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IN SICILIA CANNABIS GRATUITA PER USO TERAPEUTICO

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La Regione siciliana si farà carico delle spese sostenute dai pazienti che fanno uso di cannabis per scopi terapeutici. A segnare la svolta il decreto siglato il 17 gennaio scorso dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. Il documento definisce le regole “per la prescrizione, l’allestimento, l’erogazione e la rimborsabilità a carico del sistema sanitario regionale”. Farmaci gratuiti per i siciliani affetti da dolore cronico e neuropatico, da spasticità e da sclerosi multipla, che si rivolgeranno alle strutture sanitarie pubbliche. I pazienti, si legge nel decreto, devono presentare “un’inadeguata risposta o intolleranza alle terapie convenzionali”. La prescrizione a carico del sistema sanitario regionali avviene sulla base di un piano terapeutico con durata massima semestrale e deve essere redatta da un medico specialista di Anestesia Rianimazione, centri di terapie del dolore, neurologia “esclusivamente in regime di ricovero ordinario, day hospital e ambulatoriale”.

“Un grande passo avanti è stato fatto – sottolinea su Facebook il Comitato Pazienti Cannabis Medica – Non siamo pienamente soddisfatti perchè molte patologie sono rimaste fuori e c’è ancora parecchio da lavorare per avere garantito il diritto di cura per tutti. Ma non molliamo e continueremo a segnalare alle istituzioni le criticità affrontate come abbiamo sempre fatto, con serietà, costanza e determinazione. Inoltre siamo stati avvisati che i corsi di formazione per i medici sono già in corso di organizzazione e verranno effettuati dall’ordine dei medici in tutte le province siciliane”.
(ITALPRESS).

PHILIP MORRIS, A PALERMO UN CONCEPT STORE IQOS

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Smettere di fumare rappresenta senza dubbio la scelta migliore che un fumatore possa fare, ma i dati dicono che solo il 10% smette del tutto. In Italia fumano ancora oltre 11 milioni di persone, pari al 22% della popolazione – di cui circa 250.000 nella provincia di Palermo.

Per i fumatori adulti che altrimenti continuerebbero a fumare, grazie ai progressi nell’innovazione tecnologica e della scienza, esistono oggi valide alternative alla sigaretta tradizionale. Tra queste c’è IQOS, il dispositivo che scalda il tabacco anziché bruciarlo. Secondo le stime dell’azienda, infatti, in media tra il 70% e l’80% dei fumatori adulti che passano a IQOS abbandonano completamente le sigarette.

La Sicilia conquista così una delle più grandi aziende a livello mondiale, Philip Morris. L’azienda ha inaugurato in via Mariano Stabile 187 la prima boutique dedicata a IQOS, il dispositivo che scalda il tabacco senza bruciarlo.

Dato che non avviene alcun processo di combustione, IQOS non produce né cenere né fumo, generando un vapore contenente nicotina che permette di assaporare il gusto del tabacco.

Prodotto di punta del nuovo concept store sarà IQOS 3 DUO, il nuovo dispositivo della linea IQOS che, rispetto ai modelli precedenti, migliora l’esperienza e le funzionalità. Design, caratteristiche e rituale rimangono gli stessi che hanno convinto oltre otto milioni di fumatori nel mondo ad abbandonare le sigarette, di cui più di mezzo milione in Italia.

“Un rigoroso processo di validazione scientifica e continui investimenti in tecnologia sono alla base dello sviluppo e del successo di IQOS, un prodotto pensato per i fumatori adulti che altrimenti continuerebbero a fumare sigarette”, ha detto Gianluca Bellavista, direttore Relazioni Esterne di Philip Morris Italia.

LA SICILIA AL SALONE NAUTICO DI DUSSELDORF

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Una vetrina internazionale per la Sicilia presente fino a domenica 26 gennaio al “Boot Dusseldorf 2020”, capitale d’inverno della nautica da diporto. Sono 38 le aziende siciliane operanti nel settore nautico presenti dal 18 al 26 gennaio negli sconfinati espositivi della città della Renania-Vestfalia. 1900 gli espositori annunciati, provenienti da 71 nazioni, con prodotti e servizi che spaziano dalle piccole imbarcazioni fuoribordo ai motoscafi cabinati e ai super yacht, dai battelli pneumatici alle barche a vela, dalle moto d’acqua ai surf e alle tavole a vela, per non dire delle attrezzature per il diporto, la subacquea e gli sport acquatici, e di tutto ciò che riguarda il turismo nautico e la salvaguardia dell’ambiente marino. Sono 230.000 i metri quadri dedicati allo spazio espositivo e almeno 250.000 i visitatoti attesi da oltre 100 nazioni. Altamente qualificata la collettiva siciliana che mette in campo la sua cantieristica ma anche la produzione di forniture di componenti e accessori, senza dimenticare gli operati del turismo nautico.

“Ancora una volta – commenta l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano – siamo al fianco delle nostre imprese, per sostenere e promuovere l’eccellenza siciliana nel settore dell’industria nautica da diporto. Si tratta di un settore in crescita che conta seimila dipendenti e 140 approdi turistici distribuiti su tutto il territorio regionale con un fatturato medio complessivo che sfiora il tetto dei cinquanta milioni e che dunque va fortemente valorizzato soprattutto puntando sull’internazionalizzazione”.
La presenza siciliana al salone nautico tedesco è stata possibile nell’ambito dell’azione 3.4.1. del Po-Fesr Sicilia 2014/2020 che prevede progetti di promozione dell’export destinati a imprese individuate su base territoriale o settoriale. Secondo i dati forniti dal Dipartimento delle Attività produttive il contributo consesso ammonta in totale a 100.503 euro da suddividere tra le 38 aziende ammesse, alle quali andrà un importo di 2.645 euro ciascuna.
(ITALPRESS).

MAXI FRODE ALL’UE, SEQUESTRO PER 1 MILIONE

MESSINA (ITALPRESS) – La Guardia di Finanza di Messina ha sequestrato beni e recuperato contributi comunitari indebitamente percepiti per un valore di oltre un milione di euro. Denunciate 14 persone.
Le indagini sono state dirette dalla Procura della Repubblica di Patti. Tra i reati scoperti dai finanzieri falso alle malversazioni, sovra-fatturazioni, tutti funzionali all’indebita percezione di finanziamenti pubblici. Tra i controlli eseguiti dai Finanzieri, particolare rilevanza assume quello svolto dai Finanzieri di Sant’Agata di Militello che hanno portato a due importanti sequestri per un valore di oltre 340 mila euro, nei confronti di altrettanti imprenditori caronesi, attivi nel settore agrituristico, che avevano beneficiato di finanziamenti comunitari per la realizzazione di impianti fotovoltaici presso le loro strutture. I due imprenditori, al fine di percepire un contributo superiore a quello spettante, grazie alla complicità della ditta appaltatrice dei lavori, hanno rendicontato all’Ente pagatore il sostenimento di costi ampiamente superiori rispetto a quelli effettivi.
(ITALPRESS).

SANITÀ, CATANIA AL TOP CON GAMMA KNIFE

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Un medico calabrese, una giovane nordeuropea che prima ha girato altri centri in Spagna e Germania, due donne catanesi che hanno evitato i viaggi fuori regione: sono alcuni dei pazienti del Gamma Knife dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, le cui testimonianze sono state portate nel corso di un incontro dedicato a questa speciale forma di radiochirurgia. Una “eccellenza siciliana che inverte la migrazione sanitaria”, come attestano le provenienze di pazienti non soltanto siciliani.

All’evento, organizzato a 15 anni dall’installazione del primo Gamma Knife, hanno preso parte tra gli altri il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, e il vicesindaco, Enrico Trantino, l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, e Pierfrancesco Veroux, in rappresentanza del Rettore Francesco Priolo, oltre a primari dell’ospedale e professionisti del mondo sanitario.

Come ha illustrato in apertura il Direttore Generale dell’Azienda Cannizzaro, Salvatore Giuffrida, dall’inizio dell’attività il Gamma Knife ha trattato 1.700 pazienti, di cui 300 nell’ultimo anno e mezzo “grazie all’introduzione dell’avanzato modello Icon, primo in un Ospedale pubblico in Italia, che non solo riduce l’invasività del trattamento ma estende anche le possibilità di impiego”.

Oltre che per tumori cerebrali, malformazioni artero-venose, nevralgia del trigemino ed altri disturbi dell’encefalo, infatti, il Gamma Knife Icon può curare anche patologie funzionali come alcune forme di epilessia o disordini del movimento.

Si tratta di “una delle eccellenze della sanità siciliana e, con un pizzico d’orgoglio, possiamo sottolineare catanese, che bisogna essere bravi a valorizzare”, ha detto Pogliese complimentandosi con il personale che se ne occupa. “Stiamo portando il sistema sanitario regionale ad essere competitivo con le realtà del Nord del Paese”, ha affermato Razza, evidenziando come “i pazienti siciliani oggi possono trovare non solo i migliori professionisti, ma anche le migliori tecnologie”.

A illustrare il percorso del paziente, le modalità del trattamento e il funzionamento della macchina sono stati Salvatore Cicero e Francesco Marletta, direttori rispettivamente di Neurochirurgia e di Radioterapia, ed il neurochirurgo Francesco Inserra.

“Il Gamma Knife – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania – permette, mediante radiazioni gamma emesse da sorgenti di cobalto, di irradiare con precisione sub-millimetrica la zona da trattare, senza danneggiare il tessuto sano circostante e, in determinati casi, riducendo notevolmente il rischio di complicanze rispetto all’intervento chirurgico tradizionale. Anziché soltanto il casco fissato alla testa tramite delle viti extracraniche, necessario per localizzare le zone da trattare ed evitare il movimento del paziente sul lettino della macchina, il modello Icon (in dotazione al Cannizzaro e in un solo altro centro convenzionato in Italia) consente di utilizzare anche una maschera termoplastica personalizzata, sistema di immobilizzazione non invasivo che migliora il comfort del paziente”, conclude la nota.
(ITALPRESS).

SEI COMUNI SICILIANI “AMBASCIATORI NAZIONALI”

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Sei Comuni siciliani e due aziende tra i “100 ambasciatori nazionali”, il premio dedicato a città, imprese ed enti che nel loro territorio e in tutto il Paese, mettono in pratica azioni volte allo sviluppo socio-economico e valorizzazione del patrimonio, diventando un esempio virtuoso per la comunità.

I Comuni dell’Isola premiati a Roma, a Palazzo Madama, sono Tusa, Santo Stefano di Camastra, Brolo e Roccalumera nel Messinese; Geraci Siculo in provincia di Palermo; Chiaramonte Gulfi nel Ragusano. Stesso riconoscimento anche per due aziende locali.

Il premio – organizzato dall’associazione Liber, con il patrocinio, tra gli altri, del Senato della Repubblica, della presidenza del Consiglio di ministri e di altri sette dicasteri – è rivolto a enti locali e imprese in prima linea che investono sul benessere e la formazione, “ambasciatori”, appunto, radicati nel territorio che aiutano la Nazione ad acquisire valore, creando occupazione e benessere sociale, diventando un punto di forza per la crescita e il miglioramento delle sue potenzialità.

“E’ un particolare motivo di orgoglio per la Sicilia constatare che ci sono comunità che lavorano e crescono fino a rappresentare degnamente, a livello nazionale, la nostra terra – commenta il presidente della Regione, Nello Musumeci -. I miei complimenti e un grazie, a nome di tutti i siciliani, vanno agli amministratori dei sei Comuni premiati e ai rappresentanti delle due aziende per l’impegno attraverso il quale sono riusciti a esportare un’immagine positiva della nostra Isola”.
(ITALPRESS).

IMPRESE ‘ROSA’, SICILIA QUARTA TRA LE REGIONI

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Sicilia al quarto posto nella speciale classifica nazionale per presenza di imprenditoria femminile alle spalle della Campania, terza; del Lazio, seconda regione; e della prima, la Lombardia con 180.260 imprese registrate. Dai dati elaborati da UnionCamere Sicilia, relativi all’andamento delle imprese “rosa” nel terzo trimestre 2019, si evince che il numero di quelle registrate nell’Isola è di 114.216, con 1.459 iscrizioni, 1.168 cessazioni e un saldo positivo di 291. In generale, secondo i dati, il saldo è positivo per quasi tutte le regioni e anche per l’Italia, a parte Liguria e Friuli Venezia Giulia per un numero davvero molto esiguo.

Le province siciliane con il maggior numero di imprese femminili sono nell’ordine: Catania 24.623; Palermo 23.505; Messina 14.488, Trapani 12.238 e Agrigento 10.246, che vantano tutte un anche un saldo positivo; seguono Siracusa (saldo -16); Ragusa 8.685; Caltanissetta 6.053 (-12); infine Enna 4.215.

“Il dato molto interessante è quello relativo appunto al numero di imprese guidate dalle donne che ci piazza a livello italiano davanti a regioni come il Veneto, il Piemonte, la Toscana e l’Emilia Romagna, che certamente hanno una tradizione di tessuto imprenditoriale molto più viva e più forte rispetto a quella siciliana – dice Pino Pace, presidente di UnionCamere Sicilia -. In Sicilia anche il commercio al femminile resta il settore con il numero maggiore di imprese registrate nonostante la crisi degli ultimi dieci, dodici anni e questo significa che comunque le nostre aziende ‘rosa’ hanno avuto la capacità di stare sul mercato”.

“I settori più rosa sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio, ma anche l’agricoltura, silvicoltura e pesca, le attività di alloggio e di ristorazione, servizi e manifatturiero – aggiunge il segretario generale di Unioncamere Sicilia, Santa Vaccaro – ed a seguire attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, le costruzioni”.
(ITALPRESS).

BLITZ CONTRO MAFIA NEL MESSINESE, 94 ARRESTI

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Sono 94 le persone raggiunte da misure di custodia cautelare, 48 in carcere e 46 agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione dei Carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza contro l’associazione mafiosa di Tortorici, nel messinese, operativa nell’area dei Nebrodi. Inoltre, gli investigatori hanno sequestrato 151 imprese, conti correnti, rapporti finanziari e vari cespiti.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, uso di sigilli e strumenti contraffatti, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e impiego di denaro, beni ed utilità di provenienza illecita.
Il procedimento, convenzionalmente denominato “Nebrodi”, è il frutto di due diverse deleghe di indagini – che la Dda di Messina ha affidato al Gico della Guardia di Finanza di Messina, ed ai Carabinieri del Ros, del Comando Provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare – entrambe relative al territorio dei Nebrodi.

L’indagine delegata al Ros ha consentito di ricostruire l’attuale assetto e operatività del clan dei “Batanesi”, gruppo mafioso operante nella zona di Tortorici e in gran parte del territorio della provincia di Messina. L’altro filone d’indagine, quella Guardia di Finanza, si è concentrato su una costola del clan cosiddetto “Bontempo-Scavo”, che nel corso del tempo avrebbe esteso il centro dei propri interessi fino al Calatino.

Dalle indagini, “rese particolarmente complesse dal contesto territoriale ostile ed ermetico – rendono noto gli inquirenti -, è emersa l’immagine di un’associazione mafiosa estremamente attiva, osservante delle regole e dei canoni dell’ortodossia mafiosa, in posizione egemone nell’area nebroidea della provincia di Messina ma capace, al tempo stesso, di rapportarsi – nel corso di riunioni tra gli affiliati – con le articolazioni territoriali mafiose Catania, Enna e finanche del mandamento delle Madonie di cosa nostra palermitana”.

In tale ambito, sono stati documentati importanti momenti dell’evoluzione dei Batanesi, rappresentati dall’operatività di una loro “cellula” in territorio di Centuripe, dalla capacità di intervenire in dinamiche mafiose a Regalbuto e Catenanuova, mediante rapporti con esponenti della locale criminalità organizzata, e dall’estensione della loro influenza al territorio di Montalbano Elicona, un tempo controllato dalla famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto.

Inoltre, come evidenziano gli inquirenti, “sono emersi profili di allarmante riconoscimento del ruolo rivestito da alcuni suoi componenti, anche da parte di pubblici ufficiali: basti pensare che uno dei membri più attivi della famiglia mafiosa batanese è stato interpellato da un funzionario della Regione Siciliana, in relazione a furti e danneggiamenti di un mezzo meccanico dell’amministrazione regionale, impiegato nell’esecuzione di taluni lavori in area territoriale diversa dal comprensorio di Tortorici (e ciò a riprova di un forte radicamento della famiglia tortoriciana anche in zone distanti dai territori di origine)”.

Sono stati ricostruiti, altresì, numerosi episodi delittuosi, riconducibili ad attività illecite tradizionali dell’organizzazione mafiosa tra le quali due distinte associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti ed estorsioni, finalizzate, principalmente, all’accaparramento di terreni, la cui disponibilità è presupposto per accedere ai contributi comunitari.

E proprio l’interesse – perseguito senza alcun contrasto e dunque in completo accordo dai gruppi mafiosi oggetto delle indagini – ad ottenere le illecite percezione di ingenti contributi comunitari concessi dall’Agea – Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura si è rivelato essere la principale attività rilevante per tutta l’organizzazione mafiosa presente sul territorio.

In particolare, è stata accertata, a partire dal 2013, l’illecita percezione di erogazioni pubbliche per oltre 10 milioni di euro, con il coinvolgimento in tale attività di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose, alcune delle quali meramente cartolari ed inesistenti nella realtà.

La percezione fraudolenta delle somme è stata possibile grazie all’apporto compiacente di colletti bianchi, identificati dalle indagini: ex collaboratori dell’Agea, un notaio, numerosi responsabili dei Centri di Assistenza Agricola. ‘Soggetti muniti del know how necessario per realizzare l’infiltrazione della criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione di spesa pubblica, e conoscitori dei limiti del sistema dei controlli’, sottolineano gli inquirenti.

Il meccanismo fraudolento si fonda sulla “spartizione virtuale” del territorio, operata dall’organizzazione mafiosa, ai fini della commissione di un numero elevatissimo di truffe, con rapporti anche con consorterie mafiose operanti in altre province. Nello specifico, con modus operandi diversi ma improntati a sistematicità, gli indagati avrebbero falsamente esibito – in un arco temporale che va dal 2012 ad oggi – la asserita titolarità, in capo a membri dell’associazione ovvero a “prestanomi”, di particelle di terreni in realtà riconducibili a persone o enti diversi dai richiedenti il contributo europeo.

Esaminando le istanze (con contenuto falso) finalizzate ad ottenere i contributi, gli investigatori hanno accertato una suddivisione pianificata delle aree di influenza tra i sodalizi, finalizzata a scongiurare la duplicazione (o la moltiplicazione) di istanze diverse afferenti alle medesime particelle. Questo specifico aspetto investigativo è stato confermato attraverso intercettazioni ed acquisizioni documentali, presso diversi Centri di Assistenza Agricola, dei fascicoli aziendali delle singole ditte e società attraverso le quali venivano perpetrate le truffe; e mediante perquisizioni eseguite presso le abitazioni dei principali indagati e presso alcuni Centri di Assistenza Agricola.

E’ emerso, così, come gli operatori di Centri di Assistenza e gli appartenenti all’organizzazione mafiosa, concordassero: la predisposizione di falsa documentazione attestante la titolarità di terreni da inserire nelle domande di contribuzione, anche mediante l’utilizzo di timbri falsi; la cessazione delle ditte/aziende già utilizzate (mettendole in liquidazione); il trasferimento dei titoli autorizzativi da una società/ditta ad altre da utilizzare nel contesto dell’organizzazione; lo spostamento delle particelle dei terreni da una azienda a favore di altre riconducibili agli stessi sodali; la revoca dei mandati riferiti a precedenti Centri di Assistenza Agricola a favore di altri, e ciò al fine di rendere più difficile il reperimento della documentazione utile agli organi di controllo.
Tra gli elementi di novità raccolti dall’indagine emerge in maniera significativa un profilo di carattere internazionale degli illeciti, commessi nell’interesse delle associazioni mafiose.

In alcuni casi, infatti, le somme provento delle truffe sono state ricevute dai beneficiari su conti correnti aperti presso istituti di credito attivi all’estero e, poi, fatte rientrare in Italia attraverso complesse e vorticose movimentazioni economiche, finalizzate a fare perdere le tracce del denaro.

“Ciò a dimostrazione del fatto – sottolineano gli inquirenti – che l’organizzazione mafiosa, grazie all’apporto di professionisti, dimostra di avere una fisionomia modernissima e dinamica, decisamente lontana dallo stereotipo della ‘mafia dei pascoli’: muovendo dal controllo dei terreni, forti di stretti legami parentali e omertà diffusa (e, quindi, difficilmente permeabili al fenomeno delle collaborazioni con la giustizia), essa mira all’accaparramento di utili, infiltrandosi in settori strategici dell’economia legale, depredandolo di ingentissime risorse, nella studiata consapevolezza che le condotte fraudolente, aventi ad oggetto i contributi comunitari – praticate su larga scala e difficilmente investigabili in modo unitario e sistematico – presentino bassi rischi giudiziari, a fronte di elevatissimi profitti”.
(ITALPRESS).