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Lagalla “Palermo sarà sempre grata al Generale De Liso per suo impegno”

PALERMO (ITALPRESS) – “La Città di Palermo sarà sempre grata al Generale dei Carabinieri Giuseppe De Liso per il grande impegno e gli importanti risultati ottenuti negli ultimi due anni durante i quali è stato a capo del Comando provinciale dell’Arma. Nella lotta alla mafia, sotto la guida del Generale De Liso, si contano centinaia di arresti dei Carabinieri che, oltre a infliggere duri colpi ai clan di Cosa nostra, hanno dato una dimostrazione tangibile della forza dello Stato, in particolare nella difficile battaglia che le istituzioni devono portare avanti contro lo spaccio di stupefacenti”. Così il sindaco di Palermo Roberto Lagalla che ieri sera ha partecipato al saluto alla città del Generale Giuseppe De Liso alla città. “Al Generale va anche il riconoscimento di essersi fatto promotore di attività dei Carabinieri di carattere sociale nelle scuole e con le associazioni presenti nei quartieri più in difficoltà. Il ringraziamento della Città al Generale De Liso è anche quello dell’amministrazione comunale e mio personale per il rapporto di stima, lealtà e proficua collaborazione che si è instaurato nell’ultimo anno. Al Generale il mio sincero augurio per il nuovo incarico che assumerà” conclude il sindaco di Palermo.

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Milano, 12/9 ricorso Romanelli a CdS contro nomina Viola a Procuratore

MILANO (ITALPRESS) – Si terrà il 12 settembre l’udienza del Consiglio di Stato per l’appello di Maurizio Romanelli contro la sentenza avversa del TAR Lazio – Roma del 28 aprile 2023, che ha confermato la nomina di Marcello Viola a Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Lo rendono noto gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia che difendono Marcello Viola. Come si legge nella nota. “Nel 2021 è stata indetta una procedura volta al conferimento dell’Ufficio Direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Nella seduta del 6 aprile 2022, la V Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura formulava tre distinte proposte di nomina: la proposta A, volta alla nomina di Marcello Viola (presentata con due voti in favore), la proposta B a vantaggio di Giuseppe Amato (presentata con un voto in favore) e la proposta C con la quale veniva individuato il nominativo di Maurizio Romanelli (presentata con un voto in favore). Successivamente, il 7 aprile 2022, il CSM, dopo un’apposita discussione, procedeva alla votazione delle suddette proposte e all’esito della stessa veniva approvata la proposta favorevole a Marcello Viola con 13 voti, mentre in favore delle proposte relative a Romanelli e a Amato venivano espressi solamente 6 voti e 3 voti favorevoli. Pertanto, il C.S.M., deliberava la nomina a Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, a sua domanda, di Marcello Viola.
Tale nomina, tuttavia, veniva impugnata, innanzi il TAR Lazio -Roma, sia da Romanelli (Procuratore Aggiunto presso il la Procura della Repubblica di Milano) e da Amato (Procuratore della Repubblica di Bologna)”.
“Marcello Viola (originario di Cammarata – AG), con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, si costituiva in giudizio al fine di ottenere il rigetto di entrambi i ricorsi. In particolare, gli avvocati Rubino e Impiduglia nel giudizio di primo grado hanno dedotto la legittimità della delibera di nomina di Marcello Viola e la palese infondatezza delle censure mosse dai ricorrenti. Ebbene, con sentenza del 28 aprile 2023, il TAR Lazio – Roma, condividendo le argomentazioni difensive degli Avvocati Rubino e Impiduglia ha rigettato i ricorsi proposti da Amato e Romanelli” riferiscono Rubino e Impiduglia. “In particolare, con riferimento alla posizione di Romanelli, è stato rilevato che correttamente il CSM aveva riconosciuto la maggiore rilevanza delle funzioni Direttive svolte da Viola, essendo queste ‘più ampie e complesse delle funzioni semidirettive ed essendo la figura del Procuratore aggiunto comunque sottoordinata a quella del Procuratore della Repubblica presso il Tribunalè. Inoltre, il TAR ha, per di più, evidenziato come l’incarico semidirettivo di Procuratore Aggiunto presso la medesima Procura di Milano, seppur svolto da Romanelli nell’Ufficio messo a concorso, non fosse di per sè idoneo a superare le esperienze direttive possedute da Viola”.
“Mentre, in riferimento al ricorso proposto da Amato, il TAR-Lazio ha evidenziato che nessun valore decisivo potesse assumere la circostanza che quest’ultimo avesse svolto un pregresso ‘incarico direttivo presso una procura distrettualè rilevando, ai fini della nomina, solo ‘il concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali nel settore dei reati di criminalità organizzatà, vantate anche da Viola. Ed ancora, con la predetta pronuncia si è sottolineato la particolare importanza degli incarichi ricoperti da Viola quale Procuratore della Repubblica di Trapani – ossia in un territorio ‘fortemente infiltrato dalla presenza di organizzazioni mafiosè – e quale Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Firenze, ossia in una Procura Generale ‘di primaria importanza nel panorama nazionalè.
Conseguentemente, per effetto della suddetta sentenza del TAR Lazio-Roma, Marcello Viola ha potuto mantenere l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, mentre Amato e Romanelli sono stati condannati dal giudice di prime cure al pagamento delle spese processuali”.
“Pertanto, avverso la predetta sentenza resa dal TAR Lazio-Roma, Romanelli ha proposto appello innanzi al Consiglio di Stato, contro il Consiglio Superiore della Magistratura e nei confronti di Marcello Viola, onde ottenerne l’annullamento, previa concessione di una misura cautelare ex art. 55 c.p.a.
Al fine di resistere alla suddetta azione, sempre con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia si è costituito Marcello Viola, per ottenere la conferma della sentenza di primo grado del TAR Lazio-Roma e il rigetto dell’appello proposto. Il Presidente del Consiglio di Stato, Sez. VII, ha fissato l’udienza in camera di consiglio per la trattazione della richiesta cautelare contenuta nel suddetto appello in data 12 settembre 2023. In tale udienza camerale l’adito Giudice dovrà pronunciarsi in ordine alla richiesta cautelare contenuta nel ricorso in appello proposto da Romanelli e sulle eccezioni sollevate dagli avvocati Rubino e Impiduglia nell’interesse di Marcello Viola” conclude la nota dei due legali del Procuratore della Repubblica di Milano.

foto: Agenzia Fotogramma

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L’Inail condannata a risarcire i familiari di un ex macchinista palermitano

PALERMO (ITALPRESS) – Il Tribunale di Palermo ha condannato l’Inail al pagamento della rendita di 200 mila euro a cui aveva originariamente diritto già dal 2007 la vedova dell’ex macchinista delle ferrovie, Vincenzo Sabato, morto di mesotelioma pleurico per l’esposizione all’amianto. Ma la giustizia per Giuseppa Consiglio è arrivata troppo tardi perchè è venuta a mancare l’anno scorso, e ora l’Inail dovrà devolvere la cifra ai cinque figli della vittima.
Sin dal 2015 la donna aveva cercato di ottenere giustizia per il marito che aveva lavorato per oltre trent’anni.
“Quando la giustizia arriva tardi è una vittoria a metà – commenta l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia – perchè, nonostante il risultato nessuno potrà restituire ai figli un padre, in questo caso anche una madre che per lunghi anni ha atteso il riconoscimento di un diritto”.
– foto Agenzia Fotogramma –
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Una mostra sul generale Dalla Chiesa al Palazzo dei Normanni di Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – Una mostra in onore di Carlo Alberto Dalla Chiesa non per il 41esimo anniversario della sua uccisione, ma per chiudere il cerchio della celebrazione del 40esimo della morte del Generale, della moglie Emanuela Setti Carraro, dell’agente di scorta Domenico Russo, avvenuta per mano mafiosa la sera del 3 settembre 1982 a Palermo.
A promuovere la mostra “Carlo Alberto Dalla chiesa, l’Uomo, il Generale. 1982-2022”, organizzata dall’Arma dei Carabinieri e tenuta a battesimo a Palazzo dei Normanni, è la Fondazione Federico II; l’esposizione, la cui direzione artistica è curata da Andrea Pamparana, sarà fruibile fino al 10 novembre.
Alla presentazione hanno preso parte il presidente della Regione Renato Schifani, il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il prefetto di Palermo, Maria Teresa Cucinotta, il Comandante Interregionale “Culqualber”, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Truglio, il Generale di Divisione Rosario Castello, Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, e l’assessore comunale alla Cultura Giampiero Cannella, ed il direttore generale della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso.
Prima di approdare a Palazzo dei Normanni, la mostra sul generale Dalla Chiesa aveva fatto tappa a Roma presso il Museo storico dell’Arma dei Carabinieri, al Palazzo Reale di Milano e a Palazzo Carignano a Torino.
“Abbiamo voluto appositamente che l’ultima tappa della mostra fosse Palermo e che ci fosse una continuità con il 40esimo anniversario della scomparsa”, spiega Monterosso.
La mostra, ricca di testi ma anche di materiale audiovisivo (filmati e video), segue la tabella di marcia della vita del generale: dalla partecipazione alla guerra in Montenegro a 21 anni alla prima esperienza in Sicilia per combattere il banditismo, continuando con la lotta tra Milano e Torino conto le brigate rosse e passando poi al ritorno a Palermo, fino al tragico epilogo.
“L’omicidio La Torre era stato il primo segno di una mafia violenta che aveva superato una mafia più antica e radicata sui traffici – sottolinea Schifani -, Dalla Chiesa venne ucciso perchè si era reso conto del cambio di passo delle organizzazioni criminali, ha chiesto poteri speciali in un contesto legislativo che aveva un gran bisogno di riforme. La mafia lo ha colpito perchè sapeva che era pericoloso, ma al contempo che non aveva le giuste coperture istituzionali”.
Tra le peculiarità del generale, aggiunge il presidente della Regione, c’era la comprensione che “il tema degli appalti meritava di essere approfondito: non a caso, da lì in poi ci sarebbero stati gli spunti essenziali per colpire ogni tentativo di infiltrazione. La mafia non si fronteggia solo con l’oratoria, ma con atteggiamenti che consentano arresti e sequestri: combatterla non è una battaglia di destra o sinistra, ma un valore fondante di una società democratica. Mi dispiace solo che in questo paese, in certi casi, le svolte si ottengano solo con il sangue”.
Il sindaco Lagalla ricorda il difficile contesto in cui Dalla Chiesa si era trovato a operare nella Palermo di quel tempo: “Erano anni in cui Palermo e la Sicilia non solo non avevano scelto con chi stare, ma non si erano proprio posti il problema: la morte di Dalla Chiesa scatenò un’onda emotiva che si trasformò in consapevolezza sociale”. Nel celebrare la memoria del generale, il sindaco sottolinea come “anche se non era siciliano di nascita, aveva imparato a conoscere profondamente i siciliani: a Palermo era diventato un punto di riferimento anche per chi come me in quel tempo era giovane. Mi piace ricordarlo come palermitano tra i palermitani e come protagonista primigenio di un nuovo modello di cittadinanza, basato sul rispetto delle regole e delle istituzioni. Non ha lasciato solo un’impronta istituzionale, ma una scia di umanità”.
Cucinotta, alla guida della Prefettura 41 anni dopo Dalla Chiesa, sottolinea come “aveva un grande senso dello Stato e un rigore istituzionale che lo ha portato al sacrificio più grande. La sua memoria è indelebile ed è indispensabile che si mantenga viva, le sue idee sono sempre state rivoluzionarie e noi prefetti beneficiamo tuttora dei poteri straordinari che lui per primo aveva richiesto”.
Per il generale Truglio la figura di Dalla Chiesa all’interno dell’Arma dei Carabinieri “aveva un valore iconico già quand’era in vita. Aveva capito che la mafia non era un fenomeno folkloristico, ma un pericolo per tutte le istituzioni; inoltre, in un momento di grande incertezza legato al terrorismo eversivo e mafioso lui aveva già le idee chiare, sapeva che servivano strutture adeguate e che il fenomeno andava combattuto in maniera sistematica. Aveva un carisma da stratega, perchè sapeva guardare il problema nella sua interezza: tutte le autorità politiche si fidavano del suo giudizio e delle sue azioni”.
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Nuovo colpo di mercato del Palermo, ingaggiato Coulibaly

PALERMO (ITALPRESS) – Il Palermo ha reso noto di aver acquisito dalla Salernitana le prestazioni sportive di Mamadou Coulibaly.
Il centrocampista, che indosserà la maglia numero 80, si trasferisce con la formula del prestito con opzione. Coulibaly sarà presentato prossimamente in conferenza stampa.
“A Mamadou il benvenuto a Palermo da parte del City Football Group, del presidente Mirri e di tutta la famiglia rosanero” si legge nella nota del club.

– foto: ufficio stampa Palermo F.C.-

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A Palermo tutto pronto per “Acchianata” delle Rosalie

PALERMO (ITALPRESS) – Tutto è pronto per l'”Acchianata delle Rosalie”, in programma lunedì sul percorso della Scala Vecchia che conduce al Santuario di Santa Rosalia; un giorno speciale che celebra uno dei più antichi culti della città di Palermo, e che ogni anno vede centinaia e centinaia di fedeli ritrovarsi in preghiera per la Patrona. Organizzato da Le Baccanti con il patrocinio del Comune, l’evento vedrà 13 performances di oltre 40 artisti palermitani tra attori, musicisti, ballerini, che si esibiranno lungo il percorso dell'”acchianata” in quattro postazioni diverse: Stazione delle Ginestre, Stazione dei Gigli, Stazione delle Spine, Stazione delle Rose.
“Quella del 4 settembre è sempre stata la parte più religiosa ed intima delle celebrazioni di Santa Rosalia che culminano nel pellegrinaggio al Santuario. Santa Rosalia è un brand che va diffuso nel mondo, un attrattore straordinario. Quest’anno abbiamo voluto sottolineare questo momento con una serie di eventi lungo l’acchianata, anche perchè ci accingiamo a inaugurare di fatto il percorso che ci condurrà al 400esimo anniversario della Santuzza. Quindi la sottolineatura di una manifestazione molto importante, l’apertura di fatto ai Festeggiamenti del 2024”, ha detto l’assessore comunale alla Cultura, Giampiero Cannella, a margine della presentazione del progetto, svoltasi nella Sala Petrucci di Palazzo Ziino, a Palermo.
Qui nel corso della presentazione è stato sottolineato piu volte come il tradizionale pellegrinaggio non sia più solo dei palermitani, ma di tante comunità internazionali integrate nel capoluogo. L’acchianata delle Rosalie è un viaggio spirituale e artistico, durante il quale stare in ascolto dell’anima di questa città; il progetto rappresenta un momento di passaggio dal 399° al 400° anniversario della Santuzza, e soprattutto una novità sperimentale che si spera possa essere replicato negli anni a seguire.
“Abbiamo lavorato all’iniziativa con devozione e gioia. Sarà un bellissimo viaggio per noi organizzatori, ma anche per tutti coloro che si sono impegnati in questo progetto. Santa Rosalia è parte integrante della vita di ogni palermitano, e fermata dopo fermata diversi camei racconteranno la sua essenza. Buona acchianata a tutti”, ha sottolineato Delia Accetta, fondatrice de Le Baccanti, e tra i presenti alla conferenza stampa; in sala anche Gaspare Simeti, Responsabile dell’unità Teatri, spettacoli e coordinamento eventi.
L’appuntamento con la Santuzza è dunque per il 4 settembre, alle ore 19, con la piantumazione di una roseto da parte del sindaco Roberto Lagalla come simbolo di rinascita di Monte Pellegrino, dopo i devastanti incendi delle scorse settimane. “Ringrazio la cooperativa Le Baccanti e tutti gli artisti che animeranno il percorso per il Santuario di Santa Rosalia nella serata del 4 settembre – ha dichiarato il primo cittadino -. Dopo il Festino, l’amministrazione ha voluto fortemente nuove manifestazioni culturali anche per queste celebrazioni ed è significativo che prendano vita proprio su Monte Pellegrino, dopo i recenti incendi che hanno danneggiato la riserva. Con le celebrazioni e gli spettacoli del 3 e 4 settembre, di fatto, si dà il via al lungo cammino che porta al Quattrocentesimo Festino di Santa Rosalia”.
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Sui porti Schifani in sintonia con Salvini “No alla privatizzazione”

PALERMO (ITALPRESS) – “Le ultime settimane in Italia sono state caratterizzate da un dibattito sul futuro dei porti, che costituiscono uno degli asset infrastrutturali più rilevanti del nostro Paese. Da Presidente della più grande isola del Mediterraneo, ritengo che un tema così importante vada affrontato con profonda capacità di analisi e inquadrato in un contesto geopolitico che superi i confini nazionali, in ragione della centralità che il sistema portuale riveste nella nostra economia”. Lo scrive su Facebook il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
“Se si guarda all’Europa circa la privatizzazione delle infrastrutture strategiche, il precedente greco, ci dimostra che, la decisione della Troika di cedere la proprietà del principale porto nazionale, il Pireo, ai cinesi di Cosco, quale contropartita per sostenere, con prestiti onerosi, la crisi di credibilità del debito sovrano ellenico, ha rappresentato per la Grecia e per la stessa Europa un grave errore grammaticale di geopolitica”, prosegue, sostenendo così la linea del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per il quale la privatizzazione dei porti “non è nell’agenda di governo”.
“Onestamente, credo che nessuno in Italia abbia intenzione di cedere la proprietà dei principali porti al mercato, con il rischio, non remoto, di trovarsi qualche altro Stato sovrano, magari disallineato rispetto alle strategie nazionali, al comando delle infrastrutture marittime del paese – aggiunge il governatore -. Se a ciò aggiungiamo che l’Italia non detiene materie prime ma ne importa il 90% attraverso i porti, le trasforma nella seconda industria manifatturiera d’Europa, e le esporta, sempre attraverso i nostri scali, si comprende bene che privatizzare un porto significherebbe far entrare singole realtà private nella filiera industriale del paese, con tutte le derive del caso”.
“Se la cessione della proprietà dei porti sembra dunque una strada non consigliabile dal punto di vista della tutela dell’interesse pubblico, resta però aperta, la necessità di avviare una discussione su come rilanciare gli scali marittimi italiani. A partire dalla questione della privatizzazione della forma giuridica delle autorità di sistema portuale – prosegue Schifani -. A mio avviso, un assetto esclusivamente pubblicistico della governance nei porti rallenta non solo la gestione ordinaria ma anche le scelte e la operatività degli investimenti infrastrutturali. L’esperienza italiana dimostra che incardinare nel codice civile le aziende pubbliche migliora la performance, come nei casi di Poste e Ferrovie italiane, che hanno migliorato sia i bilanci sia il loro posizionamento strategico sul mercato”.
“Anche per questa ragione la trasformazione delle autorità di sistema portuale in S.p.A, secondo me, consentirebbe agli scali portuali nazionali di competere meglio su scala internazionale, superando un sistema di regole pubblicistiche che oggi frena ogni sviluppo. I tempi cambiano, e richiedono architetture istituzionali differenti – conclude il presidente della Regione Siciliana -. Le sfide strategiche stanno mutando velocemente, ed occorre attrezzarsi per una profonda trasformazione dei modelli di gestione delle infrastrutture del paese”.

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Parco chiuso a Palermo, famiglia Cassarà “Togliere targa”, Lagalla “Impegnati per riapertura”

PALERMO (ITALPRESS) – “Egregio signor Sindaco, nel novembre del 2011 l’amministrazione comunale del tempo decise di dedicare alla memoria di Ninni Cassarà un’opera pubblica da poco ultimata e che appariva in prospettiva una realizzazione di grande pregio. Ne fummo fieri ed onorati. Si trattava di un bel parco, secondo per dimensioni soltanto alla Favorita, che sarebbe stato frequentato da famiglie e da tanti giovani, per i quali sarebbe stato utile e formativo il ricordo del sacrificio di Ninni Cassarà. Purtroppo, due anni dopo l’inaugurazione e l’apertura del parco, furono rinvenuti nel sottosuolo resti di amianto e di altri metalli pesanti. La Procura dispose il sequestro del sito, il Nopa appose i sigilli e venne disposta la chiusura della struttura”. A quasi dieci anni dal sequestro di una delle aree verdi più grandi di Palermo, la famiglia di Ninni Cassarà con una lettera, indirizzata al sindaco Roberto Lagalla e, per conoscenza, anche al prefetto e al questore, chiede la rimozione della targa collocata all’ingresso del parco intitolato alla memoria del commissario ucciso dalla mafia nel 1985. Per i familiari, infatti, non sarebbe “più tollerabile che un luogo di così grave abbandono e degrado”, possa portare ancora il suo nome.
“Sono passati quasi dieci anni e nonostante le assicurazioni ricevute ed i tanti inutili proclami, sui tempi e gli interventi di bonifica, necessari a renderlo nuovamente fruibile, ad oggi, il parco è ancora chiuso e non si intravede una soluzione a breve – prosegue la lettera che riporta in calce, tra le altre, le firme della moglie e dei figli -. Illustre signor Sindaco, dobbiamo, nostro malgrado, rappresentarLe, che per la nostra famiglia non è più sostenibile che il parco, che porta il nome di Ninni Cassarà, possa rimanere chiuso per così tanto tempo, per l’indolenza strutturale degli apparati amministrativi che in dieci anni non sono stati in grado di individuare efficaci strumenti e idonee risorse per la soluzione del problema. La preghiamo, pertanto, di volere disporre la rimozione della targa, che potrà essere nuovamente ricollocata, non appena il parco tornerà ad essere ‘vivò. Non riteniamo più tollerabile che un luogo di così grave abbandono e degrado, possa portare il nome di Ninni Cassarà, un uomo che ha dato la vita per il riscatto di questa città e questo, tutto sembra, tranne che un esempio di riscatto”.

“Comprendo il disappunto e lo sfogo della famiglia del vicequestore Ninni Cassarà – commenta il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – ma, come sindaco di questa città, mi preme puntualizzare quanto questa amministrazione sta facendo sul tema delle grandi aree verdi chiuse da anni in città per svariate ragioni. Come, ad esempio, per il parco Libero Grassi l’amministrazione sta impiegando tutti gli sforzi possibili per recuperare i ritardi e gli anni di stasi e restituire alla città questi polmoni verdi. Sul Parco Cassarà, il Comune sta rispettando una tabella di marcia già fissata. Sono state individuate le risorse ed è stata bandita e aggiudicata la gara per l’esecuzione del piano di caratterizzazione dei suoli che, è necessario ricordare, sono stati sequestrati dalla magistratura per inquinamento da amianto. Questa attività durerà almeno 60 giorni e, dopo aver ricevuto i risultati delle analisi, chiederemo di convocare la conferenza di servizi presso il dipartimento regionale Acque e rifiuti per verificare l’esito dei monitoraggi. Il nostro auspicio è quello di poter chiedere in tempi brevi all’autorità giudiziaria almeno il dissequestro dell’area verde di 12 ettari. Si tratta di passaggi mirati alla sicurezza dei cittadini che, però, erano bloccati dal 2021 e che questa amministrazione in pochi mesi ha ripreso in mano. L’amarezza della famiglia Cassarà è anche quella dell’amministrazione nel vedere questa grande area verde della città chiusa da tanto tempo, ma stiamo mettendo il massimo impegno affinché il Parco Cassarà, perché certamente dovrà restare tale l’intitolazione, possa riaprirsi alla città”, conclude il primo cittadino.

Non si è lasciata attendere la replica della famiglia Cassarà che “ringrazia il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, per le informazioni sullo stato delle procedure che si protraggono da oltre dieci anni”, fa sapere Laura Iacovoni, vedova del commissario Ninni Cassarà ucciso dalla mafia nel 1985, precisando “di essere perfettamente a conoscenza di ciò che è stato fatto e di ciò che non è stato fatto” e ribadendo “la ferma richiesta di rimuovere la targa fino a quando questo luogo non sarà nuovamente degno di avere il nome di Ninni Cassarà”.

– Foto di repertorio: Angenzia Fotogramma –
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