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Nasce il primo impianto di biometano da rifiuti organici in Sicilia

CALTANISSETTA (ITALPRESS) – Snam4Environment, società controllata al 100% da Snam, ha inaugurato oggi a Caltanissetta il primo impianto di biometano da FORSU (frazione organica del rifiuto solido urbano) della Sicilia, un progetto di economia circolare che mira a essere il capofila di altre iniziative analoghe sull’isola, con l’obiettivo di contribuire alla decarbonizzazione della Regione e del Paese. All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, Daniela Baglieri, assessore regionale per l’Energia e i servizi di pubblica utilità, Roberto Gambino, sindaco di Caltanissetta, Antonio Martini, direttore Dipartimento energia della Regione Sicilia, Stefano Ciafani e Gianfranco Zanna, rispettivamente presidente nazionale di Legambiente e presidente di Legambiente Sicilia, Giuseppe Catania, presidente di SRR nord Caltanissetta (Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti) e sindaco del Comune di Mussomeli, Marco Ortu, Managing Director di Snam4Environment, e Sabrina Piccaluga, amministratore unico dell’impianto.
“Grazie al lavoro di tutti gli stakeholder coinvolti, oggi siamo soddisfatti di inaugurare questo impianto che darà un contributo tangibile all’economia circolare in Sicilia, creando opportunità di sviluppo e occupazione per il territorio di Caltanissetta – ha dichiarato Marco Ortu, Managing Director di Snam4Environment -. Attraverso iniziative come questa, possiamo rendere l’Italia un leader europeo nel settore dei gas verdi, facendo leva sulle caratteristiche virtuose del biometano per sostenere gli obiettivi climatici e, al contempo, valorizzando la filiera italiana”.
Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “oggi è una bella giornata per la Sicilia, una regione ancora nel pieno di una travagliata transizione tra la vecchia logica degli impianti di smaltimento e la nuova frontiera dell’economia circolare. Dal 2008 la nostra associazione promuove i digestori anaerobici come soluzione impiantistica per produrre ammendante agricolo e biometano, un combustibile rinnovabile utile a decarbonizzare il sistema energetico e rendere indipendente il nostro paese dalle importazioni dall’estero. In un momento storico in cui la crisi climatica avanza in modo inesorabile e la terribile guerra in Ucraina ha reso chiaro a tutti quanto è importante essere autonomi energeticamente, è fondamentale – ha sottolineato – costruire tanti impianti di questo tipo in tutto il Paese, a partire dal centro sud e dalle isole, coinvolgendo i territori per superare le contestazioni locali, per archiviare una volta per tutte la stagione dell’economia distorta che fa circolare i rifiuti in tutta Italia, promuovendo invece quella sana che avvia a riciclo i rifiuti in ogni provincia”.
Il nuovo impianto, sorto in contrada Grottarossa, potrà recuperare dai comuni limitrofi circa 36.000 tonnellate/anno di FORSU e contribuirà a migliorare l’efficienza del sistema rifiuti della Provincia e della Regione, favorendo la riduzione dell’impatto ambientale, attraverso un minor ricorso alle discariche e al trasporto dei rifiuti fuori Regione, e una conseguente riduzione dei costi a carico del Comune e dei cittadini.
La capacità annua dell’impianto a pieno regime è di 3,6 milioni di standard metri cubi di biometano avanzato, equivalenti a una riduzione delle emissioni di 7.000 tonnellate di CO2 fossile immessa in atmosfera, pari a quelle prodotte dal riscaldamento di circa 3.500 appartamenti. Il digestato, materiale rimanente dalle lavorazioni dei rifiuti, viene trasformato in compost di qualità che potrà essere impiegato come fertilizzante per l’agricoltura, con una produzione di 10.000 tonnellate/anno, utili per concimare più di 300 ettari di terreno, pari alla superficie di 450 campi da calcio.
Durante l’evento, Snam4Environment ha simbolicamente consegnato al Comune di Caltanissetta la pista ciclabile realizzata dalla società nei pressi dell’impianto, un’opera pensata per valorizzare il territorio dando un contributo alla fruibilità dell’area da parte delle comunità locali.

– foto ufficio stampa Snam –
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Università Palermo, primo bilancio di genere e un Centro di studi avanzati

PALERMO (ITALPRESS) – L’Università degli Studi di Palermo presenta il primo bilancio di genere, il Piano di Uguaglianza di Genere a esso collegato e un nuovo Centro di Studi avanzati. Presso la sede di Palazzo Steri, alla presenza del rettore Massimo Midiri e dei docenti responsabili dei progetti, in una conferenza stampa si è scesi quest’oggi nei dettagli di due iniziative sulle quali l’Ateneo punta in modo concreto, allo scopo di migliorare la sua vivibilità tramite la riduzione del render gap e spingere sull’internazionalizzazione attirando ricercatori e docenti stranieri. “Sono due progetti su cui abbiamo tanto investito. Il bilancio di genere e il Gender Equality Plan da una parte, il Centro di studi avanzati di Unipa dall’altra – ha spiegato il rettore Midiri – Due progetti che hanno punti in comune, perchè il tema generale che sta alla base si chiama cultura. La cultura di genere si deve tradurre in cambiamento di pensiero, eliminando quel gap che è ancora presente soprattutto nell’ambito scientifico. Inoltre, abbiamo creato un centro di studi avanzati in cui intendiamo sviluppare l’internazionalizzazione. Palermo è al centro del Mediterraneo, fa da connettore di tante istanze culturali. Solo un centro appositamente creato può funzionare a tal scopo”. “Da oggi – ha concluso – comincia una nuova fase nella logica di trasformare il nostro ateneo in una struttura più smart e internazionale. Vogliamo in questi sei anni far diventare Unipa apprezzata, con buoni servizi e tanti studenti anche stranieri”.
Unipa si è dotata a partire da quest’anno, così come richiesto dall’Unione Europea, di un primo Bilancio di genere che fotografa la situazione riguardo il gender gap e le pari opportunità all’interno dell’ateneo. Un documento pubblico consultabile sul sito ufficiale ed elaborato nel rispetto delle linee guida predisposte dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Da una parte, si tratta di un’operazione di informazione e monitoraggio dei dati legati alle condizioni di lavoro di chi vive all’interno dell’Università, dall’altra ha anche una funzione di formazione in materia di parità di genere per la comunità accademica. Il bilancio di genere di Unipa è uno strumento essenziale per realizzare le politiche di genere all’interno dell’Ateneo, nonchè requisito per la valutazione di ammissibilità del Gender Equality Plan, altro strumento obbligatorio, inserito dall’UE all’interno delle azioni positive, sul quale si basa peraltro l’accesso a fondi di ricerca e a qualsiasi tipo di finanziamento europeo per cui l’ateneo fa domanda. Entrambi i documenti sono stati redatti da un gruppo di lavoro coordinato da Beatrice Pasciuta, prorettrice all’Inclusione, Pari opportunità e politiche di genere, che ne ha illustrato i dettagli.
“Due strumenti fondamentali, il primo misura il divario di genere all’interno della nostra università, l’altro propone misure concrete per provare a intervenire per colmare questo divario. E’ un passo fondamentale, è il primo bilancio di genere e siamo all’anno zero. Partiamo molto bene, la nuova governance ha voluto investire su questo – ha aggiunto – non è soltanto un adempimento burocratico e riguarda l’ateneo nel suo complesso, non soltanto le donne”. Per il Gender Equality Plan sono previsti investimenti pari a 400.000 euro, di cui 180.000 già stanziati. Il 2022 è il primo anno per questo strumento strategico e operativo per l’eliminazione degli squilibri di genere e nel 2024 si potrà tracciare un primo bilancio su come e quanto le 40 misure predisposte saranno riuscite a colmare il divario di genere e a raggiungere gli obiettivi preposti. Il piano si articola in cinque aree di intervento: la prima riguarda la conciliazione tra vita lavorativa e familiare, la seconda riguarda il riequilibrio di genere nei ruoli apicali e decisionali, la terza mira a colmare il gap nella progressione di carriera. La quarta area si riferisce alla valorizzazione della dimensione di genere nella ricerca e nella didattica, infine la quinta propone misure di contrasto a molestie e comportamenti discriminatori.
Secondo quanto è emerso, all’interno di Unipa, soltanto le nomine dei prorettori attualmente seguono la logica della parità di genere, mentre nelle altre forme di governance dell’ateneo si registra attualmente un divario che vede un maggior numero di cariche apicali ad appannaggio degli uomini rispetto alle donne. Successivamente, è stato presentato anche il nuovo Centro di Studi Avanzati, che ha la finalità di promuovere lo scambio delle conoscenze mediante la circolazione internazionale delle idee di studiosi di diversi paesi. La missione è quella di creare un centro in grado di favorire la condivisione di studi tra rinomati accademici, in modo tale da valorizzare la ricerca e il potenziale scientifico dell’Università di Palermo, rafforzare la visibilità internazionale dei ricercatori e studiosi dell’Ateneo, sviluppare attività di partenariato internazionale, promuovere studi e ricerche interdisciplinari, anche mediante l’organizzazione di Seasonal School all’interno della città. Il tutto nel solco dell’internazionalizzazione di Unipa, come ha spiegato il referente Antonello Miranda: “Con questo centro vorremmo non solo stabilizzare una linea di tendenza che c’è già, ma anche accogliere a Palermo colleghi di alta levatura che provengono da diversi centri internazionali di ricerca e che possano proseguire i propri studi a Palermo in un centro che li accolga da un punto di vista logistico. Vogliamo creare – ha aggiunto – un confronto coi colleghi, a favore non solo dei nostri dottorandi ma anche degli stessi docenti”.

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Siciliani a scuola di musica da Mogol, dalla Regione 30 borse di studio

PALERMO (ITALPRESS) – Trenta borse di studio da destinare a giovani musicisti e autori siciliani, su iniziativa dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, grazie a una collaborazione fra il Museo d’arte moderna e contemporanea Riso, il “Conservatorio Alessandro Scarlatti” di Palermo e il CET, “Centro europeo di Toscolano” diretto da Mogol e riconosciuto dal Ministero della Cultura.
Nei prossimi giorni sarà pubblicato l’avviso rivolto a giovani residenti in Sicilia, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che vorranno partecipare ai corsi di perfezionamento musicale in”popular music” per interpreti, autori di testo, compositori di musica leggera e produttori, in programma nei mesi estivi presso il “CET” diretto da Mogol.
Le borse di studio messe a disposizione dalla Regione Siciliana consentiranno a ciascun giovane selezionato di poter frequentare i corsi gratuitamente. L’organizzazione è a cura di Andrea Peria Giaconia per la “Terzo Millennio”.
L’iniziativa è stata presentata, stamane, al Museo Riso di Palermo da Giulio Rapetti, “Mogol”, alla presenza del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci collegato in videoconferenza, dell’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, del Direttore del Museo Riso, Luigi Biondo, del Presidente del Conservatorio di Palermo, Mario Barbagallo e del Direttore del Conservatorio, Daniele Ficola.
“Le 30 borse di studio messe a disposizione dalla Regione Siciliana, con una iniziativa che vede diversi altri Enti coinvolti – ha affermato il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci -, accendono i riflettori sui nostri giovani talenti, ragazzi che si muovono con uno zaino pieno di futuro. Ringrazio il Maestro Mogol per il suo apporto a questo progetto che fa sì che musicisti, produttori, autori della nostra Isola siano sostenuti, incoraggiati, accompagnati dalle Istituzioni. E’ un piccolo gesto, che si aggiunge ad altre iniziative da noi varate in passato, per dare loro fiducia e rafforzare il senso di appartenenza alla nostra terra e perchè possano avere un aiuto sulla strada della loro realizzazione senza rinunciare al valore della identità”.
“Permettere a trenta giovani di potere partecipare gratuitamente ai corsi musicali di Mogol – ha sottolineato l’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, nel corso del suo intervento – è un modo per favorire la crescita dei nostri ragazzi e dar loro un’opportunità irripetibile, sotto la guida di un Maestro assoluto della musica italiana: il più grande e importante autore di testi di canzoni del nostro Paese. La musica, patrimonio immateriale della nostra cultura, è un’arte che connota da sempre i popoli di tutto il mondo. Contribuire alla formazione di chi vuole farne anche scelta di vita credo sia un bel segnale”.
“Siamo molto felici di collaborare con la regione Siciliana – ha dichiarato Giulio Rapetti, Mogol -. E’ la prima volta che la Regione, grazie alla sensibilità dell’assessore Alberto Samonà, aderisce al progetto del CET decidendo di donare borse di studio ai giovani siciliani. Una grande opportunità se si pensa che i più importanti docenti della nostra scuola (ex allievi del CET) sono siciliani come Giuseppe Anastasi, autore delle canzoni di Arisa (‘sincerità’, ‘la nottè, ‘controventò (che hanno vinto due Sanremo) e Giuseppe Barbera produttore artistico della stessa Arisa nonchè grandissimo pianista di livello mondiale”.
L’avviso prevede tre fasi: la prima è relativa alla valutazione dei requisiti di partecipazione e dei titoli culturali presentati dai partecipanti. A ciascun candidato sarà assegnato un punteggio chevaria fra chi è in possesso di diploma di scuola superiore con almeno 80/100 o di laurea specialistica ai sensi del vigente ordinamento ovvero di diploma di laurea di secondo livello secondo il vecchio ordinamento, rispettivamente con 80/100 o 90/100. Punteggio più alto per chi ha frequentato o è in possesso di diploma conseguito presso un Conservatorio o un Istituto superiore di studi musicali.
Un punteggio ulteriore sarà, inoltre, attribuito anche a chi documenterà di aver maturato esperienza nel campo musicale, chi ha all’attivo composizioni, pubblicazioni o incisioni discografiche, e chi presenta nel curriculum studi e ricerche di carattere musicale. Fra i candidati, sarà stilata una graduatoria per titoli: i primi cinquanta potranno accedere alla seconda fase, cioè un seminario di verifica delle capacità e attitudini tecniche e artistiche e del livello di maturazione artistica dei partecipanti. La verifica, che si svolgerà nei prossimi mesi a Palermo, fra il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” e il Museo Riso, avverrà alla presenza di una commissione tecnico-specialistica presieduta dallo stesso Mogol.
I trenta ragazzi che saranno selezionati a seguito del seminario, potranno partecipare alla terza fase: i veri e propri corsi di perfezionamento, cioè le “Residenze musicali” estive che si svolgeranno in Umbria, presso il “Centro europeo di Toscolano” e che saranno articolate in tre moduli per complessivi 15 giorni di full immersion e a tempo pieno, sotto la direzione di Mogol. Al termine del corso di perfezionamento, i giovani che avranno partecipato alle residenze saranno protagonisti di un grande evento musicale che si svolgerà nel capoluogo siciliano.
Inoltre, nelle scorse ore è stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra il Museo Riso e il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, con il quale si dà il via a una collaborazione fra istituzioni che permetterà di organizzare insieme iniziative culturali, convegni, laboratori, concerti e laboratori didattici. Primo atto dell’intesa, tre borse di studio che la Regione metterà a disposizione di altrettanti allievi che saranno indicati dal Conservatorio, per consentire loro di perfezionare il proprio percorso didattico nello storico istituto di studi musicali siciliano.

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Blitz antimafia di polizia e carabinieri a Palermo, 31 arresti

PALERMO (ITALPRESS) – Operazione antimafia della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri di Palermo, che hanno smantellato il mandamento di Brancaccio che comprende le famiglie mafiose di Brancaccio, Corso dei Mille e Roccella. Sono 31 le persone raggiunte da misure cautelari, di cui 29 in carcere e 2 agli arresti domiciliari, accusate a vario titolo di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, detenzione e produzione di stupefacenti, detenzione di armi, favoreggiamento personale e estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Palermo.
L’ordinanza segna l’epilogo di una fase operativa già avviata lo scorso 20 luglio, nell’ambito dello stesso contesto investigato, attraverso l’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Palermo-DDA a carico di numerosi indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata.
La Squadra Mobile di Palermo e il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato hanno eseguito i provvedimenti nelle città di Palermo, Reggio Calabria, Alessandria e Genova.
Gli indagati sono accusati di ‘avere fatto parte, in concorso ed unitamente ad altre numerose persone, dell’associazione mafiosa denominata ‘Cosa Nostrà, promuovendone, organizzandone e dirigendone le relative illecite attività e per essersi, insieme, avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale, il patrimonio, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per se e per gli altri, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione”.
L’ordinanza scaturisce da una complessa attività di indagine avviata dalla Squadra Mobile di Palermo e dal Servizio Centrale Operativo nel 2019 e supportata da presidi tecnici, che ha consentito di acquisire gravi indizi in ordine all’attuale organigramma delle famiglie mafiose attive nell’ampio contesto criminale del mandamento di Brancaccio che comprende le famiglie mafiose di Brancaccio, Corso dei Mille e Roccella.
Le indagini attuali, avviate successivamente agli ultimi arresti operati nel mese di novembre 2019 e mirate ad individuare i protagonisti della riorganizzazione delle famiglie mafiose duramente colpite dai provvedimenti cautelari, hanno consentito di ricostruire gli assetti delle famiglie mafiose di Brancaccio, identificando i probabili vertici, gregari e soldati, che dalle acquisizioni info-investigative il giudice ha ritenuto gravemente indiziati di numerosi reati-fine dell’associazione mafiosa, dalle estorsioni, commesse ai danni di numerosissimi commercianti e imprenditori, il cosiddetto ‘pizzò, alla gestione delle numerose piazze di spaccio sparse sul territorio di Brancaccio, tutti reati che avrebbero consentito di accumulare quei proventi necessari al mantenimento in vita dell’associazione ed alla remunerazione dei sodali liberi e delle famiglie di quelli detenuti.
Ne è scaturito un quadro probatorio a carico degli odierni indagati che, sotto la direzione di personaggi del calibro di D.L.G., vertice della compagine, coadiuvato da N.S., V.A. e D.F.M., quest’ultimo responsabile operativo per il settore delle estorsioni e del traffico di droga, avrebbero riorganizzato i clan mafiosi permettendone non solo la sopravvivenza ma consentendo una maggiore espansione sul territorio di Brancaccio.
Gli investigatori hanno documentato 50 episodi estorsivi ai danni di titolari di esercizi commerciali, a dimostrazione che ‘le attività produttive della zona sono sempre oggetto di attenzione dell’articolazione mafiosa e molti esercenti, dal piccolo ambulante abusivo fino all’operatore della grande distribuzione, sono soggetti alla pretesa del pizzo quando non addirittura costretti, ab origine, a chiedere l’autorizzazione prima di avviare i lavori o ad assumere dipendenti dettati dal gruppo criminalè.
Al riguardo emblematica è la conversazione avvenuta tra il responsabile delle estorsioni della cosca mafiosa ed un suo sodale, avvicinato da un imprenditore edile che, avendo in progetto di acquistare un terreno nella zona di competenza della famiglia mafiosa per costruirvi appartamenti e consapevole di doversi assoggettare alle pretese mafiose per poter realizzare le costruzioni senza incorrere in furti, rapine o danneggiamenti – per ottenere quindi la protezione della mafia -, si rivolge al referente mafioso della zona, per mettersi a posto.
Le pretese estorsive non hanno risparmiato nemmeno uno ‘sfincionarò che, dopo avere subito il danneggiamento della saracinesca del laboratorio mediante apposizione di attack si era rivolto ad uno degli odierni indagati per mettersi a posto.
Ancora da segnalare la pervicacia dimostrata dagli estorsori di Brancaccio che non avrebbero esitato ad effettuare il sopralluogo presso un cantiere edile sorto nelle immediate vicinanze del Commissariato, per una successiva eventuale richiesta estorsiva.
Per quanto riguarda le armi, sottolineano gli investigatori, “è di tutta evidenza, dunque, come tutti gli associati abbiano piena consapevolezza di siffatta disponibilità e siano ben consci anche della loro possibilità di ottenere il concreto possesso di armi di cui siano in un dato momento sprovvisti rivolgendosi ad altri sodali, financo a quelli eventualmente inseriti in altre articolazioni territoriali dell’organizzazione criminale”.
Anche il traffico di droga rappresenta una importante voce di arricchimento illecito; dal complesso delle attività, infatti, è stato possibile quantificare gli introiti derivanti dalle “sei piazze di spaccio dello Sperone”, tutte direttamente gestite o comunque controllate dai sodali, con un ricavo presunto di circa 80.000 euro settimanali, nonchè accertare la provenienza di parte dello stupefacente ad opera di due Calabresi, destinatari dell’odierna ordinanza.
In tale ambito sono stati eseguiti, in più occasioni ed a titolo di riscontro, 16 arresti in flagranza per detenzione di sostanza stupefacente e sequestrati circa 80 chili di droga tra cocaina, purissima ancora da tagliare, hashish e marijuana per un valore sul mercato di oltre 8 milioni di euro.
Afferma il gip: “non ci si può infine esimere dal rimarcare che costituisce plastica dimostrazione di come la scelta di vita degli indagati sia fondata, già in termini culturali e ‘idealì, proprio su un principio di contrapposizione ai fondamenti della libertà democratica e al rispetto delle regole, il reiterato utilizzo delle parole ‘sbirro o carabinierè quali vere e proprie offese che si ritrova in più conversazioni intercettate”.
In tale contesto, come emerso nel corso delle indagini, nel maggio del 2019, durante i preparativi per il ricordo della strage di Capaci e via D’Amelio, veniva prospettata l’intenzione di un parente di un coindagato di far partecipare la figlia alle relative iniziative scolastiche. In proposito il presunto uomo d’onore, dopo avere apostrofato la parente del coindagato come sbirra, ha sottolineato come lui non avesse mai prestato il consenso alla partecipazione definita “vergogne” a queste iniziative, ribadendo che non potevano “immischiare le carte con Falcone e Borsellino”.
Continua il giudice che “si colloca nel medesimo solco, ed è per la verità ancora più sconcertante, il fatto che la ‘formazionè mafiosa non abbia risparmiato nemmeno una bambina in tenera età che, dopo lunga preparazione, si accingeva a partecipare a una iniziativa scolastica in memoria dei rimpianti Giudici Borsellino e Falcone”.
Anche in piena emergenza epidemiologica sono stati acquisiti gravi indizi in merito al rastrellamento di denaro dalle pochissime attività rimaste aperte e con volumi di affari certamente ridotti ma in un caso un indagato si è impossessato di venti cartoni di mascherine FP3 contenenti 16.000 mascherine, sottraendole ad un Ospedale cittadino dove svolgeva attività lavorativa perchè appartenente all’area “Emergenza Palermo”, per rivenderle a scopo di lucro.
L’odierno provvedimento cautelare, nella parte sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, colpisce un gruppo di soggetti gravemente indiziati di essere direttamente legati a due indagati che, forti dei loro storici legami con “Cosa Nostra”, sarebbero stati in grado di coadiuvare i due vertici nella gestione del mandamento mafioso e nella conduzione delle attività illecite che alimentavano le casse della famiglia mafiosa di Ciaculli.
Fra i 5 soggetti destinatari di misura cautelare oggetto delle investigazioni dei Carabinieri di Palermo figurano infatti F.G., direttamente legato per connessioni parentali ai vertici del mandamento, e E.P..
L’agguerrita compagine criminale, per il tramite dei suoi collaboratori, si sarebbe dunque occupata dell’imposizione delle cosiddette sensalerie sulle compravendite di immobili ricadenti sotto l’area di influenza, commettendo vere e proprie condotte estorsive in danno di quei cittadini che, per concludere affari immobiliari, si sono visti costretti ad accettate l’opera di mediazione degli indagati.
Altro settore illecito è quello della coltivazione di piantagioni di cannabis-sativa, da cui veniva ricavato la sostanza stupefacente destinata alle piazze di spaccio del capoluogo.
Le acquisizioni dei militari del Nucleo Investigativo hanno, altresì, evidenziato che la compagine criminale avrebbe tratto parte del suo sostentamento anche dalla gestione delle acque irrigue, impropriamente sottratte direttamente alla conduttura “San Leonardo”, di proprietà del “Consorzio di Bonifica Palermo 2”. Gli affiliati alla famiglia mafiosa di Ciaculli sarebbero, infatti, intervenuti direttamente sulle condotte del consorzio, forzandole e incanalando l’acqua in vasche di loro proprietà, per poi ridistribuirla ai contadini operanti nell’agro Ciaculli-Croceverde Giardini e Villabate. Tale circostanza, oltre a costituire un guadagno illecito per l’organizzazione mafiosa, avrebbe permesso alla famiglia mafiosa di Ciaculli di accreditarsi verso numerosi produttori agricoli, ergendosi a punto di riferimento per la gestione di uno dei beni essenziali per eccellenza: l’acqua.
Un ulteriore “affare” sul quale gli uomini di Ciaculli avrebbero imposto il controllo, è stato rintracciato nella gestione delle piattaforme di gioco per le scommesse on-line illegali. Questo delicato settore, che risulta una costante nella moderna economia che costituisce gli affari delle famiglie mafiose siciliane, avrebbe assicurato cospicui introiti nella cassa della consorteria di Ciaculli e di quel mandamento mafioso, che avrebbe imposto sul territorio l’utilizzo di piattaforme di gioco che non avrebbero rispettato la normativa sulla prevenzione patrimoniale imposta alle attività ludiche dalle leggi italiane. Il compenso, tuttavia, sarebbe stato versato dagli esercenti, in proporzione ai guadagni ricavati, nelle casse del mandamento mafioso. I proventi delle attività illecite sarebbero stati poi reinvestiti in alcune attività commerciali.
Dalle indagini è anche emerso che la compagine mafiosa avrebbe avuto anche a disposizione un vero e proprio arsenale di armi. L’intervento dei Carabinieri ha, infatti, consentito nell’ottobre 2020 di arrestare in flagranza di reato un indagato e di rinvenire nella sua disponibilità un fucile da caccia (doppietta), marca Beretta calibro 12, e otto munizioni celate all’interno di alcune balle di fieno accatastate nel maneggio di sua proprietà nella zona di Croceverde Giardini, fatti per i quali vi è procedimento penale in corso.
Le acquisizioni in possesso dei militari dell’Arma avrebbero tuttavia consentito di presupporre che la potenza di fuoco della famiglia mafiosa potesse contare anche su numerose armi semiautomatiche gestite dai sodali e nascoste nell’agro di Ciaculli, sinora non rinvenute.
Contestualmente la Polizia Giudiziaria ha dato esecuzione al sequestro preventivo del capitale sociale, di beni aziendali e dei locali di alcune imprese per un presunto valore complessivo di circa 350 mila euro, in quanto frutto di intestazione fittizia, tra i quali una rivendita di prodotti ittici, due rivendite di caffè e tre agenzie di scommesse.
(ITALPRESS).

In Sicilia 848 nuovi casi di Covid e 2 vittime

PALERMO (ITALPRESS) – Sono 848 i nuovi positivi in Sicilia. E’ quanto si evince dal quotidiano bollettino emesso dal Ministero della Salute. I tamponi processati nelle ultime 24 ore sono stati 7.527, con un tasso di positività che scende al’11,2%, rispetto all’11,8% di ieri. Le vittime sono 2, con il totale dei decessi a inizio pandemia che passa a quota 10.768. La Sicilia è al quinto posto per contagi in Italia, con 95.181 persone attualmente positive (686 meno di ieri). I ricoverati sono 681, 11 in più rispetto al giorno precedente, in terapia intensiva sono 37, uno in meno rispetto a ieri.

foto ufficio stampa Istituto Zooprofilattico Sicilia
(ITALPRESS).

In 23 mila al concorso della Regione Siciliana per 100 posti di funzionario

PALERMO (ITALPRESS) – Da domani 17 maggio prove scritte per il primo dei sette profili a concorso per il reclutamento dei 100 funzionari da assumere per il ricambio generazionale della Regione Siciliana. Appuntamento con i test digitali per i 9.118 candidati ai 22 posti di funzionario amministrativo, categoria D. Complessivamente sono 23.043 i candidati che dal 17 al 24 maggio si metteranno alla prova con i test per le selezioni del concorso ricambio generazionale.
La prova scritta del concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento a tempo indeterminato, per 22 unità di personale a tempo pieno ed indeterminato, si svolgerà domani, in due sessioni giornaliere, con convocazione alle ore 10 (sessione mattino) e alle ore 15 (sessione pomeriggio) nelle tre sedi: Palermo (Tendostruttura di via Giuseppe Lanza di Scalea), Catania (Palaghiaccio di viale Kennedy) e Siracusa (Centro Fiera del Sud di viale Epipoli).
Previsti in tutto 9.118 candidati, di cui 4.728 attesi (suddivisi in due sessioni) a Palermo provenienti dalle province di Palermo, Trapani e Agrigento, 2.428 candidati svolgeranno le prove a Catania, provenienti dalla provincia etnea e da Messina, e 1.962 a Siracusa appartenenti alle province di Siracusa, Enna, Caltanissetta, Ragusa e nelle altre regioni italiane o paesi esteri.
Ai test (60 quiz sulle materie d’esame) andranno domani martedì 17 maggio i candidati per i 22 funzionari amministrativi. Da mercoledì 18 maggio prove a Palermo per gli aspiranti 8 funzionari avvocati (3.237 candidati), il 19 maggio per i 24 funzionari tecnici (3.946), il 20 maggio sessione unica per i 5 funzionari di controllo di gestione (1.282) e i 18 funzionari economico finanziari (1.872), e infine, il 24 maggio quelli per gli 11 funzionari dei sistemi informativi e tecnologici (1.971) e i 12 funzionari tecnici per tutela del territorio e sviluppo (1.617).
Le prove scritte in modalità digitale si svolgeranno nell’area concorsuale allestita con le Tendostrutture in via Lanza di Scalea nei pressi del centro commerciale secondo il calendario prefissato. Il calendario delle date per il concorso Ricambio generazionale a Palermo messo a punto dalla Regione Sicilia e dal Formez. Info, calendario e diario d’esame dettagliato alla pagina dedicata sul portale della Regione Siciliana al link e sul sito Formez.

foto ufficio stampa Regione siciliana
(ITALPRESS).

Musumeci “L’autonomia siciliana va ripensata”

PALERMO (ITALPRESS) – “L’Autonomia siciliana va ripensata non solo con una coraggiosa revisione dello Statuto (operazione per la quale l’Ars è impegnata da circa 20 anni), ma anche attraverso riforme strutturali che pongano al primo posto il rapporto finanziario con lo Stato, infrastrutture strategiche e sostegno alle imprese. Sono impegni che abbiamo in parte mantenuto e realizzato in questi anni, senza mai perdere di vista la prioritaria necessità di tenere la Regione impermeabile a qualsiasi tentativo di condizionamento, non solo mafioso. Su questo fronte sono impegnati governo e Parlamento, senza distrazioni e cali di tensione”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in occasione della celebrazioni organizzate a Palazzo Orleans per il 76° anniversario dell’Autonomia. Nel parterre dei Giardini d’Orleans, alla presenza del governo regionale, di deputati regionali e nazionali, di autorità civili e militari, Musumeci ha voluto sottolineare come “il nostro primo compito” sia stato quello di “rilanciare l’autonomia della responsabilità (e non più dei privilegi) per essere parte attiva di un processo riformatore atteso da 10 anni e divenuto ormai ineludibile”.
“La Sicilia – ha proseguito Musumeci – sta dimostrando di saper tenere ‘carte e conti in regolà, di essere capace di varare riforme significative che riducano l’imposizione fiscale, di saper guardare e attuare l’innovazione, di cogliere le opportunità che offrono la centralità mediterranea, le trasformazioni della produzione agricola e industriale, di saper puntare sulla qualità delle sue università, con le quali vogliamo creare proprio nell’Isola il Politecnico del Mediterraneo, per l’alta formazione post laurea, aperta alle speranze anche dei giovani che provengono dal Continente africano e dal vicino e Medio Oriente e dare certezza di futuro a migliaia di nostri giovani”. Musumeci ha evidenziato anche come “all’inizio di questa legislatura, avevo formulato davanti al Parlamento siciliano due auspici: la riforma del regolamento che disciplina l’uso (o l’abuso) del voto segreto e il varo di un codice etico per i membri del governo, del Parlamento e della burocrazia regionale. Più volte ci siamo interrogati su quanto sia prioritaria la tutela della sicurezza del voto rispetto alla trasparenza democratica verso gli elettori, che richiede invece la riduzione degli spazi di segretezza. In tutte le Assemblee pubbliche, lo scrutinio segreto è richiesto solo per gravi decisioni, in casi comunque rari”.
“In Sicilia se ne fa un abuso costante, fino a farlo apparire non uno strumento di dissenso (che si manifesta palesemente) ma uno strumento di vendetta o, peggio ancora, un modo per coprire intese trasversali tra opposizione e parte della coalizione di governo. Gli elettori hanno il diritto di controllare il voto dei loro eletti e verificarne la fedeltà al mandato ricevuto. Ecco perchè rimane vivo l’auspicio di una modifica della norma regolamentare dell’Aula, che riaffermi il principio generale dello scrutinio palese, con rilevanti eccezioni nel caso di voto su persone o su provvedimenti che toccano principi di libertà sanciti dalla Costituzione”.
Il presidente della Regione ha ricordato pure come settantasei anni fa, quando Umberto II di Savoia emanava lo Statuto speciale, la Sicilia era stremata dalla crisi economica e dalle distruzioni della guerra. «Il dramma di quest’ultimi mesi, con l’eroica tenacia del popolo ucraino, vittima dell’aggressione russa – ha sottolineato – ci riporta ai sentimenti provati allora dai nostri padri. Nel Dopoguerra, lo spirito di rivalsa di quella stagione ebbe in Sicilia nell’Autonomia il suo frutto più bello, nato dal confronto tra tutte le forze politiche e sociali e da uno straordinario impegno corale per il riscatto del popolo siciliano”.
“Il successivo mancato coordinamento dello Statuto siciliano con la nuova Costituzione repubblicana (successiva perchè del dicembre del 1947) – ha aggiunto – ha di fatto impedito la piena attuazione dell’Autonomia regionale. Le spinte statali di un neocentralismo, da un lato, e l’acquiescenza se non l’ascarismo di alcune classi dirigenti politiche siciliane, dall’altro lato, hanno vanificato ogni possibile sussulto di orgoglio, condannando la Sicilia al suo eterno ruolo di regione marginale e periferica, dell’Italia e dell’Europa”. La cerimonia si è aperta con l’esecuzione, da parte della Fanfara del XII Reggimento dei Carabinieri di Sicilia, diretta dal maestro il luogotenente Paolo Mario Sena, dell’Inno d’Italia di Goffredo Mameli e di quello siciliano “Madreterra” di Vincenzo Spampinato. Al termine dell’intervento di saluto del presidente Musumeci, sul palco si è esibita l’Orchestra giovanile del Teatro Massimo di Palermo, diretta dal maestro Michele De Luca. Sono stati eseguiti brani di Richard Wagner (Il divieto d’amare) e Pietro Mascagni (Cavalleria Rusticana – Intermezzo). Spazio anche per Mario Incudine che ha cantato “E vui durmiti ancora” (di Gaetano Emanuel Calì e Giovanni Formisano) e Donnafugata.
Le celebrazioni si sono chiuse con l’Orchestra sinfonica siciliana, diretta dal maestro Francesco Di Mauro e con il soprano Daniela Schillaci. Eseguiti i brani di Giuseppe Verdi (I Vespri siciliani – Overture) e Vincenzo Bellini (Norma – Overture e sempre dalla Norma, l’Aria “Casta diva”). In chiusura, la sfilata in abiti storici di un gruppo di Piana degli Albanesi. Per l’occasione nei Giardini sono stati collocati anche otto totem multimediali che hanno trasmesso altrettanti video d’epoca realizzati dall’Istituto Luce sulla storia dell’Autonomia siciliana ed è inaugurata la nuova fontana realizzata al centro del parterre.

– foto ufficio stampa Regione Siciliana –

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Noto, cittadinanza onoraria al Comandante Legione Carabinieri Sicilia

NOTO (SIRACUSA) (ITALPRESS) – Nell’ambito delle iniziative della primavera barocca 2022 e della 43^ edizione dell’Infiorata, ieri sera a Noto, in Piazza Municipio, il Sindaco Corrado Figura ha consegnato al Generale di Brigata Rosario Castello, Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, la cittadinanza onoraria. “Per l’alto senso del dovere e della fedeltà dimostrato in favore dello Stato e delle sue Istituzioni ispirati a valori quali onestà, impegno sociale e civile, per la costante presenza e sostegno a favore degli Enti Locali nell’affrontare delicate questioni di comune interesse, per il contributo e gli interventi di prevenzione, repressione e controllo del territorio non solo netino, ma della Sicilia tutta, per la difesa e la sicurezza dei cittadini e del bene comune” si legge nella motivazione.
– foto ufficio stampa Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa –
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