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Palù “In arrivo anche ok Aifa a vaccini a mRna per adolescenti”

ROMA (ITALPRESS) – “Il 10 maggio l’Fda ha già approvato questi vaccini per gli adolescenti, l’Ema li approverà oggi e l’Aifa l’Ema recepirà questa autorizzazione perchè non c’è n’è nessun’altra indicazione preferenziale. C’è già un’età, ci sono già i vaccini e credo che oggi si completerà il ciclo per gli adolescenti dai 12 ai 15 anni. Ci sono 8,5 milioni di adolescenti in questa fascia d’età”. Lo ha detto a Sky TG24 Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, ospite di ‘Buongiornò. “Direi che dal punto di vista di quello che conosciamo della malattia, e per gli aspetti fisiopatologici sappiamo che i bambini e i giovani adolescenti si infettano meno, trasmettono relativamente anche meno perchè hanno meno ricettori sulle cellule piteriali delle vie respiratorie superiori. Però abbiamo imparato che con le varianti che hanno un aumentata affinità per i ricettori, un maggiore indice di contagiosità anche i bambini si infettano e possono essere una via di trasmissione quindi possono essere un importante serbatoio Questo vaccino – ha ricordato – si aggiunge per fascia d’età ma non rientra ancora in quello che è il calendario vaccinale per la vita. Ricordiamo a questo proposito che la mortalità infantile è diminuita moltissimo dai primi del ‘900, siamo allo0,1%, questo grazie ai vaccini. Ovviamente non si tratta di malattie mortali come il tetano la difterite, pneumococco, poliomelite o l’epatite che possono avere degli strascichi nella vita per cui bisogna assolutamente vaccinare al terzo mese d’età, ma questa vaccinazione è importante che venga introdotta per questa vaccinazione interrompe la catena del contagio”.
“L’Aifa, dopo l’Ema, autorizzerà questo vaccino nel giro di uno o due giorni, come è sempre avvenuto. Domani o al massimo lunedì. Poi dipenderà dalla disponibilità dei vaccini, come sappiamo per questa età sono raccomandati i vaccini a mRna. Negli Usa si sta studiano anche per i bambini più piccoli, e quello che sappiamo è che la risposta immunitaria è molto elevata come ci si attende in un sistema immunitario che è ancora giovane. Non solo, ma la protezione dopo la prima dose è oltre il 90% ed è vicina al 100% se non al 100% dopo la seconda dose. I bambini rispondono benissimo e sono protetti. Per i ragazzi al momento verranno somministrati solo vaccini a mRna. L’indicazione è un pò difforme nei vari paesi europei. Gli inglesi prima sotto i 30, poi sotto i quaranta non usano vaccini a vettore adenovirale e noi lo consigliamo sopra i 60 anni, in Francia sopra i 55”, ha concluso.
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Covid, 4.147 nuovi casi e 171 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – In crescita i casi di coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Secondo i dati del Ministero della Salute, i nuovi positivi sono 4.147, in aumento rispetto ai 3.937 dell’ultima rilevazione nonostante una riduzione dei tamponi processati, 243.967, dato che fa alzare lievemente l’indice di positività all’1,69%. Tornano a crescere i decessi, 171 (+50). I guariti sono 10.808 e gli attuali positivi scendono a 253.193 (6.836 in meno alle 24 ore precedenti).
Sul fronte ospedaliero scendono sotto quota 8 mila i ricoveri ordinari: sono esattamente 7.707 (-474). In discesa pure le terapie intensive, 1.206 (-72) ma con 38 ingressi (-1). In isolamento domiciliare vi sono 244.280 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (739), seguita da Campania (533) e Sicilia (383). Al contrario in Valle d’Aosta si registrano invece 7 nuovi contagiati.
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Un passo avanti per la creazione di un modello artificiale di pancreas

MILANO (ITALPRESS) – Dalla collaborazione tra Humanitas University, Istituto Clinico Humanitas e Politecnico di Milano nasce un laboratorio innovativo per la caratterizzazione biomeccanica e funzionale del tessuto del pancreas, allo scopo di creare un modello fisico (phantom) in materiale artificiale per il training dei chirurghi e specializzandi, nonchè individuare strumenti specifici per la chirurgia pancreatica, come ad esempio colle e fili di sutura. Medici e ingegneri lavorano fianco a fianco nello stesso laboratorio, situato vicino alle sale operatorie, con la possibilità di trasferire in tempi brevissimi campioni freschi di tessuto per studiarli insieme mediante sofisticate strumentazioni. Un progetto unico nel suo genere, poichè a oggi non esistono phantom di pancreas e pochi sono gli studi relativi alla caratterizzazione meccanica dell’organo.
A ulteriore supporto del percorso di ricerca, è stata attivata una borsa di dottorato all’interno del PhD in Molecular and Experimental Medicine di Humanitas University, per la quale è già possibile inviare le candidature.
“Questo progetto, oltre a rappresentare l’inizio di un nuovo modo di concepire lo sviluppo delle tecniche chirurgiche, contribuirà grandemente alla formazione e al training di studenti e specializzandi in un settore molto specialistico della chirurgia, attualmente pressochè precluso alla gran parte dei medici in formazione”, spiega Alessandro Zerbi, docente di Chirurgia Generale di Humanitas University e Responsabile Chirurgia Pancreatica in Humanitas.
Il laboratorio di ricerca nasce dall’esigenza dei chirurghi in sala operatoria: la chirurgia del pancreas è infatti una delle più complesse, sia per la sede sia per le caratteristiche dell’organo stesso; inoltre, molto spesso gli strumenti e materiali utilizzati per la chirurgia pancreatica non sono appositamente progettati per il pancreas, bensì sono pensati per altri organi e successivamente adattati.
Tuttavia, ogni organo ha caratteristiche anatomiche e funzionali specifiche e il pancreas, in particolare, è responsabile della produzione del succo pancreatico, che è molto corrosivo e in grado di erodere le suture dopo un intervento, con il possibile rischio di emorragie o infezioni.
“Grazie a uno speciale macchinario, è possibile studiare piccole porzioni di tessuto pancreatico e identificare caratteristiche quali modulo elastico e resistenza meccanica, per poi arrivare a elaborarne la sua completa caratterizzazione”, sottolinea Maria Laura Costantino, docente di Bioingegneria Industriale e responsabile del Laboratorio Artificial Organs, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” (CMC-PoliMI), del Politecnico di Milano. In questo modo sarà possibile individuare materiali innovativi e specifici per colle e fili chirurgici da utilizzare negli interventi al pancreas, fino ad arrivare allo sviluppo di un “pancreas artificiale”: un modello in materiale polimerico che ne riproduca esattamente la forma e tutte le caratteristiche tattili, elastiche, di resistenza con cui il chirurgo si confronta in sala operatoria. Un passo avanti importante.
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Eletto il nuovo Comitato esecutivo di Aiop, Cittadini “Buon lavoro”

ROMA (ITALPRESS) – Questa mattina si è riunito il Consiglio nazionale Aiop – Associazione Italiana Ospedalità Privata – che ha eletto il vicepresidente, l’amministratore tesoriere e i sei componenti del Comitato esecutivo per il triennio 2021-2024.
Per la carica di vicepresidente è stato eletto Gabriele Pelissero; per quella di tesoriere, Fabio Marchi. I componenti dell’Esecutivo nominati sono stati: Federico Guidoni, Carla Nanni, Andrea Pirastu, Giuseppe Puntin, Potito Francesco Pio Salatto, Ettore Sansavini.
“Auguro buon lavoro ai colleghi del Comitato esecutivo nazionale Aiop – ha detto la presidente Barbara Cittadini – con i quali affronteremo gli impegni che ci attendono nel prossimo triennio. L’obiettivo comune è quello di proseguire i progetti già iniziati, tenendo conto delle mutate esigenze della domanda di salute alla quale siamo e saremo chiamati a rispondere”.
“Sono sicura – ha aggiunto – che il nuovo Comitato esecutivo nazionale saprà affrontare, con la giusta determinazione e professionalità, i temi e gli interessi legittimi e diffusi delle strutture che rappresentiamo, correlati al nostro ruolo di componente di diritto privato del SSN. Eguale impegno sarà dedicato, anche, a garantire il nostro contributo alla riforma strutturale del SSN, nel suo complesso, per migliorarne la competitività, in un’ottica di crescita qualitativa e di migliore e maggiore fruibilità ai servizi sanitari da parte dei cittadini”.
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Farmaci, da 12 programmi uso compassionevole fino a 50 mln risparmio

MILANO (ITALPRESS) – A quanto ammonta il risparmio per il SSN dato dall’uso compassionevole dei farmaci? Fino ad oggi non c’era una risposta a questa domanda, ma uno studio del Cergas SDA Bocconi, in collaborazione con Roche Italia, ha fornito per la prima volta un’analisi documentata. Lo studio ha quantificato l’effetto economico netto per il Servizio Sanitario Nazionale dei programmi di uso compassionevole dei farmaci (CUP), direttamente finanziati dall’industria farmaceutica, impiegati su pazienti affetti da malattie gravi che non hanno i requisiti per accedere alla fase sperimentale.
Tali programmi rappresentano un’importante opportunità per i pazienti, per i clinici e per tutto il sistema, perchè consentono un accesso precoce a nuove opzioni di trattamento. In particolare, i programmi CUP possono essere applicati per il trattamento di pazienti affetti da patologie gravi, malattie rare, tumori rari o in condizioni di malattia che li pongano in pericolo di vita e in assenza di valide alternative terapeutiche disponibili.
Lo studio è stato condotto su 12 CUP attivati da Roche dal 2016 a oggi, di cui 9 riferiti a patologie oncologiche, all’interno dei quali sono stati trattati 2.713 pazienti. L’effetto economico netto è stato stimato come differenza tra i costi che il SSN avrebbe sostenuto per l’eventuale terapia alternativa a suo carico ed i costi che ha sostenuto per i CUP, rappresentati dai costi dei farmaci in combinazione con quelli forniti in CUP, dalle procedure diagnostiche non coperte dall’impresa promotrice del CUP e dalla gestione degli effetti collaterali di tali farmaci.
Gli autori dello studio, Claudio Jommi e Marianna Cavazza, nel corso di un incontro in streaming hanno indicato in dettaglio i risultati che sono emersi: “Il costo medio annuo evitato grazie al mancato uso di terapie alternative è compreso tra 11.400 e 20.300 euro, a seconda delle terapie alternative utilizzate, e quello incrementale generato dai programmi CUP è di 1.600 euro per paziente, con un conseguente effetto netto di risparmio compreso tra 9.800 euro e 18.700 euro”.
Secondo gli autori, quindi, “il risparmio complessivo annuo è compreso, a seconda dei farmaci potenzialmente utilizzati in pratica clinica, da 26,5 milioni a 50,6 milioni di euro, un risparmio che potrebbe essere sottostimato in quanto – spiegano – non sono stati inclusi i costi degli effetti collaterali associati all’uso di farmaci alternativi a quelli utilizzati in CUP”.
“Questa prima evidenza- hanno concluso Jommi e Cavazza – fornisce una fotografia oggettiva degli effetti economici per il SSN. La stima di impatto economico potrebbe essere integrata dagli effetti sui costi generati dalla differente efficacia tra farmaco in CUP ed eventuale alternativa terapeutica, possibile arricchendo i dati raccolti attraverso i CUP ed applicando modelli di simulazione prospettica”.
“Come azienda che fa della ricerca il proprio imperativo, posizionandosi al primo posto nel comparto farmaceutico, e tra le prime 10 in assoluto al mondo, Roche crede fermamente nel suo valore non solo scientifico, ma anche etico, economico e sociale – commenta Anna Maria Porrini, Medical Affairs & Clinical Operations Director Roche Italia. La nostra missione è favorire il progresso in medicina, portando farmaci in aree con bisogni terapeutici insoddisfatti nel minor tempo possibile”.
“Poter quindi permettere a migliaia di pazienti di accedere alle cure più innovative e all’avanguardia anticipatamente, rappresenta un’opportunità di estremo valore per i pazienti, per i clinici e per tutto il Sistema, favorendo un accesso precoce a nuove valide opzioni di trattamento – aggiunge -. La collaborazione con Cergas SDA Bocconi è l’inizio di un percorso su cui continuare a lavorare, perchè migliorino anche le opportunità di raccolta dei dati da questi programmi, con l’impegno di tutti gli attori coinvolti”.
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Tumore al seno avanzato, al via nuova edizione di “E’ tempo di vita”

ROMA (ITALPRESS) – Ritrovare il piacere del buon cibo, la voglia di prendersi cura di sè, il valore di momenti in cui stimolare la propria creatività e riflettere sui tanti aspetti che riguardano la vita quotidiana dopo una diagnosi di tumore al seno avanzato. Tutto questo a casa delle donne, che con la pandemia hanno subito l’allontanamento dai reparti, l’isolamento, la paura di contrarre il Covid, il cambiamento delle abitudini e dei percorsi di trattamento e assistenza. Per cancellare le distanze e portare un contributo concreto, che metta al centro la vita, prende il via la nuova edizione di “E’ tempo di vita”, la campagna di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno avanzato, promossa da Novartis Italia e realizzata in collaborazione con Salute Donna Onlus.
“L’emergenza sanitaria a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno ha segnato un punto di rottura, con l’allentamento delle pazienti dai reparti, la sospensione o la modifica dei percorsi di screening, trattamento e ritardi nelle visite e nel follow-up. Solo nel periodo gennaio-febbraio 2021 le nuove diagnosi di tumore al seno hanno subito un calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2020 – spiega Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B, Policlinico Umberto I e Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, professore ordinario Oncologia, “Sapienza”, Università di Roma – Ora è importante favorire al più presto il pieno ritorno alla cura e sostenere le donne nel riavvicinamento ai reparti e all’ospedale, un luogo che ancora oggi può suscitare paura e preoccupazione. Ritornare alla cura significa non solo riprendere appieno il percorso terapeutico stravolto dalla pandemia, ma recuperare un approccio multidisciplinare all’assistenza, fondamentale per rispondere ai bisogni delle pazienti nella gestione quotidiana della malattia nelle sue molteplici sfaccettature”.
Secondo l’indagine realizzata dall’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) che ha confrontato gli esami effettuati nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 30 settembre del 2020 con i corrispettivi del 2019, Per quanto riguarda lo screening mammografico, i pazienti in meno sono stati 947.322 (-34,5%, i test effettuati in meno 610.803 (-43,5%), il ritardo accumulato pari a 3,9 mesi standard mentre la stima delle diagnosi di tumore al seno perse si attesta a 2.793[2].
Filippo de Braud, Professore Ordinario di Oncologia Medica Università di Milano, Direttore Scuola di Specialità in Oncologia Università di Milano, Direttore Dipartimento di Oncoematologia Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, commenta: “La pandemia ha portato nella vita delle pazienti un ulteriore stravolgimento, dopo quello della diagnosi di tumore al seno. La creazione di percorsi e servizi integrativi per rispondere ai molteplici bisogni delle pazienti ha assunto negli ultimi mesi un ruolo chiave, sia per le donne e i loro caregiver, sia per tutto il team sanitario coinvolto nel percorso di cura. Oggi possiamo offrire opportunità terapeutiche innovative, in grado di agire in modo mirato sulle specifiche caratteristiche genetiche del tumore e questo approccio personalizzato alla diagnosi e al trattamento deve riflettersi in un’eguale attenzione alle caratteristiche specifiche di ogni donna, anche dal punto di vista psicologico ed emotivo, per cogliere le unicità e i bisogni che riguardano i tanti aspetti della vita”.
Aspetti cari alle donne, come bellezza, alimentazione, amore, lavoro, famiglia, che sono al centro del progetto “E’ tempo di vita”. Tra le novità in programma, la pagina Facebook @tempodivita ospiterà fino a ottobre la “Life Academy” un ciclo di lezioni online, curate da coppie di influencer ed esperte e articolate nei filoni “Gusta”, “Pensa” e “Ispira”. Una serie di appuntamenti che attraverso ricette, esercizi di yoga, illustrazioni e giochi creativi vogliono sostenere e coinvolgere le donne con tumore al seno, per ritrovare momenti di benessere e tempo di qualità, a partire dalla riscoperta del piacere del buon cibo.
Un’attenzione, quella per l’alimentazione, che è da sempre nel DNA del progetto e che quest’anno si rinnova con un’iniziativa speciale.
Grazie alla partnership con “My Cooking Box”, “E’ tempo di vita” porta a casa delle donne con tumore al seno tutti gli ingredienti e le istruzioni per realizzare una ricetta sana e gustosa, ideata per loro dall’esperta enogastronica e volto televisivo Chiara Maci e dalla biologa e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Anna Villarini. La box speciale “E’ tempo di vita” è disponibile per l’acquisto online sul sito www.mycookingbox.it, con spedizione in tutta Italia. Oltre 800 box saranno destinate alle pazienti e distribuite gratuitamente attraverso Salute Donna Onlus.
Sono circa 800mila le donne italiane che oggi convivono con una diagnosi di tumore al seno, tra queste 37mila con un carcinoma mammario metastatico. L’incidenza stimata del tumore al seno in fase avanzata è di 14 mila casi all’anno, di cui 3.400 già metastatici all’esordio.
“Oggi il tumore al seno in fase avanzata o metastatica è una malattia curabile, anche se non guaribile. Grazie a terapie mirate, rese possibili dalle profonde conoscenze della biologia molecolare del tumore, le prospettive di sopravvivenza sono aumentate ed è possibile tenere sotto controllo la malattia anche per lungo tempo – commenta Saverio Cinieri, Direttore del reparto di Oncologia Medica dell’ospedale Perrino di Brindisi e presidente eletto AIOM – Questo significa più tempo di vita per le donne, che vuole essere un tempo di qualità. Spesso il tumore al seno in stadio avanzato colpisce donne giovani, nel pieno del loro percorso di vita familiare e lavorativo. L’offerta di opportunità terapeutiche deve quindi andare di pari passo con percorsi e progetti multidisciplinari, in grado di far fronte ai molteplici bisogni delle pazienti in termini di gestione della malattia e mantenimento di una buona qualità di vita”.
E’ d’accordo Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus, che commenta: “Nell’ultimo anno le donne con tumore al seno hanno vissuto attraverso difficoltà e paure e mai come oggi è essenziale sostenerle nei molteplici aspetti che riguardano la gestione della malattia, per promuovere l’attenzione verso le tante sfaccettature che concorrono a rendere più o meno difficile il lungo percorso successivo alla diagnosi. Prendersi cura di sè, degli affetti, ritagliarsi momenti di benessere, non rinunciare al lavoro e alle proprie passioni, sono elementi fondamentali per consentire alle pazienti e alle loro famiglie di vivere al meglio. Credo che progetti come E’ tempo di vita possano dare un contributo concreto per affiancare le donne che vivono con il tumore al seno e aiutarle a ritrovare importanti momenti di benessere ed equilibrio”.
Con l’obiettivo di favorire uno scambio informale di esperienze, informazioni e consigli, la pagina Facebook @tempodivita della campagna ospiterà da aprile a ottobre un ciclo di Live Talks, che attraverseranno l’Italia perchè avranno come padrone di casa quattro Breast Unit di diverse Regioni italiane. Esperte oncologhe, affiancate da altri esperti in ambiti multidisciplinari come psicologi, ginecologi e nutrizionisti, siederanno in salotto virtuale vicini alle pazienti e si racconteranno online, aprendo il dialogo alle testimonianze e alle domande di tutti i partecipanti.
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Diabete, nuovo sistema per la somministrazione automatica di insulina

ROMA (ITALPRESS) – Il diabete è una malattia che condiziona la vita quotidiana delle persone che ne soffrono e necessita di un monitoraggio costante e di continue attenzioni terapeutiche. La difficile gestione di questa malattia e, in particolare, della terapia insulinica, fa sì che oltre 7 persone su 10 con diabete di tipo 1 non raggiungano un buon controllo glicemico.1
“Nonostante i progressi nelle terapie, con insuline sempre più performanti, e dispositivi con tecnologie avanzate, solo il 30 per cento delle persone con diabete di tipo 1 ha valori di emoglobina glicata inferiori al 7 per cento secondo i dati degli Annali 2020 e tra quelli che non raggiungono il target desiderato, ben il 35 per cento è francamente scompensato, con valori di emoglobina glicata superiori a 8 per cento”, dice Paola Ponzani, dirigente medico responsabile della SSD Diabetologia e Malattie Metaboliche ASL 4 Chiavarese (GE).
Da oggi, è disponibile anche in Italia, per medici e persone con diabete di tipo 1, DBLG1 System, un nuovo sistema ibrido ad ansa chiusa per la somministrazione automatica di insulina (AID), che permette di agevolare significativamente la gestione del diabete migliorando i risultati clinici, grazie all’integrazione del microinfusore Accu-Chek Insight, del sistema di monitoraggio in continuo del glucosio Dexcom G6 e dall’algoritmo DBLG1 inserito in un dispositivo portatile.
“I sistemi ibridi ad ansa chiusa segnano un importante passo avanti nell’evoluzione verso il pancreas artificiale, permettendo l’erogazione automatica di insulina giorno e notte, in risposta ai valori glicemici riscontrati dal sensore, con la richiesta di intervento del paziente solo al momento del pasto, quando deve inserire la quantità di carboidrati assunti – spiega Ponzani -. Da un punto di vista clinico, questi sistemi, basati sull’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale, permettono di mantenere il paziente più a lungo all’interno del range glicemico considerato a target, ossia tra 70 e 180 mg/dl, di ridurre la variabilità glicemica e, soprattutto, le ipoglicemie”.
“Per una persona con diabete – continua – questo vuol dire un miglioramento del proprio benessere e della qualità di vita, sia per il minor rischio di ipoglicemia sia per una riduzione del peso che comporta la gestione della propria malattia, ma nel lungo termine implica anche una riduzione del rischio di complicanze grazie al miglior compenso metabolico”.
“Grazie ai tre elementi che compongono DBLG1 System, l’insulina viene erogata automaticamente attraverso il microinfusore sulla base delle elaborazioni fatte in tempo reale dall’algoritmo che riceve le misurazioni glicemiche dal sensore e sulla base dei dati inseriti dal paziente. L’algoritmo DBLG1 calcola la quantità corretta di insulina da erogare, regola la velocità dell’insulina basale o somministra un bolo di correzione automatico quando necessario – spiega Serena Ferrari, Marketing Director Roche Diabetes Care Italy -. DBLG1 System ha dimostrato di aumentare il tempo che una persona con diabete rimane nel range glicemico corretto, rispetto ad un sistema senza questo tipo di algoritmo, promettendo un significativo miglioramento della qualità di vita”.
“Inoltre, l’algoritmo è dotato di un sistema di machine learning, ovvero – evidenzia Ferrari – che impara dagli eventi che ricorrono ad esempio in concomitanza dei pasti e dell’attività fisica e che gli permette di prevedere l’andamento glicemico suggerendo le dovute correzioni di insulina”.
Il sistema, oltre ad essere personalizzabile attraverso parametri individuati insieme al proprio medico, permette di trasmettere e memorizzare le misurazioni effettuate, sulla piattaforma web YourLoops, dove sia il medico sia il paziente possono visualizzare i dati, permettendo così un’ottimizzazione dei tempi di visita e la possibilità di gestione del paziente da remoto.
“Gli studi clinici sul DBLG1 – continua Paola Ponzani – hanno mostrato risultati molto promettenti. In particolare, si è osservato un aumento del 10 per cento che equivale a circa 2 ore al giorno, del tempo trascorso dal paziente nel range target e una riduzione del 2 per cento del tempo trascorso in ipoglicemia, ossia 30 minuti in meno al giorno. Nella mia esperienza questi risultati confermano l’impatto positivo che questo sistema ha sulla qualità di vita dei miei pazienti”.
“DBLG1 System è il primo esempio ma non l’unico, della Vision di Roche Diabetes Care basata sull’implementazione dell’integrated Personalised Diabetes Management (iPDM), che permette di personalizzare la gestione del diabete sulle vere necessità dei pazienti, in modo da offrire loro un reale sollievo dalla malattia attraverso lo sviluppo di dispositivi, servizi e prodotti digitali messi in connessione tra loro – dichiara Rodrigo Diaz de Vivar Wacher, amministratore delegato Roche Diabetes Care Italy -. L’approccio olistico dell’iPDM si basa su un ecosistema aperto che promuove la collaborazione con tutti gli stakeholder e che consente di unire le nostre soluzioni e le soluzioni dei nostri partner”.
“In questo – conclude – DBGL1 System è il frutto della partnership tra diverse aziende ed è un chiaro segnale del nostro impegno a collaborare apertamente per poter perseguire questa Vision legata all’iPDM. Come Roche siamo, quindi, orgogliosi di poterci impegnare quotidianamente in progetti così ambiziosi come DBLG1 System che vogliono portare un reale sollievo a tutte le persone con diabete, ovunque esse siano”.
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Johnson & Johnson Medical Italia, tre nuove app dedicate ai pazienti

ROMA (ITALPRESS) – Johnson & Johnson Medical Italia, leader nel settore dei dispositivi medici, lancia tre nuove app destinate ai pazienti trattati chirurgicamente.
Le app, messe a punto durante la pandemia, rappresentano soluzioni digitali all’avanguardia per supportare i medici nel seguire i pazienti che, a causa del rischio di contagio, non potevano accedere agli ospedali. Sviluppate grazie a una stretta collaborazione tra J&J, i chirurghi, gli operatori sanitari e le associazioni dei pazienti, partendo proprio dalle esigenze del paziente e dalle raccomandazioni cliniche, le app accompagnano il paziente lungo l’intero percorso di cura. Ai pazienti di chirurgia vengono messe a disposizione nel momento in cui vengono presi in carico dalla struttura ospedaliera, creando subito un legame diretto con il centro. Attraverso l’app, il paziente viene seguito in ogni fase del percorso di cura, facilitando così lo scambio di informazioni con l’equipe medico-chirurgica e riuscendo a ridurre la permanenza in ospedale, pur mantenendo un collegamento continuo e personale con i medici e arrivando preparato, sia fisicamente che psicologicamente, all’intervento. Il collegamento continua anche nel post-intervento, garantendo una continuità nell’assistenza. La app esaurisce la sua valenza quando il paziente esce ufficialmente dal periodo di follow up.
“La pandemia ha evidenziato come l’ospedale non possa più essere l’unico luogo di cura”, afferma Silvia De Dominicis, presidente e amministratore delegato di J&J Medical Italia Spa. “Siamo convinti che il nostro sistema sanitario debba ripensare all’intero percorso di cura, evolvendo dal concetto di luogo esclusivamente fisico verso quello di integrazione con l’assistenza a distanza, grazie allo sviluppo della Sanità digitale e delle Telemedicina. Questo è un primo passo verso la creazione di strutture virtuali che avvicinino gli operatori ai pazienti. Il paziente, anche grazie all’impiego della tecnologia, oggi può essere seguito costantemente dai propri medici da remoto e pertanto avere bisogno di recarsi in ospedale solo quando il tipo di assistenza e di cura lo richiede; questo impatta positivamente sul suo stato di salute e la sua qualità di vita, e consente al sistema sanitario di liberare risorse reimpiegabili per il trattamento di un sempre maggiore numero di persone. Il nostro intento è quello di collaborare con gli operatori sanitari per lo sviluppo e l’implementazione di tecnologie, soluzioni e prodotti innovativi che abbiano un impatto misurabile sia in termini di miglioramento degli esiti di cura che di efficientamento delle risorse impiegate dal servizio sanitario”, conclude De Dominicis.
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