Home Salute Pagina 324

Salute

Malattie croniche, al via un progetto di Salutequità

ROMA (ITALPRESS) – Le persone con malattie croniche in Italia sono 26 milioni, il 43% della popolazione. Di questi il 39% ha una cronicità (23,5 milioni) e il 4% una multi-cronicità anche grave (2,5 milioni in cure domiciliari II e III livello, cure palliative, hospice).
Le malattie croniche sono la principale causa di morte in quasi tutto il mondo, in Europa si stima una spesa sanitaria intorno ai 700 miliardi di euro annui e sono la causa di circa l’86% dei decessi.
L’Italia, pur se agli ultimi posti nella classifica dell’Europa a 28 (dal 2020 a 27 per Brexit), presenta (dati Eurostat) forti differenziazioni regionali con percentuali di decessi per cronicità sul totale dei decessi che vanno da meno del 19% nelle Regioni del Nord a quasi il 25% in quelle del Sud. Diversità anche tra uomini (19,6% nel 2019) e donne (24,5%). Secondo il profilo della Sanità italiana 2020 della Commissione Europea (OCSE), circa la metà degli italiani dichiara una o più malattie croniche dopo i 65 anni, anche se non sono patologie solo dell’anziano.
“Le malattie croniche causano ogni anno 38 milioni di decessi e nei prossimi dieci anni si prevede che aumenteranno del 17% – dice Tonino Aceti, Presidente Salutequità – per questo serve lo sviluppo e l’implementazione di uno specifico sistema di sorveglianza sullo stato dell’accesso alle cure e sulla presa in carico di tutti i pazienti, alimentato da un flusso informativo”.
Dopo quasi 5 anni dall’Intesa sul Piano nazionale delle cronicità (PNC), tutte le Regioni lo hanno recepito con tempi che vanno da 2 mesi della Puglia a oltre 3 anni della Sicilia. Differenze anche nelle modalità di recepimento: delibere di Giunte regionali, del commissario ad acta, di direttore generale o leggi regionali.
Ci sono poi recepimenti formali come quelli di Molise e Calabria e recepimenti più sostanziali, con strategie e azioni puntuali per attuare il PNC. E’ il caso di Piemonte, Umbria e Veneto che lo hanno recepito nel proprio Piano socio sanitario.
La pandemia ha messo in evidenza da una parte la fragilità del sistema di presa in carico territoriale, dall’altro innovazioni e semplificazioni da mantenere, come pure cambiamenti non procrastinabili.
Per questo Salutequità ha avviato una ricognizione per rimettere al centro l’attenzione sulle politiche per la cronicità, case study e sfida per l’equità, riconosciuta come tale anche ante-covid.
Il progetto, realizzato col contributo non condizionato di UCB, Merck Group, Sanofi, Servier, prevede: raccolta di evidenze; confronto tra gli stakeholders-associazioni di pazienti-cittadini e professionisti socio-sanitari; condivisione di priorità; presentazione del Report in un evento istituzionale.
“Purtroppo – sottolinea Aceti – l’attuazione non uniforme nelle Regioni di norme nazionali resta una criticità nell’attuale governance del SSN, che incide sull’equità. Il Piano della cronicità è una priorità sulla quale concentrarsi, e il Covid-19 lo ha reso evidente. Infatti, se da una parte il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza stanzia risorse per costruire l’infrastruttura dell’assistenza territoriale, dall’altra c’è bisogno di una strategia di presa in carico chiara, applicata in tutto il Paese. Per questo lavoreremo insieme agli attori protagonisti per attuare e ammodernare il PNC”.
(ITALPRESS).

Covid, 951 nuovi casi e 30 morti nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Nuova (anche se contenuta) crescita dei nuovi casi di coronavirus che rimangono comunque sempre sotto quota 1000. Per l’esattezza i nuovi positivi sono 951, in rialzo di 116 unità rispetto a ieri a fronte però di un numero superiore di tamponi processati, 198.031 e che determina un tasso di positività allo 0,48%. A riportarlo il Ministero della Salute nel consueto quotidiano bollettino. Quasi stabili i decessi, 30 (-1).
I guariti nelle ultime 24 ore sono 5.455, si riducono gli attualmente positivi di 4.345 con un numero complessivo che si attesta su 68.619. Il calo riguarda pure i ricoveri nei reparti ordinari, dove attualmente si trovano in 2.140, 101 degenti in meno rispetto le 24 ore precedenti; il calo si registra pure nelle terapie intensive, dove oggi si trovano 344 pazienti, con un saldo complessivo nel rapporto ingressi/uscite in negativo di 18 ma con 4 nuovi ingressi, il numero più basso dell’anno. In isolamento domiciliare vi sono 66.135 persone. Per quanto riguarda le singole regioni, la regione con il maggior numero di casi si conferma la Sicilia (158), seguita da Lombardia (131), e Campania (110). Al contrario in Molise e Valle d’Aosta si registra rispettivamente 2 e 1 caso.
(ITALPRESS).

La Sicilia punta sulla sanità, nascerà Ismett 2 a Carini

PALERMO (ITALPRESS) – La Sicilia spinge sull’acceleratore sul fronte della sanità e la partnership con l’UPMC di Pittsburgh darà vita a un nuovo ospedale Ismett nell’isola. Ad affiancare il già esistente Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione, centro di trapianti privato di eccellenza di Palermo, sarà la nuova struttura che sorgerà a Carini nei pressi dell’autostrada Palermo-Mazara del Vallo a pochi passi dalla stazione ferroviaria Piraineto. A presentare il progetto, nel corso di una conferenza stampa andata in scena a Palazzo d’Orleans, sede della Regione siciliana, le massime cariche dell’isola e le figure dirigenziali di UPMC e Ismett, che hanno voluto sottolineare l’importanza strategica di una clinica che si rivolgerà non soltanto al Mezzogiorno d’Italia ma anche ai territori del Nord Africa, come ha spiegato il presidente della Regione, Nello Musumeci.
“Vogliamo essere un punto di riferimento per i paesi del bacino euro-afro-asiatico. Il futuro della Sicilia sta nella sua centralità mediterranea, al momento solo a livello geografico, ma – ha aggiunto – vogliamo conquistarci una centralità economica e culturale che invece dobbiamo ancora conquistare giorno dopo giorno per rispondere alle esigenze di milioni di africani che cercano la sanità nell’Europa nel nord. Possiamo offrire loro di trovarla nel primo lembo di terra a soli 75 km dalle loro coste”. La particolarità del centro, che lo rende un unicum in Italia e tra pochissimi in Europa, risiede nel fatto che sorgerà in un’area adiacente al Centro per le Biotecnologie e la Ricerca Biomedica che è in corso di realizzazione a opera della fondazione Ri.MED, un fattore di elevata importanza che permetterà un trasferimento costante e rapido di conoscenze dai ricercatori alla clinica vicina, allo scopo di implementare i servizi di quest’ultima.
“La ricerca biomedica negli ultimi 20-30 anni è completamente cambiata – ha aggiunto Bruno Gridelli, vice presidente esecutivo di UPMC – Avere il centro di ricerca e il nuovo ospedale assieme rappresenterà per i pazienti un’opportunità straordinaria. E’ un ospedale che vuole amplificare quelle caratteristiche di avanzamento tecnologico tenendo conto però della lezione che ha impartito il Covid”. Come sottolineato dall’assessore alla Salute Ruggero Razza, i cantieri per la costruzione dell’edificio dovrebbero partire nei primi mesi del 2022 e l’obiettivo è quello di fare in fretta: “La sfida è quella di essere particolarmente rapidi, vogliamo dimostrare che si possono rispettare i tempi e avere la presunzione di raggiungere grandi idee. L’obiettivo – ha spiegato Razza – è quello di far procedere in parallelo i lavori per il centro di ricerche e quelli per l’ospedale”.
L’impegno finanziario per la costruzione del centro ospedaliero è di poco più di 180 milioni di euro e il progetto è stato realizzato dallo studio dell’architetto Renzo Piano. Nel dettaglio, l’ospedale è composto da due corpi longitudinali collegati da due ponti. Attorno alla struttura sorgerà un bosco mediterraneo e l’edificio è progettato per dialogare col verde e nell’ottica di una costante sostenibilità ambientale, anche grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici. Sui tre piani sono disposte degenze, con la particolarità – dettata anche dalla recente esperienza del Covid-19 – dell’esistenza di sole stanze singole in modo tale da isolare i reparti con più facilità in caso di emergenze pandemiche. Saranno presenti 42 posti letto di terapia intensiva ordinaria, 174 posti letti di terapia semi-intensiva, 14 sale operatorie, una di queste con robot Da Vinci, 50 stanze di ambulatorio in visite specialistiche.
Ismett 2 si caratterizzerà per essere un centro di trapianti multiorgano e come Ismett 1 sarà punto di riferimento per l’impianto di cuore e polmone artificiale. Ismett 2 non sarà dotato di un pronto soccorso ma sarà collegato alla rete territoriale delle emergenze cardiovascolari e gastro-enterologiche.
(ITALPRESS).

Telemedicina, la pandemia ha accelerato i tempi

MILANO (ITALPRESS) – Tele-consulto, tele-visita, tele-monitoraggio, ma anche applicazioni digitali per la salute e canali digitali per la collaborazione tra medici di diverse strutture ospedaliere, oltre all’utilizzo diffuso del fascicolo sanitario elettronico. Questi sono solo alcuni degli strumenti di telemedicina che stanno cambiando il volto della sanità. Se ne è parlato nell’ambito dell’evento “La Salute Connessa”, promosso da Novartis, in occasione del lancio della piattaforma di telemedicina WelCare in oncologia ed ematologia, che mette in collegamento centri e medici specialisti di tutta Italia, per favorire lo scambio di informazioni e migliorare la gestione di pazienti con malattie come il tumore al seno, il melanoma, le neoplasie mieloproliferative croniche (MPN), la mastocitosi, la leucemia mieloide cronica (CML), ma anche pazienti candidati al trattamento con CAR-T.
Al centro dell’incontro, che ha coinvolto esperti del mondo scientifico, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni pazienti, i dati dell’analisi realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui la pandemia ha favorito l’utilizzo di piattaforme digitali di collaborazione tra medici e pazienti, con un utilizzo da parte dei pazienti salito di quasi 20 punti percentuali durante l’emergenza (da 11% a 30%). Oggi l’82% dei pazienti intervistati dichiara di volere utilizzare in futuro queste piattaforme.
Reti virtuali che cambiano le modalità di comunicazione tra medico e paziente e che aprono a nuove modalità di collaborazione tra medici. Un esempio concreto e di successo viene da WelCare. Nata lo scorso anno, in piena pandemia, grazie alla collaborazione tra Novartis e Welmed, la piattaforma di telemedicina WelCare ha favorito lo scambio di informazioni tra i medici e i centri erogatori della terapia avanzata CAR-T.
Sulla base di questa esperienza, Novartis ha deciso di estendere il progetto e ha annunciato oggi l’ampliamento della piattaforma WelCare, per mettere in collegamento medici specialisti, che in tutta Italia si occupano, oltre che di CAR-T, anche di pazienti con altre patologie oncologiche ed ematologiche. WelCare è il primo passo di un percorso e di un impegno più ampio di Novartis in telemedicina, che continuerà con nuovi strumenti, per raggiungere direttamente il paziente sul territorio, a supporto di ambiti come quello della medicina generale.
Una risposta, quella di WelCare, ai bisogni di medici e pazienti, come confermano i dati dell’Osservatorio. L’analisi rivela infatti che tra i medici specialisti è alta la propensione all’utilizzo della telemedicina, con l’81% degli intervistati che vorrebbe ricorrere al tele-consulto e oltre 6 medici su 10 che vorrebbero utilizzare strumenti di tele-visita e di tele-monitoraggio.
La telemedicina apre anche a nuove possibilità di gestione della pratica clinica, a partire dalla sistematizzazione di grandi quantità di dati, come spiega Fabrizio Pane, professore ordinario di ematologia all’Università Federico II di Napoli e direttore A.F. ematologia della stessa Azienda Ospedaliera Universitaria: “L’utilizzo nella pratica clinica di tecnologie digitali permette la raccolta e la gestione di Big Data, di valore scientifico e clinico, che in futuro avranno un ruolo sempre più importante anche per informare le decisioni diagnostiche e terapeutiche – dice Pane -. Piattaforme di scambio tra medici specialistici, come WelCare, permettono di sviluppare nuovi modelli di organizzazione della pratica clinica, in un’ottica più collaborativa ed efficace”.
Attraverso la digitalizzazione dei vari aspetti della pratica clinica, dall’accesso condiviso alla cartella clinica, allo scambio di file e tool per la discussione multidisciplinare, la piattaforma WelCare favorisce la gestione condivisa del paziente tra più medici sul territorio, con vantaggi in termini di qualità della cura e gestione delle risorse sanitarie, come commenta Saverio Cinieri, presidente eletto AIOM.
“La gestione di pazienti come quelli oncologici passa da percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali complessi, che spesso richiedono la stretta collaborazione tra centri specialistici e centri di trattamento sul territorio – dice Cinieri -. Con la telemedicina questa logica viene semplificata e migliorata, perchè grazie alle tecnologie digitali possiamo far viaggiare il dato e non il paziente, con notevoli risparmi e con un impatto significativo sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie”.
In primo piano, quindi, il paziente, che diventa protagonista sempre più attivo della propria salute. “La telemedicina mette al centro il paziente in un modo nuovo, cambiando il suo ruolo, il rapporto con il medico e favorendo la semplificazione, a vantaggio della qualità e della continuità dell’assistenza – commenta Antonio Gaudioso, presidente di Cittadinanzattiva -Abbiamo di fronte un importante strumento per ridurre le disuguaglianze, superare le barriere e favorire un accesso più equo da parte di tutti i pazienti a cure di qualità. Per realizzare appieno questo potenziale di equità dobbiamo innanzitutto affrontare questioni che riguardano la digitalizzazione dei cittadini, la trasparenza di gestione e la tutela della privacy dei pazienti”.
Uno scenario che chiama a raccolta gli sforzi di tutte le parti, comprese aziende ed enti privati, che possono sostenere e favorire progetti specifici. Ed è proprio dalla collaborazione pubblico-privato che nasce la piattaforma WelCare. “La piattaforma di telemedicina WelCare è nata lo scorso anno, in piena pandemia, per favorire la collaborazione tra i centri italiani coinvolti nelle terapie avanzate CAR-T – spiega Luigi Boano, General Manager di Novartis Oncology Italia – L’esperienza maturata durante i mesi dell’emergenza ci ha dimostrato il grande valore di questo strumento e ci ha portato oggi ad ampliare questa piattaforma per la gestione di altre malattie oncologiche ed ematologiche. Un impatto, quello di WelCare sulla gestione sanitaria dei pazienti oncologici, che ci stiamo impegnando a valutare concretamente, per analizzare a fondo il reale contributo della sanità digitale al miglioramento del Sistema Salute”.
(ITALPRESS).

Nasce il primo Osservatorio nazionale su incontinenza e stomia

ROMA (ITALPRESS) – “Evidence based”. E’ questa la parola cruciale grazie alla quale ogni decisione politica o percorso clinico riesce ad assicurare salute, diritti, accesso, libertà di scelta alle persone con fragilità. E nel caso delle persone incontinenti e/o con stomia è particolarmente rilevante perchè in questo ambito i dati di contesto sono assolutamente obsoleti o assenti. Nel caso della stomia, per esempio, gli unici indicatori utilizzati sono frutto di analisi fatte dalle associazioni, le quali, per poter reperire dati del settore incontinenza, spesso hanno fatto riferimento al mercato, con tutti i limiti che questo metodo comporta.
Proprio per porre rimedio alla mancanza di dati oggettivi e scientificamente misurati, dovuti alla assenza di strumenti di rilevazione e tracciamento, FAIS – Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati, in collaborazione con Salutequità, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, lancia nel nostro Paese il primo Osservatorio Nazionale sull’Incontinenza e Stomia che viene presentato a Roma.
A fronte di 75.000 persone stomizzate, 5 milioni circa di persone con incontinenza urinaria, 1,3 milioni circa di persone con incontinenza fecale, anche questi dati vetusti relativi al 2012: non esiste nessuno strumento di mappatura e tracciamento dei reali bisogni delle persone incontinenti e stomizzate e di rilevazione del grado di soddisfazione dei pazienti su servizi erogati dalle regioni; mancano del tutto i registri regionali, l’informazione e la sensibilizzazione della pubblica opinione su incontinenza e stomia sono scarse e davvero difficili a causa dello stigma correlato; la rete assistenziale è ancora insufficiente; la normativa in materia non è applicata e la disuguaglianza tra sistemi sanitari regionali è sempre più ampia.
“L’Osservatorio” – spiega Pier Raffaele Spena, Presidente di FAIS – “è uno strumento al servizio di tutti ed è un contenitore di esperienze e dati, raccolti e analizzati attraverso un metodo scientifico. Questi saranno resi disponibili a chi è destinato a programmare e gestire i servizi alla salute per aiutarlo al meglio a comprendere il contesto operativo attuale, facendo emergere e dando evidenza alle priorità di intervento. L’Osservatorio esprime tutta la sua dinamicità di progetto pensato per le persone, facendo in modo che il dato raccolto sia utile per tutti: dal paziente, al caregiver, a chi norma e chi programma in ambito sanitario, a chi amministra la sanità, a chi eroga il servizio sanitario. L’Osservatorio infatti vuole essere anche un incubatore di progetti innovativi atti a migliorare la gestione del servizio alla persona per aumentare la sua qualità di vita e semplificare il ruolo indispensabile del caregiver. Tutto questo in partnership con la pubblica amministrazione”.
Gli ambiti di intervento dell’Osservatorio sono essenzialmente tre: normativo, per incidere su atti e normative nazionali e regionali che trattano l’incontinenza e stomia; clinico – gestionale, per stimolare l’organizzazione, la gestione e l’erogazione del servizio sanitario a misura di paziente; sociale, per mettere campo azioni di comunicazione, orientamento, empowerment ed engagement del paziente e del caregiver. La prima azione dell’Osservatorio sarà il lancio a settembre di una survey ai pazienti per conoscere le reali necessità utili a definire le priorità di intervento sui territori.
“Con l’avvio dell’Osservatorio le persone con incontinenza e stomia potranno contare su un’innovativa tecnologia di promozione e tutela dei loro diritti, basata su evidenze e sul confronto e la condivisione con tutti gli stakeholder. E’ il percorso migliore per concorrere al miglioramento della qualità delle politiche pubbliche sui diritti dei pazienti, a partire dalla garanzia dell’equità di accesso alle cure – ha dichiarato Tonino Aceti, Presidente Salutequità – Per questo dopo la firma dell’importante protocollo d’intesa tra le nostre Organizzazioni abbiamo scelto di collaborare con Fais a questo importante progetto, a partire dalla costituzione del suo Steering Committee, vero e proprio “ponte” con le Istituzioni per veicolare e realizzare le azioni di miglioramento sulla condizione dei pazienti”.
Gli obiettivi dell’Osservatorio sono ambiziosi: produrre evidenze relative all’esperienza dei pazienti e alla capacità dei servizi sanitari di rispondere ai loro bisogni, quindi per comprendere meglio il contesto attuale ed elaborare di conseguenza azioni di miglioramento e progetti efficaci; contribuire alla semplificazione dei processi, contribuendo a renderli chiari ed efficienti in modo che possano veicolare servizi appropriati; promuovere un’informazione chiara ed efficace per il paziente puntando su modelli omogenei in tutto il territorio nazionale e campagne di sensibilizzazione; favorire la realizzazione di reti di condivisione delle informazioni grazie alla collaborazione con altri enti ed associazioni per promuovere progetti comuni. Un ulteriore fondamentale obiettivo dell’Osservatorio è monitorare l’andamento delle politiche regionali e la loro capacità di guardare ai diritti delle persone incontinenti e stomizzate, partendo dalla fotografia del quadro normativo e delle azioni messe in atto dalla singola regione per gestire l’assistenza e i servizi alle persone. In questo contesto il ruolo dell’associazione pazienti risulta determinante e sotto alcuni aspetti innovativo per metodologia di approccio e ambito di ricerca.
Per centrare tali obiettivi, l’Osservatorio si avvale di una molteplicità di competenze, esperienze e sensibilità le quali costituiscono lo Steering Committee dell’Osservatorio: Agenas Lorena Martini, Aiug Marzio Zullo, Altems Americo Cicchetti, Cittadinanzattiva Annalisa Mandorino, Consip, Fare Salvo Torrisi, Fnopi Barbara Mangiacavalli, Istituto Superiore di Sanità Graziano Onder, Ministero Salute Achille Iachino, Senioritalia Roberto Messina, Siccr Giulio Santoro, Sifo Marcello Pani, Regione Campania Ugo Trama Regione, Regione Lazio Lorella Lombardozzi, Regione Piemonte Silvia Ferro, Piemonte Laura Poggi, Regione Veneto Rita Mottola, Università Padova Dario Gregori.
(ITALPRESS).

Covid, 835 nuovi casi e 31 morti

ROMA (ITALPRESS) – In crescita i nuovi casi di coronavirus ma restano sempre sotto quota 1000. Per l’esattezza i nuovi positivi sono 835, in aumento rispetto ai 495 di ieri ma oggi si registra un notevole incremento di tamponi effettuati: 192.882 e che fa calare il tasso di positività allo 0,43%. A riportarlo il Ministero della Salute attraverso il consueto bollettino. A crescere sono anche i decessi, 31 (+10), mentre i guariti nelle ultime 24 ore sono 4.692. Attualmente positivi in calo di 3.889 con un numero complessivo che si attesta su 72.964.
Non si ferma neanche oggi il costante calo dei ricoverati nei
reparti ordinari, dove attualmente si trovano in 2.289, 101 in
meno rispetto le 24 ore precedenti; idem per le terapie intensive,
362 i degenti ospitati con un saldo complessivo, nel rapporto
ingressi/uscite in negativo di 23 ma con 10 nuovi ingressi. In
isolamento domiciliare vi sono 70.313 persone. Sul fronte delle
singole regioni, la regione con il maggior numero di casi si
conferma la Sicilia (133), seguita da Lombardia (126), e Veneto
(96). Al contrario in Molise e Valle d’Aosta si registra
rispettivamente un solo nuovo caso.
(ITALPRESS).

Sileri “Puntare sulla ricerca clinica di genere”

ROMA (ITALPRESS) – “Non può esserci equità tra uomini e donne se si continuano a ignorare le loro differenze”. E’ il messaggio lanciato dal sottosegretario di Stato al ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, intervenuto oggi al convegno “Medicina e Politiche di Genere al tempo di COVID-19 Il punto di vista degli IRCCS lombardi”. “La pandemia ha avuto un impatto importante sulla vita di tutti, ma con differenze di genere che è bene mettere in luce per saperle meglio superare – dice Sileri -. Non mi riferisco solo alla medicina genere-specifica, ma in generale alle ‘politiche di generè perchè sappiamo bene che i determinanti di salute e le condizioni di benessere del singolo sono definite dall’insieme delle variabili non solo fisiche, ma anche ambientali, sociali, culturali e relazionali in cui vive ed interagisce”, aggiunge.
Secondo il sottosegretario Sileri, parità, equità, appropriatezza sono principi che vedono imprescindibilmente il tema del “Gender equality” come prioritario. “Non possiamo parlare di vera medicina personalizzata se non concentriamo maggiori sforzi sulla ricerca clinica di genere”, dice. “La pandemia ci ha ricordato ad esempio che, seppur in casi rari, uomini e donne possono avere differenti risposte ai vaccini”, aggiunge.
Il ruolo degli IRCSS nella promozione della “Gender equality” è centrale. “Il loro fare rete – sottolinea il sottosegretario Sileri – è di fondamentale importanza per mettere a fattore comune le eccellenze e amplificarle con un unico filo rosso che tenga insieme ricerca, politiche, sanità pubblica e territorio. Realizzare programmi di prevenzione, sviluppare metodologie diagnostiche e terapie su misura per l’uomo e per la donna costituiscono in tal senso un’opportunità di confronto e costruzione di percorsi trasversali e collaborazione scientifica su tematiche attuali e condivise, per un ‘Sistemà salute inclusivo e attento dove la parola chiave è centralità del paziente”.
(ITALPRESS).

Il sistema salute post-Covid, italiani desiderano efficienza e umanità

ROMA (ITALPRESS) – Dopo sedici mesi di passione tra contagi, lockdown e restrizioni, è concreta ora la possibilità di guardare oltre, perchè il sollievo estivo questa volta non sarà temporaneo, grazie alla diga della vaccinazione via via sempre più solida. E’ il tempo della ripartenza ed è anche il tempo dei cantieri, il tempo cioè per costruire, ristrutturare e migliorare gli edifici sociali così importanti per le nostre vite. Cantiere per eccellenza sarà la Sanità, sia perchè è stato l’edificio sociale più esposto nella pandemia, sia perchè tutti finalmente ne riconoscono la centralità. Da qui nasce “I Cantieri per la Sanità del Futuro”, una piattaforma che Censis e Janssen Italia hanno costruito come base di partenza e di collaborazione fattiva sulle direttrici di sviluppo che i protagonisti del sistema salute hanno individuato come fondamentali.
Il periodo di emergenza pandemica, infatti, ha mostrato la centralità della Salute come bene universale e l’importanza fondamentale del nostro Servizio Sanitario Nazionale, mettendo però in evidenza anche diverse aree su cui intervenire. Si apre ora l’opportunità storica di ridefinire la Sanità del domani, con l’obbligo di sfruttare al meglio l’iniezione di risorse economiche in arrivo: solo nel 2020 sono stati attivati 5,6 miliardi di euro e nel Pnrr sono circa 20 i miliardi di euro resi disponibili.
Poter fronteggiare con soluzioni efficaci i tre fronti di acuzie, cronicità ed emergenze: è questa la sfida che ci troviamo davanti. I dati indicano che in Italia al 2040 ci saranno oltre 19 milioni di anziani e 28 milioni di cronici, con incrementi rispettivamente del +38,5% (+5,4 milioni di anziani) e del +12% (+3 milioni di cronici). A questo, più nell’immediato, va aggiunta “l’emergenza” della Sanità “sospesa” – 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici e 3 milioni di screening oncologici in meno nel 2020 rispetto all’anno precedente – che tornerà presto a impegnare significativamente il Servizio sanitario nazionale.
Sanità di prossimità e Sanità digitale sono le due direttrici indicate con chiarezza sia dai cittadini che dai rappresentanti istituzionali nazionali e regionali. Sono ambiti in cui già da tempo le realtà territoriali hanno avviato progetti ed incursioni più o meno virtuose, di certo frammentate e parziali. Del totale assegnato alla Missione Salute del Pnrr, circa 10 miliardi saranno dedicati alla prossimità, al digitale e alle relative competenze.
La pandemia ha sfidato ciascuna sanità regionale: in primo luogo sulla territorialità dell’offerta, mettendo in luce qualche punto di forza, ma in generale segnalando la necessità di compiere un upgrading sostanziale mediante opportuni investimenti che devono avere tre obiettivi fondamentali: distintività del punto di accesso, presa in carico sostanziale e messa a disposizione di un’assistenza a domicilio integrata e digitalizzata.
Le esperienze realizzate finora in maniera indipendente dai vari territori hanno dato vita ad una moltiplicazione infinita di piattaforme e progetti con il risultato che l’Italia vanta una babele di software, device, tecnologie. Del digitale è emersa la fragilità e, ad oggi, l’incapacità di informare di sè la sanità perchè in troppi casi si è constatata l’insufficiente digitalizzazione o l’altrettanto pericolosa digitalizzazione dell’analogico che finisce per generare più danni che benefici. Ma cosa vogliono gli italiani dalla sanità digitale prossima futura? Chiare le aspettative che emergono dai dati: l’86,5% di poter prenotare prestazioni sanitarie direttamente da smartphone, pc, laptop; l’86,6% di avere accesso alla cartella sanitaria ovunque e in modo semplice.
Richieste basiche, ormai mature, che mettono in rilievo che il digitale è ben visto laddove facilita l’accesso alle strutture ed ai servizi, rendendo disponibili il totale delle informazioni relative ad una persona in ogni contesto in cui servono, per consentire interventi appropriati.
Anche su quali sono gli elementi imprescindibili per avere un Servizio sanitario più vicino ai cittadini, con un accesso semplice e possibile sempre e comunque vi è uniformità di vedute:
centralità del fattore umano. La buona sanità è data ancora e comunque in primo luogo dagli uomini e dalle donne della sanità competenti ed empatici, che riscuotono una fiducia eccezionale dagli italiani (oltre il 96% dichiara di avere fiducia negli operatori sanitari); digitalizzazione “vera” di servizi e competenze. La pandemia ha svelato che, a fronte delle opportunità straordinarie del digitale, a cui gli italiani hanno ricorso spontaneamente in massa per resistere in ogni ambito, in sanità prevale ancora o l’assenza di digitalizzazione pura e semplice o la frammentazione delle soluzioni persino negli stessi territori o, soprattutto, la persistenza di logiche, competenze e anche personale analogiche; riconoscimento della sanità come ecosistema. La sanità moltiplica la sua capacità di rispondere ai fabbisogni laddove si riconosce come ecosistema, cioè come un insieme di attori diversi che devono interagire tra loro e con attori di altri mondi. La sanità non può più essere un sistema chiuso autosufficiente come in altri tempi, ma motore virtuoso delle mobilitazioni locali delle risorse dei tanti attori e mondi con cui si relaziona.
E ancora, cooperazione reale e virtuosa. Ciò dovrà avvenire a livello istituzionale, dove l’apprezzamento dei cittadini per la responsabilità regionale in sanità si accompagna alla richiesta che le Regioni cooperino sia tra loro sia con il centro, per evitare diversità inutili e frammentazioni che in molti ambiti costano caro a imprese e cittadini. E lo stesso dovrà avvenire a livello di programmazione e implementazione dei nuovi servizi di prossimità sui territori, in cui è indispensabile aprire ad attori non esclusivamente o rigorosamente afferenti alla rete dei servizi e delle strutture interne al Servizio sanitario.
Più efficienza, più umanità, più spazio alla responsabilità dei cittadini e più collaborazione tra pubblico, privato, non profit e volontariato. Ecco la sostanza delle idee dei cittadini sulla sanità del futuro: il 52% si attende di vedere più efficienza, cioè che si faccia di più e meglio su liste di attesa, strutture, servizi; il 33,2% più umanità, maggiore attenzione al malato come persona, più ascolto, dialogo, empatia; il 33% più responsabilizzazione dei cittadini, in primo luogo sul fatto che anche la sanità pubblica ha un costo, poi nell’assunzione di stili di vita adeguati, in relazione ai comportamenti da tenere nelle varie situazioni; il 30,8% più collaborazione tra i diversi soggetti della sanità, ovvero pubblico, privato, non profit, volontariato, cittadini ecc.
Il 26% più equità, cioè che l’accesso alla sanità sia garantito in modo eguale al di là di residenza, ceto, sesso, età, nazionalità; oltre il 91% degli italiani dice ok all’uso della telemedicina purchè resti centrale il rapporto diretto medico-paziente.
‘Attualmente ci troviamo in una fase del tutto eccezionale, che ci permette di tenere insieme due sfide che devono alimentarsi reciprocamente: da una parte la gestione dell’emergenza, dall’altra la sfida più importante per il medio-lungo periodo, quella di definire, proprio sulla base dell’esperienza di questi ultimi mesi, come possiamo rilanciare il nostro Servizio sanitario nazionale – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Ora ci sono le condizioni per uno scatto, c’è una nuova, diffusa consapevolezza della forza e del valore del nostro Ssn, che è una pietra preziosa e di cui rivendico fino in fondo l’impianto universalista. Oggi si chiude la stagione dei tagli in sanità e si apre quella degli investimentì.
‘Le risorse però da sole non bastano, sono necessarie anche le riforme – ha sottolineato Speranza -. La prossimità dovrà essere uno degli elementi fondanti, la casa deve diventare il primo luogo di cura, ma dobbiamo anche rafforzare la nostra capacità di investimento sulla sanità digitale. La riforma della sanità è la sfida più importante del nostro Paese: abbiamo bisogno di un grande Patto Paese sulla salute, in cui tutti i soggetti coinvolti, insieme, provino a disegnare una nuova visione. La chiave è la logica dell’ecosistema, grazie alla collaborazione tra pubblico, privato, istituzioni, industria, ricerca e no profit’.
‘L’esperienza traumatica della pandemia ha dimostrato che la sanità è la pietra angolare della società migliore che gli italiani si aspettano – ha dichiarato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis -. La transizione demografica del nostro Paese, con più anziani, più malati cronici e non autosufficienti nei prossimi decenni, ci obbliga a ripensare l’offerta sanitaria secondo sperimentazioni e servizi innovativi. Va compiuta una rivoluzione copernicana: va messo al centro il cittadino-paziente, non le strutture. E bisogna lavorare in una logica di ecosistema, pensando a un sistema sanitario non come un fortino chiuso, ma in grado di mobilitare soggetti, risorse e competenze diverse, pubbliche e private, per arrivare a soluzioni ottimali. Infine, c’è il nodo delle risorse. Gli ingenti investimenti previsti dal Pnrr non potranno essere una soluzione una tantum’.
‘Come Janssen Italia abbiamo sempre avuto molto chiara la responsabilità del nostro operato e il contributo che potremmo offrire al sistema salute del Paese, un contributo che abbiamo intensificato durante questa sfida epocale – ha spiegato Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia -. Credo che questo sia il portato più interessante dello studio Censis: la volontà, rilevata tra tutti gli operatori del sistema a vari livelli, di mettere davvero insieme tutte le competenze e le risorse disponibili. In Janssen stiamo già lavorando a progetti che portano benefici concreti alle persone, con soluzioni per una migliore presa in carico dei pazienti, servizi di monitoraggio a distanza, iniziative per portare le terapie a casa, laddove le condizioni della patologia e il tipo di farmaco lo consentano, soluzioni digitali innovative per una connessione continua anche da remoto tra clinici e pazienti, sempre con l’obiettivo di un miglioramento della qualità di vita delle personè.
(ITALPRESS).