ROMA (ITALPRESS) – Non c’è futuro senza salute. Lo ha ribadito il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, aprendo l’assemblea pubblica 2021. “La pandemia ci ha insegnato tante cose, fra le quali quanto siamo fragili e quanto necessaria sia la capacità di prevenire e gestire un’emergenza collettiva. Come? Ridisegnando la salute del futuro, tutti insieme. Non c’è futuro senza salute. La salute – ha sottolineato – implica ricerca, digitalizzazione, robotica avanzata, transizione ecologica, lavoro di qualità, formazione continua e investimento nelle nuove generazioni, coesione sociale. Farmindustria in questo contesto è stato un tramite utile tra imprese del farmaco e autorità, per agevolare una sintesi interna e aiutare il decisore a comporre l’interesse particolare con quello generale”.
Scaccabarozzi ha spiegato che “l’industria del farmaco non è solo ricerca, produzione e distribuzione ma realizza, in partenariato con istituzioni e professioni, anche processi e servizi dedicati alla salute pubblica e alla personalizzazione delle cure dei singoli pazienti. Le nostre imprese hanno garantito i farmaci per tutte le patologie. E si sono impegnate nello sviluppo di vaccini anti-Covid e, in assenza di garanzie che sarebbero stati approvati, li hanno prodotti a proprio rischio durante la sperimentazione”. Per il presidente di Farmindustria, la pandemia ci ha insegnato che bisogna rafforzare la medicina sul territorio: “l’Italia ha la fortuna di avere un Ssn universale, riconosciuto in Costituzione, che va unificato rispetto alle diversità regionali, potenziato nei servizi territoriali e adeguato ai criteri della presa in carico e della continuità assistenziale. L’obiettivo primario deve essere quello di avvicinare sempre di più l’innovazione al paziente in ogni parte del territorio. Abbiamo proposto di proseguire questa collaborazione attivando tavoli tematici con la commissione Salute”.
L’Italia ora deve puntare tutto sul Pnrr. “Proprio dal Pnrr possono ora arrivare i finanziamenti necessari per la reingegnerizzazione del Ssn e per gli investimenti nella filiera della Salute. Ci sono 1.500 miliardi di dollari pronti a essere investiti in ricerca nel mondo dal 2020 al 2026. Il valore di quasi sette Pnrr; credo che si debba avvertire tutta la responsabilità di attirarli il più possibile in Italia”, ha aggiunto. “Abbiamo pronti 4,6 miliardi di investimenti aggiuntivi in tre anni, in produzione e ricerca, con progetti facilmente cantierabili che potrebbero portare 8.000 nuovi posti di lavoro solo nelle nostre imprese. L’Italia – ha concluso Scaccabarozzi -è un giacimento di risorse ed eccellenze nelle life sciences”.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha assicurato che “il Governo metterà in campo tutte le misure per potenziare il settore e siamo consapevoli che è necessario il sostegno pubblico. L’industria farmaceutica italiana è importante, ha tenuto anche nel 2020, ma ci sono anche ombre se andiamo a vedere l’ammontare delle risorse in ricerca”.
La ministra per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, ha invitato tutti a lavorare insieme. “In questo anno e mezzo abbiamo sostenuto un modello di partnership pubblico e privato, modalità che dobbiamo rivendicare e portare avanti, occorre un grande gioco di squadra, dobbiamo tutti remare nella stessa direzione. Tutti noi attendiamo la realizzazione di un vaccino italiano, abbiamo toccato con mano l’importanza di produrre automaticamente dei farmaci e dispositivi di protezione, su questo il governo è impegnato a rafforzare questo obiettivo. Durante la pandemia abbiamo riscoperto il valore della salute, la centralità nell’investimento per la ricerca, per la salute. Ora bisogna correre sulle vaccinazioni. La parola chiave per costruire il futuro sia quello di un nuovo patto di fiducia tra stato e cittadini”.
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ringraziato le imprese impegnate in questi 18 mesi di pandemia: “Abbiamo vissuto mesi difficili e posso confermare che l’industria italiana c’è stata. Abbiamo potuto contare su di voi sulle vostre competenze, sulla vostra professionalità”, annunciando che “siamo a uno snodo decisivo dello snodo del nostro Ssn, la sfida è gestire l’epidemia e rovesciare la crisi in un’opportunità, investire sul Servizio Sanitario Nazionale è il primo nodo se vogliamo aprire una stagione diversa, si è chiusa la stagione dei tagli, e si è aperta la stagione degli investimenti”. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi ha riconosciuto che “senza le vostre imprese il mondo non avrebbe mai vinto la sfida al Covid, dobbiamo assolvere un grande compito informativo per evitare valutazioni sbagliate. Devo dare atto che nella pandemia la farmaceutica italiana si è dimostrata all’altezza della sua fama, la filiera della salute rappresenta un volano di crescita economica e sociale, questo patrimonio lo dobbiamo tradurre al meglio, ma ci sono tante riforme che vanno fatte”.
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Industria farmaceutica partner strategico del Paese
Covid, 1.394 nuovi casi e tasso allo 0,79%
ROMA (ITALPRESS) – Numeri in crescita in Italia per quanto riguarda la diffusione del Covid. I nuovi positivi, secondo i dati del ministero della Salute, sono 1.394, con un incremento di 384 casi nelle ultime in 24 ore, nonostante un calo di tamponi processati, 174.852. Dato che fa crescere il tasso di positività allo 0,79%. Leggera discesa dei decessi, oggi 13 (-1). I guariti sono 1.749, mentre gli attuali positivi scendono di 371 casi attestandosi su un numero totale di 41.469. La pressione sugli ospedali continua ad allentarsi. I pazienti ricoverati sono 1.197 (-37), stabili i pazienti in terapia intensiva, 180 con 8 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare attualmente si trovano 40.092 persone. Sul fronte delle regioni, l’incremento maggiore si registra in Sicilia (219), seguita da Lombardia (215) e Campania (162).
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Il ruolo del farmacista nel Ssn nel nuovo numero della rivista Ihpb
ROMA (ITALPRESS) – Il Servizio sanitario nazionale ha necessità, anche a seguito della ‘tempesta Covid-19’, di rifondarsi su basi più rispondenti ai bisogni di salute, ripensando alla medicina di prossimità e a servizi innovativi, ma anche vicini ai cittadini. Il tutto sarà reso possibile dagli investimenti previsti alla Misura 6 del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (Pnrr), che rende disponibili risorse per oltre 15 miliardi per la sanità.
Ma in questo scenario ‘rifondativò, quale nuovo ruolo e quali priorità, competenze e responsabilità possono essere attribuite al farmacista, sia dei servizi territoriali sia delle strutture convenzionate e di quelle ospedaliere? La figura ‘a tutto tondò del farmacista sarà protagonista del cambiamento a cui si appresta il Servizio sanitario nazionale anche grazie alla spinta del Pnrr? Si parla di questo nel nuovo numero dell’Italian Health Policy Brief dedicato al ‘Farmacista nel rinnovamento del Servizio sanitario nazionale: innovazione e ruolo per una figura cardine della sanità’, che è stato presentato oggi in occasione di un evento online a cui hanno partecipato alcuni degli autori della pubblicazione: Andrea Mandelli, presidente Fofi e vicepresidente della Camera, Marco Cossolo, presidente della Federazione Nazionale Titolari di Farmacia-Federfarma, e Arturo Cavaliere, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera-Sifo.
“L’esperienza di questi mesi di pandemia deve essere uno stimolo a sciogliere nodi da troppo tempo irrisolti, a maggior ragione ora che il Pnrr, con i finanziamenti previsti per le reti di prossimità e la digitalizzazione può rappresentare una svolta – ha detto Mandelli -. Tra questi nodi vi sono la riforma dell’assistenza territoriale e il potenziamento della rete ospedaliera; in questi ambiti il farmacista può e deve svolgere un ruolo trasversale. Sul territorio un modello di farmacia che va oltre la semplice dispensazione del farmaco avrebbe potuto dare un contributo ancora superiore a quello che già ha dato in questa emergenza per garantire ai cittadini l’accesso alle cure”.
A questo tema si ricollega poi quello delle vaccinazioni in farmacia, per due aspetti. “Il primo – ha spiegato Mandelli – è che ha mostrato l’efficacia della collaborazione tra farmacista ospedaliero e farmacista di comunità nella gestione dei vaccini; il secondo è che rendere le vaccinazioni una delle prestazioni standard della farmacia permette di superare il modello emergenziale degli hub, restituendo i medici che vi operano alle funzioni di diagnosi e cura”.
La pandemia, intanto, ha portato con sè un periodo di transizione e “sta a noi coglierne le opportunità – ha evidenziato Cossolo – per accelerare lo sviluppo della farmacia e gestire il cambiamento in atto. Il processo di territorializzazione della sanità e i nuovi bisogni di salute dei cittadini ci impongono di trovare soluzioni efficaci e sostenibili per offrire servizi adeguati, altamente professionali e sempre più personalizzati. E’ questa la sfida che vogliamo vincere come parte integrante della rete di assistenza territoriale”.
Secondo Cavaliere, invece, fare rete e squadra “e lo dico con convinzione all’indomani delle semifinali degli Europei di calcio, è l’elemento imprescindibile per ambire a progetti ambiziosi”. Con il Pnrr, dunque, le reali competenze sono chiamate a diventare “protagoniste di un cambiamento iniziato nel periodo della pandemia. I farmacisti ospedalieri, nello specifico, sono stati protagonisti nei trial clinici per il Covid.19, nella gestione dei vaccini, nella pubblicazione delle corrette istruzioni operative vaccinali- ha aggiunto Cavaliere- che sono state riferimento per tutta la comunità nazionale”.
Così oggi l’obiettivo di un nuovo rapporto tra ospedale e territorio si raggiunge “proprio attraverso una rinnovata relazione tra farmacisti ospedalieri e farmacisti di comunità. Per questo – ha fatto sapere ancora Cavaliere – ritengo che proprio nell’ottica di un ‘virtuoso fare retè sia arrivato il momento di una rivisitazione del Prontuario della distribuzione diretta (Pht) annuale”. Il presidente Sifo ha infine concluso: “Investire nella nostra professione, in termini di competenze, formazione e funzioni, è oggi un obbligo morale, che deve essere condiviso dalle istituzioni anche ben oltre le progettualità che saranno messe in atto grazie al Pnrr”.
La conclusione dell’evento di presentazione dell’Ihpb è stata ancora di Mandelli, in merito a una delle più discusse proposte comprese nella Misura 6 del Pnrr: “Ribadisco che la risposta al bisogno di una migliore assistenza sul territorio non sono le case di comunità, la cui realizzazione non è compatibile con i tempi del Pnrr – ha detto – ma il rafforzamento di quanto esiste già e ha già dato prova della sua efficacia. Mi metto nei panni dei cittadini: questi, cioè tutti noi, non ne avranno alcun vantaggio. Per cui dico: mettiamo le risorse nelle risposte reali di prossimità e sicuramente- ha concluso- centreremo l’obiettivo di migliorare e potenziare il Servizio sanitario nazionale”.
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Covid, 1.010 nuovi casi e 14 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Tornano a salire sopra i 1000 i nuovi casi di coronavirus in Italia. Secondo i dati del Ministero della Salute sono 1.010 (+103) nonostante un numero inferiore di tamponi processati, 177.977 e che determina un tasso di positività in crescita allo 0,56%. A calare sono però i decessi, 14 (-10).
I guariti sono oggi 1.735 mentre gli attuali positivi scendono di 739 attestandosi su un numero totale di 41.840. Sempre meno pazienti negli ospedali: 1.234 i ricoverati, in flessione di 37, 180 i pazienti in terapia intensive (-7) e 8 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare attualmente si trovano 40.426 persone. La regione con il numero maggiore di nuovi contagiati è la Campania (208), seguita da Sicilia (109) e Lazio (104).
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Nord Est “patria” dei modelli positivi di assistenza infermieristica
ROMA (ITALPRESS) – Il Nord Est è la “patria” dei modelli positivi di assistenza infermieristica sul territorio e le sue Regioni sono tutte tra quelle benchmark, cioè con i modelli più efficienti ed efficaci di assistenza. In Friuli – dati 2019 dell’Azienda Bassa Friulana, ora Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, dove l’infermiere di comunità è attivo dal 2000 – si hanno risultati ormai ventennali dell’intervento dell’infermiere di comunità (-18% codici bianchi in ospedale, + 3% di over 65 assistiti a domicilio con un Piano assistenziale individualizzato e una presa in carico integrata degli over 75 maggiore di circa il 5%, -12 per mille del tasso di ospedalizzazione, rendendo il dato dell’azienda tra i più bassi d’Italia e, quindi, con meno ricoveri impropri). Un vero successo.
In Veneto c’è il maggior numero di Ospedali di comunità (che sono a gestione infermieristica) del resto d’Italia (sono già attivi il 73% dei posti letto previsti in queste strutture), per rendere l’assistenza più vicina ai cittadini ed evitare un uso inappropriato delle strutture ospedaliere dedicate ai casi più gravi di acuzie.
In Emilia-Romagna si ha il maggior numero di Case della salute attualmente attive rispetto a tutte le altre Regioni (ce ne sono il 56% di quelle previste dal PNRR contro Regioni che non ne hanno nessuna) e gli infermieri sono spesso ai vertici dei distretti sanitari (attualmente sono in quattro con la quinta promossa a un livello superiore: responsabile del Servizio Assistenza Territoriale. Direzione Generale Cura della persona, Salute e Welfare), con la disponibilità quindi non solo di professionisti, ma anche di strutture ad hoc, vere alternative al pronto soccorso e all’ospedale per l’assistenza sul territorio.
In Trentino-Alto Adige un faro speciale è sugli aspetti sociali dell’assistenza, da quella che favorisce il benessere psicosociale a domicilio a chi ha problemi di salute mentale all’uso della telemedicina a supporto degli infermieri di famiglia e comunità per il monitoraggio e l’assistenza continua delle principali cronicità.
Per approfondire queste tematiche, la terza tappa del Congresso FNOPI toccherà venerdì 9 e sabato 10 luglio Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige dove i rappresentanti del Comitato centrale della Federazione premieranno 14 progetti-iniziative assolutamente innovativi per l’assistenza sul territorio e di prossimità che finora hanno dato e stanno dando frutti inaspettati e positivi per l’assistenza e il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini.
Coinvolte le massime autorità sanitarie regionali e delle province autonome: (per l’Emilia-Romagna l’assessore regionale alla Salute, Raffaele Donini; per il Veneto, previsto un messaggio del Governatore Luca Zaia; per il Friuli-Venezia Giulia, l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, per Trento l’assessore alla Salute della Provincia Autonoma, Stefania Segnana e per Bolzano l’assessore alla Salute della Provincia Autonoma, Andreas Widmann).
A Udine, poi, previsto un incontro istituzionale tra la presidente nazionale della FNOPI, Barbara Mangiacavalli, e il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, alla presenza del Coordinamento regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche.
Cosa fa e cosa può fare l’infermiere sul territorio
Molti gli esempi, anche premiati, nel Nord Est.
In Emilia Romagna l’Azienda USL di Piacenza ha proposto una ricerca-intervento sugli anziani, over 74, non conosciuti dai servizi socio-sanitari e residenti nelle montagne piacentine, per conoscere e rispondere concretamente ai loro bisogni socio-sanitari.
Dal 2018 è attivo un progetto di Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC) nel territorio di Castelnovo Monti, nelle aree lontane dai principali centri di offerta di servizi essenziali ma con disponibilità elevata d’importanti risorse ambientali e culturali. Un’azione denominata “la montagna del latte” con un intervento sulle aree: sanità, mobilità, agro-alimentare, turismo sostenibile e istruzione.
La Piazzetta dei Colori è un progetto sperimentale dell’Azienda Usl di Bologna e del Comune in collaborazione con il Quartiere San Donato San Vitale, dedicato a una comunità di circa mille persone, per migliorare la rete di relazioni sociali e contrastare il peggioramento delle condizioni di salute per la diminuzione del potere di acquisto delle famiglie e della difficoltà a orientarsi nella rete dei servizi sociosanitari.
L’Azienda Usl di Bologna ha poi messo in atto un modello centrato sulla presa in carico dei pazienti con patologia cronica con ambulatori infermieristici territoriali per la presa in carico di pazienti cronici all’interno delle Case della salute o Poliambulatori, per individuare/accettare i pazienti a rischio o già con patologia per evitare complicanze e una rapida evoluzione della malattia operando in sinergia con il medico di famiglia, gli specialisti e gli altri attori.
La Casa della Salute e del Nucleo Cure Primarie di Forlimpopoli e Bertinoro è un modello assistenziale-organizzativo che raccoglie tutta l’assistenza al paziente cronico, le cure primarie e la medicina territoriale. Sono stati attivati due ambulatori. Il primo è dedicato alla patologia cronica e si occupa della presa in carico e gestione condivisa con il medico di medicina generale del paziente con patologia cronica; il secondo è dedicato all’osservazione e alla terapia.
In Friuli-Venezia Giulia, a Udine è stato avviato il progetto “ProCare – Hospitals and faculties together for prosperous and scientific based healthcare” finanziato dalla Comunità Europea dal programma ERASMUS, per potenziare la ricerca infermieristica migliorando sia la capacità di ricerca che la cooperazione fra università e ospedali e offrire cure infermieristiche a pazienti e famiglie coerenti alle migliori evidenze disponibili, migliorando gli esiti sui pazienti.
Il servizio pubblico di Trieste offre poi una serie di strumenti, a garanzia della qualità dell’assistenza erogata, in mano alla figura del coordinatore infermieristico distrettuale dedicato alle residenze che ha il ruolo di facilitatore di percorsi, e di supervisore/ auditor delle strutture convenzionate. Accanto a lui c’è l’infermiere care manager distrettuale, dedicato alle residenze non convenzionate che attua anche una serie di interventi organizzativi a supporto dello staff della residenza, per il miglioramento continuo della qualità dell’assistenza.
Il progetto “Infermiere di Comunità” di Palmanova consiste in un servizio di assistenza infermieristica decentrato in ogni comunità, (uno o più comuni con 2.500-3.000 abitanti). Si tratta di un infermiere dedicato e l’attivazione di un ambulatorio infermieristico. L’infermiere di comunità interagisce con tutte le risorse presenti nella comunità: volontariato, associazioni varie, parrocchie, vicinato, famiglie disponibili a dare aiuto ai concittadini che si trovano in una situazione di fragilità per malattia e contribuisce a costruire la rete di welfare di comunità.
Nella tappa di Udine previste anche due menzioni speciali per l’attività del Centro Regionale Trapianti e l’Infermeria di Corpo del 2° Stormo di Rivolto della Pattuglia Acrobatica Nazionale (Frecce Tricolori).
A Bolzano è attivo il Centro Salute Mentale per l’abitare supportato, che offre una ‘vicinanzà professionale nella loro casa e nel quotidiano, per favorire un benessere psico-sociale.
A Trento è operativa la gestione multidisciplinare del paziente con scompenso cardiaco, un modello che integra l’approccio multidisciplinare, basato sull’introduzione dell’Infermiere di Famiglia e Comunità e su una forte integrazione ospedale-territorio (MMG e Cardiologi ospedalieri) avvalendosi anche di uno strumento di telemedicina, l’APP TreC Cardiologia per gestire il paziente.
In Veneto il progetto “Change management” di Treviso ha l’obiettivo di fornire strumenti operativi e strategie laterali ai professionisti sanitari e sociali dell’area comparto per gestire con consapevolezza ed intenzionalità la transizione e l’innovazione gestionale ed organizzativa.
A Padova è stata realizzata la Mappa per le demenze: un sito regionale per orientare i pazienti, i familiari, i professionisti sanitari e sociosanitari nei percorsi più appropriati.
A Verona tra i compiti degli infermieri delle cure domiciliari, riveste una fondamentale importanza l’educazione terapeutica per aiutare le famiglie e i caregiver a collaborare attivamente alla realizzazione del percorso terapeutico della persona della quale si prende cura.
Nel comune di Castelnovo Bariano (Rovigo) un ambulatorio infermieristico gratuito è un presidio fondamentale per i circa 2.300 abitanti, aperto dal lunedì al venerdì. La particolarità dell’Ambulatorio è anche aver risposto alle esigenze dell’Ente locale di effettuare l’affido del servizio tramite il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA).
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Diabete di tipo 2, dati confermano l’efficacia di iGlarLixi
ROMA (ITALPRESS) – Maggiore controllo della glicemia con una riduzione del rischio di crisi ipoglicemiche. L’efficacia di iGlarLixi, farmaco indicato nella cura del diabete di tipo 2, si conferma anche in uno studio di real world tutto italiano che, per l’importanza dei risultati ottenuti, è stato scelto come “late breaking abstract” al congresso dell’American Diabetes Association che si è svolto online. All’appuntamento annuale più importante per gli esperti di diabetologia di tutto il mondo sono stati presentati anche i dati di SoliMix, il primo studio globale, randomizzato, controllato, di confronto fra le insuline premiscelate (BIAsp30) due volte al giorno e iGlarLixi una volta al giorno, che ha mostrato interessanti risultati a favore di quest’ultima, grazie ad un miglior controllo glicemico, con un beneficio sul peso e meno ipoglicemie.
Lo studio ENSURE, che ha tra i suoi coordinatori Riccardo Candido del S.S. Centro Diabetologico Distretto 4 – Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina di Trieste, ha coinvolto 25 centri diabetologici italiani e ha dimostrato come, anche nella pratica clinica quotidiana, iGglarLixi permette un miglioramento significativo dell’emoglobina glicata dopo 6 mesi di trattamento e, al contempo, una riduzione statisticamente significativa del rischio di ipoglicemie senza effetti negativi sul peso, in pazienti con diabete di tipo 2 precedentemente non controllati con insulina basale ± OAD.
“Gli studi real world sono molto importanti perchè ci dicono cosa accade nella realtà dei nostri ambulatori, dove ci troviamo a gestire pazienti assai più complicati di quelli che partecipano agli studi registrativi – spiega Candido -. I nostri dati dimostrano come in una tipologia complessa di pazienti (sovrappeso/obesi, con scarso controllo metabolico e lunga durata di malattia) iGlarLixi è efficace nel migliorare la HbA1c e l’FPG, oltre a ridurre il rischio di ipoglicemie. Ciò nonostante, l’uso delle FRC può essere ulteriormente migliorato in termini di titolazione della terapia e iGlarLixi rappresenta una valida opzione terapeutica per i pazienti insulino-trattati, con iperglicemia residua, che necessitano di ulteriore intensificazione e semplificazione della terapia”, conclude.
iGlarLixi è indicato per il trattamento degli adulti affetti da diabete mellito di tipo 2 non adeguatamente controllato per migliorare il controllo glicemico in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico, in associazione con metformina con o senza inibitori del SGLT-2. La sua formulazione combinata di insulina basale e GLP-1 RA prandiale migliora l’aderenza terapeutica perchè grazie alla mono-somministrazione giornaliera semplifica la terapia.
Gli studi condotti hanno riportato una maggiore efficacia di iGlarLixi nel ridurre l’emoglobina glicata rispetto a quella garantita singolarmente dalle due componenti. La combinazione a rapporto fisso ha dimostrato di contenere l’aumento del peso che si osserva, invece, nella terapia insulinica da sola o associata ad insulina rapida e di evitare un incremento degli episodi ipoglicemici, aspetti che hanno un percepito particolarmente negativo nei pazienti e che spesso possono condizionare l’abbandono della terapia.
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Figliuolo a Regioni “Incentivare vaccini personale scuola e università”
ROMA (ITALPRESS) – Il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo ha indirizzato stamattina una lettera alle Regioni/Province autonome, nella quale è stato fatto il punto sull’andamento delle vaccinazioni al personale scolastico e universitario docente e non docente.
La percentuale di personale scolastico attualmente raggiunta da una prima somministrazione è pari all’85%, su media nazionale, e ha fatto registrare un incremento dello 0,5% rispetto al 23 giugno scorso.
Al fine di rendere più omogenee le percentuali a livello regionale per tale categoria, considerando che diverse Regioni rimangono ben al di sotto dell’80% di prime somministrazioni, il Commissario ha chiesto di “attuare in maniera ancor più proattiva il metodo di raggiungimento attivo del personale che non ha ancora aderito alla campagna vaccinale, coinvolgendo anche i Medici Competenti per sensibilizzare la comunità scolastica in maniera ancor più capillare”.
La lettera invita inoltre le Regioni/Province autonome “ad incentivare le vaccinazione della categoria, considerandola prioritaria e riservandole corsie preferenziali anche presso gli hub vaccinali”.
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Al Gemelli nuovo catetere per “vedere” le coronarie dall’interno
ROMA (ITALPRESS) – Utilizzato per la prima volta in Italia su un paziente l’innovativo catetere di OCT Dragonfly OpStarTM (di Abbott Medical Italia Srl), la metodologia più avanzata e innovativa di imaging endovascolare delle coronarie (le altre sono la classica angiografia coronarica e l’ecografia intravascolare o IVUS). La procedura è stata eseguita dal gruppo del professor Carlo Trani, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Interventistica Cardiologica e Diagnostica Invasiva della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e professore aggregato del Dipartimento di Scienze cardiovascolari e pneumologiche Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma. L’OTC (Optical Coherence Tomography), introdotta nella pratica clinica circa 15 anni fa, consente di studiare la struttura e le patologie delle coronarie dall’interno, ottenendo dettagli della parete delle arterie che in passato era possibile osservare solo con i microscopi nelle autopsie.
“Il nostro centro – spiega il professor Carlo Trani, – ha abbracciato da anni l’uso dell’OCT: vedere in maniera dettagliata le coronarie dall’interno ci consente di personalizzare il trattamento dei pazienti con cardiopatia ischemica. In particolare, l’OCT permette di definire le caratteristiche anatomiche delle placche aterosclerotiche (gravità, composizione) e di ottimizzare il trattamento nel caso di debba ricorrere all’angioplastica con impianto di stent. L’OCT è una metodica relativamente giovane, che nell’arco degli anni è andata incontro a una serie di evoluzioni tecnologiche. Il nuovo catetere Dragonfly OpStarTM in particolare consente di ottenere immagini intra-coronariche di miglior qualità ed è stato strutturato in maniera da facilitarne l’applicazione nelle anatomie coronariche più difficili”.
“Abbiamo utilizzato Dragonfly OpStarTM in diversi casi – commenta Francesco Burzotta, Responsabile UOS Trattamento Percutaneo delle Cardiopatie Strutturali, Coordinatore Percorso clinico-assistenziale del paziente con Valvulopatia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Professore Aggregato di Cardiologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – senza alcun problema e ottenendo sempre immagini chiare, facili da interpretare. Tra le caratteristiche più promettenti, c’è sicuramente il fatto che questo catetere faciliterà l’esecuzione dell’OCT nei vasi tortuosi e calcifici o con placche più serrate o periferiche, permettendoci così di offrire i vantaggi dell’OCT anche ai pazienti più complessi, che vengono spesso riferiti per il trattamento al nostro centro. La semplice angiografia non consente purtroppo in molti casi di visualizzare dei dettagli che possono essere importanti, e questo soprattutto nei pazienti più fragili e a maggior rischio di complicanze”.
In Italia, l’uso delle tecniche di imaging intracoronarico in generale e dell’OCT in particolare è ancora poco diffuso anche a causa del costo addizionale che comportano. “Ma la nostra esperienza con l’OTC – afferma il cardiologo del Gemelli Trani – è assolutamente favorevole e in molti casi l’OCT ci aiuta a prendere decisioni migliori e ad eseguire interventi più precisi”.
L’aterosclerosi coronarica è la principale causa di morte nei Paesi occidentali e le procedure di cardiologia interventistica (coronarografia e angioplastica) permettono di individuare i pazienti a maggior rischio e di trattarli efficacemente. L’OCT rappresenta una delle tecnologie più moderne per ‘guardarè all’interno delle coronarie, utilizzando una luce con frequenze vicino all’infrarosso per ottenere immagini intravascolari ad alta risoluzione. Il minuscolo catetere di OCT che viene inserito nel vaso da studiare ruota rapidamente al suo interno, illuminandone le pareti con la sua luce speciale; questo consente di acquisire in pochi secondi e con precisione microscopica, un’immagine del versante interno della coronaria e di conoscere la composizione della placca aterosclerotica; le strutture ‘illuminatè riflettono o assorbono in modo diverso la luce dell’OCT in modo diverso, a seconda della loro composizione (la placca può essere calcifica, fibrotica o lipidica).
Le informazioni ottenute con l’OTC consentono ai cardiologi di avere un’idea molto precisa della posizione e della struttura delle placche aterosclerotiche, permettendo loro di programmare il trattamento di rivascolarizzazione con maggior precisione e dettaglio. Consentono inoltre di scegliere con precisione i segmenti di coronaria da trattare con gli stent e di selezionare terapia antitrombotica o tecniche per l’aspirazione di trombo. Le placche con componente lipidica (‘soft’) consentono di solito un più agevole posizionamento dello stent; quelle fortemente calcifiche sono più difficili da dilatare e richiedono invece una preparazione più complessa (litotripsia coronarica, aterectomia rotazionale). Nelle sindromi coronariche acute infine l’OCT rappresenta a oggi il miglior modo per identificare la cosiddetta lesione ‘colpevolè dell’infarto e l’eventuale presenza di accumuli di trombo.
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