ROMA (ITALPRESS) – Nuovo incremento dei casi di Covid-19 in Italia. Nelle ultime 24 ore i nuovi positivi sono 3.212, in crescita rispetto ai 2.985 resi noti il 28 settembre dal Ministero della Salute. I tamponi processati sono 294.452, con un tasso di positività in leggera salita all’1,09%. I decessi sono 63 (-2).
Il numero dei guariti è di 6.042, quello degli attualmente positivi oggi segna un nuovo calo, una flessione di 2.893 con un numero complessivo che scende a 95.979. Per quanto riguarda i ricoveri negli ospedali, nei reparti ordinari sono ricoverati 3.317 degenti (-101), 450 (-9) sono coloro ospitati nelle terapie intensive ma con 23 nuovi ingressi. In 92.212 si trovano in isolamento domiciliare. Sul fronte delle regioni, si evidenzia che la prima per numero di nuovi casi è la Lombardia (438), a seguire Campania (316) e Sicilia (278).
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Covid, 3.212 nuovi casi e 63 decessi in 24 ore
Nasce PAN, network per migliorare l’accesso ai servizi sanitari
ROMA (ITALPRESS) – Il 40% della popolazione italiana risulta affetto da almeno una patologia cronica e i relativi costi sanitari ammontano attualmente a 66,7 miliardi, con proiezioni in aumento a 70,7 miliardi per il 2028. Nonostante l’innovazione tecnologica introduca maggiore sostenibilità in termini di diagnosi, trattamento e gestione delle patologie croniche, al momento, presenta diversi ostacoli, inclusa la burocrazia e un’ottica non sempre personalizzata per l’acquisto da parte del sistema sanitario nazionale. La pandemia di COVID-19 ha fortemente evidenziato la necessità e l’importanza dei servizi a valore aggiunto per garantire la continuità delle cure nei pazienti con condizioni croniche. In particolare, il secondo rapporto annuale sulla diffusione dei servizi a valore aggiunto dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica (Roma) ha evidenziato che il 94% dei pazienti utilizza servizi dedicati al monitoraggio a distanza e/o servizi di consegna dispositivi medici a domicilio. In questo contesto nasce il Patient Access Network (PAN), promosso da ALTEMS (Università Cattolica) e in collaborazione con Salutequità.
Obiettivo di PAN è promuovere la centralità del paziente all’interno del panorama sanitario italiano, coinvolgendo le associazioni dei pazienti, le società scientifiche, le istituzioni e i privati nella discussione di tematiche e nell’identificazione di proposte per promuovere l’accesso a dispositivi medici e servizi sanitari.
L’iniziativa è sotto la direzione scientifica di Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS), che commenta “Abbiamo voluto supportare scientificamente come ALTEMS questa iniziativa in quanto per poter avere un servizio sanitario nazionale che garantisca un equo accesso alle cure a tutti i pazienti e i cittadini e al contempo renda saldo la sua sostenibilità è necessario avere un cambio di logica nelle decisioni creando un ecosistema che connetta le istituzioni, le associazioni di pazienti e cittadini e le industrie”.
Il PAN sarà coordinato da Tonino Aceti, esperto in tutela dei diritti dei pazienti e politiche sanitarie e Presidente dell’associazione Salutequità, che spiega: “La vera innovazione tecnologica rappresenta un’opportunità di ammodernamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale, della sua organizzazione e di rafforzamento dei diritti dei pazienti. Eppure, si scontra con disuguaglianze nell’accesso regionali e territoriali, con criticità nella personalizzazione, con tempi lunghi e burocrazia inutile, come ad esempio i 328 giorni necessari in media, prima della pandemia, per l’aggiudicazione di gare per i dispositivi medici contro i 162 della Germania. Affrontare e superare questi problemi è un primo passo per avvicinare il SSN ai bisogni delle persone”.
Il progetto coinvolgerà tutti gli stakeholder del panorama sanitario italiano tramite lo svolgimento di workshop mirati all’analisi di tematiche relative al tema del patient access. Il fine è quello di indirizzare istituzioni e soggetti privati verso output appropriati in termini di dotazioni infrastrutturali, definizione degli ambiti di cura e designazione di percorsi diagnostico-assistenziali per migliorare la qualità di vita dei pazienti.
I risultati del workshop verranno successivamente presentati e discussi durante il Forum nazionale a tema patient access, in programma nel mese di settembre 2022.
Tra gli esperti coinvolti nel Comitato di Indirizzo del PAN vi è Teresa Petrangolini, direttore Patient Advocacy Lab di ALTEMS, per la quale “l’emergenza COVID ha posto in evidenza come l’attivismo delle associazioni dei pazienti sia diventato un punto di riferimento essenziale per un SSN equo, resiliente e soprattutto innovativo. E’ da esse che viene una domanda di servizi più legati alla persona come il monitoraggio a distanza, la semplificazione dell’accesso o la consegna dispositivi medici a domicilio. Ripartire dai pazienti è un modo per ridisegnare un servizio più attento al futuro”.
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Gruppo Angelini, +15% di assunzioni e più energia da fonti rinnovabili
ROMA (ITALPRESS) – Angelini Holding ha pubblicato il suo primo bilancio di sostenibilità e ha ottenuto per il proprio headquarter di Roma, Casa Angelini, la certificazione Leed Platinum. Il primo Sustainability Report del Gruppo Angelini, riferito al biennio 2019-2020, ha analizzato gli impatti ambientali, sociali ed economici delle sue attività. Nel 2020 le aziende del Gruppo hanno utilizzato 5,2 milioni di Kilowatt ora (kWh) di energia elettrica acquistata da fonti rinnovabili e 25 milioni di kWh di energia autoprodotta. Il consumo di acqua è stato ridotto del 2,5% rispetto al 2019. C’è stato un incremento del 15% nelle assunzioni, il 47% delle quali riguarda lavoratori con età inferiore ai 30 anni, e sono state oltre 71 mila le ore di formazione erogata nel corso dell’anno. Una particolare attenzione è stata dedicata al contrasto dell’emergenza dovuta al Covid-19 tramite iniziative rivolte ai dipendenti e a tutta la comunità.
La certificazione Leed ottenuta dalla sede centrale del Gruppo Angelini a Roma, è nata in America dalla associazione senza scopo di lucro U.S. Green Building Council (USGBC) ed è finalizzata alla promozione e allo sviluppo di un approccio globale al tema della sostenibilità attraverso l’attribuzione di un riconoscimento che viene assegnato alla progettazione e alla realizzazione virtuosa in ambiti chiave per la salute umana e per la salvaguardia dell’ambiente, al fine di definire linee guida per costruire edifici a misura d’uomo e sostenibili. LEED in Italia è promosso da GBC Italia, associazione partner di USGBC che si occupa di diffondere e sviluppare i principi e gli strumenti (tra cui la propria famiglia di protocolli energetico-ambientali) dell’edilizia sostenibile, a supporto della transizione ecologica in atto.
La certificazione assegnata a Casa Angelini – sede romana della multinazionale, che occupa una superficie di circa 30.000 mq, con progetti di espansione e sviluppo, per ulteriori 20.000 mq – conferma una riduzione del 35% sui consumi energetici – che corrisponde al contenimento di emissioni che produrrebbero i motori accesi di 400 autovetture parcheggiate durante un intero anno – e del 69% su quelli idrici – pari all’acqua erogata in circa 43.000 docce. Ciò, a fronte del ricorso a un quantitativo di materiali riciclati pari al 20% del totale di quelli utilizzati per la costruzione e realizzazione.
“Siamo molto orgogliosi di questo riconoscimento – dichiara Thea Paola Angelini, vice presidente esecutiva di Angelini Holding – che certifica la Casa del nostro Gruppo come eccellenza nell’ambito della eco-sostenibilità. La nostra vision “Building a Better Future” si fonda su un approccio alla sostenibilità che nasce dall’idea, alla base della nostra strategia e del modello di business, di tramandare nel tempo il valore di ciò che abbiamo costruito e realizzato fino ad oggi”.
Nel primo Sustainability Report del Gruppo Angelini sono rendicontati quindi gli impatti ambientali e sociali, economici e di governance delle attività svolte da Angelini Holding e dalle Società Operative del Gruppo, con una particolare attenzione alle pratiche e ai comportamenti verso i collaboratori, le comunità, l’ambiente e, più in generale, verso tutti gli stakeholder del Gruppo.
“La sostenibilità – osserva Sergio Marullo di Condojanni, Ceo di Angelini Holding – rappresenta un’opportunità per migliorare costantemente la qualità dei nostri prodotti e delle nostre azioni. Questo primo Report di Sostenibilità del gruppo Angelini testimonia la nostra convinzione che innovazione, inclusione, sviluppo dei talenti, protezione dell’ambiente e attenzione per le comunità in cui operiamo, siano fondamentali nell’accelerare lo sviluppo economico della società e della nostra impresa”.
Dal Rapporto emerge inoltre che, nel 2020, dei 5.700 dipendenti del Gruppo, oltre 4.000 sono in Italia e di questi il 91% è assunto con un contratto a tempo indeterminato. Grazie a Fameccanica, l’azienda del Gruppo Angelini attiva nell’automazione e nella robotica per l’industria, sono stati piantumati 12.000 alberi per contrastare le emissioni di CO2.
Una particolare attenzione è stata dedicata dal Gruppo Angelini nella lotta all’emergenza determinata dal Covid-19, con l’attivazione, grazie a Fameccanica, di linee produttive per mascherine chirurgiche, la donazione da parte di Angelini Pharma di 900 mila confezioni di Amuchina, la consegna da parte di Fater di 740 mila litri di candeggina. La Fondazione Angelini ha inoltre donato 1 milione di euro all’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, dove nel febbraio del 2020 è stato isolato per la prima volta in Italia il coronavirus.
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Salute, i pazienti con amiloidosi cardiaca si raccontano sui social
ROMA (ITALPRESS) – Cinque video, i bisogni, le storie: l’amiloidosi cardiaca non è più una malattia rara senza voce. Si conclude oggi la campagna social “RaccontAMY – Chi vive l’amiloidosi cardiaca ha qualcosa da dirti”, ideata per informare i clinici e sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sull’amiloidosi cardiaca.
L’iniziativa partita lo scorso giugno, promossa da Osservatorio Malattie Rare in collaborazione con Conacuore-Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore-ODV, fAMY-Associazione Italiana Amiloidosi Familiare Onlus, Fondazione Italiana per il Cuore e realizzata con il contributo non condizionante di Pfizer, ha raccontato per tutta l’estate le esperienze di persone, pazienti, che affrontano quotidianamente questa malattia il cui bersaglio principale è il cuore, organo che si celebra proprio oggi nella sua Giornata Mondiale.
Le richieste del mondo associativo, le stesse emerse dalle video-testimonianze pubblicate sulle pagine Facebook e Twitter e sul canale YouTube di OMaR, non lasciano spazio a dubbi e corrispondono alle necessità mediche ancora insoddisfatte dei pazienti. Prima fra tutte l’aumento del livello di conoscenza dell’amiloidosi cardiaca, necessario per poter ricevere una diagnosi tempestiva, considerando che si tratta di una malattia rapidamente progressiva in cui in media i pazienti vivono da 2 a 3,5 anni post-diagnosi.
A confermare quanto detto è il primo protagonista della campagna, Francesco Tosi, 68 anni, che nel corso della sua vita ha sempre praticato diversi sport, a livello agonistico e per diletto, ma che oggi non è più in grado di affrontare certi sforzi fisici. “Nel mio percorso verso la diagnosi sono stati sottovalutati diversi segni, come il tunnel carpale o altri piccoli problemi tendinei, che solo oggi so essere correlati all’amiloidosi. Non è stato facile, perchè molti degli esami che ho fatto in questi anni davano dei risultati dubbi. Sono arrivato alla diagnosi solo con il test genetico che ha mostrato questa mutazione. Si tratta di una condizione che non è facilmente comprensibile anche per le persone vicine come i familiari e gli amici, perchè è una patologia sconosciuta, spesso anche per i medici”.
Considerare con attenzione la storia clinica familiare di un paziente e non sottovalutare i sintomi, anche se modesti, sono step fondamentali.
“Prima della diagnosi non avevo mai sentito la parola ‘amiloidosì. E’ una malattia che non si vede e non si sente e per questo, a volte, si stenta a credere che ci sia veramente se non fosse per la stanchezza che comporta. Sono sintomi simili a quelli di altri problemi cardiaci, quindi è molto importante in fase di accertamento capire quali fra essi siano effettivamente legati alla patologia”, ha spiegato Giuseppe Lacagnina, di 72 anni. Ex dirigente presso una nota azienda di liquori, Giuseppe si è sempre dedicato ai viaggi e all’attività sportiva fino ai primi segnali manifestatisi proprio su una pista di atletica: da allora non riesce a percorrere più di una rampa di scale e non può portare dei pesi.
“So che questa malattia progredisce velocemente fino ad essere letale nel giro di pochi anni e per affrontare questo percorso la figura del cardiologo è fondamentale: mi conforta, mi sostiene e mi dà fiducia. Il confronto con lui spesso mi aiuta a superare i momenti difficili”, ha raccontato Piero Pedralli, 79 anni, oggi socio volontario di una fondazione da lui creata che supporta gli enti del terzo settore. Il cardiologo, in effetti, è una figura fondamentale fra quelle che compongono il team multidisciplinare esperto che dovrebbe seguire il paziente in tutte le fasi per una corretta presa in carico.
Un aspetto ribadito più volte dalle associazioni che hanno partecipato attivamente alla campagna, le quali hanno sottolineato anche l’importanza di fare rete, perchè solo con il confronto, il dialogo e l’aggiornamento sulla malattia l’amiloidosi cardiaca uscirà sempre più allo scoperto. Ci sono tre strumenti che secondo le associazioni dovrebbero essere adottati per migliorare il percorso di diagnosi e presa in carico: le linee guida diagnostico-terapeutiche, i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) e il registro dei pazienti. Tra le richieste avanzate, inoltre, la più urgente è quella di poter accedere tempestivamente alle nuove terapie.
Per i pazienti un altro aspetto drammatico è la possibile ereditarietà della patologia: “Ero molto preoccupato per i miei figli, e il giorno che ho ritirato il referto ero tentato di strapparlo senza leggere il risultato”, ha raccontato Antonio Guzzo, 73enne e da sempre sportivo. “Poi, però, ho capito che dovevo fare i conti con la realtà, e quando ho letto che non si trattava di una forma ereditaria, sono scoppiato in un pianto liberatorio”, ha concluso. “L’amiloidosi, fino ad oggi, non mi determina, nè tantomeno mi lascio definire da essa: io non sono la mia malattia, io sono Antonio”.
Le amiloidosi sono un gruppo di patologie rare, invalidanti e spesso fatali, caratterizzate dall’accumulo dannoso di sostanza amiloide all’interno dell’organismo. Esistono diverse forme di amiloidosi, ognuna delle quali è dovuta a una specifica proteina difettosa che nel tempo compromette la funzionalità di numerosi organi e tessuti: cuore, reni, apparato gastrointestinale, fegato, cute, nervi periferici e occhi. Il cuore, in particolare, è l’organo bersaglio in cui l’amiloide si deposita più frequentemente, provocando una condizione chiamata “amiloidosi cardiaca”, che si manifesta con un grave quadro di scompenso cardiaco.
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Covid, 2.985 nuovi casi e 65 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Ricrescono i casi Covid in Italia rispetto alle 24 ore precedenti. I nuovi positivi sono 2.985, in aumento rispetto ai 1.772 della precedente rivelazione, e questo – secondo i dati forniti dal ministero della Salute – a fronte di quasi il triplo dei tamponi processati, 338.425 e che fa crollare il tasso di positività sotto l’1%, allo 0,88. A crescere sono anche i decessi, 65 (+20), mentre i guariti registrati nelle ultime 24 ore sono 5.105. Gli attualmente positivi scendono sotto quota 100 mila in calo di 2.208.
Sul fronte ospedaliero, nei reparti ordinari sono ricoverati 3.418 pazienti (-69), 459 (-29) si trovano in terapia intensiva con 19 nuovi ingressi. In 94.995 si trovano in isolamento domiciliare. La Sicilia è la regione dove si registra l’incremento maggiore di nuovi casi (553), seguita da Veneto (376) e Lombardia (345).
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Aism-Airc-Telethon “Ridurre i costi della ricerca biomedica non-profit”
ROMA (ITALPRESS) – Il 25 settembre scorso sono trascorsi i sessanta giorni previsti dal DL Sostegni per emanare il decreto attuativo per la riduzione degli oneri fiscali per acquisti finalizzati alla ricerca scientifica degli enti del terzo settore. Il DL Sostegni-bis, approvato il 23 luglio scorso, ha riconosciuto in via sperimentale, solo per l’anno 2021, un contributo nella misura del 17 per cento delle spese sostenute da Enti di ricerca privati senza finalità di lucro per l’acquisto di reagenti e apparecchiature destinate alla ricerca scientifica. L’efficacia della disposizione è però subordinata all’autorizzazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato e richiede di essere attuata tramite decreto del Ministero della Salute. In assenza di tali provvedimenti, infatti, la misura non può entrare in vigore.
La proposta, lanciata a dicembre 2020 da Fondazione Airc, Aism e Fondazione Telethon, aveva fatto appello a tutte le forze politiche e al Governo affinchè venisse riconosciuta l’importanza strategica della ricerca biomedica, riducendo gli oneri fiscali finalizzati alla ricerca scientifica. Dopo aver ottenuto un’importante risposta con il DL Sostegni-bis, i tre Enti chiedono che questo percorso si concretizzi in tempi rapidi con un decreto attuativo e possa auspicabilmente essere confermato in forma stabile per gli anni a venire, dando così un concreto supporto alla missione di tutti gli enti che si occupano di ricerca biomedica senza scopo di lucro e dell’intero sistema italiano della ricerca.
Oggi alla Camera dei Deputati, assieme a Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia e primo firmatario dell’emendamento che ha previsto il credito di imposta per la ricerca biomedica, sono intervenuti i rappresentanti dei tre istituti di ricerca privati senza finalità di lucro sostenuti dalle donazioni di Fondazione Airc, Aism e Fondazione Telethon: Marco Foiani, direttore scientifico IFOM Milano, Marco Salvetti membro del Consiglio di Amministrazione della FISM, e Andrea Ballabio, direttore dell’istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli (Napoli).
“Abbiamo invertito una tendenza ed aperto un varco che dovrà portare quanto prima all’azzeramento dell’Iva per quanti operano in regime non profit, utilizzando le donazioni di cittadini ed aziende – ha detto Russo -. La norma contenuta nel DL Sostegni – bis serve, infatti, ad indicare da che parte sta lo Stato, da che parte sta un Paese che non può e non deve guadagnare sulla solidarietà e che, al contrario, deve dare un segnale chiaro di apprezzamento allo sforzo solidale di chi dona. Non si può e non si deve lucrare sulla sensibilità dei cittadini e sugli sforzi che la ricerca scientifica compie per vincere la lotta contro la sclerosi multipla, la distrofia muscolare ed i tumori. Lavorare per sconfiggere queste malattie significa contribuire a rafforzare la sanità pubblica ed a garantire il diritto alla salute dei cittadini. Per questo motivo oltre a proseguire lungo il percorso della decontribuzione occorre che ora il Governo renda concreto quando ottenuto facendo diventare norma il mio emendamento al DL Sostegni-bis. E’ l’ultimo miglio ma bisogna percorrerlo in fretta”.
“L’approvazione dell’emendamento offre uno strumento straordinario alla ricerca, ma non basta. Per far sì che possa rapidamente tradursi in un reale beneficio, è urgente che venga concretizzato con misure attuative per l’anno in corso e, ci auguriamo, confermato anche per il futuro – spiega Marco Foiani, direttore scientifico di IFOM, istituto di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro -. La ricerca scientifica ha alti costi e questa misura ci consente di investire con maggiore efficacia le donazioni dei nostri sostenitori per rendere la ricerca sul cancro sempre più competitiva a livello internazionale”.
“La ricerca di AISM con la sua Fondazione FISM ha un impatto concreto sulla vita delle persone con sclerosi multipla e con patologie similari e il nostro compito di ricercatori, 500 al fianco di AISM e della sua Fondazione, è portarla avanti ogni giorno, perchè ogni giorno, un piccolo o grande successo che sia, è vita per i nostri pazienti”, spiega Marco Salvetti, neurologo, ricercatore, membro del Consiglio di Amministrazione della FISM.
“Abbiamo bisogno di fondi per portare avanti le nostre ricerche e, a nome di tutti i ricercatori, auspico – continua Salvetti – che questo emendamento ci aiuti a finalizzare i tanti progetti che sono ancora fermi nei nostri laboratori o che hanno bisogno di risorse aggiuntive per poter proseguire. E’ essenziale che questa misura si concretizzi per permetterci una ricerca sempre più incisiva, che arrivi a casa del paziente, che sia sempre di più innovativa e multidisciplinare. Una ricerca che come emerso chiaramente durante la pandemia non è soltanto la principale risposta per i bisogni di salute dei cittadini ma anche un fondamentale fattore per la ripresa e lo sviluppo della nostra comunità”.
“Si tratta di una misura estremamente importante e in grado di dare un impulso concreto al mondo della ricerca scientifica che, oggi più che mai, gioca un ruolo cruciale per il futuro dell’intero Paese. L’auspicio è che questa norma possa essere confermata anche negli anni venturi – ha dichiarato Andrea Ballabio, Direttore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli – Si tratta di un passo iniziale ma significativo, soprattutto per realtà non profit come Fondazione Telethon che lavorano ogni giorno grazie alla generosa partecipazione dei cittadini a sostegno di migliaia di ricercatori impegnati a trovare risposte che possano contribuire al benessere di tutti”.
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Vaccino efficace nei pazienti oncologici, ma servono due dosi in 21 giorni
ROMA (ITALPRESS) – Il vaccino anti Covid è efficace nei pazienti oncologici, ma per ottenere un’adeguata protezione sono indispensabili due dosi. Lo dimostra il più grande studio al mondo sulla risposta immunologica e sulla sicurezza del vaccino a mRNA nelle persone colpite da cancro, condotto presso l’Istituto Regina Elena-Sapienza Università di Roma. Lo studio, pubblicato su “Clinical Cancer Research”, la rivista ufficiale dell’American Association for Cancer Research (AACR), ha arruolato 816 pazienti con diversi tipi di neoplasie solide, in particolare tumore della mammella (31%), del polmone (21%) e melanoma (15%), in trattamento attivo o sottoposti a cure nei 6 mesi precedenti la vaccinazione anti COVID. I risultati del lavoro sono presentati oggi in una conferenza stampa presso Sapienza Università di Roma.
“Tutti i pazienti hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino a distanza di 21 giorni – spiega Francesco Cognetti, professore di Oncologia Medica Sapienza Università di Roma e direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma -. Il tasso di risposta sierologico e il titolo positivo di immunoglobuline (IgG) sono stati misurati in tre diversi momenti: prima della vaccinazione, a 3 e a 7 settimane dalla prima inoculazione. Il gruppo di confronto con le persone sane era rappresentato da 274 operatori sanitari, sottoposti alla immunizzazione anti COVID con ciclo completo. Il tasso di risposta anticorpale è aumentato nei pazienti oncologici in maniera significativa dal 59,8% a 21 giorni dalla prima dose fino al 94,2% dopo 7 settimane. Invece gli operatori sani hanno evidenziato una percentuale di risposta del 93,7% già 21 giorni dopo la prima dose (raggiungendo il 100% a 7 settimane). Tutti i pazienti oncologici vaccinati sono stati seguiti con frequenti tamponi molecolari. Complessivamente sono stati registrati solo 5 casi (0,6%) di infezioni da Covid peraltro asintomatiche. Ciò conferma l’elevatissimo valore della vaccinazione in questa popolazione molto fragile di pazienti”.
“Primi in Italia, abbiamo cominciato a vaccinare i pazienti oncologici nel Lazio lo scorso marzo – afferma Alessio D’Amato, assessore Sanità e Integrazione Socio-sanitaria Regione Lazio -. I risultati di questo studio convalidano la nostra decisione. Nel Lazio c’è stato uno sforzo senza precedenti grazie al lavoro di squadra condotto dagli operatori sanitari e dalle Istituzioni. La nostra Regione si è distinta per efficienza proprio verso i più fragili e siamo partiti per primi anche con la somministrazione della terza dose del vaccino anti Covid nei confronti di questa popolazione”.
“Si tratta di uno studio fondamentale che mostra come la vaccinazione induca una risposta immune in un’elevata percentuale di pazienti affetti da neoplasie solide – spiega Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione, ministero della Salute -. Si tratta di uno studio estremamente ampio e condotto nella pratica reale. Sarà estremamente importante ora valutare l’effetto a lungo termine della vaccinazione”.
E’ lo studio con la più ampia casistica al mondo sull’efficacia del vaccino anti COVID nei pazienti oncologici in trattamento attivo. Le persone colpite da cancro sono ad alto rischio di conseguenze gravi fino alla morte, se contagiate dal virus. Finora però vi erano evidenze scientifiche molto limitate sull’immunogenicità e sulla sicurezza del vaccino in questa popolazione, perchè esclusa dagli studi di fase 3 che hanno portato all’approvazione del siero. Le ricerche già pubblicate fino a oggi hanno considerato solo qualche decina di pazienti oncologici. Inoltre, questo è il primo studio effettuato con valutazioni della sierologia in tre tempi diversi: prima della vaccinazione, dopo la prima inoculazione e successivamente alla seconda. Una ricerca israeliana e una americana su casistiche molto inferiori hanno considerato i risultati solo in due momenti: prima della vaccinazione e alla conclusione del ciclo completo, non analizzando quindi i risultati dopo la prima dose.
“Lo studio presentato oggi ribadisce l’alto profilo della ricerca medica italiana nello scenario internazionale e punta i riflettori su una fascia di pazienti fragili che è necessario tutelare al meglio – sottolinea la rettrice Antonella Polimeni -. Sono particolarmente orgogliosa del contributo di Sapienza nel contrasto alla pandemia, che trova fondamento nel legame indissolubile tra assistenza, ricerca e didattica, ben rappresentato dai Policlinici universitari e dalla capacità di dialogo con gli enti di territorio. Un modello che ha prodotto casi virtuosi e risultati concreti”.
Dallo studio emerge con chiarezza il valore fondamentale della seconda dose nelle persone colpite da cancro e molto fragili, che devono riceverla entro 21 giorni dalla prima, pena il potenziale rischio di contagio. FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi ematologi) aveva già segnalato le potenziali conseguenze pericolose del ritardo della seconda dose di vaccino per i pazienti oncologici in trattamento attivo, nei quali invece andava rigorosamente rispettata la tempistica delle due somministrazioni.
Inoltre, nello studio, la risposta anticorpale è risultata inferiore nelle persone trattate con chemioterapia e con uso prolungato di steroidi, proprio per gli effetti immunosoppressivi di queste cure. Ed è il primo studio a evidenziare l’impatto negativo dei glucorticoidi (cortisone), una classe di ormoni steroidei, sull’efficacia del vaccino anti Covid a mRNA, finora dimostrato solo in persone con malattie infiammatorie croniche. Va quindi evitato l’uso non indispensabile di steroidi. Nello studio è anche emerso lo scarso valore aggiunto degli anticorpi neutralizzanti anche particolarmente costosi, i cui test possono essere evitati nei pazienti oncologici.
La frequenza di effetti collaterali locali o sistemici, nella maggior parte dei casi lievi, è stata bassa e comunque in linea con quanto osservato nei sani, anzi la comparsa di effetti collaterali espressione dell’attivazione della risposta infiammatoria è stata osservata correlata ad un maggiore tasso di risposta anticorpale.
Sono in corso valutazioni sul mantenimento dell’immunoreattività umorale nel corso del tempo. “Dati preliminari in corso di pubblicazione – conclude il professor Cognetti – mostrano a questo riguardo una notevole diminuzione del tasso anticorpale nei pazienti oncologici in trattamento attivo a 6 mesi dalla prima dose, diminuzione molto più significativa rispetto ai sani ed una previsione di azzeramento degli anticorpi in questi pazienti a circa 9 mesi rispetto ai 16 mesi nei sani e la conferma nel corso del tempo degli stessi fattori clinici già dimostratisi correlati con la diminuzione delle immunoreattività umorale. Questi dati, quindi, sono di indubbia utilità nella selezione delle priorità temporali alla somministrazione della terza dose nei malati oncologici”.
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Trust Bper eroga 100.000 euro per famiglie infermieri vittime Covid
MODENA (ITALPRESS) – Il Trust “Uniti oltre le attese”, istituito nella scorsa primavera per supportare le famiglie degli infermieri deceduti a causa del Covid-19, ha erogato i primi 100 mila euro alla Fnopi (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) a favore del Fondo “Noi con gli infermieri” creato dalla Federazione per le medesime finalità. Il Trust, che ha la qualifica di Onlus, è parte del progetto di più ampio respiro “Uniti oltre le attese”, avviato nella primavera 2020 dal Gruppo Bper Banca, volto a mitigare gli effetti negativi del Covid-19 attraverso uno stanziamento complessivo di oltre 3 milioni di euro, di cui 500.000 conferiti nel Trust. L’erogazione della restante parte del fondo conferito in Trust sarà elargita da Bper Trust Company SpA, quale Trustee del Trust “Uniti oltre le attese” Onlus, secondo criteri stabiliti e concordati con la Fnopi.
Potranno beneficiare dell’iniziativa, di durata triennale, le famiglie maggiormente bisognose degli infermieri deceduti a causa del Covid-19; questo secondo un riparto che terrà conto di diversi criteri quali ad esempio: composizione del nucleo famigliare, necessità di sostegno psicologico e sanitario, presenza di un contratto di affitto o mutuo, parametrazione sulla base di Isee corrente. Il progetto benefico è realizzato tramite Bper Trust Company, società del Gruppo Bper fondata nel 2012 e specializzata in consulenza non finanziaria per la protezione del patrimonio e la gestione di Trust. Nella sua qualifica di Onlus il Trust gode dei benefici fiscali previsti e può accettare conferimenti anche da parte di terzi, clienti e non della Banca, che vorranno supportare gli attuali o futuri progetti di solidarietà. Le modalità per dare o ricevere sostegno con il Trust “Uniti oltre le attese” sono specificate al link
https://www.bper.it/web/bper/perche-sceglierci/responsabilita-sociale/comunita/trust-uniti-oltre-le-attese.
(ITALPRESS).









