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Covid, le mancate terze dosi nell’ultimo mese costano 17 mln al Ssn

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 3 ricoveri su 4 (76%) in Area Medica si sarebbero evitati se le persone vaccinate da più di 5 mesi avessero fatto la terza dose booster di vaccino anti Covid-19; così come si sarebbero evitati sette ricoveri in terapia intensiva su dieci (69%) tra i vaccinati da più di 5 mesi senza terza dose. Il totale dei costi di questi ricoveri evitabili ammonta a 17.065.009 euro di cui 14.592.521 per le ospedalizzazioni in Area Medica e 2.472.488 per quelle in Area Critica. Il 69% dei vaccinati oltre i 5 mesi non verrebbe proprio contagiato se fosse stato sottoposto a vaccinazione con terza dose. Questo avrebbe permesso anche una riduzione del numero totale dei contagi pari a circa 39.455 su 57.054 contagi verificatisi negli ultimi 30 giorni. Inoltre, si stimano in più di 2300 le ospedalizzazioni che si sarebbero evitate con le terze dosi. E’ quanto emerso dalla 78ma puntata dell’Instant Report Covid-19 – https://altems.unicatt.it/altems-covid-19 – una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale.
“L’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS) ha effettuato una ulteriore stima verificando il costo del SSN per le mancate vaccinazioni di terza dose nel periodo tra il 5 novembre e il 5 dicembre – afferma il professor Americo Cicchetti, direttore dell’ALTEMS -. Dalle nostre analisi, il 76% (2.217) dei non vaccinati con terza dose ospedalizzati non sarebbe ricoverato in Area Medica se fosse stato sottoposto a vaccinazione, con un costo evitato pari a 14.592.521 euro, mentre tra i ricoverati in terapia intensiva non vaccinati, 130 persone (69%) avrebbero evitato il ricovero in Area Critica con un costo evitato pari a 2.472.488 euro, nei soli 30 giorni considerati”.
“La vaccinazione – continua Cicchetti – si dimostra una strategia vincente non solo sotto il profilo della salute pubblica, ma anche sotto il profilo dei costi da sostenere per combattere la pandemia stessa. Infatti, il rapporto costo-efficacia risulta accettabile sia in un momento come quello del mese scorso dove il numero giornaliero dei vaccinati era relativamente basso, SIA negli ultimi giorni in cui abbiamo nuovamente superato le 500.000 dosi/die”.
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Roche, nuova soluzione diagnostica molecolare con tecnologia Pcr

MONZA (ITALPRESS) – Roche Diagnostics annuncia l’inizio della distribuzione sul mercato italiano del sistema ePlex, una innovativa soluzione di diagnostica molecolare basata su tecnologia PCR multiplex sviluppata da GenMark Diagnostics Inc, società californiana leader nello sviluppo di test diagnostici molecolari, di cui ha completato l’acquisizione lo scorso marzo. Progettata per migliorare e velocizzare la diagnosi, a supporto dell’identificazione della terapia adeguata con conseguente impatto sul costo totale dell’assistenza, grazie a due categorie di test – pannello di test respiratori e pannello di test per infezione del flusso sanguigno – questa soluzione diagnostica permette di identificare contemporaneamente più di 21 virus o batteri grazie al pannello respiratorio, e più di 50 batteri o funghi grazie al pannello dedicato al flusso sanguigno, contribuendo anche al controllo della resistenza agli antibiotici (individuando i geni di resistenza agli antimicrobici, tematica molto attuale ed essenziale per gli ospedali e i pazienti) e delle malattie infettive.
L’identificazione in tempi brevi della presenza del patogeno che provoca l’infezione (batterio, virus, fungo), nonchè dell’eventuale presenza di sequenze genetiche del patogeno portatore di resistenza agli antibiotici, permette di definire una terapia antibiotica più mirata ed efficace, oltre che l’ottimizzazione della gestione del paziente con conseguente riduzione della degenza in ospedale e dei costi associati all’ospedalizzazione sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale.
Sul sistema ePlex è possibile eseguire due tipologie di test: per infezioni respiratorie e del flusso sanguigno.
Il primo riguarda un insieme di test respiratori eseguiti contemporaneamente (multiplex), basati su prelievo di un campione effettuato con tampone nasofaringeo, che consentono di identificare rapidamente la tipologia di infezione respiratoria di cui è affetto il paziente, distinguendo tra i più comuni agenti patogeni delle malattie respiratorie incluso SARS-CoV-2.
Il secondo pannello è dedicato ai test per le infezioni del flusso sanguigno e rappresenta un prezioso strumento per identificare velocemente i patogeni che possono portare a gravi conseguenze sulla salute del paziente. Basato su prelievo di campione di sangue, questo panello di test consente di identificare contemporaneamente un’ampia varietà di agenti patogeni (funghi, batteri) che possono causare infezioni e portare alla sepsi, e contestualmente identificare le mutazioni genetiche dei patogeni stessi, che favoriscono la resistenza agli antibiotici.
L’individuazione rapida del patogeno e della presenza di geni che portano a resistenze, contribuisce all’Antimicrobial Stewardship, ossia la gestione della somministrazione degli antibiotici in modo efficace e mirato, rispetto alla terapia antibiotica a largo spettro. La Stewardship antibiotica si pone come principale obiettivo il raggiungimento di risultati clinici ottimali, ovvero un miglioramento dell’outcome clinico, con una conseguente diminuzione delle resistenze, dell’uso inappropriato di farmaci e di correlati eventi avversi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la resistenza antimicrobica è una delle 10 minacce alla salute pubblica, e la resistenza antimicrobica causa più di 10.000 morti all’anno, comportando in Italia un costo annuale di 569.000 euro per 100.000 persone. L’identificazione precoce di virus e batteri che causano infezioni acute potrebbe contribuire a salvare nel nostro Paese fino a 2.980 vite all’anno. Inoltre, si stima che il 20-30% dei pazienti affetti da sepsi riceva una terapia antibiotica iniziale inefficace e che per ogni ora di ritardo nella somministrazione di una terapia efficace il tasso di mortalità per sepsi aumenti di circa l’8%. Il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2017-2020 e le più recenti linee guida Nazionali ed Internazionali sulla gestione della sepsi6 guidano ad una gestione rapida dell’infezione, raccomandando fortemente la somministrazione di antibiotici endovenosi entro un’ora per sepsi e shock settico, e la terapia empirica ad ampio spettro con uno o più antimicrobici per coprire tutti i possibili patogeni.
Il mondo della Medicina è stato rivoluzionato nella seconda metà del XX secolo dall’introduzione degli antibiotici, che hanno impattato sulla salute dei pazienti più di ogni altra scoperta fatta fino ad oggi, rendendo possibile trattare infezioni gravi che prima sarebbero state incurabili e, spesso, mortali. Poter controllare le infezioni ha impattato fortemente tutti i settori clinici, nonostante – purtroppo – l’uso improprio degli antibiotici e il loro abuso abbiano portato al fenomeno delle resistenze e dei “super-bug” sempre più complessi da trattare, causati dalla somministrazione di antibiotici non necessari, da trattamenti con tempistiche non corrette o a dosaggi inadeguati, dall’ utilizzo inappropriato di agenti ad ampio spettro. Oggi la nostra capacità di curare le malattie infettive è stata gravemente compromessa, poichè lo sviluppo di nuovi antibiotici è andato progressivamente diminuendo e questo sta determinando una maggiore morbilità e mortalità, oltre che un aumento dei costi assistenziali.
“L’impegno di lunga data di Roche Diagnostics nell’ambito delle malattie infettive – commenta Simon Winzenried, Diagnostics Solutions Director di Roche Diagnostics S.p.A. – ha raggiunto una milestone importante con l’inizio da parte dell’azienda della commercializzazione in Italia del sistema di diagnostica molecolare per l’identificazione multipli patogeni sviluppato da GenMark. Oggi dobbiamo fare i conti con infezioni batteriche per cui non abbiamo trattamento, è necessario un cambio di approccio volto a migliorare e misurare l’uso appropriato di agenti antimicrobici, che vanno usati in maniera corretta sia nel dosaggio che nella durata della terapia. La disponibilità di test diagnostici rapidi e affidabili, unita alla promozione di programmi SA (Stewardship antibiotica) che si inseriscono in un’azione sistematica di controllo delle infezioni, possono potenzialmente garantire un miglior rapporto costo-efficacia della terapia, mantenendo al minimo le conseguenze non intenzionali come gli effetti tossici e i possibili eventi avversi, controllando la selezione di organismi patogeni e la comparsa di resistenze”.
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Covid, variante Delta dominante 0,19% campioni positivo a Omicron

ROMA (ITALPRESS) – In Italia il 6 dicembre scorso la variante Delta era ancora largamente predominante, con una prevalenza stimata superiore al 99%, mentre per la Omicron sono stati trovati 4 casi, corrispondenti allo 0,19% del campione esaminato. Sono questi i risultati principali della nuova indagine rapida condotta dall’Iss e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler.
“La flash survey dà una fotografia della situazione in un determinato giorno, da cui si può stimare la prevalenza delle varianti in circolazione. E’ uno strumento molto utile nelle fasi di transizione, in cui si cerca di monitorare possibili variazioni, e le informazioni che ne derivano sono complementari a quelle date dalla piattaforma ICoGen, che invece raccoglie tutte le segnalazioni di casi”, osserva il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. “La presenza della Omicron era largamente attesa, in linea con quanto osservato anche negli altri paesi, e le prossime indagini ci permetteranno di stimarne la velocità di diffusione. Restano fondamentali le raccomandazioni date finora, di iniziare o completare il ciclo vaccinale anche con la dose booster e di seguire le misure di distanziamento e igiene per ridurre al minimo la diffusione del virus”, conclude.
A partire da questi risultati, anche considerando i possibili bias, si sottolinea che la vaccinazione continua a prevenire i decessi, riduce il numero dei ricoveri nonostante il continuo predominio della variante Delta, che è fino al 60% più trasmissibile rispetto alla variante precedentemente dominante, Alfa.
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Covid, nuovi casi oltre quota 23mila e 129 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Nuovo incremento dei casi di contagio da Covid-19 in Italia. Secondo i dati del ministero della Salute, infatti, i nuovi positivi nelle ultime 24 ore sono 23.195, in crescita rispetto ai 20.677 registrati ieri. In calo il numero di tamponi processati, 634.638, che determina un tasso di positività al 3,65%. Nuova crescita anche dei decessi, 129 (+9). I guariti oggi sono 14.802, gli attualmente positivi vedono un aumento di 8.259 unità, toccando quota 305.653. Sul fronte ospedaliero, i ricoverati nei reparti ordinari sono 7.309 (+146), più contenuta la crescita nelle terapie intensive dove si trovano in 870 (+7) con 84 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano 297.474 persone. Per quanto riguarda la corsa del contagio nelle regioni, la Lombardia oggi risulta prima per numero di nuovi casi (4.765), seguita da Veneto (3.677) ed Emilia Romagna (1.898).
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Agenas, per la pandemia nel 2020 1,7 mln di ricoveri in meno

ROMA (ITALPRESS) – AGENAS in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma 1, ha presentato, i risultati dell’Edizione 2021 del PNE, relativo ai dati 2020, sviluppato dall’Agenzia su mandato del Ministero, che hanno l’obiettivo di valutare l’efficacia, l’appropriatezza, l’equità di accesso e la sicurezza delle cure garantite dal Servizio Sanitario Nazionale.
La pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto sui servizi ospedalieri, con una riduzione complessiva dell’ospedalizzazione pari a 1 milione e 700 mila ricoveri in meno rispetto al 2019. Tale riduzione ha riguardato in misura minore i ricoveri urgenti (-13%), mentre l’impatto è stato più marcato per i ricoveri ordinari programmati e per i day-hospital (con riduzione di almeno di un quarto dei volumi).
In linea con la congiuntura storica, da quest’anno il PNE ha avviato un vasto programma di rinnovamento e sviluppo, volto a potenziare l’attuale capacità discriminativa nei confronti della qualità assistenziale raggiunta dai servizi, mediante un ampliamento del set di indicatori e l’estensione a nuovi ambiti nosologici finora non coperti dalla valutazione sistematica. In particolare, il PNE 2021 (disponibile all’indirizzo: https://pne.agenas.it/) è composto da 184 indicatori (a fronte dei 177 della passata edizione) di cui: 164 sull’assistenza ospedaliera (71 di esito/processo, 78 di volume di attività e 15 di ospedalizzazione); e 20 sull’assistenza territoriale, valutata indirettamente in termini di ospedalizzazione evitabile (14 indicatori), esiti a lungo termine (2) e accessi impropri in PS (4).
Gli ambiti clinici considerati sono: cardio e cerebrovascolare, digerente, muscolo-scheletrico, pediatrico, ostetrico e perinatale, respiratorio, oncologico, urogenitale, otorinolaringoiatrico e malattie infettive.
“I risultati dell’edizione 2021 del PNE – dichiara il Presidente Enrico Coscioni – attraverso un confronto ampio e particolareggiato dei dati di attività relativi all’anno 2020 con quelli della fase pre-pandemica, offrono un’analisi sulle dinamiche che il COVID-19 ha determinato rispetto all’organizzazione dei servizi. La sistematicità e la capillarità dell’approccio PNE nel valutare comparativamente l’efficacia, l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, devono rappresentare la strada da battere per riprogrammare la sanità Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali del futuro da parte delle Regioni e delle Province Autonome. In considerazione di questi presupposti, l’intento di AGENAS è quello di proseguire con le attività di monitoraggio e valutazione in una chiave di maggiore efficienza ed efficacia, facendo emergere e mettendo a sistema le esperienze virtuose, per contribuire alla diffusione delle buone prassi esistenti e orientare il cambiamento. Le innovazioni introdotte in questa edizione, relativamente alla capacità di tenere conto maggiormente della diversa gravità clinica dei pazienti assistiti, rappresenta un ulteriore passo avanti per coinvolgere in un dialogo costruttivo i professionisti clinici in un percorso condiviso e finalizzato ai risultati di salute migliore per tutti i cittadini”.
Attraverso i dati del PNE 2021, AGENAS restituisce una fotografia dettagliata dello stato di salute del nostro Sistema sanitario, che sembra aver resistito all’impatto della pandemia e che si appresta oggi a ripartire con le nuove sfide poste dal PNRR – dichiara il Direttore Generale Domenico Mantoan – A fronte di una riduzione attesa delle attività in elezione, sembra infatti essersi mantenuta la capacità di risposta rispetto alle patologie tempo-dipendenti. A questo proposito, sul fronte della valutazione ospedaliera, le novità introdotte consentono di valutare in maniera molto più accurata la tempestività di intervento sia nell’ambito delle patologie cardiovascolari acute che traumatiche.
Inoltre, il monitoraggio dell’assistenza è sempre più focalizzato sui professionisti sanitari – a partire dalle nuove variabili integrative del tracciato record SDO – così da stimare l’impatto dei singoli expertise sugli esiti assistenziali”. La presente edizione vede la luce ad appena pochi mesi dalla precedente, nell’ottica di un rilancio del PNE che si inserisce all’interno di una politica più vasta volta ad attenzionare e monitorare da vicino e in tempo reale le condizioni e le trasformazioni del sistema dei servizi, anche a seguito dell’esperienza del COVID-19. L’obiettivo è quello di offrire indicazioni utili a governare il cambiamento.
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Vaccino, Locatelli “Nessun segnale di allerta per i bambini”

ROMA (ITALPRESS) – “Sugli effetti collaterali è importante ribadire che sia lo studio di registrazione che ha portato le agenzie regolatorie ad approvarne l’uso, sia le evidenze che derivano dall’impiego in paesi che hanno già vaccinato numeri considerevoli di bambini, non mostrano nessun segnale di allerta per quel che riguarda il profilo di sicurezza. Non ci sono state neanche evidenze di segnalazioni di casi di miocardite o pericardite”. Lo ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Cts, nel corso della conferenza stampa sull’avvio della campagna vaccinale anti Covid-19 per i minori in età pediatrica. “Sul lungo termine ad oggi per nessuna vaccinazione abbiamo evidenze di effetti indesiderati. Mi permetto di fare una osservazione: impieghiamo la vaccinazione contro il virus della rosolia o della parotite nonostante abbiano dei tassi di letalità comparabili o inferiori al Covid – ha evidenziato -. Non si capisce perchè non dobbiamo valorizzare i benefici derivanti dalla protezione vaccinale rispetto a questa patologia”.
“Dobbiamo salutare con grande gioia la possibilità che le famiglie italiane possano fruire di questa opportunità – ha proseguito Locatelli -. Dobbiamo vedere questa data come una opportunità per proteggere la salute dei nostri bambini perchè offrire loro la vaccinazione risponde pienamente alla sensibilità genitoriale di fare il meglio per la tutela della salute dei propri figli, questo rappresenta un atto di amore nei loro confronti”.
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20.677 nuovi casi e 120 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Come ogni martedì si registra un’impennata dei casi Covid rispetto alle 24 ore precedenti. I positivi sono infatti 20.677 in crescita rispetto ai 9.503 del 13 dicembre. Secondo i dati del bollettino del Ministero della Salute il numero dei decessi cresce a 120 (+28).
Più che raddoppiati i tamponi processati: 776.553, numero che determina un tasso di positività in calo al 2,66%. I guariti sono 13.908, gli attualmente positivi si incrementano di 6.637 unità a 297.394. Anche oggi si segna una crescita negli ospedali: i ricoverati nei reparti ordinari sono 7.163 (+212), nelle terapie intensive sono ospitati 863 degenti (+7) con 93 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano 289.368 persone. Il Veneto è la prima regione per numero di contagi (4.088), seguita da Lombardia (3.830) e Lazio (1.921).
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A Catania un polo sanitario di riferimento per il Sud e il Mediterraneo

MISTERBIANCO (CATANIA) (ITALPRESS) – Un polo sanitario per il Sud Italia e per il Mediterraneo, centro di riferimento non solo per le cure oncologiche, ma anche per la Neurochirurgia, l’Ortopedia e la Riabilitazione. Humanitas Istituto Clinico Catanese si è presentato ufficialmente oggi al territorio dopo il trasferimento avvenuto ad aprile dello scorso anno, in piena emergenza pandemica, di fronte al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, all’assessore alla Salute Ruggero Razza, al sindaco della Città Metropolitana di Catania Salvo Pogliese e a quello di Misterbianco Marco Corsaro.
L’ospedale con sede a Misterbianco, che trae origine dal Centro Catanese di Oncologia, si prende cura dei pazienti con la massima qualità clinica, percorsi personalizzati ed un’organizzazione innovativa e sostenibile. Lo fa grazie ad un team di 400 persone tra medici, infermieri, tecnici e staff, potenziato di oltre il 40% rispetto alla sede precedente: una crescita che ha consentito a molti professionisti siciliani di rientrare nella propria terra, mettendo a disposizione le proprie competenze in una struttura dotata di tecnologie biomediche avanzate che la rendono un centro all’avanguardia per la cura e l’assistenza.
“La Sicilia oggi nel settore delle Life Sciences può ambire ad un ruolo fondamentale nel Mediterraneo, favorendo la crescita di centri di eccellenza per la cura, la ricerca e la formazione che si proiettano nel mondo – spiega Gianfelice Rocca, presidente di Humanitas – I fondi del PNRR rappresentano un’importante occasione per attrarre talenti e competenze che permettano a questi centri di cura e ricerca di distinguersi. In questa sfida Humanitas vuole essere un acceleratore di crescita: con il suo modello che coniuga sostenibilità e responsabilità sociale integrando assistenza clinica, ricerca e formazione universitaria, risponde ai bisogni di salute dei cittadini non solo del territorio. Offre loro cure di qualità vicino alle loro famiglie, ma anche – sempre più – di altre regioni e nazioni. Così da rendere la Sicilia, dal punto di vista della Sanità, un riferimento per tutto il Mediterraneo”.
“Fare di tutto per combattere la migrazione sanitaria – quelli che vengono chiamati ‘viaggi della speranzà ma che sono dolorosi, amari e costosissimi percorsi verso il Nord Italia o altri Paesi – è stata, sin dall’inizio, una delle priorità del nostro governo – sottolinea il presidente della Regione Musumeci – Oggi, l’alta chirurgia, le tecnologie biomediche avanzate, la specializzazione in metodiche d’avanguardia – prima appannaggio esclusivamente di centri distanti diverse centinaia di chilometri oltre lo Stretto – sono a disposizione di tutti i siciliani i quali sanno che nell’Isola possono fruire di tutti i percorsi diagnostici, chirurgici e terapeutici delle diverse specializzazioni”. “Lavoriamo senza sosta – aggiunge – per una sanità d’eccellenza, con abilità professionali di alta e comprovata esperienza, a tutti i livelli. Intanto, formiamo le nuove leve con l’obiettivo che mai più nessuno debba essere, a sua volta, costretto a lasciare la Sicilia per una affermazione professionale fino a ieri negata. La nostra Isola si candida ad essere centro d’eccellenza sanitaria aperto all’area del Mediterraneo, con una sana programmazione e vantando numerosi centri d’eccellenza come quello che oggi qui viene inaugurato ma che ha al suo attivo molti anni di operatività, efficienza, esperienza per la cura, la ricerca e la formazione in campo sanitario. Un’altra prestigiosa bandierina nella mappa di una Sicilia che cambia. Anche nella sanità”.
Humanitas Istituto Clinico Catanese, frutto di un investimento privato di oltre 100 milioni di euro – il più elevato negli ultimi anni a beneficio della sanità siciliana – sta già consentendo di ridurre la mobilità dei pazienti verso gli ospedali del Nord o di Paesi europei (che solo nel 2018 è costata alla Regione Siciliana 210 milioni di euro), creando fiducia, grazie a professionalità e competenza in campo non solo oncologico ma anche ortopedico e neurochirurgico. Solo nel primo anno di attività sono oltre 40mila i pazienti che hanno effettuato visite ed esami ambulatoriali, 11.000 terapie in Day Hospital Oncologico e più di 4.000 interventi chirurgici.
Il polo sanitario è stato progettato secondo le più moderne tecnologie, in campo strutturale e medico, con l’obiettivo di mettere il paziente al centro: la qualità delle cure offerte è certificata da Joint Commission International (ente internazionale che certifica la qualità degli ospedali in tutto il mondo) ed emerge dalle classifiche Agenas (Agenzia nazionale di valutazione e monitoraggio dei servizi sanitari).
L’ospedale è inoltre impegnato in attività di ricerca, in collaborazione con centri nazionali e internazionali, e in corsi di formazione specialistica medica post Laurea. “In particolare – spiega il professor Alessandro Repici, Direttore scientifico – stiamo sviluppando progetti che prevedono innovazione tecnologica e il rientro in Sicilia di ricercatori di talento. Sono già stati attivati i primi studi, di Molecular Pathology e Precision Medicine, sul tumore della mammella, malattia ad elevata diffusione in Sicilia. Sul fronte della formazione, Humanitas è impegnata in attività sia in ambito specialistico oncologico sia con i medici del territorio, con un programma di aggiornamento per una maggiore sensibilizzazione e diffusione di prevenzione e screening, che porterà in Sicilia alcuni tra i più importanti esperti al mondo”.
Humanitas Istituto Clinico Catanese, che ospita 178 posti letto, si estende su una superficie di 24mila mq ed è costituito da una piastra e due torri, realizzate secondo le più recenti normative in ambito energetico e antisismico. Tutti i reparti sono stati potenziati dal punto di vista della tecnologia biomedica con nuove dotazioni per garantire ai pazienti risposte sempre più precise in ogni fase della malattia: una nuova Risonanza Magnetica; due Tac di ultimissima generazione in grado di fornire indagini particolareggiate delle patologie oncologiche; una nuova Pet/Ct per diagnosi e stadiazione di tumori e un Mammografo 3D per l’esecuzione di biopsie e di tomosintesi 3D, in grado di rilevare il cancro al seno anche in fase precoce.
Un’eccellenza di Humanitas Istituto Clinico Catanese riconosciuta a livello nazionale è rappresentata dai percorsi terapeutici integrati e personalizzati per la diagnosi e cura del tumore al seno. “Se la sopravvivenza al tumore alla mammella è significativamente aumentata – spiega il dottor Francesco Caruso, responsabile del Dipartimento di Oncologia – lo si deve anche e soprattutto all’approccio multidisciplinare che accompagna il percorso di cura: un approccio adottato nella nostra Breast Unit, Certificata Eusoma insieme ad altre 24 strutture italiane, che mette al centro la donna con tutte le sue esigenze, cliniche e psicologiche”.
Nel 2020, inoltre, è arrivato anche il riconoscimento della Regione Siciliana come polo di riferimento regionale per la Senologia.
“Sostenibilità, multidisciplinarietà e personalizzazione delle cure – conclude Caruso – sono i tre concetti attorno ai quali si sviluppa la moderna oncologia. La sinergica collaborazione con i centri oncologici siciliani e con quelli del panorama internazionale consente un arricchimento professionale e un innalzamento dell’obiettivo principale: prolungare la sopravvivenza e ampliare la percentuale di guarigioni in patologie oncologiche altrimenti poco trattabili. E oggi l’impiego di cure più sofisticate, quali l’immunoterapia, rappresenta la nuova sfida nei confronti del tumore”.
(ITALPRESS).