ROMA (ITALPRESS) – Un bambino su 10 nasce pretermine (in Italia si stima l’11%) e tra loro, uno su 3 sviluppa la retinopatia dei prematuri (ROP). La ROP è una malattia vaso-proliferativa della retina strettamente connessa alla prematurità che determina, se non trattata, un distacco di retina totale e la conseguente completa perdita della vista del bambino nato prematuro. Nel nostro Paese, sulla base del numero delle nascite degli ultimi anni, sono affetti da ROP grave – quindi a rischio cecità – oltre 900 bambini all’anno, quasi 3 al giorno. “La retina – spiega il professor Domenico Lepore della UOC di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, diretta dal professor Stanislao Rizzo e Professore aggregato di Oftalmologia presso l’Università Cattolica, campus di Roma – è la struttura dell’occhio che percepisce la luce. Quando un bambino nasce prima del termine, le arterie e le vene della retina non sono completamente sviluppate, visto che di norma il completamento della vascolarizzazione della retina si ha oltre la 52° settimana di età post-concezionale”.
Lo sviluppo dei vasi retinici dunque nel bambino prematuro avviene nell’incubatrice; ma in quelli estremamente prematuri o con gravi patologie associate, questo processo a un certo punto di arresta, per ragioni ancora non del tutto note e si determina un’alterazione della direzione di crescita di vasi (che non crescono più sulla superficie, ma si dirigono verso l’interno dell’occhio), che può portare al distacco della retina. Questa grave complicanza della prematurità si presenta di solito tra la 34° e la 38° settimana di età post-concezionale nei bambini più gravi e, fino alla 46° settimana, in quelli meno gravi.
“Il bambino prematuro, relativamente alle complicanze oculari – spiega il professor Lepore – va seguito con grande attenzione tra la 34° e la 46° settimana; una volta fatta la diagnosi, abbiamo appena 48 ore di tempo per effettuare il trattamento. Studi recenti hanno dimostrato l’efficacia dell’iniezione intra-vitreale (cioè all’interno dell’occhio) del ranibizumab, un farmaco anti-VEGF che blocca la crescita patologica dei vasi, e che è lo stesso usato anche per la retinopatia diabetica. Nella maggior parte dei casi basta una singola iniezione; ma nel 20-30% dei casi è necessario effettuare una seconda somministrazione, a distanza di 4-6 settimane dalla prima”.
“Uno studio pubblicato nel 2019 su Lancet, aveva dimostrato una percentuale di successo dell’80% nell’evitare il distacco di retina – continua -. Nel nuovo studio, in fase di pubblicazione su Lancet Childhood & Adolescent Health, sono state valutate anche le performance visuo-motorie del bambino, cioè la sua capacità di usare la vista per muoversi nello spazio e queste, nei piccoli trattati con ranibizumab, sono risultate comparabili a quelle di pari età prematuri, senza il problema retinico”. Questo farmaco ‘salva-retinà è stato approvato dall’EMA circa un anno e mezzo fa, oltre che dall’FDA e dall’autorità regolatoria giapponese, ma non è stato ancora autorizzato dall’Aifa. In Italia dunque per il momento può essere utilizzato solo all’interno di un trial clinico oppure ‘off-label'”.
Fondamentale l’aspetto assistenziale offerto ai bambini nati prematuri. Al Gemelli, questi piccolissimi pazienti hanno a disposizione sia la Terapia Intensiva Neonatale (TIN) più grande d’Europa, diretta da Giovanni Vento, professore associato di Clinica Pediatrica all’Università Cattolica, che una struttura dedicata al follow up dei prematuri, gestita da un team multidisciplinare (oculista, ortopedico, ORL, foniatra, psicologo, neuropsichiatria).
Con l’evolvere delle conoscenze e l’arrivo dell’intelligenza artificiale a dar man forte alla diagnosi oftalmoscopica, anche la classificazione della ROP ha avuto bisogno di un restyling, che è avvenuto con l’aggiornamento pubblicato ora su Opthalmology. Lepore è l’unico italiano dei 23 autori e uno dei 5 europei. “La classificazione internazionale – spiega – è un linguaggio comune che permette agli esperti di retina pediatrica di comunicare tra loro, per condividere esperienze cliniche. Negli ultimi anni, sia per l’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale, che per il cambiamento dell’outcome della patologia, legato all’introduzione di nuovi farmaci, il vecchio linguaggio non era più adatto a descrivere quello che succedeva. Per questo, NIH e International Pediatric Ophthalmology and Strabismus Council (IPOSC) hanno sponsorizzato uno studio per mettere a punto questa nuova classificazione. La novità principale è rappresentata dall’introduzione di standard fotografici per la diagnosi delle forme più gravi; questo offre al clinico un riferimento standardizzato, che permette di superare il problema della variabilità nella classificazione della malattia (sia tra i vari esperti, che a livello della stessa persona, in momenti diversi)”.
“L’intelligenza artificiale (i sistemi di convolutional neural network, vengono fatti ‘allenarè su banche dati di immagini di patologie retiniche, delle quali sono noti anche gli esiti di patologia) aiuta a ridurre la variabilità dell’osservazione. La nuova classificazione infine ha curato anche un’armonizzazione anche il linguaggio – continua -. Se prima si parlava di ‘normalè, ‘pre-patologicò e ‘patologicò, in seguito si è capito che non si può individuare una distinzione netta tra un quadro e l’altro, perchè la patologia è un continuum, che abbiamo ‘tradottò in una gradazione di immagini, dal normale al patologico, riassunto in 6 step fotografici”.
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Nuove chance diagnostiche e un farmaco salva-vista per bimbi prematuri
Covid, Abrignani “Entro fine agosto 30 mila casi al giorno”
ROMA (ITALPRESS) – “C’è una variante super diffusiva, che prima si è presentata nel Regno Unito e poi in Spagna e Portogallo e che di certo arriverà anche da noi. In questa situazione non piacevole, ci fa star bene vedere che, dove il tasso di vaccinazione è ampio, si è protetti dalle forme gravi. Invece di morire una persona infettata ogni 50, infatti, a perdere la vita è una su mille”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano La Repubblica Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico, spiegando che l’Italia deve osservare come vanno le cose nel Paese guidato da Boris Johnson per decidere che interventi fare qui da noi: “Soprattutto, vediamo l’impatto dei casi gravi che, per adesso, non sembrano tanti. Il Covid potrebbe diventare come un’influenza”.
“Noi ci aspettiamo un pò meno protezione però non stiamo mollando tutto come gli inglesi e poi abbiamo molti meno casi di loro, cioè in media un migliaio contro oltre 30mila al giorno.
Comunque, in un mese e mezzo arriveremo ai loro stessi numeri”, sottolinea Abrignani.
Le vaccinazioni “sono l’unica certezza che abbiamo. Una dose protegge comunque dalla malattia grave – prosegue -. Sappiamo poi dagli studi di Israele che di fronte alla variante Delta due dosi di Pfizer proteggono meno dalla malattia lieve o asintomatica, visto che la copertura scende dal 94 al 64%, ma sono comunque efficaci contro le forme più pesanti, visto che le due percentuali sono rispettivamente 95 e 93%”.
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Fondazione Policlinico Gemelli tra le strutture accreditate JCI
ROMA (ITALPRESS) – La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha ottenuto l’accreditamento della Joint Commission International (JCI), leader mondiale nell’accreditamento in ambito sanitario. Su oltre 300 standard e 1.200 indicatori di eccellenza internazionali, sottoposti al vaglio di una rigorosa commissione di valutatori, gli indicatori risultati ‘non completamente soddisfattì sono stati appena 17. Un successo pieno dunque, sottolineato anche dalle parole dei verificatori internazionali che hanno affermato di “aver conosciuto un Ospedale straordinario del quale devono essere orgogliosi i collaboratori che operano al suo interno, la città di Roma e l’intero nostro Paese”.
Alla presentazione dell’accreditamento Joint Commission International sono intervenuti oggi, lunedì 12 luglio, presso l’Aula Vito del Policlinico Gemelli il Ministro della Salute Roberto Speranza e l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato.
Per l’Assessore D’Amato “oggi abbiamo un Gemelli più forte in una Regione Lazio più forte”.
Il Ministro Speranza nel suo intervento ha ringraziato “per tutto il lavoro fatto dal Gemelli in questo anno e mezzo di lotta incessante al coronavirus. Ottenere un riconoscimento così prestigioso, come l’accreditamento JCI, è indice della qualità del lavoro svolto in questi anni”.
“Questo risultato – ha detto l’Avvocato Carlo Fratta Pasini, Presidente della Fondazione Policlinico Gemelli – ci rende molto felici. Qualità e sicurezza erano parole che prima potevamo declamare solo in chiave autoreferenziale, mentre oggi le possiamo pronunciare con una qualità riconosciuta dal miglior certificatore al mondo. Questo riconoscimento ci impegna per il futuro e rinnova la riflessione sull’essere Policlinico Gemelli, che si distingue sì per la sua vocazione universitaria, ma anche per la sua missione di assistenza nei confronti di tutti, una prerogativa della sanità pubblica. Non possiamo tuttavia non tener conto che il Policlinico Gemelli è anche un’Istituzione privata, che deve tenere in ordine i conti e i bilanci, e questo è possibile solo grazie alla collaborazione di tutti. Sarebbe bello che le tariffe riconosciute per le prestazioni erogate fossero determinate anche sulla base della qualità delle cure”.
“Il traguardo che celebriamo oggi – ha affermato il professor Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – è frutto del lavoro degli ultimi dieci anni, da quando abbiamo pensato di rendere il Policlinico Gemelli un ente autonomo. Il Gemelli e l’Università Cattolica restano una realtà unitaria e inscindibile. Questo riconoscimento internazionale, basato su importanti parametri di qualità, qualifica il Policlinico Gemelli come primo Academic Hospital italiano a ottenere questa certificazione: luogo di ricerca, di cure e di insegnamento di eccellenza. Ancora una volta l’Università Cattolica conferma la costante modernità e capacità di innovazione propria di una istituzione nata cento anni fa a Milano e sessanta anni fa a Roma con l’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia”.
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Tumori del seno, parte da Roma la “Carovana della Prevenzione”
ROMA (ITALPRESS) – Parte da Roma Tor Bella Monaca la “Carovana della Prevenzione” di Komen Italia, promossa quest’anno da Autostrade per l’Italia, in collaborazione con la Città Metropolitana e con il patrocinio del Municipio VI. Il Programma Nazionale Itinerante di Promozione della Salute Femminile, avviato dal 2017 da Komen Italia in collaborazione con Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, quest’anno approderà in 4 città italiane grazie al sostegno di Autostrade per l’Italia, azienda da anni impegnata nella lotta ai tumori del seno, una delle patologie più diffuse tra le donne. Oltre alla Capitale, la Carovana ha in calendario altre tre tappe a Firenze, Napoli e Genova nelle prossime settimane e fino all’autunno. Questa iniziativa si aggiunge agli altri progetti di supporto territoriale che Aspi ha portato avanti a livello nazionale, con contributi e partnership concrete a favore della popolazione. Le opportunità di prevenzione sono proposte prioritariamente a donne che vivono in condizioni di disagio sociale o economico o che appartengono a categorie di rischio aumentato per i tumori del seno.
Dal 2017 la “Carovana della Prevenzione” ha offerto gratuitamente 35.000 prestazioni mediche in 16 regioni italiane, con 387 giornate di prevenzione rivolte prevalentemente a territori e comunità più in difficoltà. Grazie all’utilizzo di 4 Unità Mobili allestite con dotazioni tecnologiche di ultima generazione, la Carovana è in grado di offrire esami clinico-strumentali utili non solo per la diagnosi precoce dei tumori del seno, ma anche di altri tumori prevalenti nelle donne. “Siamo fieri del nostro programma di prevenzione a favore delle nostre lavoratrici e delle donne del territorio che a livello nazionale è attraversato dalla rete autostradale – afferma Gian Luca Orefice, Direttore Human Capital, Organization & HSE di Autostrade per l’Italia – in un anno particolare in cui la pandemia ha spostato il focus. Non dobbiamo abbassare la guardia contro una delle neoplasie più diffuse per le donne. E’ per questo che Autostrade per l’Italia, con attenzione alla salute e al benessere delle proprie dipendenti, è da anni a fianco della Komen Italia e al Policlinico Agostino Gemelli per diffondere cultura della prevenzione e realizzare campagne di prevenzione oncologica direttamente nelle sedi aziendali della società. Riconfermiamo con determinazione e impegno la nostra missione di infrastruttura sociale ponendo al centro delle nostre politiche la salute e la sicurezza della nostra comunità allargata”.
Autostrade per l’Italia da anni sostiene la lotta ai tumori del seno e di tutte le principali patologie neoplastiche femminili, attraverso campagne di prevenzione aziendali realizzate proprio in collaborazione con Komen Italia. Ogni anno oltre 250 donne ricevono uno screening completamente gratuito grazie a campagne di prevenzione offerte nelle principali sedi aziendali: un’iniziativa importante per contrastare una delle neoplasie più diffuse e ancora oggi principale causa di morte femminile. Con oltre 53.000 nuovi casi l’anno solo in Italia, i tumori del seno rappresentano infatti le neoplasie più frequenti per le donne; l’incidenza è in continuo aumento e sebbene si tratti di tumori altamente curabili, in particolare quando identificati in fase iniziale, più di 1.000 donne ogni mese nel nostro Paese perdono la vita per questa malattia.
“L’emergenza di questo ultimo anno e mezzo ha determinato un notevole ritardo nelle cure e negli screening oncologici: quest’anno si prevede che 3.000 donne scopriranno in ritardo di avere un tumore del seno, quando la malattia sarà più avanzata e più difficile da curare – sottolinea Riccardo Masetti, presidente di Komen Italia -. Per superare in modo efficace il tempo perduto abbiamo messo in pista delle azioni concrete ed immediate aumentando le attività della nostra Carovana della Prevenzione in modo da assicurare esami di prevenzione gratuita alle donne che ne hanno più bisogno. Per far fronte a questa emergenza è importantissimo unire le forze e ripartire insieme e siamo riconoscenti ad Autostrade per l’Italia, da sempre a fianco di Komen Italia per le Race for the Cure, per l’aiuto che ci sta dando con la Carovana della Prevenzione”.
Presente all’iniziativa anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che ringraziando Autostrade per l’Italia e Komen ha sottolineato l’importanza della prevenzione: “Dico a tutte le donne: ricordiamoci di noi stesse e diamoci una mano facendo prevenzione, il tempismo è tutto per procedere con la cura. Grazie a Komen Italia, grazie ad Autostrade per l’Italia e a tutto il personale medico sanitario che in maniera volontaria presta attività sui camper, un lavoro fatto col cuore per l’attenzione e la prevenzione della salute delle donne. Noi dobbiamo essere le prime a crederci e prenotare un appuntamento perchè è davvero il primo passo per la cura”, ha concluso Raggi.
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Covid, 888 nuovi casi in Italia e 13 morti
ROMA (ITALPRESS) – Sono 888 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 1.391) a fronte di 73.571 tamponi effettuati, determinando un tasso di positività dell’1,21%. E’ quanto riporta il bollettino del ministero della Salute. I decessi sono stati 13 nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto ai 7 registrati ieri.
I guariti sono 1.529 e gli attuali positivi scendono a 40.426 (655 in meno rispetto a ieri). I ricoverati nei reparti ordinari sono 1,149, 15 in PIù rispetto a ieri. Le terapie intensive sono a 158 ricoverati (-3 unità) con 4 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare sono 39.119 persone. La regione con il maggior numero di casi è il Lazio (172), seguita da Sicilia (150), e Emilia Romagna (118).
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Ansia e Covid, il 56% degli italiani pensa allo psicologo
ROMA (ITALPRESS) – Attesa, voluta, e ora nel vivo, l’estate 2021 è l’occasione per allentare molte tensioni. Ma la pandemia ha lasciato importanti strascichi psicologici negli italiani. E ha aggiunto un carico da novanta su molte altre situazioni di ansia, stress e difficoltà personali, al punto che ben un connazionale su due (56%) guarda oltre e pensa che potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per migliorare la condizione mentale e gestire certe situazioni complesse. Una sensibilità che tocca in particolare le donne e gli under 30, dove le percentuali salgono rispettivamente al 64% e 65%. Lo evidenzia l’ultima ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua sul welfare. E’ l’ansia la prima ragione che porterebbe gli italiani dallo psicologo (35%), condizione dominante nel Paese, in questo momento prioritaria rispetto a tutto il resto: basta guardare i problemi di coppia, confinati al 9%. Tra le altre esigenze, gli aspetti caratteriali e della personalità (11%), le dinamiche legate all’attività lavorativa (11%) e le situazioni di difficoltà per la salute dei propri cari (7%).
Ma non è facile riconoscere di avere un bisogno di questo tipo, nè lo è parlare di sè e aprirsi su certi argomenti: per molti, insomma, lo psicologo resta ancora un tabù. Questione, ammettono gli stessi italiani, di imbarazzo (31%) ma anche di poca sensibilità al tema (22%) e una certa tendenza a sottovalutare l’importanza della sfera mentale nella propria vita (20%).
Con l’aumentare dei bisogni, però, cresce anche la sensibilità a questi temi. Ben uno su tre (31%) vorrebbe che fosse il datore di lavoro a mettere a disposizione lo psicologo come forma di welfare aziendale. Se è necessario un cambio culturale (30%) che aumenti ancora di più l’attenzione verso gli aspetti della vita mentale, molti vorrebbero anche una maggiore presenza di psicologi e psicoterapeuti in ospedali, cliniche e ambulatori (20%). E c’è chi pensa che persino la tecnologia possa aiutare a superare certe barriere e incentivare il ricorso a questi professionisti grazie ai servizi di videoconsulto (17%), che si possono fare comodamente da remoto.
Ma in un caso o nell’altro, anche il portafoglio vuole la sua parte: se la relazione che si instaura col professionista è il fattore più importante (38%), per più di un italiano su tre è fondamentale poter contenere i costi della prestazione (36%). Non da meno lo è la possibilità di ridurre i tempi di attesa (21%).
“La crescente attenzione al benessere mentale è un aspetto molto importante per la vita privata, sociale e lavorativa di ciascuno, e un trend probabilmente destinato ad aumentare ancora nel prossimo futuro – commenta Michele Quaglia, direttore commerciale e Brand di Gruppo -. A questa domanda è importante rispondere in modo adeguato. Per questo, nelle nostre soluzioni di welfare la possibilità di rivolgersi a uno psicologo per meglio gestire le più diverse situazioni è una componente assolutamente centrale. E in questo senso, di recente abbiamo lanciato una gamma di servizi salute flessibili e d’avanguardia che fa perno sul digitale e la tecnologia e dove il consulto psicologico completa una suite di soluzioni per molteplici casistiche legate alla propria salute e benessere, dalla consulenza medica telefonica di base ai videoconsulti specialistici a tanti altri servizi”.
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Covid, in Italia 1.391 nuovi casi e 7 decessi
ROMA (ITALPRESS) – Situazione stabile dei casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. I nuovi contagiati, secondo quanto rilevato dal consueto bollettino del ministero della Salute, sono 1.391 (-9) a fronte di un numero di tamponi effettuati inferiore rispetto a ieri, 143.332. Dato che fa crescere il tasso di positività allo 0,97%. I decessi sono stati 7 rispetto ai 12 di ieri. I guariti sono 1.318, mentre gli attuali positivi salgono di 66 attestandosi su un numero totale di 41.081. Nuovo calo negli ospedali. I pazienti ricoverati sono 1.134 (-13), 161 i degenti ospitati attualmente nelle terapie intensive con 6 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare attualmente si trovano 39.786 persone. Per quanto riguarda il contagio nelle regioni, l’incremento maggiore si evidenzia in Lombardia (250), Sicilia (183), Campania (169) e Lazio (164).
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Covid, in Italia 1400 nuovi casi e 12 decessi
ROMA (ITALPRESS) – Lievissimo incremento dei casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. I nuovi contagiati secondo quanto rilevato dal consueto bollettino del ministero della Salute, sono 1.400 (+10) a fronte di un numero di tamponi effettuati superiore rispetto a ieri, 208.419. Dato che fa decrescere leggermente il tasso di positività allo 0,67%. Si dimezzano i decessi, 12 (-13). I guariti sono 1.763, mentre gli attuali positivi scendono di 381 attestandosi su un numero totale di 41.015. Nuovo calo negli ospedali. I pazienti ricoverati sono 1.147 (-20), 161 (-8) i degenti ospitati attualmente nelle terapie intensive con 6 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare attualmente si trovano 39.707 persone. Per quanto riguarda il contagio nelle regioni, l’incremento maggiore si evidenzia in Campania (210), seguita da Lombardia (205) e Sicilia (192).
(ITALPRESS).









