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DJOKOVIC E BARTY LEADER, FOGNINI TOP AZZURRO

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E’ immutata la top ten del ranking mondiale dopo una settimana senza tornei del circuito maggiore, dedicata ai play-off di Coppa Davis. In vetta dunque sempre Novak Djokovic, alla 45esima settimana consecutiva al comando (la 269esima complessiva: è quarto ora nella speciale classifica scavalcando Jimmy Connors, solo una settimana in meno di Ivan Lendl), con un margine di vantaggio di 600 punti su Rafa Nadal, trionfatore agli US Open. In terza posizione Roger Federer, poi il russo Daniil Medvedev, finalista a Flushing Meadows. Quinto è Dominic Thiem, a precedere nell’ordine Alexander Zverev, il Next Gen greco Stefanos Tsitsipas, il giapponese Kei Nishikori e l’altro russo Karen Khachanov, con a chiudere la top ten lo spagnolo Roberto Bautista Agut, con appena 100 punti di vantaggio sull’azzurro Fabio Fognini. L’Italtennis mantiene due suoi esponenti fra i Top-15 della classifica mondiale. Sono stabili all’11esimo posto Fabio Fognini, in questa stagione il primo italiano ad entrare nella Top ten dopo quasi 41 anni (nell’agosto 1978 Corrado Barazzutti salì fino alla settima posizione), e al 13esimo Matteo Berrettini, a 330 punti di distanza dalla decima. Risale un gradino Lorenzo Sonego, ora al numero 51, ne scende uno invece Marco Cecchinato (67°), mentre il titolo nel challenger di Cary consente ad Andreas Seppi di guadagnare tre posizioni (74°). Conferma per Stefano Travaglia al numero 80, mentre perde cinque posti Thomas Fabbiano (92°), il settimo azzurro in top 100. In progresso Salvatore Caruso, ora al numero 114, Paolo Lorenzi (120) e il 18enne Jannik Sinner, che ritocca ancora il proprio best ranking salendo al 127esimo posto.
Non presenta alcuna variazione nemmeno la classifica pubblicata stamane dalla Wta. Davanti a tutte c’è Ashleigh Barty per la seconda settimana (la nona complessiva) in vetta al ranking. Alle spalle dell’australiana, staccata di appena 86 punti, c’è la ceca Karloma Pliskova, a segno nel Wta Premier di Zhengzhou: quindi l’ucraina Elina Svitolina che conferma il best ranking. In quarta posizione c’è la ex numero uno del mondo, la giapponese Naomi Osaka, che precede la regina di New York, la canadese Bianca Andreescu. Alle spalle della campionessa dello Slam a stelle e strisce ci sono la rumena Simona Halep, la ceca Petra Kvitova, l’olandese Kiki Bertens, la statunitense Serena Williams, e la svizzera Belinda Bencic. Perde due posizioni Camila Giorgi: la 27enne marchigiana è adesso al numero 54, confermandosi la prima delle tenniste azzurre. Scivola indietro di due posti anche Jasmine Paolini, ora numero 126 mentre perdono tre posizioni Giulia Gatto Monticone, 161, e quattro Martina Di Giuseppe, 182. Fa un passo avanti, invece, Martina Trevisan, ora 198esima.

 

LIPPI “SARRI SI LAMENTA? NON VEDO GRANDI PROBLEMI”

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“E’ tutto molto presto, non per le punzecchiature e le polemiche…”. Ai microfoni di ‘Radio anch’io sport’ su Rai Radio 1, Marcello Lippi commenta le prime giornate di una Juventus che sta trovando qualche difficoltà di troppo rispetto alle attese. “Le lamentele di Sarri? Non credo debba ancora entrare in sintonia con l’ambiente, non vedo niente di particolare – ha detto l’attuale ct della Cina – Magari non si aspettava di trovarsi a gestire una rosa così numerosa, lui che a Napoli aveva i titolarissimi, ma non sono questi i grandi problemi. C’è fiducia e stima reciproca, cambiare metodologia di lavoro ha bisogno di mesi e che tutti i giocatori entrino in condizione. C’è però voglia da parte di tutti di farlo. E poi non dimentichiamo che ci sono anche gli altri. La Juve arriverà a esprimere come sempre il massimo. Le sue rivali? Inter e Napoli, alla pari”. Anche De Ligt sembra lontano dai suoi standard abituali: “La Juve aveva fatto un programma di inserimento normale, poi si è fatto male Chiellini e si è dovuto inserire subito, non piano piano. In Italia si fa fatica, c’è meno serenità, ma sul suo valore però non ci sono dubbi. Nella Juve non ci sono mai stati ingressi trionfali, nemmeno per grandissimi campioni come Platini e Zidane, che dopo quattro mesi mi chiese che, se non ero soddisfatto, era pronto ad andare via, ed io gli dissi se era matto”. Dybala è ancora tra le riserve, così come con Allegri: “Evidentemente non è riuscito a convincerli delle sue grandi qualità e che può essere determinante. Forse poteva andare all’estero, magari tra qualche mese inizierà a giocare con le sue qualità e ad essere impiegato con maggior frequenza”. Nonostante tutto, l’ex ct della Nazionale campione del mondo è convinto che i bianconeri faranno bene in Champions: “L’Italia sarà all’altezza, ma se una nazione come l’Inghilterra, che l’anno scorso ha dominato, finisce il mercato 20 giorni prima di noi e inizia il campionato prima di noi, non lamentiamoci se sono più in forma di noi. Saremo però competitivi al momento giusto: anche se la Juve non è piaciuta, non vuol dire niente. Non dobbiamo già pensare in negativo se abbiamo visto una Juve non bella per un’ora”. Lippi è poi sicuro che Conte saprà dare tanto all’Inter: “Era un trascinatore anche in campo, sa dare unità e, con giocatori di livello, fa diventare una squadra grande”. Capitolo Nazionale. “Mancini ha cominciato la costruzione di una nuova squadra che fa ben sperare in un momento di grande difficoltà, chiamando giovani come Zaniolo che non erano ancora stati utilizzati in campionato e in Champions League. Lui ha dato un messaggio importante, poi si vedono squadre che impostano, non più che si difendono soltanto e agiscono in contropiede, che quando è veloce e organizzato ha fatto la fortuna delle nostre squadre – ha aggiunto l’ex coach bianconero – Ci sono tanti giovani bravi in un periodo in cui mai ci sono stati così tanti stranieri in Italia: con il 41% di italiani, è molto difficile… Le mamme però sono state molto brave venti anni fa: i nostri ragazzi sono tanti e quasi tutti giocano titolari in Serie A”.  Infine, una battuta sul Var: “Ne penso molto bene, aiuta gli arbitri ad evitare degli errori. Per me, però, deve servire soltanto a stabilire se la palla è entrata o no o per qualcosa di importante. Bisogna ridurne gli interventi sennò si fa confusione”.
 

BELOTTI NON BASTA, TORINO SCONFITTO DAL LECCE

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Il Lecce conquista i primi tre punti del proprio campionato battendo il Torino allo stadio Olimpico-Grande Torino con un 1-2 firmato da Farias e Mancosu con due gol molto simili: in mezzo il rigore di Belotti che non scuote a dovere i granata, sconfitti tra le mura amiche nel monday night della terza giornata di Serie A e costretti ad abbandonare il primo posto della classifica, che adesso vede soltanto l’Inter al comando e a punteggio pieno dopo tre giornate. Dopo un avvio favorevole ai padroni di casa, a passare in vantaggio al 35′ è la squadra di Liverani: combinazione vincente sulla destra che libera Falco al tiro, Sirigu para ma non può nulla sul tiro di Farias che ribadisce in rete. Nel primo tempo i padroni di casa non riescono a reagire se non con un colpo di testa di De Silvestri che termina fuori. Nella ripresa è Belotti a pareggiare i conti su rigore al 57′ (tre minuti prima gol annullato al Gallo per una posizione di fuorigioco): la squadra di Mazzarri, però, si disunisce e subisce il nuovo vantaggio dei salentini, stavolta con Mancosu, a segno con un tap-in simile a quello che aveva portato al momentaneo 0-1. I piemontesi si riversano in avanti e al 94′ chiedono un calcio di rigore per fallo su di Rispoli su Belotti, ma dopo un’interminabile review al Var Giua decide di non assegnare il penalty e i pugliesi possono festeggiare.

ANCELOTTI “VOGLIAMO ESSERE PROTAGONISTI IN CHAMPIONS”

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“Sarà un buon test. Il gruppo ha un obiettivo ben chiaro, ovvero passare il turno. Giochiamo contro la squadra campione d’Europa, che è pure in testa nel proprio campionato. Sarà di certo una gara complicata e allo stesso tempo stimolante”. Così, in conferenza stampa, l’allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti, alla vigilia dell’esordio degli azzurri nella Champions League 2019-2020, in programma al San Paolo, alle 21, contro i campioni d’Europa del Liverpool.
“Non dobbiamo snaturare la nostra idea di calcio. Dobbiamo prendere spunto da quanto fatto contro loro lo scorso anno. L’aspetto difensivo in queste partite è molto importante ma c’è anche la qualità: se vuoi vincere certe partite la devi mettere in mostra”, ha aggiunto Ancelotti.
“Il Liverpool è cresciuto molto rispetto alla scorsa stagione. La vittoria della Champions gli ha dato più consapevolezza. Anche il Napoli è cresciuto ed è migliorato nella qualità. Sarà, come lo scorso anno, una gara combattuta ed equilibrata. Spero che anche il risultato sia lo stesso dell’annata passata”, ha proseguito il tecnico del club azzurro.
“Il Napoli vuole essere protagonista in Champions. Ma il cammino in questa competizione dipende da tanti fattori. Intanto dobbiamo superare il girone, poi si vedrà”, ha concluso Ancelotti.

CONTE SPRONA L’INTER “IN CHAMPIONS PARTIAMO BENE”

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“In Champions League è importante partire con il piede giusto. Domani dovremo fare una partita di grande attenzione e alta intensità perché affronteremo una squadra molto fisica, con qualità e mentalità vincente”. Antonio Conte presenta così il debutto in Champions dell’Inter, impegnata domani a San Siro contro lo Slavia Praga (fischio d’inizio alle 18,55). Una sfida già fondamentale per i nerazzurri, inseriti in un girone di ferro, il gruppo F, con Barcellona e Borussia Dortmund. “Fissare obiettivi è difficile, vedremo strada facendo cosa succederà. L’importante sarà non avere rimpianti e sapere che tutti hanno dato il 110% – ha osservato Conte – Io allenatore non da Champions? Sono luoghi comuni. Da calciatore ho vinto questa competizione e so quanto sia difficile. Non mi piace parlare di fortuna, ma è il genere di torneo in cui un tiro che entra o esce può cambiare una stagione. Oggi non fissiamo obiettivi minimi, sarebbe folle: siamo all’inizio di un percorso e dobbiamo soltanto lavorare, pedalare e vedere come andrà”. Conte deve valutare il problema alla schiena di Lukaku, intanto fa una promessa ai tifosi: “Vogliamo renderli orgogliosi giocando un calcio entusiasmante”.

ESTORSIONI E VIOLENZE, ARRESTATI CAPI ULTRÀ JUVE

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Un clan mafioso che controllava la Curva Sud dell’Allianz Stadium. Un clan non collegato alle cosche vere e proprie, ma comunque in grado pero’ di gestire centinaia di biglietti a ogni partita, ricattare, minacciare e malmenare tifosi, steward e chiunque provasse a fermarli in tutt’Italia, e anche all’estero. E’ questo il quadro probatorio che emerge dall’indagine ‘Last banner’ condotta dalla Polizia di Stato di Torino che ha portato a 12 misure cautelari e 25 denunce tra esponenti di spicco della curva della Juventus. Tutto rimonta alla fine del campionato 2017/18, quando la societa’ decide lo stop ad alcuni privilegi concessi ai gruppi ultras, come gli abbonamenti gratuiti per gli “striscionisti”. E’ cosi’ partita una campagna denigratoria e di contestazione verso la Juventus, ricollegandola all’aumento dei costi degli abbonamenti ed al rientro in squadra di Leonardo Bonucci, passato al Milan. Al centro “lui”, il 56enne Gerardo Mocciola, pregiudicato per omicidio, che allo stadio non mette piede da anni perche’ oggetto di un daspo, ma comunque in grado di gestire il gruppo dei Drughi. 700 tifosi, il gruppo piu’ rilevante della curva juventina da oltre 30 anni.
Nelle oltre 200 mila intercettazioni il suo nome non lo fa mai nessuno, le utenze telefoniche non sono mai intestate a lui, cosi’ come ogni cosa. Eppure, domina il suo gruppo e l’intera curva, grazie “al carisma di un capo, doti proprie, basate sull’intimidazione” ha spiegato il questore Giuseppe De Matteis.
“I capi ultras gestivano da casa i  colonnelli, e poi tramite i sodali organizzavano l’attivita’ allo stadio” ha spiegato il dirigente della Digos, Carlo Ambra. Allo stadio tutto rimontava a poi al 51enne Luca Pavarino, era lui gestire i cori razzisti in grado di far squalificare l’intera curva juventina, fino ad arrivare allo sciopero del tifo. E chi disobbediva, pagava il conto. Il procuratore aggiunto Patrizia Caputo che insieme al pubblico ministero, Chiara Maina, hanno coordinato le indagini durate piu’ di un anno e nate da una denuncia della societa’ bianconera. “Tutte queste persone sono state arrestate per reati commessi all’interno dello stadio, con reati come le estorsioni commesse in danno alla Juventus, ma anche ai tifosi vittime di violenze private, allontanati dal loro posto malamente, bambini compresi”.
Gli arrestati sono, oltre a Mocciola e Pavarino, Salvatore Cava, Domenico Scarano, Sergio Genre per i Drughi, GENRE per il gruppo ‘Tradizione – Antichi Valori’ Umberto e Massimo Toia, con Corrado Vitale; per i Viking Fabio Trinchero, Roberto Drago; per il ‘Nucleo 1985’ Christian Fasoli, e per ‘Quelli… di via Filadelfia’ Giuseppe Franzo. Sono tutti indagati per associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. Le pressioni dei capi curva arrivavano anche ai bar della curva, costretti a regalare decine di consumazioni ai capi tifosi.
“Un’organizzazione militare, dove  anche le persone piu’ fidate venivano allontanate, se il capo assoluto Mocciola, non era soddisfatto di quanto facevano” spiega il magistrato. Durante le perquisizioni sono stati trovati simboli di destra, un fatto mai emerso durante le indagini, “ma significante del fatto che si tratta di persone che fanno della violenza uno stile di vita”. Il tifo, spiega ancora la Caputo, “rileggendo gli atti, e’ un pretesto, potevano farlo per ogni altra squadra in grado di garantire un giro di denaro simile. I tifosi andavano pagati, come figuranti a teatro”.


Impossibile quantificare il giro d’affari per ora, si vuole infatti indagare su dove i proventi del clan finissero, di certo Mocciola ne tratteneva per se’ come risultato da quanto e’ stato trovato dentro la sua abitazione. “La gravita’ non e’ data dall’utile ma dalla trama estorsiva e minatoria, che colpisce societa’ e i tifosi, piu’ dal lucro conseguito” spiega il procuratore capo Paolo Borgna. “Abbiamo perseguito e trovato la prova di reati, non dicerie, ma reati. Abbiamo dimostrato un luogo comune” ha spiegato Ambra. “Per riuscirci sono stati monitorati incontri tra capi ultra’ in giardini pubblici o ristoranti, un percorso complicato” ammette il dirigente della Digos, con anche delle dinamiche interne complesse: nella scorsa stagione ci fu una protesta contro la Curva Sud nella gara con l’Udinese, alla trasferta successiva a Genova, i capi ultras fecero rimuovere gli striscioni dei club protagonisti della contestazione. In un’altra fase il gruppo True  Boys e’ entrato in contraddizione con il gruppo Tradizione.
Aggirando tutti i controlli, grazie a 8 ricevitorie compiacenti, gestivano 300 biglietti per ogni trasferta, e lucravano anche sui loro aderenti. “Abbiamo dimostrato l’imprenditorialita’ del bagarinaggio, le indagini proseguiranno”, spiega Ambra. I primi effetti concreti si avranno sabato nella gara contro il Verona alle 18, quando tutti gli striscioni dei gruppi storici del tifo non potranno piu’ entrare allo Stadium. Il questore prevede una partita tesa, ma tutto sembra pronto per evitare ulteriori problemi.

MALAGO’ “MAIL AL CIO PER OLIMPIADI E AUTONOMIA”

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“Le mail di cui siete venuti in possesso fanno parte di un’operazione strumentale. Io sono obbligato a segnalare al Cio ogni possibile violazione della carta olimpica. E così il 30 luglio scrivo a Bach, spiegandogli che la riforma in discussione in Italia poneva una serie di problemi. Bach, e questo è il pezzo che vi manca, mi risponde via mail chiedendomi di inviare a MacLeod una copia della legge tradotta e una serie di spiegazioni. Cosa che faccio sei ore dopo. Tutto qui”. Così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, chiarisce in un’intervista pubblicata oggi su ‘La Repubblica’ la lettera riservata che inviò a James MacLeod, responsabile delle relazioni con i comitati olimpici nazionali, il 31 luglio scorso nella quale il n.1 del Coni dettava la parte cruciale della missiva che il Cio manderà effettivamente il 6 agosto, e nella quale sono contenute anche le minacce del ritiro del riconoscimento olimpico all’Italia (donde, la mancata partecipazione ai giochi di Tokio 2020 e l’annullamento di Milano-Cortina 2026). Ma perché si prende la briga, nella seconda mail, di indicare — e in grassetto — tutte le sanzioni possibili per l’Italia? Che poi sono quelle che sono state assunte in passato per situazioni oggettivamente distanti dalla nostra, per dire il Kuwait o il Sudafrica dell’apartheid? «Io nella lettera dico le stesse identiche cose che ho detto in Senato qualche giorno prima. Ripeto. Me lo aveva chiesto il Cio – ha aggiunto il massimo dirigente dello sport italiano – Come mai al Cio ho parlato di decreto legge invece che di legge delega? Perché in quel momento ancora non era stata votata. E perché il Cio si aspettava un decreto legge sul tema — per alcuni aspetti perfettamente sovrapponibile — della legge olimpica, quella che dobbiamo fare entro novembre per Milano-Cortina. Io scrivo a Bach e McLeod perché sono preoccupato. Genuinamente preoccupato. Io mi sono caricato un lavoro enorme sulle spalle per un anno e mezzo, massacrandomi la vita e gli affetti per portare in Italia le Olimpiadi”. Un impegno che gli è stato riconosciuto: “Un vero capolavoro dopo la figura che abbiamo fatto con Roma 2024. Poi, come sono tenuto a fare, segnalo al Cio che ci sono dei rischi concreti che l’Italia non rispetti la carta olimpica. E i giornali invece di concentrarsi su questi rischi, si concentrano sulla mia segnalazione. Non capendo che noi siamo vittime assolute e che se va avanti così rischiamo di trovarci nelle condizioni di non poter rispettare gli impegni che ci siamo presi vincendo la sfida per Milano-Cortina». A proposito di Milano-Cortina, Malagò non ha pensato che possa esserci un conflitto di interessi tra il ruolo di presidente del Coni (il cui obiettivo è vincere medaglie) e presidente del comitato organizzatore, che deve garantire pari possibilità a tutti partecipanti: «Questa è nuova! Credo che se l’Italia ospiterà le Olimpiadi, tra i vari motivi, c’è anche il fatto che io ero il designato presidente. Sa chi l’ha detto? Giorgetti». Tra i veleni intorno alla polemica sulla riforma dello sport, c’è anche quello dei biglietti omaggio all’Olimpico: la tribuna Aniene, i biglietti a politici e magistrati. «È una completa mistificazione dei fatti. Quando sono arrivato ho eliminato 900 tessere Coni ai parlamentari. Nei criteri per l’assegnazione dei biglietti che spettano al Coni per le partite di Roma e Lazio (sono accordi antichi che non ho fatto io) ho imposto che vengano attribuiti per primo agli atleti, poi ai tecnici, ai dirigenti e alle associazioni sportive. E anche alle istituzioni. Se l’ufficio per le relazioni istituzionali — cui spetta l’ultima parola — decide di darli anche a un sottosegretario, o a un membro del Csm, che sono autorità di Stato, non vedo quale sia il problema. Se questo è l’elemento con cui pensano di mettere in difficoltà il Coni sono messi male». Come si esce da questa situazione? Secondo la sua visione, qual è il miglior modello per riformare lo sport italiano? «Io sono rispettoso delle istituzioni. Non sono un guerrigliero. Non posso anticipare le considerazioni che farò con il ministro. Posso solo dirle che quella che è stata fatta non è una riforma. È una legge. Ma è una legge zoppa». Circa una possibile convivenza tra  Coni e Sport e salute: «Io vado d’accordo anche con i sassi. Ma se non veniamo rispettati e ci vogliono togliere la dignità… allora dico che non si può fare. Ci hanno voluto ridimensionare politicamente, lo abbiamo capito. Ma non possono toccare la nostra dignità, la nostra autonomia. M’hai voluto ammazzare? Mi hai voluto chiudere in un ettaro invece che in cento? Ok, ma almeno lasciami libero in quell’ettaro. Tu puoi anche non darmi più i soldi, non sei costretto. Lo accetto. Ma non puoi dirmi che cosa devo fare. Cosa è cambiato nel rapporto tra politica e sport? La politica è voluta entrare in questo mondo in un modo diverso. Ne prendiamo atto. Però prendiamo anche atto che, come tutti riconoscono, la legge non è fatta bene, non è chiara, non è completa». Molti suoi critici gli  contestano un’eccessiva personalizzazione di questa battaglia: “Che è buffo. Perché io sto letteralmente prestando servizio a un movimento che mi chiede di essere difeso. Personalmente non ho molto da guadagnare. Come presidente del Coni posso fare al massimo un altro mandato. Ma sono membro Cio a livello individuale per i prossimi dieci anni e, per contratto, sono presidente di Milano-Cortina. Non ci guadagno un euro. Fortunatamente non ne ho bisogno”.

LECLERC “GARA DI SINGAPORE E’ QUELLA PIU’ DIFFICILE”

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“Quella di Singapore è probabilmente la gara più difficile in assoluto per noi piloti, se non altro per il caldo e il livello di umidità. Dal mio punto di vista però è sempre un bel luogo nel quale andare a gareggiare, inoltre mi piace che la corsa avvenga in notturna, quando, tra l’altro, sembra di andare molto più veloce che di giorno. A suo modo è un fine settimana unico e non vedo l’ora di trovarmi lì”. Dopo aver trionfato in Belgio e a Monza, Charles Leclerc scalda i motori in vista del Gran Premio di Singapore, 15esimo appuntamento dei 21 stagionali del Mondiale di Formula 1 in calendario domenica sul circuito di Marina Bay. “Dopo due weekend decisamente positivi in Belgio e Italia – spiega il giovane pilota monegasco della Ferrari – il circuito di Singapore non sembra essere il più adatto alle caratteristiche della nostra vettura perché il tracciato è piuttosto diverso da quelli sui quali abbiamo recentemente vinto: ci sono meno rettilinei e più curve lente e questo potrebbe complicarci la vita. Detto questo siamo più motivati che mai a ottenere il miglior risultato possibile”. “Dopo Spa-Francorchamps e Monza ci spostiamo su un circuito completamente differente ma che amo molto: Singapore – le parole del tedesco della Rossa, Sebastian Vettel – Si tratta di un circuito cittadino con asfalto sconnesso che non concede margine di errore. Oltre a questo è una delle poche corse in notturna della stagione. È un weekend un po’ particolare, perché di solito noi piloti, come peraltro la maggior parte della squadra, continuiamo a vivere con il fuso orario europeo, quindi con sei ore di differenza, per cui può capitare di lasciare il circuito a notte fonda, quando per i locali è quasi l’ora di risvegliarsi. Il layout della pista richiede il massimo carico aerodinamico e a disposizione avremo le tre mescole di gomma più morbide. Fare un pronostico di questa gara è praticamente impossibile a causa delle tante variabili per cui siamo pronti a giocarci le nostre carte. Si tratta di due settimane non facili, specialmente per il team, perché immediatamente dopo questa gara ci sarà il Gran Premio di Russia”.