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Scontro tra Miccichè e Musumeci, tensioni in Forza Italia

PALERMO (ITALPRESS) – Che non tirasse un’aria particolarmente buona era facile da intuire ancora prima che Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci rilasciassero un’intervista l’uno al Corriere della Sera nel giro di pochi giorni. Ma dopo le dichiarazioni del governatore regionale della Sicilia al quotidiano milanese è arrivata la controrisposta del presidente Ars. E i toni, soprattutto all’interno di Forza Italia, si sono ulteriormente alzati.
Musumeci, nel ribadire di non avere alcuna intenzione di arretrare sulla propria ricandidatura a Palazzo d’Orleans, aveva sottolineato come in passato per due volte l’attuale coordinatore regionale di Forza Italia abbia “spaccato la coalizione facendo vincere la sinistra”. Non si è fatta attendere la reazione del diretto interessato: a margine della presentazione alla stampa della mostra Re, organizzata a Palazzo dei Normanni dalla fondazione Federico II, Miccichè ha sottolineato l’impossibilità di riconciliarsi con il presidente della Regione.
“Quotidianamente mi fa capire che continuerebbe a comportarsi nella stessa maniera anche dopo. Sia chiaro, per me è una bellissima persona e non ho mai avuto nulla contro di lui: tuttavia questo suo tentativo di distruggere i partiti ed eliminare la politica non mi piace. Il suo è un metodo di lavoro distruttivo, oltre che fallimentare: non ha mai coinvolto i partiti della maggioranza, con cui avrebbe dovuto condividere importanti decisioni, soprattutto quando si trattava di approvare le leggi di riforma. E su questo l’80% dell’Assemblea la pensa come me”.
Dura la presa di posizione dell’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao dopo le parole di Miccichè. “La politica non può essere trasformata in terreno di scontro personale, specialmente in un momento in cui i siciliani si aspettano risposte chiare e puntuali piuttosto che beghe di partito -, afferma Armao, – Chi riveste un ruolo istituzionale non può svilirlo con attacchi personali ad altri soggetti politici. Il presidente dell’Assemblea regionale, in particolare, riveste un ruolo di imparzialità e garanzia, che viene inevitabilmente compromesso da queste affermazioni”.
Le accuse di Armao a Miccichè vengono rilanciate da un altro forzista della Giunta regionale, Marco Falcone. “Purtroppo, alternando momenti di nervosismo a fasi di confusione totale, colui che dovrebbe essere il garante della massima istituzione democratica della Regione finisce per diventare il principale destabilizzatore della politica in Sicilia -, evidenzia il titolare alle Infrastrutture a Palazzo d’Orleans, – Quando si parla del governo dei siciliani, Miccichè farebbe bene a tacere. Forza Italia è il pilastro della coalizione di centrodestra al governo nell’isola: avremmo gradito, e come noi la maggioranza dei siciliani, che anche altri nei propri ruoli avessero lavorato per il bene del partito e del territorio”.
A rispondere a Falcone è il vicecapogruppo di Forza Italia all’Ars, Michele Mancuso: “Piuttosto che sparare a salve, dovrebbe essere grato verso chi lo ha tenuto nella plancia di comando per quattro anni e mezzo. E’ ora di mettere da parte gli atteggiamenti di sfida, se per lui è così difficile esternare la propria gratitudine farebbe meglio a cercasi un altro partito”

(Photo credit: agenziafotogramma.it)

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Bilancio Sicilia, Armao “A breve il parere dei revisori”

PALERMO (ITALPRESS) – “Avuto riguardo alle fantasiose considerazioni di alcuni deputati delle opposizioni si precisa che il parere sul DDL Bilancio 2022-24, approvato dalla Giunta è stato richiesto nei termini di rito al Collegio dei Revisori.
Il Collegio dei Revisori – come noto – che è stato istituito su iniziativa del Governo Musumeci, ed in particolare di questo Assessorato, dopo l’elezione si è appena insediato, nonostante la norma istitutiva risalga ad oltre un anno fa (l.r. 1 del 2021). Ciò a causa dei ritardi dell’inserimento del punto all’odg da parte degli Uffici dell’ARS (elezione nella seduta dell’8 febbraio scorso). Grazie alla dedizione ed all’impegno dei professionisti che ne fanno parte e delle strutture amministrative a supporto il parere, si è certi, sarà reso entro qualche giorno in termini compatibili con la prima applicazione dell’istituto”. E’ la precisazione in una nota dell’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao

(Photo credit: agenziafotogramma.it)

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Intesa Sanpaolo, 4 miliardi per la crescita delle imprese in Sicilia

PALERMO (ITALPRESS) – Si è svolta a Palermo la settima tappa del roadshow degli incontri territoriali di presentazione del nuovo Accordo tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese. Un protocollo basato sul percorso congiunto “Competitività, Innovazione, Sostenibilità” che mette a disposizione 4 miliardi di euro per le aziende siciliane, nell’ambito dei 150 miliardi di euro del plafond nazionale, per promuovere l’evoluzione del sistema produttivo su questi tre driver fondamentali per la crescita e in coerenza con il PNRR.
Dopo i saluti di Alessandro Albanese, Presidente di Confindustria Sicilia, nel corso dell’incontro sono intervenuti: Salvio Capasso, Responsabile Servizio Imprese & Territorio di Srm, Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Alessandro Lenoci, Direttore Commerciale Imprese Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Raffaele Mazzeo, Partner di RSM – Società di Revisione e Organizzazione Contabile, e Giuseppe Todaro, Presidente della società Operazioni e Servizi Portuali di Palermo.
L’Accordo presentato oggi alle imprese siciliane – di durata triennale e firmato lo scorso ottobre da Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, e Carlo Messina, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo – pone al centro iniziative a supporto delle aziende in ambito di digitalizzazione e innovazione, rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale, potenziamento delle filiere e sostenibilità.
“Per accelerare la crescita delle imprese siciliane mettiamo in campo 4 miliardi di euro, rinnovando l’azione congiunta con Confindustria – spiega Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo -. Il nostro Gruppo supporta l’economia meridionale anche attraverso l’attività di sviluppo delle ZES, per le quali ha predisposto un plafond di 1,5 miliardi e un desk di consulenza specialistica. Le aziende dell’isola oggi si trovano a dover affrontare la transizione ambientale e digitale che noi sosteniamo finanziando investimenti orientati ai criteri ESG. In Sicilia, inoltre, attraverso il ‘Programma Sviluppo Filierè abbiamo già favorito oltre 20 accordi di filiera per un giro d’affari complessivo di 2,3 miliardi di euro”.
“L’Accordo tra Intesa Sanpaolo e Confindustria contribuisce – aggiunge il presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese – a rafforzare la competitività delle imprese, le supporta nel percorso di crescita e di sviluppo, consente loro di dotarsi di strumenti e soluzioni finanziarie utili al rilancio. E c’è di più, il percorso sostenuto e corroborato dalla presenza di un partner finanziario come Intesa Sanpaolo è in linea con gli obiettivi strategici e ambiziosi della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Lo sviluppo in Sicilia passa anche da azioni come questa, in grado di rispondere alle reali esigenze delle imprese”.
L’intesa consolida e rinnova la collaborazione ultradecennale tra Intesa Sanpaolo e Confindustria che, grazie a un’interpretazione sinergica e condivisa del rapporto tra banca e impresa, si è rafforzata nel corso degli ultimi anni. A partire dal 2009 sono stati sottoscritti diversi accordi improntati a una visione di politica industriale di ampio respiro, finalizzati a rendere la finanza e il credito componenti strategiche al servizio della competitività del mondo imprenditoriale.
Iniziative congiunte hanno consentito di supportare decine di migliaia di imprese con credito per oltre 200 miliardi di euro, affiancandole nelle fasi più critiche di uno scenario economico in continua evoluzione.
Il sistema produttivo siciliano: gli asset strategici La città di Palermo e la Sicilia possono cogliere l’opportunità di attivare un rilancio strutturale, sostenibile e durevole della propria economia. L’analisi di Srm – Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo spiega che il successo sarà strettamente legato al ruolo dei pilastri portanti del sistema produttivo locale.
Il primo riguarda l’industria agroalimentare e il settore ICT. La Sicilia crea il 22,6% del valore aggiunto del comparto agroalimentare dell’intero Mezzogiorno, vale a dire 4,3 miliardi di euro. La regione rispetto al resto del Paese presenta una maggiore specializzazione produttiva in questo settore, che esprime il 5,8% dell’economia dell’isola (Italia 4,2%), soprattutto in riferimento all’agricoltura (4,2% contro il 2,2% dell’Italia), al numero di imprese attive (23% contro il 15,2% dell’Italia) e al valore dell’export (13,6% contro il 10,1% dell’Italia). Inoltre, questa filiera rappresenta il 45,3% dell’export della provincia di Palermo. Rilevante è poi la componente ICT-Digitale: nel 2020 il mercato regionale ha registrato un valore di oltre 2,5 miliardi di euro, quasi il 3% del Pil (a fronte del 4% nazionale).
Il secondo pilastro strategico è rappresentato da turismo, cultura ed enogastronomia. Nel 2019 la provincia di Palermo ha registrato 1,2 milioni di arrivi e 3,3 milioni di presenze, rispettivamente il 23% e il 22% della Sicilia. Palermo si caratterizza per una minore permanenza media: 2,8 notti contro 3 notti della Sicilia (3,6 al Sud e 3,3 in Italia) ma l’attrattività turistica internazionale è alta. Infatti, ben il 58,6% delle presenze turistiche è straniero (50,5% per la Sicilia, 38% per il Sud e 50,5% per l’Italia). E’ interessante evidenziare, inoltre, che la provincia di Palermo si caratterizza per una domanda di qualità: su 100 presenze alberghiere, ben 73 afferiscono a strutture di 5 stelle, 5 stelle lusso e 4 stelle, valore superiore al dato regionale (67) e nazionale (48).
Il terzo pilastro è l’economia del mare. Nella provincia di Palermo è presente il 19% delle imprese del settore logistica-trasporti dell’isola (1.533 aziende). Il porto della città movimenta 7,6 milioni di tonnellate di merci (+5% sul 2020, +32% sul 2019) e fa parte, insieme a Termini Imerese, Porto Empedocle e Trapani, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia occidentale e della ZES Mar di Sicilia occidentale. Nel trasporto Ro-Ro e nel comparto passeggeri (con oltre un milione di viaggiatori), quello palermitano è il secondo porto del Mezzogiorno e il quinto in Italia.
Il quarto pilastro riguarda l’energia. La Sicilia è una delle regioni leader nel Mezzogiorno per energie rinnovabili e oil. Nel mix di produzione elettrica è forte il peso di eolico e fotovoltaico (4,7 miliardi di kWh per le due fonti su 16,1 totali prodotti nell’isola). Considerando il complesso delle fonti rinnovabili (oltre eolico e fotovoltaico, anche bioenergie e idrico), la Sicilia è la terza regione del Mezzogiorno per kWh prodotti (5 miliardi di kWh su 36 complessivi della macroarea, pari al 13,9%). Nella provincia di Palermo grazie a sole e vento si produce il 41% dell’elettricità generata nell’area. La provincia contribuisce per il 18% alla produzione rinnovabile della Sicilia.
foto ufficio stampa Confindustria Sicilia
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Palermo, i big dell’arte contemporanea a Palazzo Reale per la mostra .RE

PALERMO (ITALPRESS) – Concreta. Potente (artisticamente). Irriverente. Non conformista. .RE è una mostra autoriale della Fondazione Federico II che ha l’intento di spalancare le porte, nell’era del virtuale, a riflessioni sulla “realtà reale” per una rinascita collettiva. Sedici artisti, sedici personalità culturali differenti dell’arte contemporanea che, dagli anni Sessanta ad oggi, si sono fatti interpreti della nostra epoca.
E’ stata presentata alla stampa, questa mattina, al Palazzo Reale la mostra .RE dal presidente della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè e dal direttore generale, Patrizia Monterosso.
Ventotto opere in mostra che enfatizzano lo stupore e la meraviglia nel mondo per non essere sopraffatti dalle ferite dei nostri tempi quali la disumanizzazione dilagante, le guerre, la pandemia. L’allestimento presso le Sala Duca di Montalto, a Palazzo Reale, evita ogni scorciatoia tipica dei fondamentalismi per accogliere la ricchezza delle differenze contro una lettura che ammette un solo linguaggio, una sola voce, una singola storia. Opere che adottano la linea di un umanesimo preparatorio e si aprono a nuove fasi di Rinascimento. Alberto Burri, Saint Clair Cemin, Tony Cragg, Zhang Hong Mei, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Sol LeWitt, Emil Lukas, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Tania Pistone, Andres Serrano, Ai Wewei e Gilberto Zorio.
Artisti che, a proprio modo, hanno travalicato le sclerotizzazioni delle visioni del mondo, recuperando il senso profondo tra arte e concetto, tra concetto e parola, tra visione individuale e collettiva, tra atroce e banale, tra etica e critica sociale. Artisti che hanno, certamente, il merito di avere concepito l’arte come leva di resistenza ad una civiltà connotata spesso dalla semplificazione tanto da ridurre, talvolta, l’arte a rappresentazione effimera della realtà.
“Dopo questi anni la Fondazione Federico II – sottolinea Miccichè – ha avuto un livello di crescita d’immagine in Italia e in tutto il mondo. Io non so chi sarà il prossimo presidente dell’Ars e quindi della Fondazione Federico II, ma la mia richiesta e il mio appello, sin d’ora, è che non si perda il lavoro fin qui svolto. Questa mostra consolida, ulteriormente, l’idea che sia stato creato uno spazio culturale di altissimo profilo nazionale ed internazionale. In un momento in cui la pandemia chiudeva ogni cosa la progettualità della Fondazione Federico II non ha mai cessato e ha prodotto mostre ed eventi di pregio e di altissimo valore. Perchè la depressione si cura con la cultura e con l’arte”.
La mostra .RE aprirà il 22 aprile a Palazzo Reale (Sale Duca di Montalto) e aspira a porre Palermo come capitale dell’arte contemporanea, proprio nel periodo chiave di una rinascita collettiva. Il percorso di costante crescita della Fondazione Federico II degli ultimi quattro anni ha consentito di confrontarsi con alcuni tra i maggiori esponenti dell’arte contemporanea a livello mondiale. Il titolo della mostra evoca da subito il senso del progetto. Ossia l’esigenza e lo slancio vitale a rielaborare e riorganizzare le proprie azioni dopo eventi stravolgenti e annichilenti come la pandemia, la regressione democratica e la guerra.
“L’idea progettuale di questa mostra è stata concepita con il presidente della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè – dice Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione -. La degenerazione di un’umanizzazione che ha portato la guerra, la pandemia hanno creato una crisi tale da mettere in discussione i vecchi paradigmi. Era necessario, quindi, pensare, a una mostra che ci facesse riflettere attraverso un’arte che sana le ferite.
Sedici artisti per ventotto opere secondo una lettura che non è univoca ma molteplice. Una mostra per la riconcezione di una religiosità e un assoluto che va concepito partendo dai mali del mondo riconciliandosi con una forma che energia; tra opere, quadri, dipinti, sculture secondo un’articolazione inaspettata. Una mostra irriverente contro gli assolutismi e gli iper-individualismi. Già la mostra di McCurry ne è testimonianza”.
Sedici grandi artisti contemporanei simboleggiano sedici cammini per schiudere la riflessione sulla realtà. Sedici sensibilità artistiche sferzanti che hanno scelto di sviluppare espressioni artistiche non nella direzione della disumanizzazione o del post – umano. Sedici artisti, puntando il dito nella piaga di un ridente conformismo che spesso ha lacerato la creatività, immergono il fruitore in una dimensione riflessiva e di funzione sociale dell’opera d’arte.
Un posto speciale in mostra lo occupano tutte le opere. La Fondazione Federico II, anche questa volta, non poteva però tralasciare, pur guardando ad un orizzonte internazionale, il legame con la propria terra. Il Grande Bianco Cretto in mostra, quindi, Burri, rimanda il visitatore all’elaborazione di un lutto per le ferite del suolo. Insieme al Grande Bianco Cretto di Alberto Burri poi Human conditions Zhang Hong Mei; Sunflower Seeds e Finger di Ai Wewei; Skull di Tony Cragg; Saint Clair Cemin, con l’opera Sphere; Blue Heart #0987 di Emil Lukas; Gilberto Zorio, in mostra con Monotype. .RE intende accendere la luce anche su questi temi terribilmente attuali. Tra le ventotto opere in mostra vi sono anche sculture che focalizzano il dibattito nell’arte del rapporto tra materia-forma. Scultura intesa non come monumentalità morte e inerti.
Pistoletto, in mostra, con la Venere degli stracci, la sfera dei giornali e Autoritratto con quaderno Terzo Paradiso trasmette una dimensione artistica ponendo la scultura “in condizione di instabilità, di mancanza di controllo, per risuscitarla e risvelarla”.
Miti e rappresentazioni simboliche dell’antichità sono il racconto di Mimmo Paladino in mostra con Hortus conclusus e Testimone.
Arte povera come ricerca analitica e concettuale, come dialogo con la natura: Penone e la sua Trentatrè erbe.
Arte che affronta il grande tema del sentimento religioso non come liberazione dal mondo con l’opera di Claudio Parmiggiani.
Il sentimento dell’assoluto affrontato nell’opera The Black Supper di Andres Serrano.
La Fondazione Federico II ha individuato opere che recuperano e danno respiro a grandi temi, ivi compreso il concetto di arcaicità come ponte tra due mondi e come tentativo dell’uomo contemporaneo per recuperare le visioni di quel mondo che vive in noi.
Simboli del passato che riprendono vita tramite la lunga linea del tempo e di tradizioni ancestrali. Rongorongo è l’opera di Tania Pistone dove la scrittura ancestrale diviene protagonista di una composizione che in una tessera dorata (l’opera si caratterizza per un fondo dorato) di un mosaico (la complessità dei linguaggi) crea un bassorilievo dove l’essenzialità dei segni è generativa di nuovi linguaggi e di nuovi contenuti.
L’immediata dimensione ludica e infantile dell’opera Ballon dog di Jeff Koons.
Un vero e proprio feticcio del rapporto dell’arte con la vita. Sol Lewitt esprime la sua idea di arte concettuale: è l’idea che crea materia. L’idea libera l’arte dalla sottomissione della materia. Forme semplificate, essenziali. Sculture come strutture primarie: un minimalismo che riscopre un nuovo rapporto con lo spirito, il volume e le superfici.
.RE, aperta fino al 31 ottobre 2022, è la mostra voluta dalla Fondazione Federico II per affermare la convinzione che l’arte e la cultura forse non salveranno il mondo ma ci salveranno dall’atrofia della coscienza.
– foto ufficio stampa Fondazione Federico II –
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Miccichè “Spero che Musumeci possa cambiare e coinvolgere i partiti della maggioranza”

PALERMO (ITALPRESS) – “Non ho mai condannato il presidente Musumeci come persona. Durante la legislatura, ho sempre e solo criticato il suo metodo di lavoro”. Così il coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, a margine della presentazione della mostra RE organizzata dalla Fondazione Federico II, che verrà inaugurata oggi, a Palermo.
“Musumeci, nella sua azione di governo, non ha mai coinvolto i partiti della maggioranza, con cui avrebbe dovuto condividere importanti decisioni, soprattutto quando si è trattato di approvare le leggi di riforma. Un atteggiamento, questo, che ha indisposto l’intero Parlamento – aggiunge Miccichè -. Ho fatto parte di cinque governi nazionali e non è mai esistito che il governo prendesse iniziative su temi importanti senza avvisare i partiti”. “Anche io avrei voluto candidarmi ma, quando ho capito che era una proposta divisiva, l’ho immediatamente ritirata – sottolinea -. Credo sia questo l’atteggiamento corretto per raggiungere una soluzione. Se tutti avessimo questo senso di umiltà, si troverebbe una soluzione in tempi brevissimi”.
“Mi dispiace molto che si sia creata questa contrapposizione con il presidente della Regione, ma Musumeci non si è mai messo in discussione – conclude Miccichè -. Spero ancora, fino all’ultimo, che lui possa capire i suoi errori e cambiare atteggiamento, per il bene e l’unità della coalizione di centrodestra”.
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Regionali Sicilia, Musumeci “Berlusconi può risolvere tutto in un’ora”

PALERMO (ITALPRESS) – “Luciano De Crescenzo diceva: ‘Ci vogliono 2 anni per imparare a parlare e 50 per imparare a tacerè. E io li ho superati. Dico che non mi farò delegittimare da chi ha già spaccato la coalizione due volte facendo vincere la sinistra, da chi oggi in Sicilia guida metà del suo partito e non si capisce cosa mi rimproveri. Per me il centrodestra è un valore e un ideale. Se verrà diviso, ognuno si prenderà le proprie responsabilità”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ribadisce la sua intenzione di ricandidarsi alla guida della Regione, nonostante le resistenze del coordinatore regionale di Forza Italia, Gianfranco Miccichè.
“Se non dimostreranno che sono socio di Matteo Messina Denaro o che, a differenza di quanto mi risulta, esistono candidati più competitivi di me, no. Non ritirerò la mia candidatura”, sottolinea Musumeci che, in merito ad una eventualità di sue dimissioni per votare già in estate, dice: “L’ho letto sui giornali, ma se dovesse servire per ricompattare la coalizione lo farei domattina. In caso contrario non avrebbe senso. Almeno per ora”.
“Ringrazio Meloni per il sostegno – aggiunge – e concordo con la sua richiesta: decisioni così importanti devono essere prese a livello di leader nazionali. Soprattutto perchè è innaturale mettere in discussione un presidente uscente se non ci sono fatti gravi. E noi qui abbiamo sempre governato bene, nella giunta lavorano in armonia con me 4 assessori azzurri indicati dallo stesso Miccichè. Non c’è mai stato problema. Questa situazione fa male al centrodestra”.
In merito alla richiesta della leader di Fdi, Giorgia Meloni, di un intervento di Silvio Berlusconi, Musumeci commenta: “Condivido e sì, ho sentito di recente Berlusconi. Ha dato la sua disponibilità, ma io sono molto prudente, rispetto il travaglio che vivono le forze politiche al loro interno… Ma il centrodestra sta dando uno spettacolo indecoroso, qualcuno deve assumersi la responsabilità”. Musumeci dice, inoltre, di non avere parlato con Matteo Salvini: “No. Ci siamo scambiati per messaggio gli auguri”. Ed in merito ad un asse FI-Lega per un nuovo assetto del centrodestra, dichiara: “Io sento parlare di ‘laboratorio Sicilià, ma non vedo perchè i siciliani debbano fare le cavie, magari imbarcando in un’alleanza grillini e sinistra per scimmiottare Draghi. Vogliamo normalità, stabilità, in Sicilia il centrodestra è maggioranza e può vincere”.
“Io – aggiunge – ho visto solo sondaggi che mi danno vincente su altri possibili sfidanti e avversari. Se gli altri partiti ne hanno di diversi, li mostrino. Sa che si dice qui? Che di una persona ‘prima si chiacchiera e poi diventa chiacchierata…’. Ecco, non lo accetto. E credo davvero che, con una telefonata e in un’ora, Berlusconi potrebbe risolvere tutto”. In riferimento alla competizione tra Salvini e Meloni, commenta: “Non riesco a capire come il fatto che una forza dell’alleanza cresca possa essere un problema. Ma che siamo, i pesci piranha?”. E alla domanda se Salvini ambisse alla presidenza della Sicilia per la Lega, risponde “Ah beh, tutto è possibile. Ma non tutti i desideri diventano diritti”.
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Covid, in Sicilia contagi in calo. Più di mille quarte dosi agli over 80

PALERMO (ITALPRESS) – Nella settimana dall’11 al 17 aprile si è registrato ancora un lieve decremento delle nuove infezioni. L’incidenza di nuovi casi positivi è pari a 30.034 (-8.3%), con un valore cumulativo di 621.35/100.000 abitanti. Il tasso di nuovi positivi più elevato rispetto alla media regionale si è registrato nelle province di Messina (904/100.000 abitanti) e Siracusa (714). Le fasce d’età maggiormente a rischio risultano quelle tra i 6 e i 10 anni (873/100.000) e tra gli 11 e i 13 anni (840). Continua il trend in diminuzione anche per le nuove ospedalizzazioni. E’ quanto emerge dal bollettino settimanale Dasoe inviato dalla Regione Siciliana in merito all’epidemia Covid sul territorio regionale.
I dati relativi alla campagna vaccinale fanno riferimento alla settimana dal 13 al 19 aprile. Nella fascia d’età 5-11 anni, i vaccinati con almeno una dose si attestano al 27,82% del target regionale. Risultano aver completato il ciclo primario 75.069 bambini, pari al 23,84%. La percentuale degli over 12 anni che hanno ricevuto almeno una dose è dell’89,99%, mentre si attesta all’88,70% quella di chi ha completato il ciclo vaccinale primario. Per lo stesso target, il 10,01% del target rimane ancora da vaccinare.
Sono 871.801 i cittadini che possono effettuare la somministrazione booster, ma non l’hanno ancora fatta. Complessivamente i vaccinati con dose aggiuntiva/booster sono 2.699.598 pari al 75,82% degli aventi diritto.
Dal primo marzo sono state effettuate 3.008 somministrazioni di quarta dose agli over 12 con marcata compromissione della risposta immunitaria e che hanno già completato il ciclo vaccinale primario con tre dosi da almeno 120 giorni. Dal 12 aprile è stata estesa la somministrazione della seconda dose booster (quarta dose) agli over 80, ospiti delle Rsa e ai soggetti tra i 60 e 80 anni affetti da condizioni di particolare fragilità come indicato da ministero della Salute. Hanno diritto alla quarta dose quanti hanno ricevuto la prima dose booster da oltre 120 giorni senza intercorsa infezione da Covid-19. Dal 12 aprile i vaccinati in quarta dose con riferimento a questo target sono 1.006.
(ITALPRESS).

Mafia e riciclaggio oro, 5 arresti e sequestri a Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – Concorso esterno in associazione di stampo mafioso, riciclaggio, ricettazione ed estorsione aggravati. Sono i reati che vengono contestati a cinque persone arrestate dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, in collaborazione con il Comando Provinciale di Palermo. Le misure cautelari sono state emesse dal gip presso il Tribunale di Palermo su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Disposto anche il sequestro di 5 imprese operanti nel settore del commercio dell’oro, nonchè di somme di denaro, oro, disponibilità finanziarie, beni mobili registrati, immobili e aziende nella disponibilità di 27 indagati, fino alla concorrenza di circa 5 milioni di euro.
L’attività investigativa, condotta attraverso l’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette, corroborate da puntuali riscontri e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbe permesso di raccogliere elementi indiziari circa l’esistenza di un meccanismo di riciclaggio di oro da parte di una società palermitana che, sulla base delle direttive impartite dal mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo, avrebbe agito da collettore di grandi quantità di materiale prezioso raccolte nel territorio di riferimento sia da ladri/rapinatori sia dai relativi ricettatori. Gli investigatori avrebbero accertato l’esistenza di un sistema illecito che esercitava un capillare controllo sulle attività di riciclaggio e ricettazione dei metalli preziosi di provenienza delittuosa.
La società palermitana, che sarebbe stata finanziata sul nascere dall’allora reggente della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, nel triennio 2016-2018, ha dichiarato operazioni di cessione di oro per oltre 2,19 tonnellate, per un controvalore di oltre 75 milioni di euro.
In particolare, in base agli elementi raccolti dalle Fiamme Gialle, sarebbe emerso che, in una prima fase, il metallo prezioso – che sarebbe stato acquistato in totale omissione degli obblighi antiriciclaggio, fiscali e di pubblica sicurezza e con la presunta consapevolezza della sua origine delittuosa (furti e rapine) – sarebbe stato sottoposto ad un processo di fusione per essere poi ceduto ad altri operatori del settore sotto forma di lingotti/verghe.
Successivamente, al fine di ridurre i rischi e di dare una parvenza di legalità alle grandi quantità di oro movimentato, gli stessi imprenditori si sarebbero serviti di “compro oro”, rispetto ai quali sarebbero emersi gravi indizi di reato in ordine all’emissione di false fatture di vendita.
Sono in corso di esecuzione numerose perquisizioni, nei confronti degli indagati, al fine di reperire ulteriori elementi probatori a supporto delle ipotesi accusatorie formulate dagli investigatori.
(ITALPRESS).