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Lollobrigida “125 milioni per i Distretti del cibo”

ROMA (ITALPRESS) – “I distretti del cibo nascono per il rilancio delle filiere. Accanto alla promozione vi è anche la tutela del territorio. E’ allo studio una proposta normativa che favorisca le sinergie le diverse attività che operano nello stesso territorio. Sui distretti del cibo sono stati stanziati 125 milioni”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, nel corso del question time alla Camera.
“Consideriamo strategico il settore olivicolo nella filiera agroalimentare italiana, per questo abbiamo attuato diversi strumenti di interventi, sia nell’ambito della Pac 2023-2027, sia attraverso il Pnrr. Con la Pac si è intervenuto soprattutto a sostegno della produzione primaria; con il Pnrr è stato privilegiato l’ammodernamento dei frantoi oleari”, ha aggiunto.
“La Pac prevede un sostegno accoppiato al reddito per i conduttori delle superficie olivicole destinate alla produzione di olio di indicazione geografica, cui sono stati destinati circa 12 milioni l’anno fino al 2027. Sempre nell’ambito dei pagamenti diretti – ha spiegato – è stato uno specifico schema a favore dei produttori olivicoli con uno stanziamento annuo di 250 milioni di euro fino al 2027. E grazie al Pnrr sono stati destinati 100 milioni ad investimenti volti all’ammodernamento degli impianti per la molitura delle olive”.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Materie prime strategiche, economia circolare sempre più decisiva

ROMA (ITALPRESS) – “Materie prime critiche e produzioni industriali italiane. Le opportunità derivanti dall’economia circolare”. E’ il Position Paper – realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Iren – presentato a Roma presso la sede dell’Ara Pacis. L’evento di presentazione, moderato dalla giornalista Laura Tecce, ha visto la partecipazione Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy), Valerio De Molli (Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti), Luca Dal Fabbro (Presidente, Iren), Maria Siclari (Direttore Generale, Ispra) e Danilo Bonato (Direttore Generale, Erion).
“Le materie prime critiche sono centrali per l’industria europea e rientrano in tecnologie chiave per la politica energetica e digitale, in un contesto in cui l’Europa e l’Italia sono fortemente dipendenti da Paesi terzi. In Italia, in particolare, il fabbisogno di materie prime critiche strategiche è previsto crescere fino a 11 volte rispetto ad oggi, rendendo necessarie soluzioni di policy volte a garantire un approvvigionamento sicuro e resiliente”, dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti.
“I risultati della ricerca – afferma il presidente di Iren Luca Dal Fabbro – dimostrano come l’incremento della dotazione impiantistica in termini di recupero e riciclo delle materie prime critiche sia l’azione più urgente da intraprendere a beneficio della sicurezza del sistema economico italiano. Al 2040 l’economia circolare potrà soddisfare fino al 32% del fabbisogno annuo di materie prime strategiche in Italia. Iren eserciterà un ruolo da protagonista in questo ambito, forte di un piano industriale che prevede al 2030 10,5 miliardi di Euro di investimenti con l’obiettivo di diventare il player di riferimento per l’economia circolare nel Paese”.
Durante la Tavola Rotonda sono stati condivisi i principali risultati dello Studio, con l’obiettivo di qualificare la centralità delle materie prime critiche per le produzioni industriali europee, mettendo in luce le potenziali criticità legate alla concentrazione delle forniture, e quantificare il fabbisogno attuale e prospettico per l’Italia identificando le opportunità derivanti dall’economia circolare.
Nel 2023 la Commissione Europea ha identificato 34 materie prime critiche per l’industria Europea (20 in più rispetto alla rilevazione effettuata nel 2011). La Cina è oggi il principale fornitore europeo per il 56% delle materie prime critiche con implicazioni significative per i target energetici al 2030: se la Cina interrompesse la fornitura di terre rare all’Europa, da qui al 2030 sarebbero a rischio 241 GW di eolico (47% del totale) e 33,8 milioni di veicoli elettrici (66% del totale), rendendo impossibile il raggiungimento degli obiettivi legati alle linee guida europee.
Il posizionamento della Cina sulle materie prime critiche non si basa solamente sulla produzione domestica, ma anche sulla capacità di raffinazione. La Cina, infatti, raffina oltre il 90% della produzione mondiale di terre rare, di manganese e di germanio. Non solo: tra il 2005 e il 2021 la Cina ha indirizzato oltre 80 miliardi di Euro di investimenti diretti esteri verso il settore estrattivo e della raffinazione. Si tratta di un valore pari a 2,3 volte gli investimenti pubblici europei in rinnovabili osservati nello stesso periodo di riferimento. I primi 3 Paesi in cui la Cina ha diretto gli investimenti sono Australia (26,6 miliardi di Euro), Repubblica Democratica del Congo (13,7 miliardi di Euro) e Perù (11,8 miliardi di Euro). Gli effetti di questa strategia sono visibili su materie prime critiche quali cobalto e litio, per cui la Cina detiene il 3% e l’11% della capacità mineraria globale, ma con quota che raggiunge rispettivamente il 25% e il 24% includendo le società a controllo cinese.
All’interno di questo mercato fortemente concentrato, il Critical Raw Materials Act, emanato a marzo 2023 dalla Commissione Europea stabilisce che, entro il 2030, estrazione, raffinazione e riciclo debbano soddisfare, rispettivamente, almeno il 10%, 40% e 15% del fabbisogno europeo di materie prime critiche, con l’obiettivo di rendere le filiere industriali più resilienti e meno dipendenti da Paesi terzi. Inoltre, al massimo il 65% delle materie prime critiche consumate potranno essere importate da un singolo Paese.
Sempre nel 2023 la Commissione Europea ha introdotto anche il concetto di materie prime strategiche, ovvero le materie prime necessarie per produzioni industriali che ricadono in settori di utilizzo strategici identificati in: energie rinnovabili, mobilità elettrica, digitale, aerospazio e difesa. Le analisi di The European House – Ambrosetti, basate su oltre 50 documenti di policy europei degli ultimi 5 anni, consentono di identificare le tecnologie sottostanti ai settori strategici (fotovoltaico, eolico, batterie, data storage e server, prodotti di elettronica, droni e satelliti) e conseguentemente di identificare il fabbisogno italiano, attuale e prospettico, di materie prime strategiche.
I risultati dell’analisi evidenziano come il fabbisogno odierno italiano di materie prime strategiche si attesti a circa 2.782 tonnellate nel 2020, con il rame che rappresenta il 44% del totale. Al 2040, inoltre, il fabbisogno è previsto crescere fino a 11 volte rispetto a tali volumi, nell’ipotesi di una specializzazione produttiva del Paese sugli ambiti dell’eolico e del fotovoltaico e di una espansione tecnologica coerente con i target energetici europei.
In generale, alla luce del crescente fabbisogno di materie prime critiche strategiche, esistono dei vincoli da considerare per soddisfare tali fabbisogni. Infatti, da un lato, le materie prime critiche strategiche hanno pochi materiali sostituti, parte dei quali sono a loro volta critici e con soluzioni a minor maturità tecnologica che rendono difficile performance comparabili. Dall’altro lato, l’estrazione di materiali minerali metallici in Italia è oggi sostanzialmente nulla, con tempi autorizzativi per valorizzare un nuovo sito minerario che raggiungono in Europa 15/17 anni.
In questo quadro, l’economia circolare rappresenta quindi una leva ad alto potenziale, anche alla luce dei volumi crescenti di tecnologie low-carbon che raggiungeranno il fine vita: lo stock di prodotti riciclabili da qui al 2040 è previsto crescere di 13 volte. In questo contesto, il riciclo potrà soddisfare nel 2040 dal 20% al 32% del fabbisogno italiano annuo di materie prime strategiche, con il target del 15% fissato dalla Commissione Europea che può essere raggiunto già nel 2030. Tuttavia, per raggiungere tassi di riciclo significativi e potenziare l’autonomia strategica italiana è necessario un incremento della dotazione impiantistica: The European House – Ambrosetti ha stimato che in Italia saranno necessari 7 impianti per valorizzare i prodotti che contengono materie prime critiche, per un investimento complessivo di circa 336 milioni di euro.
‘Diventa quindi fondamentale il ruolo delle multiutility come Iren, grazie al forte presidio territoriale, l’elevata capacità di investimento e la presenza radicata in tutta la filiera energetica e dei rifiuti – si legge in una nota -. Iren attiva nei settori strategici dell’energia, dell’acqua, dell’ambiente e delle reti fornirà un contributo sostanziale al raggiungimento dei target richiesti dal Critical Raw Materials Act grazie alla gestione diretta di circa 60 impianti di trattamento dei rifiuti in Italia, fra i quali innovative linee di trattamento dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per il recupero delle materie prime critiche contenutè.
Nel piano industriale Iren al 2030, che prevede circa 10,5 miliardi di investimenti, l’80% dei quali dedicati alla crescita sostenibile, è previsto un ulteriore sviluppo impiantistico, fra cui la realizzazione del primo impianto italiano dedicato esclusivamente al recupero dei materiali preziosi e materie prime critiche, la cui costruzione partirà entro il 2023 in Valdarno.

– foto xb1/Italpress –

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Dainese vince al fotofinish a Caorle, Thomas resta in rosa

CAORLE (ITALPRESS) – Alberto Dainese ha vinto allo sprint la diciassettesima tappa del Giro d’Italia 2023, la Pergine Valsugana-Caorle di 195 chilometri. Il corridore italiano del Team DSM ha preceduto al fotofinish la maglia ciclamino Jonathan Milan (Bahrain-Victorious) e l’australiano Michael Matthews (Team Jayco AlUla). La maglia rosa resta sulle spalle del britannico Geraint Thomas (Ineos Grenadiers), che mantiene un vantaggio di 18″ sul portoghese Joao Almeida (UAE Team Emirates) e di 29″ sullo sloveno PrimoZ Roglic (Jumbo-Visma). Domani la diciottesima frazione, la Oderzo-Val di Zoldo di 161 chilometri, con arrivo in salita.
– Foto LivePhotoSport –
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Amministrative, oltre 4 italiani su 10 favorevoli alle primarie

ROMA (ITALPRESS) – Dieci giorni fa, in diverse città italiane, si sono tenute le elezioni amministrative per l’elezione dei nuovi sindaci e la prossima domenica, dove previsti, si terranno i turni di ballottaggio. In alcune situazioni si sono verificati scenari con coalizioni spaccate e diversi candidati appartenenti alla stessa area politica a confrontarsi uno contro l’altro. Il tema della scelta del miglior candidato sindaco, infatti, è un aspetto che mette in difficoltà le coalizioni e genera discussioni tra i partiti. Uno strumento spesso utilizzato per ovviare a questo problema è quello delle primarie di partito e/o coalizione. Una soluzione che secondo un sondaggio di Euromedia Research trova il parere favorevole di oltre il 40% della popolazione italiana e che, anche a livello di schieramenti, mette d’accordo gli elettori della quasi totalità dei partiti, considerando che i contrari a tale pratica sono il 29,9%.
Una volta eletti, per i sindaci sono previsti un massimo di 2 mandati consecutivi e, anche su questo aspetto, si è aperto il dibattito politico sull’eventualità di poter dare la possibilità ai primi cittadini di prolungare il loro lavoro per un ulteriore mandato per portare a termine la loro opera. Su questo tema, invece, gli italiani si dichiarano prevalentemente contrari ed emergono differenti vedute anche tra i vari elettorati, con il centrodestra prevalentemente favorevole, mentre l’area di centrosinistra e, soprattutto, il Movimento 5 Stelle si oppongono a questa ipotesi.
Il sondaggio Euromedia Research è stato realizzato il 19/05/2023 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.

– foto Euromedia Research –

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Sace e Gksd insieme per infrastrutture ad alto impatto sociale in Iraq

ROMA (ITALPRESS) – SACE e GKSD Investment Holding annunciano la firma di un Protocollo d’Intesa con l’obiettivo comune di sviluppare una potenziale cooperazione su una serie di progetti in Iraq.
L’Accordo – firmato nella sede SACE di Roma, da Alessandra Ricci, Amministratore Delegato di SACE, Kamel Ghribi, Presidente di GKSD Investment Holding e Vicepresidente del Gruppo San Donato, e Paolo Rotelli, Vicepresidente di GKSD Investment Holding e Vicepresidente del Gruppo San Donato -, mira a rafforzare e potenziare la cooperazione tra GKSD Investment Holding e SACE in diversi settori ad alto impatto sociale, tra cui investimento per il risparmio energetico, la realizzazione e gestione di ospedali, l’edilizia abitativa e i servizi connessi e altri progetti edilizi, nonchè ad incoraggiare gli scambi commerciali tra Italia e Iraq nel loro complesso. Grazie a questa partnership SACE sarà in grado di individuare nuove opportunità in Iraq , dove GKSD Investment Holding, con i suoi fornitori italiani, possa portare benefici concreti.
“Questa firma rappresenta un passo importante verso una partnership che, siamo certi, porterà opportunità e sviluppo a lungo termine sia per le imprese italiane sia per l’Iraq, con benefici concreti per le comunità e il benessere collettivo – ha dichiarato Alessandra Ricci, Amministratore Delegato di SACE – “L’accordo pone le basi per intensificare gli scambi commerciali tra i due Paesi, permetterà alle imprese italiane presenti in Iraq di partecipare alla realizzazione di importanti progetti dal forte impatto sociale in ambito infrastrutturale ed energetico e sottolinea ancora una volta il nostro ruolo per la crescita sostenibile delle aziende italiane nel mondo”.
“L’Iraq ha vissuto una lunga stagione di crisi e insicurezza, dalla quale sta uscendo grazie al governo, che è fortemente impegnato nel restituire la stabilità al Paese ed è in questo nuovo scenario che vanno valutate le numerose opportunità per le imprese italiane. GKSD, con la propria esperienza, in particolare in ambito sanitario, può contribuire fattivamente alla rinascita del paese e alla riorganizzazione della sua sanità, partendo innanzitutto dall’urgente bisogno di infrastrutture e costruzioni nuove, ma anche di expertise gestionale e medico scientifica”, ha dichiarato Kamel Ghribi, Presidente di GKSD Investment Holding e Vicepresidente del Gruppo San Donato.

– foto ufficio stampa Sace –

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Mattarella “Angola protagonista di pace e stabilità in Africa”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Angola è protagonista di pace e stabilità nel continente africano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al fianco del presidente dell’Angola, Joao Lourenco, in visita di Stato a Roma. “Sapendo quanto sia protagonista di alcune iniziative di pace, ho chiesto alcune valutazioni al presidente Lourenço” in merito “alle tensioni nelle zone dei Grandi Laghi e in Sudan” ed “è stato per me di grande interesse ascoltare le sue indicazioni”.
“Abbiamo parlato anche della necessità di collaborazione crescente tra l’Angola e l’Unione europea, esaminando i vari passaggi e l’impegno dell’Italia a spingere dentro l’Unione perchè cresca questa collaborazione con l’Angola”, ha sottolineato Mattarella.
“Abbiamo parlato di tutte le guerre nel mondo e di quella provocata dalla Russia in Ucraina, registrando una comune volontà di Angola e Italia di pace, di collaborazione internazionale, di rispetto di tutti gli Stati, della loro indipendenza e sovranità e di collaborazione crescente all’insegna del multilateralismo”, ha proseguito il capo dello Stato.

– foto ufficio stampa Quirinale –

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Musumeci “La messa in sicurezza del territorio sia una priorità”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ chiaro che questa ulteriore tragedia calamitosa debba porre ciascuno di noi di fronte a una scelta ineludibile: fare della messa in sicurezza del territorio nazionale, non una, ma la priorità nell’agenda politica e di governo di questo esecutivo e di tutte le articolazioni dello Stato. Mettere in sicurezza il territorio significa tutelare il diritto alla vita di ciascuno di noi, che prima di essere un diritto costituzionale è un diritto fisiologico”. Così il ministro della Protezione Civile e delle Politiche del Mare, Nello Musumeci, nel corso dell’informativa urgente alla Camera sull’alluvione in Emilia-Romagna.
“Dal 1968 ad oggi l’Italia ha perso in eventi calamitosi oltre cinquemila suoi cittadini, ha speso circa 165 miliardi di euro per la ricostruzione nei vari eventi. Nella sacralità di quest’Aula non ho difficolta a ribadire una mia ferma convinzione – prosegue -: la nostra è una nazione propensa più a ricostruire che a prevenire. Alcuni eventi non possono essere evitati ma si possono e si devono diminuire i loro effetti, lo si deve fare attraverso una seria prevenzione all’interno di un piano nazionale concepito in funzione di una strategia unitaria che finora è mancata. In questa direzione sta lavorando il governo”.
Si è trattato di “fenomeni intensi e diffusi in un’ampia area, tali eventi possono essere catalogati come eccezionali non tanto per il periodo in esame, ma possono essere considerati eccezionali per la loro intensità e soprattutto per la loro ripetizione nell’arco di pochi giorni – spiega Musumeci -. L’evento è stato correttamente previsto e per questa ragione era stata emessa l’allerta rossa, si era già pronti ad agire e molte azioni sono state preventivamente messe in atto”.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Pnrr, Fedriga “Ormai impossibile riscriverlo, ma va corretto”

MILANO (ITALPRESS) – “Rispetto a quando è stato varato la situazione nazionale e internazionale, fra guerra e crisi energetica, è completamente cambiata. Il Pnrr non può essere ideologizzato ma adeguato perchè risponda all’esigenza di favorire lo sviluppo del Paese”. E’ quanto afferma il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga in una intervista a “Il Corriere della Sera” in merito all’acceso confronto politico sulla necessità di modificare il Pnrr. “L’orizzonte temporale indicato (il 2026) è tale che ha portato all’esclusione di alcune opere infrastrutturali strategiche come la velocizzazione della Venezia-Trieste” dice Fedriga che poi aggiunge: “Bisognerebbe prevedere deroghe sui tempi di realizzazione per alcuni progetti specifici”.
“Il Pnrr è stato costruito con un’impronta fortemente centralista. Non con un modello piramidale, con lo Stato centrale che dà gli obiettivi e le Regioni che li adattano alle esigenze dei territori, ma con tutte le scelte calate dall’alto, tagliando fuori completamente i nostri enti” con “Bandi centralizzati, scelte unilaterali, disomogeneità territoriali. Ecco, qui sono emerse differenze inaccettabili fra Regioni”.
“La mia Regione è all’ultimo posto per fondi pro capite. Altre realtà hanno avuto il 600 per cento in più. E’ chiaro che serve un riequilibrio” afferma il governatore friulano che nei giorni scorsi aveva detto che “non esistono aree di serie A e aree di serie B”: “I numeri parlano chiaro. L’ho fatto presente anche al governo” sottolinea Fedriga che del problema ha parlato con il ministro Fitto: “Ha preso atto del problema, che abbiamo sottolineato come Regioni non singolarmente, e ci ha detto che farà il possibile”. “Fitto è sensibile alle istanze che abbiamo avanzato. E’ chiaro, però, che anche lui è arrivato a partita in corso. Quell’impostazione centralista del Pnrr l’ha data il governo Conte II” aggiunge: “Siamo consapevoli che i margini di manovra a questo punto sono limitati. Ci aspettiamo però alcune correzioni” ma no una riscrittura: “Dobbiamo muoverci nell’alveo del possibile. Chiediamo una revisione, non una riscrittura. Penso che sia anche nell’interesse dell’Europa che i fondi messi a disposizione servano allo sviluppo del Paese e non vadano persi o sprecati”.

foto: ufficio stampa regione Friuli Venezia Giulia

(ITALPRESS).

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