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ZVEREV REGGE UN SET, MEDVEDEV VINCE A SHANGHAI

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Daniil Medvedev si conferma ‘on fire’ e conquista il “Rolex Shanghai Masters”, penultimo Atp Masters 1000 della stagione dotato di un montepremi di 7.473.620 dollari e disputato sul cemento della metropoli cinese. La finale contro Alexander Zverev, ieri vittorioso su Matteo Berrettini, resta equilibrata solo nel primo set, poi il 23enne moscovita vola e chiude i conti sul 6-4 6-1 in un’ora e 14 minuti di gioco.

Alla sesta finale di fila, la nona in questo 2019, Medvedev si porta dunque a casa il settimo titolo della carriera, il quarto stagionale dopo Sofia, Cincinnati e San Pietroburgo. Per il giovane russo anche il primo successo contro Zverev, che lo aveva sempre battuto nei quattro precedenti, anche se l’ultimo risaliva al torneo di Toronto dello scorso anno, quando Medvedev era appena il numero 68 del mondo.

Il 22enne di Amburgo, dal canto suo, vede sfumare la possibilità di conquistare il 12esimo titolo nel circuito maggiore. In questo 2019 Zverev si è affermato a Ginevra e ha perso l’ultimo atto ad Acapulco.
(ITALPRESS).

BATTUTA LA GRECIA, ITALIA QUALIFICATA PER EURO2020

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L’Italia è qualificata alla fase finale di Euro2020. Gli azzurri – oggi in campo con un’inedita maglia verde – si assicurano uno dei due posti messi in palio nel girone J, con tre gare d’anticipo, battendo all’Olimpico la Grecia per 2-0 con i gol, nella ripresa, di Jorginho su rigore e Bernardeschi.
Mancini alla fine opta per Barella fra i tre di centrocampo, Acerbi è il partner di Bonucci, davanti Chiesa, Immobile e Insigne. Avvio complicato per l’Italia: Donnarumma è provvidenziale su Limnios al 12′ mentre davanti non si trovano sbocchi, con la Grecia compatta che chiude tutti gli spazi. A peggiorare le cose l’infortunio di Chiesa, che lascia il posto a Bernardeschi prima dell’intervallo. Nella ripresa l’Italia prova a spingere di più e al 55′ arriva il primo vero squillo: cross di D’Ambrosio e colpo di testa di Immobile, Paschalakis si rifugia in angolo. E dopo un brivido per Donnarumma (Koulouris calcia sull’esterno della rete), gli azzurri al 63′ finalmente passano: Bouchalakis intercetta col braccio largo il tiro di Insigne, Karasev indica il dischetto e dagli undici metri Jorginho non sbaglia. Ancora Insigne sfiora il raddoppio, ma il 2-0 arriva comunque al 78′: lo firma Bernardeschi, con un destro da fuori leggermente deviato da Giannoulis. Gara chiusa e azzurri che volano agli Europei.
(ITALPRESS).

BAGGIO “PENSO ANCORA AL RIGORE DI ITALIA-BRASILE”

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Certe ‘ferite’, anche sportive, non possono essere lenite nemmeno dal tempo. Roberto Baggio, il ‘Divin Codino’, per molti il miglior giocatore italiano di sempre, ha ancora gli incubi per quel rigore scagliato in curva nella finale mondiale di Usa 1994 contro il Brasile. “Mi ritrovo tante volte, quando vado a dormire, a pensarci ancora…”, confessa l’ex fuoriclasse di Juventus e Inter, icona della Nazionale e leggenda vivente tanto da meritarsi l’occhio di bue alla seconda edizione del Festival dello Sport di Trento con un appuntamento dedicato che ha ammaliato la platea del Teatro Sociale. “Non sara’ stato il rigore decisivo, ma ho dato il colpo di grazia – ammette Baggio, 52 anni da Coldogno, Pallone d’Oro nel 1993 – L’umilta’ e’ una dote che mi risconosco, l’intelligenza no… (ride, ndr). Pero’ una cosa da presuntuoso la voglio dire: meritavo la convocazione per il Mondiale del 2002”. Trapattoni invece non lo incluse nella lista (allargata) dei 23: “Fu una delusione enorme, paragonabile a quella di Pasadena, perche’ avrei voluto prendermi una rivincita. Forse per questo ora vivo lontano dal calcio”. Cacciatore e buddista, il numero 10 per eccellenza ha ricordato anche il suo addio traumatico da Firenze e l’abbraccio, a fine carriera, con Mazzone: “Accettai perche’ volevo giocare vicino casa. Mi ha insegnato la semplicita’, requisito che avevo gia’, e forse per questo siamo entrati subito in sintonia”. Anche se e’ personaggio schivo e lontano dal calcio, Baggio continua a seguire il campionato: “Mi sarebbe piaciuto giocare oggi, ci sono delle regole che ai nostri tempi non esistevano. Quando vedo la barriera a 9,15 metri e l’arbitro che fa il segno a terra, penso a quanti gol in piu’ su punizione avrebbero fatto Maradona, Zico, Mihajlovic…”. La sua esperienza in Federcalcio, dopo il flop dei Mondiali sudafricani, e’ stata breve: “Il mio ruolo non aveva un grande peso e significato. Alla fine speravo di lasciare un segno con un progetto indirizzato ai giovani, speravo di donare attraverso questa metodologia la mia esperienza”. Non ando’ secondo i piani ma pazienza. Meglio sorridere commentando i protagonisti del calcio attuale. A cominciare da quelli juventini: “Sarri? Dove e’ andato ha sempre fatto bene, anche in categorie minori. Credo che ci voglia tempo per il suo gioco ma qualche anno fa il Napoli, a detta di tutti, era la squadra che giocava il miglior calcio”.
“Dybala? Ha delle qualita’ incredibili. Quelli che hanno quel ruolo, quando le cose non vanno benissimo vengono presi e messi in discussione. Cristiano Ronaldo? E’ un fenomeno, cosi’ come Messi e Ibrahimovic”. Una battuta anche su un suo ex compagno in maglia bianconera come Antonio Conte, da quest’anno mister dell’Inter? “E’ arrivato alla Juventus che era giovanissimo, era un ragazzo simpaticissimo e umile. Il lavoro dell’allenatore e’ adatto a lui, e’ un altro che martella…”, assicura Baggio, paragonandolo come dedizione al suo lavoro a Guardiola, che conobbe proprio all’epoca del Brescia. Sul palco sale anche un suo ex collega interista, l’amico Javier Zanetti: “Roby era una sicurezza, sapevamo che se gli davamo il pallone qualcosa si inventava. Era una gioia vederlo anche in allenamento, la vera grandezza di Baggio e’ la sua persona”. Ultimo ‘colpo di scena’, gli ingressi di tre amici come Toto’ Rondon, Fabrizio Ferron e Antonio Filippini. L’emozione sale alle stelle cosi’ come l’applauso del pubblico, consapevole di aver vissuto un pomeriggio da narrare ai posteri.

(ITALPRESS).

IMPRESA STORICA KIPCHOGE, MARATONA IN 1H59’40”

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Non può essere omologato come record del mondo, ma sicuramente è una delle imprese sportive più grandi di sempre. Per la prima volta, infatti, un uomo è riuscito a correre in meno di due ore sui 42,195 chilometri. A Vienna il keniano Eliud Kipchoge porta a termine la distanza di maratona in 1h59:40 e abbatte un muro storico. Il campione olimpico è anche il recordman mondiale con 2h01:39 ottenuto nella scorsa stagione a Berlino, un primato che rimane valido considerando che la prestazione di oggi non può essere omologata ufficialmente. Ma il risultato è comunque sensazionale, perché sposta i confini dei limiti umani oltre una fatidica barriera. Per il 34enne fuoriclasse africano, un’impresa condotta in una corsa a cronometro senza avversari diretti nell’Ineos 1:59 Challenge ma accompagnato da una squadra di pacemaker, gli atleti incaricati di dettare il ritmo, piena di star del mezzofondo e preparata nei minimi dettagli.
In maglia bianca, Kipchoge procede con impressionante regolarità: tempi parziali intorno ai due minuti e cinquanta secondi al chilometro, sempre circondato da sette atleti in canotta nera che si danno il cambio ogni quattro chilometri e mezzo schierati “a cuneo”, cinque davanti e due dietro, per un totale di 35 “lepri” in azione.
Tutti a seguire l’auto apripista con fasci di luce verde a indicare la giusta andatura. Per questo la gara non segue i canoni regolamentari, oltre alle modalità di rifornimento direttamente dalle bici. Era il secondo tentativo del keniano, dopo quello di due anni e mezzo fa a Monza chiuso in 2h00:25, e in quest’occasione con una bella cornice di pubblico lungo l’Hauptallee nel Prater della capitale austriaca, su un rettilineo di 4,3 km da percorrere andata e ritorno per 4,4 volte, preceduto da un tratto di lancio iniziale. Un nuovo traguardo per un fenomeno che ha vinto undici delle dodici maratone disputate, ma si era rivelato nell’ormai lontano 2003 a Parigi conquistando il titolo mondiale dei 5000 metri, a 19 anni non ancora compiuti. Con il suo stile di corsa impeccabile, elastico e reattivo, è un metronomo che dimostra anche una straordinaria forza mentale, concentrato al massimo nelle quasi due ore di corsa. Tra i suoi compagni di avventura, nel ruolo di capitani l’eterno Bernard Lagat, Eric Kiptanui, Brett Robinson, il primatista europeo di mezza maratona Julien Wanders e l’olimpionico dei 1500 metri Matt Centrowitz, in un team che comprende anche i tre fratelli norvegesi Ingebrigtsen (Henrik, Filip e il formidabile 19enne Jakob).
(ITALPRESS).

DE SIERVO “PIRATERIA TV DANNO PER LO SPORT”

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“La casa in cui tutti viviamo sta per crollare. Non e’ uno slogan o uno spot d’effetto, ma lo dicono i numeri: uno su tre accetta la scorciatoia del contenuto rubato”. Cosi’ l’amministratore delegato della Lega Calcio di Serie A, Luigi De Siervo, durante il dibattito dal tema “I pirati da combattere”, in corso a Trento nell’ambito della seconda edizione
del Festival dello Sport. “Per portare in Italia i grandi talenti, le squadre continuano a fare follie economiche, con costi alti – ha sottolineato l’ad della Lega di A – Potremmo vedere ridotto di
centinaia di milioni il valore dei nostri diritti, un tale shock economico non sarebbe sopportabile. I soldi che mancano all’appello delle squadre sono quelli che avrebbero speso per migliorare gli stadi: un calcio piu’ povero significa meno campioni, meno investimenti nel settore giovanile e sulle infrastrutture”.
“Facendo cosi’ non si danneggia solo il calcio, i soldi che riceve il Coni sono frutto delle imposte del 33 per cento che lo sport paga allo stato e oltre il 70 per cento arriva del calcio, che e’ la locomotiva del sistema. Meno soldi al calcio, meno anche il sistema sportivo italiano”. “Dobbiamo rieducare un paese: le persone partono in buona fede, trovano un contenuto gratuito e pensa sia a disposizione. La battaglia alla pirateria e’ iniziata tardi e stiamo arrivando ad essere costretti a punire le persone normali”, ha concluso De Siervo.

(ITALPRESS).

PALTRINIERI E CASASCO “SERVE SANA ALIMENTAZIONE”

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Come una macchina ha bisogno di benzina per correre, anche il corpo umano ha le sue necessita’. E l’alimentazione e’ il vero motore del corpo umano, sia degli olimpionici sia di tutti gli appassionati che praticano sport amatoriale. Sia per l’oggi che, soprattutto, per il domani visto che attivita’ sportiva ed alimentazione sono le due colonne con le quali cercare di diminuire entro il 2030 del 30% le patologie come ipertensione, infarti, Parkinson ed Alzheimer. Ecco perche’ uno spazio importante al Festival dello Sport l’ha avuta l’alimentazione, al centro di un incontro con il campionissimo Gregorio Paltrinieri, con Maurizio Casasco presidente della federazione medico sportiva italiana ed europea e con Antonio
Paoli, docente dell’universita’ di Padova. Davanti ad una platea di giovanissimi e giovani in questo incontro, promosso in collaborazione con Parmigiano Reggiano, si e’ esaminato il tema sotto tutti i punti di vista. E per tutte le eta’.
“Per chi fa uno sport fisicamente impegnativo come il nuoto – ha spiegato Paltrinieri – sa quanto sia importante alimentarsi nel modo corretto. Noi mangiamo piu’ volte al giorno e prestando una grande attenzione alle quantita’, alle porzioni ed a quello che mangiamo. Sicuramente io a pranzo non posso mangiare sughi pesanti, meglio leggeri o di verdure, diverso e’ a cena oppure nei weekend. Durante la settimana, poi, non mangio dolci ma nel
weekend il dolce lo prendo”. Buffon, ad esempio, ha ammesso che  la carbonara la mangia solamente un paio di volte all’anno. Mentre “Greg” puo’ concedersi qualche volta in piu’ questo “lusso”. Anche se sicuramente non puo’ mangiarla tutti i giorni, come ha confermato. “Studiare l’alimentazione migliore – ha aggiunto Casasco – vuol dire considerare un mix di cose. I carichi di lavoro, l’imminenza della gara e la facilita’ o meno di assorbimento di alcune sostanze. Anche per i giovani e’ molto importante coniugare i momenti in cui alimentarsi, cosi’ come il riposo, lo studio, i compiti e l’attivita’ fisica… la nostra societa’ deve occuparsi in modo attivo di queste tematiche”.
Il Parmigiano Reggiano, si e’ detto, rappresenta l’alimento perfetto per chi fa sport, grazie al suo contenuto. “Anche solo cento grammi di Parmigiano Reggiano – ha spiegato Paoli – ha tutto il contenuto proteico necessario durante l’attivita’ fisica. Soprattutto se ci si sottopone ad allenamenti intensi”.

(ITALPRESS).

“FLY2TOKYO”: IL SOGNO DI BEBE VIO E LA SUA CREW

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Bebe Vio a Trento e’ accolta da star: selfie, autografi e sorrisi ai tanti ragazzi che, questa mattina, hanno affollato l’Auditorium del Dipertimento di Lettere e Filosofia. Non poteva mancare la fuoriclasse del fioretto paralimpico alla seconda edizione del Festival dello Sport, dove ha illustrato la sua ultima ‘invenzione’. “Fly2Tokyo: Bebe e la sua Crew” e’ il tema dell’incontro e accanto all’olimpionica e pluri-iridata siedono altri azzurri paralimpici come Riccardo Bagaini, Marco Pentagoni e Lorenzo Marcantognini (atletica), Vittoria Bianco (nuoto), Edoardo Giordan ed Emanuele Lambertini, Davide Obino (basket in carrozzina) e Veronica Plebani (triathlon). Tutti con il sogno di Tokyo2020 e sotto l’egida di “art4sport”, associazione onlus del Cip che ha uno slogan semplice ed efficace: “Lo sport come terapia, noi ci crediamo”. Sono 24 gli atleti che compongono questa sorta di accademia paralimpica e la meta’ di questi ha la possibilita’ di staccare il pass per la rassegna giapponese a cinque cerchi.
“Quando ho avuto la malattia ho dovuto fare sport, si ritorna a vivere quando si torna in palestra – e’ il ricordo condiviso con la platea dell’istrionica Bebe Vio – La cosa bella e’ che si rinasce, si ritrova la voglia di andare avanti e anche in famiglia si ricrea una squadra, con degli obiettivi di tutti i giorni. Cosi’ e’ nata l’associazione”. E’ stata lei, diventata un’icona
dello sport italiano, a ‘reclutare’ di fatto gli altri componenti dell’accademia: “Il progetto Fly2toTokyo e’ nato perche’ ci eravamo un po’ rotti di me o Zanardi: ci sono poche facce rappresentative dello sport italiano paralimpico, l’obiettivo e’ far uscire altre storie anche piu’ belle delle nostre. Nel progetto sono compresi nove ragazzi, tutti papabili paralimpici.
Ovviamente non basta la tessere dell’associazione per andare alle Paralimpiadi, ognuno di noi sta facendo le gare di qualificazioni”.
In sala era presente anche il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli: “Questi ragazzi rappresentano un’immagine spettacolare di cio’ che il mondo paralimpico sta facendo, una famiglia che li aiuti nel loro percorso e’ determinante per la loro crescita. Partecipare a una Paralimpiade e’ qualcosa che va oltre, mi rivedo in loro nei sogni e
soprattutto nella determinazione. Grazie ai fenomeni sportivi, il paralimpismo rappresenta la piu’ grande novita’ dello sport italiano degli ultimi venti anni. Sono l’orgoglio di un paese che sta cambiando anche culturalmente grazie a tutti gli atleti paralimpici”.


(ITALPRESS).

BERRETTINI STOPPATO IN SEMIFINALE A SHANGHAI

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Si ferma in semifinale la corsa di Matteo Berrettini al “Rolex Shanghai Masters”, penultimo Atp Masters 1000 della stagione dotato di un montepremi di 7.473.620 dollari, che si sta disputando sul cemento della metropoli cinese. Il 23enne romano, numero 13 del ranking mondiale e undicesima testa di serie, deve arrendersi per 6-3 6-4 ad Alexander Zverev, numero 5 del tabellone, che domani affronterà in finale Daniil Medvedev, vittorioso per 7-6 (5) 7-5 su Stefanos Tsitsipas.

Rimane comunque ampiamente positiva la settimana di Berrettini, che resta aggrappato all’ottavo posto – l’ultimo utile – della “Race to London”, la classifica che prende in considerazione solo i punti accumulati dal primo gennaio di quest’anno e che designa gli otto partecipanti alle Atp World Tour Finals di novembre. Il tennista romano può inoltre consolarsi con il nuovo best ranking: da lunedì sarà numero 11 della classifica mondiale, ad appena 10 punti dalla decima poltrona (occupata al momento da Bautista Agut), scavalcando Fabio Fognini e diventando il nuovo numero uno d’Italia, il 31esimo della storia.

Zverev, intanto, andrà a caccia del 12esimo titolo della carriera, il secondo stagionale dopo quello conquistato a Ginevra e la finale persa ad Acapulco. Di fronte però avrà il tennista più in forma del momento: quella di Shanghai è infatti la sesta finale di fila per Medvedev, che ha vinto a Cincinnati e San Pietroburgo ed è invece uscito sconfitto da Washington contro Kyrgios e Montreal e Us Open per mano di Nadal. Nel complesso il 23enne moscovita è alla nona finale in questo 2019: per lui anche il titolo di Sofia e le delusioni di Brisbane e Barcellona.
(ITALPRESS).