MILANO (ITALPRESS) – Pirelli introduce numerose novità nella gamma racing arricchendola con nuovi prodotti e ampliando l’offerta di misure e mescole di alcuni pneumatici. Pirelli è infatti da sempre all’avanguardia nell’ambito della ricerca e sviluppo tecnologico del segmento racing e supersportivo, grazie anche al proprio impegno pluridecennale nel Campionato Mondiale FIM Superbike. In aggiunta alle novità dei prodotti per moto con calettamento da diciassette pollici, Pirelli presenta la sua prima gamma da competizione NHS dedicata ai motocicli con calettamento da dieci e dodici pollici, tra cui MiniGP, pitbike, minimotard e scooter. La nuova gamma include sia le soluzioni slick DIABLO Superbike che le soluzioni intagliate DIABLO Rain da utilizzare in caso di bagnato. Grazie alla partnership con FIM, Dorna Sports S.L. e Ohvale, Pirelli è Fornitore Unico di pneumatici per la FIM MiniGP World Series, un progetto nato per unificare le competizioni nazionali, regionali e continentali MiniGP di tutto il mondo, con l’obiettivo di creare una piattaforma di lancio per i giovani piloti pronti ad aumentare le loro abilità. A partire dalla FIM MiniGP World Series Final della stagione 2021, che si terrà il prossimo novembre a Valencia, i giovani piloti gareggeranno su Ohvale GP-0 160 equipaggiate esclusivamente con pneumatici DIABLO Superbike in mescola SC1 nelle misure anteriore 100/80-10 e posteriore 120/80-10.
Pirelli è da sempre promotrice di progetti a sostegno della crescita professionale di piloti provenienti da tutto il mondo, concretizzando per molti giovani l’opportunità di dimostrare le proprie capacità sulla scena racing internazionale grazie all’assegnazione di wildcards per il Campionato Mondiale FIM Superbike. Allo stesso tempo la fornitura di pneumatici per la Yamaha R3 bLU cRU European Cup, collaborazione iniziata nella stagione 2021, è l’ennesima dimostrazione dell’impegno di Pirelli nel mondo delle competizioni.
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Pirelli presenta nuova gamma Nhs con calettamento 10 e 12 pollici
Rifiuti, Utilitalia: obiettivi Ue al 2035 ancora lontani
RIMINI (ITALPRESS) – Per conseguire gli obiettivi fissati dal pacchetto europeo sull’economia circolare al 2035, servono nel nostro Paese almeno 30 impianti per il trattamento dei rifiuti organici e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili. E’ quanto emerge dallo studio “Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035”, realizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche), giunto alla seconda edizione e presentato alla stampa in occasione della Fiera Ecomondo di Rimini. Gli attuali impianti di trattamento dei rifiuti urbani sono numericamente insufficienti e mal dislocati sul territorio, costringendo il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra le regioni e a ricorrere in maniera ancora eccessiva allo smaltimento in discarica. Senza una decisa inversione di tendenza sarà impossibile raggiungere i target Ue che prevedono sul totale dei rifiuti raccolti, entro 15 anni, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo della discarica per una quota inferiore al 10%.
Considerando la capacità attualmente installata, se si vogliono centrare gli obiettivi europei e annullare l’export di rifiuti tra le aree del Paese, il fabbisogno impiantistico ammonta a 5,8 milioni di tonnellate. Su base annua e nello specifico, il Nord risulterà autosufficiente per l’organico e in debito di 240mila tonnellate per la termovalorizzazione; il Centro avrà bisogno di termovalorizzare ulteriori 1,2 milioni di tonnellate e di trattarne altrettante di organico; al Sud avrà un fabbisogno di recupero energetico di 600mila tonnellate e di 1,4 milioni di tonnellate per l’organico; per la Sicilia il deficit sarebbe di 500mila tonnellate per l’incenerimento e 600mila tonnellate per l’organico; la Sardegna sarebbe invece autosufficiente per l’organico ma presenterebbe un deficit di 90mila tonnellate per la termovalorizzazione.
“Senza impianti di digestione anaerobica e termovalorizzatori – spiega Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia (nella foto) – non è possibile chiudere il ciclo dei rifiuti in un’ottica di economia circolare. Si continuano a ipotizzare scenari con future tecnologie che al momento non sono disponibili o immediatamente applicabili su scala estesa, e nel frattempo si rimanda un problema non più procrastinabile”.
Le discariche sono il sistema di trattamento dei rifiuti con il maggiore impatto ambientale, soprattutto per le emissioni di gas serra. Tuttavia gli ultimi dati – relativi al 2019 – mostrano che sono state ancora smaltite in discarica 6,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani; 420mila di questi sono stati trattati in Regioni diverse da quelle di produzione. La vita residua delle discariche attive è in esaurimento: per il Nord si prospettano ancora 4-5 anni; per il Centro 2-3 anni; per il Sud 1-2 anni.
Al momento l’Italia avvia a discarica una media del 21% dei rifiuti urbani, mentre l’Unione Europea ha stabilito di scendere al di sotto del 10% nei prossimi 14 anni.
“A questo ritmo di conferimento – continua Brandolini – saremo obbligati a scegliere se costruire nuovi impianti o continuare a portare i rifiuti in discarica, sottoponendo il nostro Paese a nuove procedure di infrazione”. Entro pochi anni in mancanza di interventi, la chiusura delle discariche soprattutto al Sud farà ulteriormente aumentare il numero dei viaggi della spazzatura verso gli impianti del Nord.
Nel 2019 in Italia sono state prodotte 30,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Circa 2,8 milioni sono state trattate in regioni diverse da quelle di produzione; il flusso viaggia principalmente dal Centro-Sud verso il Nord. Il Nord ha importato circa 2,0 milioni di tonnellate dalle aree del Centro-Sud, che rappresenta il 14% della produzione dei rifiuti di tutto il Settentrione, il quale già oggi, grazie ai propri impianti, riesce a conseguire (8,6%) ai target di conferimento in discarica previsti dall’Ue per il 2035. Il Centro è costretto a esportare il 17% (1,5 milioni di tonnellate) della propria produzione di rifiuti, nonostante avvii già in discarica una percentuale estremamente elevata, pari al 37,5% ma non in grado di garantire tutta la richiesta.
Il Sud ha invece esportato il 16% della propria produzione di rifiuti (soprattutto organico) ma solo per la disponibilità elevata di discarica, ora utilizzata per un’alta percentuale, pari al 37%. “Gli sforzi degli italiani nella raccolta differenziata – continua Brandolini – devono essere premiati da un sistema che sia in grado di valorizzare al meglio i rifiuti. In quest’ottica, i dati dimostrano che anche la raccolta differenziata e gli impianti non sono due elementi contrapposti, anzi: i territori che registrano le percentuali più alte di raccolta differenziata, non a caso, sono proprio quelli in cui è presente il maggior numero di impianti”.
La carenza e la cattiva dislocazione degli impianti è la prima causa dei viaggi dei rifiuti lungo la Penisola, con importanti costi in termini economici e ambientali. Per trasportare i 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti trattati in regioni diverse da quelle di produzione, nel 2019 sono stati necessari 108mila viaggi di camion, pari a 62 milioni di chilometri percorsi: ciò ha comportato l’emissione aggiuntiva di 40.000 tonnellate di CO2 e 75 milioni di euro in più sulla Tari (il 90% dei quali a carico delle regioni del Centro-Sud).
Per Brandolini “il paradosso è che i cittadini dei territori nei quali non ci sono sufficienti impianti sono costretti a pagare le tariffe dei rifiuti più alte ed hanno una qualità ambientale più bassa”. Solo nel 2018, oltretutto, l’Italia ha pagato ben 70 milioni di euro per multe dall’Ue per le inadempienze che sono state contestate sulla gestione dei rifiuti. La realizzazione di nuovi impianti, oltretutto, comporterebbe ulteriori vantaggi in termini ambientali. Con il biometano prodotto attraverso il trattamento della frazione organica e l’energia elettrica rinnovabile degli inceneritori, si potrebbero soddisfare rispettivamente le necessità energetiche di circa 230.000 e 460.000 famiglie, pari a circa, rispettivamente, 700.000 e 1,4 milioni di abitanti ogni anno.
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Rifiuti, riciclo porta 1,2 miliardi di benefici
ROMA (ITALPRESS) – I benefici economici della gestione dei rifiuti di imballaggio da parte di CONAI nel 2020 hanno raggiunto il valore di un miliardo e 274 milioni di euro. Lo rende noto il Consorzio Nazionale Imballaggi nel presentare il suo Rapporto di sostenibilità, che come ogni anno quantifica le performance ambientali e sostenibili del sistema. Un valore complessivo che è la somma di diverse voci. Nel dettaglio, la materia recuperata grazie al riciclo vale 381 milioni di euro; l’indotto economico generato dalla filiera è pari a 616 milioni; il valore dell’energia prodotta grazie al recupero energetico, invece, è di 22 milioni. Vi si somma il beneficio indiretto rappresentato dal valore economico della CO2 evitata. Calcolato secondo quanto definito dalla Direttiva 2009/33 del Parlamento Europeo, nel 2020 è risultato ammontare a 225 milioni di euro. Il secondo dato importante che emerge dal Rapporto è quello della quantità di CO2 non immessa nell’atmosfera grazie all’attività del sistema CONAI: nel 2020 ha sfiorato 4 milioni e 400mila tonnellate. Per fare un confronto, sono pari alle emissioni generate da quasi 10mila tratte aeree Roma-New York andata e ritorno.
Il 39% delle emissioni evitate è imputabile all’avvio a riciclo di rifiuti di imballaggio in vetro, seguito da quello della carta (28%) e della plastica (19%). Un risultato che permette di guardare alla filiera del riciclo anche come attore del percorso verso la decarbonizzazione.
Un risultato significativo è quello dell’energia primaria risparmiata grazie al riciclo: quasi 24 terawattora (l’anno precedente il risparmio era stato vicino ai 23 terawattora).
Un nuovo termine di paragone che dia un’idea del quantitativo: equivale al consumo di energia primaria necessario a soddisfare i consumi medi domestici di elettricità di circa 7 milioni di famiglie italiane.
L’apporto principale a questo risparmio è da riconoscere al riciclo della plastica con una quota di oltre il 40%. Il riciclo del vetro è al secondo posto con il 28,8%. Quello della carta al terzo con il 20,6%. Il risparmio di materia vergine, non estratta perchè sostituita dalla materia ottenuta dal riciclo, è altissimo: 4 milioni e 631mila tonnellate. Pari al peso di 460 torri Eiffel. Lo spaccato sui materiali di imballaggio risparmiati parla di 278mila tonnellate di acciaio, equivalente a quello di 722 treni Frecciarossa; 16mila tonnellate di alluminio, che corrispondono a 1,5 miliardi di lattine; un milione e 233mila tonnellate di carta, il corrispettivo di 494 milioni di risme di fogli A4; 830mila tonnellate di legno, come 38 milioni di pallet; 470mila tonnellate di plastica, ossia circa 10 miliardi di flaconi in PET per detersivi da un litro; e un milione e 804mila tonnellate di vetro, che sono quelle di 5 miliardi di bottiglie di vino da 0,75 litri. Il Rapporto di sostenibilità 2020 aggiorna anche il numero di discariche evitate: in 23 anni il sistema CONAI ha scongiurato il riempimento di 175 nuove discariche di medie dimensioni.
“I numeri del Rapporto parlano da soli: ci rendono orgogliosi, e credo facciano riflettere” commenta Luca Ruini, presidente CONAI. “Il nostro Paese è secondo solo alla Germania per riciclo pro-capite dei rifiuti di imballaggio, e ha praticamente già raggiunto gli obiettivi europei di riciclo richiesti entro il 2025, anche grazie a un sistema molto efficiente e meno costoso rispetto a quelli degli altri Paesi europei. Nei prossimi anni gli obiettivi comunitari diventeranno ancora più sfidanti: anche per questo i risultati del report CONAI devono essere stimolo a fare sempre meglio. E’ importante continuare a incentivare l’eco-design degli imballaggi e a impegnarci per colmare il deficit impiantistico del Mezzogiorno, ma anche investire sulle tecnologie per il riciclo”. “I dati sui benefici del riciclo dei rifiuti di imballaggio, realizzato grazie al sistema CONAI, sono una dimostrazione che la transizione ecologica in Italia, oltre agli obiettivi ambientali, può raggiungere rilevanti risultati economici” dichiara Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Pur avendo raggiunto in Italia, nel riciclo degli imballaggi, un livello di eccellenza europea, abbiamo ancora margini di miglioramento in alcune zone del Paese, per quantità e qualità della raccolta differenziata e, in generale, nel miglioramento delle tecnologie di riciclo – in particolare delle plastiche – e nella chiusura del ciclo con impianti di recupero delle frazioni che residuano dai trattamenti di riciclo”. A proposito di zone del Paese, la fotografia dell’Italia che emerge dal Rapporto vede aumentare del 5,4% le quantità di rifiuti di imballaggio conferite a CONAI: nel 2020 sono state oltre 5 milioni e 300mila tonnellate.
Più di 2 milioni e 800mila arrivano dal Nord (+6% rispetto all’anno precedente), 976mila arrivano dal Centro (+4% rispetto all’anno precedente) e oltre 1 milione e mezzo arriva dal Sud (+5% rispetto all’anno precedente). Lo scorso anno sono stati 7.436 Comuni italiani a stipulare convenzioni con il sistema consortile grazie all’Accordo con ANCI: la popolazione coperta è pari al 97%. Per coprire i maggiori oneri della raccolta differenziata, nel corso del 2020, CONAI ha trasferito ai Comuni del nostro paese 658 milioni di euro. Una cifra che rappresenta il più alto fra i costi diretti della gestione consortile dei rifiuti di imballaggio.
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Maltempo, Donato “Serve chiarezza sui fondi per la prevenzione”
PALERMO (ITALPRESS) – “Adesso è il momento dell’emergenza ed è necessario dedicarsi con tutte le forze a mettere in sicurezza le persone e per quanto possibile le attività economiche ma dopo sarà inevitabile far chiarezza su cosa si è fatto in materia di prevenzione di questi disastri”: lo afferma l’europarlamentare Francesca Donato. “Il presidente della Regione Musumeci – spiega la deputata europea – proprio ieri ha rimarcato il fatto che dal 2018 ad oggi, nella lotta al dissesto idrogeologico la Regione siciliana abbia finanziato lavori per oltre 400 milioni di euro, vantando una prima posizione in campo nazionale per la Sicilia in termini di spesa. Oggi invece il Centro Pio La Torre denuncia una spesa insufficiente a fronte di ingenti risorse stanziate per la prevenzione del rischio idrogeologico. Dove sta la verità?”
“I Comuni e la Regione hanno adesso il dovere della trasparenza su spese e su eventuali difficoltà o carenze nell’impegno contro il dissesto e il rischio idrogeologico. Il Pnrr prevede risorse cospicue per questo tipo di interventi, Comuni e Regione devono dire subito se sono in grado di affrontare questa sfida”, conclude Donato.
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Un italiano su cinque pronto a manifestare in favore del Green pass
ROMA (ITALPRESS) – Nelle ultime settimane, nel nostro Paese si sono svolte numerose proteste e manifestazioni – a volte sfociate in violenza – contro l’obbligo del Green Pass per accedere sul posto di lavoro. Proteste che, secondo il 42,9% degli italiani, vengono alimentate da gruppi estremisti proprio per creare disordini e disagi al Paese. Quasi 2 italiani su 3, ad oggi, non hanno motivo di scendere in piazza a manifestare, mentre 1 su 5 lo farebbe a favore del Green Pass. Sono, invece, il 15,1% coloro che manifesterebbero contro l’adozione del certificato verde. Tra questi troviamo, come è naturale che sia, quasi la totalità di coloro che, al momento, non hanno alcuna intenzione di vaccinarsi, mentre quasi 1/4 dei vaccinati sarebbe disposto a scendere in piazza per difendere la scelta del Governo. Un fenomeno, questo delle manifestazioni e delle proteste, che, in ogni caso, secondo le percezioni di quasi la metà del campione, tenderà a diminuire e cessare nei prossimi mesi.
Dati Euromedia Research – Realizzato il 20/10/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
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Banca del Fucino, 7 punti per rilancio Capitale in report Roma
ROMA (ITALPRESS) – Banca del Fucino illustra gli interventi necessari al rilancio della Capitale, presentando la seconda parte del report “Prospettive di crescita dell’economia di Roma dopo la pandemia”.
L’allontanamento, dopo oltre un decennio, da politiche di bilancio restrittive offre finalmente a Roma il necessario spazio per intervenire su un’offerta di beni pubblici oggi certamente inadeguata. In questo contesto, la ricerca individua 7 leve per il cambiamento.
“I concetti di fondo che guidano queste proposte sono molto semplici”, afferma l’AD della Banca del Fucino, Francesco Maiolini: “Roma ha un grandissimo potenziale inespresso: economico, culturale e ambientale. Si tratta di saper trasformare questa enorme ricchezza in crescita, in sviluppo effettivo: se sblocchiamo alcuni colli di bottiglia, proprio quelli che oggi sono elementi di criticità possono diventare vettori di un rilancio anche molto rapido”. Le 7 linee di azione individuate sono: 1. Il centro storico e gli insediamenti produttivi – La pandemia ha reso evidente la desertificazione del centro storico, svuotato dei suoi abitanti e divenuto collettore di un’offerta di servizi spesso a basso valore aggiunto.
Il centro storico di Roma presenta dinamiche demografiche di spopolamento simili a quelle di aree rurali ai margini dei processi di sviluppo. Il c.d. Tridente conta oggi meno di 25 mila abitanti, in riduzione del 26,8% rispetto al 2015. Una contrazione maggiore sia di quella registrata dall’intero Municipio I (-11,4%), sia dalla media complessiva di Roma (-1,6%). Lo spopolamento riguarda anche gli insediamenti produttivi. Agli inizi degli anni ’90 erano 5 mila le botteghe artigiane presenti nel centro storico; agli inizi degli anni ‘2000 erano quasi 2 mila; oggi sono meno di mille.
La desertificazione di attività produttive – artigiane, ma non solo – può essere contrastata con politiche di facilitazione dell’insediamento di imprese di nuova formazione. E’ importante attivare politiche di insediamento abitativo, indirizzate in prevalenza a giovani. In entrambi i casi è possibile ipotizzare il riutilizzo di molte proprietà di cui il Comune e altri enti pubblici dispongono in questa zona.
2. Il sistema universitario – Nonostante i 250mila iscritti negli oltre 40 atenei della città (compresi quelli confessionali), le potenzialità di Roma nel campo universitario non sono colte e sono in via di indebolimento. I più recenti dati ISTAT evidenziano come la quota di studenti frequentanti le università romane e provenienti da un altro comune sia pari al 57% del totale, contro il 78,8% di Milano, il 75% di Torino e l’80% di Napoli. Roma sta perdendo capacità di attrarre studenti non residenti e di conservare studenti residenti. Fra le principali città d’Italia è infatti quella con il più alto rapporto fra studenti residenti che si recano a studiare altrove e non residenti che vengono nelle università cittadine. Resta inoltre molto elevato a Roma il mismatch fra i profili dei laureati ricercati dalle imprese e quelli prodotti dalle università.
L’attrattività di Roma quale città universitaria internazionale può essere rafforzata dalla creazione di un Politecnico romano, che valorizzi all’interno di un unico polo le eccellenze accademiche nel campo dell’ingegneria e dell’architettura e favorisca un aumento dei laureati nelle discipline STEM, le più richieste dalle imprese. Va favorita anche la creazione di un Distretto tecnologico dei beni culturali.
Il Comune potrà contribuire al rilancio anche attraverso un’adeguata politica di sviluppo delle residenze studentesche, nonchè nell’offerta di possibili siti di insediamento per le nuove facoltà universitarie, riadattando, in un’ottica di rigenerazione urbana, alcuni dei tanti siti dismessi presenti sul territorio cittadino.
3. Il verde pubblico – Roma ha la maggiore estensione di verde pubblico fra le grandi capitali europee. Ciò non si riflette, tuttavia, in una specializzazione nel campo della manutenzione del verde pubblico – gli addetti al Servizio Giardini di Roma sono in un rapporto di 1 a 6 rispetto a quelli di capitali comparabili – e ancor meno in una valorizzazione dei grandi parchi come elemento di attrattività internazionale. Nessuna delle ville romane è oggi assimilabile per immagine a Central Park a New York o a Hyde Park a Londra. Il potenziale di sviluppo appare enorme.
4. Il circuito culturale – In relazione alla cultura risalta l’insufficiente capacità della città di estrarre valore dai suoi assets. Un esempio è rappresentato dalla straordinaria qualità delle istituzioni musicali della città (Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Teatro dell’Opera di Roma), che non trova però un pieno riconoscimento nel mercato discografico o nel panorama dei grandi festival internazionali. Le stesse istituzioni museali romane, pur col loro indubbio prestigio, non hanno la riconoscibilità pubblica dei grandi enti mondiali (Louvre, British Museum, Guggenheim etc.). A questo proposito è prioritario riaffermare, anche attraverso la creazione di un’agenzia di attrazione territoriale, l’immagine di Roma come città che produce cultura contemporanea, promuovendo movimenti artistici, inserendosi nel circuito delle grandi mostre internazionali e creando un coordinamento fra eventi culturali legati al passato ed eventi centrati invece sulla contemporaneità.
5. La macchina amministrativa – Roma è oggi al penultimo posto (26° su 27) nella classifica delle capitali europee quanto a utilizzo della banda larga nei rapporti con la PA da parte delle famiglie.
Il miglioramento della qualità amministrativa del Comune è un’evidente priorità. Occorre qui cogliere appieno le opportunità offerte dal PNRR, per la riforma della PA, con una particolare attenzione al tema della digitalizzazione, quale veicolo di semplificazione burocratica e impulso all’innovazione tecnologica.
6. Le imprese municipalizzate – La gestione dei servizi pubblici del trasporto e del trattamento dei rifiuti è uno dei fattori di scivolamento di Roma nel confronto nazionale e internazionale.
E’ necessaria l’adozione di nuovi modelli industriali e l’avvicinamento ad un’impostazione di multiutility a partecipazione pubblica, con capacità manageriali assimilabili a quelle del settore privato. Per quanto riguarda in particolare il trattamento dei rifiuti, una proposta potrebbe consistere nello specializzare AMA nella sola funzione di raccolta, mentre al conferimento dei rifiuti potrebbero essere chiamate aziende a capitale pubblico con riconosciute capacità di gestire servizi di rete nel rispetto dei propri equilibri finanziari.
7. Il ruolo delle grandi imprese pubbliche – Tutte le missioni del PNRR sono coperte dalle sfere di competenza delle imprese a capitale pubblico. Un ritrovato protagonismo di grandi soggetti che hanno sede a Roma non potrà che esercitare effetti di spill-over per l’industria, i servizi professionali e la stessa finanza della città.
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Nuova campagna pubblicitaria Suzuki per ringraziare lo sport italiano
MILANO (ITALPRESS) – “Lo sport ci ispira. La passione ci unisce”: è questo il claim della nuova campagna pubblicitaria di Suzuki “Lo sport italiano guida Suzuki Hybrid”, che da qualche giorno vede andare in onda un nuovo spot televisivo e che nelle prossime settimane coinvolgerà anche la stampa, le radio, i canali digital e i social network. Alla base della nuova campagna ci sono le consolidate e durature partnership con la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (Fisg), la Federazione Ciclistica Italiana (Fci), la Federazione Italiana Rugby (Fir), il Torino, oltre che Aci Sport. In un 2021 così intenso dal punto di vista sportivo in termini di vittorie e soprattutto emozioni, Suzuki ha voluto ringraziare lo sport italiano per i momenti e le gioie che ha fatto vivere e per gli insegnamenti che quotidianamente dà.
Con questa campagna Suzuki racconta in maniera efficace e incisiva i valori unici del brand di Hamamatsu, sottolineando il suo Dna sportivo e trasmettendo l’energia e la passione che mette nel produrre autoveicoli. La stessa passione che i campioni che interpretano lo spot mettono quotidianamente nel loro lavoro.
L’avvincente filmato accosta i modelli della gamma Hybrid alle gesta dei grandi campioni di quegli sport cui il marchio giapponese è più legato, catturando l’attenzione e creando un forte pathos. Nello spot le immagini di Carolina Kostner, pluricampionessa mondiale e europea di pattinaggio di figura, degli atleti della nazionale di Rugby, di Filippo Ganna (campione del mondo 2021 a Bruges), Filippo Baroncini (campione del mondo U23 2021), di Andrea Belotti, Joan Mir (campione del mondo MotoGP 2020 su Suzuki GSX-RR) e Simone Goldoni (campione italiano rally classe R1 2021 su Swift Sport Hybrid) si alternano in maniera incalzante a quelle della gamma Suzuki Hybrid, regalando agli spettatori un susseguirsi di intense emozioni. Il video ha una colonna sonora suggestiva, che accompagna in un sapiente montaggio i vari spezzoni e la voce narrante, con il suo marcato accento giapponese. “Lo sport ci insegna a realizzare i nostri sogni, a credere che insieme siamo unici”, afferma lo speaker, aggiungendo con fermezza che “Lo sport ci insegna a sfidare i nostri limiti, a non arrenderci mai”, prima di concludere sancendo che “lo sport italiano guida Suzuki Hybrid”. Lo spot, infine, si chiude con il claim “Lo sport ci ispira. La passione ci unisce”, che si presta a diverse chiavi di lettura. Da una parte c’è un sottile richiamo al travaso di tecnologie dal mondo delle corse alla produzione di serie Suzuki, che può così ottenere il miglior equilibrio tra efficienza, performance e piacere di guida in tutti i segmenti. Dall’altra traspare come lo sport sia anche maestro di vita, per Suzuki così come per gli atleti, la molla che spinge a superare i propri limiti per migliorarsi sempre e per raggiungere nuovi traguardi, nel rispetto delle regole e degli avversari. La passione, dal canto suo, è il seme all’origine di ogni grande impresa ed è ciò che accomuna tutti i praticanti e gli amanti degli sport, divenendo una sorta di linguaggio universale in un mondo pervaso da un’energia positiva.
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Helbiz e Itabus, partnership per intermodalità connessa e sostenibile
MILANO (ITALPRESS) – Helbiz, leader nella micromobilità e il primo nel suo settore ad essere quotato al Nasdaq, e Itabus, nuovo operatore privato italiano di trasporto su gomma a lunga percorrenza, annunciano una nuova partnership per offrire un’esperienza di intermodalità sempre più connessa e sostenibile.
Itabus, che annovera nel suo consiglio di amministrazione Luca Cordero di Montezemolo, Flavio Cattaneo, il Cavaliere Giovanni Punzo e Lucio Punzo, nasce con l’obiettivo di offrire una nuova esperienza di viaggio dove comfort, qualità e sicurezza si uniscono a convenienza, innovazione ed ecologia. Come Helbiz, anche Itabus fonda la propria filosofia aziendale sull’offerta di soluzioni di viaggio che rispondano alle esigenze specifiche di ciascun viaggiatore in modo innovativo, efficiente, affidabile e sostenibile.
Helbiz ritiene che “l’integrazione dei servizi di mobilità sia un passaggio fondamentale per permettere ai cittadini di utilizzare, a seconda del proprio itinerario, il mezzo più comodo e sostenibile. La forza di questa partnership sta proprio nell’implementazione dell’intermodalità, grazie alla quale mezzi complementari si uniscono per offrire al cliente il miglior servizio possibile”.
L’accordo siglato tra le due aziende permette ai clienti di comprare un voucher di mobilità Helbiz direttamente in fase di acquisto del biglietto del bus attraverso il sito Itabus, per muoversi comodamente in monopattino o con le biciclette elettriche verso la fermata di partenza e anche al termine del viaggio in autobus. Allo stesso modo, tramite l’app Helbiz, sarà possibile comprare i biglietti Itabus, comodamente in pochi click. Il servizio inizialmente sarà utilizzabile in tutte le città in cui sono presenti entrambe le flotte, come ad esempio Milano, Torino, Napoli, Roma, per poi espandersi progressivamente.
La mission di Itabus, che si avvale dei più evoluti ed efficienti sistemi di sicurezza per offrire una flotta moderna e tecnologicamente avanzata, si sposa perfettamente con quella di Helbiz, da sempre attenta all’innovazione tecnologica e alla cura dei dettagli.
La partnership tra le due aziende porta il livello di premiumness del servizio di sharing verso standard ancora più elevati.
“Siamo orgogliosi di questa nuova partnership con Itabus che annovera nel suo CDA personalità che contribuiscono ogni giorno a scrivere la storia dell’Italia nel mondo. Questa collaborazione rafforza ancor di più la nostra visione di intermobilità e la rende concreta, offrendo ai clienti l’integrazione tra l’uso dei mezzi Helbiz per il primo o ultimo miglio e quello dei mezzi Itabus per la lunga percorrenza” – questo il commento di Ruggero Cipriani Foresio, Chief Marketing Officer di Helbiz.
“Siamo soddisfatti di questa nuova collaborazione con Helbiz. L’intermodalità può ricoprire un ruolo strategico nel nostro business e puntiamo costantemente ad incentivarne soluzioni che consentano spostamenti sempre più agevoli e sostenibili” – ha commentato Enrico Zampone, Amministratore Delegato di Itabus.
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