PALERMO (ITALPRESS) – “Terrò per me la delega sulle nostre isole affinchè i cittadini che le abitano possano essere tutelati al massimo sia sotto il profilo della carenza di personale sanitario e delle strumentazioni che sul fronte dei trasporti e dei collegamenti diretti che risultano insufficienti e non sempre corrispondenti ai reali bisogni della popolazione residente”. Lo ha annunciato il presidente Renato Schifani, candidato della coalizione di centrodestra alla Presidenza della Regione, in una intervista a ‘Talk Sicilià la trasmissione che andrà in onda domani alle ore 15. “Me ne occuperò personalmente – ha sottolineato – è una responsabilità che voglio assumere direttamente. Dobbiamo rafforzare la sanità delle nostre isole garantendo il diritto alla salute dei cittadini che non possono essere considerati di serie b, troppo spesso costretti a spostarsi con le famiglie per raggiungere i presidi delle città capoluogo per avere la garanzia e la efficienza delle cure e dei servizi”. “Inoltre – ha proseguito – mi batterò a Roma con convinzione per attuare le norme sul principio di insularità con misure comparative sul costo dei trasporti per i siciliani, a maggior ragione per coloro che abitano le nostre meravigliose isole, due volte penalizzati”, ha concluso Schifani.
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Schifani “Terrò per me la delega sulle isole”
Medaglia d’oro alla memoria di Pietro Scaglione, primo omicidio “eccellente” di mafia
PALERMO (ITALPRESS) – Si è tenuta questa mattina presso la Prefettura di Palermo, in via Cavour, la cerimonia di consegna della medaglia d’oro al Merito Civile alla memoria del procuratore Pietro Scaglione, assassinato nel capoluogo siciliano dalla Mafia in un agguato il 5 maggio del 1971 insieme all’agente Antonio Lo Russo. Prima della consegna dell’onorificenza ai due figli, presenti all’appuntamento, il Prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani, ha voluto ricordare una figura che con il proprio operato anticipò alcuni temi nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata e sulla cui morte per troppo tempo non si è fatta la necessaria chiarezza.
“E’ stata una vicenda rimasta a lungo nell’ombra, questa onorificenza è un pò anche come una restituzione nei confronti della famiglia. Oggi è un’occasione solenne, un ulteriore momento per riflettere sul contributo che Scaglione ha dato negli anni ’70, una stagione anche quella particolare – ha ricordato Forlani – Abbiamo commemorato di recente gli anni ’80 e gli anni ’90, l’omicidio di Scaglione ci riporta ancora più indietro. E’ l’assassinio del primo giudice, che unitamente al sacco di Palermo, vide una Mafia passata da quella delle campagne a un tipo di criminalità organizzata che diviene imprenditrice. Per questo va ricordata l’opera di questi grandi protagonisti della lotta alla Mafia, un impegno che tutti noi abbiamo come faro per continuare nel nostro operato senza abbassare la guardia contro i nuovi profili con cui la Mafia si propone – ha aggiunto -. La memoria serve soprattutto per comprendere il presente e poter orientare il futuro”.
Il 5 maggio del 1971 il Procuratore della Repubblica di Palermo Pietro Scaglione veniva ucciso insieme all’agente di scorta Antonio Lo Russo, dando avvio a quel momento storico drammatico in cui si stava sempre più delineando una strategia terroristico-mafiosa che si tradusse con un attacco al mondo della giustizia e dell’informazione. Mentre stava andando a trovare la moglie in via dei Cipressi, fu assassinato dalla Mafia in un agguato, ma per tanti anni sono state molte le ipotesi svianti e poi cadute nel vuoto. Lo stesso Totò Riina in un’intercettazione affermò che l’avevano ucciso loro, la conferma del primo omicidio “eccellente”, divenuto inevitabile per Cosa Nostra, per il quale non sono stati trovati gli esecutori materiali ma su cui è stata raggiunta la verità sulla matrice amfiosa. Scaglione aveva infatti capito che bisognava attenzionare un livello diverso delle collusioni, che era necessario indagare il contesto della pubblica amministrazione in relazione alla Mafia e non soltanto la semplice manovalanza. Secondo Paolo Borsellino, la morte di Scaglione è dovuta a un isolamento subito, spiegazione poi divenuta purtroppo valida anche per altri servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
“Le cosche sapevano che dietro alcune figure delle istituzioni non c’era lo Stato: Scaglione era isolato e Cosa Nostra sapeva che ucciderlo avrebbe ritardato la ricerca della verità”, ha ricordato il presidente del Tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, che ha poi fatto un excursus dell’attività del procuratore assassinato cinquantuno anni fa: “L’operato di Pietro Scaglione passò attraverso alcuni punti fondamentali. Un contrasto duro e intransigente alla Mafia, vista come sistema di potere, la responsabilità sociale della giustizia, un garantismo convinto a trecentosessanta gradi. Ringrazio il Prefetto per avere organizzato un momento di ricordo con un significato speciale nei confronti dei magistrati e dei palermitani – ha concluso – Le idee di Pietro Scaglione continuano a vivere”. “Ho avuto il privilegio di ricordare già in un paio di occasioni il procuratore Scaglione, sono state occasioni motivo di orgoglio per me – ha dichiarato Matteo Frasca, presidente della Corte di Appello di Palermo, nel corso del suo intervento – Il tempo è galantuomo, spesso restituisce la verità. Dopo l’omicidio del 5 maggio 1971 si sono sollevate ombre inquietanti su quella vicenda, soprattutto a livello istituzionale. Sono state delineate ipotesi cadute nel vuoto, non si è fatta subito la dovuta chiarezza. Alle esequie nessuno pronunciò mai la parola Mafia, era un contesto particolare”.
Gli fa eco l’avvocato generale della Procura presso la Corte d’Appello di Palermo, Annamaria Palma Guarnier: “La medaglia d’oro alla memoria di Pietro Scaglione è un attestato di un percorso di recupero di verità, un impegno da assumere anche per altre vicende. Restituisce tutto alla famiglia ma anche alla magistratura. Questa medaglia è un faro per i magistrati”. A conclusione della cerimonia, è stata consegnata l’onorificenza postuma a Pietro Scaglione “per lo straordinario esempio di senso del dovere e spirito di sacrificio” ai due figli del Procuratore. “E’ con commossa gratitudine che accolgo questa iniziativa – ha ringraziato il figlio Antonio, anche a nome della sorella Mariella – Cinquantuno anni fa noi figli iniziammo un percorso di giustizia che ha raccolto anche oggi i suoi frutti. Quel delitto fu sottovalutato, è rimasto un delitto senza castigo, ma in questo contesto di amarezza sono stati definiti dei punti fermi. Fu il primo delitto eccellente con il quale la Mafia iniziò l’attacco alle istituzioni”.
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32 anni fa l’omicidio di Rosario Livatino, martire della giustizia
PALERMO (ITALPRESS) – Un martire della giustizia. Magistrato probo, coraggioso, spinto dai grandi valori trasmessi dalla famiglia, ligio alla rettitudine e sorretto da una fede profondissima, capace, secondo le carte raccolte nel processo di beatificazione, di avere compiuto dopo la morte due miracoli. La vita di Rosario Livatino – ucciso 32 anni fa dalla mafia nelle campagne di Agrigento, definito giudice ‘ragazzinò per la sua giovane età e per il coraggio misto ad una esperienza davvero inusuale a dispetto dell’età – è stata e rimane ancora una testimonianza di impegno civico, di aderenza ai valori della Costituzione, di profondo amore verso la legalità.
Una carriera fulminante la sua. Cresciuto in una Canicattì intorbidita dagli interessi mafiosi, nel 1975, a 23 anni si laurea in Giurisprudenza a Palermo. Tre anni dopo il suo ingresso in magistratura: prima tappa Caltanissetta, poi Agrigento.
In poco più di un decennio ha combattuto le varie consorterie criminali della provincia, concentrando il suo impegno verso la nascente e temibilissima ‘Stiddà, gruppo attivo in quel lembo di terra che si affaccia sul canale di Sicilia, da Agrigento a Gela.
Fu la ‘Stiddà a decidere di eliminarlo. Era il 21 settembre del 1990.
Come tutte le mattine, a bordo della sua vecchia Ford Fiesta color amaranto, senza alcun agente di scorta a difenderlo, stava raggiungendo Agrigento da Canicattì lungo la strada statale 640.
Al chilometro 10 la Fiesta fu speronata dall’auto del commando formato da quattro killer.
Livatino cercò riparo lanciandosi nella scarpata. Una fuga disperata e inutile: i sicari lo braccarono e lo uccisero senza pietà, lasciandolo a terra, inerme, in una pozza di sangue. Fu l’atto finale della vita di un servitore dello Stato, massacrato in mezzo al nulla, nella campagna brulla di fine estate.
Proprio lì, oggi una stele, attorniata dalle erbacce e isolata rispetto al nuovo tracciato della Caltanissetta-Agrigento, ne ricorda il sacrificio.
Dell’omicidio fu testimone Pietro Nava, un imprenditore lombardo rappresentante di porte blindate. Le sue dichiarazioni, affidate ai magistrati che indagarono sulla morte del giudice, si rivelarono utilissime per chiudere il cerchio attorno ai killer, che furono arrestati. Uno di essi, Gaetano Puzzangaro, ‘picciottò della famiglia di Palma di Montechiaro, dopo essersi pentito e convertito, in questi anni ha dato un contributo importante alla causa di beatificazione di Livatino.
Processo di beatificazione avviato nella sua fase diocesana nel 2011 a firma dell’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro e che si è concluso nel 2018 con l’invio di quattromila pagine, tra testimonianze e ricostruzioni, alla Congregazione delle cause dei Santi. Tra i miracoli attribuiti a Livatino due prodigi che sarebbero avvenuti con la sua intercessione su due donne, entrambe colpite dalla leucemia e successivamente guarite.
Rosario Livatino non è quindi soltanto un martire della giustizia perchè vittima della vile mano assassina della criminalità, ma è stato quel giudice cresciuto con dei saldissimi valori in una Canicattì gravata dal controllo di Cosa Nostra, che ha inteso la giustizia secondo quel concetto cristiano che considera gli uomini retti dei ‘giustì. Livatino è stato un “giudice ragazzino” che ha pagato con la sua esistenza la battaglia per liberare la sua Sicilia dall’abbraccio mortale della mafia.
Livatino ieri sera è stato ricordato con una veglia nella chiesa San Domenico e davanti la “Casa Famiglia Livatino”, a Canicattì.
Oggi sempre nella Chiesa San Domenico sarà celebrata una funzione religiosa. Poi, un omaggio alla stele fatta erigere dai genitori in ricordo del loro unico figlio.
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Meloni a Palermo, “Urlo più di chi mi contesta, lavoro e stop barconi”
PALERMO (ITALPRESS) – “E’ una campagna elettorale bella ma in un momento difficile per il paese. L’entusiasmo che ho trovato è la benzina migliore che può sperare di avere una forza politica che si candida a guidare il governo, se gli italiani, i siciliani e i palermitani ci daranno una mano”. Giorgia Meloni fa tappa a Palermo e tira la volata per le elezioni del 25 settembre. A cinque giorni dal voto, la leader di Fratelli d’Italia è stata protagonista di un comizio sul palco allestito a piazza Politeama, in cui per oltre mezzora ha affrontato i punti cardine del programma elettorale del suo partito e del centrodestra. Dopo un rapido excursus sulle regionali in Sicilia, dove la coalizione schiera Renato Schifani, presente al suo fianco nel corso dell’appuntamento palermitano (“E’ l’unico candidato del centrodestra unito in Sicilia, con lui vogliamo un lavoro in continuità con quello ottimo svolto da Musumeci”), la Meloni si è buttata a capofitto sui punti a lei più cari, uno su tutti la lotta al Reddito di Cittadinanza in una delle città col maggior numero di percettori: “Combattendo il Reddito di Cittadinanza facciamo una guerra ai poveri? No, facciamo guerra alla povertà, che non si abolisce per decreto come ha raccontato Di Maio – ha attaccato – Chi crea ricchezza sono le aziende con i lavoratori, non lo Stato, al quale compete di non rompere le scatole a chi vuole lavorare”. Quindi la lotta all’immigrazione clandestina, un tema spinoso in quella che nelle amministrazioni Orlando è sempre stata la città capofila dell’accoglienza e della tolleranza: “Profughi e immigrati non sono la stessa cosa. L’unico modo è quello di fermare la partenza dei barconi, basta far fare i miliardi agli scafisti del terzo millennio – ha spiegato – Si fermano i barconi con delle missioni europee, si valuta in Africa chi ha diritto a essere un rifugiato, si distribuiscono tra tutti i paesi europei e si rimandano indietro gli altri”. La leader di Fratelli d’Italia è stata contestata nel corso del comizio da alcuni manifestanti con dei cartelli inneggianti al Reddito di Cittadinanza, al diritto all’aborto e ai diritti civili, mentre un altro gruppo di contestatori è stato bloccato dalla Polizia in assetto antisommossa nel tentativo di oltrepassare il cordone. Episodi che non hanno scalfito la Meloni, che ha risposto a tono: “Io strillo più forte di chi mi contesta, sono cintura nera di urla. Lasciateli fare”. E non sono mancati attacchi diretti a Letta e al PD: “Il PD non ha niente da dire, nel loro programma c’è scritto Giorgia Meloni, se smetto di fare politica loro non hanno più un programma per i prossimi cinque anni”. E sul recente viaggio lampo del segretario Dem in Germania: “Ieri Letta ha preso ed è andato in Germania a incontrare il cancelliere tedesco e i capi del partito. Non è andato certo a ottenere un tetto al prezzo del gas, è andato a barattare l’interesse nazionale italiano con l’interesse del suo partito, a chiedere l’endorsement per questa campagna elettorale”. Sul caro bollette, però, la posizione di FdI è allineata con gli altri partiti: “Le bollette e il prezzo gas non salgono a dismisura perchè la Russia ha aumentato i prezzi, ma perchè la Russia apre e chiude i rubinetti e fa scattare speculazioni dei player della borsa energetica. L’unico modo per uscirne è il tetto europeo a prezzo del gas”. In chiusura del suo discorso, un chiaro appello agli elettori: “Se volete votare per il clientelismo, allora scegliete il PD. Se volete il voto di protesta, le fette di salame nella scheda elettorale, scegliete i 5 stelle. Se amate l’Italia, la vostra patria – ha concluso – allora voterete per Fratelli d’Italia”.(ITALPRESS).
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Arte e futuro, il metaverso sbarca al Palazzo Reale di Palermo
PALERMO (ITALPRESS) – Il futuro è arrivato. Mentre parliamo ha già sconfinato i limiti della realtà, in quel “metaverso” di cui tanto si parla anche se ancora sconosciuto ai più. A Palazzo Reale di Palermo il futuro è ormai tangibile per valorizzare e rivivere l’arte e la storia grazie a µeta [Palazzo Reale > Meta Experience], un nuovo spazio esperienziale che proietta il visitatore in una dimensione parallela, nella quale tecnologia e innovazione restano totalmente al servizio dell’arte per una più approfondita fruizione e salvaguardia del patrimonio artistico e culturale nel tempo. Si tratta di un ulteriore step progettuale nella gestione culturale di Palazzo Reale da parte della Fondazione Federico II che nell’ultimo quinquennio ha completamente rivoluzionato l’esperienza del visitatore con l’apertura al pubblico di nuovi spazi, l’ideazione di mostre inedite coi grandi artisti della scena mondiale e un nuovo bookshop dal sapore internazionale.
Grazie a “µeta” è possibile consegnare i capolavori dell’arte all’infinito, immuni al tempo, alle mutazioni climatiche, a guerre, terremoti, alluvioni, rendendoli fruibili ovunque l’uomo potrà insediarsi nel futuro. Protetti dalla memoria. Un tempo esistevano gli schizzi a mano libera, poi le prime fotografie e lo smartphone: tutti mezzi per fissare nella memoria l’immagine dell’opera d’arte. Oggi un nuovo sistema si affida alla tecnologia e all’innovazione per rendere i capolavori invincibili.
Entrando nella dimensione di “µeta” i visitatori del “Complesso Monumentale Palazzo Reale e Cappella Palatina” possono rendersi conto in prima persona come l’innovazione applicata ai beni culturali non sia un concetto astratto ed estraneo ma è praticabile e consente in questo caso di entrare in simbiosi con le opere d’arte come mai successo prima. Il visitatore assiste al processo di smaterializzazione e materializzazione dei grandi capolavori d’arte dinanzi all’originale, scopre come avviene la creazione dell’identità dell’opera (con la visione della nuvola di punti), sarà immerso nell'”Infinity room”. Può, inoltre, portare a casa il risultato di quel processo, ovvero le opere d’arte in materiali eco-sostenibili.
Due esempi eccezionali attendono il visitatore: il Giovinetto di Mozia in una “veste” pop, ecosostenibile, imponente, che introduce alla straordinaria riproduzione del Satiro Danzante di Mazara del Vallo, sospeso come a librarsi in volo. Sarà possibile osservarlo nei suoi minimi particolari, una scoperta per chi non lo ha mai visto dal vivo, una riscoperta per chi lo ricorda e uno stimolo a visitare l’originale. E a far da introduzione, un testimone importante: il ritratto marmoreo originale di Ottaviano Augusto, il ritratto più fedele mai rinvenuto in Sicilia del primo imperatore, che dopo 83 anni dal ritrovamento è rientrato nella sua Centuripe dopo essere stato custodito a lungo al Museo Paolo Orsi di Siracusa. L’opera è stata eccezionalmente prestata dal Museo Regionale di Centuripe (Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci), grazie alla partnership con l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.
Sarà solo la prima di una lunga serie di opere d’arte che giungeranno dai musei di tutta la Sicilia e da collezioni private e pubbliche, alternandosi come “padroni di casa” nella µeta Experience. Le collaborazioni, infatti, saranno estese di volta in volta a istituzioni museali, gallerie d’arte e anche collezionisti regionali e nazionali, che vorranno esporre le opere all’interno di spazio µeta a Palazzo Reale, dove ogni anno transitano quasi un milione di visitatori.
Il progetto, co-finanziato da Invitalia e dal Ministero della Cultura nell’ambito di Cultura Crea, nasce dalla partnership tra la Fondazione Federico II e Forma Rei onlus per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica in ambito culturale. Forma Rei è una giovane associazione nata con lo scopo di divulgare e promuovere il valore della digitalizzazione dei Beni Culturali, che attinge all’esperienza di innovazione tecnologica della startup ARTFICIAL che ha digitalizzato negli ultimi anni oltre duemila opere d’arte, creando un vero Spotify dell’arte scultorea internazionale. L’idea è semplicissima: applicare ai visitatori lo stesso processo di digitalizzazione dei beni culturali per farne comprendere il valore e le implicazioni future. Facile, intuitivo, immediato.
In un’epoca contrassegnata da pandemie, guerre e incertezza economica, il futuro sembra tutt’altro che roseo e nella società contemporanea si rischia di perdere di vista l’importanza della sfera culturale.
In questo contesto µeta [Palazzo Reale > Meta Experience] intende creare valori per il futuro innescando nell’individuo e nella collettività interesse e comprensione per l’arte, nonchè consapevolezza civica di tutela della memoria artistica.
L’esperienza è arricchita da una novità assoluta, “Quickscan”: il fruitore dello Spazio µeta viene scansito in sei secondi e riceverà subito la propria identità digitale. Potrà poi decidere se utilizzarla: avatar per accedere al Metaverso o se regalarla ai nipoti per mantenere viva la memoria del proprio volto da giovane, o ancora, se far realizzare il proprio busto in materiale ecosostenibile. In fondo qualcuno sostiene che ogni essere umano, in quanto unico, è un’opera d’arte. Info su www.formarei.org
“Il Metaverso – spiega Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – deve essere uno strumento al servizio dell’arte e mai al di fuori della fruizione delle autentiche opere. E’ questo quello che proponiamo al Palazzo Reale, dove daremo la possibilità ai visitatori di valorizzare l’enorme patrimonio culturale siciliano attraverso la tecnologia. Per capire quanto è importante la memoria digitale, identitaria delle opere d’arte: per la custodia, la salvaguardia e per spingere sempre di più i turisti all’interno dei musei”.
“Con il programma Cultura Crea, Invitalia ha sostenuto la realizzazione di un progetto che offre al visitatore un’esperienza innovativa, mediante digitalizzazione dei beni culturali e della loro ri-materializzazione attraverso materiali ecosostenibili – ha detto Ernesto Somma, responsabile Incentivi e Innovazione di INVITALIA -. Questa modalità di fruizione del patrimonio culturale consente di raggiungere nuovi target potenzialmente interessati. L’allargamento dei target di fruizione del patrimonio culturale è particolarmente coerente con le finalità della misura e del PON Cultura & Sviluppo 2014-2020, incentrato sul concetto di audience development. E’ centrale, dunque, per incrementare la domanda di cultura in una duplice direzione: in termine di allargamento dei flussi turistici ma anche in relazione alla identificazione di coloro che vivono in un territorio e iniziano ad appropriarsi della storia, cultura ed identità dello stesso attraverso la fruizione del patrimonio culturale”.
“Il Palazzo Reale rappresenta l’innovazione, il meglio della creatività umana – ha detto Giorgio Gori, Forma Rei onlus -. Questa iniziativa è anche un modo per raccontare come la nuova tecnologia cerchi di proteggere i file e, in questo caso, l’arte”.
– foto xd6/Italpress –
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Palermo, Lagalla presenta gli assessori in consiglio comunale
PALERMO (ITALPRESS) – Tre mesi fa l’insediamento a Palazzo delle Aquile, due mesi fa la scelta della giunta, oggi la presentazione dei singoli assessori dinanzi al Consiglio comunale. Una seduta lampo quella tenuta in Sala delle Lapidi, con il sindaco Roberto Lagalla che ha spiegato una a una le deleghe di donne e uomini scelti per affiancarlo nei prossimi cinque anni, specificando che i compiti di ciascuno sono stati selezionati in base all’area tematica.
Undici in tutto i componenti della giunta, con Lagalla che terrà per sè la delega alla Pianificazione strategica e alla gestione del piano di riequilibrio. La prima a essere presentata, alla sinistra del primo cittadino, è la vicesindaca Carolina Varchi, alla quale è stato assegnato l’assessorato alla Legalità e al Bilancio. A seguire Giampiero Cannella con delega alle Politiche culturali, Maurizio Carta per la Rigenerazione urbana e le Infrastrutture, Carlo Falzone per il Decentramento amministrativo e i Rapporti con le circoscrizioni, Sabrina Figuccia per Sport, Turismo e Politiche giovanili, Giuliano Forzinetti per le Attività produttive ed economiche, Andrea Mineo per le Politiche ambientali e la Transizione ecologica, Totò Orlando per i Lavori pubblici e l’Edilizia privata e sociale, Rosi Pennino per i Servizi sociali e sociosanitari, Aristide Tamajo per l’Istruzione e la Manutenzione scolastica e Antonella Tirrito per Sicurezza, Protezione civile e Politiche abitative.
“Auspico un confronto sereno e pacato tra giunta e Consiglio, che porti a un rapporto operoso per il bene dei palermitani. Ringrazio gli assessori per il lavoro che già in questi primi due mesi sono stati in grado di svolgere – afferma Lagalla, – Ogni obiettivo che ci porremo dovrà guardare all’interesse generale della città”. Il primo cittadino ha anche dato il suo placet alla richiesta dei capigruppo di calendarizzare per la prossima settimana la discussione in Consiglio sul piano di riequilibrio.
– foto: xd8/Italpress
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Scoperto un giro di fatture false a Palermo, 3 arresti e 4 società sequestrate
PALERMO (ITALPRESS) – Con l’accusa di associazione a delinquere ed emissione di fatture false tre persone sono finite agli arresti domiciliari. Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Palermo che ha disposto il sequestro preventivo di 4 società, nonchè di somme riconducibili agli indagati per un valore complessivo di circa 160 mila euro.
Oltre ai destinatari delle misure cautelari, a titolo di concorso nell’ipotesi di reato di emissione di fatture false, risulterebbero coinvolte altre 9 persone tra cui tre dipendenti pubblici che avrebbero svolto “in nero” lavori edili e di giardinaggio usufruendo dello “schermo” societario messo a disposizione dal sodalizio; tre percettori di reddito di cittadinanza, che avrebbero richiesto l’emissione delle fatture false per coprire la propria attività lavorativa e non perdere il beneficio assistenziale, i quali saranno segnalati all’Inps ai sensi della normativa vigente.
Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza, in particolare dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Palermo – I Gruppo Tutela Entrate, avrebbero permesso di quantificare in oltre 2 milioni di euro l’ammontare delle fatture oggettivamente e soggettivamente inesistenti che sarebbero state emesse dalle società nella disponibilità degli indagati nel periodo 2019 – 2021.
L’ipotizzato meccanismo fraudolento, ricostruito con l’ausilio delle indagini tecniche e dell’analisi dei flussi finanziari, avrebbe permesso di determinare anche il profitto spettante agli indagati che sarebbe pari al 10% dell’importo delle fatture.
Inoltre, tra i destinatari della misura cautelare, ad un indagato viene contestato anche il reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche in quanto, occultando i redditi di cui sarebbe risultato titolare, avrebbe ottenuto indebitamente la percezione dell’assegno sociale corrisposto dall’Inps per un importo di 3.300 euro, mentre un altro risulta percettore del reddito di cittadinanza per un ammontare di 700 euro mensili, beneficio che, per effetto del provvedimento, verrà immediatamente sospeso.
foto ufficio stampa Guardia di finanza
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A Palermo scritte No vax alla Fiera e presso la sede dell’Ordine dei giornalisti
PALERMO (ITALPRESS) – Scritte no vax sono comparse alla Fiera del Mediterraneo, a Palermo, dove si trova l’hub vaccinale. “I vaccini uccidono, salvate i bimbi”, la scritta rossa che campeggia all’ingresso dei dipendenti. Poco più in là altre scritte: “Nazisti assassini”, “Vaccini = malori improvvisi”, “Genocidio di Stato, i vax uccidono”. Ed altre scritte sono comparse nei pressi della sede dell’Ordine dei giornalisti, in via Bernini. In entrambi i casi indagano gli agenti della Digos. Nei giorni scorsi scritte analoghe erano comparse davanti alla sede dell’Ordine dei medici di Palermo.
foto Italpress
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