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Al via collaborazione tra Sicilia e Montenegro

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Due giorni intensi di visite istituzionali e incontri in Sicilia per l’ambasciatore del Montenegro in Italia Sanja Vlahovic per avviare le basi di un ponte fra la Sicilia ed il Montenegro. Questi incontri sono stati propedeutici ad una missione che una delegazione siciliana farà entro l’estate a Podgorica e Bar, le due principali città montenegrine, per avviare una proficua collaborazione fra il Montenegro e la regione siciliana.
L’ambasciatore Vlahovic ha incontrato il presidente della Regione Nello Musumeci, il vicepresidente Gaetano Armao. l’assessore Roberto Lagalla e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, con i quali ha già avviato un’interlocuzione per avviare un progetto di cooperazione che coinvolga il Montenegro e la Sicilia.

Nel corso della due giorni siciliana la diplomatica montenegrina è stata ricevuta anche dal rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari per discutere di un accordo fra l’università di Podgorica e quella palermitana – nell’ambito di un corso sul turismo, settore molto importante per il piccolo Paese balcanico che sta crescendo nel segmento del turismo di lusso – e dal responsabile dell’internazionalizzazione di Confindustria Nino Salerno con il quale sono stati affrontati i principali interessi del Montenegro (Energia, Turismo, Agricoltura e Pesca) per attrarre aziende siciliane interessate a investire in Montenegro in questi settori.

 

“Sono molto soddisfatta di questa due giorni siciliana – ha detto all’Italpress l’ambasciatore Vlahovic – perché ho riscontrato l’interesse della Sicilia nei confronti del nostro Paese. Sono convinta che sarà soltanto il primo passo per gettare le basi di un ponte fra Sicilia e Montenegro per una cooperazione che dia alle aziende siciliane e montenegrine reciproche possibilità di sviluppo e business”.
(ITALPRESS).

Musumeci “Ricandidarmi? Se manterrò il 60% delle promesse”

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“Non ho la presunzione di dirlo adesso, voglio vedere se in questi tre anni riuscirò a fare almeno il 60% delle cose per le quali ho chiesto e ho ottenuto il consenso dei siciliani”. Lo ha detto il presidente della Regione sicilia Nello Musumeci a “L’Intervista” di Maria Latella su Sky TG24 rispondendo a una domanda su una sua possibile ricandidatura nel 2022. Secondo Musumeci “non è del tutto vero che la Regione siciliana non spende i fondi, la regione ha speso oltre quello previsto in
due anni, abbiamo speso quasi 2 miliardi di euro”.
Per quanto riguarda invece le responsabilità sul gap infrastrutturale del Sud e della Sicilia in particolare “sono romane, perche’ Roma non ha avuto un serio progetto per il Mezzogiorno”. “Abbiamo avuto denaro a fiumi, è mancato un progetto, i lacci e i laccioli sulle gare d’appalto sembrano
essere fatte per non accelerare la spesa – aggiunge -. Abbiamo bisogno di deroghe alle normative vigenti, serve un piano anticiclico. Mi accontenterei di completare un’opera in tre anni. E’ indicibile il lavoro di un presidente che incalza Anas ed Rfi perchè possano realizzare i progetti”.
(ITALPRESS).

Stroncato traffico di cocaina dalla Colombia

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Stroncata dalla Guardia di finanza una organizzazione internazionale finalizzata all’importazione e al traffico di cocaina, operante tra Italia, Spagna, Messico e Colombia.

I Finanzieri del Comando provinciale di Catania, con il supporto e la collaborazione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e dello Scico, hanno dato esecuzione a due provvedimenti di fermo nonché ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con contestuale applicazione di un mandato di arresto europeo, nei confronti di altre cinque persone. Quest’ultimo provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catania.

I sette destinatari di misure restrittive, tre sono ricercati, sono componenti di un’associazione internazionale finalizzata all’importazione e al traffico di droga. Sottoposti a sequestro 406 chili di cocaina oggetto anche di una consegna controllata da Bogotà fino a Catania, dietro richiesta di rogatoria della Procura Distrettuale etnea alle corrispondenti autorità della Colombia.

È la collaborazione tra le autorità italiane, colombiane e spagnole il ‘punto di forza’ dell’operazione contro il narcotraffico, denominata ‘Halcon’, che ha portato alla cattura di quattro degli indagati – tra cui due narcotrafficanti vicini al cartello messicano di Sinaloa – e al sequestro di 406 chili di cocaina arrivati a Catania l’11 gennaio con un volo merci.

Dalla sede Catanese del nucleo di polizia economico e finanziaria, gli investigatori si sono collegati in video conferenza con i colleghi colombiani e spagnoli.

È stata l’autorità colombiana a sottolineare “l’importante contributo della polizia italiana con la Guardia di Finanza e della polizia spagnola per il successo dell’operazione”. Un’indagine difficile “perché ci è voluto molto tempo, ma le tecnologie moderne hanno aiutato gli investigatori”.

Fondamentale è stata la collaborazione tra Italia e Spagna che hanno monitorato gli spostamenti dei corrieri sospetti e del carico di droga.
(ITALPRESS).

Gratta e Vinci, nel Catanese vinti 1,7 milioni

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La fortuna bacia la Sicilia e in particolare il comune di Fiumefreddo, in provincia di Catania, dove è stata realizzata una vincita da 1 milione 756 mila euro con il biglietto “Nuovo Turista per Sempre”. Il tagliando fortunato è stato acquistato nel punto vendita di Sebastiano Spoto, in via Marina 6.

“Siamo molto contenti! Il nostro è un paese piccolo, dove ci sono anche tanti disoccupati, spero di cuore che abbia vinto una persona bisognosa”, commenta il titolare del punto vendita.

Dall’inizio dell’anno il Gratta e Vinci ha distribuito complessivamente premi per oltre 732 milioni di euro su tutto il territorio nazionale.
(ITALPRESS).

Il Montenegro scommette sulla Sicilia. L’ambasciatrice a Palermo

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Il Montenegro guarda con interesse alla Sicilia ed è pronto ad aprire un nuovo periodo di cooperazione e a costruire legami economici e culturali con l’Isola: questa la ‘missione’ dell’ambasciatrice Sanja Vlahovic in visita ufficiale a Palermo per incontri ufficiali con il sindaco, Leoluca Orlando, il presidente della Regione, Nello Musumeci, e il mondo dell’Università e di Confindustria. “L’amicizia tra Montenegro e la Sicilia parte da lontano, dai progetti messi in piedi dalla nostra principessa Jelena con la Croce Rossa dopo il terremoto di Messina – racconta Sanja Vlahovic in un’intervista all’Agenzia Italpress -. Da allora è cominciato un periodo di amicizia, e posso dire anche che c’è tanta somiglianza tra i due popoli a livello di mentalità, cultura e bellezza. L’intenzione è quella di avviare un nuovo periodo di cooperazione: c’è un interesse da parte del Montenegro a collegarsi con la Sicilia, e spero anche al contrario. Possiamo anche contare su alcune priorità in comune come turismo e industria marittima”.

Il Montenegro, dal ripristino dell’indipendenza datata 2006, è uno dei Paesi con lo sviluppo economico e sociale più dinamico non solo dei Balcani occidentali ma anche dell’Europa. La crescita del Pil negli ultimi anni si aggira sul 4%, e nel terzo trimestre del 2019 è stata pari al 4,7%. Un’espansione legata alla stabilità politica ed economica, alle riforme nazionali, a grandi progetti infrastrutturali già realizzati o in via di realizzazione, al significativo afflusso di investimenti esteri, e al forte sviluppo di settori strategici quali turismo, agricoltura, energia ed edilizia, oltre all’adesione alla Nato e al progresso fatto verso l’adesione all’Ue.

 

In Montenegro operano oltre 600 aziende legate a investitori italiani. E alcuni dei progetti strategici nei settori energia e turismo si stanno realizzando in partenariato con compagnie italiane. Pochi mesi fa, per esempio, è stato inaugurato il cavo elettrico sottomarino tra il Montenegro e l’Italia, realizzato da Terna, che rappresenta il primo ponte energetico tra la Regione dei Balcani e l’Europa occidentale.

Inoltre, Eni sta conducendo esplorazioni di petrolio e gas nel mare montenegrino, mentre la compagnia Leitner e’ impegnata in due progetti per la realizzazione di infrastrutture per il turismo invernale. Tra Montenegro e Italia, inoltre, è in vigore un accordo bilaterale per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio. “Ci auguriamo che, come stiamo facendo con aziende italiane come Eni e Terna, anche le aziende siciliane abbiano interesse non solo a investire ma anche a sviluppare collegamenti economici con il nostro Paese – conclude l’ambasciatrice Vlahovic -. Sono qui per aprire una nuova porta della cooperazione”.

Montagna, Comitato ZFM: “Situazione di grande disagio”

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“Le aree di montagna della Sicilia vivono una condizione di grande disagio – affermano in una nota i componenti del comitato regionale promotore delle ZFM -. È urgente, quanto mai, che le istituzioni regionali adottino misure di fiscalità di sviluppo coerenti con il disposto dello Statuto della Regione Siciliana. Il primo passo è stato fatto dall’ARS con l’approvazione in aula delle disposizioni concernenti l’istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia”.

Il 10 febbraio a Palazzo dei Normanni si terrà un tavolo sull’argomento: “sarà l’occasione per fare incontrare la deputazione nazionale con il comitato regionale pro ZFM e i sindaci – si legge in una nota -. Cercheremo, con l’aiuto degli esperti coinvolti, di far comprendere che lo Stato non ha alcuna competenza, la Regione Siciliana ha tra le sue prerogative anche quella di potere introdurre misure di fiscalità di sviluppo nei limiti e con le condizioni derivanti dalla sua autonomia impositiva. Non abbiamo più intenzione di aspettare, un solo giorno, alcun livello istituzionale. Statuto, disposizioni, norme, sentenze e non ultimo le norme di attuazioni dello Statuto – delibera di Giunta Regionale 197/2018 – disciplinano e interpretano espressamente i bisogni dei resilienti delle aree di montagna individuate dall’ARS. È il tempo dell’azione e di compiere scelte politiche coraggiose”.

A introdurre il dibattito – che farà il punto sulla situazione, in seguito al’approvazione del disegno di legge 641 del 17 dicembre 2019 concernente l’istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia – sarà il coordinatore delle ZFM Vincenzo Lapunzina, a moderarlo il giornalista de “Il Sole 24 ore” Francesco Mercadante.
Interverranno alla tavola rotonda il dottore commercialista Riccardo Compagnino, il docente universitario di Diritto Tributario Angelo Cuva, già componente della commissione paritetica Stato-Regione, il Consigliere di Presidenza Anci Sicilia Antonio Rini e il Presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.

Fiaip Palermo firma convenzione con Ape Confedilizia

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La redazione dei Contratti di Locazione con cedolare secca al 10% è stato il tema al centro del Collegio provinciale Fiaip Palermo, che ha tenuto una giornata di studio dedicata agli agenti immobiliari e avente per oggetto il nuovo accordo territoriale del Comune di Palermo sottoscritto tra le associazioni dei proprietari e quelle degli inquilini maggiormente rappresentativi.

Il corso, della durata di tre ore, si è svolto nel capoluogo siciliano presso palazzo Forcella de Seta, sede dell’Ance. Nel corso dell’incontro è stata sottoscritta una nuova convenzione tra Fiaip Palermo e Ape Confedilizia.

“Il collegio provinciale Fiaip Palermo, ancora una volta, si è dimostrato attento e puntuale nelle iniziative che, come questa costituisce la prima convenzione territoriale stipulata in Italia tra la nostra organizzazione e Confedilizia”, ha fatto notare il presidente provinciale Fiaip, Antonino Matano, che ha aperto i lavori con i saluti ai partecipanti, insieme con il presidente di Ance Palermo, Massimiliano Miconi.

Relatore principale è stato Giuseppe Cusumano, presidente di Ape Confedilizia Palermo, che ha presentato l’Accordo Territoriale per la Città di Palermo e la Convenzione tra Fiaip Palermo e Ape Confedilizia. Alessandra Alaimo, consigliere di Ape Confedilizia, ha illustrato i modi operativi per la redazione dei contratti e l’asseverazione. In conclusione, si è tenuto un question time.
(ITALPRESS).

Riciclati in Toscana i soldi della mafia

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Dodici persone sono state arrestate dalla Guardia di finanza di Prato, su ordine della Dda di Firenze, nell’ambito dell’operazione “Golden wood”. Gli indagati, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, devono rispondere di associazione a delinquere e riciclaggio di danaro al fine di favorire “Cosa nostra”. Dei dodici arrestati, sei finiti in carcere e altrettanti ai domiciliari, dieci sono originari di Palermo e provincia, due della Puglia. Sette sono residenti nel capoluogo siciliano, due a Prato, due a Campi Bisenzio ed uno a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze.

Le Fiamme gialle hanno proceduto anche al sequestro di 15 aziende, di decine di conti correnti e disponibilità finanziarie nonché a 120 perquisizioni domiciliari e locali. Gli arrestati e gli ulteriori indagati, in totale 60 persone, devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché di intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona. Contestata anche l’aggravante di avere agevolato l’attività di un’associazione mafiosa, nel caso di specie la “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo.

Le indagini hanno consentito agli investigatori di accertare l’operatività di un’associazione a delinquere, ben organizzata e strutturata, che, al fine di immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, avrebbe creato e gestito – direttamente e tramite una serie di prestanome – una galassia di imprese con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio (in totale 33), in parte reali ed effettivamente operanti ed in parte di fatto inesistenti in quanto sprovviste di qualsiasi idonea struttura imprenditoriale. Aziende tutte con oggetto sociale il commercio di pallets, ovvero le pedane in legno comunemente utilizzate per il trasporto e la movimentazione di vari tipi di materiale.

Lo scopo dell’organizzazione sarebbe stato quello di riciclare, ostacolando l’identificazione della provenienza illecita, i proventi degli affari della “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da Pietro Tagliavia, condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa, figlio di Francesco Tagliavia, già esponente di vertice del mandamento di Brancaccio, condannato anche lui all’ergastolo sia per la strage di via d’Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze.

Gli indagati si sarebbero messi a completa disposizione di Pietro Tagliavia, nel periodo in cui era detenuto presso la casa circondariale di Prato, tanto da reperirgli nel 2017 un’abitazione a Campi Bisenzio (FI) dove aveva poi scontato gli arresti domiciliari e da fornirgli, clandestinamente ed in violazione delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria, un telefono con il quale mantenere i contatti anche con i propri affiliati in Sicilia.

La provenienza dalla Sicilia di parte del denaro riciclato, fanno sapere gli inquirenti, ha trovato conferma anche in molte conversazioni telefoniche intercettate e nei successivi riscontri investigativi. Nel corso delle indagini sono stati inoltre rilevati movimenti di denaro, evidentemente “ripulito”, a favore del capo-cosca palermitano.

Il riciclaggio ha riguardato anche i proventi dei reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, commessi sia nell’ambito dei rapporti tra le imprese gestite dal clan che a favore di aziende ad esso estranee; queste ultime versavano – tramite bonifico – il corrispettivo degli importi falsamente fatturati, che tornavano poi nella loro disponibilità, in contanti, decurtati della percentuale del 10% a titolo di commissione.

In virtù di tali operazioni, che gli stessi indagati chiamavano – nelle conversazioni intercettate – “fantasmini”, le imprese beneficiarie estranee al sodalizio – oltre a garantirsi utili provviste “in nero” – potevano trarre evidenti vantaggi fiscali e porsi, quali concorrenti sleali, in posizione privilegiata nei confronti dei competitor del settore commerciale di riferimento.

Per l’organizzazione, invece, oltre al consistente guadagno, tali ulteriori flussi finanziari e commerciali, intrecciandosi con gli altri, contribuivano a rendere ancor più complicata la ricostruzione dell’operato delle società e delle ditte coinvolte.

L’importo totale delle fatture false emesse ed utilizzate ammonterebbe ad oltre 50 milioni di euro.
La contestazione dei reati di riciclaggio ed autoriciclaggio concerne, negli anni tra il 2015 ed il 2018, una somma complessiva di circa 40 milioni di euro.

L’associazione a delinquere avrebbe operato realizzando un imponente giro di denaro, per un importo totale di oltre 150 milioni di euro, caratterizzato da continue operazioni di accredito e di addebito di somme anche ingenti, giustificate quali pagamenti di fittizie forniture di merce, tramite documentazioni contabili non di rado artatamente predisposte a posteriori.

Dopo vari passaggi, talora – per confondere ancor di più le acque – intervallati da pagamenti di transazioni commerciali almeno in parte reali, per ultimo le somme erano quasi sempre prelevate in contanti dai conti di ditte inesistenti; a ciò provvedevano, mediante reiterati e frazionati prelevamenti anche nel corso della stessa giornata, emissari dell’organizzazione, ignari della presenza discreta dei Finanzieri che, poco distante, osservavano, annotavano e registravano.

In alcuni casi la provvista creata sarebbe stata impiegata per eseguire ulteriori movimentazioni di denaro a favore di altre imprese del gruppo.

Il vorticoso giro di denaro, rendono noto gli investigatori, ha trovato puntuale conferma nello sviluppo di 36 specifiche segnalazioni di operazioni sospette, rigorosamente riscontrate dai Finanzieri del Gruppo di Prato, pervenute – tramite il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria – dagli operatori finanziari a ciò obbligati ai sensi della vigente normativa antiriciclaggio.

Centrale, rispetto alla contestazione del reato di riciclaggio, il ruolo affidato alle numerose ditte inesistenti, appositamente create, da un lato per agevolare l’associazione mafiosa denominata “Cosa nostra” attraverso la canalizzazione di un fiume di denaro sui conti correnti opportunamente accesi, gestiti e svuotati, per ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di tali somme, dall’altro per consentire – attraverso il giro di fatture false – indebiti vantaggi fiscali e posizioni dominanti sul mercato.

Emblematico il caso di due cittadini dello Sri Lanka, titolari di altrettante ditte individuali – con oggetto sociale il commercio di pallets – con sedi dichiarate a Prato, ma di fatto inesistenti, sui cui conti correnti in circa due anni sono transitati, complessivamente, più di 20 milioni di euro.

Il sistema illecito emerso, secondo quanto accertato dagli investigatori, ruotava attorno a due gruppi familiari di origine siciliana, imparentati tra loro, stanziati in Toscana ed in Sicilia.

Fondamentale il ruolo assunto da uno dei dodici arrestati, un Consulente del lavoro già sospeso dal proprio ordine professionale, incaricato della gestione finanziaria di alcune imprese utilizzate dal clan, nonché degli aspetti amministrativi, comprese le formalità inerenti alla costituzione delle ditte inesistenti, cui provvedeva utilizzando anche falsi documenti di identità.

L’associazione a delinquere contava inoltre su una fitta rete di collaboratori, molti dei quali ricoprivano il ruolo di fittizi titolari di ditte inesistenti.
(ITALPRESS).