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Suarez supera esame di italiano a Perugia

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Luis Suarez è già ripartito per la Spagna. L’uruguaiano, che stamattina si era allenato con i propri compagni del Barcellona, nel primo pomeriggio ha raggiunto Perugia dove ha sostenuto e superato l’esame di italiano che gli permetterà così di completare l’iter burocratico per ottenere il passaporto del nostro paese. La prova del giocatore di fronte alla commissione universitaria è durata circa mezz’ora. Il “pistolero” era arrivato con un jet privato, per poi salire su un taxi lo ha condotto all’ingresso principale della palazzina Lupattelli, sede distaccata dell’Università per Stranieri dove si trova il Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche. Prima di entrare nell’aula l’attaccante si è sottoposto alla misurazione della temperatura corporea prevista dalla normativa anti-Covid. Dopo aver superato l’esame il giocatore ha ricevuto il diploma di certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello ‘B 1’, con tutte e quattro le abilità: produzione orale e scritta e comprensione, anche questa orale e scritta.
Nel corso della sua permanenza nella struttura, Suarez è apparso molto cordiale e sia all’entrata che all’uscita è stato accolto da tanti appassionati, molti juventini, che lo hanno salutato e incitato. Il viaggio del “Pistolero” in Italia ha cambiato le tesi della stampa catalana, stamane propensa a dare come probabile la conferma dell’uruguaiano al Barcellona, ma adesso convinta che l’esame di italiano sostenuto e superato dal giocatore, sia un passaggio fondamentale per il suo possibile trasferimento alla Juventus.
(ITALPRESS).

Borja Valero “Tante richieste, Il cuore ha scelto la Fiorentina”

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“Avendo giocato abbastanza l’anno scorso mi hanno chiamato da diversi posti. Quasi tutti mi offrivano più anni di contratto e più soldi, però le cose del cuore non si possono cambiare e ho seguito l’istinto. Da quando ho saputo che non si sarebbe rinnovato il contratto con l’Inter ho capito che la mia unica opzione sarebbe stata quella di tornare qui e ho detto ai miei procuratori che sarei andato a Firenze o a…Firenze”. Un ritorno a tre anni di distanza carico di emozioni quello che ha visto protagonista Borja Valero, felice di indossare nuovamente la maglia viola dopo aver firmato un contratto annuale che lo legherà al club gigliato fino al 30 giugno 2021. Lo spagnolo ha voluto evitare polemiche sulla sua partenza di tre anni. “Credo che oggi sia una giornata per dire solo cose felici – ha spiegato il classe ’85 madrileno -. Sono contentissimo di essere qua e ringrazio per come sono stato nuovamente accolto a Firenze. Quel momento preferisco tenerlo lì, a tre anni fa. Ovviamente per me è stato un momento molto triste per il modo con cui sono state fatte le cose, ma devo ringraziare l’Inter perché in un periodo complicato, in cui qua la gestione sportiva non mi voleva, loro sono stati bravi a portarmi in una squadra importante e a farmi trascorrere degli anni felici a Milano. Con l’Inter siamo andati vicini a vincere, è stato un peccato non riuscirci perché alla fine nella mia carriera ci sono stati tanti bei momenti, ma mi è mancato vincere qualcosa, sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Qui voglio essere un compagno e un giocatore in più. Non sono tornato solo perché ho l’affetto della città e dei tifosi. Voglio guadagnarmi ancora il rispetto della gente per quello che farò in campo, non per quello che ho fatto nel passato. Spero di cambiare il pensiero anche di quelli che non hanno fiducia in me, dimostrerò che posso essere un giocatore valido per la Fiorentina. Io ne sono convinto al 100%”. C’è chi ha pensato che il suo ritorno sia legato a un futuro da dirigente, magari fra un anno, alla scadenza del contratto. “Mi sento di dare ancora tanto in campo e mi allenerò con l’entusiasmo di un bambino per giocare tutte le partite – ha spiegato il centrocampista spagnolo -. Sarà un problema per il mister, non per me, darò tutto e proverò a giocarle tutte, poi accetterò le decisioni del tecnico perché è per questo che viene pagato”.
“Credo di poter dare una mano soprattutto per la mia esperienza, posso far capire come si vive il calcio in questa città ai nuovi calciatori che arriveranno dall’estero o anche ai più giovani. Non penso ancora al mio futuro oltre il calcio giocato”, ha spiegato Borja Valero che nella prima esperienza in viola è stato tra i protagonisti di una squadra che per quattro volte consecutive ha chiuso tra le prime 4. “Non sarà facile ripetersi. Nel periodo in cui sono venuto qui la prima volta sono arrivati tantissimi nuovi giocatori, c’è stata una rivoluzione ma le squadre di Milano non erano al loro massimo livello e noi abbiamo approfittato di quello. Peccato che in quel momento non c’era la qualificazione in Champions League per le prime quattro squadre perche’ l’avremmo giocata parecchie volte in quegli anni. Mi auguro che si possa fare adesso qualcosa del genere perché riuscire a giocare competizioni europee è sicuramente un miglioramento nella carriera dei singoli calciatori”. Borja Valero ha scelto la maglia numero sei. “Il 20 è di capitan Pezzella, ho guardato gli altri che erano liberi e parlandone con mio figlio, un grande appassionato di calcio, abbiamo deciso di prendere il 6 perché è il giorno in cui è nato mio figlio”.
Borja Valero ha parlato anche di due compagni di squadra, a cominciare da Federico Chiesa “quando sono andato via era un bambino, ma già si vedeva che aveva delle grandissime potenzialità. Fece grandi partite nel mio ultimo anno alla Fiorentina in cui non riuscivamo a uscire dal buco nero. Ha avuto un periodo di crescita grandissimo, non solo nella Fiorentina ma anche in Nazionale e sta prendendo uno spessore importante. Mi auguro per lui che avrà un futuro grandissimo nel calcio perché le condizioni ci sono. Ribery? Allenarsi con un campione come lui è qualcosa di unico. C’è solo da imparare anche alla mia età, proverò a farlo standogli vicino”.
(ITALPRESS).

Italia 12^ nel ranking Fifa, azzurri guadagnano una posizione

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Tornano le partite, spazio alla Nations League e dopo mesi di stop forzato, il ranking Fifa fa registrare qualche cambiamento. Nella classifica di settembre diramata oggi dalla Federcalcio internazionale, una delle novità riguarda l’Italia di Roberto Mancini che, reduce dal pareggio casalingo con la Bosnia e dal successo in Olanda, guadagna una posizione portandosi al 12° posto con 1612 punti. Variazioni anche nella top ten con il Portogallo che sale dal settimo al quinto posto, mentre restano stabili le prime quattro posizioni con il Belgio che si conferma leader (1773 punti) davanti a Francia (1744), Brasile (1712) e Inghilterra (1664). Sesto l’Uruguay (-1), chiudono la top ten Spagna (+1), Croazia (-2), Argentina e Colombia, con quest’ultima nazionale che ha 1622 punti, appena uno in più del Messico undicesimo e che precede gli azzurri del Mancio con un margine di 9 lunghezze. Alle spalle dell’Italia Olanda (+1), Germania (+1) e Svizzera che perde tre posizioni. La prossima classifica Fifa verrà diramata il 22 ottobre.

Ranking Fifa

1) Belgio 1773 punti (-)
2) Francia 1744 (-)
3) Brasile 1712 (-)
4) Inghilterra 1664 (-)
5) Portogallo 1653 (+2)
6) Uruguay 1645 (-1)
7) Spagna 1642 (+1)
8) Croazia 1628 (-2)
9) Argentina 1623 (-)
10) Colombia 1622 (-)

12) ITALIA 1612 (+1)
(ITALPRESS).

Zhang “Inter vincente la nostra missione, su strada giusta”

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Vincere la sua missione e la strada intrapresa è quella giusta. Steven Zhang ha le idee chiare e la convinzione che il tempo darà ragione al suo progetto. Il 28enne presidente dell’Inter, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, spiega che il suo ruolo “è sicuramente una responsabilità, significa pensare costantemente alla gente, alla gioia dei tifosi, del popolo nerazzurro, ai loro bisogni, interpretarli nel modo corretto. L’Inter ha una missione, un piano, strategie rivolte naturalmente verso la vittoria. Ma non solo. Crescere costantemente rispettando i nostri obiettivi. Credo proprio che la strada intrapresa sia quella giusta. Lo sento. Sia a livello societario che di squadra noto l’empatia ideale per lavorare nel migliore dei modi”. Ci sono stati momenti difficili, a un certo punto sembrava che le strade dell’Inter e di Conte, l’uomo scelto per tornare a vincere, potessero dividersi. Poi tutto superato in una riunione che, invece di sancire il divorzio, ha ridato vigore al progetto. “I toni di quel summit sono stati drammatizzati. Era necessaria una riflessione, ho trovato il nostro allenatore sereno, costruttivo, lontano dagli stati d’animo raccontati dai media”, spiega Zhang che ha ben capito il carattere del suo tecnico.
“Vive la partita e l’evento agonistico in un certo modo, con molta intensità. Ma quando si siede attorno a un tavolo, esprime le sue idee in modo pacato, finalizzando le sue proposte al bene della squadra e della società. E così è stato in quel vertice con lui e i dirigenti. Il film mostrato e raccontato è stato ben diverso dalla realtà da noi affrontata – spiega Zhang -. Quel vertice è stato uno dei tanti incontri, a volte anche quotidiani, necessari per sistemare alcune questioni urgenti, operative, con uno scopo ben preciso: la crescita costante della società Inter”. Capitolo mercato, l’Inter si muove seguendo la regola ‘prima vendere e poi comprare’. “Anche questa indicazione è rivolta a un programma di crescita costante della società e della squadra. Il calcio sta vivendo un momento delicatissimo, turbolento, a livello internazionale, questo atteggiamento di prudenza non riguarderà solo questa sessione di mercato, ma dovrà essere rispettato anche in futuro. Fa parte di un messaggio di continuità all’interno di un progetto di stabilità finanziaria”. Attenzione al bilancio, ma bisogna anche fare i conti con la voglia di vincere dell’ambiente e di un vincente come Conte. “Tutta l’Inter è rivolta alla vittoria, questa aspirazione fa parte della nostra missione. Mai visto uno che lavori così tanto, con una simile intensità, come Conte: anche questa caratteristica ci unisce”. Zhang spiega di seguire un principio nelle sue scelte: “Il senso di appartenenza. Quando assumo un professionista, un dipendente qualsiasi dell’Inter, che ha un ruolo ben preciso, penso di lavorare con quella donna, quell’uomo, quel nostro lavoratore, per tutta la vita. Anche questo è un valore di crescita”. Dal presidente nerazzurro arriva anche un riconoscimento a chi lo ha preceduto (“Abbiamo trovato una buonissima base di partenza costruita dalla famiglia Moratti, la passione è alla base di tutto, costantemente al servizio del tifoso, del popolo interista”), un grazie a chi ha lottato contro il coronavirus (“Alle donne e agli uomini che si sono messi al servizio dei cittadini, che hanno lavorato con coraggio contro il virus. Cina e Italia sono i due Paesi che hanno affrontato per primi e meglio di altri questo dramma che ha sconvolto il mondo. Il governo italiano ha preso le decisioni giuste”), per poi chiudere con il sogno (dei tifosi) Messi. “Un investimento simile non rientra nel nostro progetto, non in questo momento. Innovazione, programmazione, crescita costante, stabilità economica sono i nostri caposaldi. Percorrendo questa strada, che prevede una pianificazione a lungo termine, arriveremo ai risultati e ai traguardi programmati, riporteremo l’Inter ai livelli nazionali e internazionali che le competono”.
(ITALPRESS).

Gravina “Puntare su infrastrutture e giovani”

“Il calcio, in Italia come in Europa, si è fatto accecare dall’esigenza della massimizzazione del risultato, pensando che il successo fosse l’unico obiettivo da porsi, non capendo invece che alla fine solo una vince, tutte le altre perdono. Bisogna puntare alla valorizzazione di due asset portanti: infrastrutture e settori giovanili. Ben venga la legge sugli stadi, è un assist fondamentale da cogliere, bisogna fare in modo che sia immediatamente applicabile ed invogli i dirigenti a capire l’importanza di investire nelle strutture. I giovani non devono rappresentare un costo, ma un investimento per il futuro”. Lo ha detto il presidente della Figc, Gabriele Gravina, in occasione della prima edizione del premio “Città di Camaiore Versilia Football Planet” a Camaiore (Lucca). Sulla Nazionale, ha aggiunto:”Mi piace condividere l’ottimismo di Mancini: lui vuole vincere l’Europeo, come faccio a dargli torto? A me, comunque, interessa il percorso. In nazionale ci siano 4-5 ragazzi che potrebbero giocare nell’Under 21 o anche nell’Under 20. Stiamo lavorando su un progetto vincente di per sè: Mancini ha già vinto. Ora ci manca un titolo che darebbe maggiore entusiasmo a questa politica. Zaniolo è un talento importante, mi dispiace per il nuovo infortunio, ma è già carico e si aggregherà al gruppo quanto prima, lo aspettiamo a braccia aperte”. Gravina ha anche parlato dell’assenza dei tifosi negli stadi. “L’evento calcio senza tifosi è spento, anche vivendolo da casa. C’è l’esigenza di restituirlo ai tifosi, i suoi veri fruitori. Non vogliamo prevaricare i ritmi giustamente imposti dal Governo: c’è un’istituzione fondamentale che ha una grossa responsabilità nella formazione dei giovani che è la scuola. Tutte le attenzioni devono essere concentrate sulla salute dei ragazzi e sul non aggravare i problemi del Paese. Ho incontrato il premier Conte qualche giorno fa, abbiamo affrontato il tema con responsabilità: priorità alle scuole, poi quello dell’apertura graduale degli stadi, in linea con quanto avviene a
livello internazionale”.
(ITALPRESS).

Lopez vince per distacco la 17^ tappa del Tour de France

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Miguel Angel Lopez si è aggiudicato la diciassettesima tappa del Tour de France 2020 da Grenoble a Meribel Col de la Loze, frazione di 170 chilometri con due GPM di Hors Categorie a movimentare la corsa. Proprio nell’ultima salita di giornata il corridore colombiano dell’Astana è riuscito a staccare tutti ed è andato a vincere in solitaria su uno dei percorsi più duri di questa edizione numero 107. Precedentemente, una fuga con Alaphilippe e Carapaz aveva caratterizzato la fase centrale di una tappa che sorride ulteriormente a Primoz Roglic: la maglia gialla non tiene le ruote di Lopez, che da oggi è sul podio virtuale viste le difficoltà di Rigoberto Uran, ma stacca di alcuni secondi il connazionale e secondo in classifica Tadej Pogacar. Domani in programma la diciottesima tappa del Tour della Grande Boucle, da Meribel a La Roche sur-Foron, di 175 chilometri. Cinque GPM, uno di Hors Categorie, e dunque nuovi scenari per la lotta tra gli uomini di classifica.
(ITALPRESS).

Pioli “Poco tempo, ma il Milan è pronto per l’Europa League”

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“C’è emozione per la nuova stagione. Dobbiamo concretizzare un percorso iniziato l’anno scorso. I preliminari sono l’inizio, ma noi vogliamo arrivare ai gironi”. Stefano Pioli è pronto a ricominciare come aveva finito lo scorso campionato. Il Milan vuole replicare la grande seconda parte di stagione, quella del post-lockdown, in Europa League. Un cammino che per i rossoneri inizia domani con il secondo turno preliminare di Europa League al Tallaght Stadium di Dublino contro lo Shamrock Rovers. Gli irlandesi sono già all’undicesima giornata di campionato, che conducono da imbattuti con nove vittorie e due pari: “Non abbiamo avuto molto tempo, ma abbiamo fatto tutto quello che dovevamo per prepararci a questa gara – ha detto Pioli in conferenza stampa -. Non possiamo dare per scontato nulla, non sarà il nostro approccio. Stanno bene, è una squadra intensa, dovremo approcciare bene alla gara e stare concentrati per tutti e 95 minuti. Loro giocano un calcio propositivo e moderno. Hanno qualità in attacco. Ma dobbiamo pensare solo alla grande opportunità che abbiamo, dovremo giocare da Milan. Come dice spesso Ibra ‘Giochiamo con fiducia’. Sarà importante partire dai nostri principi di gioco e dalla nostra identità”. Pioli richiama la vocazione europea del Milan: “L’Europa è l’habitat naturale di questa società. Siamo pronti e consapevoli delle difficoltà”. Con appunto un Ibrahimovic in più: “Ha recuperato del tutto – assicura Pioli -. Sta bene anche mentalmente, determinato, competitivo e disponibile al massimo, come sempre. Tonali è giovane, ma maturo e pronto. È appena arrivato ma ha già fatto intravedere le sue caratteristiche. È felice di essere qui”. Capitolo Donnarumma, concentrato sul campo a dispetto delle voci sul rinnovo di contratto: “Ho fatto i complimenti a Gigio per come affronta ogni singolo momento qui a Milanello. Sta crescendo, è sempre più maturo”.

Mancini “Agli Europei per vincere, Zaniolo ci sarà”

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“Siamo l’Italia! Agli Europei per vincere”. Roberto Mancini ha sempre creduto nella sua Nazionale, i risultati gli hanno dato ragione e il commissario tecnico azzurro, in un’intervista rilasciata ai microfoni del TGPoste, il nuovo telegiornale di Poste Italiane, ribadisce la sua fiducia su un gruppo che ha costruito e rigenerato, dal punto di vista del gioco e della convinzione, nel corso degli anni. In vista della ripresa di un campionato che si preannuncia difficile e faticoso, Mancini si è detto fiducioso sul pieno recupero di Zaniolo e ha confessato che sotto la sua casacca azzurra batte ancora un cuore doriano. Sarò contento, ha detto il ct, “se noi vinceremo l’Europeo. Noi siamo l’Italia, quindi l’Italia deve partire sempre per vincere, anche quando magari all’inizio non è tra le favorite. Per quello che è la nostra storia, dobbiamo partire per vincere”. A proposito di Zaniolo, Mancini ha detto di aver “parlato con lui qualche giorno fa, sta bene, è stato operato, l’operazione è andata bene, quindi la speranza è di rivederlo al più presto, ma con calma, perché comunque ha il tempo per recuperare per poi venire agli Europei. Quindi insomma, può recuperare con tranquillità, è un ragazzo giovane e credo che lo farà sicuramente al 100%”.
In vista della ripresa del campionato, il ct della nazionale avverte: “Sarà una stagione abbastanza difficile, credo. Hanno terminato il campionato scorso da poco, alcuni hanno terminato la Champions League da pochi giorni, hanno iniziato veramente con pochi allenamenti, poi ci sono state le partite della Nazionale, quindi soprattutto all’inizio sarà abbastanza difficile. Poi magari con l’andare delle partite e del campionato, e sperando che si possa avere il pubblico allo stadio, credo che le cose torneranno nella normalità. Probabilmente l’anno sarà un po’ più faticoso rispetto al solito”. Nel corso dell’intervista, Mancini ha rivelato che la Sampdoria occupa ancora un posto speciale nei suoi ricordi. “Il mio cuore batte per la Nazionale, come del resto accade per tutti gli italiani. Poi è chiaro – ha aggiunto – che io faccio un po’ di tifo per tutte le squadre dove sono stato come giocatore e come allenatore. Però è altrettanto chiaro che la Samp, forse, dove sono stato più anni, è quella per la quale spero sempre che le cose vadano bene”.
Una partita che vorrebbe rigiocare in campo è “la finale di Coppa dei Campioni con la Samp del 1992. Sapevamo che quella sarebbe stata forse l’unica occasione della nostra vita e perdemmo la partita forse ingiustamente. Ma questo è anche il calcio. Ecco, quella se potessi rigiocarla, la rigiocherei volentieri”.
Infine un saluto agli oltre 120.000 lavoratori di Poste Italiane. “Un saluto, un abbraccio, un buon ritorno al lavoro per tutti quanti, anche se poi le Poste Italiane non hanno mai smesso. Spero però che adesso si torni alla normalità e quindi rivolgo un grande saluto e un in bocca al lupo a Poste Italiane”.
(ITALPRESS).