Home Sicilia Pagina 235

Sicilia

Strage di Ustica, Giuliano Amato “Chi sa parli ora”

ROMA (ITALPRESS) – “Chi sa parli ora”. Così l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, intervenendo su la Repubblica, spiega il perchè della sua intervista rilasciata al quotidiano sabato scorso in cui ha ricostruito le circostanze dell’abbattimento del Dc9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sul cielo di Ustica.
“Dopo l’uscita dell’intervista su Ustica – sottolinea Amato -, una domanda è circolata insistentemente nei giornali, in tv, sui social: perchè proprio ora? Ma se la domanda è lecita per definizione, sono risultate sorprendenti alcune delle risposte che attribuiscono all’intervistato strategie di ogni genere, dall’urgenza di una nuova verginità politica al desiderio di carriera quirinalizia mai esausta, dalla volontà di guastare i rapporti già fragili con la Francia all’impulso distruttivo verso il governo della destra. Salvo poi rimangiarsi l’intervista data a Repubblica – ieri abbiamo letto anche questo – in preda a improvviso pentimento. Dispiace mettere fine a queste congetture di sicuro fascino romanzesco, ma la verità è molto più banale.
Le interviste nascono – pensate che bizzarria! – perchè c’è un giornale che le chiede, un direttore che le sollecita, una giornalista che ci lavora sopra. E la richiesta viene accolta se l’intervistato ha maturato nel tempo la volontà di rendere testimonianza. Questo è successo con l’intervista su Ustica uscita sabato scorso su questo giornale: la richiesta che mi è arrivata da Simonetta Fiori ha incontrato il mio bisogno di verità che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno. Ne è scaturito un racconto storico che non aspirava a rivelare segreti sconosciuti – come è detto chiaramente nell’articolo – ma ad avvalorare una ricostruzione che è custodita in centinaia di pagine scritte dai giudici, nelle svariate perizie, anche nelle inchieste di giornalisti bravi come Andrea Purgatori, ma che si è dovuta arrestare davanti a più porte chiuse. Una ricostruzione che ho potuto fare mia e rilanciare grazie a una quarantennale esperienza dentro le istituzioni dello Stato, fin dal 1986 dalla parte dei famigliari delle vittime, come ha ribadito in questi giorni Daria Bonfietti, in una collaborazione stretta con i magistrati inquirenti, con la commissione Stragi e i migliori giornalisti di inchiesta”.
“Non sono mancate quindi le sedi anche istituzionali in cui manifestare i dubbi verso le versioni ufficiali dei militari: in questi 43 anni la mia non è stata una presenza muta – aggiunge Amato -. L’amicizia con la professoressa Bonfietti, la promessa di un impegno permanente al suo fianco, non è certo estranea alla decisione di rendere oggi testimonianza a Repubblica, insieme alla dolorosa perdita di Purgatori. Chi sa parli ora: questo il senso dell’appello rivolto ai testimoni reticenti, gli ultimi sopravvissuti di una generazione che si sta estinguendo (ma curiosamente mi è stato chiesto anche dalla premier di produrre nuove prove). La ricostruzione storica ha confuso tra date diverse? Bettino Craxi ha avvertito Gheddafi che stavano per bombardarlo nell’86, mentre nell’80 Craxi nulla poteva sapere della simulazione di Francia e Nato per far fuori il leader libico? Forse la memoria mi ha ingannato o forse è la fonte della mia informazione che è confusa. Nel testo dell’intervista si dice chiaramente che mancano le prove. Ma è un dettaglio rispetto alla sostanza denunciata: l’insofferenza di larga parte della classe politica, Craxi incluso, davanti alla ricerca della verità, contro i tentativi di depistaggio messi in atto da generali e ammiragli. Nessuno aveva interesse a scoperchiare un segreto coperto dalla ragion di Stato o di Stati: la tragedia di Ustica era stato un atto di guerra in tempo di pace in un paese a sovranità nazionale limitata. Forse anche io, pur mosso dalla volontà di far luce, non ho avuto all’epoca la forza per impormi sulle forze ostili e reticenti? Può darsi. Ammetterlo fa parte di quel processo di verità oggi più che mai urgente. Infine, l’appello a Macron. La richiesta al presidente francese di approfondire la verità su Ustica nasce dalla constatazione che la tragedia del Dc9 risale al 1980: Macron all’epoca non aveva ancora compiuto tre anni. Anche per la sua totale estraneità politica ai fatti, e per la libertà che può derivargliene, Macron potrebbe aiutare a restituire giustizia a 81 vittime innocenti ancora senza colpevoli. Una straordinaria opportunità per rinsaldare il rapporto tra i due paesi. Il ministero degli Esteri francese l’ha accolta, manifestando una volontà di collaborazione, peraltro senza mai domandarsi: perchè ora? Un passo in avanti rispetto a chi in Italia continua ostinatamente a voltarsi indietro. Con l’intervista ho voluto lanciare una sfida per arrivare alla verità su Ustica. Ora tocca a chi ne è in grado raccoglierla, sotto la spinta di una stampa non prigioniera del piccolo cabotaggio”, conclude Giuliano Amato.
– foto Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).

Arcivescovo di Palermo “Chi stupra o appicca roghi violenta Santa Rosalia”

PALERMO (ITALPRESS) – “Se anche quest’anno siamo saliti a Monte Pellegrino con il cuore sedotto d’amore, per stare in disparte con la nostra Santuzza al cospetto del Signore, non possiamo negarlo o rimuoverlo, siamo costernati, appesantiti. In città, nell’aria, si respira un’inquietudine e una pesantezza sociale”. Così l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nel corso dell’omelia che ha tenuto davanti al santuario di Santa Rosalia, la patrona che si festeggia oggi nel capoluogo siciliano.
“Siamo sgomenti per le vite dilaniate dei nostri giovani presi d’assalto da incauti mercanti di superalcolici e da accaniti spacciatori di crack, venditori di una felicità contraffatta che stravolge i sentimenti, corrode la mente e i distrugge i corpi – dice l’arcivescovo -. Siamo ancora sbigottiti dalle immagini del branco che si accalca attorno a una ragazza condotta al Foro Italico per lacerarla nel corpo e nell’anima. Un manipolo di giovani, accomunati dal delirio di ‘onnipotenza virilè, che si avventa su di lei come fosse ‘carnè da preda. Epilogo del fallimento formativo di noi adulti, delle fondamentali agenzie educative della società”. Poi, anche un riferimento all’emergenza incendi: “E’ ancora pesante l’olezzo dei roghi che hanno travolto l’ambiente naturale compreso e conteso tra monti e mare, che cinge come grembo ridente la città di Rosalia, la nostra città. Ora ci appare come grembo sfiorito, arido, sterile, tenebroso, così come si mostra ai nostri occhi anche Monte Pellegrino, la dimora che Rosalia si è scelta per vegliare dall’alto su di noi, per ricordarci di dare un primato a Dio e prenderci cura – come fa lei – della casa comune che abitiamo”.
“Non possiamo essere gli amici, i devoti, i concittadini di Rosalia e violentare il suo corpo e la sua casa – sottolinea l’arcivescovo -. Aggredire il corpo di una giovane per le strade e tra le case che Rosalia ha contribuito a liberare dalla peste che seminava morte e angoscia, povertà e separazione, significa aggredire e violentare Rosalia, la nostra Santuzza. Ogni giovane donna è Rosalia, ogni anfratto di Palermo è la città che Rosalia ha liberato e che vuole libera dalle pesti di ieri e di oggi. Tutte le volte che appicchiamo un fuoco per incuria o per dolo causando incendi che devastano terreni, boschi, fauna, case e monumenti d’arte; tutte le volte che abusiamo di un corpo – tradendo così il nostro stesso corpo che è fatto non per predare ma per riconoscere, accogliere e amare gli altri -, quando una strada o una casa della nostra città invece di essere via di incontro e spazio esistenziale di cura si trasforma in trabocchetto di agguati o in spelonca di abusi, noi profaniamo Santa Rosalia e disprezziamo la sua e nostra città”. “La questione decisiva della vita, ci ricorda Rosalia, è essere ‘ricolmi di tutta la pienezza di Diò. E’ questione di calcolo di intelligenza, mentre è in atto un processo di ‘stupidità collettivà, di perdita della ‘passione moralè che ci connota come esseri umani. Rosalia ci ricorda di rimanere lucidi, di coltivare una rinnovata sapienza di vita”, conclude l’arcivescovo.
– foto Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).

Incendio in un edificio abbandonato e rifugio di senzatetto a Catania

CATANIA (ITALPRESS) – Da ieri sera diverse squadre dei Vigili del Fuoco di Catania, insieme a mezzi di rincalzo, sono impegnate nello spegnimento di un incendio di rifiuti e materiali di risulta che si è sviluppato all’interno di un edificio in disuso tra via Acquicella e via Crocifisso, nella zona sud di Catania.
Il rogo ha impegnato diverse squadre dei Vigili del Fuoco per tutta la notte, e, ancora adesso si sta provvedendo allo spegnimento delle fiamme e alla messa in sicurezza. Sul posto, oltre a diverse autobotti, si sono avvicendate anche le squadre dei Vigili del Fuoco dei Distaccamenti Catania Sud, Catania Nord, Paternò e Acireale. L’edificio, in stato di completo abbandono, era diventato anche rifugio di alcuni senzatetto. Ma non risultano persone coinvolte nell’incendio, fanno sapere i Vigili del fuoco. All’interno sono state trovate diverse bombole di Gpl, che rischiavano di esplodere ma sono state portate all’esterno dell’edificio e messe in sicurezza. Sul posto, per gli accertamenti di competenza, sono intervenuti anche gli agenti della Polizia Locale e Ambientale. Indagini sono in corso per accertare le cause dell’incendio.
– foto ufficio stampa Vigili del fuoco –
(ITALPRESS).

Ismett-Upmc, Professore Francesco Musumeci entra nel team “Centro Cuore”

PALERMO (ITALPRESS) – Il professore Francesco Musumeci entra nel team “Centro Cuore” dell’Ismett-Upmc. Assumerà il ruolo di Senior Consultant in Cardiac Surgery. Oltre all’attività chirurgica, il Professore Musumeci svolgerà un ruolo di fondamentale importanza nella formazione medica e nella organizzazione di una rete integrata con i reparti di cardiologia (nota come Heart Team intraospedaliera). Questo sforzo sinergico mira a ottimizzare il percorso diagnostico e terapeutico per i pazienti garantendo loro un’assistenza ancora più completa ed efficace.
Specialista in Chirurgia Generale e Cardiochirurgia, Musumeci si è formato presso importanti ospedali a Londra (Hospital for Sick Children, National Heart Hospital, Brompton Hospital e Harefield Hospital) e in Australia (Royal Children’s Hospital), dove ha avuto l’opportunità di lavorare a fianco di molti dei pionieri della Cardiochirurgia, tra i quali Donald Ross e il Prof Magdi Yacoub.
Nel 1991 è stato nominato Primario di Cardiochirurgia presso l’University Hospital of Wales, a Cardiff, dove ha istituito il servizio di Cardiochirurgia Pediatrica. Dal 1998 ha diretto il Centro di Cardiochirurgia e dei trapianti dell’Ospedale San Camillo di Roma, dove, tra le diverse attività, ha sviluppato un programma di cardiochirurgia mini-invasiva, robotica e trans-catetere.
“Siamo onorati di accogliere Francesco Musumeci nel nostro team avviando una collaborazione preziosa – sottolinea Michele Pilato, direttore del Centro Cuore di ISMETT. – Grazie alla sua capacità di creare qualità e innovazione darà un contributo importante alla crescita del programma cardiaco dell’Istituto. Grazie alla partnership con UPMC, ISMETT può già contare su un continuo e attivo scambio culturale e scientifico con uno dei più importanti centri cardiologici americani. L’arrivo di Francesco Musumeci ci permetterà di offrire standard di cura sempre più elevati ai nostri pazienti”.
“In Italia – aggiunge Francesco Musumeci – si praticano oltre 50mila operazioni cardiovascolari ogni anno. La buona notizia è che il tasso di mortalità si è progressivamente ridotto, nonostante oggi vengano operati al cuore pazienti sempre più anziani, con un rischio più elevato per la presenza di patologie associate. Tutto questo è stato possibile grazie all’evoluzione e miglioramento delle tecniche chirurgiche e delle modalità di assistenza. Investire nella formazione continua, nella qualità e sapere guardare all’innovazione è fondamentale per assicurare l’eccellenza nella cura dei pazienti. Oggi si guarda sempre di più ad una personalizzazione delle scelte terapeutiche mirate per garantire ad ogni paziente il trattamento più appropriato e quindi il risultato migliore – continua il Professore. – Ho accolto con entusiasmo l’invito ad unirmi alla squadra dell’Ismett per dare un ulteriore contributo ad una formazione di altissimo livello che possa beneficiare sia il personale interno che la comunità in generale. L’apertura verso l’innovazione ha da sempre caratterizzato la mia attività clinica e formativa. Entrare a fare parte del team dell’Ismett è per me un onore, ed è anche una opportunità unica in quanto, in un contesto altamente qualificato avrò l’opportunità di restituire alla mia Sicilia l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro in Italia e all’estero”.

– foto: ufficio stampa Ismett –

(ITALPRESS).

Stupro a Palermo, Lagalla “Inasprimento misure è un tema che va posto”

PALERMO (ITALPRESS) – “Contro episodi di violenza come quello di luglio le amministrazioni comunali possono intervenire contribuendo al progresso educativo. Le nostra priorità sono controllo del territorio e regolazione della mala movida; tuttavia, determinati interventi sono complessi da attuare per la povertà delle finanze locali e per un’eccessiva regolamentazione”. Lo sottolinea il sindaco di Palermo Roberto Lagalla in diretta a ‘Start’, su Sky Tg24. “Di fronte a un fenomeno delicato come la violenza sessuale è difficile fare differenziazioni – prosegue il primo cittadino -, ma l’inasprimento delle pene è un tema da porre purchè affiancato a un recupero sociale. Non dimentichiamo comunque che queste giovani generazioni hanno subito l’isolamento della pandemia: questo ha fomentato i leoni da tastiera e isolato le persone dal mondo reale”. Lagalla, interpellato poi sul tema della possibilità di introdurre la castrazione chimica nei confronti degli autori delle violenze, sottolinea come “in situazioni estreme bisogna ricorrere con provvedimenti estremi, ma questo andrebbe applicato solo in relazione all’estrema gravità del caso”. “Regolare i fenomeni di violenza sessuale deve essere una priorità per lo Stato e portare al trasferimento di aiuti economici ali enti locali – evidenzia Lagalla -. L’incremento delle denunce potrebbe corrispondere tanto a un aumento dei casi quanto a una fiducia crescente in forze dell’Ordine e istituzioni locali”. Per il sindaco “rafforzare il controllo del territorio e i servizi di prossimità è un primo passo che il nostro Comune ha fatto in questa direzione, poi è chiaro che controllare il degrado sociale con norme nazionali può essere un aiuto concreto alle amministrazioni locali”. “Mi rivolgo alla ragazza violentata con l’affetto non di un sindaco, ma di un padre di famiglia – conclude -. Le dico che Palermo sta lavorando sempre più intensamente per garantire sicurezza, solidarietà e vicinanza”.

– Foto: Agenzia Fotogramma –
(ITALPRESS).

Palermo, donna in gravidanza salvata da operatori 118 e “Cervello”

PALERMO (ITALPRESS) – Gli operatori del 118 e dell’ospedale Cervello hanno salvato una donna in gravidanza colpita da copiosa emorragia e distacco totale della placenta. E’ accaduto a Palermo, con l’intervento prima dell’ambulanza della “postazione 21” di Mondello e successivamente del pronto soccorso ginecologico dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, dove è stata data alla luce una bimba.
Alla trentaduesima settimana di gestazione, la donna lamentava algia addominale/pelvica con fastidiosi dolori. Da qui la chiamata al 118 e l’intervento tempestivo dell’ambulanza con a bordo l’autista-soccorritore della Seus, Carlo Alagna, il medico Antonio Salamone e l’infermiere Gaspare Riina. «Giunti sul posto, dopo la prima anamnesi effettuata dal nostro medico ci siamo resi conto che la situazione era più grave del previsto- racconta Alagna- Mi sono precipitato immediatamente in ambulanza per prendere la sedia cardiopatica ‘cingolatà di cui siamo dotati per casi del genere e con essa abbiamo sceso dalla propria abitazione la donna, che giunta in ambulanza e posizionata nella barella ci ha detto di avvertire perdite ematiche. Abbiamo quindi applicato un accesso venoso, procedendo anche alla rilevazione dei parametri vitali. Comunicando in tempo reale con la Centrale operativa del 118 ci siamo diretti velocemente verso il pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Cervello. Quando vi siamo giunti l’emorragia è diventata molto copiosa, a tal punto che è stata allertata la sala operatoria dove ci siamo precipitati”.
“I medici del pronto soccorso hanno confermato il nostro sospetto: si trattava di un distacco totale della placenta. In questi casi c’è il rischio di morte sia della gravida che del nascituro. Abbiamo affidato all’equipe del pronto soccorso ginecologico la cartella clinica che avevamo chiesto alla paziente ed è stato effettuato un taglio cesareo di urgenza. Il ‘donò più bello è stato sentire il primo vagito della neonata, che ha ‘decisò di venire alla luce in quei momenti anche insieme a noi. Per fortuna sia la bimba che la madre stanno bene».
Il presidente della Seus, Riccardo Castro, sottolinea: «Complimenti di cuore al nostro soccorritore Carlo Alagna, agli altri due componenti l’equipaggio dell’ambulanza del 118 e agli operatori del pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Cervello. Tempestività, grande professionalità e sinergia hanno consentito questo soccorso a lieto fine, l’ennesimo di cui alla Seus siamo molto orgogliosi».

– foto: ufficio stampa Seus –
(ITALPRESS).

Incidente stradale a Milano per il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Galvagno, sta bene

0

Incidente stradale a Milano per il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno. Nessuna grave conseguenza, come scrive lo stesso Galvagno sui
social: “Sto bene – evidenzia -. A parte qualche punto di sutura e alcuni dolori intercostali, sto bene! È grazie alle cinture allacciate se io e un mio amico possiamo raccontare dell’incidente avuto stamattina a Milano. Ringrazio e tranquillizzo tutti coloro
i quali in queste ore mi stanno dimostrando con messaggi e telefonate il proprio affetto. Nelle prossime ore tornerò in Sicilia e in settimana conto di riprendere il mio lavoro all’Ars”.
“Ringrazio le Forze dell’Ordine, i mezzi di soccorso, i medici, gli infermieri e quanti si sono prodigati a prestarci immediatamente soccorso – scrive ancora Galvagno -. Spesso
pensiamo che certe cose accadano sempre agli altri ma, purtroppo, non è così. La prudenza, quando si è alla guida di un veicolo, non è mai troppa. Grazie per la vostra vicinanza”.
Galvagno secondo quanto si apprende era alla guida di un’auto che in viale Zara all’incrocio con viale Marche si è scontrata con un’ambulanza. Nel tentativo di evitare il mezzo di soccorso Galvagno ha sterzato finendo contro uno spartitraffico, ribaltandosi.

foto xl7/Italpress
(ITALPRESS).

Lagalla “L’impegno di Dalla Chiesa non fu accompagnato adeguatamente”

PALERMO (ITALPRESS) – “Nel quarantunesimo anniversario del vile attentato mafioso, ricordiamo oggi il Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. La figura del Generale Dalla Chiesa resta uno degli esempi più incisivi di servitore dello Stato. Dopo aver combattuto le Brigate rosse, il senso del dovere e il suo antico legame con la Sicilia lo portano ad accettare, senza la minima esitazione, l’incarico di Prefetto di Palermo per contrastare la mafia in uno dei periodi di maggiore recrudescenza della violenza da parte di Cosa nostra. Restano il rimpianto e il dolore per non aver visto il suo impegno e la sua dedizione accompagnati adeguatamente dallo Stato, ma rimane l’eredità di un metodo investigativo che ancora oggi fa scuola e un illuminato approccio nel cercare un costante rapporto con le giovani generazioni”. Così il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.(ITALPRESS).

Foto: Ufficio Stampa Comune di Palermo