“Abbiamo goduto di una grande vittoria in Australia, perchè io, il Repsol Honda Team e la moto stiamo lavorando molto bene insieme. Ora arriviamo all’ultima gara della tripla, ma non è il momento di fermarci e rilassarci” dice Marc Marquez tornando sul successo di Phillip Island e alla vigilia del Gran Premio della Malesia. “Sepang è un’altra pista in cui penso che la Yamaha sarà veloce, così come la Ducati, ma l’obiettivo è ovviamente quello di provare a lottare nuovamente per la vittoria. Vedremo come andrà il fine settimana e come dobbiamo adattarci”. Discorso diverso per il suo compagno di team, Jorge Lorenzo, sempre alla ricerca di una prestazione che risolevvi una stagione molto negativa. “Sepang è una pista in cui ho avuto un buon successo in passato. All’inizio di quest’anno non sono stato in grado di provare a Sepang a causa del mio infortunio durante l’allenamento, ma il mio team era lì per i test, quindi già abbiamo alcune idee su cosa fare con la bici. Rispetto all’Australia, il circuito in Malesia dovrebbe adattarmi di più e penso che potremo tornare a dove eravamo a Motegi. Vedremo come andrà il weekend” dice Lorenzo.
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MARQUEZ “ANCHE IN MALESIA L’OBIETTIVO È VINCERE”
NOTTE NBA CON TRE AZZURRI, VINCE SOLO BELINELLI
Tutti gli italiani in campo in una notte Nba con ben 11 partite. Il bilancio è di una vittoria e due sconfitte, con gli Spurs di Belinelli che battono i Blazers 113-110, mentre i Thunder di Gallinari si arrendono ai Rockets e i Pelicans di Melli perdono con i Warriors. San Antonio, dunque, porta a casa la vittoria nel match contro Portland e il “Beli” dà il suo solito contributo dalla panchina con 7 punti e 2 assist in 17 minuti, in una gara in cui sono 5 ad andare in doppia cifra fra gli Spurs. Il più prolifico è DeMar DeRozan con 27 punti, nel quintetto iniziale ne fanno 15 Aldridge e 14 Forbes, dalla panchina ben 21 quelli di White, 12 per Mills. Dall’altra parte non bastano i 28 di Lillard e i 27 di McCollum per evitare la sconfitta. Niente da fare per Oklahoma City Thunder sul parquet di Houston. I Rockets, infatti, si impongono 116-112 trascinati dal solito James Harden che mette a referto ben 40 punti (7 assist e 3 rimbalzi), mentre Westbrook sfiora la tripla doppia con 21 punti, 12 rimbalzi e 9 assist. I Thunder lottano e se la giocano alla pari. Buona la prestazione di Danilo Gallinari che in 35 minuti fa registrare al suo attivo 17 punti, 5 rimbalzi e 3 assist. Gilgeous-Alexander e Schroder ne fanno 22 a testa, 15 ciascuno per Chris Paul e Noel. Ancora una sconfitta (4 su 4) per New Orleans. Questa volta a mettere ko i Pelicans sono i Golden State Warriors che vincono in trasferta 134-123, portando tutto il quintetto in doppia cifra, senza dimenticare Damion Lee che dalla panchina ne fa 23, aggiungendo anche 11 rimbalzi. Sono 26 i punti di Curry (per lui anche 11 assist), ne fa 24 Russell, tripla doppia per Green con 16 punti, 17 rimbalzi e 10 assist, ne fa 13 Poole, 12 Robinson. Nicolò Melli in 12 minuti mette a referto 2 punti, 2 rimbalzi e 1 assist, mentre il migliore dei Pelicans è Ingram con 27 punti, 10 rimbalzi e 6 assist. In doppia cifra anche Hayes (19), Williams (16), Alexander-Walker (15), Ball (12) e Hart (12).
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GAZIDIS “MILAN DI NUOVO AL TOP NON IN 10-15 ANNI”
Di rosso e di nero per ora ci sono soltanto il bilancio e la classifica. L’assemblea dei soci a Casa Milan e’
arrivata nel momento peggiore, con cinque sconfitte nelle prime nove giornate di campionato e un solo punto conquistato dopo il
cambio di allenatore. Non che i conti vadano meglio, anzi: l’esercizio di bilancio chiuso il 30 giugno 2019 ha fatto
registrare un rosso consolidato pari a -146 milioni di euro, con perdite complessive di 155 milioni, in assoluto il peggior passivo di sempre nella storia del Milan. Ne hanno dovuto rendere conto ai piccoli azionisti sia il presidente Paolo Scaroni che il Ceo Ivan Gazidis, stretti nella morsa delle domande di chi da’ voce ai dubbi e alle perplessita’ di tanti tifosi, increduli di fronte a una stagione che si immaginavano ben diversa. Sul campo le cose vanno male, in societa’ sono costretti a fare i conti con ricavi scesi del 6% (da 255 a 241 milioni), una diminuzione negli introiti da sponsorizzazione e un aumento dei costi di gestione del personale e del monte ingaggi.
“Elliott vuole riportare il Milan in vetta – ha provato a rassicurare Gazidis – e non vuole farlo in 10-15 anni. Gli
incrementi di capitale sono stati di 368 milioni, in un periodo cosi’ difficile abbiamo investito 135 milioni tra le sessioni
invernali ed estive di calciomercato. Ci vuole tempo, sara’ difficile, ma abbiamo una proprieta’ che vuole raggiungere il
successo. E’ una sfida bella, unica nel calcio mondiale e che vedo come un’occasione per riportare in alto un gigante cosi’
importante per il calcio mondiale”. E’ un circolo vizioso: meno risultati si raggiungono sul campo, meno sono gli sponsor, minori gli introiti e minore il seguito. Per invertire la rotta il Milan sa di dover tornare a vincere, e per farlo c’e’ una sola strada possibile, quella del campo. Magari con l’innesto di giocatori d’esperienza, come Maldini e Boban hanno piu’ volte sottolineato, confermando una visione diversa rispetto alla proprieta’: “Abbiamo una strategia chiara, investire in giocatori giovani che possano diventare top player. Abbiamo la squadra piu’ giovane della Serie A – ha detto Gazidis -, ma questo
non vuol dire che non investiremo in leader come abbiamo fatto per Higuain. Ma bruciare soldi per giocatori in declino vorrebbe dire peggiorare i conti e anche la parte sportiva”.
“Di solito a gennaio non mi piace essere molto attivo, ma a volte si rende necessario intervenire”. Scelta quasi obbligata, dal
momento che i due responsabili della parte tecnica, Maldini e Boban, hanno ripetuto a piu’ riprese l’impossibilita’ di vincere
con una squadra fatta soltanto da giocatori giovani. Elliott sta capendo sulla propria pelle che nel calcio il tempo e’ l’unica
cosa che non si puo’ avere, specialmente per chi ha l’ambizione di tornare in alto. Impresa tutt’altro che semplice, perche’ le
vittorie sul campo devono essere obbligatoriamente accompagnate da un’attenta gestione economica: “Stiamo intraprendendo una strada difficile, che portera’ il club alla solidita’ finanziaria e con una squadra che avra’ un futuro. Siamo delusi dall’avvio di stagione – ha detto il Ceo rossonero -, ma Pioli avra’ tutto il nostro supporto. Elliott si sta prendendo un impegno ingente per il club e per la citta’ con il nuovo stadio. C’e’ un investimento da 1,2 miliardi. Tutto questo serve a finanziare una squadra che torni ad alti livelli. Ci sono scetticismo e paura, e capisco le perplessita’ se i risultati sportivi non arrivano. Anche se noi potremo commettere degli errori, Elliott e’ fermamente concentrato sulla sua visione e, nonostante le voci e i rumors, avremo successo”.
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PREMI CONI-USSI 2019, “PENNA PER LO SPORT” A ITALO CUCCI
Il Premio CONI “Una Penna per lo Sport – Giorgio Tosatti”, riservato all’intera opera professionale compiuta da un giornalista sportivo nel corso della sua carriera è stato assegnato a Italo Cucci, direttore editoriale dell’agenzia di stampa Italpress. Lo ha deciso la commissione per l’assegnazione dei premi, presieduta da Luigi Ferrajolo e composta da Andrea Monti (rappresentato da Valerio Piccioni), Ivan Zazzaroni (rappresentato da Alessandro Barbano), Xavier Jacobelli, Daniele Dallera, Francesco Saverio Intorcia, Paolo Brusorio, Auro Bulbarelli (rappresentato da Enrico Varriale), Federico Ferri e Danilo di Tommaso. Assegnati altri premi: per la sezione “Stampa Scritta – Cronaca e Tecnica” a Antonio Barillà (La Stampa); sezione “Stampa Scritta-Costume e Inchiesta” a Marco Bonarrigo (Corriere della Sera); sezione “Desk – Stampa Scritta” a Paolo Rossi (Repubblica); sezione “Televisione” a Francesca Benvenuti (Mediaset); sezione “Desk-Televisione” a Martina Maestri (Sky sport); sezione “Radio, Innovazioni Tecnologiche e/o Multimediale” a Filippo Conticello (La Gazzetta dello Sport); sezione “Under 35” a Stefano Rizzato (RAI) e Alberto Gervasi (Tuttosport). La cerimonia di premiazione è in programma il 2 dicembre a Roma, presso il Salone d’Onore del CONI.
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BERRETTINI NUMERO 9 DELLA CLASSIFICA MONDIALE
Appena due variazioni nella top ten del ranking mondiale, ma che coinvolgono il tennis azzurro. Matteo Berrettini per la prima volta fa il suo ingresso in top ten – quarto italiano nell’Era Open a riuscire in tale impresa – salendo al nono posto grazie alla semifinale nel “500” di Vienna, mentre il russo Karen Khachanov si riprende l’ottava posizione approfittando dello scivolamento all’indietro del giapponese Kei Nishikori, uscito dai primi dieci. Per il resto situazione inalterata, con al comando Novak Djokovic per la 52esima settimana consecutiva: sono 275 le settimane complessive sul trono per il serbo, terzo nella speciale classifica all time, preceduto solo da Pete Sampras, secondo con 286 settimane, e Federer, leader con 310 settimane. Restano 320 per ora i punti di vantaggio di Nole su Rafa Nadal, che però il 4 novembre si riprenderà lo scettro di numero uno. In terza posizione c’è sempre Roger Federer, consolidata dal decimo sigillo nella sua Basilea, seguito dal russo Daniil Medvedev, avvicinato da Dominic Thiem, a sua volta “profeta in patria”. Quindi al sesto posto Alexander Zverev e al settimo il Next Gen greco Stefanos Tsitsipas, mentre a chiudere la top ten è ancora lo spagnolo Roberto Bautista Agut. Grazie alla finale a Basilea balza fra i top 20 l’australiano Alex De Minaur, che si porta al numero 18 della classifica, migliorando il proprio best ranking proprio una settimana prima delle Next Gen ATP Finals di Milano dove sarà uno dei protagonisti più attesi. L’Italtennis ritrova dunque un top ten, con Matteo Berrettini, e conserva due suoi esponenti fra i Top-15 della classifica mondiale, visto che Fabio Fognini mantiene la 12esima posizione. Entrambi gli azzurri sono in corsa per il Masters: alla vigilia del decisivo “1000” di Parigi-Bercy Berrettini è ottavo nella Race to London, con il ligure invece 12esimo. Risalgono due gradini sia Lorenzo Sonego (54°) che Marco Cecchinato (71°), mentre perde tre posti Andreas Seppi (74°) e cinque Stefano Travaglia (88°). Rompe il muro della Top 100 il 18enne Jannik Sinner, che corona una stagione da applausi salendo al 93esimo posto così da ritoccare ancora il proprio record in classifica, a cui è vicinissimo Salvatore Caruso, ora numero 96 (il suo “best” è numero 95). Sono di nuovo otto gli azzurri fra i primi cento del mondo, un ulteriore dato record che conferma la crescita del settore maschile tricolore (con altri sette giocatori fra i primi 200 della classifica).
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RABBIA COMMISSO “PERCHE’ GLI ARBITRI NON VANNO AL VAR?”
“Ieri non ho avuto belle sensazioni. Sono in America, ho lasciato l’Italia dopo lo 0-0 con la Juve e pensavo che dopo il Napoli fossero finiti certi arbitraggi, ma anche ieri sera ho visto cose che non mi sono piaciute”. Lo ha detto il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, commentando ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su Rai RadioUno la sconfitta dei viola contro la Lazio nel posticipo di campionato di ieri sera che ha suscitato polemiche per la direzione di Guida. “E’ un po’ scandaloso quello che è successo – ha aggiunto il numero uno del club viola – Tutto è cominciato da quel fallo (su Sottil, ndr), si doveva andare al Var e poi si poteva accettare la decisione dell’arbitro. Era successo contro il Napoli e anche ieri sera, sono cose che non capisco. Gli arbitri devono essere all’altezza, perché non vanno al Var ora che c’è?”. Commisso si sofferma anche su due gioielli come Chiesa e Castrovilli. “Ho subito detto che Chiesa sarebbe rimasto ancora un anno. Si vedrà, anche lui dovrà prendere una decisione e ancora non abbiamo parlato del suo futuro. E’ sereno e ieri sera ha fatto una bellissimo gol e una bellissima partita: gli ho mandato i miei baci. Castrovilli? Ma qui i contratti non si onorano? Abbiamo un contratto di cinque anni, certe cose nel calcio italiano non le capisco. Il ragazzo è bravissimo e speriamo di tenerlo a lungo”. Il patron dei toscani, che ammette di essere stato vicino all’acquisizione del Milan e che non si dice certo pentito di essere sbarcato in riva all’Arno, parla anche della possibilità del nuovo stadio: “In pochi mesi abbiamo comprato i terreni e già 25 ettari per il centro sportivo, che speriamo di finire entro due anni. Sullo stadio c’è la politica di mezzo: avevo iniziato a ristrutturare il ‘Franchi’ perché so quanto vale per la città, poi la sovrintendenza ha detto che non si può fare. Voglio fare qualcosa ma devono lasciarmelo fare e subito, altrimenti non si fa niente. Stiamo parlando ogni settimana con sindaco (Nardella, ndr) e assessori – ha concluso Commisso – la zona è quella vicino all’aeroporto (Campi Bisenzio, ndr), vedremo se in tempi e con costi giusti”.
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LA LAZIO ESPUGNA FIRENZE, DECIDE IMMOBILE
Gol e spettacolo al “Franchi” nel posticipo della nona giornata della serie A tra Fiorentina-Lazio, terminato 1-2. Al veloce vantaggio di Correa, imbeccato da Immobile, risponde (sempre nel primo tempo) Chiesa, servito da Ribery. Nel finale i capitolini provano a dilagare: prima segna Immobile di testa, poi Caicedo fallisce un penalty.
Partenza sprint della Lazio, che reclama un penalty (contatto fra Caceres e Lazzari) al 14′, segna un gol irregolare (per offside) con Immobile al 19′, prima di centrare il vantaggio al 22′ con Correa, servito sul filo del fuorigioco proprio da Immobile. Bravo l’argentino, a saltare Dragowski e a segnare l’1-0. Lo stesso Correa, due minuti più tardi, dopo uno scambio volante con Luis Alberto, spara da buona posizione ma il portiere della Fiorentina compie una grande parata. Pronta la risposta dei viola, che riacciuffano il risultato al 27′ con Chiesa, servito alla perfezione da Ribery, al termine di una “tipica” azione del francese sulla fascia.
Meno emozioni nella ripresa, sino all’89’, quando la squadra di Inzaghi passa avanti con Immobile, in gol di testa su assist di Lukaku. Nel recupero il rigore fallito da Caicedo. Il team di Montella, spinto vanamente dagli spalti dal presidente Commisso, invece, crolla fisicamente.
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HAMILTON VINCE IN MESSICO SU VETTEL E BOTTAS
Lewis Hamilton conquista la vittoria al Gran Premio del Messico. Il britannico della Mercedes, partito dalla terza posizione, trionfa davanti alla Ferrari di Sebastian Vettel e al compagno di squadra Valtteri Bottas grazie alla strategia vincente a un unica sosta con gomma dura. Nonostante la vittoria, però, il cinque volte campione del mondo non centra la matematica certezza della conquista del Mondiale e rinvia la possibile festa del sesto titolo iridato al Gran Premio degli Stati Uniti (prossima tappa nel weekend 1-3 novembre). Quarto posto per il pole-man di giornata Charles Leclerc, beffato dalla strategia da due soste, mentre Alexander Albon chiude quinto davanti a Max Verstappen. Il pilota olandese, penalizzato nel sabato di qualifica per non aver rispettato il regime di bandiere gialle durante il suo tempo pole, è stato protagonista di un doppio contatto con Hamilton e Bottas nei primi giri della gara: incidenti con cui ha forato la gomma posteriore costringendolo a una rimonta da urlo dall’ultima posizione. Tra gli altri piloti a punti Sergio Perez (7°), Daniel Ricciardo (8°). Ritiri per Lando Norris (McLaren) e Kimi Raikkonen (Alfa Romeo).
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