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TORNA A ROMA IL LONGINES GLOBAL CHAMPIONS TOUR

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Le stelle dell’equitazione pronte a scendere in pista, a Roma, per la sedicesima tappa stagionale del Longines Global Champions Tour, appuntamento di prestigio nel circuito di salto ostacoli. Quattro giorni di competizioni di alto livello e spettacolo, che per il quinto anno consecutivo si svolgeranno allo Stadio dei Marmi “Pietro Mennea” al Foro Italico, dal 5 all’8 settembre. Un evento di “altissimo livello”, ha evidenziato il presidente del Coni Giovanni Malagò nel corso della presentazione di questa mattina al Foro Italico, che segue il grande successo di Piazza di Siena e che ospiterà, venerdì 6 settembre, la presentazione di “Jumping Verona”, altra competizione di punta del salto ostacoli internazionale, in programma a novembre. “Ci saranno sei italiani in gara a Roma e io credo molto in questi ragazzi”, ha aggiunto Malagò.

Il concorso capitolino vedrà in gara 111 atleti, in rappresentanza di 25 Paesi e tre continenti, e 193 cavalli, con un montepremi in palio di circa 850mila euro, dei quali 300mila solo per il Gran Premio del Longines Global Champions Tour. Per l’Italia saranno impegnati Alberto Zorzi, Emanuele Gaudiano, Luca Marziani, Giulia Martinengo Marquet, Roberto Turchetto e Matias Alvaro. In gara anche grandi nomi dell’equitazione internazionale, a cominciare dal belga Pieter Devos, capolista del circuito, e dal suo primo inseguitore, il britannico Ben Maher, vincitore lo scorso anno. Tra i big del jumping mondiale anche i tedeschi Daniel Deusser, Marcus Ehning, Christian Ahlmann e la campionessa del mondo in carica Simone Blum. Quattro giorni di grande sport, e non solo. Anche quest’anno la manifestazione sarà ad ingresso gratuito, con un programma ricco di appuntamenti, spettacoli e iniziative per il pubblico di tutte le età: giovani cavalieri, appassionati e famiglie potranno vivere il campo gara, le tribune e il villaggio ospitalità in un evento “animal friendly”, che sarà anche vetrina della storia e delle tradizioni del nostro Paese.

Per giovani cavalieri e piccoli ci sarà la Future Champions, il progetto ideato dalla coordinatrice italiana dell’evento Eleonora Di Giuseppe per vivere da vicino la preparazione in campo prova e assistere a tutte le gare dei migliori binomi del mondo in aree dedicate con un testimonial d’eccezione, il cavaliere influencer Filippo Bologni. Per i più piccoli il Baby Horse Village, dove sarà possibile fare il battesimo della sella e delle carrozze. E ancora le rievocazioni storiche e la Festa Rinascimentale che attraverserà la storia e le tradizioni del Lazio. Tante, poi, le iniziative di integrazione, come ha evidenziato il senatore e presidente dell’ASI Claudio Barbaro nel corso della presentazione. “Quando parliamo di sport parliamo di eventi che partono dalla base. Per questo ringrazio tutti gli organizzatori che hanno chiamato l’Asi a sostegno di attività culturali e sociali in occasione di questo evento. Mi auguro che quest’anno la partecipazione del pubblico, anche per le attività culturali, possa essere numerosa”, ha detto Barbaro.

Il progetto Asi “Io ci sto dentro” coinvolgerà detenuti in permesso, ex detenuti o detenuti in semilibertà che saranno chiamati a svolgere mansioni di sicurezza ed altre attività di reinserimento lavorative e formative. Quattro giorni aperti a tutti gli appassionati, i cittadini e i turisti. “Roma è orgogliosa di ospitare questo grandissimo evento di sport ma non solo, un appuntamento per tutta la città – ha evidenziato l’Assessore Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi, Daniele Frongia nel corso della presentazione – Cittadini e turisti potranno accedere gratuitamente, e ci saranno percorsi ludo-didattici per disabili, per un evento accessibile a tutti. Si tratta davvero di una grandissima festa per tutta Roma”, ha concluso Frongia.

STICCHI DAMIANI “PRONTI PER UN GRANDE GP ITALIA”

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E’ iniziato il countdown in vista della novantesima edizione del Gran Premio d’Italia di Formula 1. L’autodromo di Monza si appresta a ospitare il grande circo della velocità, con un week end ricco di appuntamenti e spettatori. Il pronti-via sarà dato domani, mercoledì 4 settembre, in piazza Duomo a Milano, dove ACI e Scuderia Ferrari regaleranno un pomeriggio indimenticabile agli appassionati di motori, festeggiando i novant’anni della fondazione del Cavallino Rampante. Poi da giovedì tempo di prove e domenica alle 15,10, subito dopo il passaggio sopra la griglia di partenza delle Frecce Tricolori, si accenderanno le luci dei semafori sul rettilineo del Tempio della Velocità. “Il gran premio si avvicina con le migliori aspettative possibili – ha commentato il presidente dell’Automobil Club Italiano, Angelo Sticchi Damiani nel corso della conferenza stampa di presentazione del Gran Premio -. La vittoria di Leclerc è importante perché a Monza, la Ferrari si ripresenterà galvanizzata, veloce, con un giovane pilota alla sua prima vittoria e con Vettel in cerca di rivincite. Spero che sia un bellissimo weekend per la Ferrari a Monza, ma spero che il tricolore splenda anche grazie a Giovinazzi e alla sua Alfa Romeo.

La storia straordinaria di questo circuito continua. Oggi scriveremo un capitolo importante di questa storia, dando continuità, per quasi dieci anni, al rapporto tra Aci, Sias e il Consorzio del Parco, in particolare la Regione Lombardia, con una firma prodromica perché Aci possa firmare il contratto con Liberty Media”, ha spiegato Sticchi Damiani nel corso della presentazione del Gran Premio d’Italia.
A proposito invece della firma con Liberty Media, Sticchi Damiani ha detto: “Spero si firmi a breve, c’è ancora qualche dettaglio da mettere a punto, ma abbiamo la certezza, o quasi, che anche dall’altra parte si possa firmare un contratto per 5 anni. Sistemata questa parte, a partire dalla prossima settimana inizieremo a pianificare l’ammodernamento dell’autodromo, anche in vista del centesimo anniversario del Gran Premio d’Italia”.
“Se siamo riusciti a confermare il Gran Premio di Formula 1 a Monza è grazie allo stesso spirito di collaborazione tra le istituzioni e il territorio che ci ha portato alla conquista delle Olimpiadi – ha spiegato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana -. Regione Lombardia crede molto nel rilancio di tutto il Parco e non solo dell’Autodromo”. Quello di Monza potrebbe però essere un appuntamento importante anche per il nemico numero uno delle Ferrari, Lewis Hamilton. Se dovesse vincere, infatti, scalzerebbe Michael Schumacher dalla classifica dei driver con più vittorie nel Tempio della Velocità. Tra le novità di quest’anno, al fine di consolidare il rapporto con il pubblico, una passerella (con postazioni riservate per i disabili) che i piloti dovranno percorrere per entrare nel paddock in cui i tifosi potranno chiedere gli autografi e fare fotografie. Poste Italiane celebrerà il novantesimo Gran Premio d’Italia di Formula 1 con quattro annulli e un folder dedicato, che gli appassionati potranno ritirare nei giorni delle prove e della gara. “Le vendite stanno andando bene, a oggi sono decisamente in aumento rispetto allo scorso anno, circa l’11% in più (lo scorso anno furono 185 mila gli spettatori nei tre giorni). La cosa più più importante è che questo aumento c’è stato prima che Leclerc con la sua Ferrari vincesse il Gran Premio di Spa”, ha aggiunto Sticchi Damiani.
Ricco il programma del “FuoriGp” in tutte le piazze del centro di Monza e dei comuni brianzoli. Molto attesa la mostra “Red Cars” di David Cronenberg in programma al Museo dell’Arte Contemporanea di Lissone. Dal punto di vista dei trasporti, aumentano a 6.400 i posti auto disponibili nei parcheggi, con apposite navette per l’Autodromo e treni speciali da Porta Garibaldi a Lesmo.
(ITALPRESS).

SANCHEZ “HO LA STESSA VOGLIA DI VINCERE DI SEMPRE”

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“Penso di avere la stessa voglia di vincere e di giocare che avevo quando ero all’Udinese. Sono qua all’Inter in un grande club, con grandi compagni, e voglio lottare per vincere qualche cosa”. Così, ai microfoni di Inter Tv il neo nerazzurro Alexis Sanchez, che ha militato nel team friulano dal 2008-2011, prima di passare per Barcellona, Arsenal e Manchester United. Dai Red Devils, infine, questa estate è approdato alla corte di Antonio Conte.
“In Inghilterra c’è un gioco molto fisico e tanta intensità. Credo che il calcio della Premier sia diverso da quello italiano.  Asamoah lo conosco dai tempi di Udine: prima parlava poco ora invece è più loquace. Handanovic pure lo conosco da Udine: è un vero capitano. Lukaku è un mio vero amico, che ho frequentato a Manchester: andiamo spesso a cena insieme. Dobbiamo lottare tutti insieme. Lo spogliatoio deve essere compatto per fare bene”, ha aggiunto il cileno.
“Il girone di Champions League è tosto. Contro il Barcellona, che conosco bene, sarà una gra speciale. Abbiamo i giocaori per far bene e per vincere. Promesse? Non ne faccio: faremo il meglio e daremo tutto per arrivare il più lontano possibile”, ha concluso Sanchez.

SENSI “CONTE E MANCINI HANNO MENTALITÀ VINCENTE”

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“Ci sono differenze di lavoro tra Conte e Mancini, ma hanno in comune la mentalità vincente, poi ogni allenatore ha il suo gioco. La mentalità è la stessa ed è la cosa più importante”. Lo ha detto il centrocampista dell’Inter e della Nazionale, Stefano Sensi, in conferenza stampa dal ritiro di Bologna dove gli azzurri stanno preparando le prossime gare di qualificazioni agli Europei con Armenia e Finlandia. “Conte è uno dei migliori. Il fatto di averlo in panchina ti fa migliorare. E’ ancora poco tempo che stiamo insieme, ma sento di essere migliorato già in alcune cose. Devo crescere ancora, ma sono sicuro che quest’anno ci riuscirò”, ha aggiunto Sensi che poi sul suo arrivo in maglia nerazzurra ha spiegato: “Mi sono ritrovato in un mondo diverso da Sassuolo a Milano. Arrivare all’Inter penso sia il sogno di qualsiasi bambino. La società e il mister mi hanno dato fiducia, i compagni hanno subito creduto in me, dandomi la possibilità di lavorare al meglio”. Sugli obiettivi e i sogni di stagione pochi dubbi: “Lavoriamo all’Inter per vincere lo scudetto e in azzurro per vincere l’Europeo”. Prima però bisogna concentrarsi sulle prossime due gare: “Con Armenia e Finlandia sarà difficile, loro sono più avanti come condizione e avranno il pubblico a favore. Non dobbiamo sottovalutare gli avversari, ma mettendo concentrazione e cattiveria come nelle partite precedenti possiamo fare cose importanti”.
(ITALPRESS).

DIMITROV COMPIE L’IMPRESA, FEDERER SALUTA GLI US OPEN

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L’incantesimo continua. Da quando nel 2008 ha centrato il quinto successo di fila, gli Us Open si sono trasformati in un tabù per Roger Federer, stoppato ai quarti da quel Grigor Dimitrov che aveva sempre battuto (7 su 7). Il 28enne bulgaro, in gioventù paragonato al Divino e poi caduto in disgrazia – è entrato in tabellone da numero 78 del ranking -, è riuscito finalmente a sconfiggerlo, guadagnando la sua terza semifinale in uno Slam dopo quella di Wimbledon nel 2014 e Melbourne nel 2017, e per di più su quel cemento newyorkese dove non si era mai spinto oltre gli ottavi. Un risultato a sorpresa, ottenuto dopo cinque set e in rimonta: 3-6 6-4 3-6 6-4 6-2 dopo tre ore e 12 minuti di gioco il finale a favore di Dimitrov, che ha approfittato al meglio anche dei guai fisici dello svizzero. Prima dell’ultimo parziale, infatti, l’ex numero uno del mondo ha chiesto un medical time-out per un problema alla schiena “ma l’ho sofferto per tutto l’incontro e sono stato comunque in grado di giocare”, ha poi rifiutato qualsiasi alibi Federer. “Chiaramente non era al suo meglio nel finale ma ho sfruttato tutte le occasioni che ho avuto”, dice dal canto suo il bulgaro, sette sconfitte su otto prima degli Us Open (compresa quella col numero 405 del mondo Kevin King ad Atlanta) e atteso ora dallo scatenato Daniil Medvedev.

E così, un anno dopo la sconfitta con John Millman negli ottavi, Federer esce ancora di scena per mano di un tennista fuori dai primi 50 al mondo e vede sfumare la possibilità di una nuova ed epica sfida contro Rafa Nadal, atteso nella notte dal quarto con Diego Schwartzman mentre in serata tornerà in campo Matteo Berrettini: per il 23enne romano in programma il match contro Gael Monfils (nessun precedente fra i due), a caccia di una semifinale che agli Us Open è stata raggiunta solo da Corrado Barazzutti nel 1977, sull’allora terra verde di Forest Hills.

Senza storia, invece, il secondo quarto femminile giocato nella notte: 6-1 6-0 in 44 minuti la lezione di tennis inflitta da Serena Williams alla cinese Qiang Wang, che negli ottavi aveva fatto fuori Ashleigh Barty. Un match che regala a Serena il suo 100esimo successo agli Us Open dove per la 13esima volta in carriera giocherà una semifinale. Sulla strada verso il settimo titolo – e soprattutto quel 24esimo Slam che le permetterebbe di eguagliare il record di Margaret Court – troverà Elina Svitolina, sconfitta quattro volte su cinque (ma l’ultimo confronto risale ai Giochi di Rio, allora la spuntò la 25enne di Odessa). Con una parte alta del tabellone in cui la finalista uscirà fuori dal lotto che comprende Bencic, Vekic, Mertens e Andreescu, l’ucraina è almeno sulla carta l’ultimo vero ostacolo verso la gloria. Ma la Williams, che non vince un Major dagli Australian Open 2017, sa che è meglio stare in guardia: le finali perse da favorita proprio a New York un anno fa contro Naomi Osaka e nelle ultime due stagioni a Wimbledon sono una lezione di cui fare tesoro.

NIENTE CHAMPIONS PER EMRE CAN “MOLTO ARRABBIATO”

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“Sono molto arrabbiato, soprattutto perchè la scorsa settimana mi era stato promesso qualcosa di diverso”. Emre Can si sfoga. Il 25enne centrocampista tedesco è stato escluso assieme a Mandzukic, oltre agli infortunati Perin, Pjaca e Chiellini, dalla lista Champions della Juventus per la fase a gironi. L’ex Liverpool conferma che il suo nome è stato al centro di alcune trattative di mercato “e una delle condizioni per rimanere – le sue parole riportate dai media tedeschi – è che fossi incluso nella lista Champions. Ieri invece ho ricevuto una telefonata che non è durata nemmeno un minuto per dirmi che ero fuori”. Can non nasconde la propria amarezza “anche perchè nella scorsa stagione ho fatto delle belle partite, soprattutto in Champions”. Accostato a Barcellona e Psg, Emre Can conta di chiarire le cose con la società bianconera dopo gli impegni con la nazionale: “Trarrò le mie conclusioni e parlerò col club al mio ritorno”.
(ITALPRESS).

UN SUPER GALLINARI NON BASTA CONTRO LA SERBIA

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L’Italia ci prova per poco più di tre quarti ma contro questa Serbia era impossibile fare di più. La terza sconfitta in un mese contro la corazzata guidata da Sasha Djordjevic è però più simile a quella di Shenyang che alla disfatta di Atene, al di là del 92-77 finale. Sul parquet di Foshan, con già in tasca il biglietto per la seconda fase del Mondiale e soprattutto il pre-olimpico del prossimo anno, gli azzurri se la giocano, restano a lungo in partita ma alla fine vanno in riserva nonostante un Gallinari formato Nba (26 punti e 8 rimbalzi) e un Belinelli sempre presente (15 punti). In crescita anche Datome, bene a sprazzi Gentile e Hackett ma dall’altro lato Bogdanovic è immarcabile (31 punti con 6/11 da tre), Jokic è il solito fenomeno (15+6) e nel pitturato i serbi sono duri da contenere, oltre a mostrare una maggiore reattività sulle palle vaganti. Del resto si parla della nazionale candidata numero uno all’oro, più degli Usa, e allora non resta che prendersi quanto di buono emerso oggi e guardare con fiducia ai prossimi impegni di Wuhan, contro Spagna (venerdì) e Portorico (domenica). Per provare a sognare servirà di sicuro lo stesso coraggio mostrato oggi sin dall’inizio, con un’Italia brava a tenere testa ai più quotati avversari anche sul piano dell’intensità.

Che Bogdanovic abbia la mano calda si capisce subito ma Hackett non è da meno e solo alcune sbavature degli azzurri spezzano l’equilibrio. L’Italia, infatti, pecca su qualche blocco, finendo col concedere alla Serbia qualche tiro facile di troppo, e anche in attacco alle volte si arriva al limite dei 24 prima di tentare la conclusione. Ma Meo Sacchetti può essere più che soddisfatto di quello che vede e solo nel finale di quarto il quintetto di Djordjevic riesce a piazzare il primo vero allungo (19-26), con l’Italia che però riesce ad andare al primo riposo sotto solo di 5 (23-28). Sotto canestro gli azzurri cercano di sopperire con l’aggressività alla differenza di centimetri e fisicità ma non sempre basta, e anche la circolazione di palla dei serbi è da far girare la testa. La tripla di Gentile rimette l’Italia a contatto (29-31 dopo 12′) ma la reazione serba è violenta: 8-0 in due minuti, con Bogdanovic che continua a bombardare il canestro azzurro dall’arco. Datome e Belinelli riescono a ridurre lo strappo (34-39) ma il tiro da 3 continua a far male all’Italia, che pur mettendoci cuore e corsa non sempre riesce a chiudere sui cecchini serbi. La prestazione complessiva resta commovente, con i tre big che danno l’esempio: Datome ringhia in difesa, Gallinari tiene testa a Jokic, Belinelli non ha paura di forzare.

E se si va all’intervallo lungo sul 42-50 è solo per la straordinaria qualità degli uomini di Djordjevic. Ogni minimo errore degli azzurri viene punito ma un avvio di terzo quarto sontuoso del Gallo (11 punti di fila) tiene l’Italia lì (53-55). Ma le energie spese per risalire sono tante e Bogdanovic e soci ne approfittano per un contro-break che vale il 57-70 a 10′ dalla fine. La Nazionale non ha alcuna intenzione di mollare, una bomba capolavoro di Belinelli vale il -8 ma gli azzurri iniziano a innervosirsi: tecnico per Brooks, poi antisportivo di Gallinari, Raduljica dalla lunetta non sbaglia mai e l’Italia ripiomba a -15 (65-80) a 6′ dalla fine. La bomba di Bjelica sentenzia la gara a metà quarto e a quel punto meglio togliere il piede dall’acceleratore: davanti ci sono altre due gare per provare a trovare un posto fra le prime 8 al mondo. “Siamo arrivati alla fine un po’ stanchi, poco lucidi, ma finchè abbiamo avuto le energie fisiche e nervose siamo rimasti in partita – sottolinea Sacchetti – La prima volta siamo riusciti a recuperare, la seconda era difficile ma non si poteva chiedere di più. Ora pensiamo alla Spagna che è un’altra grande squadra”.

TRA CONI E “SPORT E SALUTE” È SCONTRO TOTALE

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Il mondo dello sport italiano si spacca in due. Da una parte il Comitato olimpico nazionale, dall’altra la nuova “Sport e Salute”, società di nomina governativa pensata dall’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti per dare ulteriore impulso all’attività di base, con un occhio di riguardo ai legami con i mondi della scuola e della salute. Nell’idea del governo gialloverde, “Sport e Salute” e Coni avrebbero dovuto dialogare e cooperare, un tentativo portato avanti per alcuni mesi dalle due parti. Oggi, però, il numero uno dello sport italiano Giovanni Malagò ha alzato bandiera bianca: “Sport e Salute non ha avuto alcun rispetto per il Coni, quindi ognuno ora va per la propria strada”, ha spiegato il presidente del Comitato olimpico nazionale al termine della Giunta odierna, elencando poi nel dettaglio i motivi di una decisione dolorosa, giunta un mese dopo la firma di un accordo di servizio propedeutico al contratto necessario per assicurare al Coni le risorse necessarie.

“Con Sabelli ci siamo incontrati tante volte e lui su ogni cosa mi ha detto: o faccio così o faccio così – ha raccontato Malagò – A inizio agosto ho firmato l’accordo, altrimenti il Coni rischiava il commissariamento, ma avevamo deciso insieme di lasciare in sospeso la questione del marketing. E invece qualche giorno dopo Sport e Salute ci ha inviato una pec per spiegarci come voleva riorganizzare il marketing, dalla A alla Z. Un documento di quattro pagine. Ma la questione non era in sospeso? Non dovevamo sentirci e discuterne? Questo vuol dire che tu non solo non vuoi avere una armoniosa collaborazione, ma proprio non vuoi avere collaborazione”. Ma la questione del marketing non è l’unica ad aver fatto lasciato perplesso Malagò. “Sempre ad agosto, Sport e Salute ci ha comunicato di aver lasciato a disposizione del Coni 20 biglietti per le partite della Roma e 12 per le gare della Lazio – ha rivelato il numero uno dello sport italiano – Questo è un fatto grave, uno sgarbo al Coni. Lo stadio si chiama Olimpico, è stato pagato per intero dal Coni e con una tribuna che si chiama Coni, ma ora atleti e tecnici devono andare ospiti delle due società, che peraltro devo ringraziare per l’assoluta disponibilità”.

Sulla questione biglietti Malagò ha anche rivelato che “Sabelli ha aperto un audit sulla passata gestione, un buco nell’acqua. Al telefono mi ha anche detto che dovevo ringraziarlo per questo, io ho aspettato dieci secondi e poi ho risposto: ‘Sì, ti ringrazio perché ho capito che persona sei’. Noi non utilizzeremo quei pochi tagliandi perché solo in questo modo possiamo dimostrare che il Coni ha dignità”. C’è stata poi una terza cosa, nel mese di agosto, ad aver lasciato basito il presidente del Coni, un’intervista in cui Sabelli ha espresso la propria idea sulle preoccupazioni manifestate dal Comitato olimpico internazionale sulla riforma dello sport italiano attraverso due lettere ufficiali. “È pericoloso anche solo evocare il rischio di non partecipare all’Olimpiade”, aveva dichiarato il presidente di Sport e Salute. “Un’incredibile ingerenza, non ho capito a che titolo parli Sabelli della questione dei rapporti tra Coni e Cio – ha osservato Malagò ribadendo i rischi che sta correndo lo sport italiano – Il Comitato olimpico internazionale ha manifestato dubbi su tre argomenti della legge ed è rimasto molto contrariato per l’approvazione del 6 agosto”.

Per tutti questi motivi, il Coni ha fatto oggi una scelta importante. “Abbiamo preso la decisione di staccarci, di fare un Coni più piccolo, magari ridimensionato, ma con grande dignità e la schiena dritta – ha spiegato Malagò – Ben prima delle recenti questioni governative abbiamo cominciato a individuare una pianta organica nell’ambito delle risorse a disposizione e oggi la Giunta ha approvato un documento: 110 persone verranno distaccate al Coni. Io vado d’accordo anche con i muri, ma serve rispetto per il Comitato e per il mondo dello sport italiano. Da parte di Sport e Salute questo rispetto non c’è stato e per questo, visto il clima creato, suggerisco al presidente Sabelli di trovare un’altra sede visto che Palazzo H è in comodato al Coni fino al 2032, così come lo Stadio dei Marmi. E chiederemo a Sport e Salute anche di cambiare il logo”.

 

Scontro totale, dunque. Arricchito nel tardo pomeriggio dalla replica di Rocco Sabelli, “sorpreso per le inaspettate, ingiustificate e inaccettabili dichiarazioni” di Malagò. Il presidente di Sport e Salute nega le frizioni rivelate dal numero uno del Coni negli ultimi mesi: “Nessuna insoddisfazione o critica erano finora emerse sulla qualità dei rapporti e sul rispetto reciproco che, difatti, avevano consentito la stipula dell’Accordo del 6 agosto scorso”. Sabelli individua poi nella nuova policy sui biglietti dello stadio Olimpico “l’unica motivazione alla base di un così repentino cambio di atteggiamento” di Malagò, negando oltretutto che nell’ultimo mese “ci siano state attività e atti ulteriori”. Per il presidente di Sport e Salute “gli sgradevoli toni usati oggi non modificheranno né rallenteranno l’implementazione dell’accordo del 6 agosto”, ma alla luce dei rilievi avanzati da Malagò il dialogo nel mondo dello sport italiano sembra ora davvero tutto in salita.