“Volevamo aumentare l’atletismo e la leadership della squadra: credo che ci siamo riusciti. Datome sarà il collegamento tra l’Eurolega e il campionato italiano: la sua presenza dà più qualità e profondità al ruolo cruciale del nostro gioco anche con le regole del campionato italiano. Poi dipenderà dalle circostanze, il turnover sarà imprescindibile ma con la ferma intenzione di non operare poi alcun cambiamento durante la stagione”. Ettore Messina accoglie così Gigi Datome, ultimo tassello di un’Olimpia Milano che guarda con fiducia alla prossima stagione, dopo le difficoltà incontrate quest’anno prima dell’interruzione per la pandemia. “Parto da una premessa – spiega il coach dei lombardi in un intervista a ‘La Repubblica’ – quando una squadra cambia molto, chi se ne va viene spesso accompagnato da una serie di giudizi negativi. Prima dell’interruzione della stagione, con alti e bassi, abbiamo lottato con tutti. I giocatori sono sempre stati molto seri e partecipi, e, sospese le competizioni, manca il giudizio finale anche sui singoli”. Ma ora è tempo di guardare avanti e Milano l’ha subito fatto, visto che il roster per la stagione 2020/21 è già completo. “Abbiamo voluto costruire una squadra diversa, più atletica, più dura mentalmente e capace di ovviare a uno dei problemi di questa stagione, la difesa sui pick and roll – sottolinea Messina – Malcom Delaney è un giocatore importante per l’Europa, una guardia con grandi qualità atletiche e complementare a Sergio Rodriguez. Kyle Hines porta con sé leadership, durezza mentale e fisica eccezionali. Tutti i nuovi acquisti sono giocatori che hanno vinto e sanno come farlo. Se poi anche Delaney sbarca in Italia in condizioni atletiche disastrose come è accaduto la scorsa estate con qualcuno, salgo sul Duomo e mi butto dalla Madonnina”. Il coach dell’Olimpia spiega poi anche le scelte sui lunghi e rifiuta l’idea di una squadra titolare “anziana”. “I vecchi sono Rodriguez, Micov, Hines e Datome. Quattro su 15 giocatori, la maggioranza sono invece giovani che dovranno essere le gambe dei veterani. Nessuno di loro peraltro mostra segni di decadimento: Hines a 33 anni è al top in Eurolega in difesa, rimbalzi, stoppate. L’aspetto cruciale sarà evitare di sfiancare Rodriguez”. “Per quanto riguarda i lunghi – prosegue Messina – abbiamo puntato su centri atipici, ma di grande energia e su tre ‘numeri 4’ leggeri, ottimi tiratori da tre punti com Micov, Datome e Brooks. Tocca a loro allargare gli spazi in campo per permettere a esterni molto dotati atleticamente e forti in uno contro uno di attaccare il canestro avversario con le penetrazioni o capaci, come Kevin Punter, di produrre molti punti in uscita dai blocchi”. L’Olimpia, dunque, è già pronta per la nuova stagione, senza rimpianti per il campionato interrotto diversamente da quanto accaduto in Spagna e Germania (“Che valore può avere un titolo assegnato in sfide secche, disputando solo un pugno di partite dopo una lunga sosta, senza pubblico”, rimarca il coach di Milano) e con obiettivi chiari: “Sia in Eurolega che in campionato i valori al vertice sono immutati, a parte il probabile calo del Fenerbahce. In Serie A l’incertezza sulla partecipazione di un paio di squadre potrebbe rendere meno competitive alcune partite – conclude Messina – ed è un peccato, perché il bello di quest’anno era che anche le big potessero perdere dappertutto”.
La Juve batte il Genoa 3-1, Lazio di nuovo a -4
Lo snodo del Ferraris ha il sapore dolce della continuità di risultati per la Juventus, che trova la sesta vittoria consecutiva. La formazione di Maurizio Sarri vince 3-1 e tiene a distanza (+4) la Lazio, trionfante contro il Torino. Nel corso di un secondo tempo vicino alla perfezione, alla Juventus bastano le magie dei tre attaccanti più in forma: Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Ma il primo tempo è incentrato sullo scontro a distanza tra l’ex della partita, Perin, e le frecce bianconere. Prima è Bernardeschi a provarci con un tiro che coglie di sorpresa il portiere che se la cava con un intervento coi piedi. Poi è il turno di Cristiano Ronaldo con una conclusione violenta che costringe Perin a rifugiarsi in calcio d’angolo. Al 36’ la Juventus si affaccia nuovamente in modo pericoloso dalle parti della porta genoana: Cuadrado crossa dalla destra, Rabiot svetta di testa ma trova pronto Perin, bravo a bloccare a terra. Ma è un primo tempo di straordinari per l’estremo difensore chiamato a ripetersi anche al 43’ sulla botta di destro da posizione defilata di Cristiano Ronaldo. Ma al 50’ nemmeno il portiere rossoblù può nulla sulla conclusione dell’uomo simbolo della ripresa juventina: Paulo Dybala si scatena, salta tre giocatori e col mancino firma il suo quarto gol consecutivo in campionato. Magia chiama magia e al 56’ Cristiano Ronaldo sigla a modo suo il gol del raddoppio: CR7 si invola verso la porta e da venticinque metri lascia partire da posizione centrale un destro che non lascia scampo a Perin. L’ultima mezz’ora di gioco è puro esercizio di stile per i bianconeri e al Ferraris c’è ancora spazio per le giocate di classe. Al 66’ Sarri si gioca la carta Douglas Costa e al brasiliano servono sette minuti per finire sul tabellino dei marcatori con un mancino a giro da fuori area che si infila all’incrocio dei pali. Ma il Genoa alla prima occasione della partita trova la via della rete: al 77’ Pinamonti vince un contrasto con Cuadrado e batte Szczesny sul primo palo per il gol del definitivo 1-3.
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Lazio ancora in rimonta, Torino battuto 2-1
La Lazio vince in rimonta con il Torino per 2-1 e tiene ancora aperta la lotta scudetto. I granata trovano il vantaggio con il rigore di Belotti nel primo tempo ma i biancocelesti ribaltano il risultato nella ripresa con le reti di Immobile e Parolo, portandosi momentaneamente a -1 dalla Juventus. La squadra di Sarri dovrà rispondere questa sera nella gara con il Genoa.
L’obiettivo, per entrambe, è vincere. Longo, per inseguire la salvezza, si affida a Belotti e Verdi in attacco. Inzaghi (squalificato, al suo posto in panchina il vice Farris) fa i conti con qualche infortunio per continuare la corsa scudetto.
Inizio in salita per la Lazio, che prosegue la rincorsa alla Juventus cominciando in svantaggio la gara allo stadio Olimpico Grande Torino. Dopo pochi minuti il tocco involontario di mano di Immobile (l’arbitro Massa non ha dubbi) regala il calcio di rigore ai padroni di casa. Pesante il cartellino giallo all’attaccante diffidato: salterà la sfida con il Milan di sabato sera, stessa sorte tocca a Caicedo (ammonito alla mezz’ora). Dal dischetto al 5′ Belotti non sbaglia l’1-0, è il 12esimo gol in campionato per la punta, sempre più leader della squadra granata e protagonista di un’altra occasione importante. I biancocelesti ingranano con calma, poi prendono il controllo della partita. Le migliori opportunità per pareggiare cadono sui piedi di Immobile: al 23′ la punta si divora una palla gol e al 37′ non sfrutta al meglio la conclusione. La Lazio attacca con pericolosità nel finale di primo tempo e si vede annullare il pareggio di Acerbi per fuorigioco. A inizio ripresa Immobile trova il riscatto dopo 45 minuti sottotono: dopo tre minuti è sua la rete dell’1-1 che gli vale anche il 29esimo gol in campionato. I biancocelesti non si accontentano di un punto nella rincorsa alla Juventus e intendono ribaltare il risultato, come nell’ultima gara con la Fiorentina. Il Torino paga un evidente calo fisico, fatica a costruire gioco e non si vede mai in attacco. La Lazio insiste nel cercare la vittoria e ci riesce al 73′ con il tap-in vincente di Parolo per il 2-1, dopo la ribattuta di Sirigu su Milinkovic-Savic. Nel finale Correa sfiora pure il terzo gol. Con un altro successo in rimonta, come nell’ultimo match con la Fiorentina, i biancocelesti volano a 68 punti, a meno uno dalla Juve che stasera dovrà rispondere nella gara con il Genoa. I granata restano fermi a quota 31, a +6 sulla terzultima.
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Condizioni Zanardi stazionarie ma il quadro resta grave
Nessuna novità di rilievo: le condizioni di Alex Zanardi restano stazionarie ma il quadro è ancora grave. A 24 ore dal secondo intervento neurochirurgico a cui è stato sottoposto l’ex pilota di Formula Uno, il bollettino medico del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena fa sapere che il 53enne campione bolognese “presenta condizioni cliniche stazionarie ed un decorso stabile dal punto di vista neurologico, il cui quadro rimane grave”. Zanardi, pertanto, resta ricoverato nel reparto di terapia intensiva, “sedato e intubato, e la prognosi rimane riservata”, fanno sapere dall’ospedale, precisando che “in accordo con la famiglia non saranno diramati altri bollettini medici in assenza di significativi sviluppi”.
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Riparte la F1, Binotto “Ma la vera Ferrari in Ungheria”
L’attesa è finita, è tempo di accendere i motori. Sono passati 109 giorni dalla cancellazione del Gran Premio d’Australia: dopo il lungo lockdown causato dalla pandemia, anche il circus è pronto a ripartire. Stop alle gare virtuali che hanno intrattenuto il pubblico durante questi mesi, si torna in pista a Spielberg, anche se senza tifosi, per il primo di un inedito doppio appuntamento che darà finalmente il via al Mondiale 2020 di Formula Uno. Anche il paddock dovrà fare i conti con situazioni nuove e adeguarsi a rigidi protocolli (le squadre prenderanno parte alle gare in formazione ridotta) ma l’importante è ricominciare. Quella di Spielberg è una pista molto veloce, che si completa in poco più di 60 secondi. Le zone DRS previste sono tre: sul rettilineo principale del tracciato, nell’allungo che porta da curva 1 alla 2 e nella retta che porta dalla curva 2 alla curva 3. Un anno fa la Ferrari raccolse un secondo e un quarto posto, rispettivamente con Charles Leclerc e Sebastian Vettel, col monegasco che era partito dalla pole, mentre l’ultimo successo del Cavallino risale al 2003 con Michael Schumacher. Tante le incognite per domenica, e non solo perchè è la prima gara dell’anno a oltre quattro mesi dagli ultimi test di Barcellona. Test non entusiasmanti per la Ferrari, che in vista del weekend sceglie il basso profilo. “La SF1000 che sarà in pista sul circuito di Spielberg avrà la stessa configurazione vista nella parte finale dei test di Barcellona”, mette subito in chiaro Mattia Binotto, lasciando intendere senza troppi giri di parole che per vedere la vera Ferrari bisognerà attendere almeno un altro paio di settimane. “Le risultanze emerse dai test ci hanno imposto un importante cambio di direzione per quanto concerne lo sviluppo, soprattutto sul piano aerodinamico – le parole del team principal di Maranello a pochi giorni dall’accensione dei motori – Prima abbiamo dovuto capire perché non avevamo visto in pista quello che ci aspettavamo e a quel punto ritarare tutto il programma di conseguenza. Sarebbe stato controproducente proseguire sulla strada prevista sapendo che non avremmo raggiunto gli obiettivi prefissati. Pertanto, abbiamo deciso di stendere un nuovo programma che riguardasse tutta la vettura, sapendo che non sarebbe stato pronto per la prima gara nella sua integrità. L’obiettivo è portare in pista i nuovi sviluppi alla terza gara, quella del 19 luglio all’Hungaroring”. Questo non significa che in Austria la Ferrari farà da spettatrice. “Sappiamo bene che non oggi disponiamo del pacchetto più veloce – prosegue Binotto – lo sapevamo alla vigilia della partenza per Melbourne e le cose non sono cambiate. Detto questo, il circuito di Spielberg ha delle caratteristiche diverse rispetto a quello di Montmelò e le temperature non saranno quelle di fine febbraio. In Austria dovremo cercare di sfruttare le opportunità che dovessero presentarsi, in attesa di capire in Ungheria, una volta introdotto lo step di sviluppo cui stiamo lavorando, dove davvero saremo rispetto agli altri, anche alla luce degli sviluppi che i competitor avranno eventualmente introdotto. La realtà è che mai come in quest’anomala stagione fare previsioni è un esercizio sterile. L’obiettivo resta portare a casa il massimo possibile dei punti in palio, come sempre del resto”. Filosofia condivisa da Sebastian Vettel, che in Stiria comincerà il suo farewell tour: a fine stagione il quattro volte iridato saluterà la Ferrari per lasciare l’abitacolo a Carlos Sainz. “Sono pronto a dare il massimo, anche se non sarà lo stesso senza i tifosi a sostenerci – garantisce – La pista austriaca è come una giostra che gira velocissima, ma a me piace molto, anche perché si gareggia in altura e io amo la montagna”. Sulle ambizioni della Rossa, Vettel si allinea a Binotto: “Dobbiamo essere realisti pensando a quelli che sono i valori in campo espressi dai test, ma non per questo partiamo sconfitti. Sarà particolare anche il fatto di disputare due gare di fila qui: questo significa che la settimana seguente avremo moltissimi dati in più sui quali fare affidamento. Il primo weekend sarà chiave in funzione del secondo”. Il circuito austriaco suscita bei ricordi a Leclerc: “La gara dell’anno scorso per me è stata un eye-opener perché mi ha fatto capire quanto potevo essere aggressivo in macchina e questo mi ha permesso di vivere duelli molto intensi nella seconda parte della stagione. Non vedo l’ora di calarmi nell’abitacolo della mia SF1000”. Il Gp d’Austria vedrà anche il debutto su tutte le monoposto dello sticker #WeRaceAsOne, che la squadra di Maranello ha con orgoglio fatto esordire fin dal test del Mugello di martedì scorso. Ma la Ferrari sarà in pista anche con un messaggio di supporto per Zanardi: lo sticker #ForzaAlex sarà visibile da entrambi i lati del roll hoop.
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Pioli “Con la Spal sarà dura, serve determinazione”
“Dobbiamo affrontare la partita di domani con grande concentrazione e attenzione perché sarà complicata. La Spal viene da due sconfitte di misura: i loro risultati potevano essere diversi perché hanno fatto buone prestazioni. Servirà grande determinazione”. Queste le parole del tecnico del Milan Stefano Pioli alla vigilia della sfida sul campo della Spal, 29^ giornata di Serie A. “Sono concentrato soltanto su questa partita – ha spiegato l’allenatore rossonero – e non guardo avanti. Tenere la media di 2 punti a gara? Sarebbe un buon risultato, se poi saranno sufficienti per entrare in Europa non lo so, è difficilissimo fare previsioni, perché non abbiamo mai giocato così tanto e così spesso”. Domani a Ferrara Pioli potrebbe ritrovare Ibrahimovic, che sembra aver pienamente recuperato dal problema muscolare: “Psicologicamente sta bene, lui è un leone, spinto sempre da grandissime motivazioni. Ieri ha fatto un ottimo allenamento, con ritmi giusti. Se stasera si ripeterà e se mi darà l’ok potrà essere convocato per la partita contro la Spal”. L’allenatore del Milan, peraltro, ha intenzione di effettuare alcuni cambi di formazione dopo le due vittorie contro Lecce e Roma. “Anche domani le sostituzioni saranno determinanti: l’ho sempre creduto, ora che ne abbiamo a disposizione cinque e che dobbiamo giocare ogni tre giorni è impensabile che possano scendere in campo sempre gli stessi calciatori – ha rimarcato Pioli – Abbiamo dimostrato di stare meglio del Lecce e della Roma, ma ora inizia il periodo difficile e servirà l’apporto di tutti. Calhanoglu? Lui ha tutto per fare bene. Si sa muovere, corre, è generoso, ha la conclusione. Ora per Hakan è arrivato il momento di diventare un top, c’è uno step significativo ma può farlo: per me lui è sia un leader tecnico che morale”. Infine una battuta sulla situazione contrattuale di Donnarumma: “Ha grandissime qualità: non so se sia il portiere più forte al mondo, ma sicuramente è tra i due o tre migliori. Maldini ha già spiegato bene la volontà del club: io faccio l’allenatore e le scelte per il futuro le fa la società – ha concluso Pioli – Ma vedo Gigio molto sereno, determinato, concentrato: per l’atteggiamento che ha e per come è felice qui dentro, io lo vedo nel Milan”.
Hakimi saluta Dortmund “Due anni meravigliosi”
“È arrivato il momento di chiudere una parentesi molto importante della mia vita. Dopo due anni meravigliosi, lascio questo club che mi ha donato tanta allegria”. Achraf Hakimi ha salutato Dortmund e il Borussia e si avvia verso una nuova esperienza. Non è ancora arrivata l’ufficialità, ma presto l’esterno potrebbe diventare un giocatore dell’Inter. Al momento Hakimi si trova a Milano dove sta svolgendo le visite mediche e una volta terminate, metterà la firma sul contratto che lo legherà alla squadra nerazzurra. In un post su Instagram, il giocatore, di proprietà del Real Madrid ma nelle ultime due stagioni in prestito al Borussia, ha salutato così la sua ex squadra: “È stato incredibile quello che ho ricevuto dal club e dalle persone. Dortmund è stata la mia casa per due anni. Voglio ringraziare tutti i miei compagni, lo staff tecnico e tutto il personale per l’affetto dimostratomi in ogni momento. Ovviamente, ringrazio anche questa meravigliosa tifoseria che ci ha supportato in ogni partita. Niente può competere con il Muro giallo, semplicemente meraviglioso”.
“Infine – ha concluso l’ormai nerazzurro -, dico grazie alla mia famiglia e ai miei amici per l’appoggio dato in ogni istante. Spero che un giorno le nostre strade e il nostro cammino tornino a incrociarsi. A presto Borussia Dortmund!”. Anche il club giallonero ha ringraziato e salutato il suo quasi-ex giocatore, scrivendo su Twitter: “Ti ringraziamo anche noi, Achraf. Buona fortuna per il tuo percorso futuro”.
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Barelli “Aiuti o scordiamoci nuovi Pellegrini e Paltrinieri”
Se non un grido d’allarme una richiesta di ulteriore attenzione. In un’intervista al Corriere dello Sport, il numero 1 della Federnuoto, Paolo Barelli, parla delle difficoltà della ripartenza soprattutto per l’attività di base. “La prospettiva non è rosea. Il Paese ha mille difficoltà, forse le conseguenze ancora non le percepiamo. Ci sono settori come turismo e commercio che sono in ginocchio. E’ normale che lo sport soffra nello stesso modo se non di più, perché chi riapre adesso un impianto deve fare i conti con un 70% in meno di incassi e sarà così almeno fino a settembre”. Secondo Barelli “Gravina ha fatto bene a insistere, il mondo del calcio può permettersi percorsi diversi rispetto a tutti gli altri sport. A noi è dispiaciuto fermarci ma è stata una scelta inevitabile. Prima dei campionati italiani ad agosto ci sono 20 regionali, per noi contano di più quelli e infatti come Fin saremo noi a sostenerne i costi per più di un milione. I regionali sono un messaggio importante per tutto il movimento. Per chi è riuscito a ripartire e per chi ci sta ancora provando. In tanti sono a rischio chiusura. Il governo ha fatto molto ma non basta: l’accesso al credito resta complesso così come i contributi a fondo perduto. Prendiamo poi i 600 euro per i collaboratori sportivi: coprono 2-3 mesi, ma poi deve esserci un gestore di impianti che deve di nuovo essere in grado di pagare i collaboratori altrimenti la filiera non si riavvia – ha aggiunto Barelli -. Ma il ministro Spadafora ha preso a cuore il problema che ora conosce bene. Però va aiutato a reperire fondi a favore degli impianti sportivi perché se falliscono e non riaprono possiamo dire addio all’attività motoria nel nostro Paese. E la prima a essere cancellata sarà l’attività agonistica. Ci potremo scordare i nuovi Pellegrini, Paltrinieri, Cagnotto. L’Italia è un paese anomalo che si affida in sostanza al volontariato sportivo. All’estero ci sono impianti pubblici gestiti dai comuni, lo sport lo fai anche o soprattutto nelle scuole. Da noi la prima soluzione per trovare nuove aule è occupare le palestre… Questo è il rapporto che c’è tra lo sport e la scuola. E lo dico senza polemica, non è un discorso di appartenenza politica, sto solo fotografando la realtà”. Ad agosto si gareggia, a settembre si vota. “Mi meraviglio di chi si meraviglia. Nel 2016 l’assemblea elettiva è stata a settembre e sarà così anche quest’anno: il 5, nella tribuna autorità dello stadio olimpico per rispettare il distanziamento sociale. Sono le regole, c’è lo statuto della Fina che è chiarissimo. Quattro anni sono 4, non possono diventare 5. Trovo originale che qualcuno si sorprenda quando vengono rispettate le regole”.
“Se c’è un erede di Barelli? Morto un papa se ne fa un altro…Ma in questo momento di grande crisi c’è da completare un percorso di riavvio. Poi sono sicuro che in futuro ci saranno dirigenti capaci in grado di prendere il mio posto. Ma se un dirigente è bravo io me lo terrei a vita, senza vincoli di mandato. Non stiamo parlando di un’attività remunerativa. Una federazione, tra l’altro, dal punto di vista legale è un’associazione privata. Ci sono aspetti costituzionali da considerare. Io candidato alla presidenza del Coni? Lo escludo. Anche perché oggi la realtà dello sport viene seguita in altri ambiti: c’è un ministero, c’è sport e salute. Se oggi la situazione è questa, posso pensare che in ambito Coni siano stati fatti degli errori…”. Sul tavolo c’è anche la riforma dello sport. “Spadafora ha ereditato una legge delega e un compito molto delicato. Deve in poco tempo emanare decreti per la riforma radicale dello sport. Gli argomenti sono tanti: la distinzione tra professionismo e dilettantismo, il lavoro sportivo. Lo aspetta un compito difficile perché lo sport in Italia poggia sull’attività delle società sportive, fragili economicamente e caratterizzate dall’impegno di dirigenti per lo più volontari. Quindi il nostro mondo si regge sulla passione di migliaia persone che vanno sostenute, per continuare a essere il motore senza costi dello sport nel paese”.
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