Home Sicilia Pagina 444

Sicilia

Immigrazione, Miccichè “Lampedusa è una zattera di salvezza”

PALERMO (ITALPRESS) – Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, ha ricevuto a Palazzo Reale, a Palermo, il neo sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, eletto nelle ultime Amministrative.
Il presidente si è congratulato con il primo cittadino, 39 anni, intermediario assicurativo, per il risultato ottenuto in un comune di frontiera schiacciato ogni giorno dalla gestione e dall’emergenza migranti.
“Mannino è un sindaco giovane e sono sicuro che, dopo cinque anni di opposizione, riuscirà a lavorare con entusiasmo e a dare una svolta all’amministrazione di un’isola minore ma molto strategica – ha detto Miccichè -. Lampedusa si trova al centro del Mediterraneo, è una zattera di salvezza, non possiamo respingere le persone. Per questo, penso sia necessario non smettere mai di tenere i riflettori puntati su questa realtà”.
Il neo sindaco Mannino ha ringraziato il presidente Miccichè: “A Lampedusa ci sono problemi ed emergenze che un sindaco, da solo, non può affrontare in maniera efficace – ha sottolineato Mannino -. Serve il sostegno delle Istituzioni a livello nazionale ed europeo. Al presidente Miccichè e a tutto il Parlamento siciliano chiediamo una mano di aiuto e un finanziamento straordinario per le isole minori”.
foto ufficio stampa Assemblea Regionale Siciliana
(ITALPRESS).

In Sicilia diminuiscono i ricoveri e le cure fuori regione

PALERMO (ITALPRESS) – E’ diminuito in modo consistente il numero dei siciliani che, negli ultimi due anni, si è rivolto a strutture sanitarie fuori regione per ricevere prestazioni di ogni livello. Lo rivela l’Analisi della mobilità passiva ospedaliera 2021, realizzata da Kpmg e presentata a Palermo dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. Presente anche il direttore del dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato, Mario La Rocca.
Lo studio, mettendo a confronto principalmente l’ultimo periodo pre-pandemico (2019) e il 2021 – non tenendo conto del “fermo” del 2020 – ha evidenziato che i cittadini residenti nelle nove province siciliane hanno preferito rimanere nel proprio territorio. Non solo per i trattamenti più semplici ma, in controtendenza con il passato, anche per ricevere cure di alta complessità.
Nel complesso il valore di tutte le prestazioni sanitarie (ricoveri ordinari e day hospital, specialistica ambulatoriale, somministrazione diretta di farmaci, farmaceutica, medicina di base, trasporti con ambulanza o elisoccorso, cure termali) rese a cittadini siciliani da strutture fuori regione nel 2021 ha avuto un valore economico di 237,4 milioni di euro, contro i 293,8 milioni del 2019, segnando una riduzione di oltre 56 milioni di euro.
In particolar modo, il report analizza la macro-categoria dei ricoveri ospedalieri e day hospital. Per questi, che costituiscono il 66% della mobilità sanitaria passiva e il 7,8% del valore totale dell’assistenza ospedaliera ai cittadini siciliani, il dato è significativo: nel 2021, in totale, sono stati 33.793 i ricoveri fuori regione per un valore complessivo di 157 milioni e 432 mila euro. Nel 2019, erano stati 45.756 per un ammontare di 207 milioni 202 mila euro. Una differenza di più di 50 milioni di euro che, invece di confluire nelle strutture pubbliche e private delle altre regioni, sono rimasti in Sicilia. Per le riabilitazioni si passa dai 3.009 casi del 2019, per un valore di più di 18 milioni di euro, ai 1.759 del 2021, per un valore di circa 12 milioni di euro: sono quindi circa 6 i milioni di euro che rimangono nel circuito della sanità siciliana.
«Offrire ai siciliani un servizio sanitario efficiente – commenta il presidente della Regione Nello Musumeci – è il chiodo fisso che ci accompagna da cinque anni. La netta riduzione del ricorso alle cure fuori dalla nostra regione è un primo segnale confortante, anche se va preso in considerazione l’impatto del Covid. Stiamo investendo oltre un miliardo di euro, in tutta l’Isola, per realizzare nuove e moderne strutture, adeguare reparti ospedalieri, potenziare i Pronto soccorso, acquistare moderne attrezzature mediche e dare ai nostri concittadini un’assistenza che non ha nulla da invidiare alle altre regioni italiane. Un percorso difficile, certo, ma ormai avviato e che intendiamo portare avanti».
«I dati dell’Analisi di Kpmg – spiega l’assessore alla Salute Ruggero Razza – sono molto positivi, senza dubbio i numeri dimostrano che non siamo al livello di quattro anni fa e che dobbiamo proseguire su questa strada senza cullarci sui risultati raggiunti, ma non possiamo ancora dire di essere del tutto soddisfatti. Se i siciliani sono tornati ad avere fiducia nei confronti della Sanità siciliana, il nostro sforzo deve essere doppio: ancora oggi le liste d’attesa sono lunghe e con tempi in qualche caso inaccettabili. La qualità assistenziale, inoltre, deve essere la stessa in tutte le nove province dell’Isola. Continuiamo a lavorare per raggiungere questi obiettivi».
La diminuzione del ricorso ai ricoveri nelle strutture sanitarie fuori Sicilia è ben visibile analizzando i flussi di mobilità verso le altre regioni. I siciliani che sceglievano di curarsi in Lombardia, nel 2019 erano più di 15 mila, mentre nel 2021 passano a 9.700, con una spesa regionale che scende da 80 a 50 milioni di euro. In Emilia passiamo da 30 milioni di euro a 25, in Veneto da 22 milioni a 18, nel Lazio da 15 a 13, in Toscana da 13 a 10 e in Piemonte, infine, da 11 a 9. Si tratta, in prevalenza, di ricoveri per situazioni acute (31.845 casi, il 94% del totale), per riabilitazione (1.759, il 5%) o lungodegenza (189, l’1 %).
Per quanto riguarda la divisione delle singole province, nel 2021 si rivolgono meno agli ospedali di altre regioni i residenti nelle province di Palermo (il 5%) e di Catania (5%). Seguono Siracusa (6%), Enna (6%), Ragusa (8%), Caltanissetta (8%), Messina (8%). Le province in cui si va di più a farsi curare fuori sono quelle di Agrigento (9%) e Trapani (11%). Inoltre, anche nei singoli territori il trend dei dati rivela una riduzione della spesa per i ricoveri extraregione rispetto al 2019. A Palermo passa dai 37, 7 milioni di euro del 2019 ai 29,2 del 2021; a Catania da 34,9 a 26,2; a Messina da 31, 6 a 24,5; a Trapani da 25,7 a 19,9; a Siracusa da 22,8 a 11,9; a Enna da 6,5 a 4,9; a Caltanissetta da 13,7 a 10,7; ad Agrigento da 22,6 a 18,4. In controtendenza Ragusa, dove il valore delle prestazioni nel 2021 è stato di 11,4 milioni contro i 9,2 del 2019.
foto xd7
(ITALPRESS).

L’Università di Palermo al primo posto tra gli atenei del Sud Italia

PALERMO (ITALPRESS) – “La classifica Censis 2022/2023 dei mega Atenei, quelli con più di 40 mila iscritti, colloca UniPa al primo posto tra le Università del Sud Italia. Si conferma, in un anno particolarmente difficile per il sistema universitario italiano, la settima posizione a livello nazionale ex aequo con l’Università di Torino”. E’ quanto dichiara il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri, che aggiunge: “Tra gli indicatori spicca il punteggio di 101 in comunicazione e servizi digitali, secondo soltanto ad un’Università di riconosciuta eccellenza come quella di Bologna. Registriamo inoltre risultati significativi per quanto riguarda le borse di studio, indicatore in crescita a 70 punti anche grazie al rilancio dei rapporti con l’Ente Regionale, e in internazionalizzazione, che raggiunge il punteggio di 82 e su cui stiamo spingendo sempre di più, sia con il coinvolgimento di un maggior numero di aree disciplinari all’interno dell’Ateneo sia con l’estensione del numero di Paesi con i quali si realizzano accordi di mobilità e rapporti di collaborazione e cooperazione”.
“Dal nostro insediamento – sottolinea il rettore Midiri – abbiamo già avviato numerose e concrete iniziative per il miglioramento di indicatori come strutture, servizi ed occupabilità. Stiamo investendo ingenti risorse, oltre 17 milioni di euro, per l’ammodernamento delle sedi universitarie, l’innovazione delle strutture didattiche col potenziamento dei sistemi multimediali, azioni mirate alla riduzione dell’impatto ambientale e per dotare i nostri spazi di luoghi di aggregazione, sociale, culturale, artistica, di campi sportivi e punti ristoro. Anche per quanto riguarda i servizi stiamo promuovendo importanti interventi, grazie al dialogo e alla collaborazione continua con gli studenti, a partire dalla riorganizzazione delle segreterie studenti con nuovi sistemi per prenotare gli appuntamenti e gestire le pratiche direttamente online tramite app”.
“Il tema dell’occupabilità, che risente delle difficoltà economiche del territorio, è tra quelli che riteniamo centrali e su cui ci stiamo impegnando moltissimo – aggiunge il rettore Midiri -. Abbiamo stretto oltre tremila accordi con aziende siciliane e sul territorio nazionale con le quali, a partire da settembre, daremo il via ad un programma di tirocini curriculari per cui è già stato stanziato un milione di euro e che consentirà a studentesse e studenti di mettere in pratica la loro formazione, di avere opportunità lavorative di assoluto rilievo, oltre che di mantenere qui l’inestimabile patrimonio delle loro competenze e potenzialità, elemento insostituibile per la ripartenza e per fare tornare a crescere il nostro territorio”.
foto agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).

Alvano “Manca il personale, Pnrr a rischio per i Comuni del Sud”

PALERMO (ITALPRESS) – In Sicilia e in generale al Sud i Comuni rischiano di non sfruttare le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per le difficoltà organizzative legate alla carenza di personale. Una situazione aggravata da un’applicazione del federalismo fiscale che ha favorito il Centro-Nord. A lanciare l’allarme è Mario Alvano, segretario generale di Anci Sicilia.
“Ci sono difficoltà nelle diverse fasi dell’utilizzo di questi fondi, a cominciare dalla progettazione per passare poi alla realizzazione delle opere, al monitoraggio e alla rendicontazione – spiega Alvano in un’intervista all’Italpress -. E’ tutto il ciclo a rischio, perchè i tempi sono stretti e perchè partiamo da una condizione in Sicilia e più in generale nel Mezzogiorno di estrema criticità. Le difficoltà finanziarie condizionano fortemente le possibilità di assumere personale, ci troviamo con uffici sguarniti, non solo quelli tecnici e finanziari. Questo è un dato di partenza che ovviamente compromette la possibilità di realizzare iniziative ulteriori”.
“Quando parliamo di Pnrr parliamo di investimenti ed è evidente che se i Comuni già fanno fatica a gestire le funzioni ed erogare i servizi avranno ancora più difficoltà a gestire gli investimenti, perchè vanno programmati, gestiti, vanno seguite tutte le fasi, e con quale personale?”, sottolinea Alvano.
“Il Governo ha messo in campo diverse iniziative, anche con la possibilità di assumere a tempo determinato del personale – prosegue il segretario generale dell’Anci -. Ha realizzato il portale Capacity Italia che per supportare i Comuni si avvale di professionisti qualitificati che vengono dal mondo di Cassa Depositi e Prestiti e Invitalia”, ma “tutte queste iniziative sono un pò un modo di sperimentare di volta in volta, è evidente che non possono risolvere i nodi strutturali che vengono molto prima del Pnrr”. Alvano mette l’accento soprattutto su una situazione che “nel nostro Paese è diversificata. Il Centro-Nord parte da una situazione amministrativa di qualità e le opportunità possono essere sfruttate appieno, al Sud è diverso”. Quindi paradossalmente con il Pnrr il rischio di ampliare il divario Nord-Sud “è concretissimo”. Un divario che “è già una realtà che osserviamo da oltre dieci anni a causa di un sistema di applicazione del federalismo fiscale non del tutto soddisfacente, per essere molto diplomatici. In realtà è gravemente lacunoso e ingiusto rispetto agli squilibri territoriali”, spiega Alvano.
“Abbiamo detto in maniera semplicistica ai territori di gestirsi con le risorse che producono, sapendo benissimo che le zone del Paese sono molto diversificate dal punto di vista della capacità fiscale. A questo si aggiunge anche una struttura amministrativa che da noi è carente. La somma delle due cose determina ovviamente nel tempo un allargarsi della forbice – afferma il segretario generale di Anci Sicilia -. Abbiamo di fatto avuto una difficoltà finanziaria prolungata, con una serie di esplosioni di crisi finanziarie nei Comuni e questo a sua volta ha inciso per opinabili scelte legislative sulla possibilità di assumere personale. I Comuni possono assumere solo se sono sani finanziariamente. Così è accaduto che al Centro-Nord sono state fatte assunzioni e questo meccanismo è stato premiale, per il Sud si è determinato un effetto estremamente negativo, che oggi incide anche sul Pnrr”. Un Piano “che è stato concepito come spesso avviene in Italia con una logica che guarda più all’organizzazione dei Comuni del Centro-Nord – spiega ancora Alvano -, immaginando che negli enti locali si fosse fatta già un’opera di pianificazione degli investimenti. Mancano invece le figure per utilizzare le risorse del Piano in una logica coerente, è un problema che riguarda in generale l’utilizzo dei fondi, servono scelte legislative che incidano su questo o comprometteremo le possibilità di sviluppo dei territori”.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Vaccino, in Sicilia via alla quarta dose per over 60 e fragili over 12

PALERMO (ITALPRESS) – Da oggi anche in Sicilia prende il via la somministrazione della quarta dose (second booster o secondo richiamo) di vaccino anti-Covid alle persone dai 60 anni in su e a quelle con elevata fragilità dai 12 anni in su, purchè siano trascorsi almeno 120 giorni dalla ricezione del booster (terza dose o primo richiamo) o dall’ultima infezione successiva al richiamo (in questo caso fa data il test che ha accertato la positività). E’ possibile prenotare la somministrazione, presso tutti i punti di vaccinazione attivi in Sicilia, sia dalla piattaforma di Poste Italiane (https://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it) sia attraverso quella della Regione Siciliana (https://www.siciliacoronavirus.it).
Inoltre, è possibile prenotarsi chiamando il numero verde 800.00.99.66, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18: è sufficiente indicare il codice fiscale, il numero della tessera sanitaria e quello del telefono cellulare, indispensabile per la conferma dell’appuntamento.

– foto ufficio stampa Regione siciliana –
(ITALPRESS).

Pronto Soccorso in Sicilia, tra carenza di personale e atti di violenza

PALERMO (ITALPRESS) – “La situazione drammatica dei Pronto Soccorso siciliani. Analisi dei problemi e proposte per risolverli”. Questo il titolo dell’incontro che si è svolto a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici di Palermo, organizzato dalla segreteria regionale CIMO (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri) e della Federazione CIMO-FESMAED (Federazione Sindacale Medici Dirigenti) della Sicilia.
“Vogliamo ragionare su come migliorare i Pronto Soccorso siciliani – ha spiegato il presidente regionale della Federazione CIMO-FESMED, Riccardo Spampinato -. In Sicilia c’è solo il 53% dei medici in servizio rispetto alle piante organiche previste, sui 786 ce ne sono 414. Questo è già un segno di criticità enorme. Inutile fare i Pronto Soccorso con cinque sale visite se poi c’è un solo medico. Questo sistema comporta lunghe attese nella zona di filtro nel triage. Il paziente che arriva, siccome è convinto di essere lui il centro del mondo, ad un certo punto vuole una risposta che arriva dopo 2-3 ore e a quel punto sfoga tutta la sia rabbia e instabilità sociale. Non c’è il rispetto del camice, della divisa e dell’insegnante, non siamo più abituati ad aspettare. E non sapendo con chi prendersela se la prendono col medico del Pronto Soccorso, questo non è più accettabile”.
Tra le richieste più importanti, anche quella di avere una vigilanza continua per evitare casi di violenza: “Serve qualcuno che garantisca la serenità di lavoro agli operatori sanitari – ha aggiunto Spampinato -. E una legge nazionale che consenta ai giovani di entrare nei Pronto Soccorso non con i contrattini a tre-sei mesi ma a tempo indeterminato. Serve un incentivo perchè non vedo perchè un giovane dovrebbe scegliere il Pronto Soccorso a parità di stipendio, serve un’indennità di funzione. Quella del medico al Pronto Soccorso è un’attività sociale”. A fargli eco il segretario regionale CIMO, Giuseppe Bonsignore: “Serve il personale, i medici sono poco più della metà di quelli che occorrerebbero, quindi insufficienti. La situazione è drammatica, chiediamo di intervenire al più presto”, ha sottolineato.
“In tutta Italia esiste il problema dei medici – ha affermato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza -. Vorremmo presentare alcune proposte alla conferenza Stato-regioni e al governo nazionale. Se in Italia mancano circa il 50% dei medici di Pronto Soccorso non ci si può affidare alla speranza che arrivino. Serve incentivare economicamente chi lavora nel Pronto soccorso e quindi l’auspicio è che il nuovo CCNL, che prevede una valorizzazione per chi lavora nelle aree di emergenza, possa essere quanto prima operativo ma serve anche qualcosa in più”.
“Abbiamo tantissimi medici – ha aggiunto Razza – con l’attestazione di emergenza sanitaria territoriale che operano nella guardie mediche, nei Pronto Soccorso e nelle ambulanze: non si capisce perchè questi professionisti, che fino al 31 marzo potevano lavorare anche in corsie e in Pronto Soccorso, terminata l’emergenza, sono impediti di poterlo fare. Potrebbe esserci un provvedimento di emergenza che consente a tutti coloro che hanno questo corso di essere assunti anche al Pronto Soccorso”.
Per quanto riguarda la sicurezza, “è un problema che è stato affrontato molto, il che non vuol dire che non ci siano casi, come quello indegno che si è verificato e che era imprevedibile – ha sottolineato Razza -. Se si realizza un’aggressione vera e propria con azioni indecorose, lì non ci può la guardia giurata o la presenza del posto di polizia, ci può solo la repressione. Mi aspetto il massimo della repressione possibile”.
Un appello, un grido di aiuto, sulla questione violenza anche da parte del presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Palermo, Salvatore Amato: “L’argomento violenza sugli operatori sanitari ci preoccupa – ha dichiarato -. Le soluzioni vanno ricercate ad ampio raggio, a partire da una questione educativa. C’è da fare una revisione dei percorsi strutturali degli ospedali e un numero di personale sufficiente, oltre che efficiente a livello sanitario. Paghiamo anni di tagli. Servono pene severe per chi fa questi atti, è un problema nazionale e anche internazionale. Non è ammissibile che persone che si dedicano al prossimo siano vittime di violenza, non solo verbale ma anche fisica. La paura di andare a lavorare è una cosa che deve cessare immediatamente. Serve uno scatto d’orgoglio da parte dei nostri decisori, ascoltando quelle che sono le richieste dei professionisti stessi”.
foto xd6
(ITALPRESS).

Droga calata con un cesto dal balcone, arresti tra Palermo e Monreale

PALERMO (ITALPRESS) – Operazione antidroga dei Carabinieri della Compagnia di Monreale che hanno dato esecuzione a misure cautelari nei confronti di 4 persone, tre finite in carcere e una sottoposta a obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutti, in concorso tra loro, devono rispondere di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
I provvedimenti, emessi dal gip del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura, sono frutto di una complessa attività investigativa, condotta dai Carabinieri di Monreale tra l’agosto ed il dicembre 2020, che ha consentito di acquisire un grave quadro indiziario, a carico degli indagati, relativamente alla vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti nel quartiere Boccadifalco di Palermo e a Monreale.
L’attività di spaccio, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, sarebbe avvenuta in favore di innumerevoli acquirenti provenienti anche da altre province siciliane, previo appuntamento telefonico, attraverso consegna a domicilio o ritiro presso l’abitazione degli indagati, dove lo scambio denaro-stupefacente aveva luogo servendosi di un cesto calato giù dal balcone, modalità utilizzata al fine di eludere i controlli. Lo spaccio di droghe “pesanti” (nello specifico cocaina e crack) sarebbe stata la principale fonte di sostentamento per le famiglie degli indagati. Le attività di stoccaggio, lavorazione e spaccio sarebbero avvenute anche con il concorso di 2 delle mogli degli indagati (che, pur indagate nel procedimento, non sono state destinatarie di provvedimenti cautelari), nelle loro abitazioni, in cui vivevano anche i figli minorenni; luoghi che sarebbero stati utilizzati come laboratori per “cucinare” e “basare” la cocaina per la produzione del crack.
I proventi del fiorente giro d’affari, stimato in circa 100.000 euro su base annua, sarebbero stati utilizzati anche per garantire il sostentamento dei familiari degli indagati nel corso dei loro periodi di detenzione, e per il pagamento delle spese legali.
Durante il periodo delle indagini tutti i nuclei familiari degli indagati percepivano il reddito di cittadinanza.
Nel corso dell’attività investigativa sono già state arrestate in flagranza di reato 4 persone, 7 assuntori sono stati segnalati alla locale Prefettura, e sono state sequestrate circa 150 dosi di stupefacente.
foto ufficio stampa Carabinieri
(ITALPRESS).

Infiltrazioni mafiose nell’economia palermitana, 7 misure cautelari e sequestri per 5 milioni

PALERMO (ITALPRESS) – Infiltrazioni mafiose nell’economia palermitana sono emerse nel corso di indagini della Guardia di finanza che hanno portato all’emissione di 7 misure cautelari e al sequestro di società e beni per 5 milioni di euro. I finanzieri del Comando provinciale di Palermo, nell’ambito dell’operazione denominata “Sottoveste”, hanno dato esecuzione a misure cautelari nei confronti di 7 indagati: due sono finiti in carcere, due agli arresti domiciliari e tre hanno ricevuto la misura interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriali per un anno. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale su richiesta della Procura – Direzione
Distrettuale Antimafia, sezione Palermo. Tutti devono rispondere, a vario titolo, dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare Cosa nostra.
Con il medesimo provvedimento il gip ha disposto il sequestro preventivo di 5 società operanti nel settore della vendita al dettaglio di capi d’abbigliamento, intimo ed accessori e dei relativi 13 punti vendita con sede a
Palermo, Cefalù e Favignana, oltre a un’auto nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo – Gico, hanno riguardato le attività di due imprenditori palermitani che, gestendo attraverso prestanome un articolato reticolo societario,
avrebbero posto in essere un complesso di condotte finalizzate ad agevolare e rafforzare gli interessi economico-
criminali del mandamento mafioso di Pagliarelli.
Gli elementi acquisiti allo stato delle indagini consentono di ipotizzare, in particolare, che uno degli indagati,
imprenditore di successo, abbia fornito sostegno al “reggente” del mandamento, già condannato per associazione mafiosa: sollecitando la costituzione, appena uscito dal carcere, di un’impresa edile cui sarebbero stati affidati importanti
lavori di ristrutturazione di numerosi punti vendita; procurando contatti con soggetti di rilievo del mondo imprenditoriale; assumendo familiari del boss; e dopo l’arresto, elargendo somme di denaro ed altre forme di supporto economico durante il periodo di detenzione.
Tale condotta, secondo gli investigatori, avrebbe permesso di rafforzare il potere dell’uomo d’onore sul territorio, consentendo di conseguire notevoli guadagni da utilizzare per le finalità proprie dell’organizzazione mafiosa, prima fra tutte
l’assistenza alle famiglie dei detenuti, condizione imprescindibile per la sopravvivenza stessa di Cosa nostra.
foto archivio uffico stampa Guardia di finanza
(ITALPRESS).