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Ucraina, Crosetto “Fase complessa, la guerra sarà ancora lunga”

ROMA (ITALPRESS) – “A caldo non abbiamo commentato perchè volevamo avere certezza dell’accaduto. Sapevamo che ogni parola, in una situazione già grave, poteva alimentare un clima di scontro. Mentre sui social molti discutevano di guerra mondiale, i miei colleghi della Nato e gli americani stessi mostravano un atteggiamento di prudenza. Non parliamo di tifo calcistico, ma di armi e guerra, le cose più brutte che l’umanità possa fare”. Lo dice al Corriere della Sera il ministro della Difesa Guido Crosetto, in merito al missile che due giorni fa ha provocato due vittime in Polonia, nei pressi del confine con l’Ucraina.
“L’ipotesi più accreditata è che sia stato un missile ucraino caduto in territorio polacco. Non è un incidente destinato ad aggravare una situazione già grave”, spiega il ministro, che aggiunge: “Viviamo una fase complessa, la guerra sarà ancora lunga. Questi bombardamenti alle infrastrutture civili servono a dare un ulteriore colpo al morale degli ucraini. La strategia russa è cambiata ed è ancora più violenta, punta a rendere impossibile ad alcuni milioni di persone affrontare l’inverno. Per non morire di freddo saranno costrette a migrare verso l’Europa. E’ un modo disumano di combattere la guerra, che porta a un ulteriore aggravamento”.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Campus Bio-Medico e Intesa Sanpaolo insieme per l’alta formazione

ROMA (ITALPRESS) – L’Università Campus Bio-Medico di Roma con il sostegno di Intesa Sanpaolo riporta in Italia uno degli ingegneri biomedici più influenti a livello globale: il professore Leandro Pecchia, Presidente della Società europea di ingegneria biomedica (EAMBES), Segretario generale dell’associazione mondiale (IFMBE), consulente OMS per le tecnologie per il Covid-19 e membro del CTS del ministero della Salute per i dispositivi medici. Dopo una lunga esperienza nel Regno Unito presso le università di Sheffield, Nottingham e Warwick, Leandro Pecchia sarà docente in Bioingegneria elettronica e informatica nella facoltà di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dirigerà la nuova unità di ricerca in “Intelligent Health Technology”, grazie alla collaborazione tra la Biomedical University Foundation e Intesa Sanpaolo.
In occasione della cerimonia per il nuovo ruolo, il professore Leandro Pecchia ha tenuto oggi un keynote speech presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. “La pandemia ha dimostrato che lavorare in contesti a basso reddito ci prepara ad affrontare sfide ed emergenze anche in quelli ad alto reddito – ha sottolineato Pecchia – al pari di imprese come l’allunaggio, che hanno spinto l’ingegneria a livelli nemmeno immaginabili, se non si esce dalla propria comfort zone. Nel mio ruolo di innovation manager per il Covid-19 nel dipartimento delle emergenze dell’OMS, ho spesso beneficiato dell’esperienza maturata in Africa, dove le risorse sono sempre limitate ed è necessario trovare soluzion isicure ed efficaci anche se la supply chain fallisce. La cooperazione tra la comunità mondiale di ingegneri biomedici e l’OMS ha realizzato in tempi rapidissimi procedure, guide tecniche, linee guida per la produzione e selezione di prodotti essenziali come respiratori, mascherine chirurgiche e dispositivi medici, nonchè protocolli frugali per la misurazione della salubrità degli ambienti in assenza distrumentazioni costose. Ora che la pandemia sta rallentando, dobbiamo consolidare queste esperienze per essere pronti alle sfide future che supereranno la sola dimensione clinica”.
Durante l’incontro dal titolo “Ingegneria biomedica per la salute globale e per lo sviluppo sostenibile” sono intervenuti anche Carlo Tosti, Presidente UCBM, Federica Marchini, Consigliere Biomedical University Foundation, Elisa Zambito Marsala, Responsabile Valorizzazioni del Sociale e Rapporti con le Università Intesa Sanpaolo, Eugenio Guglielmelli, Rettore UCBM, Andrea Rossi, Amministratore Delegato e Direttore Generale UCBM e Claudia Peverini, Program Director Department of Engineering University of Cambridge.
“In un Paese avanzato l’Università è una delle istituzioni cardine, e sostenere progetti di inclusione, ricerca e innovazione incide sulla sua qualità a livello internazionale e questo è importante per comprendere come il Paese viene visto dal resto del mondo. Per questo, nel perseguimento dei propri fini istituzionali Intesa Sanpaolo presta particolare attenzione sia alla promozione delle attività di innovazione e ricerca scientifica sia allo sviluppo delle competenze e della formazione delle persone”, ha detto Elisa Zambito Marsala, responsabile Valorizzazione del sociale e relazioni con le università di Intesa Sanpaolo.
“Questi aspetti sono entrati a pieno titolo nel nostro Piano d’Impresa 2022-2025 che ci vede tutti impegnati nel realizzare importanti obiettivi: siamo infatti consapevoli che, come grande Gruppo Bancario, esercitiamo un notevole impatto sul contesto sociale – ha proseguito -. Per questo vogliamo agire non solo in funzione del profitto, ma anche con l’obiettivo di creare valore di lungo periodo per la Banca, le sue persone, i suoi clienti, la comunità e l’ambiente. In questo contesto, l’istituzione della cattedra accademica di Bioingegneria presso l’Università Campus Biomedico per un docente di alto profilo internazionale su tematiche di avanguardia nel settore biomedico contribuisce in modo concreto di perseguire gli obiettivi delineati sopra. Questa iniziativa, poi, è solo l’ultima di una serie di attività di collaborazione tra Campus Biomedico e la Banca. Negli scorsi anni, relativamente al sostegno del talento e del merito abbiamo sostenuto alcune borse di studio di Scienze infermieristiche e di Ingegneria industriale”.
Subito dopo l’incontro si è svolta la tavola rotonda “Formazione, ricerca e innovazione multidisciplinare per lo sviluppo sostenibile” con interventi di Alessandra Lanzara, Charles Kittel Chair Professor of Physics, Director Center for Sustainable Materials and Innovation, UC Berkeley; Barbara Mazzolai, Associate Director for Robotics dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Marcella Trombetta, Preside della Facoltà Dipartimentale di Scienze e Tecnologie per l’Uomo e l’Ambiente UCBM, Loredana Zollo, Preside della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria UCBM, Marco Baccanti, Direttore Generale Fondazione Enea Tech e Biomedical e Paolo Netti, Presidente del Gruppo Nazionale di Bioingegneria.
La sinergia più ampia con Università Campus Bio-Medico di Roma rientra nell’impegno ESG di Intesa Sanpaolo che, attraverso la struttura Valorizzazione del Sociale e Relazioni con le Università guidata da Elisa Zambito Marsala, promuove – in linea con l’agenda strategica per la Ricerca della UE e la quarta Missione del PNRR – le collaborazioni con università e scuole attraverso il sostegno alla ricerca, borse di studio, docenze per favorire l’inclusione educativa, la valorizzazione del merito, l’attrattività degli atenei e contribuire alla crescita economica e sociale dei territori e del Paese.

– foto Intesa Sanpaolo: Da sinistra Eugenio Guglielmelli, Rettore Università Campus Bio-Medico di Roma; Marco Baccanti, Direttore Generale Enea Tech e Biomedical; Elena Zambito, Valorizzazione sociale e relazioni con Università ISP; Carlo Tosti, Presidente Università Campus Bio-Medico di Roma; Federica Marchini, cda Rome Biomedical Campus University Foundation; Alessandro Pernigo, vicepresidente Università Campus Bio-Medico di Roma; Andrea Rossi, Amministratore Delegato e Direttore Generale Università Campus Bio-Medico di Roma -.

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Per Bankitalia incertezza resta elevata e preoccupa l’inflazione

ROMA (ITALPRESS) – “L’economia italiana ha dato negli ultimi tempi una prova di robustezza che non tutti si attendevano. Confondendo gli scettici, la ripresa dopo la pandemia è stata vigorosa; il prodotto ha superato il livello precedente alla crisi fino dall’ultimo trimestre dell’anno passato. La crescita è continuata, seppure a un tasso più moderato, anche quest’anno. Ma la congiuntura internazionale si sta indebolendo, e ciò non potrà non ripercuotersi in qualche modo anche sul nostro Paese. L’incertezza resta in ogni caso molto elevata”. Così il direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in occasione dell’incontro con la Scuola Superiore della Magistratura. “Preoccupa l’impennata dell’inflazione. In Europa, secondo i dati più recenti, essa è stata di poco inferiore all’11%; è stata del 12,6% (nella definizione europea armonizzata) in Italia”, ha aggiunto. “Le banche centrali, in Europa e in America, hanno invertito il corso della politica monetaria per contrastarla. Per la Bce la stabilità dei prezzi è l’obiettivo primario, sancito nel suo statuto. La Bce ha imboccato la strada di una normalizzazione monetaria calibrata ma decisa. L’espansione quantitativa è stata portata a termine nella prima metà di quest’anno; da luglio è iniziato un processo di rialzo dei tassi. La banca centrale ha annunciato che il percorso continuerà”, ha concluso.
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-foto ufficio stampa Bankitalia-

Salvini “In manovra di bilancio daremo segnali di cambiamento”

ROMA (ITALPRESS) – “In manovra di bilancio daremo i primi segnali, ci saranno i primi punti fermi: dall’innalzamento della soglia della flat tax allo stop alla legge Fornero, con l’avvio di quota 41, una rinnovata tregua fiscale, una revisione del reddito di cittadinanza”. Lo ha detto il ministro per le Infrastrutture e vicepremier, Matteo Salvini, intervenendo all’evento MoltoFuturo. “Questa prima manovra di bilancio darà il segno del cambiamento. Se non ci piangiamo addosso possiamo essere un paese attrattivo”, ha aggiunto. “L’indicazione che ho dato come ministro è quella di snellire, semplificare, velocizzare. L’eventuale corruzione si annida dove ci sono complicazioni, più passaggi ci sono più lungo è l’iter burocratico più è facile che qualcuno chieda qualcosa. Il mio obiettivo è arrivare a un codice degli appalti più breve, coinciso. Lo dobbiamo portare in consiglio dei ministri prima dell’Immacolata, entro i primi di dicembre arriveremo con la prima approvazione. Vogliano semplificare la vita”, ha concluso.
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-foto agenziafotograma.it-

In Italia il fumo di sigaretta causa 93mila decessi all’anno

ROMA (ITALPRESS) – Il fumo nuoce gravemente alla salute, eppure i fumatori in Italia sono 12,4 milioni: il 24,2% della popolazione (Campania, Umbria e Abruzzo sono le regioni dove si fuma di più).
Gli uomini fumano di più tra i 25 e i 44 anni, le donne fumano maggiormente tra i 45 ed i 64 anni. Tra i maschi il 25,6% di chi fuma supera le 20 sigarette al giorno, mentre le grandi fumatrici donne sono circa 13,4%. Inoltre, nell’ultimo anno si è registrato un aumento di 800 mila unità rispetto al dato del 2019, che trova spiegazione anche nell’effetto pandemia Covid, visto che rispetto al 2021, nel 2022 si osserva una diminuzione di due punti percentuali della prevalenza del fumo di sigaretta. Il Ministero della Salute stima in 93 mila all’anno i decessi dipendenti dal fumo in Italia e questi dati hanno riportato all’attenzione degli studiosi e dei media la questione del fumo di sigaretta. Si è dibattuto di questo durante l’evento: “Riduzione del rischio come strategia di salute pubblica nell’eliminazione del fumo di sigaretta”, realizzato da Motore Sanità con il contributo liberale di PMI Science.
“Il fattore di rischio più importante per i tumori è il fumo delle sigarette, che bruciano e che emettono 60-70 sostanze cancerogene – dice Umberto Tirelli, direttore sanitario e Scientifico Clinica Tirelli Medical Group, Past Primario Oncologo Istituto Nazionale Tumori di Aviano -. Non è la nicotina la principale causa delle malattie correlate, ma le sostanze cancerogene che ci sono nel fumo delle sigarette che bruciano. Smettere di fumare e non iniziare è sempre la soluzione migliore, ma smettere per molti è difficile, per questi fumatori passare a prodotti privi di combustione – come viene suggerito in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda dalle autorità sanitarie perchè ritenuto potenzialmente meno dannoso – sarebbe consigliabile rispetto a continuare a fumare sigarette”.
“E’ un dato di fatto che in Italia ci sono milioni di fumatori che non vogliono o che non riescono a smettere”, conferma Riccardo Polosa, Professore Ordinario Medicina Interna, direttore Scuola di Specializzazione Reumatologia e fondatore e direttore Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo Università degli Studi di Catania – Direttore UOC Medicina Interna e d’Urgenza, AOU “Policlinico-V. Emanuele”, Catania, Fondatore CoEHAR (Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo). “Non accettano di essere medicalizzati per via della loro abitudine tabagica. In Italia, ancora oggi, non abbiamo una politica sanitaria che si prenda carico di queste persone – aggiunge -. La riduzione del rischio rappresenta la soluzione, un’opportunità straordinaria di cambiamento e di accelerazione in termini di salute individuale e pubblica. Ritengo grave insistere nel nascondere ai cittadini le reali opportunità offerte dagli strumenti a potenziale rischio ridotto, addirittura additandoli come pericolosi al pari delle sigarette convenzionali. Bisogna smetterla di enfatizzare i rischi senza considerarne i benefici. L’Italia deve riaccendere i riflettori sulla sensibilizzazione antifumo, integrando il principio di precauzione con quello del rischio ridotto”.
Fabio Beatrice, Primario Emerito di Otorinolaringoiatria a Torino, Fondatore del Centro Antifumo Ospedale SG. Bosco di Torino e direttore scientifico del Board di MOHRE, ha portato l’attenzione sui Centri Antifumo, considerati “l’approccio migliore del Sistema Sanitario nella lotta al fumo di sigaretta”, ma questi sono diminuiti e “attualmente sono 223. La Regione con più Centri Antifumo è il Piemonte. Purtroppo l’affluenza nei Centri Antifumo è molto bassa e i fumatori che tendono a cercare di smettere da soli in gran parte falliscono. Inoltre non riesce a smettere oltre il 50% dei fumatori che si rivolge ai Centri Antifumo, pur in osservanza delle linee guida. Si ritiene che sia necessario interrogarsi sugli insuccessi, rivedendo più in generale le politiche di contrasto al tabagismo e le politiche di prevenzione per prevenire l’iniziazione delle nuove generazioni”.
Purtroppo, la cessazione del fumo tende ad essere vista come un problema personale, legato alla sola forza di volontà. Parola di Fabio Lugoboni, direttore USO Medicina delle Dipendenze AOU Integrata Verona, Professore Psichiatria e Docente Scuola di Specializzazione di Psichiatria e Medicina Interna, Università di Verona. “Il fumo è invece una dipendenza legalizzata, e necessita di supporto e terapia specifici, pena un’alta percentuale di insuccesso – ha detto Lugoboni -. Gli auto-tentativi tendono a fallire nell’80% dei casi entro la prima settimana. Ogni medico, ogni operatore di salute deve fare la sua parte, ma questo non sta accadendo, anche perchè in Italia fuma un medico su 4, contro il 3% di medici fumatori di Gran Bretagna e USA”.
Francesco Saverio Mennini, professore di Economia sanitaria e Economia politica e presidente della Società Italiana di Heatlh Technology Assessment, ha aggiunto: “E’ inoltre necessario far comprendere ai decisori i costi del fumo di sigaretta sostenuti dal sistema nel suo complesso, in termini di ricoveri, visite specialistiche e test diagnostici, disabilità e perdita di produttività. Sarebbe quindi ideale creare uno studio che analizzi a 360° il risparmio economico se i fumatori passassero completamente ai sistemi smoke free”.
Ha inoltre partecipato alla tavola rotonda, portando i saluti istituzionali, il senatore Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, secondo cui “è opportuno vagliare la strategia di riduzione del danno, insieme ad una più ampia strategia di prevenzione delle dipendenze”.

– foto agenziafotogramma.it –
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Alle Nitto Atp Finals di Torino un campo da tennis in caffè di scarto

TORINO (ITALPRESS) – Per il secondo anno, Torino si trasforma nella capitale del tennis internazionale con le Nitto ATP Finals. Anche per questa edizione, come per i prossimi 3 appuntamenti fino al 2025, non può mancare il sostegno di Lavazza alla manifestazione, in qualità di Platinum Partner, a fianco di organizzatori e istituzioni nazionali e territoriali.
Lavazza ha un legame radicato, con il mondo del tennis professionistico, a cui si unisce il ruolo attivo che svolge nella città e per la città, dove l’azienda è nata nel lontano 1895 e dove tuttora ha sede il suo quartier generale.
Il matrimonio di Lavazza con questo sport è iniziato oltre dieci anni fa nel tempio del tennis – a Wimbledon – per poi arrivare a tutti i tornei del Grande Slam.
“Siamo orgogliosi di essere presenti anche quest’anno agli Atp Finals – afferma Marco Lavazza, vicepresidente Lavazza Group e membro del Comitato d’Onore di Nitto ATP Finals -. Abbiamo collaborato fin da subito con le istituzioni e gli altri stakeholder per la realizzazione di questo evento. In continuità con la scorsa edizione abbiamo lavorato per arricchire l’evento con iniziative dirette sulla città che aggiungano valore all’esperienza dei visitatori. Torino potrà beneficiare della visibilità che il grande evento porta con sè e noi puntiamo a far vivere agli appassionati di tennis la cultura del vero espresso italiano. Un connubio perfetto”.
Durante la settimana delle Nitto ATP Finals, nel Fan Village adiacente al Pala Alpitour, Lavazza propone Espressoland, un’area ludica dove vivere un’esperienza immersiva per scoprire le regole di un vero espresso italiano.
Il gioco, interattivo e dinamico, sfrutta la metafora del tennis per raccontare in 6 tappe le regole di un vero espresso italiano.
Inoltre, il gioco è fruibile anche in modalità digitale al sito
https://espressoland.concorsi.lavazza.it/
E chi, se non il campione di tennis Jannik Sinner, Ambassador Lavazza, potrebbe essere il “fan numero 1” di Espressoland?
Con un racconto per immagini, mix di foto e video, il campione invita i suoi fan a vivere l’esperienza di Espressoland.
Con Espressoland Lavazza mira a trasformare ogni appassionato di tennis in un appassionato del vero espresso italiano.
“Torino, tennis ed espresso sono la miscela perfetta per Lavazza A Modo Mio che, grazie alla Barista Technology, si distingue sul mercato. Questa tecnologia ideata da Lavazza, nel rispetto delle 8 regole del disciplinare, permette di replicare il vero espresso italiano a casa come al bar e garantisce al consumatore un’esperienza di gusto eccezionale”, sottolinea Igor Nuzzi, Regional Director Italia e Svizzera di Lavazza. “Quest’anno con Espressoland nel Fan Village delle Nitto ATP Finals, o attraverso l’attivazione digitale, vogliamo stimolare il pubblico di appassionati di tennis, ma anche i curiosi e gli amanti di caffè, a conoscere quali sono gli elementi necessari per gustare a casa un vero espresso italiano – aggiunge Nuzzi -. La visita di Espressoland offre inoltre in anteprima l’opportunità di degustare un espresso con la nuova Lavazza A Modo Mio Tiny Eco e le capsule compostabili ¡Tierra! Bio-Organic, un connubio di prodotti sostenibili, esempio della ricerca costante di Lavazza a innovare nel rispetto della sostenibilità”.
Da diversi anni Lavazza ha intrapreso un percorso di innovazione che, attraverso ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e strumenti, mira al miglioramento continuo e all’ottimizzazione di tutti i propri prodotti, in termini di sostenibilità, qualità, sicurezza ed eccellenza.
All’interno del percorso di innovazione del Gruppo Lavazza, la sostenibilità ambientale gioca un ruolo fondamentale, guidando lo sviluppo dei processi e dei prodotti, al fine di ridurre l’impatto sull’ambiente e dare un contributo positivo nel lungo periodo, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in particolare il Goal 12 – Produzione e consumo responsabili – e il Goal 13 – Lotta al cambiamento climatico.
Uno studio sui livelli di circolarità realizzato da GSI in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa attraverso il metodo CircolUP4 conferma l’impegno virtuoso di Lavazza, che ha intrapreso un percorso di sviluppo con buona consapevolezza del ruolo dell’economia circolare nella propria organizzazione e come leva per il proprio sviluppo economico nel rispetto dell’ambiente. Lo studio afferma come la strategia e la visione di medio termine vengano sviluppate coinvolgendo una rete di collaborazioni continuative, che portano all’individuazione di soluzione innovative.
La collaborazione con le Nitto ATP Finals non fa eccezione e
ulteriormente testimonia l’impegno di Lavazza nel promuovere l’applicazione dei principi dell’economia circolare. In occasione della manifestazione torinese, infatti, l’azienda ha allestito in La Centrale Nuvola Lavazza un vero campo da tennis prodotto con caffè destinato al macero e successivo recupero e riciclo del materiale utilizzato per l’allestimento del campo stesso, grazie
alla collaborazione con Spazio Meta, start-up milanese che si propone di limitare gli sprechi incentivando il riciclo creativo.
Il campo da tennis in caffè di scarto sarà inoltre oggetto di un’iniziativa benefica da parte di Fondazione Lavazza in collaborazione con le Nitto ATP Finals e FIT a favore di Save the
Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Il 10 novembre scorso, infatti, in occasione del Dinner Show che si è tenuto in La Centrale Nuvola Lavazza, i giocatori delle Nitto ATP Finals hanno autografato ciascuno una porzione di campo; i lotti autografati sono messi all’asta dal 14 al 30 novembre sulla piattaforma di CharityStars (www.charitystars.com/lavazzaxsavethechildren) e il ricavato, grazie alla collaborazione ultraventennale di Fondazione Lavazza con Save the Children, sarà destinato al progetto “Connessioni Digitali” dell’Organizzazione. In particolare, l’azienda concentrerà i suoi sforzi supportando l’intervento a favore degli studenti delle scuole del quartiere Aurora di Torino, dove dal 2018 risiede la sede del Gruppo Lavazza.

– foto ufficio stampa Lavazza –
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Suzuki Cup, sigillo Pellè-Franceschini al Rally delle Marche

ROMA (ITALPRESS) – Si è chiusa in bellezza la 15^ edizione della Suzuki Rally Cup nell’ottavo ed ultimo atto al Rally delle Marche. E’ stata una stagione in continua progressione per i protagonisti del trofeo ideato e promosso da Suzuki Italia, con il supporto tecnico di Emmetre Racing, che ha avuto come riferimento centrale la Suzuki Swift, dalla piccola e scattante 1.0 BoosterJet alla 1.6 Sport, fino ad arrivare all’ultima nata, da subito vincente, versione Sport Hybrid. Un percorso partito con sette tappe su asfalto prima dell’ultimo round sulle strade bianche della provincia maceratese. Con il trofeo già assegnato a Matteo Giordano, l’attenzione era concentrata sulla corsa al montepremi per il secondo ed il terzo posto, nonchè al titolo dedicato alla categoria Racing Start. I tre giri sui tratti “Dei Laghi”, “Cupramontana” e “Colognola”, per 54 chilometri cronometrati attorno alla località centrale di Cingoli hanno visto brillare Roberto Pellè e Luca Franceschini sulla vettura ibrida di classe RA5H, fino a centrare la loro prima vittoria stagionale. Un successo meritato per il pilota trentino, tra i fedelissimi della casa di Hamamatsu, legittimato dal miglior crono fatto segnare su sei delle nove prove speciali affrontate, Power Stage compresa, in un rally dominato sin dai primi chilometri. “Sono davvero felice di questa vittoria – racconta Pellè a fine rally – abbiamo fatto tutto quello che potevamo e la nostra prestazione è stata importante anche rispetto alla classifica assoluta di gara. E’ stata una bella sfida con Iani e purtroppo, per appena 3,5 punti, non siamo riusciti a chiudere davanti a lui nella graduatoria generale della Suzuki Rally Cup. Ma sul nostro piazzamento nel trofeo hanno pesato i risultati mancati nella parte centrale della stagione, ma è stata comunque una splendida annata conclusa nel migliore dei modi”. Alle sue spalle si è accontentato della piazza d’onore Igor Iani, sempre navigato da Nicola Puliani sulla Swift Hybrid. Un secondo posto decisivo a 22″4 da Pellè, arricchito da tre scratch in prova, per concedere al giovanissimo ossolano già vincitore della categoria Under 25 il premio in palio per il secondo posto assoluto nella coppa. Più staccati gli altri concorrenti, tra i quali però si è distinto Cristian Mantoet con Roberto Simioni, vincitore della sfida tra le Racing Start che gli ha garantito il trofeo di classe. All’esperto driver trevigiano brillavano gli occhi in piazza Vittorio Emanuele a Cingoli, prima di salire sul terzo gradino del podio per la Suzuki Rally Cup, quando ha realizzato l’impresa compiuta dopo una stagione in costante rimonta tra le Boosterjet, conclusa con il sorpasso in classifica proprio in quest’ultima gara sui rivali diretti Stefano Martinelli e Fabio Menchini. Il pilota di Barga ha infatti chiuso al quinto posto tra le vetture giapponesi, secondo di classe RS, staccato a 40″ Mantoet. Tra i due contendenti della Racing Start si è inserito invece l’altro giovane del trofeo Gianandrea Gherardi, navigato da Sandro Sanesi sulla Swift Sport Hybrid. Il ragazzo pisano si è confermato quindi al secondo posto per l’Under 25, alle spalle di Igor Iani, grazie ad una prestazione subito efficace al primo rally su terra in carriera. A completare la formazione arrivata al traguardo del Rally delle Marche le due Swift in versione Sport 1.6 di Marco Longo con Roberto Riva, sesti nonostante una penalità di 10″ subita per partenza anticipata sulla prima speciale, e di Sergio Denaro, settimo in coppia con Enzo Colombaro.
– foto ufficio stampa Suzuki Italia –
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Rally: Bordonaro-Briani campioni d’italia cross country con Suzuki

ROMA (ITALPRESS) – Il Baja delle Marche ha incoronato di nuovo Suzuki e il Grand Vitara regina e re del Cross Country all’italiana. La sesta ed ultima tappa del Campionato Italiano Cross Country Baja ha offerto uno spettacolo intenso in quella che era anche la tappa di chiusura del 23° Suzuki Challenge. Il weekend maceratese, sviluppato su oltre 220 chilometri di strade sterrate attorno a Cingoli, in una tappa affiancata al rally, si è trasformato nell’apoteosi per la casa giapponese trascinata dal duo composto da Alfio Bordonaro al volante e Roberto Briani alle note sull’intramontabile Grand Vitara di Gruppo T1, i nuovi Campioni d’Italia. Un titolo Assoluto Piloti, l’undicesimo conquistato da Suzuki con questo modello del Prototipo dal 2008, anno della nuova titolazione del Campionato Italiano Cross Country, che si aggiunge così a quello Costruttori già in bacheca con una gara d’anticipo. E’ stata la gara perfetta per il pilota catanese, che ha chiuso al secondo posto assoluto in gara, primo tra le vetture giapponesi. Abbastanza per far sua anche la vittoria nel Suzuki Challenge. Due successi in uno raggiunti con caparbietà da Bordonaro, al primo titolo tricolore in carriera, mai in discussione nonostante i tanti avversari in lotta con lui su entrambi i fronti: “Quasi non mi sembra vero. Sapevamo dall’inizio della stagione che avremmo potuto lottare per il vertice, ma dopo tutte le difficoltà sofferte, ritiri ed errori, ci abbiamo messo del nostro per sperare fino in fondo alla vittoria”. “Merito di un lavoro collettivo – ha commentato ancora Bordonaro – Per questo devo ringraziare tutti quelli che hanno creduto in me, dal mio compagno di viaggio Roberto, alla mia famiglia, come Suzuki che mi ha affidato questo mezzo vincente, sempre performante; al super campione Codecà, che mi ha affidato il suo sedile sul Grand Vitara; ai meccanici e ad Emmetre Racing, sempre presente al nostro fianco. Qui tra i fuoristrada Suzuki è una grande famiglia, è anche merito loro”.
Soddisfazione tra i piloti sul Grand Vitara anche per Emilio Ferroni e Daniele Fiorini, sul terzo gradino del podio a quasi 1′ da Bordonaro-Briani. Per l’esperto driver modenese si tratta del secondo podio consecutivo dopo quello raggiunto con la vittoria assoluta al Baja Vermentino. Ma stavolta ha dovuto costruirlo in rimonta a causa di una rottura al semiasse anteriore del suo Prototipo, nella parte finale della seconda prova speciale. Dopo più di 5 chilometri cronometrati con sole due ruote motrici, Ferroni e la sua squadra di meccanici sono riusciti ad intervenire con successo in assistenza e a ripartire con il passo giusto per andare a prendere il terzo posto nella classifica generale. Ai piedi del podio assoluto, terzi tra le Suzuki, due veterani dello sterrato nella formazione delle vetture giapponesi come Andrea Luchini e Piero Bosco. Un finale di stagione in crescita quindi per il driver lucchese, il migliore anche in questo Baja nel Gruppo T2 riservato ai Veicoli di Serie. A completare il podio virtuale della categoria Samuele Lelli e Gilberto Menetti, seguiti da Mauro Cantarello e Federico Lezi, entrambi sul Grand Vitara in versione originale. Proprio il rodigino al sesto posto è tra i piloti usciti con più rammarico dalla trasferta marchigiana. Arrivato con concrete possibilità di ambire al titolo, Cantarello non si è trovato mai abbastanza vicino agli imprendibili Prototipi per poter centrare l’obiettivo. In settima posizione spicca ancora il piazzamento ottenuto dal piccolo Suzuki Jimny, con il campione uscente Lorenzo Codecà alla guida e Mauro Toffoli alle note. L’ultimo modello lanciato dalla casa di Hamamatsu ha saputo ricavarsi un ruolo di spicco tra i giganti del fuoristrada, nonostante le sostanziali differenze di cavalli che una vettura da 1000 cc avrebbe potuto soffrire rispetto ai Prototipi e ai Grand Vitara, seppur di serie. Con sei traguardi tagliati su sei gare affrontate, il Jimny si è confermata quindi un mezzo estremamente affidabile, oltre a rappresentare il compromesso ideale tra bassi costi ed elevate performance. Quindi il tris Suzuki nel Gruppo TH, anche stavolta classifica comandata da Gianluca Morra e Gianluca Sbaraglia, sempre su Vitara, che hanno fatto il bis dopo la vittoria di categoria ottenuta al Vermentino. Alle loro spalle è bastata la seconda posizione a Giovanni e Francesco Farina, ottavi assoluti su altro Vitara, per assicurarsi la vittoria della Trofeo d’Italia TH. A chiudere la formazione la coppia formata da Giuseppe Milvio Grisi e Umberto Parravicini su Suzuki Samurai.
– foto ufficio stampa Suzuki Italia –
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