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SIAMO IN PIENO CALCIO ALL’ITALIANA

Vi ricordate Guardiola e il Guardiolismo? Sarri e il Sarrismo? Erano talmente di moda che nel 2018 Sacchi (naturalmente fornito di Sacchismo) li invitò a cena a Milano Marittima e insieme – dopo aver posato per i fotografi – trascorsero qualche ora a parlare del calcio d’oggi. Alla fine dei mangiari romagnoli si ebbe una sorta di comunicato firmato dal Pep che sottolineava il punto della giornata e l’accoglienza nel Club dei Migliori di Maurizio Sarri: “E’ uno dei più forti in assoluto. Per sapere se un allenatore è bravo bisogna vedere come giocano le sue squadre, si capiva già con l’Empoli che Sarri ha stoffa. La forma con la quale interpreta calcio è un brindisi al sole. In questi anni, mettersi sul divano e vedere alla televisione il Napoli è stato uno spettacolo. Se verrà in Inghilterra, come dicono, sarà un piacere ritrovarlo”. Un gran piacer non fu, almeno per Sarri, che pur avendo ottenuto un titulo col Chelsea accorse al richiamo della Juventus. E lì, assoggettato al carisma e ai gol di Cristiano Ronaldo, l’ex Comandante mise fine al suo sogno di volare più in alto. O di godere della normalità, sana virtù di sopravvivenza. Guidando la Lazio è diventato un altro. E il Sarrismo è finito in archivio.
Ma vi ricordate gli accesi dibattiti televisivi di quei tempi suscitati soprattutto dai successi della Juve di Allegri? Erano state create due scuole – Risultatisti e Giochisti (che io ribattezzai estetisti) – ma in realtà si trattava, televisivamente, di “Uno contro tutti”, alla Maurizio Costanzo: l’Uno, Allegri, e i Tutti rappresentati da opinionisti scelti fra ex giocatori e tecnici che – salvo casi rarissimi – non hanno mai vinto niente e son lì – ancor oggi – a giudicare i vincenti. Alcuni hanno fatto carriera e adesso offrono commenti calibrati, ovvero inutili.
La situazione, oggi, presenta un quadro storico, l’ennesimo confronto fra Inter e Juventus mentre il Milan ruzzola e il Napoli cerca inutilmente se stesso. E il report tecnico/tattico è preciso, siamo in pieno calcio all’italiana. Ed è bello, significativo, che Inter e Juve ne presentino le due facce essenziali: la Beneamata ha recuperato i sensi aggressivi e vistosi della stagione herreriana conditi di prudenza murignana, secondo sua natura; la Signora è tornata – lo dico per chi non c’era, non sa o non vuol sapere – ai tempi e ai modi della ricostruzione bianconera avviati da Parola e Vycpalek finchè non arrivò il perfezionista, Giovanni Trapattoni, Maestro e Campione d’Italia. La cui eredità – nella forma più moderata e cinica – sta spendendo Massimo Allegri.
Ho appena letto un messaggio – schifato – di un accanito critico di Allegri che potrebbe chiudere la pratica dialettica mentre prosegue la sfida sul campo: “La Juventus – dice – dopo aver battuto Fiorentina, Cagliari, Monza, e pareggiato con l’Inter, batte anche il Napoli con un gol di testa di Gatti. In nessuna di queste partite ha avuto il dominio del possesso palla, con Fiorentina, Monza e Napoli non ha superato il 34%, in pratica, ha vinto tre partite su quattro lasciando pallone e campo all’avversario, come una volta facevano le squadre piccole, che perciò venivano definite provinciali”. Una medaglia al valore. Ne voglio una anch’io. Ciao giochisti.

Argento a Vancouver, gli Azzurri della spada “vedono” Parigi

VANCOUVER (CANADA) (ITALPRESS) – Argento e pass per Parigi ormai in cassaforte. Nella prova a squadre che, all’alba italiana, ha chiuso la tappa di Coppa del Mondo di spada a Vancouver, l’Italia maschile del CT Dario Chiadò è salita sul secondo gradino del podio, cedendo solo sui titoli di coda nella finale contro il Giappone (32-27) e confermandosi in vetta al ranking di qualifica olimpica, obiettivo ipotecato quando mancano due gare al termine per l’ammissione ai Giochi 2024. Ha chiuso invece al quinto posto, in Canada, la squadra azzurra femminile, stesso piazzamento della prima prova stagionale del circuito iridato svolta un mese fa a Legnano.
Conferma, ma decisamente “più felice”, anche per la formazione degli spadisti che era stata medaglia d’argento pure a novembre sulle pedane di Berna. L’Italia della spada maschile campione del mondo in carica, con Valerio Cuomo nel quartetto rispetto al Mondiale di Milano (indisponibile Gabriele Cimini) insieme a Davide Di Veroli, Federico Vismara e Andrea Santarelli, ha sciorinato una prestazione di squadra maiuscola, di grande spessore. Superato il primo turno contro l’Australia per 45-27, gli azzurri negli ottavi di finale hanno sconfitto con il punteggio di 35-30 la Polonia, e nei quarti hanno interpretato con la consueta personalità ed efficacia il match con la Repubblica Ceca, battuta 37-35 in un assalto sempre condotto dal team italiano. I ragazzi guidati in panchina dal ct Chiadò e dal maestro dello staff Enrico Di Ciolo in semifinale hanno offerto un’altra prova di forza contro il Venezuela: 44-36 il verdetto di un incontro perfetto, che ha aperto agli azzurri la porta dell’ultimo atto. In finale è stata sfida tra i due Paesi detentori del titolo mondiale, l’Italia appunto, e dell’oro olimpico nella spada maschile, il Giappone. I nipponici sono arrivati a condurre nel punteggio fino a +6, ma uno dopo l’altro Di Veroli, Santarelli e Vismara sono riusciti a tornare in scia. Nella nona e ultima frazione, Di Veroli-Kano, a pochi secondi dalla fine il risultato era di parità ma proprio sul 26-26 è arrivato l’allungo finale del portacolori giapponese che ha incrementato il vantaggio negli ultimi “disperati” tentativi di rimonta dell’azzurro, esultando per il risultato conclusivo di 32-27.
Un argento che luccica per l’Italia e che vale il traguardo della qualifica olimpica per gli spadisti con due gare d’anticipo (una combinazione-limite non dà ancora la certezza aritmetica), con una dedica speciale a Gabriele Cimini (“Forza Cimo” lo striscione esposto dai suoi compagni sul podio) costretto a saltare la trasferta canadese.
Qualche inevitabile rimpianto per la squadra italiana di spada femminile, che oggi a Vancouver ha raccolto un altro quinto posto, il secondo in altrettante prove stagionali di Coppa del Mondo.
Rossella Fiamingo, Mara Navarria, Alberta Santuccio e Giulia Rizzi hanno debuttato negli ottavi di finale battendo con un netto 38-24 il Giappone. La beffa per le spadiste azzurre è arrivata nella sfida dei quarti contro l’Ucraina, stessa avversaria che lo scorso novembre aveva negato il podio all’Italia a Legnano e che anche stavolta, in fondo a un assalto molto equilibrato, è riuscita a spuntarla per 43-38. Dirottato nel tabellone dei piazzamenti, il team italiano non ha mollato, consapevole anche dell’importanza che ogni punto può avere in chiave Parigi: le ragazze del ct Chiadò (in Canada con lui i maestri dello staff Roberto Cirillo e Daniele Pantoni) hanno sconfitto prima la Francia (38-29) e poi l’Ungheria (42-27), chiudendo così in quinta posizione nella gara vinta dall’Estonia davanti agli Stati Uniti, con l’Ucraina bronzo e la Corea quarta.
Per la scherma azzurra va così in archivio l’ultimo intensissimo weekend di Coppa del Mondo del 2023: bilancio di ben 7 medaglie con l’oro individuale di Alice Volpi nel fioretto femminile a Novi Sad; tre gli argenti firmati nelle prove a squadre dalle fiorettiste, già aritmeticamente qualificatesi ai Giochi di Parigi proprio grazie al secondo posto in Serbia, dai fiorettisti in Giappone e appunto dagli spadisti in Canada; infine i tre bronzi di Edoardo Luperi nel fioretto maschile a Tokoname, dello sciabolatore Pietro Torre a Orlenas e dello spadista Giulio Gaetani a Vancouver.
– foto ufficio stampa Federscherma –
(ITALPRESS).

Ficarra e Picone “Santocielo è una favola che racconta l’amore”

MILANO (ITALPRESS) – Una commedia ma anche una “favola civile” che racconta l’amore in tutte le sue declinazioni. E’ “Santocielo” il nuovo film di Ficarra e Picone diretto da Francesco Amato che uscirà nelle sale dal 14 dicembre. “E’ il nostro film di Natale, una commedia, una favola che racconta le gesta di Aristide e Nicola. Aristide un angelo e Nicola un professore di matematica. Aristide, interpretato da Valentino, viene incaricato di una missione speciale: deve dare una seconda opportunità al mondo e far arrivare il nuovo Messia, lui è incaricato di scendere sulla terra con il potere magico che gli viene trasferito direttamente da Dio nella sua mano e, toccando il ventre della prescelta, della nuova Madonna, dovrà insufflare nel grembo materno il nuovo Messia. Purtroppo per una serie di eventi toccherà me e metterà incinto me”, racconta Salvo Ficarra intervistato dall’Italpress. “Metterò non solo “incinto” un uomo ma metterò “incinto” un uomo del figlio di Dio, succederanno una serie di cose per cui a scalare e un pò a valanga questo problema riguarderà tutte le persone che ci circondano. Ci sono le due protagoniste femminili, Barbara Ronchi e Maria Chiara Giannetta, che verranno coinvolte da questo problema che darà anche modo di riflettere e pensare al mondo femminile”, racconta Valentino Picone che scherza: “voi non lo sapete ma Ficarra è in un certo senso molto sensibile, lo vedete così…guardatelo, uno non se lo aspetta sensibile, umano, che si preoccupa del prossimo, tutto questo lo cambierà la gravidanza. Io sono biondo non pensando a Barbie ma a Nino D’Angelo, l’ho chiamato e gli ho detto: mi potresti prestare il caschetto di quando eri giovane? Me lo ha messo e io sono diventato il biondissimo Aristide, questo angelo che ha la fissa del canto”. Nelle vesti di Dio c’è Giovanni Storti. “Ci ha regalato una partecipazione straordinaria, interpreta un Dio molto umano in questo film che noi amiamo particolarmente – sottolinea Ficarra -, in questa commedia siamo tutti molto umani a partire da Dio, a tutti gli angeli fino a scendere giù. Abbiamo cercato di raccontare cos’è l’umanità, questa cosa meravigliosa della gravidanza che purtroppo a noi uomini non è dato vivere, è una condizione femminile e, attraverso il film, abbiamo avuto l’occasione di poter parlare di cosa è la donna, che cos’è lo status femminile, di cosa è la famiglia, i diritti e l’amore”. Una favola civile, come ama chiamarla Valentino Picone, in cui si parla dell’amore “in tutte le sue declinazioni, partendo dal massimo amore: un bambino che nasce. Possiamo rassicurare tutti quelli che conoscono il nostro percorso che abbiamo affrontato con molto rispetto e garbo la religione, quello che viene fuori è un Dio che è sicuramente molto più avanti rispetto a certi umani”. Il film è stato girato in Sicilia, a Catania, ma la vicenda è ambientata in un non luogo, infatti, come spiega Ficarra: “non diciamo mai dove siamo, è una storia che nella sua assurdità potrebbe capitare in qualunque parte del mondo perchè è una metafora, una favola civile. Io sono nei panni di una donna gravida e, anche se per finzione, è stato bellissimo, è stata una bellissima esperienza che mi ha aiutato a comprendere meglio le problematiche che può affrontare una donna”. Alla regia Francesco Amato, incontrato dal duo comico “strada facendo”. “Noi abbiamo conosciuto il suo cinema e lui il nostro – conclude Picone -, siccome avevamo questa storia sugli angeli custodi che ci entusiasmava ci siamo seduti a tavolino e abbiamo tirato fuori questa storia, abbiamo voluto fare un percorso coadiuvato da un’altra persona per immergersi completamente in Aristide e Nicola, un pò diversi da Ficarra e Picone ma sempre scemi siamo…”.
-foto Italpress-
(ITALPRESS).

Roma-Fiorentina 1-1, Martinez Quarta risponde a Lukaku

ROMA (ITALPRESS) – La Roma chiude in 9 uomini all’Olimpico e pareggia 1-1 contro la Fiorentina. Le espulsioni di Zalewski e Lukaku e gli infortuni di Dybala e Azmoun compromettono la gara dei giallorossi, passati in vantaggio al 5′ con il belga e raggiunti da una rete di Martinez Quarta al 66′. La squadra di Mourinho sale a 25 punti, al quarto posto con il Bologna (prossima avversaria), mentre i viola agganciano il Napoli a quota 24. La prima rete del match nasce dalla destra, dove Dybala con l’esterno pesca in area Lukaku abile di testa a battere Terracciano. Al 14′ la Roma sfiora il raddoppio: Zalewski vince un duello con Kayode e scarica al centro dove Dybala mastica il tiro e calcia sul fondo. L’argentino nelle ultime tre partite di campionato ha servito tre assist e ha realizzato due gol, ma la sua partita finisce al 24′ a causa di un sospetto problema muscolare che lo costringe a lasciare il posto ad Azmoun.
Nel primo tempo della Fiorentina c’è tanto possesso palla (58% con 207 passaggi riusciti) e due occasioni, entrambe ispirate da Bonaventura. L’azzurro prima serve in area Nzola, murato sul più bello da Rui Patricio, poi guida una ripartenza conclusa da un destro debole e centrale. Anche la prima chance della ripresa dei viola è di Bonaventura che penetra in area e col mancino colpisce la traversa. Al 62′ Mourinho spende il secondo cambio obbligato, con El Shaarawy (e non Belotti) al posto di Azmoun (altro infortunio), e poco dopo rimane anche in 10: Zalewski, già ammonito, stende Kayode e riceve il secondo giallo. Un rosso pesante perchè la Fiorentina pareggia immediatamente. Kouamè con un cross dalla sinistra premia l’inserimento in area di Martinez Quarta che svetta di testa e batte Rui Patricio. Il difensore centrale sfiora il 2-1 all’82’ con un altro stacco aereo, stavolta da corner, ma il portiere giallorosso si supera.
E nel finale la Roma resta in 9. Lukaku interviene in maniera pericolosa su Kouamè e per Rapuano ci sono gli estremi per il rosso. La Roma si chiude, la Fiorentina forza la giocata ma il risultato, dopo sette minuti di recupero, non cambia.
– foto LivePhotoSport –
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Italnuoto sei volte d’oro agli Europei in vasca corta

ROMA (ITALPRESS) – Giornata trionfale per l’Italia del nuoto agli Europei in vasca corta, andati in scena all’Aquatics Complex di Otopeni, in Romania. Dopo una prima parte di kermesse continentale “scarsa” di successi, gli azzurri si sono rifatti con gli interessi nella sessione conclusiva della manifestazione. Ben nove le medaglie vinte oggi dai nuotatori italiani: nel dettaglio sei ori, due argenti e un bronzo. A salire sul gradino più altro del podio Nicolò Martinenghi, Lorenzo Mora, Simona Quadarella, Alberto Razzetti, Benedetta Pilato e la staffetta 4×50 mista mixed, composta da Mora e Martinenghi oltre a Silvia Di Pietro e Jasmine Nocentini. Seconda piazza per Simone Cerasuolo e per Alessandro Miressi. Bronzo infine per la Nocentini. Grazie a questi risultati l’Italia ha chiuso la rassegna continentale con 22 medaglie all’attivo, delle quali 7 d’oro, 12 di argento e tre di bronzo. Per gli azzurri secondo posto nel medagliere, dietro la Gran Bretagna (prima) e davanti alla Francia (terza).
Procedendo con ordine il pomeriggio trionfale dell’Italia è stato aperto da Martinenghi, lombardo, del Circolo Canottieri Aniene, che ha vinto i 50 rana in 25″66, con il compagno Cerasuolo sul secondo gradino del podio. A ruota il successo di Mora: il nuotatore di Carpi (dei Vigili del Fuoco) ha trionfato nei 200 dorso in 1’48″43. “Rivincita” poi per la Quadarella: la romana del Circolo Canottieri Aniene ha vinto la medaglia d’oro nella finale dei 400 stile libero femminili, in 3’59″50. Quindi è stata la volta di Razzetti: il ligure delle Fiamme Gialle ha fatto sua la finale dei 400 misti in 3’57″01. Un altro doppio podio azzurro è arrivato nei 50 rana donne. La pugliese Pilato (Circolo Canottieri Aniene) ha trionfato in 28″86; la veneta Nocentini ha centrato il bronzo in 29″41. Si è dovuto “accontentare” dell’argento Miressi: il torinese delle Fiamme Oro ha chiuso i 100 stile in 45″51, a soli 5 centesimi dall’oro, vinto dal francese Maxime Grousset.
Il tutto non poteva che avere un epilogo “vincente”. Nell’ultima gara di questi Europei, la 50 mista mixed, dopo il record del mondo dell’irlandese Daniel Wiffen negli 800 stile libero, Mora, Martinenghi, Di Pietro e Nocentini sono saliti sul gradino più alto del podio, chiudendo la loro prova in 1’36″58.
Molto soddisfatto a fine manifestazione il dt azzurro, Cesare Butini: “Devo dire che l’Italia ha risposto bene, soprattutto in questa giornata. Un abbraccio speciale a Matteo Rivolta, ‘vittimà di un infortunio e molto sfortunato. E’ una grande squadra la nostra. Dopo l’avvio condizionato da alcuni episodi, abbiamo fatto un grande lavoro in questi Europei. Gli atleti e i tecnici azzurri hanno combattuto compatti”. “Questa squadra è a trazione giovanile ma cresce. Abbiamo lasciato a casa, per scelta e per infortuni, alcuni atleti. Spero che i successi di oggi siano un buon viatico per una stagione molto importante che porterà fino alle Olimpiadi di Parigi2024”, ha aggiunto Butini.
– foto LivePhotoSport –
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Zirkzee punisce la Salernitana, il Bologna passa all’Arechi

SALERNO (ITALPRESS) – Il Bologna fa il colpo grosso all’Arechi: 2-1 con doppietta di Zirkzee. I rossoblù annichiliscono una Salernitana che è parsa la controfigura della squadra ammirata in altre occasioni: per la compagine di Thiago Motta arrivano così tre punti di platino nella corsa per un posto in Europa. Si comincia e i granata tremano. Moro per Ferguson (5′), Costil devia in angolo. Il campanello d’allarme non è bastato. Posh tira, Costil devia, Zirkzee, a porta vuota, deposita in rete. La Salernitana sbanda clamorosamente. Moro, al 14′, avanza indisturbato fino al limite dell’area di rigore, il tiro, però, è sballato. Non appena i campani cercano di mettere la testa fuori dal guscio arriva il raddoppio bolognese. Lovato sbaglia il retropassaggio, Zirkzee è un falco, salta Costil e mette dentro: 0-2. Riprendersi dallo shock non è facile. Mazzocchi e Candreva cercano di risollevare la squadra, Dia non sfonda. Esce Lovato, in crisi, entra Tchaouna che viene subito ammonito. Il primo tempo fila via senza grandi emozioni. Bologna in surplace, Salernitana in bambola fino al 45′. Nella ripresa Dia serve Ikwuemesi (5′), palla debole tra le mani di Skorupski. I cambi non riescono a riportare a galla i campani. Entrano Simy e Maggiore ma la musica resta sempre la stessa. Al 20′ Zirkzee lancia a rete Ferguson che si presenta a tu per tu con Costil e calcia, il francese devia la palla che sbatte sul palo ed esce. La Salernitana preme e trova il gol della speranza al 31′. Candreva entra in area ed appoggia per Simy che, di piatto, trova l’angolino. Comincia un’altra partita. Thiago Motta corre subito ai ripari con due sostituzioni, il Bologna si copre e si chiude. Al 49′ la palla sorvola la difesa rossoblù, Pirola non riesce ad incornare e a regalare il 2-2 a Filippo Inzaghi. Sull’azione successiva sbaglia pure Simy da ottima posizione. Il triplice fischio arriva come una liberazione per i felsinei, che sentono sempre più profumo d’Europa.
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Argento a Novi Sad, le azzurre del fioretto volano a Parigi 2024

NOVI SAD (serbia) (ITALPRESS) – Il fioretto femminile azzurro ha vinto l’argento oggi a Novi Sad e ha staccato aritmeticamente il pass per Parigi 2024. Il secondo posto ottenuto dal quartetto composto da Alice Volpi, Arianna Errigo, Martina Favaretto e Francesca Palumbo nella prova a squadre della tappa di Coppa del Mondo di Novi Sad è valso la certezza della qualificazione ai prossimi Giochi Olimpici. Il fioretto femminile del ct Stefano Cerioni, che nell’ultima stagione ha letteralmente dominato lo scenario internazionale vincendo tutto a Mondiali ed Europei da autentico Dream Team, è la prima arma della scherma azzurra a conquistare, con ben due gare ancora da disputare, il biglietto per l’Olimpiade che dà diritto all’Italia di partecipare alla competizione a squadre di specialità e anche di schierare il numero massimo possibile, tre fiorettiste, nella prova individuale. La qualifica per Parigi, di fatto già ipotecata dopo la medaglia d’oro vinta lo scorso luglio nel Mondiale di Milano, è stata certificata oggi a Novi Sad dove, a 24 ore di distanza dal trionfo individuale di Alice Volpi, il team italiano ha vinto l’argento nella gara a squadre. Alice Volpi, Arianna Errigo, Martina Favaretto e Francesca Palumbo sono state protagoniste di una marcia inarrestabile sino alla finale persa contro gli Stati Uniti. In avvio di giornata, governati con assoluta autorità gli assalti prima degli ottavi di finale con Singapore (45-23) e poi dei quarti contro la Germania (45-22). E anche in semifinale c’è stato ben poco da fare per il Giappone, al cospetto delle ragazze guidate a fondo pedana dai maestri Eugenio Migliore e Giovanna Trillini (dello staff tecnico del ct Cerioni): 45-31 il punteggio che ha consegnato alle azzurre il successo sulle nipponiche e il pass per la finale contro gli Usa. Qui l’Italia ha sempre rincorso le statunitensi, cedendo per 45-37 ma festeggiando comunque, dal secondo gradino del podio, il pass per Parigi con due gare d’anticipo. “Complimenti alle nostre fiorettiste. Sono campionesse del Mondo e d’Europa a squadre in carica, hanno vinto entrambi i titoli tanto nel 2022 quanto nel 2023, e hanno strameritato questa qualifica olimpica anticipata. Conoscendo le ragazze, il loro ct Cerioni e tutto il suo staff, però, sono certo che non sarà il traguardo raggiunto a far abbassare il livello di concentrazione. Perchè nelle ultime tappe di Coppa del Mondo di gennaio e febbraio, a Parigi e al Cairo, l’Italia del fioretto femminile vorrà continuare a far punti per difendere la sua prima posizione nel ranking”, il commento del presidente della Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi. L’argento con tanto di pass olimpico del fioretto femminile azzurro si aggiunge a un altro secondo posto conquistato nella mattinata italiana, in Giappone, dalla squadra dei fiorettisti italiani a propria volta vicinissimi alla qualificazione ai Giochi. Sono in tutto sei – per ora – le medaglie arrivate in questo intensissimo weekend di Coppa del Mondo per la scherma azzurra, considerate anche le quattro individuali di ieri con l’oro della fiorettista Alice Volpi a Novi Sad, e i tre bronzi di Edoardo Luperi nel fioretto maschile a Tokoname, dello sciabolatore Pietro Torre a Orlenas e dello spadista Giulio Gaetani a Vancouver. All’appello mancano proprio le due prove di spada a squadre in Canada, sia maschile che femminile, che termineranno nella notte italiana.
– foto ufficio stampa Federscherma –
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Monza-Genoa 1-0, decide Dany Mota nel finale

MONZA (ITALPRESS) – Vittoria nel finale per il Monza di Raffaele Palladino, che batte di misura il Genoa grazie alla rete di Dany Mota e condanna la formazione di Alberto Giardino alla quarta partita senza successi. Gara molto equilibrata decisa soltanto da un contropiede letale dei brianzoli, bravi a sfruttare una delle poche occasioni limpide della sfida dell’U-Power Stadium. Parte bene il Monza, che nel primo quarto d’ora si fa vedere con un buon Valentin Carboni, che riceve da Pessina sulla trequarti e, dopo un dribbling, prova a servire nuovamente il capitano biancorosso inseritosi con i tempi giusti ma non puntuale all’appuntamento sotto porta con il pallone. Solo un brivido per il Genoa, così come quello che arriva al 37′, con il lancio lungo per Colombo e il pallone vagante in area messo in rete da Ciurria ma viziato dalla posizione di fuorigioco proprio del numero 9 del Monza, per la quale viene così annullato il gol dei suoi. Primo tempo che va in archivio senza particolari emozioni offensive, con una trama simile che sembra prolungarsi anche in avvio di ripresa, nel quale però il Genoa ha la clamorosa occasione per il vantaggio: è Messias a ricevere in area il pallone rimesso teso trovando sotto porta Retegui che però calcia clamorosamente alto.
Risultato bloccato e squadre quasi reciprocamente annullate dal punto di vista tattico, con il Monza che però, al minuto 83, riesce ad aprirsi il campo, gestendo bene la ripartenza con Colpani che allarga sulla destra per Pereira e il portoghese che trova il pallone vincente per la girata in rete del subentrato Dany Mota. E’ 1-0 per la squadra di Palladino, che due minuti più tardi rischia però di subire subito il pareggio, con la bella incursione di Gudmunsson e la conclusione dall’interno dell’area piccola di Dragusin che termina sull’esterno della rete. Monza raccolto e Genoa che tenta gli assalti finali, gestiti però bene dalla fisicità dei giocatori brianzoli che ipotecano così un successo sofferto ma che vale il nono posto in classifica, a ridosso della zona europea.
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