Zlatan Ibrahimovic è risultato positivo al coronavirus. L’attaccante svedese del Milan salterà la sfida di stasera di Europa League contro il Bodo/Glimt. E’ il secondo caso di Covid in due giorni fra i rossoneri dopo quello di Duarte.
La positività di Ibra è emersa in occasione del “tampone effettuato per la partita odierna – fa sapere la società rossonera – Informate le autorità sanitarie competenti, il giocatore è stato prontamente posto in quarantena a domicilio. Tutti gli altri tamponi effettuati sul gruppo squadra sono risultati negativi”. “Ieri ero risultato negativo al test per il coronavirus e oggi positivo, ma non ho mai avuto sintomi – ha scritto Ibrahimovic su Twitter – Il Covid ha avuto il coraggio di sfidarmi: cattiva idea”.
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Ibra positivo al coronavirus, è in quarantena a casa
Lukaku “Conte un mentore. Scudetto? Si parla in campo”
“Lo scudetto è possibile? Per me la cosa più importante è parlare in campo, dobbiamo giocare e far bene nei 90′. Fuori dal campo non sono una persona che parla tanto. Preferisco esprimermi quando gioco. Ma voglio dare tutto quanto posso per far bene, quest’anno. Per far bene all’Inter”. Protagonista di una prima grande annata in nerazzurro, Romelu Lukaku non fa proclami pur sapendo che le attese sono alte. L’Inter si è rafforzata molto sul mercato ed è la candidata numero uno al ruolo di anti-Juve. “Nella stagione passata non abbiamo vinto il campionato per un punto, abbiamo perso la semifinale della Coppa Italia perchè non abbiamo fatto un gol e poi la finale di Europa League 3-2, in quel modo. Sono cose che succedono – sottolinea in un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’ – Solo soffrendo si migliora. La vittoria è fatica, è carattere, è analisi dei propri limiti. Ma è combattività, è voglia di riscatto e di successo. Si può perdere, ma solo per imparare a vincere”. Per Lukaku, poi, non c’è garanzia migliore di Antonio Conte. “Per me è un mentore, un padre, una persona che mi capisce veramente bene. E anche io lo capisco e gli sono grato della stima che ha sempre avuto per me. La prima volta che lui mi ha chiamato, sei anni fa, già voleva che fossi acquistato – rivela Lukaku – Per me giocare per lui è veramente la realizzazione di un sogno. Vedi le sue squadre e capisci che puoi, come singolo e come collettivo, imparare tanto e migliorare tanto. Sento di essere cresciuto molto nella stagione scorsa, merito del mister e del suo staff. Ma dobbiamo pensare sia solo l’inizio. Dobbiamo migliorare ancora e Conte è l’allenatore giusto per farlo”. A dare una mano è arrivato anche Vidal. “E’ un giocatore di grande qualità. L’anno scorso abbiamo fatto bene ma se dobbiamo migliorare è in qualità ed esperienza. Due doti che Vidal ha. Non si vince tanto e con squadre diverse se non si è giocatori di livello”. Ma a contare sarà anche la mentalità. “Una squadra vince anche con i magazzinieri o con lo staff medico. Stiamo insieme e insieme vinciamo o perdiamo. Per me giocare nell’Inter è un sogno che si realizza. Non avrei mai potuto immaginare che si avverasse. Io non prendo questa opportunità alla leggera, sono venuto qua per fare bene, per lasciare un segno. Il mister e i compagni mi prendono in giro perchè io mi arrabbio anche quando perdo le partitelle tra noi. Questa è la mia maniera di giocare al calcio, di pensare il calcio. Quando non sarà più così, smetterò”.
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Inchiesta della Procura Figc sull’esame di Suarez
Per il caso-Suarez c’è anche l’ipotesi di reato di concorso in corruzione per Giuliana Grego Bolli e Simone Olivieri, rispettivamente rettrice e direttore generale dell’Università per Stranieri di Perugia, già indagati per rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica. Tiene ancora banco l’esame sostenuto lo scorso 17 settembre dal bomber uruguaiano del Barcellona per ottenere la cittadinanza italiana, che secondo gli inquirenti è stata una “verifica della conoscenza fittizia, in quanto il contenuto specifico delle modalità e dei temi della prova era stato predeterminato e reso noto all’esaminando”. Sulla questione anche la Procura della Federcalcio ha aperto un’inchiesta: il procuratore Giuseppe Chinè ha chiesto gli atti dell’indagine della magistratura ordinaria di Perugia. Secondo la rettrice dell’Ateneo, però, “l’esame di Luis Suarez si è svolto regolarmente, senza alcun favoritismo”. Ad affermarlo agli organi di stampa è stato l’avvocato David Brunelli, legale di Giuliana Grego Bolli, che si dice innocente:“Dicendo che il calciatore doveva essere sul binario il riferimento era al percorso formativo e non a una scorciatoia per essere istruito a rispondere alle domande”.
“All’Università hanno la consuetudine di usare quel termine – ha sottolineato il legale – per definire il corso di studio degli stranieri. Tipo il binario degli spagnoli, quello dei francesi e in questo caso dell’uruguaiano. La mia assistita ribadisce la totale estraneità a qualsiasi illecito: il test si è svolto nel rispetto delle norme”. Perugia appare comunque quasi sconvolta nel trovarsi nel vortice di questa vicenda così intricata. Il sindaco della città, Andrea Romizi, in attesa degli sviluppi, “auspica che venga al più presto fatta chiarezza, affinché non permangano ombre sulla correttezza e trasparenza delle procedure adottate. Confidiamo – ha detto – che si torni quanto prima a parlare di questa nostra antica e prestigiosa istituzione per quell’attività di insegnamento, ricerca e diffusione della lingua e della civiltà italiana, che da sempre rappresenta un lustro per la nostra città nel mondo”. Sulla questione è intervenuta anche Maria Turco, avvocato legato alla Juventus, finita anche lei nel calderone: parlando col direttore generale dell’Università Simone Olivieri, avrebbe promesso di portare altri calciatori stranieri a sostenere l’esame presso lo stesso istituto in cambio di un test morbido per Suarez.
“Nelle mie funzioni di legale, ho messo in contatto lo staff del calciatore Luis Suarez con l’Universita’ per Stranieri di Perugia e tale contatto faceva seguito alla verifica dei requisiti necessari per l’ottenimento della cittadinanza italiana e alla constatazione che il calciatore non fosse in possesso del certificato B1, richiesto dalle normative in vigore. Preciso che le mie parole, captate con intercettazioni telefoniche, sono state oggi, evidentemente per necessità di sintesi, riportate fuori contesto e in maniera incompleta. Proprio nel corso di quelle conversazioni telefoniche, infatti, ho espresso chiaramente la richiesta che la procedura d’esame avvenisse, come previsto, ‘in presenza’ e senza alcun tipo di trattamento di riguardo rispetto a qualsiasi altro candidato. Quanto al riferimento ad ‘altri calciatori’ e’ del tutto evidente che, trattandosi della prima volta che seguivo una vicenda collegata alla certificazione della lingua italiana, le mie parole siano da interpretare come un bagaglio di conoscenza procedurale da utilizzare per casi futuri, solamente laddove ce ne fosse la necessita’. Nessun accordo dunque. Nessuna trattativa.
Semplicemente una presa d’atto”.
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Mondo sport critica riforma, Spadafora “Ma legge va avanti”
Con un voto compatto, quasi unanime, il mondo dello sport prende una posizione forte sul Testo unico di riforma, la legge delega da oltre un anno sul tavolo del Governo, arrivata ormai nella fase decisiva. A larghissima maggioranza, con le sole astensioni degli Enti di promozione sportiva e di due federazioni (tennis e nuoto), il Consiglio nazionale del Coni ha approvato un documento fortemente critico nei confronti della bozza presentata dal ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora e ancora in discussione tra le forze di maggioranza. “Fermo restando alcuni temi di politica sportiva fondamentali per l’intero movimento, che trovano finalmente trattazione e approfondimento – si legge nel documento votato dal Consiglio riunito al Salone d’Onore di Palazzo H, al Foro Italico – purtroppo il Testo Unico risulta in altre parti disarmonico, creando sovrapposizioni, duplicazioni e dispersioni di risorse, attribuendo compiti e ruoli a soggetti estranei all’ordinamento sportivo, con grande danno alla funzionalità di tutti gli enti interessati”.
In cinque pagine il documento pone l’accento su alcuni temi dimenticati o non sufficientemente approfonditi dalla legge delega secondo il mondo dello sport italiano: dalla scuola al problema delle palestre, dall’autonomia del Coni all’aiuto necessario per le società e le associazioni sportive dilettantistiche. Per il Consiglio del Coni, il tema ‘educazione fisica nella scuola in ogni ordine e gradò è il grande assente: al riguardo una delle priorità individuate e suggerite è l’assunzione di “12.000 laureati in ‘Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattivè o in ‘Scienze e tecniche dello sport’ per integrare al meglio l’offerta formativa alle giovani generazioni della pratica dello sport, oggi di fatto a carico solo dell’associazionismo sportivo”. Al contempo, osserva il documento, bisogna “risolvere in tempi certi e rapidi il problema delle palestre scolastiche in uso alle migliaia di associazioni e società sportive dilettantistiche, che altrimenti cesserebbero le loro attività con effetti disastrosi per l’intera società italiana”.
Proprio per l’attività di base, il Consiglio chiede al Governo di “programmare per il prossimo triennio uno stanziamento pari al raddoppio dell’attuale cifra prevista dal finanziamento allo sport (al momento il 32% delle entrate fiscali generate dal settore con un minimo di 410 milioni di euro, ndr). La differenza tra l’attuale stanziamento ordinario e la misura invocata – precisa il testo – deve essere interamente destinata alle associazioni e società sportive dilettantistiche attraverso gli organismi di loro affiliazione”. Da ultimo, ma non meno importante, il tema dell’autonomia del Coni, “violata” dalla legge voluta dall’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Un argomento sul quale il Comitato olimpico internazionale vigila con attenzione ed è pronto a intervenire, come fatto presente nella nuova lettera inviata l’11 settembre al ministro Spadafora da James Macleod, direttore delle relazioni istituzionali e dei rapporti con i comitati olimpici nazionali.
“La situazione attuale sta stravolgendo l’attività quotidiana del Coni e mettendo a rischio anche la preparazione per i Giochi di Tokyo – osserva il Cio – Pertanto ora è necessario trovare una soluzione pratica, senza ulteriori ritardi, per porre rimedio all’effettiva violazione della Carta Olimpica. Il Comitato Esecutivo mi ha chiesto di riferire nella prossima riunione in programma a inizio ottobre, dunque confidiamo di ricevere aggiornamenti per quella data in modo da evitare ogni ulteriore azione”. “A livello personale ho sempre avuto una buona interlocuzione con il Governo e in particolare con lo staff del ministro – ha spiegato Malagò – Il problema è che le istanze non hanno sortito effetto: se noi da quasi due anni non abbiamo una pianta organica e se poi ci viene data in modo insufficiente, questo ci dispiace”. Nel documento votato il mondo dello sport si dice “pronto a ogni forma di azione per il raggiungimento degli obiettivi indicati e dà mandato al Presidente e alla Giunta di stabilire le modalità e i tempi in rapporto alle risposte che arriveranno dal Governo”. “Faremo tutto ciò che può essere utile per sensibilizzare chi decide – ha spiegato Malagò – ma escludo lo sciopero, non fa parte del mio modo di essere”.
Di sicuro i tempi sono stretti: il Cio aspetta una risposta entro dieci giorni, ma la stessa legge – per arrivare in porto entro il mese di novembre – deve essere licenziata dal Consiglio dei ministri in tempi celeri per poi effettuare i passaggi previsti (Conferenza Stato-Regioni e pareri delle commissioni parlamentari). In attesa di approfondire il documento ricevuto dal Coni e poi incontrare le forze di maggioranza per l’ennesima riunione, in programma la prossima settimana, Spadafora non fa comunque passi indietro e “rassicura” il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, che nel motivare il suo voto favorevole al testo votato dal Consiglio nazionale si è detto “dispiaciuto di vedere che la legge delega sembra desinata a finire su un binario morto”. “Ho massimo rispetto per i lavori del Consiglio – ha commentato il ministro – Sono costretto a spegnere le speranze di chi si augura che la legge si fermi o sia su un binario morto: stiamo procedendo nei tempi previsti, scioglieremo all’interno della maggioranza i pochi nodi ancora da chiarire e sono certo che in Consiglio dei ministri porteremo un testo condiviso e lungamente atteso dalla maggioranza dei lavoratori sportivi”. Tra questi anche gli atleti che, tramite la voce della presidente della Commissione nazionale Raffaela Masciadri, hanno smentito la posizione presa nei giorni scorsi da alcune limitate rappresentanze sindacali, sposando invece appieno il documento critico del Coni sulla legge delega.
Milan all’esame Bodo Glimt, Pioli “Come una finale”
“E’ sotto l’occhio di tutti che il gruppo e i singoli stanno crescendo. Questo è merito di tutti, soprattutto dei ragazzi che ho a disposizione”. Stefano Pioli elogia il suo Milan in vista della gara di Europa League contro i norvegesi del Bodo Glimt che mette in palio il pass per gli spareggi. I rossoneri fin qui hanno vinto per 2-0 entrambe le gare ufficiali disputate in questo inizio di stagione contro Shamrock Rovers e Bologna. Il tecnico, intervenuto in conferenza stampa, non è però d’accordo con chi dice che dalla sfida contro i norvegesi il Milan ha tutto da perdere: “Non mi piace questo tipo di approccio, secondo me abbiamo tutto da guadagnare. Dobbiamo mettere in campo quello che abbiamo fatto in settimana. Le partite vanno affrontate con attenzione, sono avversari che hanno giocato venti partite e ne hanno vinte diciotto e pareggiate due. Cosa mi preoccupa? Noi stiamo bene, devo solo capire chi è piu’ affaticato di altri. Sappiamo dell’importanza della gara, la stiamo preparando come fosse una finale. Per loro sarà la partita della vita, dovremo farla diventare anche per noi. In questo modo le qualità ci permetteranno di fare bene e fare la differenza”. Tra le conferme di questo nuovo inizio di stagione c’è sicuramente Zlatan Ibrahimovc, autore di una doppietta nella prima gara del campionato contro il Bologna: “Mi ha stupito la sua già ottima condizione. Ha delle grandissime qualità e quando è in forma lo dimostra sempre”. Infine, Pioli ha parlato del mercato: prima della chiusura potrebbe arrivare un ulteriore tassello per completare il pacchetto arretrato: “Ho fiducia nella società che lavora per migliorare la squadra, naturalmente se ce ne sarà la possibilità. Dietro siamo un po’ corti con tre ragazzi ancora ai box, vediamo cosa succederà nelle prossime settimane”.
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Cozzoli “Il Foro Italico è la casa degli Internazionali”
“Internazionali e Foro Italico sono la stessa cosa, non c’è impianto migliore e più bello”. Parte da questa certezza Vito Cozzoli, presidente e amministratore delegato di Sport e Salute che, in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, replica all’ipotesi lanciata dal numero 1 della Federtennis, Angelo Binaghi, riguardo al possibile futuro trasferimento in un’altra città di un torneo storico che ha appena chiuso la sua edizione 2020 con i trionfi di Novak Djokovic e Simona Halep, nei rispettivi tabelloni. “Roma è la Capitale d’Italia e la casa degli Internazionali è il Foro Italico, non esistono alternative a questa location – sottolinea Cozzoli -. I giocatori sono tutti innamorati di Roma e l’hanno vissuta alla grande, nonostante le difficoltà del momento, li abbiamo fatti sentire completamente a loro agio. Ho saputo che molti, tornando a casa la sera dal Foro oppure la mattina presto prima di partire, facevano fermare la macchina per godersi certi scorci della città”.
“Comprendo gli auspici di Binaghi, il suo desiderio di costruire una Flushing Meadows tutta italiana, come ha detto lunedì, ma un conto è l’area tecnica, un altro il Foro Italico, che resta la sede imprescindibile per il torneo”, ribadisce Cozzoli, soddisfatto di un’edizione che, a causa della pandemia, qualche preoccupazione la destava. “L’organizzazione ha funzionato alla grande, nessuno tra gli interpreti si è lamentato. La manifestazione non ci darà utili, questo è chiaro, ma serviva al Paese per dare un senso di ripartenza, è stata una specie di biglietto da visita del Made in Italy da offrire al mondo. Non era una sfida facile, era completamente nuova e impegnativa e l’abbiamo gestita con grande attenzione. Abbiamo anche adottato un sistema ‘massivo’ di rilevazione della temperatura che potrà essere utilizzato anche allo stadio Olimpico, a partire da Roma-Juventus”. Cozzoli inoltre rivela che “sono in programma investimenti nelle infrastrutture della zona, e parliamo sia dell’attività legata al torneo sia della volontà di coinvolgere i cittadini. Siamo convinti che il Parco del Foro Italico sia il polo sportivo più importante del Paese, lo vogliamo trasformare in un parco tematico dove lo sport possa mischiarsi con le bellezze artistiche e culturali della zona, con la collaborazione delle istituzioni locali e del Ministero dei Beni Culturali”.
“Sono allo studio tante iniziative: pensiamo per esempio a un tour dello stadio Olimpico, vogliamo fare di questa zona un incubatore di Start Up, un posto cioè dove i giovani possano proporre le loro idee, le loro iniziative – ha aggiunto il presidente e amministratore delegato di Sport e Salute -. Auspichiamo che il Foro Italico si apra, oltre che alle attività agonistiche, anche a quelle spontanee. L’obiettivo è organizzare grandi eventi ed eventi di base, di tutti e per tutti. La speranza è avere il Foro Italico e l’Olimpico aperti tutto l’anno”. Sul rapporto con il numero 1 della Federtennis, Cozzoli dice: “Con Binaghi abbiamo svolto in queste ultime settimane un ottimo lavoro di squadra. Il dialogo tra noi prosegue costante, dopo le finali di lunedì mi ha chiesto un giorno di riposo, ma ora riprenderemo il lavoro pensando agli appuntamenti che ci aspettano nel 2021, la nuova edizione del torneo di Roma ma anche e soprattutto le Atp Finals, che si terranno per la prima volta a Torino. Vogliamo che la manifestazione abbia un grande successo internazionale, ce la faremo anche questa volta”.
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Denver vince gara 3 e riapre i giochi, Lakers ko
Il “non c’è due senza tre” questa volta non vale. Merito dei Nuggets che vincono gara-3 della finale della Western Conference e impediscono ai Lakers di volare sul 3-0 e mettere una serie ipoteca al trionfo finale. Denver si impone 114-106 sui gialloviola giocando un match praticamente perfetto che riapre i giochi di una serie che ora vede la franchigia di Los Angeles condurre per due vittorie a una. Tre i grandi protagonisti del successo dei Nuggets. In primis Jamal Murray che, al di là dei 28 punti, mette dentro i canestri decisivi respingendo il tentativo dei Lakers di tornare in partita. Oltre ai 28 punti il numero 27 mette a referto anche 12 assist e 8 rimbalzi, sfiorando la tripla doppia. Sono 26, invece, i punti di Jerami Grant (3 rimbalzi e un assist per lui), decisivo anche lui. Non poteva mancare all’appello dei trascinatori la star della squadra e Nikola Jokic risponde presente piazzando una doppia doppia da 22 punti e 10 rimbalzi, aggiungendo anche 5 assist. Importanti anche i 14 punti che arrivano dalla panchina grazie a Monte Morris.
Niente da fare, dunque, per i Lakers nonostante il solito grande LeBron James. Il prescelto è l’unico della serata a far registrare la tripla doppia, mettendo a referto 30 punti, 11 assist e 10 rimbalzi. Bene anche Anthony Davis che di punti ne fa 27. Vanno in doppia cifra anche Kentavious Caldwell-Pope (12) e Kyle Kuzma (11), ma è la notte di Denver che vince gara-3 riaprendo la serie.
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Spadafora “Da ottobre più tifosi negli stadi”
Sempre più tifosi negli stadi e poi un Recovery Plan da almeno 1,5 miliardi di euro per il mondo dello sport. Questi gli obiettivi fissati dal ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora, svelati nell’audizione informale davanti alla VII Commissione della Camera (Cultura, Scienza ed Istruzione) sul tema dell’individuazione delle “priorità nell’utilizzo del Recovery Fund per il settore dello sport”. In due ore di discussione il responsabile dello sport ha spaziato su diversi argomenti, a cominciare dalla riapertura degli impianti sportivi molto dibattuta negli ultimi giorni, con la decisione del Governo di permettere la presenza di mille spettatori nelle manifestazioni all’aperto. “Vedere anche solo mille persone al Foro Italico per gli Internazionali di tennis è stata un’emozione importante – ha osservato Spadafora – perché siamo in una fase in cui vediamo contagi elevatissimi in diversi Paesi europei e noi speriamo di restare indietro. Dobbiamo andare avanti con la stessa attenzione e consapevolezza avuta nei mesi più duri, perché non c’è dubbio che senza tifosi manchi un pezzo fondamentale: la presenza del pubblico è importantissima soprattutto per le serie minori, come la Lega Pro, i Dilettanti, che vivono della biglietteria”.
“L’obiettivo – ha spiegato Spadafora – è quello di riaprire gli impianti sportivi in progressione per tutte le competizioni: faremo questo lavoro da qui al 7 ottobre, quando verrà emanato il nuovo dpcm. Non vorremmo andare avanti con un numero secco, viste le diverse realtà: l’obiettivo è invece quello di definire, insieme anche alla Conferenza Stato-Regioni, una percentuale rispetto alla capienza effettiva dell’impianto, tenendo peraltro conto di vari aspetti, per esempio la gestione dei flussi delle persone che si spostano”. Sul tavolo del ministro c’è poi la questione della legge delega sullo sport, ormai giunta alle battute decisive visto che deve essere approvata entro il mese di novembre. “Siamo a buon punto – ha raccontato Spadafora – Questa legge ci consentirà di mettere ordine su questioni anche molto attese, a partire dalla condizione delle atlete e degli atleti che hanno fatto sentire la loro voce con un documento importante di cui siamo orgogliosi. Mi auguro che il prossimo incontro con le forze di maggioranza possa essere l’ultimo, ma non mi meraviglia il fatto che siano necessarie diverse riunioni perché il lavoro è complesso e difficile”.
La legge, peraltro, deve risolvere le questioni sollevate dal Comitato olimpico internazionale, che ha scritto nuovamente al Governo italiano per chiedere delucidazioni sull’autonomia del Coni e le violazioni della Carta Olimpica sorte con la sostituzione della vecchia Coni Servizi con la Sport e Salute. “Abbiamo tenuto fortemente in considerazione le osservazioni del Comitato olimpico internazionale, come è giusto che sia – ha assicurato Spadafora, provando ad allontanare lo spettro delle possibili sanzioni del Cio – Nel testo unico che proporremo c’è chiarezza nei ruoli e nella governance”. Ma il lavoro del ministro va oltre e guarda al rilancio del mondo dello sport dopo l’emergenza sanitaria. “Stiamo lavorando su un piano nazionale unico per la promozione e la valorizzazione dello sport di base – ha spiegato Spadafora – Serve un coordinamento con tutti gli organismi sportivi, le federazioni e gli enti di promozione: al riguardo abbiamo chiesto a Sport e Salute di non utilizzare le risorse in troppi progetti che non hanno una visione unica, ma capire chi ha avuto maggiori danni e concentrarsi dello sport di base”.
Nel medio periodo, invece, il ministero ha messo in cantiere interventi importanti grazie alle risorse che l’Italia riceverà dal Recovery Fund. “Il nostro Paese ha un gap importante da recuperare sull’impiantistica sportiva, è una necessità enorme – ha osservato Spadafora – nell’ambito del Recovery Fund vogliamo presentare un progetto per l’efficientamento, la ristrutturazione e la valorizzazione delle strutture per metterci al pari con gli altri Paesi europei. La richiesta sarà almeno di un miliardo di euro da indirizzare all’impiantistica sportiva. Al contempo, vogliamo investire sul capitale umano: serve un sostegno alle realtà che utilizzano le strutture, altrimenti l’opera di investimento sull’impiantistica resterebbe incompiuta. Nelle nostre intenzioni un altro mezzo miliardo di euro sarà orientato su progetti di socialità per il coinvolgimento dei più giovani e per l’attivazione dei processi in linea con il Recovery Fund che possano coinvolgere associazioni e società sportive dilettantistiche. Attraverso questi due binari possiamo contribuire a un vero sviluppo del nostro Paese, come ci chiede l’Europa, e allo stesso rilanciare il sistema sportivo dopo un’emergenza delicata”.










