BERNA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Oggi il panorama internazionale è gravemente condizionato e ferito dalla guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina che ci riporta alla peggior epoca degli imperialismi e dei nazionalismi e rappresenta una lacerazione profonda di quella fitta trama di norme e principi giuridici che hanno dato forma e sostanza al sistema multilaterale fondato sul diritto internazionale e sulla eguaglianza fra gli Stati”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Berna, nel suo intervento al Consiglio Federale svizzero. “La minaccia posta dalla Russia alla pace, e alla sicurezza del nostro continente, richiede da parte di tutte le democrazie, in particolare quelle europee, un rinnovato slancio di unità e coesione. Sin dall’inizio del conflitto, Svizzera e Italia hanno assicurato massima solidarietà nei confronti del popolo ucraino, con un impegno che ha trovato momenti significativi nella Conferenza di Lugano per la ricostruzione dell’Ucraina dello scorso maggio e nella decisione di aderire alle misure sanzionatorie definite a livello internazionale”, ha aggiunto il capo dello Stato.
“Lo sviluppo di relazioni sempre più strette tra Berna e l’Unione Europea non solo non va abbandonato ma, anzi – a nostro avviso – va coltivato con ancora maggiore convinzione. Unione Europea e Confederazione sono partner necessari, affidabili, amici, interdipendenti, uniti da un destino comune dettato dalla appartenenza alla civiltà europea”, ha concluso Mattarella.
(ITALPRESS).
-foto Quirinale-
Ucraina, Mattarella “Serve un rinnovato slancio di coesione europea”
Lollobrigida “La difesa del marchio Italia tra le principali sfide”
ROMA (ITALPRESS) – “C’è la necessità di rafforzare il settore agricolo, su più piani, con la responsabilità di scelte d’indirizzo e di sostegno economico per garantire la sovranità alimentare, che non è altro che la possibilità di un popolo di autodefinire il proprio sistema produttivo e scegliere il tipo di alimentazione più utile alla corretta sopravvivenza. Su questa impostazione riteniamo di dover basare la strategia del ministero tesa a valorizzare quegli elementi che rendono forte il nostro modello agricolo e di sviluppo della nostra filiera. La difesa del marchio Italia contro la sofisticazione dei nostri prodotti è una delle trincee sulle quali dobbiamo spenderci al meglio, chi vede la bandierina italiana pensa in automatico che quel prodotto è di qualità”. Queste le parole del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso della sua audizione per esplicare i principali focus del suo mandato a Palazzo Carpegna dinanzi alle Commissioni riunite Agricoltura della Camera e del Senato: “Noi non possiamo puntare sulla quantità, pochissime sono le risorse in cui siamo quantitativamente rilevanti, ma abbiamo un’eccezionale produzione di qualità, ed è quella che dobbiamo difendere”. “I nostri prodotti Dop, Igp, sono così particolari da divenire sul mercato mondiale unici – ha aggiunto il ministro – E’ uno degli asset strategici su cui basare il nostro modello di produzione. La nostra economia ha avuto una contrazione – ha aggiunto Lollobrigida – Il settore agricolo per quanto riguarda l’esportazione è invece in grande espansione. C’è una crescita di esportazione di dieci miliardi, non dovuta all’aumento di consumi interni che sono anzi contratti, ma alla capacità di vendere i nostri prodotti sempre più ricercati nel mercato mondiale”.
-foto agenziafotogramma.it-
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Autostrade, Zagari “Al lavoro per creare un grande polo tecnologico”
ROMA (ITALPRESS) – “Autostrade per l’Italia sta lavorando alla creazione di un grande polo tecnologico per affrontare il tema dell’innovazione nell’ambito delle infrastrutture stradali, per questo mira a lanciare un piano di trasformazione digitale che prevede di modificare il nostro assetto passando da gestire delle concessioni a operatori integrati della mobilità”. Lo ha detto Domenico Zagari, Program Manager del programma Mercury di Autostrade per l’Italia, in una intervista all’Agenzia Italpress, sottolineando come per “fare questo abbiamo pensato di osservare i cambiamenti in corso, abbiamo importanti cambiamenti che riguardano la mobilità come l’importante passaggio dai carburanti fossili all’elettricità, oppure le auto connesse e la guida autonoma. Noi – prosegue – abbiamo lanciato un programma che si chiama Mercury, si tratta di 110 progetti divisi in 5 cluster, uno di questi riguarda le green solution, abbiamo la produzione dell’energia elettrica attraverso rinnovabili, abbiamo anche la realizzazione di stazioni di ricarica che permettono di attivarsi per questa nuova mobilità. Abbiamo un progetto che verrà lanciato nel 2023 con un primo esperimento che riguarda l’idrogeno”.
Per quanto riguarda l’accordo con Eni e CdP spiega: “Abbiamo siglato un accordo con Coldiretti per le comunità energetiche, con CdP e Eni abbiamo un accordo per la produzione e distribuzione di biocarburanti ma un discorso anche sulla nostra pavimentazione, ovvero con l’uso di materiali altamente riciclabili”. Infine Zagari sottolinea come l’infrastruttura “stradale e il trasporto su gomma è ancora di fondamentale importanza e lo sarà ancora in futuro per il nostro sistema Paese”.
– foto Italpress –
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Intesa Sanpaolo, nascono due Comunità energetiche a Napoli e Messina
NAPOLI (ITALPRESS) – Da Intesa Sanpaolo una nuova iniziativa solidale per il sostegno delle Comunità energetiche del Terzo settore, con la nascita di due progetti realizzati dalle Fondazioni di Comunità di San Gennaro (Napoli) e di Messina. Il nuovo filone di intervento, presentato a Napoli, rientra nell’ambito dell’impegno di Intesa Sanpaolo verso la sostenibilità ESG e la transizione ecologica – come indicata nel PNRR – a sostegno di imprese, famiglie e non profit.
All’incontro, che si è svolto presso il museo di Intesa Sanpaolo delle Gallerie d’Italia in via Toledo, sono intervenuti Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Elisa Zambito Marsala, Responsabile Valorizzazione del Sociale e Relazioni con le Università di Intesa Sanpaolo, Marcello Mentini, Responsabile Regulatory Evolution Agenda di Intesa Sanpaolo, Gaetano Giunta, Fondatore della Fondazione Messina, don Antonio Loffredo, Fondatore della Fondazione di Comunità San Gennaro, Pietro Barrera, Project Manager Grande MAXXI, Simone Benassi, Responsabile Comunità Energetiche Italia Enel, Alessandra Bonfanti, Responsabile Nazionale Legambiente Piccoli Comuni, Massimo Deandreis, Direttore SRM – Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, Luigi Lavarone, Membro Comitato di Gestione Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale.
Le comunità energetiche sono associazioni composte da enti pubblici locali, enti del terzo settore, aziende, attività commerciali o cittadini privati che scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’autoconsumo attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta di forme collaborative, incentrate su un sistema di scambio locale per favorire lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale, incentivando al tempo stesso la nascita di nuovi modelli socioeconomici circolari. In quest’ottica, anche grazie alle nuove normative e ai fondi del PNRR, le comunità energetiche possono essere un’opportunità per facilitare la transizione ecologica nel Paese e superare l’attuale modello centralizzato di produzione energetica verso l’energia diffusa, l’autoproduzione e la condivisione dell’energia attraverso processi di partecipazione, innescando al contempo un profondo cambiamento socio-economico nei territori. Le istituzioni e gli Enti Locali necessitano di nuovi modelli in cui profit, non profit e istituzioni pubbliche sviluppino nuovi canali di dialogo e di collaborazione per fronteggiare l’incremento dei costi di gas ed elettricità che, soprattutto nei comuni più piccoli e defilati, rischiano di aumentare il divario energetico.
A Napoli il Rione Sanità cambia in chiave sostenibile: il progetto Comunità Energetica che Intesa Sanpaolo ha realizzato insieme alla Fondazione di Comunità San Gennaro in uno dei quartieri simbolo del capoluogo campano, oggi fornisce alla comunità locale energia elettrica pulita e a prezzi calmierati attraverso la valorizzazione delle risorse territoriali e lo sviluppo di reti di produzione interne alla Fondazione e al quartiere. Infatti almeno l’80 per cento di energia pulita a basso costo è riservata ai membri che aderiscono al progetto. Un esempio che rafforza anche le realtà del territorio nel settore della produzione e fornitura di energie da fonti rinnovabili e il sostentamento di famiglie in stato di fragilità. Fra gli obiettivi futuri del progetto, vi è anche quello di dare vita a un modello replicabile in altri quartieri della città di Napoli.
Grazie al progetto delle Comunità Energetiche nel territorio messinese è stato possibile realizzare impianti fotovoltaici diffusi dando vita a microreti a vantaggio di persone e famiglie in situazione di fragilità attraverso processi di condivisione dell’energia prodotta.
Il progetto, infatti, potenzia e amplia quanto già realizzato dalla Fondazione Messina a Maregrosso, quartiere della città metropolitana di Messina, dove è stata costituita l’associazione Comunità Energetica di Fondo Saccà, esito finale di Capacity, un più ampio programma di riqualificazione delle periferie urbane che ha visto il Comune di Messina e la Fondazione lavorare in sinergia per “liberare” l’area dove sorgeva una baraccopoli. Al suo posto, oggi, sorgono sei edifici dotati di soluzioni innovative per la produzione e gestione dell’energia da fonti rinnovabili. In alcuni di essi hanno sede i centri socioeducativi Il Melograno e Il Melarancio, spazi dedicati alle famiglie con bambini piccoli e finalizzati alla valorizzazione della prima infanzia e al contrasto della povertà educativa.
“Il Gruppo, nel corso degli ultimi due anni, si è impegnato nel sostegno di vere e proprie operazioni di ingegneria sociale messe in atto da soggetti del terzo settore che si sono impegnati per la ricerca di soluzioni al delicato e diffuso tema della povertà energetica – afferma Elisa Zambito Marsala, Responsabile Valorizzazione del Sociale e Relazioni con le Università Intesa Sanpaolo -. In questo ambito sono stati progettati gli importanti interventi a sostegno di due tra le Fondazioni di comunità più rilevanti del Sud Italia, San Gennaro e Messina. Due esempi concreti di cui siamo orgogliosi: best practice replicabili su tutto il Paese”.
“Nell’Enciclica verde Papa Francesco ci dice che è diventato urgente e impellente sviluppare fonti di energia rinnovabili. Al contempo il Papa lamenta l’esiguo accesso alle energie pulite e rinnovabili da parte dei più fragili – sottolinea don Antonio Loffredo, fondatore della Fondazione di Comunità San Gennaro -. Parlare di Comunità Energetiche significa parlare di partecipazione, associazioni che nascono dal basso, di autoconsumo, di un modello basato sulla condivisione e lo scambio locale. Significa parlare di sviluppo sostenibile e di sostegno a famiglie in stato di fragilità. L’esperienza della Comunità Energetica al Rione Sanità non poteva attraversarci senza lasciare nuove occasioni generative. “Schiena dritta e amore accanito per questo meraviglioso spicchio di terra ricevuto in sorte” Così Ermanno Rea chiude il suo romanzo Nostalgia. Non c’è tempo, dobbiamo subito iniziare a scrivere parole di cielo sullo spicchio di terra che abbiamo ricevuto in sorte. E se ci capiterà di scriverle con i raggi del sole avremmo contribuito a illuminare oltre le case anche la vita delle persone che sono il centro dell’intera azione di costruzione della comunità”.
“Nella nostra zona esiste un Parco Energetico già da più di dieci anni che produce energia dal sole e dal mare, è una scelta in cui crediamo da tempo. Dallo scorso dicembre grazie al sostegno anche progettuale di Intesa Sanpaolo è nata la Comunità Energetica del condominio ecologico di Fondo Saccà – afferma Gaetano Giunta, fondatore della Fondazione Messina -: parliamo di energia solidale che la Fondazione promuove anche grazie ad un’impresa sociale una Energy Service Company (ESCo), che destina il suo profitto a progetti di sviluppo sociale, ma non solo. Collaboriamo con vari centri di ricerca per creare prototipi funzionali al sostegno della transizione verde. Attività che sono una lotta anche alla disuguaglianza e alla povertà. Una circolarità green e virtuosa in tutti i suoi aspetti”.
– foto xc9/Italpress –
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Manovra, Calenda “Non faremo ostruzionismo parlamentare”
ROMA (ITALPRESS) – “E’ stato un incontro molto positivo, nel merito dei provvedimenti. Abbiamo esposto le nostre proposte. Ovviamente ci sono delle cose su cui non siamo assolutamente d’accordo e di cui non abbiamo nemmeno discusso come la flat tax”. Lo afferma Carlo Calenda, segretario di Azione, dopo l’incontro con il premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
“Abbiamo invece discusso di imprese 4.0, difesa dei piani ambientali ed energetici nel dettaglio e sempre molto nel dettaglio abbiamo discusso di un tetto nazionale al costo del gas e dell’elettricità, al posto dei crediti d’imposta. Abbiamo discusso della sanità e dell’aumento degli stipendi per gli infermieri, di un ripristino di “Italia Sicura” soprattutto alla luce di quanto accaduto a Casamicciola. Abbiamo parlato anche della questione PNRR e suggerito alcune soluzioni per farlo andare più speditamente. Infine abbiamo parlato del taglio al cuneo fiscale per farlo concentrare sui giovani, e di far diventare il Reddito di cittadinanza di nuovo Reddito di Inclusione e farlo gestire dai Comuni”.
Riguardo all’utilizzo dei fondi Mes per contrastare i tagli alla sanità, “c’è una differenza di vedute molto ampia che sappiamo sia inconciliabile”, spiega l’ex ministro.
“La collaborazione parlamentare c’è per definizione, nel senso che noi presenteremo degli emendamenti pur sapendo che i tempi della manovra sono estremamente ristretti. Se poi parliamo di un voto di fiducia quello ovviamente non ci sarà, quello che ci siamo impegnati a non fare è l’ostruzionismo parlamentare, perchè mandare il Governo in esercizio provvisorio sarebbe stato un dramma per l’Italia”, conclude Calenda.
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Acquedotto Pugliese, nel Piano Strategico investimenti per 2 miliardi
BARI (ITALPRESS) – Acquedotto Pugliese (AQP), azienda pubblica dal Mezzogiorno controllata al 100% dalla Regione Puglia, ha presentato il Piano Strategico al 2026.
Le tre priorità che guideranno il piano strategico al 2026 sono: tutela della risorsa idrica con l’obiettivo di recuperare 44 milioni di metri cubi di acqua, implementazione di un sistema di economia circolare con la gestione in house di 130 mila tonnellate di fanghi e accelerazione sulla transizione energetica arrivando a produrre nel 2026 oltre 90 GWH di energia da fonti rinnovabili autoprodotta. Per l’attuazione del piano industriale sono previsti investimenti per 2.031 milioni di euro di cui la maggior parte (oltre l’85%) dedicata a migliorare la qualità del servizio ai clienti e alla mitigazione dell’impatto ambientale tramite la riduzione delle perdite e il raggiungimento di nuove frontiere tecnologiche nell’ambito del sistema di depurazione.
Per dare un ordine di grandezza riuscire a salvare 44 milioni di metri cubi d’acqua nel periodo significherebbe soddisfare ulteriori 44 giorni, più di un mese, di fabbisogno di acqua a beneficio di ognuno dei 4 milioni di cittadini serviti da Acquedotto Pugliese (si stima infatti che un metro cubo d’acqua sia sufficiente a soddisfare per 4 giorni il fabbisogno d’acqua di un italiano). Il piano poggia su tre fattori abilitanti: potenziare la macchina degli investimenti (arrivare a realizzare il 100% dei progetti in pipeline anche tramite la creazione di apposite Delivery Unit – per i progetti più critici), digitalizzare la rete e i processi completando la control room e installando ulteriori 400 mila contatori smart meter entro il 2026 e, infine, rafforzare le competenze, tramite la formazione e il “reskilling” e l’avvio di un piano di assunzioni di circa 635 persone, di cui 227 nuovi addetti che entreranno già entro la fine di quest’anno.
Il miglioramento del servizio sarà raggiunto grazie all’aumento della ridondanza della rete tramite un investimento per il potenziamento dell’acquedotto del Sinni Potabile e la realizzazione di progetti all’avanguardia che permetteranno di trovare nuove fonti di approvvigionamento come l’avvio dell’impianto di dissalazione dalla sorgente salmastra del fiume Tara.
All’economia circolare sono destinati circa il 10% degli investimenti totali e si prevede nell’arco del prossimo anno, tra gli interventi più significativi, il revamping dell’impianto di compostaggio di ASECO, società del gruppo AQP specializzata nel trattamento e recupero dei rifiuti organici e l’avvio di nuovi impianti di trattamento fanghi a Foggia e Lecce.
Infine, saranno dedicati 60 milioni di euro alla transizione energetica, con l’avvio, ad esempio, di nuovi impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili per la realizzazione di 136 parchi fotovoltaici in grado di soddisfare quanta più parte possibile di richiesta energetica di AQP.
La formazione e la gestione delle persone è sempre stata centrale per Acquedotto Pugliese, e nell’ambito del nuovo piano strategico al 2026 è prevista una importante azione di rafforzamento e innesto di nuove competenze tramite programmi formativi e manageriali sviluppati dalla AQP Water Accademy. In parallelo sarà attuata l’evoluzione del modello di gestione delle risorse umane con la definizione di nuovi schemi per la valutazione di ogni ruolo organizzativo e il potenziamento dell’utilizzo dello smart working. Parte centrale del progetto prevede anche l’avvio di ulteriori collaborazioni con le Università del territorio e internazionali per permettere lo sviluppo dei talenti e la promozione di competenze diffuse a beneficio di tutti i dipendenti.
Di primaria importanza il completamento della digitalizzazione della rete e messa in funzione della Control Room previsto per il 2023 che permetterà il monitoraggio e la manutenzione da remoto – tramite un gemello digitale – degli oltre 20 mila chilometri di rete idrica. Nel post 2024 è prevista anche l’adozione di nuovi applicativi avanzati per l’analisi dei dati e il machine learning. Tale progetto ha un valore di 2,1 milioni di euro. In parallelo sarà attuato un piano di Cybersecurity per l’aumento della resilienza dei sistemi informatici.
“Il piano strategico traguarda i 4 anni ed ha una serie di impegni, presi oggi per poter essere verificati alla fine del 2026, avviando – spiega il Presidente di AQP, Domenico Laforgia – tutta una serie di azioni che sono nell’ottica della sostenibilità: rispetto dell’ambiente, riduzione degli impatti ambientali e dell’esposizione energetica con autoproduzione di energia elettrica, oltre alla diminuzione di quelle che sono le perdite della rete. Su quest’ultimo aspetto ci siamo posti l’obiettivo di ridurle in 4 anni del 20% risparmiando 55 milioni di metri cubi di acqua”.
“Altro tema è quello degli investimenti. Cambiamo la logica e soprattutto – aggiunge Domenico Laforgia – il passo degli investimenti: da 120 milioni l’anno degli ultimi 4 anni passiamo a 500 milioni di media l’anno per i prossimi 4 anni. Sono oltre 2 miliardi, comprensivi dei fondi investiti già in questo 2022. E’ una cifra importante soprattutto se si pensa alla propensione marginale allo sviluppo che è 15 volte quanto investito. Ogni euro investito da AQP fa sviluppare altri 15 euro dal sistema economico locale. Si raggiunge così la cifra di 30 miliardi, che ci consentono di traguardare Aqp come un promotore dello sviluppo economico regionale”.
“Cresceremo notevolmente e per realizzare quanto previsto nel piano strategico avremo bisogno di nuova forza lavoro. Andremo a rinnovare un terzo dei dipendenti di Aqp che va via per ragioni di età e aumenteremo il personale andando ad addestrare e formare tra le 600 e le 635. Vogliamo inoltre essere un Acquedotto sempre più informatizzato e digitale. Per esserlo dobbiamo andare in due direzioni: con un’apposita control room per gestire tutto il sistema, che oltre alla telelettura consentirà di anticipare la scoperta delle perdite, e con il completamento del passaggio ai nuovi contatori elettronici. AQP sarà e si sta già trasformando – conclude Domenico Laforgia – in una realtà esternamente moderna ed avanzata, che guarda con attenzione all’ambiente, al suo personale ed alla formazione, oltre che alla digitalizzazione di tutti i sistemi. Stiamo infine entrando anche nel campo dei rifiuti con un’operazione congiunta con i comuni pugliesi ci consentirà di gestire 5 pianti ed avere un peso importante anche nel settore”.
“Le persone, i nostri acquedottisti, cresceranno numericamente e nelle competenze, per accogliere – sottolinea la Direttrice Generale di AQP, Francesca Portincasa – le sfide che porteranno a cimentarci anche in campi non usuali per Acquedotto Pugliese. La prima sfida è quella di contenere i costi energetici e nel farlo investiamo in fonti rinnovabili: su serbatoi e impianti, ovunque sia possibile sulle strutture, inseriremo pannelli fotovoltaici. Sempre più la depurazione sarà poi una risorsa per il territorio con gli investimenti sulla cogenerazione: con la digestione dei fanghi produrremo biogas, che sarà utilizzato con il fotovoltaico per ridurre i costi energetici degli impianti di depurazione che sono molto energivori. Aqp del futuro è anche l’Acquedotto che dialogherà sempre più con gli altri Paesi del Mediterraneo e non solo, percorrendo – conclude Francesca Portincasa – il percorso iniziato con la partecipazione all’Expo di Dubai dove abbiamo stimolato l’interesse di molti Paesi aderenti all’Associazione dell’Oceano Indiano per la cooperazione regionale.
– foto: ufficio stampa Aqp
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Transizione ecologica, gap comunicativo tra imprese e tassonomia Ue
MILANO (ITALPRESS) – C’è un forte disallineamento tra i dati ESG forniti dall’industria europea e i parametri indicati dalla Tassonomia europea, la classificazione introdotta nel 2020 nel contesto del Piano d’Azione per la Finanza sostenibile dell’Unione Europea, per individuare le attività economiche eco-sostenibili del vecchio continente e accelerarne la transizione ecologica al fine del raggiungimento degli obiettivi clima-energia. E’ il messaggio lanciato dal Primo Rapporto annuale di O-Fire, (“Osservatorio sulla Finanza d’Impatto e sue Ricadute Economiche”), l’Osservatorio sulla finanza sostenibile lanciato un anno fa dall’Università di Milano-Bicocca insieme a Banca Generali Spa e Aifi-Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt. Dal titolo “”Simplified reading” of the European taxonomy and first assessment of its implications”, il Rapporto è stato presentato all’Auditorium “Guido Martinotti” dell’Università di Milano-Bicocca.
Nel Rapporto, i ricercatori partono dallo stato di attuazione della Tassonomia e dall’attuale contesto economico, ambientale ed energetico, per valutarne il possibile impatto e le criticità. I ricercatori dell’Osservatorio hanno estratto, dal database MSCI a disposizione dell’ateneo milanese, un campione di aziende europee di grandi dimensioni (1.391 con fatturato complessivo di 10mila miliardi di dollari), per le quali sono disponibili oltre 800 variabili ESG di cui 370 relative all’ambiente (per esempio le emissioni, l’impronta di carbonio, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, i consumi di acqua, la biodiversità e l’uso del suolo).
Tuttavia quello che i ricercatori hanno riscontrato è stato un disallineamento tra queste variabili e quelle contenute nei criteri di vaglio tecnico della Tassonomia, quei criteri che identificano le attività sostenibili, in grado quindi di dare un contributo sostanziale alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. “Non si tratta degli stessi parametri – puntualizzano i ricercatori di O-Fire – oppure si tratta degli stessi, ma il grado di dettaglio non è paragonabile a quello richiesto dalla Tassonomia”.
Se le variabili disponibili nel database consentono di stabilire, per esempio, quante aziende europee hanno implementato negli ultimi due anni un programma definito di efficienza energetica o hanno fissato dei target di abbattimento delle emissioni, non rendono tuttavia possibile quantificare la percentuale di imprese che possano ad oggi ritenersi compliant con la Tassonomia.
“Considerando che i dati divulgati dalle aziende non sono sovrapponibili a quelli contemplati nella Tassonomia e richiesti dalla nuova direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) – aggiungono i ricercatori – verrebbe da dire che nessuno ad oggi può considerarsi allineato con la Tassonomia, nè con i conseguenti obblighi di rendicontazione non finanziaria. C’è un grande gap da colmare, che richiede uno sforzo considerevole da parte dei destinatari della Tassonomia, sia di tipo comunicativo, sul fronte delle attività di rendicontazione e reporting non finanziario d’impresa, sia di tipo economico-finanziario, legato agli investimenti necessari affinchè le attività economiche possano considerarsi sostenibili secondo i criteri del regolamento europeo”.
L’analisi contenuta nel Rapporto ha d’altro canto evidenziato una maggiore resilienza degli investimenti sostenibili rispetto al mercato e una certa correlazione tra le performance ambientali e quelle finanziarie delle imprese, in particolare quelle energetiche. Dall’analisi di diverse fonti (Morningstar, Bloomberg e Ocse), l’Osservatorio ha rilevato come nel terzo trimestre del 2022 i fondi sostenibili abbiano avuto afflussi netti per 23 miliardi di dollari contro i 35 del trimestre precedente e i circa 80 del primo trimestre; gli investimenti convenzionali (fondi del mercato generalizzato), invece, hanno subito deflussi pari a circa 280 miliardi nel secondo trimestre e 200 miliardi nel terzo. I fondi sostenibili si sono mostrati dunque più resilienti alla crisi economica in atto.
“La sostenibilità è una delle tematiche fondamentali del piano strategico del nostro ateneo – afferma la rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni – e per questo, un anno, fa abbiamo voluto dare vita all’Osservatorio O-Fire, che, grazie alla collaborazione tra Università di Milano-Bicocca, Banca Generali e Aifi, si propone come organismo scientifico di riferimento per la green finance in Italia. Con il Primo Rapporto, che è stato presentato oggi, l’Osservatorio ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla recente Tassonomia Europea al fine di innescare un dibattito tra le parti interessate e portare un contributo importante al processo decisionale ancora in corso. L’analisi dei ricercatori ha evidenziato uno scenario assai composito tra le imprese e ha individuato gli effetti attesi dalla nuova regolamentazione, lo strumento introdotto dalla Comunità Europea per accelerare e rendere possibile la transizione ecologica”.
“Serve grande responsabilità e coordinamento da parte delle istituzioni per incanalare nella corretta direzione gli sforzi delle imprese nella transizione sostenibile – dichiara Andrea Ragaini, Vice Direttore Generale di Banca Generali -. Dopo una prima fase di forte crescita delle sensibilità ambientali e dell’offerta di investimenti ESG dagli asset manager che hanno coinvolto in modo variegato le attività economiche e produttive, serve ora focalizzarsi sulla definizione delle best practices e indirizzare in modo ancora più costruttivo questo percorso virtuoso. Gli operatori finanziari stanno esprimendo forte impegno in questa direzione e la collaborazione dei partner dell’Osservatorio testimoniano la determinazione in tal senso. Ringraziamo l’Università di Milano-Bicocca e tutte le persone coinvolte nel progetto per lo straordinario e meticoloso lavoro di analisi che traccia una linea importante su cui riflettere per le sfide future dell’industria degli investimenti sostenibili”.
– foto ufficio stampa Università Milano-Bicocca –
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Per uno studio Usa Intesa Sanpaolo Mobile migliore app banking nel mondo
MILANO (ITALPRESS) – Per la società di ricerche statunitense Forrester l’app Intesa Sanpaolo Mobile è “Global Mobile Banking Apps Leader”. Si è classificata prima assoluta tra tutte le app di banking valutate nel mondo con le migliori funzionalità e customer experience.
Il rapporto “The Forrester Digital Experience Review: Global Mobile Banking Apps, Q4 2022”, oltre a riconoscere la digital leadership, ha evidenziato come Intesa Sanpaolo sia best practice in queste categorie: gestione quotidiana delle proprie finanze (Money Management), per il supporto in termini di analisi che i clienti hanno in App per comprendere come e dove spendono e come possono ottimizzare la gestione delle loro spese; navigazione (Navigation), per la facilità della navigazione, chiarezza nell’architettura delle informazioni e degli elementi esposti in pagina, che consentono una navigazione semplice e inclusiva; privacy e contenuti informativi (Privacy cues and content), per la chiarezza e trasparenza con cui l’App gestisce i contenuti legati a Privacy e permessi richiesti ai clienti.
Tra le caratteristiche dell’App Intesa Sanpaolo Mobile sono state evidenziate “il rigoroso e solido processo di progettazione e design, che hanno reso l’app più usabile e accessibile; la completezza degli strumenti per l’analisi delle spese, con una categorizzazione accurata, la previsione del saldo a fine mese e suggerimenti personalizzati per i clienti; le innovazioni introdotte per facilitare la ricerca dei documenti e delle informazioni, come la possibilità di utilizzare la voce ed essere guidati nel disporre operazioni sui propri conti e carte direttamente con il motore di ricerca; i nuovi strumenti per rendere l’app più accessibile, con la possibilità di ingrandire i caratteri, attivare modalità di rappresentazione dei grafici più adatti ai clienti ipovedenti e modalità per migliorare la leggibilità”.
“Intesa Sanpaolo Mobile – spiega il gruppo bancario – è un punto di riferimento per oltre 12 milioni di clienti multicanale, con un miliardo e mezzo di login all’anno e 146 milioni di operazioni transazionali, e supporta gli acquisti di prodotti e servizi conclusi sui canali digitali del Gruppo, che rappresentano quasi il 40% delle vendite totali di Banca dei Territori”.
“In questi anni abbiamo compiuto un percorso di profonda trasformazione digitale, accompagnato da una metodologia di progettazione solida che mette sempre al centro le esigenze dei nostri clienti e la professionalità delle nostre persone, in un modello basato su relazioni di fiducia e qualità dei servizi – spiega Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo (nella foto) -. Abbiamo investito grandi energie e traguardato l’obiettivo che ci eravamo posti: dopo essere stati riconosciuti digital leader nell’area EMEA, siamo ora Mobile Banking Apps Leader nel mondo, con un asset di valore e all’avanguardia come l’App Intesa Sanpaolo Mobile”.
“Questo percorso di eccellenza – conclude Barrese – ci porta a guardare oltre e a perseguire una nuova sfida: forti della nostra esperienza, stiamo creando Isybank, la banca digitale solo mobile per i nostri clienti e non clienti, e innovando i nostri sistemi di core banking. Isybank sarà dedicata ai clienti che non utilizzano le filiali e avrà funzionalità distintive per soddisfare le nuove esigenze di una clientela sempre più operativa a distanza”.
– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).

