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E’ morto Giuseppe Bono, per 20 anni alla guida di Fincantieri

ROMA (ITALPRESS) – E’ morto all’età di 78 anni Giuseppe Bono, per 20 anni alla guida di Fincantieri, la principale società cantieristica a controllo pubblico. Nato a Pizzoni (VV) il 23 marzo 1944, coniugato con due figli, ha conseguito la laurea nel 1970 in Economia e Commercio presso l’Università di Messina con una tesi su “Budget e Piani Pluriennali in una grande Azienda”. Dal 1971 al 1993 è in Efim dove ricopre incarichi di sempre maggior responsabilità. Dall’ottobre del 2000 all’aprile 2002 è stato amministratore delegato di Finmeccanica, e dal 1997 direttore generale, nonchè responsabile ad interim di alcune aziende del Gruppo, quali Alenia Difesa e Ansaldo. La sua carriera si identifica soprattutto con Fincantieri, della quale era stato nominato amministratore delegato il 29 aprile 2002, restando in carica fino al 15 maggio di quest’anno, quando al suo posto era subentrato Pierroberto Folgiero. Proprio il presidente di Fincantieri, Claudio Graziano, e l’Ad Pierroberto Folgiero, in una nota congiunta hanno voluto ricordare la sua figura: “A nome di tutti i nostri colleghi, vogliamo ricordare colui che ha rappresentato una figura di riferimento per l’industria nazionale. Giuseppe Bono ha sviluppato e portato avanti una visione coraggiosa e lungimirante, con un’attenzione costante alle persone, raccogliendo sempre le sfide più difficili e perseguendo sempre l’interesse del Paese. Il fermo rispetto del lavoro come valore primario è stata la cifra distintiva e il faro della sua azione. La sua morte addolora profondamente tutta la comunità di Fincantieri che, in un momento così triste, vuol far sentire la sua vicinanza alla famiglia”. A dare la notizia della scomparsa era stato con un tweet il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “E’ mancato Giuseppe Bono, Peppino. Un amico fraterno, grande uomo, straordinario capitano d’industria. Ha dedicato tutta la sua vita a costruire ricchezza per l’Italia. Lo conobbi appena arrivato a Fincantieri, che era in grave difficoltà. Ora ha i migliori prodotti al mondo”. Tra i tanti messaggi di cordoglio e di ricordo del manager, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Con grande dispiacere ho appreso la notizia della morte di Giuseppe Bono. ‘Maiora premunt’ mi aveva scritto appena qualche giorno fa, in un veloce scambio di messaggi. Le sue ultime parole, per quanto mi riguarda: anche in quel motto ho letto ancora una volta tutta la sua passione e amore per l’industria italiana. Una passione che ha coltivato negli anni in maniera concreta fino all’ultima lunghissima esperienza come amministratore delegato in Fincantieri. Un percorso, un modo di agire disinteressato e competente che è di esempio per tutti noi”. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato ai familiari un messaggio nel quale esprime il cordoglio della Repubblica e la sua solidarietà e personale vicinanza.
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-foto agenziafotogramma.it-

Mattarella “L’Italia valorizzi le capacità e le competenze dei giovani”

ROMA (ITALPRESS) – “Rivolgo un cordiale saluto agli organizzatori e ai partecipanti alla presentazione del “Rapporto Italiani nel mondo”. Il Rapporto fornisce anche quest’anno una fotografia di grande interesse dei flussi migratori che interessano i nostri connazionali. Nonostante il periodo della pandemia la tendenza a lasciare il nostro Paese è cresciuta negli ultimi anni”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego.
“A partire sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione. Partono anche pensionati e intere famiglie – aggiunge il capo dello Stato -. Il fenomeno di questa nuova fase dell’emigrazione italiana non può essere compreso interamente all’interno della dinamica virtuosa dei processi di interconnessione mondiale, che richiedono una sempre maggiore circolazione di persone, idee e competenze”.
“Anzitutto perchè il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo, con conseguenze evidenti sul calo demografico e con ricadute sulla nostra vita sociale. Ma anche perchè in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio – sottolinea Mattarella -. Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le varie politiche adottate a livello europeo rappresentano un punto di riferimento per provvedere a disegnare e programmare un futuro diverso, che risponda alle esigenze dei giovani e ne valorizzi capacità e competenze corrispondendo alle loro attese. L’Italia è un Paese accogliente che deve coltivare le ragioni e le modalità delle sue tradizioni. Tutelando e promuovendo gli italiani fuori dai confini nazionali e sostenendo quelli che desiderano tornare nel nostro Paese, per contribuire alla sua crescita recando la propria esperienza, e le proprie capacità”.

– foto ufficio stampa Quirinale –

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Ponte Stretto, Salvini e Governatori accelerano “Presto incontro con Rfi”

ROMA (ITALPRESS) – Il Ponte sullo Stretto è un’opera prioritaria sia per il governo nazionale che per le Regioni coinvolte, la sua realizzazione avrà ricadute positive per tutta Europa e servirà per incentivare il miglioramento generale delle infrastrutture come già successo, in passato, con l’Autostrada del Sole. E’ quanto emerso dall’incontro tra il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e i presidenti di Calabria e Sicilia, Roberto Occhiuto e Renato Schifani.
E’ stato fatto il punto della situazione, per riannodare i fili della questione-Ponte, anche in relazione a tutte le opere commissariate in Calabria e in Sicilia su cui c’è stato un approfondimento tecnico: Salvini si dice determinato a sbloccarle. Sul tavolo ci sono progetti significativi, come la Statale Jonica in Calabria, l’Alta Velocità o la ferrovia Palermo-Catania. Per una maggiore concretezza e operatività, è stato deciso di creare una regia permanente tra Regioni e Ministero. Per quanto riguarda il Ponte, ci sarà al più presto un incontro istituzionale con Rfi, che ha avuto l’incarico dal precedente esecutivo di organizzare un ulteriore studio di fattibilità.
“Va dato atto al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, di aver messo al centro il tema del Ponte sullo Stretto. C’è un governo che vuole farlo, due presidenti di Regione che vogliono farlo, quindi credo che questa sia la volta buona” ha detto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

– foto: agenziafotogramma.it

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Ponte sullo Stretto. Governo e Regioni accelerano: “Opera prioritaria”

ROMA (ITALPRESS) – Il Ponte sullo Stretto è un’opera prioritaria sia per il governo nazionale che per le Regioni coinvolte, la sua realizzazione avrà ricadute positive per tutta Europa e servirà per incentivare il miglioramento generale delle infrastrutture come già successo, in passato, con l’Autostrada del Sole. E’ quanto emerso dall’incontro tra il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e i presidenti di Calabria e Sicilia, Roberto Occhiuto e Renato Schifani.
E’ stato fatto il punto della situazione, per riannodare i fili della questione-Ponte, anche in relazione a tutte le opere commissariate in Calabria e in Sicilia su cui c’è stato un approfondimento tecnico: Salvini si dice determinato a sbloccarle. Sul tavolo ci sono progetti significativi, come la Statale Jonica in Calabria, l’Alta Velocità o la ferrovia Palermo-Catania. Per una maggiore concretezza e operatività, è stato deciso di creare una regia permanente tra Regioni e Ministero.
Per quanto riguarda il Ponte, ci sarà al più presto un incontro istituzionale con Rfi, che ha avuto l’incarico dal precedente esecutivo di organizzare un ulteriore studio di fattibilità.
“Il Ponte sullo Stretto si farà, lavoreremo con grande serietà, approfondiremo gli aspetti tecnici, si è creato un tavolo permanente tra le due regioni e il ministero, questo è sintomo della volontà concreta di andare avanti”, ha detto Schifani al termine della riunione. “E’ stato un incontro molto produttivo, si è verificata una forte convergenza, come era prevedibile, tra le due regioni, Sicilia e Calabria nei confronti del governo per la realizzazione di questa opera strategica, il Ponte sullo Stretto – ha proseguito -. Si faranno dei passi ulteriori, di carattere tecnico, ma dal tavolo è emersa la certezza che questa opera si possa realizzare, ci saranno soluzioni tecniche che verranno approfondite e poi valutare l’adozione o meno del modello Genova per velocizzare quei lavori che per quel modello hanno dato ottimi risultati”. Il presidente Schifani ha poi ribadito: “Il clima è perfetto e ottimo, credo ci siano tutti i presupposti e abbiamo parlato anche delle infrastrutture del Mezzogiorno”.
“Sarebbe bello se i lavori per il Ponte sullo stretto di Messina potessero iniziare già nel 2023”, ha sottolineato Occhiuto.
“Il ponte sullo Stretto è una infrastruttura strategica – ha aggiunto – ma c’è il tema più complessivo delle infrastrutture del Mezzogiorno. Faremo un gruppo di lavoro per ragionare insieme su come dotare il Mezzogiorno delle infrastrutture strategiche di cui ha necessità, come l’Alta Velocità”.
Parlando della realizzazione del Ponte sullo Stretto il presidente Occhiuto ha anticipato: “C’è l’idea di chiedere all’Europa, che per la verità considera il Ponte più strategico dell’Italia perchè l’ha inserito nei Corridoi, di cofinanziare l’opera con gli strumenti che si concorderanno tra il governo nazionale e Bruxelles”. “Va dato atto al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, di aver messo al centro il tema del Ponte sullo Stretto – ha sottolineato il governatore calabrese -. C’è un governo che vuole farlo, due presidenti di Regione che vogliono farlo, quindi credo che questa sia la volta buona”.

– foto ufficio stampa ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti –

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La ricetta green di Cobat Tessile a Ecomondo 2022

RIMINI (ITALPRESS) – Raccolta selettiva, tracciamento del rifiuto e formazione continua. E’ la ricetta per vincere la sfida green secondo Cobat, anche nel settore tessile. “Abbiamo accolto con entusiasmo e responsabilità la sfida che il mondo dell’industria del tessile ci pone – racconta a Ecomondo 2022 Michele Zilla, General Manager di Cobat Tessile -. In attesa che la normativa nazionale, in accordo con le Direttive Europee, regoli le attività del comparto, Cobat Tessile è al fianco dei produttori/importatori di tessuto e di prodotti tessili, dei produttori/importatori di accessori, delle associazioni di categoria”.
Nato a marzo 2022, Cobat Tessile è il consorzio che aiuta le aziende aderenti a perseguire uno sviluppo sostenibile che apporti benefici non solo all’ambiente, ma anche all’intero sistema economico nazionale, riducendo gli sprechi e generando nuove materie prime, guidato dai valori della trasparenza, dell’efficienza, e della sostenibilità.
“Cobat – continua Zilla – si occupa di prodotti giunti a fine vita da oltre trent’anni, per questo sappiamo bene come ogni comparto e ogni tipologia di prodotto, per diventare parte e protagonista di un sistema virtuoso secondo i principi dell’economia circolare, ha bisogno di analisi, di investimenti e di ricerca. La nostra soluzione prevede: raccolta selettiva, un sistema informatico che tracci il rifiuto e una piattaforma dedicata alla formazione e alla consulenza”.
Oggi al consorzio aderiscono produttori che operano nel settore dei tessuti, dello sportswear, dell’alta moda e degli accessori. Le parole d’ordine, come sempre, restano i principi dell’economia circolare applicati alla filiera specifica: allungare il ciclo di vita del bene, trasformandolo in nuova materia e/o energia, a partire da una raccolta selettiva, in grado di incrementare quantità e qualità dei materiali recuperati.
Come Cobat Ripa, Cobat Raee, Cobat Tyre e Cobat Compositi, Cobat Tessile si avvale dei servizi integrati della piattaforma. Un sistema informatico continuamente aggiornato è in grado di tracciare il rifiuto dalla raccolta al trattamento volto al recupero, assicurando la piena trasparenza del dato. La piattaforma, inoltre, utilizza un network capillare di impianti di trattamento distribuiti sull’intero territorio nazionale, con ottime possibilità di ottimizzazione in termini logistici. Infine, attraverso Cobat Academy, la piattaforma dedicata alla consulenza, il Consorzio eroga una formazione mirata e personalizzata a proposito di economia circolare, sostenibilità ambientale, salute e sicurezza.
Nato come Consorzio, Cobat si è evoluto diventando una SPA Società Benefit e oggi fa parte del Gruppo Innovatec, leader in Italia nel settore della Clean Technology. In particolare Cobat è controllata da Haiki+, subholding del Gruppo dedicata all’economia circolare.
Cobat offre alle imprese servizi integrati e personalizzati di raccolta, trattamento e avvio al riciclo di pile e accumulatori esausti, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), inclusi i moduli fotovoltaici, e pneumatici fuori uso (PFU), ed è in grado di gestire qualsiasi altra tipologia di rifiuto pericoloso e non.
Sono cinque i consorzi che si avvalgono della piattaforma Cobat: Cobat Ripa è il più importante consorzio italiano per la raccolta e il riciclo di pile e accumulatori esausti; Cobat RAEE è il consorzio per la raccolta e il riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), inclusi i moduli fotovoltaici; Cobat Tyre è una società consortile, regolamentata dal Decreto Ministeriale 11 aprile 2011, n. 82, per la raccolta e il riciclo di pneumatici fuori uso; Cobat Tessile è il consorzio volontario italiano per la raccolta, il trattamento e l’avvio a recupero di prodotti tessili giunti a fine vita; Cobat Compositi è il consorzio italiano per la raccolta, il trattamento e l’avvio a recupero di prodotti a fine vita realizzati in materiale composito, principalmente costituiti da fibra di vetro e di carbonio.

– foto ufficio stampa Cobat –

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Zes e Zls, da Intesa Sanpaolo 5 miliardi per l’economia marittima

NAPOLI (ITALPRESS) – Un plafond di 5 miliardi di euro dedicato agli insediamenti produttivi e alle opere di adeguamento infrastrutturale, un roadshow internazionale per attrarre capitali dall’estero e un programma di attività di reshoring. Sono le iniziative annunciate da Intesa Sanpaolo, che ha presentato a Napoli il nuovo piano di valorizzazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) istituite nel Mezzogiorno e delle Zone Logistiche Semplificate (ZLS) in fase di realizzazione nel Centro Nord.
Inoltre, per le imprese che investiranno all’interno di ZES e ZLS è prevista una linea di finanziamento ad hoc che riconosce un’agevolazione sul tasso d’interesse.
Queste aree sono potenzialmente strategiche per la crescita dell’economia marittima e hanno l’obiettivo di creare una sinergia tra il sistema logistico-portuale e l’industria manifatturiera per favorire, attraverso incentivi fiscali e amministrativi, nuovi investimenti. Le misure messe in campo dal Gruppo sono state illustrate nella sede napoletana delle Gallerie d’Italia nel corso di un convegno in cui, oltre a rappresentanti istituzionali e player globali del settore marittimo, è intervenuto anche Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo.
Dopo l’apertura dei lavori di Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, il contributo di Massimo Deandreis, Direttore Generale di Srm, ha evidenziato il ruolo cruciale dei porti all’interno del sistema produttivo.
Nella prima tavola rotonda sono state approfondite le peculiarità delle ZES e delle ZLS grazie agli interventi di Fulvio Lino Di Blasio, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale (Venezia e Chioggia), Angela Scianatico, Project Manager ZES Ionica Interregionale Puglia-Basilicata, e Giuseppe Romano, Commissario Straordinario ZES Campania e Calabria.
Mentre Anna Roscio, Responsabile Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, ha spiegato nel dettaglio le iniziative della Banca dedicate allo sviluppo delle Free Zone.
Un secondo momento di confronto tra Riccardo Dutto, Head of Infrastructure & Real Estate Partners di Intesa Sanpaolo, Vito Grassi, Vice Presidente di Confindustria, Umberto Masucci, Presidente International Propeller Clubs, e Mario Mattioli, Presidente Confitarma, ha fatto emergere la necessità di dialogo tra il mondo delle imprese e quello della finanza per sostenere la crescita dell’economia marittima.
La Banca partecipa attivamente alla promozione delle ZES meridionali dal 2017: dopo aver predisposto un primo plafond di 1,5 miliardi di euro, a cui oggi si aggiungono altri 5 miliardi, sono state organizzate specifiche missioni all’estero, come quelle di Pechino e Dubai, per coinvolgere investitori internazionali. E’ stato anche creato un desk specializzato per gli imprenditori che offre supporto ottimizzando i business plan presentati. Inoltre, Intesa Sanpaolo ha siglato accordi di collaborazione con le Autorità di Sistema Portuale (Puglia, Trieste e Venezia) e con i Commissari Straordinari delle ZES (Campania, Sicilia, Abruzzo).
“Il ruolo che Intesa Sanpaolo sta svolgendo, a proposito delle Zone Economiche Speciali e delle Zone Logistiche Semplificate, è quello di motore dello sviluppo economico, un ruolo che svolgiamo rispetto a tutte le attività nelle quali si esplicano il saper fare e la capacità innovativa delle imprese italiane – spiega Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo -. Siamo particolarmente orgogliosi di essere l’unico gruppo bancario ad aver creato un centro di studi specificamente dedicato all’economia del mare, e del Mezzogiorno in particolare. SRM è diventato il punto di riferimento per queste analisi, che collocano l’Italia, e segnatamente il Mezzogiorno, al centro della riorganizzazione internazionale della logistica. Il Mediterraneo rappresenta l’1% dei mari della terra, ma vi transitano il 20% del traffico marittimo mondiale e il 27% dei servizi di linea container. E’ una situazione in evoluzione, in sintonia con l’evoluzione della globalizzazione, tesa a mitigare i rischi messi in evidenza dalla crisi pandemica e dalle irregolarità lungo le catene di fornitura, non soltanto dovute alla pandemia. Nell’ambito di una globalizzazione in evoluzione, ma non in declino, tendono a consolidarsi sistemi regionali ampi, e tra questi il Mediterraneo è già particolarmente sviluppato, e con spiccate prospettive di ulteriore crescita”.
“Alla sponda settentrionale, composta da economie tecnologicamente avanzate e sofisticate, si contrappone una sponda meridionale caratterizzata da una forte crescita demografica ed economica – aggiunge Gros-Pietro -. Alle spalle della costa mediterranea, l’intera Africa, che oggi conta circa 1,4 miliardi di abitanti, mostra il più alto tasso di crescita demografica al mondo, e si stima che nel 2050 conterà 2,5 miliardi di persone. Europa e Africa hanno molte complementarietà, e condividono le capacità per la soluzione dei rispettivi problemi. Il traffico marittimo sarà il supporto della loro collaborazione e gli armatori italiani, dominatori non soltanto dello Short Shipping, hanno già adesso un ruolo da protagonisti. Intesa Sanpaolo è in questa occasione presente in forze a Napoli, con le sue persone più qualificate, per discutere di orizzonti, progetti, programmi”.
Secondo un’analisi di Srm – Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo, nelle Free Zone si registra una crescita dell’export fino al 4% e un aumento del traffico di container capace di raggiungere l’8,4%.
Il PNRR punta sulle ZES assegnando 630 milioni di euro a progetti logistico-portuali e di connessione ferroviaria per consolidare i collegamenti tra i porti e le aree produttive, con l’obiettivo di assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti con la rete nazionale dei trasporti e in particolare con le reti Trans Europee (TEN-T). La ZES Campania è l’area che ha ricevuto il maggior numero di fondi con 136 milioni di euro.
A queste risorse si aggiungono ulteriori 3,4 miliardi di euro che il Piano riserva a interventi sui porti del Mezzogiorno. Ad oggi ci sono 8 ZES nel Sud Italia e 7 ZLS nel Centro Nord in fase di evoluzione.
In questo scenario un ulteriore elemento strategico è rappresentato dal Mediterraneo, un mare che intercetta il 20% del traffico marittimo globale e gestisce il 27% delle rotte commerciali di container. Questa area continuerà a crescere nel periodo 2021-2026 e diventerà la seconda nel mondo (dopo la Cina) a registrare i maggiori tassi di incremento del traffico portuale: 3,7% il Mediterraneo Orientale; 2,9% il Mediterraneo Occidentale.
La congiuntura internazionale sta inoltre accelerando il processo di “regionalizzazione della globalizzazione” nel Mediterraneo, determinando un aumento dei traffici marittimi circoscritto in specifiche zone con rotte di breve-medio raggio. Questa dinamica rappresenta un’importante opportunità per l’Italia che in questa area è leader per movimentazione in Short Sea Shipping con 244 milioni di tonnellate gestite e una quota di mercato del 38%. Le ZES e le ZLS possono favorire questa transizione e rappresentare
uno strumento innovativo per creare ulteriore valore aggiunto.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –

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Bicocca lancia con fondi del Pnrr i dottorati in P.A., Blue economy e Patrimonio immateriale

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MILANO (ITALPRESS) – Professionisti e manager della nuova Pubblica amministrazione. Specialisti della Blue Economy e delle scienze marine. Esperti di conservazione e promozione del patrimonio immateriale e delle tradizioni culturali. Sono le figure che verranno formate dai tre corsi di dottorato avviati con l’anno accademico 2022-2023 dall’Università di Milano-Bicocca, grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
I tre nuovi corsi di dottorato (che ampliano l’offerta totale dell’ateneo milanese da 16 a 19) sono a forte connotazione multidisciplinare e sono focalizzati su: “Risorse per la nuova P.A.: persone e dati”, in forma associata con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Università degli Studi di Firenze e l’Università Statale di Milano; “Scienze marine, tecnologie e gestione”, in partnership con la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia; “Patrimonio Immateriale nell’innovazione socio-culturale”, in convenzione con l’Università degli Studi di Perugia e l’Università degli Studi della Basilicata.
Il corso di dottorato in “Risorse per la nuova P.A.: persone e dati”, coordinato dal professore Alfredo Marra, si rivolge a laureati magistrali che intendano coniugare una formazione avanzata nel campo della ricerca con le specifiche esigenze di innovazione delle pubblica amministrazioni, anche in vista dell’accesso all’impiego pubblico in posizioni apicali o di elevata professionalità. Si articola in due percorsi (curricula) e punta a formare dottori di ricerca altamente qualificati nella gestione delle risorse delle pubbliche amministrazioni (capitale umano) e profili di manager della P.A. che possiedano competenze gestionali, tecnologiche e di progettazione innovative, anche attraverso l’utilizzo dei big data, per rispondere alle esigenze del settore pubblico a livello nazionale e internazionale. Per il corso sono previste 26 borse di studio. Con le pubbliche amministrazioni sono stati stipulati accordi per la collaborazione in progetti di ricerca.
Il dottorato in “Scienze marine, tecnologie e gestione”, coordinato dal professore Paolo Galli, formerà professionisti e ricercatori in grado di assumere ruoli di leadership nel campo delle scienze marine e della Blue economy (i settori connessi ad oceani, mari e coste), nella gestione e nel coordinamento di aree marine protette, nel ripristino delle aree danneggiate da attività antropiche, nello sviluppo di energie rinnovabili oceaniche o nell’ecoturismo sostenibile. Gli iscritti al dottorato avranno l’opportunità di frequentare istituti di ricerca internazionali (tra i quali le università di Harvard, Cambridge, Dubai, Leeds) e di utilizzare laboratori di ultima generazione anche presso il MaRHE Center, il centro di ricerca per l’alta formazione di Milano-Bicocca situato alle Maldive. Per il dottorato sono stabilite 16 borse di studio.
Infine, il corso dottorale “Patrimonio Immateriale nell’innovazione socio-culturale”, coordinato dalla professoressa Franca Zuccoli, intende promuovere figure professionali destinate a operare nell’ambito della salvaguardia e promozione del patrimonio immateriale (le tradizioni vive trasmesse di generazione in generazione all’interno di una cultura, dalle espressioni orali alle arti dello spettacolo, dalle pratiche sociali alle conoscenze artigianali), presso istituzioni ed enti pubblici e privati. I dottorandi avranno l’opportunità di svolgere la loro ricerca presso enti prestigiosi come per esempio il Mudec (Museo delle Culture di Milano) o l’Icpi (Istituto Centrale per il patrimonio immateriale di Roma). Il dottorato offre 6 borse di studio.
«L’Università di Milano-Bicocca ha pienamente colto le opportunità date dal PNRR nell’ambito della ricerca – afferma la rettrice dell’ateneo, Giovanna Iannantuoni – con l’attivazione di 124 ulteriori borse di studio per il ciclo di dottorati dell’anno accademico 2022-2023, 48 delle quali sono state riservate all’attivazione di questi tre nuovi corsi. Si tratta di progetti formativi di alta qualificazione finalizzati a formare professionisti destinati a diventare i protagonisti del sistema amministrativo, economico e culturale, locale, nazionale e internazionale, di oggi e del futuro».
«Sono progetti formativi fortemente multidisciplinari – spiega la presidente della Scuola di dottorato dell’Università di Milano-Bicocca, Maria Luce Frezzotti – in cui temi di ricerca come la P.A., la blue economy o il patrimonio immateriale, vengono affrontati in contesti scientifici più ampi. Sono coinvolti docenti di diversi ambiti disciplinari, dalla sociologia all’economia, dalla giurisprudenza alla psicologia, dalla statistica alla pedagogia».
Il primo triennio dei nuovi corsi di dottorato è iniziato l’1 novembre.
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Speranza “Saremo nella Costituente della nuova sinistra”

ROMA (ITALPRESS) – La sinistra si salva “solo mettendo al centro la questione sociale. Le vite degli italiani: quelli che non ce la fanno da sempre e quelli che nella crisi si sono impoveriti”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica l’ex ministro della Salute e leader di Articolo 1 Roberto Speranza.
“La Costituente immaginata da Enrico Letta deve avviare una grande discussione sull’identità. Chi siamo? Chi vogliamo rappresentare?”, sottolinea Speranza. Articolo 1 sarà nella Costituente. “Entriamo e valuteremo passo dopo passo il percorso. Lo ha deciso domenica la direzione. Ma servirà un’operazione di sincerità, un processo straordinario – spiega l’ex ministro -. La sconfitta del 25 settembre è stata troppo dura per pensare di risolverla con una gazebata”.
“Quando passi nel volgere di un mattino da Giuseppe Conte capo dei progressisti alla celebrazione dell’agenda Draghi c’è un problema enorme che ha a che fare con l’incertezza della tua identità”, prosegue.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).