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FI, eletti coordinatori provinciali in Sicilia. Caruso “Partito fondamentale nel panorama politico regionale e nazionale”

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PALERMO (ITALPRESS) – Si sono conclusi oggi pomeriggio i primi undici dei dodici congressi provinciali e delle città metropolitane di Forza Italia, in preparazione del prossimo congresso nazionale che si terrà a Roma il 23 e 24 febbraio.
Ieri si sono svolti i congressi di Palermo, Messina e Ragusa, mentre oggi si sono svolti quelli di Catania, Trapani, Agrigento, Enna e Caltanissetta. Il congresso provinciale di Siracusa si terrà domenica 4 febbraio.
Con oltre 12.000 iscritti complessivi (le due province maggiormente rappresentate sono, con circa 3.000 iscritti ciascuna, quelle di Palermo e Catania), la Sicilia continua a dimostrarsi uno delle regioni con maggiore presenza del partito.
Forza Italia, fondata da Silvio Berlusconi tre decenni fa, vanta una presenza radicata in tutte le province e una sostanziale rappresentanza nelle istituzioni e nelle amministrazioni locali e nella deputazione regionale, nazionale ed europea.
“La forte presenza regionale del partito – afferma il coordinatore regionale Marcello Caruso – testimonia e conferma il legame storico di Forza Italia con la Sicilia, con migliaia di cittadini, imprenditori, rappresentanti dell’associazionismo ed amministratori che si identificano con i suoi valori e principi fondamentali. Questo radicamento e questa rappresentanza fanno di Forza Italia in Sicilia, sotto la guida di Renato Schifani, uno dei cardini fondamentali del centrodestra e del panorama politico regionale, nonché un punto cardine del partito a livello nazionale, che ci auguriamo abbia il giusto riconoscimento e la giusta visibilità al Congresso nazionale”.
“Una centralità – prosegue il coordinatore azzurro- che è ancora una volta apparsa evidente soprattutto a Palermo, città nella quale alle ultime elezioni Forza Italia è stato il primo partito del centrodestra e dove il congresso ha visto una straordinaria partecipazione di centinaia di militanti, dirigenti e rappresentanti istituzionali”.
Durante i congressi sono stati eletti 11 coordinatori e gruppi di coordinamento, uno per ogni provincia e uno per ogni città metropolitana. Con quelli che saranno eletti a Siracusa giorno 4, saranno scelti gli 84 delegati regionali per il congresso nazionale, cui partecipano di diritto anche i parlamentari europei, nazionali e regionali e alcuni sindaci e assessori di città più grandi.
“Questo processo democratico – afferma Caruso – ha garantito che la voce degli iscritti al partito fosse ascoltata e rappresentata a livello locale. I coordinatori eletti svolgeranno un ruolo cruciale nell’organizzazione e nella mobilitazione delle attività del partito nei rispettivi territori”.
In tutte le assemblee, sono state presentate liste unitarie, “segno – continua il coordinatore regionale – di un partito aperto al dialogo e in grado di accogliere diverse istanze moderate, capace di sintetizzare i bisogni e le richieste di una popolazione che si identifica con valori fondamentali legati alla libertà economica, al rispetto dei diritti, al diritto all’impresa, alla tutela delle famiglie e dei soggetti deboli”.
L’elezione dei coordinatori è per Caruso “un passo significativo per dare corpo ad una struttura efficace in grado di fare da ponte fra le istanze dei diversi territori e le rappresentanze istituzionali e, allo stesso tempo, di far conoscere quanto realizzato ai diversi livelli istituzionali, ed in particolare dal Governo Schifani”.
“Una struttura che pone al centro la voce degli iscritti, che rappresentano il cuore pulsante del partito e a cui deve andare tutto il nostro ringraziamento per la passione e l’impegno che mostrano ogni giorno. Un impegno che rispecchia quello dire tutto il partito nel farsi voce del variegato mondo dei moderati e dei liberali”.
“Questa attenzione alla presenza sul territorio è fondamentale perché il partito possa rispondere efficacemente ai bisogni e alle preoccupazioni dei cittadini, delle famiglie e degli imprenditori siciliani.
Un approccio pratico e concreto alla soluzione dei problemi, nella tradizione del nostro fondatore Silvio Berlusconi, che unisce tutti i livelli istituzionali, impegnati in modo sinergico ogni qualvolta si possano dare risposte ai bisogni dei siciliani, come da ultimo dimostra la presentazione della norma per la nomina del Presidente Schifani a Commissario per i rifiuti”.
Gli undici coordinatori eletti nel corso dei congressi sono:
Per Agrigento, Margherita La Rocca Ruvolo.
Per Caltanissetta, Michele Mancuso.
Per Catania, Marco Falcone per la provincia e Massimo Pesce per il capoluogo.
Per Enna, Luisa Lantieri.
A Messina, Bernardette Grasso per la provincia e Antonio Barbera per il capoluogo.
A Palermo, Pietro Alongi per la provincia e Domenico Ma Chiarella per il capoluogo.
Per Ragusa, Giancarlo Cugnata.
Per Trapani, Toni Scilla.
-foto xd8 Italpress-
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Esplode bombola del gas in casa, salvi 38enne ed i suoi tre bimbi a Catania

CATANIA (ITALPRESS) – Momenti di paura nel quartiere Cibali di Catania, dove una bombola di gas è scoppiata all’interno di un’abitazione. Salvo per miracolo un 38enne ed i suoi tre figli presenti al momento dell’esplosione nell’appartamento, al piano terra di un palazzo di via Maltese. E’ accaduto ieri. Immediato l’intervento dei Carabinieri, che subito dopo avere appreso dai passanti che in quella casa, sicuramente abitata, era appena esplosa una bombola del gas, senza esitare, si sono diretti verso l’appartamento. Abbattuta quindi la porta, una volta all’interno hanno trovato, riverso sul pavimento del soggiorno, un uomo in evidente stato di shock e con gli abiti lacerati dalle fiamme. Due in quel momento sono state le priorità dei militari, che si sono divisi per mettere in sicurezza l’area, evitando che la situazione di pericolo potesse degenerare, e soccorrere il malcapitato. Uno dei Carabinieri ha staccato la corrente elettrica e chiuso la valvola di alimentazione di una bombola all’interno di una stufa a gas, posta nell’attigua lavanderia, scongiurando il pericolo di una ulteriore deflagrazione, l’altro, con estrema cautela, ha sostenuto il ferito, un 38enne che lavora in un’attività commerciale, aiutandolo a rimettersi in piedi e a uscire all’esterno. Prima di lasciare l’abitazione, l’equipaggio ha comunque effettuato un sopralluogo nelle altre camere, operazione che ha permesso di scoprire che oltre al malcapitato, in casa c’erano anche i suoi tre figli minori che, fortunatamente, sono rimasti illesi in quanto, al momento della deflagrazione, si trovavano in un’altra camera.
Tutti i presenti, sia il 38enne che i 3 bambini sono stati subito visitati dai medici del 118 delle ambulanze fatte affluire sul posto, che hanno subito accertato come i bambini non avessero subito alcun tipo di lesione. Il padre invece, avendo riportato gravi ustioni su tutto il corpo, è stato trasportato con urgenza presso il Trauma center dell’ospedale Cannizzaro, dove è stato ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione, per ustioni di 2° e 3° grado su circa il 60% del corpo.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Catania, che oltre a contribuire alla messa in sicurezza dell’area interessata, hanno verificato lo stato di integrità dell’intero edificio, che ha subito solo dei lievi danni infrastrutturali.
Dalla ricostruzione dei fatti, è stato accertato che la deflagrazione sarebbe avvenuta a causa di una scintilla che ha innescato la miscela, estremamente detonante, di “aria e gas”, in questo caso Gpl, fuoriuscito dalla bombola della stufa che si trovava nella veranda. L’uomo, che si trovava all’interno di quel locale, è stato violentemente travolto dai detriti e dalla intensa fiammata causata dall’esplosione, tuttavia, benchè gravemente ustionato è riuscito a trascinarsi sino al soggiorno dell’appartamento, luogo in cui è stato trovato e soccorso dai Carabinieri. La potenza dirompente della detonazione ha mandato in frantumi parte della casa e divelto gli infissi distruggendo tutte le vetrate.
– foto ufficio stampa Carabinieri Catania –
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LND Sicilia-Aia “Basta con la violenza sugli arbitri”

PALERMO (ITALPRESS) – “Il presidente del Comitato Regionale Sicilia LND-FIGC Sandro Morgana, il presidente dell’AIA Carlo Pacifici, il presidente del CRA Sicilia Michele Giordano, i componenti del consiglio direttivo della Lnd Sicilia, tutti i presidenti delle sezioni siciliane condannano con veemenza il comportamento violento nei confronti degli arbitri”. Così in una nota firmata Sandro Morgana, Michele Giordano e Carlo Pacifici,
la sezione regionale siciliana della Lega Nazionale Dilettanti prende posizione netta su questo tema. “Tali azioni – prosegue il comunicato – sono inaccettabili e minano lo spirito del fair play e del rispetto che il mondo dello sport sostiene a tutti i livelli. Il verificarsi di episodi di violenza nei confronti della classe arbitrale, registrati nelle ultime settimane, ci spinge a esprimere con forza la ferma condanna degli atti di violenza verso coloro che svolgono un ruolo fondamentale nell’assicurare l’integrità e l’equità di tutti i campionati siciliani. Riteniamo doveroso richiamare tutti, ad ogni livello, a un forte senso di responsabilità perchè il nostro calcio sta respirando un clima di esasperazione che non è più tollerabile, e lo sta trasformando in un teatro di frustrazione e rabbia”.
“Il calcio – si legge ancora nella nota – dovrebbe essere una palestra di vita, di etica, di rispetto e di sana competizione. Purtroppo, assistiamo troppo spesso a episodi di violenza verso gli arbitri, una forma di comportamento che non solo rovina il calcio, ma mina anche l’immagine del calcio siciliano e in via generale del nostro territorio. Abbiamo il dovere di lavorare insieme per invertire la rotta, impegnandoci a creare un ambiente in cui soprattutto i giovani atleti imparino non solo a calciare bene un pallone o a fischiare un fallo, ma soprattutto ad apprendere i valori fondamentali dello sport, cioè rispetto, lealtà e tolleranza e, non ultimo, il valore dell’errore nel processo di apprendimento di ogni sportivo. Il Comitato Regionale Sicilia e l’AIA, intendono implementare politiche rigorose contro la violenza, siamo fermamente convinti che l’educazione sportiva e l’etica debbano ritornare i protagonisti dei nostri campionati rafforzando una cultura che condanni la violenza sugli arbitri e nello sport in generale, che promuova il rispetto, il fair play e la crescita personale. Concludiamo confidando nel senso di responsabilità di ognuno che, siamo certi, saprà riportare il calcio siciliano negli ambiti del divertimento e della sana competitività”.
– foto Italpress –
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Fieg auspica il rientro di Mario Ciancio Sanfilippo nell’associazione

ROMA (ITALPRESS) – Il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, insieme ai Vicepresidenti e agli associati tutti, saluta con soddisfazione Mario Ciancio Sanfilippo, dopo la sentenza di piena assoluzione “perchè il fatto non sussiste”, auspicando che riprenda a pieno titolo il suo ruolo attivo nella Federazione, che ha guidato per cinque anni con impegno, capacità e passione.

Foto: Agenzia Fotogramma

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Inaugurato a Palermo l’anno giudiziario 2024

PALERMO (ITALPRESS) – Si è conclusa in tre ore circa la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario al Palazzo di giustizia di Palermo: un appuntamento fondamentale per cogliere le nuove sfide del sistema giustizia, ma anche per fare un punto sulle lacune da colmare. L’evento si è aperto con la relazione del presidente della Corte di Appello di Palermo, Matteo Frasca, nella quale sono stati esposti i dati riguardanti l’attività giudiziaria del distretto di Palermo, che comprende le Procure di Agrigento, Sciacca, Marsala, Trapani, Palermo e Termini Imerese ed è per dimensioni il quinto dei 26 distretti italiani.
All’intervento di Frasca è seguito, come da prassi, quello del consigliere del Csm delegato per la Corte di Appello di Palermo, che per l’occasione è Dario Scaletta. Questi, nel tracciare le sfide che Palazzo dei Marescialli sarà chiamato ad affrontare, evidenzia come “dovrà certamente essere affrontato il tema dell’emersione di nuovi diritti: sulla questione della decennalità dei magistrati è apprezzabile lo sforzo del governo, ma servirà comunque un approfondimento. Sui concorsi per la magistratura persiste una condizione oggettiva di emergenza, perchè gli ingressi non sono previsti fino al 2025”.
Altro tema delicato, a lungo trattato nel corso della cerimonia, è quello delle carenze di organico nei tribunali: Scaletta si dice consapevole “della sofferenza degli uffici, ma abbiamo comunque provato a garantire la riduzione di eventuali scoperture: a Palermo, che presentava una scopertura del 23%, sono stati assegnati quattro magistrati ordinari in tirocinio e un sostituto procuratore”. In rappresentanza del ministero della Giustizia è intervenuto Giuseppe Fichera, vice-capo del dipartimento per la Transizione digitale, il quale si sofferma sulle sfide già vinte e su quelle ancora da vincere in tema di processo telematico: “Il 2023 è stato un anno impegnativo per il mio dipartimento, con l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del processo civile telematico: era un risultato insperato, ma l’abbiamo raggiunto tra tanti sforzi. Per quanto riguarda il processo penale telematico abbiamo degli obblighi da rispettare sul Pnrr e, anche se è un compito difficile, faremo il massimo sforzo perchè venga concluso entro quest’anno”.
Diverse le tematiche affrontate nel suo intervento da Lia Sava, procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo, a partire proprio dalle difficoltà di lavorare con un personale d’ufficio con troppe lacune in termini numerici: “Non si può non far fronte ai vuoti di organico che riguardano anche il mio ufficio: al personale amministrativo chiediamo sacrifici immani, sfigurato com’è dalla carenza numerica. Mi chiedo inoltre come sia possibile che tutte le procure del nostro distretto siano senza un dirigente amministrativo. La straordinaria dedizione delle forze dell’Ordine ha consentito di portare a termine operazioni complesse in tempi rapidissimi, ma anche loro risentono di carenze di organico in particolare modo negli uffici delle scorte. La mia preoccupazione è che tale carenza rischi di declinare una giustizia non adeguata alla poliedricità delle sfide in corso: il sistema giustizia deve affrontare i reati più gravi con ampie risorse, umane e materiali”.
Capitolo Cosa nostra: per Sava “le mafie oggi sono ipertecnologiche e sfruttano piattaforme criptate sul dark web: inoltre fanno meno ricorso alla violenza per puntare sugli affari, soprattutto in Sicilia. Cosa nostra continua ad avere una notevole capacità attrattiva e sta ampliando il proprio bacino d’utenza creando un’offerta capillare sul territorio: lo abbiamo visto nelle tornate elettorali, dove non sono mancati i candidati che chiedevano sostegno a Cosa nostra e viceversa”. Le principali fonti di accumulo di capitali sono droga, scommesse e traffici illeciti, ma danno solo uno spaccato parziale dell’attività di Cosa nostra in quanto, spiega Sava, “la riserva di violenza non è stata cancellata e non deve essere sottostimata: gli atti violenti possono essere commessi per incutere timore e non perdere credibilità. Non dobbiamo mostrare alcun segnale di debolezza verso Cosa nostra, ma le carenze di organico rischiano di pregiudicare il lavoro degli ultimi trent’anni”.
Di contrasto a Cosa nostra si è parlato anche negli interventi successivi, in particolare in quello del procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, secondo il quale “si sta riorganizzando per tornare a essere potente e lo fa attraverso lo spaccio di stupefacenti e traffici illeciti soprattutto con la ‘ndrangheta e le organizzazioni criminali albanesi. Siamo impegnati in diversi piani di investigazione che tengono conto della struttura di Cosa nostra: non dobbiamo mai darla per finita, ma al contempo non possiamo tenere conto che le risorse per combatterla sono limitate. Le intercettazioni non possono e non devono essere limitate per i processi di mafia”.

foto: xd8/Italpress

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Frasca “La mafia non è stata ancora debellata, adesso nuovi scenari”

PALERMO (ITALPRESS) – “Cosa nostra non è stata ancora debellata e conserva un forte radicamento nei territori di questo distretto che ne costituiscono l’epicentro, con la conseguenza che è necessario destinarvi risorse adeguate per un’efficace azione di contrasto anche in sede giudiziaria”. Così il presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, nella relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario nel capoluogo siciliano. Il distretto comprende le Procure di Agrigento, Sciacca, Marsala, Trapani, Palermo e Termini Imerese ed è per dimensioni il quinto dei 26 distretti italiani. “Occorre una progettualità complessiva e autentica che, però, richiede un’azione sinergica, una serena cooperazione e un fisiologico confronto tra i poteri dello Stato – aggiunge Frasca -. Purtroppo riemerge invece, con esacerbante ciclicità che spesso prescinde dalle contingenti maggioranze politiche, una logorante contrapposizione con la politica che assume le connotazioni e i toni dello scontro istituzionale. Uno scontro che certamente non è nè voluto nè alimentato dalla magistratura, che continua nella intransigente difesa dei principi costituzionali e nella coerente denuncia pubblica dei rischi che derivano da questo o quel progetto di riforma o anche dalla mancata adozione degli interventi necessarì.
Il presidente della Corte d’appello di Palermo chiede quindi più supporto da parte dello Stato: “Dopo che pochi mesi fa era stata pubblicata solo una parte dei posti vacanti nella Corte di Appello, peraltro neppure coperti e neanche uno di quelli della Procura Generale, nel recente bando per gli Uffici di primo grado sono stati pubblicati un solo posto per il Tribunale di Palermo e uno per la procura della Repubblica. E’ una risposta insufficiente perchè Cosa nostra, come scriveva Giovanni Falcone, è ‘un fenomeno criminale straordinariamente complessò, per il quale l’inquirente quasi sempre ha il compito di operare non su un fatto storicamente esaurito ma su una realtà in atto, tutt’altro che statica e conclusa”. L’arresto del superlatitante Matteo Messina Denaro, nel frattempo deceduto, è stato un importante traguardo, ma non bisogna fermarsi: “E’ divenuto anche un punto di partenza perchè ha aperto nuovi scenari al fine di individuare, mediante indagini sempre più complesse e articolate soprattutto quanto investono le operazioni finanziarie, la rete di protezione che ha consentito la latitanza e di scoprire le fonti di ricchezza del latitante stesso e dell’organizzazione”, spiega Frasca. In tal senso, strumento fondamentale rivestono le intercettazioni, sempre al centro del dibattito: “Sono uno strumento di ricerca della prova rivelatosi insostituibile e decisivo per l’accertamento dei reati, per cui anche solo ipotizzarne un utilizzo più limitato appare un’autentica contraddizione”.
Frasca è chiaro anche sulla questione riforme: “Nel nostro Paese le recenti riforme approvate, e soprattutto quelle in cantiere, ci interrogano sul tema. Il progetto riformatore – sottolinea Frasca – che si inserisce in un progetto globale di riassetto del rapporto tra i Poteri dello Stato, vuole riscrivere la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura con l’aumento del numero dei componenti laici in nome di un preteso ‘corretto equilibriò, che invece mira in modo evidente ad attribuire un maggior peso alla componente laica, alterando la felice scelta che i Padri costituenti avevano adottato in funzione della garanzia dell’indipendenza della Magistratura” che “difende i capisaldi della democrazia” e pertanto “l’indebolimento della Magistratura e del suo ruolo istituzionale è estremamente pericoloso per le sorti non tanto della maggioranza politica di volta in volta al Governo del Paese, ma più propriamente dello Stato di diritto e, quindi, della democrazia”. Per quanto concerne l’uso dell’intelligenza artificiale “credo che, come nell’approccio verso ogni innovazione, soprattutto se potenzialmente epocale e rivoluzionaria, occorra coniugare prudenza e spirito innovativo, ponderando, con una corretta informazione, rischi e benefici – dice Frasca -. L’avvento del digitale e dell’intelligenza artificiale è un fenomeno del presente che va compreso in tutte le sue potenzialità per fare in modo che diventi uno strumento di ausilio autentico”. Per Frasca un provvedimento giudiziario “non è frutto di un’operazione meccanica, è una materia imperfetta e troppo fluida per consentire una precisa individuazione di tutti i fattori che concorrono alla sua realizzazione per cui appare difficile creare modelli predefiniti del ragionamento giudiziale che abbiano capacità predittiva affidabile” e quindi “gli automatismi decisionali sono intrinsecamente incompatibili con la funzione giudiziaria perchè il concreto atteggiarsi di ogni singola vicenda e la imprevedibile variabilità del suo contenuto non lo consente. Non si può devolvere alla macchina l’attività interpretativa che ha nell’essenza la scelta di elementi valoriali e l’adattamento degli stessi alla specificità sovente non ripetibile, del caso singolo. Ecco perchè l’intelligenza artificiale applicata alla giurisprudenza è assai meno efficace di quella applicata ad altri campi, in cui sta raggiungendo risultati eccezionali. L’uso dell’intelligenza artificiale “rischia di frenare la naturale evoluzione della giurisprudenza”.
Uno scenario “per nulla esaltante che, portato alle estreme conseguenze, finirebbe per porre avvocati e magistrati ai margini di un contesto occupato dalle macchine e per rendere sostanzialmente superfluo il loro lavoro”. “Non si tratta di opporre resistenza all’innovazione tecnologica che anche nella giustizia è irrinunciabile e va valorizzata e razionalmente impiegata – sottolinea Frasca -. E’ un bene prezioso e un mezzo servente che va governato ma che non deve governare”.
Nella relazione anche un punto sul settore civile che, anche nell’anno giudiziario in esame, come già nel precedente, si osserva una flessione generalizzata sia delle sopravvenienze (-7,1%) sia delle definizioni (-8,3%), il che ha prodotto una flessione del numero dei procedimenti pendenti pari al -9%. Questo quanto emerge dalla relazione annuale sull’amministrazione della giustizia nel distretto di Palermo, pubblicata dalla Corte d’appello di Palermo che verrà presentata domani in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Fa eccezione – si evince dalla relazione firmata dal presidente Matteo Frasca – il settore minorile, in quanto si rileva un incremento significativo sia delle sopravvenienze, pari al 19,5%, sia delle definizioni (12,7%), con conseguente aumento della pendenza nella misura dello 7,2%. Per quanto attiene al dato sulle controversie ultrabiennali in Corte di Appello, si conferma il percorso di recupero già avviato dopo l’inversione di tendenza causata dalla crisi da Covid-19; infatti, nel corso dell’ultimo anno giudiziario si rileva un decremento sia in termini percentuali (-1,75%), sia in valore assoluto (da 4.721 dell’anno giudiziario 2021-22 a 4.312). Anche gli Uffici di primo grado confermano il recupero in termini di riduzione di procedimenti arretrati; infatti, anche nell’Anno giudiziario 2022-23 la percentuale di procedimenti ultratriennali è diminuita nella misura del 12,4%, passando da 8.152 dello scorso anno agli attuali 7.143.
“Una criticità specifica – conclude Frasca – riguarda i magistrati la cui pianta organica nazionale è inferiore alla media europea e sconta anche un allarmante indice di medio di scopertura, pari al 16% circa. In questa Corte di Appello la percentuale di scopertura è attualmente del 20%, nella Procura Generale del 32%, nel Tribunale di Palermo è pari all’11% ma cresce molto nell’Ufficio GIP-GUP e, infine, nella Procura della Repubblica si attesta al 14%, ma è molto più elevata nella Direzione distrettuale antimafia. Sono dati che destano preoccupazione anche perchè aggravati dal fatto che le piante organiche sono risalenti nel tempo e sono inadeguate alla domanda di giustizia, che è cresciuta a dismisura e investe ogni settore della giurisdizione. E’ certamente apprezzabile lo sforzo del Ministero della Giustizia per tentare di colmare i vuoti dell’organico con la indizione anche ravvicinata di nuovi concorsi. Si tratta di un’operazione non facile e non breve. I concorsi richiedono tempi lunghi che sono incompatibili con l’urgenza della situazione, raramente consentono di coprire tutti i posti messi a concorso ed è praticamente impossibile che possano azzerare le scoperture perchè intanto sopraggiungono i pensionamenti anche anticipati che, tra l’altro, in un circolo vizioso, sono alimentati dalla entità dei carichi di lavoro che in alcuni contesti raggiungono livelli di insostenibilità. Il ricorso a piani assunzionali straordinari con modalità di reclutamento diverse da quelle tradizionali, talvolta invocato, sconta il rischio non di poco conto di un abbassamento del livello della selezione che sarebbe pericoloso”.
– foto Agenzia Fotogramma –
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Concorso esterno, assolto l’editore Mario Ciancio Sanfilippo

CATANIA (ITALPRESS) – La prima sezione penale del Tribunale di Catania ha assolto “perchè il fatto non sussiste” l’editore Mario Ciancio Sanfilippo nel processo per concorso esterno alla mafia. La Procura aveva chiesto la condanna a 12 anni e la confisca dei beni.
“Si conclude una vicenda giudiziaria che l’Associazione siciliana della stampa, insieme alla sezione provinciale di Catania, ha seguito con grande attenzione sin dall’inizio – si legge nella nota dell’Assostampa -. L’auspicio del sindacato unitario dei giornalisti è che l’assoluzione dell’editore del quotidiano ‘La Sicilià Mario Ciancio Sanfilippo possa ridare serenità occupazionale a decine di giornalisti e lavoratori impegnati nelle redazioni del Gruppo editoriale”.
– foto Agenzia Fotogramma –
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Morto a Mazara del Vallo il vescovo emerito Emanuele Catarinicchia

MAZARA DEL VALLO (TRAPANI) (ITALPRESS) – Si è spento oggi, all’età di 97 anni, monsignor Emanuele Catarinicchia, Vescovo emerito della Diocesi di Mazara del Vallo. Originario di Partinico, monsignor Catarinicchia venne ordinato Vescovo il 17 dicembre 1978. Ha guidato la Diocesi di Mazara del Vallo dal 7 dicembre 1987 e sino al 15 novembre 2002, per quasi 15 anni. Diventato emerito ha scelto di rimanere a vivere a Mazara del Vallo. E’ stato lui a riaprire il Seminario in piazza della Repubblica nel 1989; ha ordinato 30 presbiteri negli anni del suo ministero episcopale. Ha promosso il 15° Sinodo della Chiesa mazarese, celebrato nel 1995 (le costituzioni sinodali sono entrate in vigore il 1° gennaio 1996). Nel 1993 ha chiesto a Papa Giovanni Paolo II l’indizione di un Anno giubilare straordinario, ricorrendo 900 anni dall’istituzione della Diocesi. L’8 maggio 1993 ha accolto Giovanni Paolo II venuto in visita pastorale a Mazara del Vallo.

La camera ardente è stata allestita presso Villa Tilotta, in via Salemi, a Mazara, dove il Vescovo abitava, e dove fino a domani alle ore 15 ci si potrà recare per l’ultimo saluto. Domani, dopo le ore 15, la salma sarà traslata in Episcopio, in piazza della Repubblica, sempre a Mazara del Vallo. Qui la camera ardente resterà aperta fino alle ore 21. Domenica sarà aperta dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 21.

“Il Vescovo Emanuele Catarinicchia ha raggiunto la casa del Padre”, si legge in una nota a firma del vescovo, monsignor Angelo Giurdanella, del presbiterio, dei diaconi, dei consacrati e seminaristi di Mazara del Vallo. “Dopo più di un mese di sofferenza intensa che ha aggravato le sue condizioni di salute già precarie, se ne è andato al suo Signore carico d’anni e di meriti – prosegue la nota -. A luglio avrebbe compiuto 98 anni e già da tempo diceva di essere pronto per il viaggio, continuando a chiedere perdono a quanti incontrava. Si era ben preparato all’incontro, nel silenzio e nella meditazione della sua abitazione che considerava il suo eremo. Era nato a Partinico (PA), arcidiocesi di Monreale, il 12 luglio 1926. Ordinato presbitero il 2 aprile 1949, parroco in diverse parrocchie era stato arciprete di Corleone fino alla nomina episcopale alla sede di Cefalù, l’11 novembre 1978. Ordinato Vescovo il 17 dicembre 1978 fu trasferito da Cefalù a Mazara del Vallo il 7 dicembre 1987, divenendo emerito il 15 novembre 2002. Nei 15 anni di ministero episcopale nella nostra diocesi ha tracciato un’impronta di cui continua a sopravvivere la memoria e l’affetto nel presbiterio e nell’intero popolo di Dio. Carattere volitivo, tenace, intrepido, provocò un risveglio dell’intera compagine ecclesiale, promuovendo eventi straordinari quali la missione popolare nella città di Mazara del Vallo, nel bicentenario del prodigio della Madonna del Paradiso e poi il XV sinodo diocesano che per un quinquennio coinvolse l’intera Diocesi, promuovendo il senso di partecipazione e di corresponsabilità di tutto il popolo di Dio. Ottenne nel 1993, nel IX centenario di fondazione della Diocesi, la visita apostolica di papa Giovanni Paolo II a Mazara del Vallo, evento rimasto indimenticabile”.
“Ha curato con attenzione la formazione di tutto il presbiterio diocesano e religioso e promosso il nascere di nuove vocazioni – sottolinea la nota -. Durante il suo ministero episcopale ha ordinato 30 presbiteri. Per la nostra chiesa gli anni del suo ministero sono stati come una primavera di rinnovamento di cui ancora oggi si colgono i frutti. Dal punto di vista sociale è stato un punto di riferimento concreto e ideale, sia per il presbiterio che per il laicato. Con la sua presenza autorevole affrontava con dignità e coraggio la difficile e complessa missione della Chiesa e della vita civile. Si è fatto amare e si è impegnato ad amare, con lo spiccato senso di paternità e la sua disponibilità a rendersi presente anche nei momenti più difficili che hanno segnato la vita della sua chiesa, delle famiglie, dei suoi preti. Ha saputo vivere nel silenzio ritirato e nella preghiera almeno gli ultimi vent’anni, provato nella difficoltà deambulatoria ma sempre lucido, vigile, interessato alle vicende della Chiesa e della sua chiesa di Mazara del Vallo. Il Signore lo accolga come servo buono e fedele e gli conceda di banchettare alla mensa del suo Regno”, conclude la nota.
– foto ufficio stampa Diocesi di Mazara del Vallo –
(ITALPRESS).