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L’alfa-sinucleina stimola le cellule staminali neurali

ROMA (ITALPRESS) – Il cervello dei mammiferi continua a generare neuroni per tutta la vita, a partire da cellule staminali neurali, in due zone specifiche dette nicchie neurogeniche: il giro dentato dell’ippocampo e la zona subventricolare.
Un team dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr- Ibbc), guidato da Felice Tirone e Laura Micheli in collaborazione con Giorgio D’Andrea e Manuela Ceccarelli, si è chiesto se vi fossero dei geni particolarmente coinvolti nel mantenimento della produzione di neuroni nell’anziano. A questo scopo i ricercatori hanno utilizzato un modello di invecchiamento in vivo, con ridotta produzione di cellule staminali e neuroni del giro dentato dell’ippocampo e conseguente riduzione della capacità mnemonica. La neurogenesi nel giro dentato, infatti, è particolarmente importante per la formazione della memoria associativa, che permette di collegare tra loro ricordi diversi.
Entrambi i processi si riducono durante l’invecchiamento e nelle malattie neurodegenerative. “Attraverso un’analisi genomica, abbiamo identificato in questo modello i geni che erano riattivati dalla corsa volontaria, che sappiamo essere un potente stimolo della produzione di neuroni – spiega Tirone -. Abbiamo osservato che l’alfa-sinucleina – gene la cui espressione è ridotta nell’invecchiamento fisiologico e anche nel nostro modello – è riportata ai livelli normali dalla corsa. Inoltre, se la sua ridotta espressione nel giro dentato invecchiato è aumentata artificialmente, le cellule staminali riprendono a produrre neuroni”.
L’evidenza è quindi che l’alfa-sinucleina svolge un ruolo chiave nel mantenimento della produzione di neuroni nel cervello anziano.
“E’ poi noto che nel caso di un eccesso dei livelli di alfa-sinucleina o quando la sua struttura è alterata, essa diventa responsabile di neurodegenerazione, in particolare nelle sinucleinopatie, fra cui ad esempio il morbo di Parkinson. Il nostro lavoro fa quindi luce sulla funzione fisiologica di questa molecola e la evidenzia come possibile target per terapie nell’anziano, preventive della neurodegenerazione”, conclude Micheli.
Allo studio hanno contributo, per l’analisi dei dati genomici, Teresa Maria Creanza e Nicola Ancona dell’Istituto di sistemi e tecnologie industriali intelligenti per il manifatturiero avanzato (Cnr-Stiima), Roberto Coccurello dell’Istituto dei sistemi complessi (Cnr-Isc) e Fondazione Santa Lucia IRCCS e Giacomo Giacovazzo dell’Università di Roma Tor Vergata per l’induzione dell’espressione cerebrale della alfa-sinucleina, e Raffaella Scardigli, dell’Istituto di farmacologia traslazionale (Cnr-Ift) per gli studi di espressione genica.
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Ultracentenaria prima vaccinata a Rieti con terza dose

RIETI (ITALPRESS) – “Iniziate questa mattina a Rieti le prime somministrazioni della terza dose di richiamo del vaccino anti Covid per gli ospiti nelle RSA che hanno fatto la seconda dose almeno da 180 giorni. Tra le prime a ricevere la dose di richiamo ‘nonna Valentinà donna ultracentenaria residente nella RSA di Santa Rufina a Rieti. Da domani sera alla mezzanotte (mercoledì ore 24.00) sarà attivo per tutta la regione il servizio di prenotazione online per gli over 80 che abbiano ricevuto la seconda dose entro il 31 marzo 2021, una platea interessata di 140 mila utenti, le somministrazioni potranno essere effettuate presso i centri vaccinali oppure in farmacia. Chi volesse potrà fare la terza dose del richiamo dal proprio medico di famiglia contattandolo direttamente”. Lo dichiara l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
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Registrati 1.772 casi di Covid e 45 morti, prosegue trend discendente

ROMA (ITALPRESS) – Sono 1.772 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 3.099) a fronte di 124.077 tamponi effettuati per un tasso di positività pari all’1,4%. E’ quanto risulta dal bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Si conferma dunque il trend in calo, con 635 nuovi casi in meno rispetto a quelli registrati lo scorso lunedì 20 settembre. Nelle ultime 24 ore sono stati 45 i decessi (ieri 44), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 130.742. Con quelli di oggi diventano 4.662.087 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 101.080 (-1.164), 97.105 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 3.487 (+52) di cui 488 (+5) in Terapia intensiva con 29 nuovi ingressi. I dimessi/guariti sono 4.430.265 con un incremento di 2.892 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è l’Emilia Romagna (289), seguita da Sicilia (227) e Lazio (217).
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Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia

ROMA (ITALPRESS) – Il cuore degli italiani è sempre più a rischio: le malattie cardiovascolari restano ancora la prima causa di morte in Italia, causando il 34,8% di tutti i decessi (31,7% negli uomini e 37,7% nelle donne). Nonostante ciò, prevenzione, accesso alle cure e aderenza al trattamento rimangono disattesi e l’impatto del Covid-19 ha ulteriormente peggiorato lo stato dell’arte. In occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2021, Sanofi con IQVIA e in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore ha realizzato una nuova ricerca basata sui dati di Real World (RWD) per analizzare le criticità emerse e una survey condotta su un panel di cardiologi, internisti, diabetologi e medici di medicina generale. Dopo aver registrato il senso di isolamento e le paure di pazienti e caregiver durante il primo lockdown (“Il cuore batte nel web”: studio sulle discussioni di pazienti e caregiver sul web durante i mesi del lockdown), Sanofi rinnova il proprio impegno nell’ascolto delle esigenze in ambito cardiovascolare proseguendo quest’anno con un’analisi puntuale dell’impatto del Covid-19 su nuove diagnosi, gestione e terapie con l’obiettivo di identificare le strategie ottimali per garantire prevenzione, accesso e continuità di cura.
‘Il messaggio che lanciamo quest’anno in occasione della Giornata Mondiale ribadisce l’importanza di sensibilizzare il cittadino e il paziente a prendere a cuore la propria salute cardiovascolare e a contribuirvi in modo attivo – ha evidenziato Emanuela Folco, presidente Fondazione Italiana per il Cuore -. Da qui il senso della campagna “Usa il Cuore per restare connesso con il tuo Cuore”, un invito a fare scelte di vita salutari, a tenere monitorati i propri valori e a mantenere costante la relazione con il proprio medico. Questa ulteriore indagine ci permette di ribadire l’esigenza di trovare nuovi modelli di presa in carico affinchè, anche in situazioni di emergenza come quella che abbiamo vissuto, ciascun paziente possa conservare un rapporto continuativo di dialogo e di fiducia con il proprio medico, anche e soprattutto da remotò.
‘L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo non solo per le conseguenze dirette della pandemia come infezioni e ricoveri, nuove ondate di contagi, ma anche – e soprattutto – per gli effetti indiretti che hanno coinvolto tutti gli altri pazienti, provocando ritardi di diagnosi, mancato accesso alle cure e discontinuità dei trattamenti. Aumento delle liste di attesa e casi più gravi e complessi sono le conseguenze prospettate per i prossimi mesi. Abbiamo fotografato la situazione nel nostro Paese circa l’accesso alle cure, le nuove diagnosi e l’aderenza alla terapia, mettendo a confronto il periodo pre e post Covid attraverso un’analisi dei dati Real World (RWD) e interviste a un campione di specialisti e medici di medicina generale”, ha commentato Isabella Cecchini, direttrice Dipartimento Ricerche di Mercato di IQVIA.
Lo studio RWD si è focalizzato sui pazienti affetti da dislipidemia (in particolare, ipercolesterolemia) e malattie ischemiche del cuore (quali malattie coronariche aterosclerotiche) – due patologie ad alta prevalenza che colpiscono rispettivamente 8,8M e 2,3M di pazienti in Italia – confrontando il periodo post-pandemia (febbraio 2020-giugno 2021) con il trend storico del 2019.
Dopo la drammatica contrazione registrata durante il primo lockdown, l’analisi ha mostrato un parziale recupero dei ritardi diagnostici a partire dalla seconda metà del 2020, e in misura maggiore nel primo semestre del 2021, mentre rimane un gap significativo nell’accesso alle visite specialistiche, per le prime visite ma soprattutto per visite di controllo, e una riduzione dell’aderenza terapeutica causata anche dalla difficoltà nel mantenere un contatto costante tra medico e paziente.
A giugno 2021, le nuove diagnosi e i nuovi trattamenti dei pazienti con dislipidemia ad alto rischio cardiovascolare (prevenzione primaria: pazienti che non hanno avuto un evento cardiovascolare ma che hanno almeno un fattore di rischio tra ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, familiarità per eventi CV, diabete, fumo, insufficienza renale; e prevenzione secondaria: paziente con pregresso evento cardiovascolare) hanno registrato rispettivamente +3% e +10% rispetto al periodo pre-pandemia, segno di una ripresa dell’attività clinica degli ambulatori ma anche di una crescita dei nuovi casi. Resta invece elevato il divario rispetto al trend storico delle richieste di visite cardiologiche (prime visite -19%, visite di controllo -29%). In conseguenza alla riduzione delle visite, anche l’aderenza alla terapia, già non ottimale prima della pandemia, è diminuita in modo significativo, calando di 5 punti percentuali rispetto al periodo precedente (da 53% a 48%).
Nell’area delle malattie ischemiche del cuore si osserva un recupero più lento sulle nuove diagnosi e sui nuovi trattamenti. Nonostante la ripresa delle attività, l’accesso alle cure si mantiene ancora su livelli inferiori al periodo pre-pandemico (nuove diagnosi -5%, nuovi trattamenti -16%). Come già osservato sulla dislipidemia, le richieste di visita cardiologica sono inferiori rispetto al 2019 (prime visite -23%, visite di controllo -30%). Anche l’aderenza al trattamento è calata di 8 punti percentuali, passando dal 78% pre-pandemia al 70% nel periodo successivo.
A fronte della difficoltà dei pazienti di accedere alle visite, la maggior parte dei medici (90% degli specialisti e 95% dei medici di medicina generale) ha cercato di mantenere il contatto con i pazienti per telefono, via whatsapp e email, per condividere esami clinici, monitorare le terapie e le condizioni di salute dei propri pazienti. Si è trattato perlopiù di iniziative spontanee, messe in atto soprattutto con pazienti più giovani e con patologie croniche, ma – anche se meno frequentemente – con pazienti più anziani.
Sulla base delle interviste realizzate, il 63% dei medici si augura possano definirsi in futuro modalità di contatto da remoto più strutturate, prefigurando un nuovo modello integrato di presa in carico del paziente che preveda la possibilità di mantenere il contatto con il paziente anche a distanza (per esempio per le visite di controllo, la verifica degli esami o il rinnovo dei piani terapeutici), favorendo così una maggiore continuità di cura e alleanza terapeutica.
Ambulatori e ospedali nelle varie regioni d’Italia si stanno attrezzando per sviluppare ambulatori digitali e piattaforme di telemedicina per garantire visite e consulti multispecialistici e garantire una presa in carico del paziente integrata e personalizzata.
Per sostenere il sistema e garantire l’accesso e la continuità di cura, i diversi specialisti, fra gli altri in particolare i cardiologi ospedalieri, ritengono necessario investire in personale (medici e infermieri), coinvolgere i medici di famiglia e gli specialisti territoriali nella gestione dei pazienti con patologie cardiovascolari, sviluppare strumenti per seguire i pazienti a distanza.
Forte, infine, l’attesa per una partnership e collaborazione con l’industria farmaceutica, che durante la pandemia ha avuto un ruolo chiave al fianco di ospedali, medici e pazienti, favorendo – attraverso servizi e iniziative – l’accesso e la continuità delle cure (per esempio sviluppando servizi dedicati al paziente, servizi di assistenza domiciliare, servizi a domicilio per la distribuzione dei farmaci). Le attese si indirizzano principalmente verso progetti per ottimizzare il percorso del paziente (81%) e la gestione integrata ospedale-territorio (79%), progetti di telemedicina per la gestione del paziente a distanza (70%).
In questa prospettiva, l’impegno di Sanofi continua, anno dopo anno, nell’ascoltare e nel raccogliere le necessità del medico e del paziente per supportarli giorno dopo giorno nel miglioramento del percorso di cura, alla luce dell’esperienza della pandemia, ponendosi come partner di fiducia del medico e del paziente.
‘In Sanofi siamo alla ricerca costante di nuove soluzioni che possano contribuire a cambiare l’impatto delle malattie cardiovascolari, che rappresentano ancora la prima causa di morte nei Paesi occidentali – ha sottolineato Katia Massaroni, General Medicines Medical Head di Sanofi -. Questi dati ci mostrano come oggi le persone siano incentivate ad assumere un ruolo più attivo e consapevole nei confronti della propria salute e come i pazienti ricerchino un rapporto più funzionale con il proprio medico. La straordinaria accelerazione tecnologica di questo tempo può rappresentare un’opportunità per ridisegnare i percorsi di cura e riportare al centro degli stessi la relazione medico-paziente, attraverso l’integrazione della Medicina, nelle sue componenti scientifica ed umanistica, con l’innovazione digitale e i suoi nuovi canali. Come azienda confermiamo la nostra ambizione di essere parte attiva in questo cambiamento. Attraverso la continuità di queste attività di “ascolto” e analisi ci impegniamo a comprendere a fondo i bisogni di tutti gli attori coinvolti, per contribuire a migliorare, anche attraverso l’integrazione tecnologica, il coinvolgimento e la presa in carico del paziente affinchè nel tempo si mantenga un rapporto continuativo e di fiducia, anche da remotò.
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“Gemelli”, ospedale senza barriere per cure cardiologiche più efficaci

ROMA (ITALPRESS) – Riflettori puntati sul cuore, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, un evento istituito dalla World Heart Federation che, in tempi di pandemia, assume un’importanza ancora maggiore. E’ necessario infatti fare awareness sulle malattie cardiovascolari, la principale causa di morte in Europa e nel nostro Paese, ripartire con gli screening, con le cure e con le visite di controllo disertate da troppi pazienti per paura del Covid-19. Ma è anche il momento di avviare nuovi progetti di cura e di assistenza, mettendo a disposizione dei pazienti quanto già disponibile sui versanti della prevenzione e del trattamento e avviando progetti di ricerca sulle aree di unmet need.
“Le cure che oggi riusciamo a offrire ai nostri pazienti – ammette il professor Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università Cattolica, campus di Roma – risultano minate dalla perdita di equilibrio tra sostenibilità e mantenimento della qualità”.
“Il Covid ha reso ancor più urgente la necessità di rivedere l’organizzazione dell’offerta di cura, soprattutto nel campo delle malattie cardiovascolari – continua -. Al Gemelli, abbiamo dunque cominciato a strutturare un modello che parte dalla centralità del paziente e del suo problema di salute, mettendoci intorno risorse e competenze. E’ un modello multidisciplinare che parte dal dipartimento cardiovascolare per arrivare a essere in completa continuità assistenziale con il territorio. In questo modo, il paziente, anche se non è fisicamente al Gemelli, viene gestito insieme ai nostri specialisti, in collaborazione con i colleghi e le strutture del territorio. Questo migliora la qualità e l’appropriatezza delle cure”.
La frammentazione dei percorsi di cura, tipico delle organizzazioni tradizionali, oltre a nuocere al paziente è all’origine della perdita di sostenibilità.
“Il modello che stiamo costruendo – sostiene il professor Massetti – rappresenta invece un’inversione di questo paradigma. Dopo aver analizzato il problema di salute, il paziente entra in un percorso di cura e viene preso in carico da un team di specialisti per tutti gli aspetti riguardanti il suo problema. Ogni mattina, il nostro Heart Team, che riunisce una serie di specialisti, discute i diversi casi per definire i percorsi di cura più adatti. Abbiamo anche creato degli ambulatori di percorso, ispirati alla stessa filosofia. Il passo ulteriore sarà la realizzazione di una continuità di cure senza ostacoli tra ospedale e territorio. In questo senso abbiamo già stretto accordi con alcuni ospedali laziali ed extra-regionali per dare concretezza a questo aspetto di continuità, di un ‘ospedale senza spazio nè tempò, che offre una gestione condivisa del percorso del paziente tra noi e alcuni ospedali periferici. Facciamo gli incontri dell’Heart Team, coinvolgendo i colleghi di ospedali che presentano il loro paziente da remoto, discutiamo con loro e prendiamo una decisione insieme. Il vantaggio per il paziente è una maggior appropriatezza delle prestazioni di medicina personalizzata, senza frammentazioni del suo percorso di cura, che diventa un vero continuum”. E’ il primo passo di quanto avverrà in futuro.
“Stiamo costruendo una rete funzionale, su modello hub-and-spoke – prosegue Massetti – che per il momento riguarda Gemelli e ospedali periferici, ma che vorremmo estendere fino al medico di famiglia. A questa progettualità operativa, farà seguito una progettualità strutturale (cioè la ‘scatolà da costruire intorno al modello funzionale). Il nostro sarà il primo cardio-center italiano costruito su questo modello di patient centered care e sarà uno dei primi al mondo. Il nostro sogno è costruire un ospedale ‘senza barrierè, dove il luogo e il tempo non rappresentino il limite per curare con qualità i pazienti; questo modello organizzativo ce lo permette, perchè oggi la tecnologia ha risolto il problema delle barriere spaziali e temporali. Questo ci consente di offrire al paziente, ovunque si trovi, assistenza immediata, sotto la supervisione degli specialisti Gemelli”.
Il professor Filippo Crea, direttore UOC di Cardiologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Cattolica, è dallo scorso anno editor in chief di European Heart Journal, organo ufficiale della Società Europea di Cardiologia (la più importante società scientifica di settore al mondo); si tratta della più prestigiosa rivista scientifica di cardiologia al mondo con un impact factor stellare (29,98). “I giornali scientifici – afferma il professor Crea – hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la buona ricerca, quella che impronta le linee guida e orienta la cardiologia del futuro. Questa è la vera fonte di informazioni certificate e l’unico antidoto alle fake news e al ‘Dottor Googlè”.
A fine anno saranno pubblicati proprio su European Heart Journal i dati aggiornati dell’atlante europeo delle malattie cardiovascolari. L’ultimo ‘censimentò, risalente a un paio d’anni fa, evidenziava che il 40% di tutte le morti in Europa è attribuibile alle malattie cardiovascolari e che una persona su 5 muore di cardiopatia ischemica, con un’assoluta parità di genere. Insomma ancora oggi queste malattie rappresentano il killer numero uno nel Vecchio Continente. Come migliorare ulteriormente la prognosi? “Un primo obiettivo – spiega Crea – è ottimizzare i trattamenti a disposizione per la prevenzione, in particolare sul versante ipertensione, ipercolesterolemia e diabete. Nel caso dell’ipertensione non abbiamo nuove molecole ma quelle a disposizione sono largamente sottoutilizzate; l’obiettivo è dunque quello di ottimizzare il loro uso e raggiungere i target terapeutici indicati dalle linee guida. Sul fronte dell’ipercolesterolemia molto interessanti sono i dati preliminari relativi a un nuovo farmaco, l’inclisiran, un farmaco a ‘piccoli RNA interferentì (siRNA) assolutamente rivoluzionario (si somministra per iniezione due volte l’anno) e già soprannominato il ‘vaccinò contro il colesterolo”.
“Nel campo della terapia del diabete, è cambiata la prima scelta della terapia; inibitori di SGLT-2 e gli agonisti di GLP-1 hanno soppiantato la metformina nelle persone con malattie cardiovascolari. Questi farmaci – osserva ancora – riducono infatti in modo importante gli eventi cardiovascolari, motivo per cui le ultime linee guida europee li indicano come farmaci di prima scelta”.
Per quanto riguarda il trattamento, non ci sono grandi novità per la cardiopatia ischemica; si continuano a utilizzare al meglio gli stent e i farmaci già disponibili. Qui serve uno sforzo di ricerca per capire meglio le cause dell’infarto, così da identificare nuovi bersagli terapeutici per la prevenzione.
“La sfida più importante della ricerca – afferma Crea – è oggi capire meglio le cause dell’infarto. L’ipotesi infiammatoria proposta da noi 25 anni fa e confermata di recente dallo studio CANTOS (Canakinumab Anti-Inflammatory Thrombosis Outcomes Study) è ormai una certezza. Ma adesso siamo alla ricerca di nuovi obiettivi terapeutici, anche perchè il 50-60% degli infarti non dipende dall’infiammazione, ma da altri meccanismi non contrastati dalla terapia antinfiammatoria (ad esempio a base di colchicina). Una prevenzione mirata, basata sulla conoscenza dei meccanismi è la sfida per i prossimi anni”.
Per quanto riguarda lo scompenso cardiaco, la terapia si è rafforzata con una nuova classe di farmaci, gli SGLT-2 inibitori, nati come antidiabetici e che hanno un meccanismo d’azione molto più complesso di quello ipotizzato inizialmente e una notevole efficacia nei pazienti con insufficienza cardiaca anche se non diabetici. In questi ultimi anni la prognosi dell’insufficienza cardiaca è molto migliorata perchè oggi disponiamo di un ‘poker d’assì di farmaci molto efficaci (beta-bloccanti, sacubitril/valsartan, SGLT-2 inibitori, antagonisti dell’aldosterone), soprattutto se utilizzati insieme perchè hanno un effetto additivo.
Nel caso delle aritmie, il messaggio emerso negli ultimi anni è che nella fibrillazione di recente insorgenza, una strategia terapeutica (basata su farmaci o su ablazioni) che miri al controllo della fibrillazione (cosiddetta ‘rhythm control’), anzichè al controllo della frequenza (‘rate control’) si associa a una prognosi migliore. E questa è una novità perchè in passato altri studi avevano dato un segnale diverso.
Un altro capitolo che ha avuto un’interessante evoluzione negli ultimi anni è quello delle malattie valvolari; qui assistiamo a un crescente successo dell’approccio percutaneo (inizialmente per la valvola aortica, poi anche per la mitrale e la tricuspide) rispetto alla chirurgia tradizionale, soprattutto nelle persone più anziane e più fragili.
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Covid, nell’ultimo anno e mezzo rinviati 400mila interventi chirurgici

CATANIA (ITALPRESS) – Il congresso della ripartenza. Lo ha ribattezzato così, Francesco Basile, nel dare il via al 123° Congresso nazionale della società italiana di chirurgia, in programma a Catania fino al 29 settembre. “Dopo un anno e mezzo in cui sono stati rinviati circa 400 mila interventi di chirurgia generale e in cui le liste di attesa si sono allungate a dismisura, finalmente partiamo – ha detto Basile, presidente del Congresso -. Dobbiamo recuperare e questo è un momento importante per parlare di tecnologia, per confrontarci tra noi e con le nuove generazioni, reso possibile anche grazie a chi ci è stato accanto: Comune, Regione, Università e tutti coloro che hanno lavorato intensamente per rendere tutto questo possibile”.
Di tecnologie applicate alla chirurgia ha parlato Luigi Piazza, copresidente del Congresso. “Sarà dato ampio spazio a tutte le discipline chirurgiche – ha detto – ma soprattutto avremo modo di confrontarci con i migliori chirurghi d’Italia che porteranno il contributo della propria esperienza”.
Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, ha evidenziato la ricaduta importante dell’evento non solo su Catania ma su tutta l’Isola. “Godiamoci la presenza di centinaia di chirurghi che conferisce grande autorevolezza a questa città e a questa isola nel momento della ripresa e della ripartenza – ha evidenziato Musumeci. Grazie quindi al professore Basile e al professore Piazza per averci portato questo evento”.
L’assessore alla Salute, Ruggero Razza, ha sottolineato lo sforzo messo in campo dalla Regione per affrontare l’emergenza sanitaria. “Quando i giorni della pandemia hanno chiamato alla difficoltà della scelta su cosa si dovesse fare, la nostra Regione, merito dei professionisti che operano nel sistema sanitario, è stata quella che meno di tutte ha chiuso le attività ordinarie”, ha detto l’assessore, ricordando anche l’aumento importante di posti letto in terapia intensiva, passati dai 350 iniziali agli oltre 700 di oggi. “Ecco perchè è importante questo momento ed è significativo”.
Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute e chirurgo, ha parlato di “un momento importante in cui i chirurghi si confrontano dopo un anno e mezzo che ha visto il momento della chirurgia duramente colpito non solo in termini di decessi ma anche di attività chirurgiche diminuite in tutta Italia. Servirà adesso un piano straordinario di recupero di tutte queste attività”.
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Covid, 3099 nuovi casi e 44 decessi nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 3.099 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 3.525) a fronte di 276.221 tamponi effettuati su un totale di 91.398.852 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 44 i decessi (ieri 50), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 130.697. Con quelli di oggi diventano 4.660.314 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 102.244 (-330), 98.326 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 3.435 di cui 483 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.427.373 con un incremento di 3.385 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Sicilia (422), poi Emilia Romagna (340), Lombardia (304), Veneto (316).
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Covid, 3.525 nuovi casi e 50 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 3.525 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (3.797 il 24 settembre) a fronte di 357.491 tamponi effettuati su un totale di 91.122.631 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 50 i decessi (il 24 settembre 52), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 130.653. Con quelli di oggi diventano 4.657.215 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 102.574 (-982), le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 3.497 di cui 481 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.423.988 con un incremento di 4.451 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (478), seguita da Sicilia (424), Veneto (376) e Campania (342).
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