ROMA (ITALPRESS) – Ricrescono, anche se lievemente, i casi di coronavirus in Italia. Secondo i dati forniti del ministero della Salute, dai 1.968 di ieri si passa ai 2.557 di oggi, questo a fronte di un’impennata dei tamponi processati, pari a 220.939 e che fa scendere il tasso di positività al 1,15%. Ricrescono anche i decessi, 73 (+14). I guariti sono 7.853 mentre gli attualmente positivi scendono di 5.370 unità attestandosi su un totale di 200.192.
Sul fronte dei ricoveri si registra anche oggi un calo. Nei reparti ordinari le persone ricoverate sono 5.488 (-229), nelle terapie intensive vi sono invece 835 degenti, con un calo totale di 56 pazienti e 22 nuovi ingressi. Il calo riguarda anche le persone in isolamento domiciliare, ad oggi 193.868. Per quanto riguarda il contagio nelle singole regioni, quella che registra il maggior numero di nuovi casi è la Lombardia (417), seguita da Sicilia (337) e Campania (300). Al contrario in Molise non si registrano nuovi positivi.
(ITALPRESS).
Covid, 2.557 nuovi casi e 73 decessi in 24 ore
Report Altems, vaccinazioni Italia superano la media Ue
ROMA (ITALPRESS) – Continua senza sosta la campagna vaccinale, facendo incrementare settimanalmente i valori dei nuovi vaccinati in tutte le fasce d’età. A livello nazionale si registrano le seguenti percentuali per le fasce di età considerate: 16-19 anni (4,93%), 20-49 anni (20,79%), 50-69 (58,83%), 70-79 (83,59%), over 80 anni (91,94%). La media nazionale (che considera la fascia di età maggiore di 16 anni) è pari al 46,22%. Analizzando il rapporto tra la popolazione residente e il numero punti di somministrazione (territoriali ed ospedalieri) per ciascuna regione, la Regione Puglia ha il rapporto più basso: in media ogni punto vaccinale ha in carico circa 5397 residenti, seguita dalla Liguria con 8399 residenti. Al contrario, la Regione Lombardia e Campania hanno il valore più alto, con un rapporto pari a 72783 residenti per la Lombardia e 89524 residenti per la Campania. Analizzando l’andamento delle somministrazioni nei Paesi Membri dell’Unione Europea, il valore medio Ue delle somministrazioni è pari a 56.947 x 100.000 abitanti, il valore dell’Italia è pari a 59.240 x 100.000 abitanti. E’ quanto emerso dalla 55ma puntata dell’Instant Report Covid-19 – https://altems.unicatt.it/altems-covid-19 – una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale.
“Incrociando i profili delle regioni con l’incremento di personale – afferma il professor Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS) – possiamo notare un’eterogeneità dei comportamenti delle regioni in termini di assunzioni di nuovo personale e di risposta alla pandemia. Se consideriamo, infatti, i giorni di sospensione per l’attività chirurgia e i volumi di presentazioni “perse”, due delle tre regioni “resilienti” (Veneto +584, Lazio +282) hanno notevolmente incrementato il personale medico, mentre solo per una delle regioni “fragili” (Lombardia +516) si registra un notevole incremento di personale medico. Sia le regioni “late responder” (es. Sicilia +101) che “inerti” (es. Piemonte +163) si caratterizzano, invece, per un incremento minore del personale medico se comparato con quello del Lazio e del Veneto”.
“Se consideriamo – invece – il rapporto tra giornate di sospensione per le attività ambulatoriali e prestazioni “perse” – continua Cicchetti – le Regioni “resilienti” (es. Lombardia +847, Veneto +733, Lazio +381) sembrerebbero essere caratterizzate da un incremento maggiore del personale medico se comparato con quello delle “late responder” (es. Piemonte +345, Sicilia +133, Sardegna +146). Guardando al mix di assunzioni tra personale medico direttamente coinvolto nell’emergenza Covid-19 (Anestesia e rianimazione, Malattie dell’apparatosi respiratorio, Medicina e accettazione d’urgenza, Medicina interna, Malattie infettive, Microbiologia e virologia, Sanità pubblica) e personale non direttamente coinvolto – continua Cicchetti – notiamo che le regioni “resilienti”, considerando il rapporto tra giorni di sospensione per l’attività chirurgia e i volumi di presentazioni “perse”, hanno assunto prevalentemente personale con specializzazioni Covid-19 (Veneto 57%, Lazio 79%). Tra le regioni “fragili” non si registra un orientamento prevalente mentre le Regioni “late responder” (PA Trento 0%, Umbria 35%) e “inerti” (Molise 30%, Piemonte 40%, Valle d’Aosta 0%) hanno assunto in prevalenza personale no covid”.
“Infine – conclude Cicchetti – se guardiamo al rapporto tra giornate di sospensione per le attività ambulatoriali e prestazioni “perse”, notiamo che le regioni classificate come “fragili”, “inerti” e “late responder” hanno orientato le politiche di assunzione di nuovo personale prevalentemente verso le specializzazioni no covid. Per quanto, riguarda, invece le regioni “resilienti” non sembra emergere un orientamento prevalente”.
(ITALPRESS).
Una nuova tecnica di ablazione per le tachicardie pediatriche
ROMA (ITALPRESS) – Una nuova tecnica di ablazione più precisa e sicura per la tachicardia da rientro nodale, la più frequente tra le tachicardie nei bambini. E’ stata messa a punto in ambito pediatrico e perfezionata dai medici e ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con l’aiuto di un nuovo sistema di mappaggio del voltaggio elettrico del cuore tridimensionale, in grado di identificare con colori ben definiti l’area su cui intervenire. Circa 200 i bambini trattati con la nuova tecnica che ha fatto rilevare un’assenza totale di complicanze e ridotto la recidiva al 2% rispetto al precedente dato del 12-15%. I risultati sono stati pubblicati su Europace, la più importante rivista europea di aritmologia.
La tachicardia da rientro nel nodo atrio-ventricolare è una delle più frequenti tachicardie del bambino. E’ un disturbo del ritmo cardiaco che produce un’accelerazione improvvisa del battito. La contrazione dei ventricoli del cuore che determina il pompaggio del sangue, è attivata da un gruppo di cellule specializzate che emette impulsi elettrici. Questi impulsi vengono trasmessi ai ventricoli attraverso un “filo” di cellule chiamato nodo atrio-ventricolare. La tachicardia da rientro nodale è caratterizzata dalla presenza di una doppia via di conduzione elettrica atrio-ventricolare: una lenta e una veloce. L’anomalia porta al possibile innesco di un cortocircuito (rientro) tra le due vie che determina un improvviso aumento della frequenza cardiaca, tanto più rapido quanto più veloce è il cortocircuito. Di conseguenza il bambino può avvertire palpitazione veloce e/o sintomi di vertigine fino alla sincope.
Questa alterazione del ritmo cardiaco viene eliminata in genere, sia nell’adulto che nel bambino, con le tecniche di ablazione transcatetere con radiofrequenza. Una corrente elettrica ad alta frequenza (500 KHZ) e a bassa energia viene erogata nell’area critica del cuore attraverso un catetere intracardiaco. La corrente induce un aumento di temperatura del tessuto al punto di contatto determinando la necrosi della parte malata, cioè la sua distruzione.
Nel Dipartimento Cardiochirurgia, Cardiologia e Trapianto Cuore Polmone del Bambino Gesù vengono eseguite ogni anno circa 100 ablazioni di questo tipo, più di un terzo di quelle realizzate su bambini in Italia. La difficoltà risiede soprattutto nella necessità di individuare con assoluta precisione il segnale elettrico della “via lenta”, dove intervenire con la necrosi a caldo, ed evitare il rischio di complicanze.
I ricercatori si sono adoperati per eliminare i rischi di questo tipo di ablazione mettendo a punto una nuova tecnica di mappaggio del voltaggio elettrico del cuore in 3D. Un catetere segue la superficie interna del cuore mappando punto per punto sia il profilo anatomico che quello elettrico. La mappa colora in rosso le aree di basso voltaggio e in giallo, azzurro e blu quelle di voltaggio progressivamente più elevate fino alla condizione di normalità caratterizzata dal colore viola. In questo modo, grazie ai colori, è possibile visualizzare con chiarezza la via di conduzione lenta come un’area ben delineata di basso voltaggio.
“Con questa tecnica – spiega Fabrizio Drago, responsabile di Cardiologia S. Paolo e Palidoro- S. Marinella e Aritmologia – abbiamo in qualche modo “gettato un secchio di vernice” sul nostro nemico invisibile, la via lenta di conduzione elettrica atrio-ventricolare. Mentre prima era solo il segnale elettrico a guidarci, adesso la mappa del voltaggio in 3D ci consente di centrare il bersaglio con sicurezza, realizzando delle ablazioni più precise perchè mirate sulla zona malata”.
(ITALPRESS).
Tumore della prostata, una nuova terapia riduce la mortalità del 38%
ROMA (ITALPRESS) – Passi in avanti nel trattamento del tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione. Una nuova terapia mirata con radioligando. Novartis annuncia i risultati dello studio di Fase III VISION che ha valutato Lu-PSMA-617 in aggiunta al migliore standard di cura dimostrando un miglioramento significativo della sopravvivenza globale. Lu-PSMA-617 è in grado di ridurre del 38% il rischio di morte. La differenza nella sopravvivenza globale tra i bracci dello studio è risultata statisticamente significativa, con una riduzione stimata del 38% del rischio di morte nel braccio con Lu-PSMA-617 rispetto al braccio con il solo miglior standard di cura. I risultati saranno presentati il 6 giugno durante la sessione plenaria del Congresso 2021 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).
I pazienti trattati con Lu-PSMA-617 hanno inoltre dimostrato una riduzione statisticamente significativa del 60% del rischio di progressione radiografica rispetto al braccio con il solo miglior standard di cura. Nel braccio di trattamento con Lu-PSMA-617 si è verificato un tasso maggiore di eventi avversi collegati alla terapia (85.3%) rispetto al solo standard di cura (28.8%).
In entrambi i bracci dello studio, i tassi di interruzione del trattamento associati agli eventi avversi derivanti dalla terapia si sono presentati come segue: nel braccio con Lu-PSMA-617 più standard di cura l’11,9% dei pazienti ha interrotto Lu-PSMA-617 e l’8,5% ha interrotto SOC; mentre nel braccio con il solo SOC il 7,8% dei pazienti ha interrotto il trattamento.
“Entriamo nell’era della medicina di precisione nel carcinoma della prostata con lo studio VISION – afferma Giuseppe Procopio, Responsabile Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Per la prima volta viene dimostrata l’azione antitumorale selettiva di un radiofarmaco, il lutezio, in pazienti con malattia in fase di resistenza alla castrazione. L’efficacia antitumorale del lutezio ha indotto un significativo vantaggio in sopravvivenza libera da progressione e globale in pazienti selezionati sulla base di un esame diagnostico innovativo quale la PET PSMA”.
“Nel 2020 in Italia sono stati stimati circa 36mila nuovi casi di tumore della prostata – spiega Sergio Bracarda, direttore del Dipartimento Oncologico e della Struttura Complessa di Oncologia Medica e Traslazionale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni -. L’impatto del tumore metastatico della prostata sulla quotidianità dei pazienti che sviluppano sintomi correlati alla malattia può essere importante, arrivando, in alcuni casi, a limitare la possibilità di dormire o camminare per il dolore. La nuova terapia mirata con radioligando, oltre a mostrare un’efficacia clinica molto promettente, rappresenta un approccio terapeutico innovativo e non cross-reagente con altri farmaci già disponibili, in una malattia ‘complessà da trattare. Lu-PSMA-617 è diretto contro l’antigene di membrana specifico della prostata (PSMA), che è sovraespresso nella maggior parte delle cellule tumorali della prostata. In particolare, ha la capacità di agire solo sui tessuti malati risparmiando tutto ciò che sta attorno”.
“La medicina nucleare utilizza sostanze radioattive per colpire le cellule tumorali – sottolinea Ettore Seregni, Direttore Struttura Complessa Medicina Nucleare Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano -. L’approccio a una patologia come il tumore della prostata deve essere necessariamente multidisciplinare. Infatti, il medico nucleare lavora in team con l’oncologo e valuta se il paziente è candidabile al trattamento con 177Lu-PSMA-617 analizzando i risultati della PET diagnostica eseguita in precedenza. E’ prevedibile che questa terapia potrà essere eseguita in molti casi anche ambulatorialmente, senza quindi la necessità di ricovero del paziente. Le radiazioni emesse dal paziente, infatti, sono limitate e la radioattività si allontana in breve tempo, per cui, seguendo le opportune precauzioni ed indicazioni, non sono prevedibili rischi per caregiver e famigliari”.
(ITALPRESS).
Nuovo meccanismo molecolare contro la degenerazione muscolare
ROMA (ITALPRESS) – Le cellule oggetto dello studio condotto dall’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibpm) sono le progenitrici fibro-adipogeniche, note con l’acronimo FAP, e rappresentano l’arma a doppio taglio del muscolo scheletrico. Queste cellule, infatti, in condizioni fisiologiche rilasciano dei fattori che aiutano le cellule staminali muscolari alla rigenerazione del muscolo. Nel corso della degenerazione che si verifica nei tessuti affetti da distrofia muscolare di Duchenne invece, le FAP danno origine all’infiltrato adiposo e fibrotico che rimpiazza progressivamente il tessuto muscolare, rendendolo meno funzionale. La ricerca portata avanti dal gruppo di Chiara Mozzetta insieme alle biologhe Beatrice Biferali e Valeria Bianconi, prime autrici del lavoro, è stato pubblicato su Science Advances e realizzata col sostegno del programma Scientific Independence of young Researchers (SIR) del Ministero dell’istruzione, università e ricerca (Miur) e dell’AFM-Telethon.
“Abbiamo rivelato in che modo è possibile cambiare il destino di queste cellule riuscendo a spingerle a formare nuovo tessuto muscolare e bloccando quindi la loro capacità di generare cellule fibrotiche e adipose – spiega Mozzetta -. Sapevamo da studi precedenti che le FAP sono capaci di acquisire diverse identità a seconda dell’ambiente in cui si vengono a trovare e in questo lavoro abbiamo capito come riconvertirle in cellule in grado di partecipare alla rigenerazione muscolare, piuttosto che alla degenerazione”.
Le studiose hanno rivelato che i geni responsabili dell’acquisizione della capacità di formare nuovo tessuto muscolare sono confinati alla periferia del nucleo delle FAP, dove vengono relegate quelle porzioni del genoma che non sono utilizzate dalle cellule.
“La proteina Prdm16 gioca un ruolo cruciale nel bloccare le regioni di DNA codificanti il potenziale muscolare delle FAP alla periferia nucleare, reclutando su di esse gli enzimi G9a e GLP per mantenerle silenti”, specifica la ricercatrice Cnr-Ibpm. “Abbiamo provato quindi a sbloccare queste regioni utilizzando un approccio farmacologico volto ad inibire G9a/GLP, riuscendo a dimostrare che togliendo questo ‘frenò molecolare questi geni possono essere rilocalizzati dalla periferia verso una parte più attiva del nucleo, sbloccando la capacità delle FAP di formare tessuto muscolare”.
Lo studio potrebbe aprire la strada a un approccio di tipo farmacologico per quelle patologie, come la distrofia muscolare di Duchenne, in cui le FAP contribuiscono alla degenerazione muscolare.
Alla ricerca hanno collaborato gruppi dell’Università Sapienza di Roma, dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Roma, dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, della Freie Universita¨t di Berlino e l’Irbm di Pomezia.
(ITALPRESS).
Fnomceo, mascherine problema ambientale se non smaltite correttamente
ROMA (ITALPRESS) – Nel corso del 2020, “i nostri oceani sono stati inondati da circa 1,56 miliardi di mascherine”: parte da questo dato, riportato nell’ultimo rapporto di OceansAsia, organizzazione per la conservazione marina che si dedica alle indagini e alla ricerca sui crimini contro la fauna acquatica, il team dei “dottori antibufale” di Dottoremaeveroche, il sito della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Fnomceo. E, nella sua nuova scheda, pubblicata alla vigilia della Giornata mondiale dell’ambiente, solleva un problema non da poco: le mascherine, che, da un anno e mezzo a questa parte, sono diventate nostre fedeli compagne di vita, riparandoci dal Covid, possono diventare un rischio per l’ambiente? Se non correttamente smaltite, sicuramente sì. Al centro dell’attenzione le microplastiche: particelle piccolissime che derivano dalla degradazione delle fibre di plastica, prevalentemente polipropilene, di cui mascherine e guanti sono composti. Ma anche da trattamenti industriali e dalle nostre attività quotidiane, come il lavaggio dei tessuti sintetici e le microsfere dei dentifrici, dei cosmetici e dei saponi. E che mangiate dai pesci e dalle altre creature marine finiscono direttamente nella nostra catena alimentare. Secondo una recente analisi patrocinata dal WWF, ciascuno di noi arriverebbe a ingerire in media cinque grammi di plastica ogni settimana, l’equivalente del peso di una carta di credito. Dalla degradazione delle mascherine utilizzate derivano poi sostanze come bisfenolo A, metalli pesanti e microrganismi patogeni, che accumulandosi potrebbero avere degli impatti negativi indiretti su piante, animali e esseri umani. E, ancora, agenti chimici – come l’acido perfluoroottanoico (più noto come Pfoa), vietato a livello globale con la Conferenza di Stoccolma appunto per la tossicità e la capacità di dispersione, con l’unica eccezione per il trattamento di prodotti sanitari – che, quando vengono inceneriti, rilasciano inquinanti molto tossici e pericolosi come le diossine.
Queste sostanze, come conferma anche il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, se disperse nell’ambiente o gestite in maniera scorretta a fine vita, sono causa di un inquinamento molto esteso e pericoloso: possono contaminare falde, suolo e aria.
Un problema non da poco, se pensiamo che l’umanità sta utilizzando 129 miliardi di mascherine usa e getta ogni mese. Soltanto in Italia, si stima che la quantità di rifiuti provenienti dai dispositivi di sicurezza ogni giorno sia di circa 410 tonnellate.
Cosa fare, dunque, visto che i dispositivi di sicurezza non possono essere riciclati, al fine di contenere il rischio di diffusione del virus e per via dei materiali compositi con cui vengono realizzati? E che il loro utilizzo sarà ancora per molto tempo indispensabile per proteggerci dal virus? L’unica soluzione, conclude il team di Dottoremaeveroche, è smaltirle correttamente.
I rifiuti come quelli derivanti dai dispositivi per la gestione dei pazienti Covid-19, quindi ricoverati in strutture sanitarie, sono considerati rifiuti pericolosi a rischio infettivo e devono essere smaltiti in impianti autorizzati. Le mascherine e i guanti a cui ricorre la popolazione tutti i giorni vengono invece considerati rifiuti urbani e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) suggerisce di smaltirli nei contenitori destinati all’indifferenziato.
Quando invece non vengono raccolte e smaltite correttamente, le mascherine possono essere trasportate dalla terra all’acqua dolce e agli ambienti marini tramite le correnti dei fiumi, quelle oceaniche, il vento e gli animali (quando vengono intrappolati oppure quando le ingeriscono). E il miliardo e mezzo di mascherine che finisce a bagno nell’oceano, di cui parlavamo all’inizio, è solo la punta dell’iceberg: le tonnellate di mascherine (tra le 4.680 e le 6.240) sono solo una piccola frazione degli 8-12 milioni di tonnellate di plastica che entrano nei nostri oceani ogni anno.
L’invito, quindi, è non solo quello di smaltire le mascherine in modo responsabile ma anche di ridurre il consumo complessivo di plastica.
“Non c’è altro modo di considerare la salute se non a livello globale – commenta il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Ogni nostra azione ha conseguenze non solo direttamente sulla nostra salute, ma anche su quella dell’ambiente e degli animali che entrano nella catena alimentare: è l’approccio One Health, che considera la salute in tutte le sue implicazioni. Dobbiamo essere responsabili, perchè la nostra salute è strettamente connessa con la salute dell’ambiente e dell’intero pianeta”.
(ITALPRESS).
Vaccino, 2 italiani su 3 favorevoli alla seconda dose in vacanza
ROMA (ITALPRESS) – Prosegue con ritmi sostenuti la campagna di vaccinazione del nostro Paese e con il piano di riaperture gli italiani ritornano a pensare e programmare le proprie vacanze. In questa fase, però, secondo un’indagine Euromedia Research, per molti nasce l’incognita “seconda dose”. Come fare in caso di richiamo durante il periodo di vacanza? Per risolvere questo problema, quasi 2 italiani su 3 si dichiarano favorevoli alla somministrazione della seconda dose del vaccino nelle località di villeggiatura, anche al di fuori della propria regione di residenza. Il dubbio, in questo contesto, è quello sull’effettiva fattibilità da un punto di vista logistico e organizzativo. Il campione, infatti, si divide tra chi ritiene realizzabile questa alternativa e chi, in leggera maggioranza, non la ritiene praticabile. Maggiormente convinti della fattibilità di questa scelta, risultano essere soprattutto i residenti nelle Isole, pronti ad affrontare l’afflusso di residenti di altre regioni. In ogni caso, gli italiani mostrano senso di responsabilità e, in quasi il 60% dei casi, per chiudere il ciclo di vaccinazione, sarebbero disposti a ritornare alla propria residenza o, addirittura, rinunciare alle vacanze.
L’indagine Euromedia Research è stata realizzata il 26/05/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
(ITALPRESS).
Covid, 1.968 nuovi casi e 59 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Tornano a scendere i casi di coronavirus in Italia. Il numero dei nuovi contagiati – secondo i dati del ministero della Salute – è di 1.968, con un calo di 929 rispetto alle 24 ore precedenti. Questo a fronte di un numero inferiore di tamponi processati, (legati alla festività del 2 giugno) pari a 97.633 e che fa risalire il tasso di positività al 2%. Lieve decremento dei decessi, 59 (-3). I guariti sono 6.392 mentre gli attualmente positivi scendono di 4.488 unità attestandosi su un totale di 205.562.
Prosegue il calo dei ricoveri. Nei reparti ordinari si registra oggi la presenza di 5.717 ricoverati (-141). Sono 892 i degenti nelle terapie intensive, con un calo complessivo di 41 pazienti ma con 24 nuovi ingressi. Scendono sotto la soglia dei 200 mila le persone che si trovano in isolamento domiciliare: sono per l’esattezza 198.953. Sul fronte delle singole regioni, quella con il maggior numero di nuovi casi è la Lombardia (277), seguita da Sicilia (254) ed Emilia-Romagna (232). Al contrario, le regioni con meno positivi risultano essere Molise (3) e Valle d’Aosta (2).
(ITALPRESS).









