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55 anni dal terremoto del Belice, una ferita ancora aperta

TRAPANI (ITALPRESS) (ITALPRESS) – Tra il 14 e il 15 gennaio di cinquantacinque anni fa una serie di forti scosse di terremoto sconvolse la vita della Valle del Belice, una vasta area della Sicilia Occidentale compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. Una ventina i centri coinvolti nel sisma, alcune scosse furono avvertite fino al capoluogo siciliano e a Pantelleria. Una catastrofe che sconvolse la serenità di quei posti per sempre, cancellando definitivamente alcuni Paesi. I Comuni di Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Menfi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice furono scossi irrimediabilmente nella loro vita quotidiana. Furono circa trecento i morti, circa cinquecento i feriti (anche se i numeri nelle cronache dell’epoca non sempre corrispondono), molte decine di migliaia gli sfollati. Era l’inizio di un incubo per i sopravvissuti.
La tragedia più grande fu vissuta a Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago. Una ferita ancora aperta a distanza di più di mezzo secolo. Per decenni gli sfollati furono costretti a vivere nelle tendopoli prima e nelle baraccopoli dopo. Le ultime baracche furono smantellate nel 2006. E’ questo il metro più crudo di una burocrazia che si rivelò incapace di dare risposte immediate a quel dramma. La vecchia ferrovia che collegava i centri più interni con la costa non fu mai ripristinata, la ricostruzione mai veramente completata. Alcuni centri, come Poggioreale e Gibellina furono abbandonati e ricostruiti altrove. E l’economia di quei posti continua a risentire ancora oggi del disastro di cinquantacinque anni fa.

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Mostra Cannes, Messina “L’assessore ad interim era Schifani”

PALERMO (ITALPRESS) – La contrattazione per l’allestimento della mostra “Sicily, Women and Cinema” a Cannes, che avrebbe comportato per la Regione Siciliana un costo di 3,75 milioni di euro “è stata seguita dall’allora assessore ad interim al Turismo, il presidente della Regione Renato Schifani”. Lo afferma Manlio Messina, assessore al Turismo nella Giunta Musumeci, in un’intervista a Luca Ciliberti su Antenna Sicilia.
“In merito all’edizione del 2023, i famosi 3,75 milioni, tutta la parte riguardante la proposta che fa la Regione alla Absolute Blue, la proposta che la Absolute Blue invia alla Regione, la contrattazione, quanto spendere e come spendere, avviene in un arco temporale che va dal 20 ottobre all’11 novembre – spiega Messina -. Chi è l’assessore dal 20 ottobre all’11 novembre? Io mi sono dimesso il 13 ottobre e il nuovo assessore Scarpinato è entrato il 16 novembre, quindi l’assessore ad interim del Turismo che ha seguito la vicenda si chiama Renato Schifani, il presidente della Regione”.
“Io non ho parlato prima perchè aspettavo che il presidente della Regione guardasse le carte – prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia -. Si renderà conto che Scarpinato non c’entra nulla, si renderà conto che della contrattazione non è responsabile Manlio Messina e che l’assessore pro tempore è lui, ma o non ha letto le carte, ed è gravissimo, o non ha saputo leggerle”.
Il presidente Schifani, raggiunto telefonicamente dall’Italpress, ha affermato: “Ogni commento è superfluo, preferisco un secco No Comment”.

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Migranti, Piantedosi “Obiettivo decongestionare Sicilia e Calabria”

FIRENZE (ITALPRESS) – “L’Italia è un Paese con ottomila chilometri di coste e quindi non è colpa mia se ci sono molti luoghi di approdo. Ho già spiegato pubblicamente quale è la filosofia che c’è dietro l’assegnazione dei porti, l’esigenza di congestionare il meno possibile i luoghi di arrivo spontanei, quelli non possiamo orientarli, sono Calabria e Sicilia, per esigenze logistiche e di contenimento anche delle risorse che noi impieghiamo poi per trasferire le persone. Sicilia e Calabria sono sotto stress per gli arrivi e quindi l’obiettivo è decogestionare queste due regioni”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica a Firenze.
“Capisco quello che dicono i signori delle Ong, capisco meno quando si fa una rappresentazione quasi di essere stati esposti alla balia delle onde – ha aggiunto Piantedosi -. Si tratta di navi, ovviamente noi ce lo facciamo certificare dalle istituzioni competenti, che sono perfettamente in grado di affrontare” certe condizioni, “tanto è vero che altre volte abbiamo scelto percorsi diversi e minori proprio in relazione alle capacità e alle dimensioni delle navi rispetto al fare certi attraversamenti; continueremo sicuramente perchè ci deve essere questo principio anche di solidarietà nazionale nella distribuzione degli sbarchi”.
“Segnalo poi che lo sbarco è solo una parte relativa dell’evento migratorio, perchè poi la distribuzione può avvenire a prescindere dal luogo di approdo – ha sottolineato il ministro -. So che c’è stata una polemica circa una presunta scelta secondo criteri politici. Io la trovo molto singolare – ha proseguito -. Sono in giro per comitati provinciali fatti in sedi come questa, sono stato quindi a Roma, Napoli e Firenze, e quindi il criterio di chi ha vinto le elezioni non mi condiziona nè in un senso, nè in un altro. E’ un pò puerile avermi attribuito questo tipo di situazione”. Quello migratorio “è un fenomeno molto serio che proviamo ad affrontare con tutte le complessità e le difficoltà ma con criteri di serietà”.

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Processo Open Arms, Salvini “Rischio 15 anni per avere difeso l’Italia”

PALERMO (ITALPRESS) – Nuova udienza nell’ambito del processo Open Arms, nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Imputato per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, all’epoca dei fatti ministro degli Interni. La vicenda è quella dell’estate del 2019, che coinvolse la nave della Ong spagnola rimasta diversi giorni al largo delle coste siciliane in attesa di un porto dove approdare con i 147 migranti a bordo.
“Oggi sono per l’ennesima volta a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone famosa a causa dei maxiprocessi contro i mafiosi, per il processo Open Arms. Rischio fino a 15 anni di carcere per aver difeso l’Italia e i suoi confini, salvando vite e facendo rispettare la legge”, scrive Salvini sui social, appena arrivato in aula insieme alla sua legale Giulia Bongiorno. “Sono attesi come testimoni dell’accusa Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese, non ci annoieremo”, aggiunge il leader della Lega.
Il primo ad essere citato come teste è il presidente del M5S, Giuseppe Conte, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio, che si è subito soffermato sullo scambio di lettere avuto con Salvini, che poi lo stesso leader della Lega diffuse: “Il tema dell’immigrazione è stato sempre un tema di propaganda politica – dichiara Conte -. Salvini ha sempre avuto delle posizioni molto chiare per quanto riguarda la gestione del problema migratorio. A me infastidiva il fatto che una lettera mirata a risolvere un problema fosse stata diffusa dal destinatario senza chiedere al mittente l’autorizzazione. Fermo restando che se il presidente del consiglio scrive al ministro ci può stare, ma avrei gradito che fosse rappresentata nella sua puntualità. Qui invece colgo il clima incandescente rispetto a una competizione elettorale che poteva essere imminente: si voleva rappresentare un presidente del consiglio debole sul fenomeno immigratorio mentre il ministro dell’Interno aveva una posizione di rigore, questo era il clima politico di quel periodo”.
Conte, incalzato dalle domande, esprime anche il suo parare sulla questione dei minori: “Le persone fragili, a partire dai minori, non era dal mio punto di vista giustificato trattenerle. Per le altre un trattenimento poteva protrarsi per qualche giorno, ma certo non ho mai detto che si doveva prima raggiungere l’accordo di redistribuzione e solo dopo era possibile concedere loro il porto sicuro. E comunque in una lettera del 16 agosto rassicuravo Salvini di aver ottenuto la redistribuzione dei profughi soccorsi dalla ong da ben sei Paesi”. Tra i temi caldi, proprio quello della redistribuzione, che Conte trattò in prima persona con l’Europa: “Non ho mai sostenuto che se non c’era la redistribuzione non si poteva concedere il porto sicuro. E’ evidente che ottenere la solidarietà europea e un riscontro su distribuzione e poi arrivare allo sbarco sarebbe stata la situazione ottimale”. Poi sulla notizia che il comandante dell’Open Arms era indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: “Non ne ero a conoscenza”, chiosa Conte.
Dopo il leader del M5S è la volta di Luciana Lamorgese, ex ministra dell’Interno del governo ‘Conte 2’: “Se la condotta del comandante dell’imbarcazione intervenuta in soccorso dei profughi incideva sulla concessione del porto sicuro? No e poi le Ong durante il mio dicastero non hanno mai violato le regole entrando nelle acque territoriali prima della concessione del Pos. Abbiamo sempre cercato di attivare rapporti con i paesi dell’Europa ai fini di accelerare le procedure per l’indicazione del porto sicuro. Prima della pandemia la permanenza in mare dei migranti a bordo era di 3 o 4 giorni come media. Mentre quando arrivò la pandemia ho sottoscritto un provvedimento per dire che il porto in Italia non era più sicuro, quindi ho poi scritto ad altri ministri dell’Interno europei e alla stessa Commissione europea per rappresentare l’esigenza di un maggiore coinvolgimento di altri paesi. Ripeto, durante il periodo in cui sono stata ministro non ho mai negato la concessione di un pos, nè tantomeno emesso un decreto di interdizione, se non durante la pandemia. Abbiamo sempre messo in primo piano il salvataggio delle persone, non considerando ai fini della concessione del pos nemmeno eventuali condotte illegali dei comandanti delle navi Ong”.
Infine, ultimo in ordine di tempo ad essere ascoltato, Luigi Di Maio, ex vicepremier: “Il completamento della procedura di redistribuzione dei migranti non era strettamente legata alla concessione del pos. In quel momento c’era una crisi di governo, le uniche interlocuzioni avute con Salvini erano solo legate alla caduta del governo e non alla Open Arms. Non ci furono mai riunioni informali o formali prima della concessione del Pos, in alcuni casi le riunioni informali si tennero dopo il rifiuto del porto sicuro che venivamo a sapere dai media. Non c’era alcun automatismo politico tra la concessione del porto e la redistribuzione dei migranti. In realtà pian piano si è andato consolidando un meccanismo per cui a Bruxelles i singoli paesi aderivano volontariamente alla redistribuzione. Successivamente a settembre 2019 con la riunione dei ministri dell’Interno a Malta si sancì il meccanismo anche da un punto di vista formale, ma si era consolidata una prassi”. Di Maio aggiunge: “Ritardi sulla concessione del Pos? Tutto quello che veniva fatto aveva il fine del consenso politico”.
Terminata l’udienza, Salvini va via senza rilasciare dichiarazioni. A parlare è la sua legale, Giulia Bongiorno: “Credo che la deposizione della Lamorgese sia stata particolarmente significativa – sottolinea -. Dalla sua ricostruzione credo sia risultato evidente che è veramente erroneo e fuorviante pensare che il ritardo nello sbarco sia un fatto doloso visto che si è parlato di una tempistica che è collegata sistematicamente alle interlocuzioni con l’Europa. Credo che il meccanismo della redistribuzione sia fondamentale per comprendere che non si tratta di ritardi nello sbarco ma solo di momenti diretti a individuare quale può esser una redistribuzione. Quindi il ritardo era finalizzato ad alcune anomalie evidenziate nella Open Arms che si sommano alla questione legata alla redistribuzione”.
Bongiorno annuncia poi che lunedì depositerà in sei Procure della Repubblica una denuncia: “Ritengo essenziale evidenziare che i sospetti di cui ha sempre parlato Salvini non erano inventati ma erano già stati evidenziati in una serie di riunioni e che addirittura erano stato condensati in una informativa che non è mai stata approfondita. Non capiamo come il Tar che doveva valutare la condotta dell’Ong non ha mai avuto avuto modo di vedere questa informativa. Inoltre, nella prossima udienza ci sarà un intervento del ministro Salvini in aula. Abbiamo atteso che finissero i teste dell’accusa e adesso cominceremo a evidenziare quella che è la nostra posizione”. Il legale si riferisce alle rivelazioni sul sommergibile Venuti della Marina che nell’agosto 2019 aveva ripreso, fotografato e registrato l’attività della Ong spagnola.
La prossima udienza è stata fissata per giorno 24 marzo e sarà dedicata proprio alla presenza del sottomarino Venuti nella zona dei soccorsi, con le deposizioni di consulenti di accusa, difesa, parti civili e Oscar Camps, armatore della Open Arms.
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Papa Francesco ricorda Biagio Conte “Generoso missionario e amico dei poveri”

PALERMO (ITALPRESS) – Anche Papa Francesco ha voluto rendere omaggio al missionario laico Biagio Conte. “Generoso missionario di carità e amico dei poveri”, è così che il Pontefice, come riporta Vatican News, ricorda, unendosi all’unanime cordoglio, fratel Biagio Conte, scomparso ieri a Palermo dopo una lunga malattia, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e indirizzato all’arcivescovo della città, monsignor Corrado Lorefice. 
Nel testo, Francesco sottolinea come il missionario laico scorgesse proprio nei poveri “il volto stesso di Gesù”, e come per loro si sia “instancabilmente prodigato offrendo loro consolazione, protezione e speranza”. Il Papa sottolinea quindi la “coraggiosa testimonianza evangelica di questo discepolo di Cristo che ha accesso una fiamma d’amore nella città di Palermo e nel cuore di quanti lo hanno incontrato”.
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Ersu Palermo, si insedia il presidente D’Amico “Studenti al centro del mio mandato”

PALERMO (ITALPRESS) – “L’ERSU di Palermo è un fiore all’occhiello della Regione Siciliana grazie alle istituzioni politiche che si sono succedute nel corso del tempo in Sicilia, a coloro che lo hanno finora governato e a tutto il personale che vi lavora a qualsiasi titolo, di cui sono note qualità professionali e umane. E’ per questo motivo che intendo garantire la continuità amministrativa continuando a mettere gli studenti al centro del mandato conferitomi dal governo regionale. Innanzitutto, è perciò mia intenzione ascoltare gli studenti direttamente, attraverso l’incontro con le rappresentanze e tutte le associazioni universitarie”. A dichiararlo è Michele D’Amico, palermitano, sessantenne, sposato e con due figli, insediatosi oggi come presidente dell’ERSU di Palermo. Dottore in Scienze politiche, è attualmente funzionario regionale in forza presso l’assessorato dei Beni culturali, è stato anche docente ed è un esperto in relazioni industriali per la sua ventennale esperienza sindacale.
“Lavorerò – commenta il neo presidente D’Amico – in sinergia con le linee programmatiche dell’assessore dell’Istruzione Girolamo Turano e del Governo Regionale Schifani, dialogando con tutte le istituzioni universitarie del territorio e dell’alta formazione artistica e musicale della Sicilia occidentale, soprattutto per migliorare la quantità e la qualità dei servizi che l’ERSU di Palermo eroga agli studenti di università, accademie di belle arti e conservatori di musica”.
“In un momento di così delicata sofferenza economica – continua Michele D’Amico – insieme al Consiglio di amministrazione e a tutti i lavoratori dell’ERSU, partendo dall’obiettivo prioritario di garantire entro il 30 aprile il pagamento del 100 per cento delle borse di studio, concentreremo l’attenzione nel valutare e rilanciare il livello di qualità degli edifici che ospitano gli studenti e della ristorazione universitaria, lavorando anche per ampliare ulteriormente l’offerta di posti letto attraverso l’utilizzo delle risorse del PNRR”. “Inoltre – prosegue il presidente di ERSU Palermo – è mia intenzione attivare sinergie tra università, studenti e mondo del lavoro, avviando percorsi che vedano coinvolti tutti i soggetti interessati, affinchè gli studenti che si laureano in Sicilia possano trovare occupazione possibilmente nell’Isola”. “Dai giovani dipende il futuro della nostra società – conclude D’Amico – e maggiori saranno le loro conoscenze, migliore sarà la nostra comunità. Il futuro dipende soprattutto dai nostri desideri, dalle nostre paure, dalle nostre speranze, da come lo immaginiamo e da come lo interpretiamo: anche per questo è necessario comprendere le esigenze dei giovani attraverso l’ascolto”.
foto ufficio stampa Ersu Palermo
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Varato un nuovo veicolo autonomo subacqueo per studiare il mare di Panarea

PANAREA (MESSINA) (ITALPRESS) – Studiare i cambiamenti climatici utilizzando tecnologie all’avanguardia. Succede a Panarea, nel laboratorio ECCSEL NatLab-Italy dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, un’infrastruttura permanente a disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale e degli stakeholders pubblici e privati interessati alle tematiche dei cambiamenti climatici, del sequestro della CO2 e dell’acidificazione degli oceani.
Grazie al progetto IPANEMA, finanziato con 8,8 milioni di euro dal PON – Programma Operativo Nazionale Ricerca e Innovazione 2014-2020 e dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, la strumentazione del laboratorio si arricchisce ora di un AUV Autonomous Underwater Vehicle, veicolo autonomo subacqueo capace di operare fino a 3000 metri di profondità, fornendo dati a maggior risoluzione rispetto a quelli che si potrebbero ottenere dalla superficie con i sistemi tradizionali.
“L’AUV misura 5 metri di lunghezza e pesa circa 1000 chilogrammi; con tutti i sensori in acquisizione ha un’autonomia di circa 24 ore alla velocità massima di 3 nodi (6 km/h). Permetterà di effettuare attività di monitoraggio integrato e ad alta tecnologia di emissioni gassose, di studiare gli impatti dei cambiamenti climatici sull’ecosistema marino e l’ecologia degli ambienti profondi, ma anche di acquisire dati batimetrici e di ‘backscatter’ per la caratterizzazione del fondale – spiega Lorenzo Facchin, tecnologo dell’OGS -. Veicoli all’avanguardia come questo se ne contano pochissimi in Italia, si tratta di uno strumento che permetterà di realizzare obiettivi multipli in un’unica campagna dando una spinta importante alle attività del laboratorio di Panarea”, precisa Facchin.
“Stiamo arricchendo la sede a terra con nuova strumentazione all’avanguardia da laboratorio e da campo per il campionamento, l’osservazione in situ e l’analisi dei principali parametri fisici, chimici, geologici e geofisici dell’ecosistema, nonchè la sensoristica a mare mediante la messa in opera di un nuovo osservatorio sottomarino che accolga sensori multidisciplinari per l’acquisizione di misure in modalità continua e sincronizzata”, aggiunge Franco Coren, direttore del Centro di Gestione Infrastrutture Navali dell’OGS.
Il nuovo strumento, si legge in una nota, permetterà di integrare le informazioni raccolte mediante gli altri veicoli autonomi o semiautonomi acquistati in precedenza: un ROV, Remotely Operated Vehicle, veicolo filoguidato leggero e portatile per l’uso in acque costiere (fino a 500 metri di profondità), dotato di una telecamera e di un braccio per la raccolta dei campioni, e un drone per il monitoraggio marino costiero e la valutazione del rilascio di CO2 all’interfaccia acqua-aria.
“L’isola di Panarea possiede caratteristiche geologiche e geomorfologiche, costituite dai numerosi e diversificati sistemi idrotermali di emissioni sommerse di gas e di acque calde di origine vulcanica, che la rendono un laboratorio naturale straordinario per lo studio di vari aspetti legati a indagini sul confinamento geologico della CO2, sulla geochimica dei fluidi idrotermali e sugli effetti dell’acidificazione delle acque sull’ecosistema bentonico e pelagico – spiega Cinzia De Vittor, ricercatrice dell’OGS e responsabile del laboratorio ECCSEL NatLab-Italy di Panarea -. Grazie alla sua unicità quest’area è stata nel tempo studiata nell’ambito di numerosi progetti nazionali e internazionali durante i quali è emersa la necessità di poter disporre di una base logistica e di laboratori permanenti in loco dotati di strumentazione scientifica di base. Per tale motivo nel 2015, proprio a Panarea, l’OGS ha inaugurato il laboratorio ECCSEL-NatLab Italy, che ora è una delle eccellenze di ECCSEL ERIC, l’infrastruttura pan-europea multicentrica che collega i migliori laboratori esistenti in Europa impegnati nella lotta ai cambiamenti climatici attraverso la promozione delle tecnologie CCUS (carbon capture use and storage)”, precisa De Vittor.
La nuova strumentazione, acquisita grazie al progetto IPANEMA, sottolinea la nota, permette ora di incrementare le capacità dell’infrastruttura di studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini, analizzando, in dettaglio, i meccanismi di trasporto della CO2 attraverso gli strati di sedimento, cross-calibrare e testare strumenti innovativi per il monitoraggio di fuoriuscite di CO2, anche di bassissima intensità, comprendere le dinamiche di diffusione dei componenti chimici dei fluidi geotermali nella massa d’acqua circostante, misurare l’impatto delle fuoriuscite di CO2 sugli ecosistemi marini, anche a basse profondità, e verificarne i tempi di recupero nonchè valutare l’efficacia di strategie di monitoraggio a breve, medio e lunghissimo termine.
Tutti i dati, sia quelli rilevati dagli sistemi mobili sia quelli delle strumentazioni fisse, verranno integrati in un sistema informatico unico, messo a disposizione di tutta la comunità scientifica e industriale per supportare lo sviluppo di sistemi di controllo che permettano di gestire in modo efficace il monitoraggio ordinario e le eventuali emergenze ambientali, conclude la nota.
foto Ufficio Stampa Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS
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Tumore al pancreas, a Palermo team di ricercatori per il vaccino 2.0

PALERMO (ITALPRESS) – Il team di ricercatori guidato dalla professoressa Serena Meraviglia, docente di Patologia generale ed Immunologia del Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica Avanzata dell’Università di Palermo e Dirigente medico del Cladibior del Policlinico Giaccone, collabora al progetto “Un vaccino a DNA di seconda generazione codificante per le sequenze immunodominanti di alfa-enolasi per la cura del tumore del pancreas” che ha ricevuto l’ammissione al finanziamento di 950 mila euro sul primo bando del Ministero della Salute per potenziare il sistema della ricerca biomedica in Italia, come previsto dal PNRR e grazie al finanziamento “NextgenerationEu” dell’Unione europea.
“L’obiettivo del progetto consiste nel validare ENO3PEP, un vaccino a DNA di seconda generazione costituito da alcune sequenze di una proteina alfa enolasi (ENO1) iper espressa nel tumore del pancreas e capace di indurre una buona risposta immunitaria dei pazienti, come vaccino somministrabile virtualmente a tutti i pazienti con tumore pancreatico, dopo avere ottenuto l’autorizzazione dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per il primo studio clinico – spiega la professoressa Serena Meraviglia – Il progetto è coordinato dal professore Francesco Novelli, responsabile del Laboratorio di Immunologia dei Tumori del Centro di Ricerca in Medicina Sperimentale delle Molinette, professore ordinario di Immunologia e direttore del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dell’Università di Torino, ed è sviluppato con il sostegno della Fondazione Ricerca Molinette Onlus”.
“Il finanziamento permetterà di completare un percorso di ricerca traslazionale svolto presso le Molinette di Torino mediante la caratterizzazione della risposta immune indotta dal vaccino nei pazienti affetti da carcinoma pancreatico, la valutazione degli effetti in vivo della vaccinazione sulla crescita del tumore e sulla risposta immune e il completamento degli studi in vivo di tossicologia e biodistribuzione. Il nostro gruppo, a cui è destinato il 40% del finanziamento, si occuperà di effettuare mediante le più avanzate tecniche di citofluorimetria multiparametrica e di single cell RNA sequence, l’analisi fenotipica, molecolare e funzionale dei linfociti T convenzionali e non convenzionali specifici per la sequenza immunodominante della proteina ENO1 dopo la vaccinazione. Il progetto prevede inoltre l’assunzione di tre ricercatrici under 40, di cui due a Palermo per l’intera durata del progetto, che completeranno il gruppo di ricerca e costituiranno un valido ausilio per portare a termine gli studi”.

– foto: uffico stampa UniPa

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