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Farmacisti, Fofi “La fiducia dei cittadini è frutto dell’impegno”

ROMA (ITALPRESS) – Il 25 settembre si celebra la Giornata Internazionale del Farmacista, quest’anno centrata sulla fiducia che la collettività riserva ai farmacisti, ulteriormente cresciuta durante la crisi pandemica, che è stata caratterizzata, ha scritto il presidente della FOFI, Andrea Mandelli rivolgendosi ai farmacisti italiani, dal “proliferare di cattiva informazione e di posizioni contraddittorie a proposito della pandemia”. Mandelli ha ringraziato tutti i colleghi per il loro rimpegno, ricordando che “la fiducia del pubblico nasce e si mantiene nella coerenza tra parola e azione. Abbiamo sempre sostenuto di essere il primo presidio sul territorio e lo abbiamo puntualmente e concretamente dimostrato anche durante questo terribile anno e mezzo di emergenza sanitaria”.
Nella lettera si ricorda come durante l’emergenza il ruolo del farmacista e della farmacia si siano rafforzati, ampliando la partecipazione ai processi di cura e assistenza in collaborazione con gli altri professionisti sanitari sul territorio. “Abbiamo portato a compimento nuovi servizi”, ha sintetizzato il presidente della FOFI, “dalla dematerializzazione delle ricette al potenziamento della consegna a domicilio, dalla partecipazione alle campagne di screening per il SARS-CoV-2 alla partecipazione alle campagne vaccinali, quella contro la COVID e quella, imminente, contro l’influenza stagionale. Un segno della capacità del farmacista di rispondere alle emergenze accettando la sfida di ampliare il suo intervento”.
“Abbiamo molti motivi per solennizzare questa Giornata internazionale del farmacista” ha concluso Mandelli: “Per i risultati che abbiamo raggiunto, per gli ulteriori obiettivi che insieme possiamo raggiungere, per la certezza di avere fatto fino in fondo il nostro dovere, anche nelle condizioni difficilissime in cui si è trovato il Paese e, soprattutto, per la consapevolezza che i nostri concittadini hanno riconosciuto il nostro impegno”.
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Marche e Abruzzo pronte ad assistenza infermieristica territoriale

CIVITANOVA MARCHE (ITALPRESS) – “Un sistema sanitario all’altezza di rispondere alle esigenze dei cittadini è la vera sanità del futuro. E questo vale non solo per il PNRR che sicuramente è un’importante occasione da non perdere, ma per tutti i servizi che devono essere fruibili senza creare doppioni e senza conflittualità”. Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, si è rivolto così agli infermieri e ai presidenti dei loro ordini provinciali della Regione, riuniti nella quarta tappa del congresso itinerante FNOPI che si è svolta nelle Marche e in Abruzzo.
Un congresso speciale anti-Covid, senza assembramenti e verificando sempre il Green Pass dei partecipanti, con i componenti del Comitato centrale della Federazione in viaggio con varie tappe fino al prossimo 12 maggio – Giornata internazionale dell’infermiere 2022 – in Sicilia.
In ogni occasione, sono state premiate le buone pratiche e le eccellenze della professione infermieristica che, soprattutto sul territorio, hanno consentito di affrontare l’assistenza, anche durante la pandemia, rimanendo sempre vicini ai cittadini e con l’unico obiettivo di soddisfare tutti i diversi bisogni di salute.
“Grazie per quello che fate – ha detto Acquaroli agli infermieri – e per come lo fate con la vostra attività, il confronto che ci offrite e la vostra professionalità. La politica – ha aggiunto – si rivolge poco agli ordini professionali, mentre sono e devono essere l’interlocutore fondamentale, il punto di riferimento della professione, la guida per dare soluzione ai bisogni dei cittadini”.
“In Abruzzo vogliamo dare la massima valorizzazione possibile alla vostra professionalità – ha detto intervenendo a Teramo il presidente della Commissione salute del Consiglio regionale Mario Quaglieri che ha portato il saluto del presidente della Regione Marsilio – e volgiamo farlo nel modo milgiore e con le soluzioni migliori di cui sicuramente la più importante è lo sviluppo dell’assistenza sul territorio”. Argomento questo per il quale l’assessore alla sanità Verì ha già convocato i presidenti degli ordini provinciali per studiare l’applicazione a tutto il territorio regionale delle buone pratiche assistenziali premiate dalla FNOPI.
“Vogliamo guardare al futuro, che deve però affondare le sue radici nella storia che ha disegnato il default di una sanità ospedalocentrica che non hanno consentito di dare il giusto e necessario peso all’epidemiologia e alla prevenzione”, ha detto la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli.
“La vera sfida ora è il territorio – ha proseguito – e in questo l’infermiere di famiglia e comunità rappresenta una soluzione non solo a livello generale di tutto il Paese, ma anche per quanto riguarda l’assistenza nelle cosiddette ‘aree internè, che caratterizzano una parte importante di queste Regioni: la collaborazione tra infermieri di famiglia e di comunità sul territorio – sociale e di cura – per il sostegno in quelle zone che oggi spesso vengono spopolate perchè prive proprio di supporti sociali e più in generale di servizi pubblici, rappresenterebbe anche uno strumento utile, oltre che alla tutela della salute delle persone e all’assistenza ai loro bisogni, alla riduzione delle attuali disuguaglianze”.
“L’infermiere – spiega – è una figura professionale che insieme ad altre figure professionali forma la rete integrata territoriale, prende in carico in modo autonomo la famiglia, la collettività e il singolo. Ha un ruolo anche proattivo per promuovere salute, educazione sanitaria per la persona sana e la famiglia e la comunità e insegna l’adozione di corretti stili di vita e di comportamenti adeguati. E lo fa – conclude – con tutte le figure professionali che formano la rete a domicilio con un meccanismo di coordinamento professionale che è una sorta di adattamento reciproco tra professioni, deve e può avvenire anche con modalità di assistenza come la telemedicina, la teleassistenza, il telenursing, che in queste Regioni si stanno sviluppando: la vera innovazione è la capacità di guardare attraverso punti di vista diversi i veri bisogni dei nostri cittadini”.
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Covid, 3.797 nuovi casi e 52 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Calano i casi Covid in Italia. Secondo il bollettino fornito dal Ministero della Salute, nelle ultime 24 ore i nuovi contagiati sono 3.797, in flessione rispetto ai 4.061 registrate nelle 24 ore precedenti, nonostante un numero inferiore di tamponi effettuati, 277.508. Il tasso di positività cresce lievemente all’1,36%. Calano pure i decessi, 52 (-9). Il numero dei guariti oggi registra il numero di 5.265, mentre per quanto riguarda gli attualmente positivi si osserva ancora un calo, stavolta di 1.527 segnando il numero totale di 103.556.
Migliora la situazione negli ospedali. Nei reparti ordinari si evidenzia anche oggi una riduzione con 3.553 pazienti (-97); la discesa riguarda le terapie intensive, 479 (-16) ma con 35 nuovi ingressi. Scendono sotto quota 100 mila le persone in isolamento domiciliare: per la precisione sono 99.514. Sul fronte delle regioni, la prima regione per numero di nuovi casi è la Lombardia (488), seguita da Sicilia (464) e da Veneto (428).
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Global Fund, Draghi “Lotta a Hiv, tubercolosi e malaria non è finita”

ROMA (ITALPRESS) – “Nel 2001, il G8 ha istituito il Fondo globale per accelerare la lotta contro le malattie infettive. Ora che il Fondo globale compie 20 anni, possiamo affermare che si è trattato di un successo enorme”. Lo ha detto il premier Mario Draghi, nel suo intervento all’evento virtuale sul ventennale del Global Fund co-organizzato da Italia e Global Fund, nell’ambito della settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
“Nei Paesi in cui il fondo investe, il numero di decessi collegati all’AIDS si è ridotto del 65% – ha proseguito il presidente del Consiglio -; le morti per tubercolosi sono diminuite del 28%; e quelle causate dalla malaria sono calate del 45%. Il Fondo globale ha salvato circa 44 milioni di vite – l’equivalente della popolazione dell’Ucraina. Sono risultati notevoli, ma la lotta contro l’HIV, la tubercolosi e la malaria non è finita. I progressi raggiunti nel corso degli anni sono ora a rischio. La pandemia da COVID-19 ha sopraffatto i sistemi sanitari, sottraendo risorse alle attività di contrasto a queste malattie”.
“L’anno scorso, almeno un milione di persone non hanno ricevuto cure contro la tubercolosi. Il numero di test per l’HIV è sceso di uno sconcertante 20%. I progressi contro la malaria si sono arrestati. Quest’anno, l’Italia ha posto la salute globale al centro della sua Presidenza del G20. Ora che le campagne di vaccinazione contro il COVID-19 procedono in tutto il mondo, dobbiamo riaccendere lo spirito che ha portato alla creazione del Fondo globale – ha detto ancora Draghi -. Dobbiamo rafforzare i nostri sistemi sanitari, migliorare l’accesso alle cure e incoraggiare la prevenzione. E garantire l’erogazione di finanziamenti sufficienti, sostenibili e prevedibili per raggiungere tali obiettivi. Questo è essenziale per una ripresa efficace della campagna contro l’HIV, la tubercolosi e la malaria. Nel corso degli anni, l’Italia ha dimostrato un forte impegno nei confronti del Fondo globale. Dalla sua creazione, abbiamo contribuito con oltre 1,2 miliardi di euro. Il prossimo rifinanziamento del Fondo dovrà essere generoso ed esprimere una reale solidarietà a livello mondiale. Vogliamo che i prossimi 20 anni del Fondo globale siano ancora più proficui dei 20 anni trascorsi”, ha concluso il premier.
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Con le “SMeakers” la sclerosi multipla alla Milano Fashion Week

MILANO (ITALPRESS) – Scarpe per andare oltre, a dispetto della malattia. Questo il fulcro della campagna di sensibilizzazione “The SMeakers – le scarpe di chi non si ferma” promossa da Sanofi in collaborazione con AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Lanciate in occasione della Milano Fashion Week, queste speciali scarpe da ginnastica, emblema dell’attività sportiva, sono prodotte artigianalmente in Italia e completamente calligrafate a mano con le storie di chi ogni giorno convive con la sclerosi multipla. Storie positive, che esprimono una vita in movimento oltre la malattia e che incoraggiano tutti a non fermarsi e a cercare di superare i propri limiti trasformandoli in opportunità di crescita e cambiamento.
Tre le storie raccolte da The SMeakers, esemplificative di cosa significa per una persona che convive con la sclerosi multipla andare avanti, darsi degli obiettivi – piccoli o grandi che siano – e superarli. Come Rachele, vicepresidente nazionale AISM, che grazie alla sclerosi multipla ha imparato a tollerare l’imprevedibilità della vita e a porsi traguardi ambiziosi, come un viaggio in Francia sola con 2 stampelle e tanti sogni.
Oppure Federico, medico e ricercatore FISM, che ha trovato nelle relazioni positive con gli altri la forza di reagire anche ai momenti più duri della vita con la patologia. Infine Cristina, volontaria AISM, che dopo un primo periodo buio di solitudine e depressione ha deciso di affrontare la malattia con il piede giusto in cerca di un nuovo equilibrio: ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina e ha superato la paura più grande, quella di diventare mamma.
Il fil rouge che lega le tre storie è il movimento, reale e simbolico, che la sclerosi multipla, malattia neurovegetativa del sistema nervoso centrale che in Italia riguarda circa 130.000 persone, in prevalenza donne, può compromettere progressivamente, non solo dal punto di vista fisico – con limitazioni della mobilità, dell’equilibrio e della coordinazione – ma anche dal punto di vista cognitivo con problemi di concentrazione, memoria e affaticamento.
“L’attività fisica, se fatta in modo continuativo, può aiutare la persona con SM a mantenere e migliorare l’equilibrio, la mobilità, la coordinazione ma anche a migliorare le performance cognitive con effetti positivi sul controllo emotivo, l’umore e l’autostima”, dichiara Roberta Amadeo, Past President AISM e campionessa di Handbike.
“Progetti come The SMeakers mandano quindi un messaggio importante perchè da un lato ribadiscono che lo sport è un fattore importante di miglioramento della qualità di vita del paziente, dall’altro cercano di sensibilizzare con un linguaggio e uno stile innovativo, il più possibile vicino alle persone con empatia e rispetto dei singoli vissuti”, aggiunge.
Il progetto The SMeakers, che ha come testimonial Giorgia Surina e Ilaria Vita (@pepitepertutti), vivrà sui social grazie all’hashtag #PortamiInGiro, che inviterà i followers a recarsi sabato 25 settembre dalle 10 alle 18 presso il Tenoha Pop Up Space in via Vigevano 18, fotografare le scarpe e condividerle sui propri profili. Anche chi non sarà a Milano potrà comunque contribuire alla campagna: è sufficiente fotografare le proprie scarpe, applicarvi sopra gli sticker “smeakers” che si trovano nella gallery di Instagram e condividere la foto – attraverso post o stories – sui propri profili, invitando i propri follower a fare altrettanto, in una vera e propria catena di solidarietà e sensibilizzazione sulla Sclerosi Multipla. Inoltre, dal 25 settembre sarà possibile visualizzare e condividere il video del progetto e le storie dei protagonisti sul sito www.thesmeakers.it e sui canali social di Sanofi Italia.
“Con The SMeakers confermiamo il nostro impegno al fianco di AISM per migliorare la conoscenza e la consapevolezza della sclerosi multipla e del vissuto delle persone che ne sono colpite”, spiega Marcello Cattani, Presidente e AD di Sanofi Italia. “Queste scarpe e le storie emozionanti che raccontano hanno la forza di portare in giro un prezioso messaggio a migliaia di persone: la vita non si ferma con una diagnosi di sclerosi multipla. Grazie alla ricerca scientifica, a farmaci sempre più innovativi, alla diagnosi precoce e all’aiuto del proprio nucleo familiare e sociale, le persone con SM possono riuscire a mantenere o riconquistare una buona qualità di vita”, aggiunge.
Il Progetto The SMeakers ha preso forma grazie al coinvolgimento del marchigiano Alberto Monti, artigiano da più di 30 anni nel settore, che realizza scarpe su misura con lavorazioni interamente fatte a mano, e dalla calligrafa e artista Chiara Riva, che ha ottenuto diversi riconoscimenti professionali nel suo campo e collaborato con professionisti italiani e internazionali. Al termine del progetto le tre scarpe saranno a disposizione di AISM per le proprie attività istituzionali.
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Iss, vaccino raccomandato alle donne in gravidanza nel 2° e 3° trimestre

ROMA (ITALPRESS) – Vaccinazione anti-Covid a mRNA (Pfizer o Moderna) raccomandata a tutte le donne in gravidanza nel secondo e terzo trimestre. E’ quanto emerge dall’aggiornamento dell’Istituto superiore della Sanità “in considerazione delle crescenti evidenze sulla sicurezza della vaccinazione in gravidanza sia nei confronti del feto che della madre, delle nuove evidenze relative alla maggiore morbosità associata alla variante Delta, della crescente circolazione della stessa variante e del notevole abbassamento dell’età mediana all’infezione in Italia”. “Sebbene la vaccinazione possa essere considerata in qualsiasi epoca della gravidanza, ad oggi – evidenzia l’Iss – sono ancora poche le evidenze relative a vaccinazioni eseguite nel primo trimestre. Le donne che desiderino vaccinarsi in questa epoca gestazionale devono valutare rischi e benefici insieme a un sanitario anche alla luce dell’evidenza che la febbre, che rientra tra le possibili reazioni al vaccino, può causare un aumento del rischio di malformazioni congenite”.
L’Iss evidenzia che “il personale sanitario è tenuto a illustrare nella maniera più chiara possibile il rapporto tra rischi e benefici, così da permettere a ogni donna di prendere la decisione più appropriata per il proprio caso. I sanitari devono raccomandare la vaccinazione dei conviventi per limitare ulteriormente il rischio di contagio delle donne in gravidanza e durante l’allattamento. Si sottolinea che, se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza dopo aver già ricevuto il vaccino, non c’è evidenza in favore dell’interruzione della gravidanza. Inoltre, se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può considerare di ritardare la seconda dose fino al secondo trimestre”.
Inoltre, le donne che allattano, come già previsto dalle precedenti indicazioni ad interim dell’Iss, “possono vaccinarsi, senza alcuna necessità di interrompere l’allattamento”. “La donna che allatta deve essere informata che la vaccinazione non espone il lattante a rischi e gli permette di assumere, tramite il latte, anticorpi contro SARS-CoV-2. Il neonato allattato da madre vaccinata – conclude la nota – segue il suo calendario vaccinale senza alcuna modifica”.
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Covid, Aiop “Dati Inail su casi e decessi invitano alla prudenza”

ROMA (ITALPRESS) – “I dati del 19esimo report Inail sui contagi sul lavoro da Covid-19 invitano alla prudenza e a mantenere alta la soglia di attenzione. E’ necessario vigilare sull’attuazione delle misure di contrasto al virus, che devono affiancare e potenziare la campagna vaccinale. Ed è, altresì, determinante l’uso corretto di strumenti operativi come il Green Pass”.
Così Barbara Cittadini, presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, in merito al 19esimo report curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail sui contagi da Covid-19 negli ambienti di lavoro. “A rischio è soprattutto il settore della sanità e assistenza sociale – aggiunge – che comprende ospedali di diritto pubblico e di diritto privato e case di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili. E’ significativo, soprattutto, il fatto che questo ambito lavorativo sia al primo posto tra le attività produttive con il 65,2% delle denunce e il 22,8% dei casi mortali codificati. Nonostante un numero di infezioni da Covid-19 in discesa, come emerge dal report, nei mesi di luglio e agosto si osservano tuttavia dei segnali di ripresa del fenomeno”.
L’analisi Inail per professione dell’infortunato evidenzia, tra l’altro, come più di un quarto dei decessi (26,4%) riguardi proprio il personale sanitario e socio-assistenziale “e preoccupa – sottolinea Cittadini – che la categoria dei tecnici della salute, sia in particolare quella più coinvolta dai contagi, con il 37,4% delle denunce complessive, l’82,6% delle quali relative a infermieri, e il 9,8% dei casi mortali codificati, con il 66,7% del personale infermieristico interessato”.
Secondo la presidente di Aiop “bisogna continuare ad affrontare l’emergenza pandemica con determinazione. E’ importante attenersi alle indicazioni degli esperti e delle istituzioni e lavorare con senso di responsabilità e con la massima dedizione, anche in considerazione della pericolosità delle varianti, che non devono assolutamente essere sottovalutate”.
“Serve un impegno collettivo – conclude Cittadini – per uscire da una crisi sanitaria che ha penalizzato gravemente anche screening, visite ed esami specialistici per altre patologie non Covid. Si tratta, quest’ultimo, di un aspetto ancora troppo sottovalutato e del quale, invece, occorre prendere piena coscienza”.
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Linfoma e Covid, il vaccino riduce il rischio di interrompere le cure

ROMA (ITALPRESS) – Il 15 settembre è stata la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sul Linfoma. Nonostante il linfoma registri un’alta incidenza di diagnosi, la conoscenza su questa patologia spesso è frammentata. Negli ultimi anni sono stati fatti grandi progressi per i pazienti con linfomi, una delle neoplasie onco-ematologiche più diffuse in Italia, che ogni anno colpisce circa 15.000 persone nel nostro paese. Sensibilizzare sull’argomento è uno degli obiettivi della Fondazione Italiana Linfomi (FIL) della quale anche la divisione di Ematologia del Policlinico Gemelli (direttore di Area: Valerio De Stefano; Dirigente responsabile dell’Unità Malattie Linfoproliferative Extramidollari: Stefan Hohaus) fa parte. Quest’ultimo anno è stato segnato dall’impatto della pandemia di Covid-19 sulla diagnostica e cura di tutti pazienti con patologie ematologiche ed oncologiche, incluso i linfomi. A margine della Giornata Mondiale di sensibilizzazione contro la diffusa malattia ematologica, fa il punto il professor Stefan Hohaus, dirigente responsabile dell’Unità Malattie Linfoproliferative Extramidollari del Gemelli, associato di ematologia dell’Università Cattolica, campus di Roma.
Tutti i sanitari si sono trovati e ancora si trovano di fronte a numerose sfide a partire dall’accessibilità agli strumenti di diagnostica radiologica e istologica, sono stati in taluni casi influenzati nella scelta dei trattamenti oncologici, ma hanno riscoperto contemporaneamente il valore di alcuni importanti strumenti quali la telemedicina, soprattutto in corso di follow-up.
Come confermato da numerose evidenze, i pazienti con linfoma sperimentano spesso una malattia da COVID19 clinicamente più severa, vanno più frequentemente incontro a complicanze e presentano ridotti tassi di sopravvivenza, rendendo questa categoria di pazienti particolarmente vulnerabile. Anche se i pazienti superano la fase acuta dell’infezione Covid-19, un’interruzione della terapia contro il linfoma può significativamente impattare sull’esito favorevole di una terapia salvavita.
“A questo proposito – sottolinea Hohaus – la storia di una giovane paziente di 32 anni con diagnosi di Linfoma di Hodgkin classico in uno stadio localmente avanzato, diagnosticato durante la pandemia a giugno 2020. Per tale patologia la paziente intraprendeva la chemioterapia standard con lo schema ABVD. Una valutazione della risposta precoce con l’esame PET-TAC dopo 2 cicli evidenziava una buona risposta con riduzione dimensionale e metabolica. In attesa di completare il programma di terapia in un contesto domiciliare la paziente contraeva il virus Sars-CoV-2 con sintomi da lievi a moderati trattati a domicilio con terapia sintomatica. L’infezione sopraggiunta ci ha costretti a interrompere inevitabilmente sebbene temporaneamente il trattamento e a modificare la terapia, visti i reliquati funzionali a livello polmonare. Alla rivalutazione al completamento del programma di terapia di prima linea, la PET-TAC documentava progressione di malattia, per cui la paziente veniva candidata a terapia di salvataggio con alte dosi e autotrapianto di cellule staminali”.
“Nel frattempo – continua il professore – si è reso disponibile il vaccino per SARS-CoV-2 con vaccino a mRNA. La paziente è riuscita a completare il suo programma di vaccinazione in assenza di disturbi e ottenendo un titolo anticorpale significativo, cosa che ha permesso a noi curanti e alla paziente di affrontare il percorso di autotrapianto con maggiore serenità. La degenza si è svolta senza complicanze particolari e la paziente ha ottenuta una remissione completa della malattia e sta bene. Il racconto di questa esperienza è uno dei tanti esempi di come la pandemia nella sua fase iniziale ha impattato sulla gestione del paziente con linfoma, mettendo a rischio il buon esito del trattamento. Grazie alla vaccinazione contro il SARS-CoV2 la situazione è molto migliorata, ma rimangono ancora alcune categorie di pazienti con linfoma a rischio di infezione grave da COVID19 nonostante la vaccinazione”.
In uno studio in corso, che vede la collaborazione fra i medici dell’Area di Ematologia, in particolare le dottoresse Silvia Bellesi ed Elena Maiolo e i colleghi della microbiologia (professore Maurizio Sanguinetti, Dottoressa Michela Sali) è stato dimostrato che i pazienti vaccinati con vaccini a mRNA in corso di chemioterapia combinata con immunoterapia contro i linfociti B solo raramente sviluppano una risposta anticorpale (<5% dei casi), mentre la maggior parte dei pazienti vaccinati in corso di terapia citotossica, come nel caso clinico descritto, riescono ad ottenere un titolo anticorpale significativo nella maggior parte dei casi, sebbene con livelli di anticorpi inferiori rispetto ai soggetti sani di pari sesso ed età.
“Oltre a mantenere alta la soglia di attenzione, continuando ad applicare rigorosamente e scrupolosamente le misure sociali di contenimento del virus (distanza sociale, uso della mascherina, igiene delle mani) è pertanto opportuno – evidenzia Hohaus – sollecitare l’esecuzione della vaccinazione anti COVID19 nel paziente prima di intraprendere una chemio-immunoterapia e questo è tanto più vero quanto più indolente è il carattere del linfoma. Il controllo della pandemia grazie alla campagna di vaccinazione, ci permetterà di focalizzare nuovamente la nostra piena attenzione ad un percorso terapeutico ottimizzato nel paziente affetto da linfoma, non dovendo più distogliere lo sguardo dai nostri principali obiettivi di cura”.
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