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Governo, Meloni “Italiani siano con noi per risollevare il Paese”

ROMA (ITALPRESS) – “Un grande augurio a tutti gli italiani per un 2023 di orgoglio e di ottimismo. Il governo farà la sua parte in quest’anno, ma vorrei che ci credeste con noi, con me, nella possibilità di risollevare questa Nazione, di rimetterla in piedi, di farla camminare velocemente con entusiasmo perchè noi possiamo fare molto di più. Dobbiamo farlo insieme”. Così, in un video su Twitter, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
(ITALPRESS).
-foto palazzo Chigi-

A Capodanno nessun morto per i botti ma bambino perde una mano

ROMA (ITALPRESS) – Nessuna vittima ma 180 feriti, dei quali 11 gravi con 48 ricoverati. E’ il bilancio dei botti di Capodanno secondo i dati del report del Dipartimento della Pubblica sicurezza. Il bilancio è in lieve miglioramento rispetto allo scorso anno, quando non si registrarono vittime ma ci furono 124 feriti, dei quali 14 gravi e 31 ricoverati.
La Campania fa registrare i numeri più alti con 16 persone ferite tra Napoli e provincia: di queste cinque sono minori. In particolare, all’ospedale San Paolo è arrivato un 50enne che ha detto che mentre era affacciato al suo balcone un petardo lo ha colpito al volto: per lui prognosi di sette giorni per contusione con ustione. Un 22nne di San Tammaro (Caserta) ha invece perso due dita della mano destra nell’esplosione di un fuoco d’artificio. Ma l’episodio più grave è quello avvenuto a Taranto, dove un bambino di 10 anni ha subito l’amputazione della mano destra a causa dell’esplosione di un petardo. Il piccolo è stato portato in ospedale dai familiari poco dopo la mezzanotte. Non ancora chiara la dinamica dell’episodio. I medici non hanno potuto salvargli l’arto. A Ruffano (Lecce), un uomo di 80 anni è stato ricoverato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce in codice rosso per emorragia a causa dello scoppio di un petardo vicino alla testa. E’ in prognosi riservata. Tre feriti da botti tra Modenese e Bolognese e per il resto una notte abbastanza tranquilla. Due feriti agli occhi, tre alle mani e un altro al ginocchio è invece il bilancio a Catania. A causa dello scoppio improvviso due sono stati colpiti al volto, un uomo di 42 anni di Acireale ha riportato una ferita all’occhio: sottoposto a un breve intervento è stato suturato dai medici del Cannizzaro e poi dimesso. A Palermo un bambino di 12 anni è giunto al pronto soccorso dell’ospedale Cervello con una ferita da esplosione da petardi.
Le condizioni dell’arto sono compromesse tanto che è stato trasferito al reparto specializzato del Policlinico.
Al momento il bilancio dei feriti a Palermo, ancora provvisorio, è di altri tre arrivati negli ospedali del capoluogo.
Sono quattro le persone ferite nel Fiorentino per i botti durante i festeggiamenti per l’ultimo giorno dell’anno. Tre a Firenze ed una a Sesto Fiorentino (Firenze). Il più grave è un 14enne, albanese, colpito da un petardo all’occhio e si trova in progrosi riservata all’ospedale pediatrico Meyer. A Roma, invece, a causa dei petardi sono 60 le auto distrutte o danneggiate dalle fiamme. A fuoco anche due cassonetti e un monopattino.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Da oggi la Croazia entra nell’area Euro e Schengen

ROMA (ITALPRESS) – Da oggi la Croazia adotterà l’euro come moneta e aderirà a pieno titolo all’area Schengen. Si tratta di un’importante pietra miliare nella storia della Croazia, dell’area dell’euro e di Schengen e dell’UE nel suo complesso. Segue un periodo di intensa preparazione e sforzi sostanziali da parte della Croazia per soddisfare tutti i requisiti necessari. Con la Croazia, 20 Stati membri dell’UE e 347 milioni di cittadini dell’UE condivideranno la moneta comune dell’UE. Quanto a Schengen, si tratta dell’ottavo allargamento e del primo dopo 11 anni. L’euro sostituirà gradualmente la kuna come valuta della Croazia. Le due valute verranno utilizzate l’una accanto all’altra per un periodo di due settimane. Quando si riceve un pagamento in kune, il resto sarà dato in euro. Ciò consentirà un graduale ritiro della kuna dalla circolazione. La doppia indicazione dei prezzi in kune ed euro è diventata obbligatoria il 5 settembre scorso e si applicherà fino al 31 dicembre 2023 per garantire la stabilità dei prezzi di beni e servizi aiutando le imprese a ricalcolare e visualizzare correttamente i prezzi.
I controlli alle frontiere aeree interne saranno aboliti dal 26 marzo 2023. Grande soddisfazione è stata espressa dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen che, nel corso di una conferenza stampa al confine croato-sloveno con il premier croato Andrej Plenkovic e la nuova presidente della Slovenia Nataša Pirc Musar, ha detto: “Le prossime generazioni di croati cresceranno in Schengen. Con viaggi senza soluzione di continuità, le comunità si avvicineranno. Ora dobbiamo lavorare per preservare i benefici di Schengen. Migliora la nostra casa comune e renderla ancora più sicura”.
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Tumore al seno, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è dell’88%

ROMA (ITALPRESS) – Secondo i dati dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) il tumore al seno colpisce oggi una donna su nove nel corso della vita. E’ il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia. I principali fattori di rischio sono l’età, fattori ormonali, dietetici, legati allo stile di vita e ovviamente l’ereditarietà e la familiarità. Grazie agli screening e alla maggiore consapevolezza delle donne, però, la maggior parte dei tumori maligni mammari è diagnosticata in fase iniziale, quando il trattamento chirurgico può essere più spesso conservativo e la terapia medica più efficace. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è dell’88%. Scoprire la malattia al suo esordio è meglio, ovviamente, ma le notizie sono buone anche per le donne con tumore al seno metastatico. Anche per loro la sopravvivenza e la qualità della vita sono aumentate negli anni.
Il tumore al seno è uno dei temi affrontati da Paolo Veronesi, direttore di chirurgia senologica dell’Istituto europeo di oncologia, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, il nuovo format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Sono trascorsi oltre 40 anni da uno degli studi più famosi della chirurgia mammaria, quello del padre di Veronesi, Umberto. “Nel 1981 – ha spiegato Paolo Veronesi – è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine lo studio di mio papà sulla chirurgia conservativa del seno. E’ stato uno studio basilare perchè ha aperto la strada ai trattamenti conservativi della chirurgia della mammella ma poi anche di tanti altri organi. Oggi la tendenza è quella di conservare il più possibile mentre fino a qualche decennio fa la tendenza era togliere. Ha rivoluzionato il mondo della senologia. Oggi il nostro obiettivo è quello di conservare il seno, se si può, altrimenti conservare l’aspetto esteriore che ha un’implicazione psicologica importantissima. Tutte le donne oggi possono uscire dalla sala operatoria come prima se non meglio, perchè grazie alla collaborazione dei chirurghi plastici riusciamo anche a migliorare l’aspetto estetico”.
Per una diagnosi precoce lo screening è fondamentale. Veronesi, infatti, ha ricordato “l’importanza della prevenzione”. “Basta pochissimo: fare per tutte le donne a partire dai 30-35 anni – ha affermato – un’ecografia con cadenza annuale; a partire dai 40 anni anche la mammografia con cadenza annuale. Vuol dire diagnosi precoce e vuol dire, per un tumore scoperto precocemente in fase preclinica, avere la possibilità di guarire al 99%”. Ci sono, poi, “persone più a rischio, quelle che hanno avuto tanti casi in famiglia o quelle che hanno mutazioni genetiche”.
Per la prevenzione conta anche lo stile di vita. “La diagnosi precoce – ha evidenziato – ci consente di trovare una malattia precocemente, però ancora meglio sarebbe evitare di ammalarsi. Conducendo uno stile di vita adeguato, possiamo ridurre in maniera significativa, di un terzo, la possibilità di ammalarsi di tumore della mammella. Questo vuol dire un’alimentazione corretta, bilanciata, povera di grassi animali, con prevalenza di vegetali, fare tanta attività fisica e mantenersi normopeso. E’ utile per la prevenzione del tumore della mammella e di tanti altri tumori. In chi ha già avuto un tumore della mammella – ha aggiunto -, il corretto stile di vita, soprattutto l’attività fisica, riduce il rischio di una possibile recidiva della malattia”.
Anche se si scopre la malattia in una fase più tardiva, c’è comunque la possibilità di cura. “In questo campo – ha affermato Veronesi – si sono avuti i progressi più importanti negli ultimi 5 o 10 anni. Un tempo una malattia diagnosticata con metastasi aveva una possibilità di vita molto breve, mediamente di circa un anno. Oggi il tumore metastatico della mammella si cura molto bene”.
Per quanto riguarda gli interventi, generalmente l’asportazione “riguarda solo una percentuale limitata della mammella”. “Per tumori grossi, quando invece la necessità di esportazione è più abbondante – ha spiegato -, possiamo abbinare interventi di chirurgia oncoplastica con ottimi risultati estetici”.
“Anche l’asportazione totale del seno – ha aggiunto – è molto cambiata in questi anni. Oggi tendenzialmente si svuota solo la ghiandola mammaria e si lascia la cute e il capezzolo. Questo permette una ricostruzione immediata con ottimi risultati”.
Paolo Veronesi è anche presidente della Fondazione intitolata al padre, Umberto. “Sui tumori femminili – ha spiegato – sosteniamo la ricerca di eccellenza. Sul tumore della mammella ci stiamo concentrando su quelli più difficili da curare, quindi i tumori metastatici, in termini di nuovi farmaci e di qualità di vita delle pazienti, in particolare – ha concluso – su quelli triplo negativi su cui oggi non abbiamo ancora cure mirate e su cui abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi”.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

Mattarella ottimista sul futuro, “La Repubblica siamo tutti noi”

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto gli auguri di Capodanno agli italiani per l’ottava volta, la prima nel suo secondo mandato, invitando a costruire in modo responsabile un futuro per le nuove generazioni nel rispetto di regole “che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione”. Il capo dello Stato ha esordito sottolineando come quello appena trascorso è stato un anno “denso di eventi politici e istituzionali di rilievo” e come “con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato”.
Inoltre “lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna”, ha voluto sottolineare, perchè si tratta di “una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà”. Quanto avvenuto e “la concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte”. Poi, ha ricordato come “il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinchè il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze. La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà”. Mattarella ha voluto sottolineare come “di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili. Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti”. Ma “qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra”.
Il presidente ha ricordato come “gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid – purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare”. Quindi, guardando all’oggi, Mattarella ha detto: “So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno”. Ma ha voluto rassicurare ricordando come “ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni”, perchè – ha sottolineato – “la Repubblica siamo tutti noi. Insieme. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perchè questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune. La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia”. Il capo dello Stato ribadisce l’ottimismo per il futuro ricordando come “la nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva. Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro”. Ecco perchè “sobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio”. In questo senso “mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica”.
Inoltre “l’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini”. Infine “il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro”. Da Mattarella anche un pensiero diretto ai giovani: “Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro”.
Infine, lo sguardo rivolto con ottimismo al futuro: “guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia”.
(ITALPRESS).
-foto Quirinale-

Addio a Benedetto XVI, Papa del dialogo ecumenico

ROMA (ITALPRESS) – Alle 9.34 dell’ultimo giorno del 2022 Joseph Ratzinger, il papa emerito Benedetto XVI, si è spento nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Nato a Marktl, in Baviera, il 16 aprile 1927 all’età di dodici anni, si iscrisse al seminario minore di Traunstein, dove rimase fino al 1942, anno in cui il seminario fu chiuso per uso militare e gli studenti furono mandati a casa. Durante gli anni della guerra fu costretto ad arruolarsi per poi disertare nell’aprile del 1945 trascorrendo anche un breve periodo campo degli Alleati vicino a Ulma, come prigioniero di guerra. Nel 1946 si iscrisse all’Istituto superiore di filosofia e teologia di Frisinga, dove studiò filosofia e teologia cattolica, ma nel 1947 si trasferì nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera. Il 29 ottobre del 1950 anno fu ordinato diacono da Johannes Baptist Neuhàusler, vescovo titolare di Calidone e ausiliare di Monaco e Frisinga. Il 29 giugno 1951, all’età di 24 anni, assieme a suo fratello maggiore Georg fu ordinato presbitero dal cardinale Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco e Frisinga. Nel maggio 1957 ottenne la cattedra di teologia fondamentale presso l’Università di Monaco. Nel dicembre 1957 ottenne la cattedra di teologia dogmatica e fondamentale presso l’Istituto superiore di teologia e filosofia di Frisinga. Divenne professore all’Università di Bonn nel 1959. Nel 1963 si trasferì all’Università di Mùnster. Per il giovane professore fu un’esperienza fondamentale la partecipazione, dal 1962, al Concilio Vaticano II, dove acquisì notorietà internazionale.
Il 24 marzo 1977 venne nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI e il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale per mano di Josef Stangl, vescovo di Wùrzburg. Pochi mesi dopo la nomina ad arcivescovo, il 27 giugno 1977 lo stesso papa Paolo VI lo creò cardinale, assegnandogli il titolo presbiterale di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino. L’anno successivo prese parte al conclave dell’agosto 1978 e dell’ottobre 1978 che elessero al soglio pontificio rispettivamente Albino Luciani e Karol Wojtyla. Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Dal 1986 al 1992 fu inoltre chiamato a presiedere la Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni, che mantenne fino alla sua elezione a Papa. Ratzinger fu eletto Papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse come nome pontificale “Benedetto XVI”. Alle 17:56 fu dato l’annuncio dell’elezione, con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina, anche se ci fu un’iniziale incertezza sul colore del fumo. I dubbi furono sciolti alle 18:07 dal suono delle campane della basilica di San Pietro. Ratzinger è stato il primo pontefice a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici e ad incontrarle più volte, presentando la Chiesa in atteggiamento penitenziale. Già a meno di un mese dall’elezione al soglio pontificio nel 2005, Ratzinger ha mostrato grande decisione contro il fenomeno degli abusi, ad esempio allontanando dalla Chiesa diversi religiosi responsabili di abusi sessuali su minori, stabilendo inoltre norme e linee guida più stringenti contro questi casi, fino ad arrivare a decisioni senza precedenti, compresa la soppressione della presenza dei monaci nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Ha scritto molti saggi e durante il suo pontificato ha promulgato tre lettere encicliche: Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate, oltre a quattro esortazioni apostoliche. Durante il suo pontificato iniziò anche la scrittura di una nuova enciclica dedicata alla fede, a completare la trilogia dedicata alle tre virtù teologali. La lettera enciclica, dal titolo Lumen fidei, è stata consegnata da Benedetto XVI al suo successore Francesco, che ne ha esteso e firmato il lavoro. In particolare, nella terza enciclica il Papa ha voluto proseguire gli insegnamenti della Chiesa in seno alla giustizia sociale. Nel contesto dell’enciclica, Benedetto XVI ha duramente criticato gli eccessi dell’accumulazione capitalista e richiamato alla necessità di uno sviluppo integrale degli individui come lavoratori e dell’economia come strumento di contribuzione al bene comune. Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta. Il rapporto ecumenico fra Chiesa cattolica e Comunione anglicana è intenso durante il pontificato di Benedetto XVI, in special modo sotto due aspetti: gli incontri fra il Papa e l’arcivescovo Rowan Williams; l’accoglienza nella Chiesa cattolica di fedeli e clero anglicani. L’11 febbraio 2013 Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia al ministero petrino, a partire dal 28 febbraio, lasciando così spazio alla convocazione di un conclave per l’elezione del suo successore. La notizia è stata comunicata dal Papa in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di altri tre beati. In quel momento è iniziato il periodo di sede vacante nel quale è stato organizzato il conclave (a cui Benedetto XVI non ha preso parte) che si è concluso la sera del 13 marzo 2013 con l’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco. L’intenzione di rinunciare al ministero petrino non è stata una decisione improvvisa, ma maturata gradualmente e accuratamente e già nota agli stretti collaboratori del pontefice da molto tempo. Il corpo di Ratzinger, dalla mattina di domani sarà nella Basilica di San Pietro per il saluto dei fedeli. I funerali solenni saranno celebrati il 5 gennaio alle 9.30 e saranno officiati da Papa Francesco.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Cristiano Ronaldo all’Al Nassr, è ufficiale

RIYADH (ARABIA SAUDITA) (ITALPRESS) – L’Al Nassr ha ufficializzato l’ingaggio di Cristiano Ronaldo. Il club saudita, allenato dall’ex tecnico della Roma, Rudi Garcia, ha pubblicato sui social la foto di CR7 con la maglia numero 7 tra le mani e al fianco di Musli Al-Muammar, presidente della società di Riyadh. Contratto fino al 2025 per l’ex Juventus che, poco prima del Mondiale, ha rescisso l’accordo che aveva con il Manchester United. “Questo è un ingaggio storico che non solo aiuterà il nostro club a raggiungere un successo ancora maggiore, ma ispirerà il nostro campionato, la nostra nazione e le generazioni future, ragazzi e ragazze, a essere la migliore versione di se stessi. Benvenuto nella tua nuova casa Cristiano”, scrive l’Al Nassr sui social.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).

Meloni “Fisco, giustizia e presidenzialismo, non perderemo tempo”

ROMA (ITALPRESS) – “Le prossime riforme da fare sono su fisco, burocrazia, giustizia e presidenzialismo. Siamo già al lavoro su queste materie perchè noi non perderemo tempo per dare a questa nazione quello che merita”. Lo dice il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella sua rubrica video su Facebook “Gli appunti di Giorgia”.
“Ieri è stata approvata la manovra e ne vado fiera, nonostante la ristrettezza di tempi e di risorse non abbiamo rinunciato a fare una manovra politica, che contiene delle scelte, cominciamo a mantenere gli impegni presi con i cittadini”, sottolinea Meloni, che aggiunge: “Questo governo non vuole solo gestire l’ordinario ma vuole dare alla nazione una dirittura, una visione industriale, un’idea di quale debba essere il rapporto tra Stato e cittadini, tra Stato e contribuenti e mi pare che questa legge di bilancio cominci a fornire questi elementi”.
“Sono contenta perchè la manovra l’abbiamo approvata addirittura in anticipo rispetto a governi che erano in sella da molto più tempo di noi. Questo è anche un segnale di stabilità di questa maggioranza, per una volta tanto avremo un governo duraturo capace di andare avanti”, dice ancora il premier, che si dice “ottimista per il nuovo anno, l’unica cosa che spero è che con i primi provvedimenti di questo governo siamo riusciti a trasferire un pò di ottimismo, di fiducia nelle istituzioni – aggiunge -, in una politica e in un governo che non hanno padroni e che non guardano in faccia a nessuno, che fanno semplicemente quello che è giusto fare e che va fatto”.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

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