte mutata per quanto riguarda la competenza del ministero della Giustizia, l’opinione prevalente di oggi è che il ministro non possa pronunciarsi se prima non ha acquisito i pareri delle autorità giudiziarie competenti”, ha evidenziato Nordio.
“Lo stato di salute di un detenuto non può costituire elemento di pressione nei confronti dello Stato, non possiamo aprire la diga a tutta una serie di pressioni nei confronti dello Stato da parte di altri detenuti che si trovano nella stessa condizione di Cospito”, ha poi affermato il ministro.

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Italia-Francia, Mattarella “Il Trattato del Quirinale rafforza l’Europa”

ROMA (ITALPRESS) – “Il Trattato che oggi entra in vigore è animato da una comune visione del futuro, che consentirà a Francia e Italia non soltanto di rendere ancora più solidi i vincoli di amicizia che le uniscono, ma di stimolare un ulteriore consolidamento del processo di integrazione del nostro continente ed un rafforzamento delle nostre istituzioni comuni”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, che era stato firmato a Roma il 26 novembre 2021 dal presidente francese Emmanuel Macron e dall’allora presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.
“Insieme a tutti i nostri partner, in uno spirito di autentica solidarietà europea, sapremo superare anche le sfide che l’aggressione russa all’Ucraina ha portato alla sicurezza ed alla prosperità globali, assumendo le decisioni necessarie perchè l’Unione Europea sappia rispondere con rapidità ed efficacia alle sfide dei nostri tempi – spiega Mattarella -. Con l’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, Francia e Italia sono ancora più unite, in Europa e nel mondo, per difendere e promuovere i valori fondanti delle nostre società: la pace, la libertà, i diritti umani, un progresso economico e sociale sostenibile, nel rispetto dell’ambiente naturale del pianeta”.

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Giustizia, Berlusconi “Vogliamo la riforma, sosterremo Nordio”

ROMA (ITALPRESS) – “Noi vogliamo riformare la giustizia. Vogliamo rendere più rapidi i tempi dei processi, vogliamo allargare e consolidare le garanzie dei cittadini. Non vogliamo certamente una riforma contro i magistrati, ma vogliamo una riforma per i cittadini”. Lo dice il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi in un video sui social.
“Noi siamo davvero convinti che gran parte della magistratura sia sana, sia corretta, che svolga il suo compito con grande senso del dovere – aggiunge -. Noi vogliamo valorizzare la professionalità dei magistrati seri, quelli che fanno le inchieste senza calpestare la libertà e la dignità di nessuno. Per tutte queste ragioni noi sosterremo con convinzione le proposte sulla giustizia avanzate dal ministro Nordio e su questa fondamentale riforma ci auguriamo che politica e magistratura, maggioranza e opposizione possano lavorare insieme”.

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